Il cammino della filosofia - Aforismi 

Hans-Georg Gadamer

Galilei e il problema del movimento


Galilei non aveva modo di produrre il vuoto in laboratorio: questo esperimento fu possibile solo alcuni decenni dopo la sua fondazione della meccanica. Tuttavia egli lo aveva intuito. Le sue parole erano, infatti: "mente concipio" – "è nello spirito che comprendo" – che il movimento non è probabilmente una qualità di ciò che si muove. Questo è ciò che appare a noi, all’esperienza comune, che fu anche quella di Aristotele, il quale ha redatto meravigliosi inventari di osservazioni, in parte anche errate, come quando, per esempio, illustra il moto degli animali, o la formazione delle gocce nell’atmosfera, e così via. Gli animali si muovono, strisciano, corrono, volano, nuotano, eccetera: perciò il movimento doveva essere una proprietà di un determinato essere, di un ente.

Successivamente Galilei, sulla base dei progressi della matematica del suo tempo e grazie al proprio acume intellettuale, raggiunse un livello di astrazione del tutto particolare: non è ciò che si muove a costituire il movimento; quest’ultimo è piuttosto una relazione tra tempo e spazio, come ormai tutti sappiamo._ La stessa accelerazione rappresentava ancora un problema spaventoso per quel tempo, e anche a questo proposito si era cercato di reperirne il fondamento in ciò che si muove: una pietra rallenta, infatti, quando viene lanciata verso l’alto, mentre accelera il proprio moto_ quando cade dalla torre di Pisa. Si trattava di una nuova dottrina, che continuava a cercare il fondamento del moto nell’oggetto discendente. La vis impressa, – la forza applicata – questa era la spiegazione che si offriva della caduta. L’idea completamente nuova fu quella di smantellare i falsi presupposti della regolarità dei movimenti; e ciò portò alla scoperta di un nuovo ordine del mondo (come altrimenti definirlo?), senza presupporlo in un ente già dato. Si poté definire il movimento come relazione tra spazio e tempo, e da questo derivò di fatto una forma di pensiero completamente nuova. In questo modo si è venuto a creare qualcosa che non è per niente visibile: uno schema, frutto di una costruzione mentale, che trova maggiore o minore conferma quanto più ci si avvicina alla realtà, quando cioè, per dimostrare la caduta libera, si riesce a produrre il vuoto (ciò è possibile sempre solo per approssimazione, e mai, naturalmente, in maniera compiuta). Il vuoto assoluto era comunque al di sopra delle possibilità tecniche di quell’epoca.