Il cammino della filosofia - Aforismi 

Hans-Georg Gadamer

La realtà di ciò che accade

Non si dovrebbe mai separare la storia moderna e la storia della filosofia moderna, da quella delle scienze di questo stesso periodo (e non mi riferisco solo alla cosmologia, che venne a lungo ostacolata proprio dal conflitto con la Chiesa). Lo stesso Cartesio rinunciò a pubblicare il suo vero progetto di universo, coerente con quello di Galilei, per evitare lo scontro con la Chiesa. Persino Leibniz, e altri suoi contemporanei, devono in gran parte la loro importanza nella storia del pensiero non solo ai grandi meriti nel campo delle scienze naturali, ma anche al fatto che erano teologi.

Di questo solitamente non si tiene conto quando si sente parlare di Newton e dei Philosophiae naturalis principia mathematica. Ma il numero dei volumi che egli ha scritto su temi teologici è molto maggiore di quello delle opere dedicate ai rivoluzionari progressi della fisica, come lo studio della gravitazione e la scoperta delle sue leggi (quei fenomeni misteriosi che non si potevano più spiegare con la meccanica galileiana, e per i quali si è concepita infine la "dinamica", una nuova teoria fisica dell’energia). E qui si chiude il cerchio aperto con Cusano e Giordano Bruno, ovvero con quel concetto di materia che, per così dire, sembrava tendere alle forme, formandosi da se stessa...

Giordano Bruno aveva sviluppato a questo proposito un bel concetto, quello di "realitas entitiva", una nozione che richiede un orecchio latino. Qui, è chiaro, "ens" significa "qualcosa che è"; a prima vista sembra trattarsi solo di una tautologia: "realtà che è". Ma "entitiva", questa sorta di intensificazione del termine "ens" in "entitiva", indica ciò che è per così dire assetato di "realitas". Questo appare chiaramente nella forma grammaticale: la medesima struttura ricompare in Leibniz, quando parla di un "existiturire", in riferimento alla realtà, intendendo cioè l’esistenza come qualcosa che è assetato di essere.

E così torniamo ancora una volta a Cusano, a quella nuova tendenza, che riconosciamo però anche negli antichi, di dimostrare che l’essere non è semplicemente oggetto, ma anche un accadere, un "evento". La filosofia moderna deve sempre mantenere un colloquio con i grandi pensatori e scienziati della nostra tradizione, per stimolare le possibilità intellettuali, e perché possa servire alla vita umana, al dominio della natura ed anche alla formazione della società.