Il cammino della filosofia - Aforismi 

Hans-Georg Gadamer

La possibilità dell'esperienza

 

Come mai Kant si svegliò dal sonno dogmatico? Egli comprese di dover giustificare il fatto che i concetti, entro cui noi pensiamo la natura, siano legittimamente applicati ai nostri materiali percettivi, alla nostra ricettività sensibile; si accorse, inoltre, che è lecito pretendere che ogni effetto abbia la sua causa, e ponendo questa domanda pervenne a una risposta. Che cosa significa dunque "effetto" se non l’effetto di una causa? Che cos’altro può voler dire, se non questo: che vi è un elemento la cui azione produce conseguenze?

Per questa via si può arrivare a capire come mai Kant si sia dedicato con incredibile cura alla giustificazione dell’uso di categorie come la causalità; la parte decisiva della Critica della ragion pura, la cosiddetta "deduzione trascendentale", è appunto la dimostrazione del fatto che i concetti sono effettivamente a priori e, al tempo stesso, sono già applicati all’esperienza, sono già impliciti in essa. Kant ha potuto, a suo modo, dimostrare questo grazie all’analisi dell’autocoscienza.

Ricostruire per intero questo ragionamento ci porterebbe troppo lontano. È sufficiente sapere che cosa ne è derivato. Kant ha mostrato che l’autocoscienza stessa, vale a dire la res cogitans della tradizione cartesiana,… contiene già quegli stessi concetti con cui facciamo le nostre esperienze, ma non li contiene nel senso di disposizioni innate, bensì come "necessarie condizioni di possibilità" dell’esperienza. Ecco come suona la formula da sempre nota nel kantismo: il trascendentale è il discorso sulle condizioni di possibilità delle cose, non sul loro modo di essere! Questo aspetto obbligò Kant a percorrere strade completamente nuove.

All’interno delle scienze della natura egli trovò una giustificazione del motivo per cui queste ultime, con il loro apparato procedurale, possono fare esperimenti, valutandoli, interpretandoli e rendendo così intelligibile la loro istanza di verità. A questo proposito Kant si espresse in termini provocatori, e nelle sue parole si avverte tutto l’orgoglio di un grande pensatore, laddove egli osa affermare: "l’intelletto prescrive alla natura le sue leggi"; (è una frase che ha dell’incredibile!). Che cosa deve fare il nostro intelletto?

Il significato dell’affermazione è il seguente: possiamo parlare della natura come di qualcosa di comprensibile soltanto se la concepiamo come il risultato di esperimenti intesi a scoprirne le leggi. La natura è (come dice Kant) "materia soggetta a leggi": dobbiamo quindi capirne le leggi. E le leggi della natura sono per l’appunto "forme", in cui si rappresenta, ad esempio, il concetto di "necessità".