Il cammino della filosofia - Aforismi 

Hans-Georg Gadamer

L'estetica di Kant

 

Qual è il contenuto della Critica del Giudizio? Non si tratta solo della fondazione dell’estetica, come pensava il Neokantismo, che aveva suddiviso il sistema filosofico in filosofia teoretica, pratica ed estetica. Certo, lo scritto kantiano inizia con la critica del "bello", che comporta, come è noto, un compito molto difficile! Che cosa significa "bello"? Chi giudica della bellezza? Che cosa vuol dire "trovare bello qualcosa", al di là della conoscenza, al di là del dovere morale suggerito dalla nostra eticità? Che senso ha dire, di una cosa, che è bella? La tradizione ha una parola per suggerirlo, "il gusto!"

L’estetica del Settecento ha coniato un’espressione che ha assunto ormai un valore quasi concettuale: il gusto è un "je ne sais quoi", "un certo non so che"; ma questo "non so che" è un sapere. "Non so dire perché: è bello e basta!" (cioè non so indicare quali regole o leggi ne facciano una cosa bella).

Sappiamo bene in quale situazione disperata si trova un critico d’arte quando deve dire concretamente perché qualcosa è bello, o magari perché in un’opera d’arte c’è qualcosa che disturba. Chi si cimenta nell’impresa, rischia di fare il critico pedante, una figura ben tratteggiata da Richard Wagner nei Maestri Cantori: uno che si affida alle regole, per poter dimostrare che qualcosa è bello oppure no. Kant comprese però che tutto ciò non basta: questo è il limite del discorso sul bello; esso richiede, infatti, in qualsiasi forma artistica, che non ci si accontenti della semplice applicazione di schemi. Attraverso questa via egli perviene al concetto di "genio" quale fondamento dell’arte.

Non posso qui analizzare in quale rapporto stiano il bello di natura e il bello artistico; posso solo affermare, in via preliminare, che nella Critica del Giudizio il bello di natura è il punto di partenza, da cui discende il fatto che la natura ha conferito agli uomini geniali un particolare talento; essa li ha favoriti, concedendo loro il potere di creare, senza obbedire a regole, qualcosa di nuovo, che valga esso stesso da modello e da norma.