Il cammino della filosofia - Aforismi 

Hans-Georg Gadamer

La scissione dell'io

 

L’"Io": – non è particolarmente strano, del resto, che in esso abbia luogo una scissione. Chiunque osservi i bambini crescere, scopre che c’è un momento molto particolare… sembra quasi che nell’anima di ogni bimbo si compia una vicenda che a noi rimane segreta. Non saprei descriverla con esattezza. Mi riferisco a quando un bambino dice per la prima volta "io":… che cosa succede, in realtà? Che ne è del mio "Io", quando imparo a dire: "io"? Questo "io" – che dico di me – non sono più io: è una parola detta! Ecco la "divisione originaria", lo Ur-teil.

Questo è il mistero dell’essere: l’autocoscienza. Essa non risponde mai al modello secondo cui: "qui vi è l’io pensante e là il "pensato", diverso dall’io". Piuttosto: l’Io è in se stesso identico a sé, e contemporaneamente non lo è affatto; dunque quello che qui appare, è il movimento vitale dell’essere stesso.

A me sembra che sia proprio questa la grande concezione da cui poi l’Idealismo tedesco inizia la sua lunga marcia, a partire dall’Idealismo soggettivo di Fichte, secondo il quale in questa "azione" del pensiero – con cui l’Io dice a se stesso: "io" – si realizza il passo decisivo dell’apertura verso mondo.

A questo proposito, le scienze hanno avuto una responsabilità: con Copernico, hanno messo in dubbio la centralità della Terra, e poi, attraverso il progresso illimitato in tutti i campi del sapere, hanno introdotto molteplici differenziazioni, e hanno dovuto così rinunciare alla tradizionale unità della visione del mondo, ancora dominante presso gli antichi e nel cristianesimo…. Oggi non è più come una volta, quando la meccanica classica diceva, ad esempio, che la pietra cade verso terra "perché vuole stare con le altre pietre". Questa bella teleologia, questa bella analogia tra il comportamento della natura e quello dell’uomo, appartiene al passato, non è più possibile.

Si profila quindi una via del tutto nuova per accedere al mondo, che non è più il cosmo descritto da Platone, secondo cui l’anima è come un piccolo Stato, in cui la cosa peggiore che può accadere è la guerra civile (per ogni Stato, il pericolo più terribile è proprio questo). Il conflitto interno dell’anima è noto a tutti come dissidio fra le passioni connesse alla nostra natura e l’autocontrollo razionale. È evidente che l’ordine vigente nella vita del singolo (così come nella comune convivenza di una città, di uno Stato o di una società) veniva suggerito agli antichi da un modello ancora più grande, vale a dire l’ordine che dominava le maree, il movimento delle stelle, e infine anche l’interpretazione del moto dei pianeti in questo nostro cosmo.