Il cammino della filosofia - Aforismi 

Hans-Georg Gadamer

La positività del Cristianesimo

 

Che idea dobbiamo farci del giovane Hegel?… Il ritrovamento di questi documenti destò una grande sorpresa. Hegel era infatti considerato un dialettico ingabbiato in una sorta di armatura formale astratta – "tesi", "antitesi", "sintesi", "unificazione dialettica delle contraddizioni", "genialità speculativa", un continuo superamento di contraddizioni in una sintesi più alta – questo era il filosofo che dispiegava quelle armi dialettiche, che incontreremo nella Fenomenologia dello spirito e nella Logica. Ma qui siamo di fronte agli appunti del giovane Hegel sulla natura dell’amore e sul superamento della "positività" del cristianesimo!

È opportuno spiegare l’uso di tale termine: in questo caso "positività" è una connotazione negativa del fenomeno del cristianesimo. "Positivo" significa, letteralmente, "ciò che è posto", o "imposto". Conosciamo, ad esempio, l’espressione "diritto positivo", che riguarda leggi, statuti e regolamenti spesso scomodi, i quali ci impediscono di agire secondo giustizia (cioè considerando di volta in volta ciò che è opportuno e giusto fare). Di fronte alle norme del diritto positivo, il giudice, vincolato al rispetto del codice, deve trovare il modo di avvicinarsi il più possibile alla giustizia, emettendo una sentenza.

Anche il cristianesimo possiede questo aspetto della legge, del precetto restrittivo, ed è questo il punto critico che Hegel denuncia con l’espressione "positività del cristianesimo": egli vuole affermare la vitalità del comandamento dell’amore e dell’eredità spirituale del messaggio cristiano.

Agli esordi del pensiero hegeliano c’è dunque la positività del cristianesimo e la sua critica. Dov’è che noi uomini ne facciamo esperienza? In ogni luogo, potremmo dire; in tutte le situazioni, infatti, ci accorgiamo che il nostro amor proprio deve misurarsi anche con l’esistenza degli altri, ma che tuttavia siamo anche in grado di superare questa distanza, questa estraneità nei confronti del prossimo. In tal caso parliamo di "esperienza dell’amore". La conosciamo, ad esempio, nell’amore tra i sessi, che culmina nel prodigio per cui infine il corpo dell’altro abbandona quell’estraneità testimoniata dal senso di pudore, dall’uso di coprirsi, dalla riservatezza, per fondersi nell’unione amorosa di "una sola carne", come insegna anche il cristianesimo.