Il cammino della filosofia - Aforismi 

Hans-Georg Gadamer

La dialettica arte e e religione

 

Il cammino dialettico della Fenomenologia ha effettivamente percorso la totalità della nostra natura e della nostra esperienza storica, per trovare alla fine nell’arte, nella religione e nella filosofia la sua compiuta realizzazione. In cosa consiste tale realizzazione?

Tutti noi sappiamo che si fa violenza a un’opera d’arte, quando la si spiega in termini biografici: una poesia non vuole far sapere che ad esempio Goethe ebbe a Sesenheim una relazione sentimentale, e che la mattina, salito a cavallo, nella gioia del suo innamoramento salutava il Maggio. Non è questo l’incredibile fascino di una poesia, bensì il fatto che tutti noi possiamo riconoscerci nella magia dell’amore e in questo incantesimo di una natura che improvvisamente ci abbraccia come un’amica e come un’amata. Queste sono le esperienze che una poesia sa comunicare. Lo stesso vale per la visione di un bel quadro. Non mi riferisco soltanto ai dipinti di soggetto sacro, ma anche alle raffigurazioni di temi profani. Una cosa è certa: i pensieri che ci vengono nel guardare un’immagine,… in qualche modo sono già espressi in essa, almeno sotto forma di stimolo per il pensiero.…

Ogni visione di un’opera d’arte è un dialogo. Anche questa è dialettica. Ma qui si manifesta anche quella più alta dialettica, per cui il contenuto di un’opera non si esaurisce in un’unica interpretazione: il prodotto artistico è come un interlocutore superiore, che ci dà ogni volta nuove risposte.

Se queste cose ci sono note già attraverso l’arte, di conseguenza esse varranno anche per una religione come quella greca, che venerava la manifestazione del divino nelle sculture dei grandi maestri dell’arte plastica greca. Noi sappiamo, però, che vi sono anche altre certezze religiose oltre a questa pietrificazione del divino nelle opere plastiche dell’antica Grecia; gli Ebrei, ad esempio, avevano bandito qualunque sacra raffigurazione ("tu non dovrai farti alcuna immagine"), il che aveva conferito al divino (all’idea di Dio) una nuova trascendenza. Il Creatore non si manifesta più in immagine, bensì nella sua volontà, nella legge, cosicché il cristianesimo è valido… per tutta una nazione (anzi, in questo caso si tratta di una razza, quella ebraica), cioè per il popolo eletto. In seguito, il cristianesimo conoscerà un’enorme diffusione, conformemente al suo messaggio, che comanda: "andate tra i popoli ed evangelizzateli".

La medesima verità, anche se può essere vissuta in modo diverso da ogni individuo, da ogni singola persona, è quella che fa di noi una comunità. Questo è il grande plurale collettivo che Hegel congiunge deliberatamente con il concetto di Spirito Santo, e con la propria nozione di spirito come autentico compimento.