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Il Messaggero 
giovedì 
10 febbraio 2000

Così si festeggia la più lucida voce del Novecento
di Marino Freschi


Il suo pensiero gli assomiglia: forte, rigoglioso, fecondo. È, come lui, centenario. Hans-Georg Gadamer è nato lo stesso giorno di Brecht, l’11 febbraio, ma in questo caso gli astri hanno deciso destini completamente diversi. Gadamer nasce a Marburgo, la roccaforte della cultura protestante che proprio agli inizi del Novecento conosce un’intensa stagione filosofica legata "germanicamente" all’Università con la scuola neokantiana e poi soprattutto con Heidegger e la sua cerchia. Sono gli anni in cui il filosofo svevo abbozza genialmente la sua filosofia e ha tra i suoi uditori Hannah Arendt e il giovanissimo Gadamer, che per tutta la vita farà i conti con il pensiero heideggeriano. E saranno meditazioni che si snodano per decenni all’interno della claustrale pace di Marburgo. L’unico passatempo che si concedeva era la lettura serale di romanzi inglesi (letti in originale) insieme con la prima moglie e i colleghi più vicini: era uno svago dalle riflessioni sui greci. I greci, la filosofia classica tedesca e Heidegger: così fino alla grandiosa svolta del 1960 culminata con la pubblicazione del suo "opus" Verità e Metodo. Da allora la produzione filosofica e saggistica di Gadamer diventa fluviale e torna continuamente a ribadire l’intuizione dell’incontro dell’analisi esistenziale, svolta da Heidegger, con la storicità hegeliana. Da qui sorge irruente la proposta di una nuova prospettiva filosofica, che è l’ultima grande voce della filosofia classica tedesca, di cui Gadamer è l’estremo rappresentante. La sua filosofia è basata sulla centralità dell’interpretazione, possiamo anche dire sulla replica del mondo alla nostra intima e autentica interrogazione. La sua filosofia del dialogo, che si radica non a caso nelle origini platoniche del pensiero, intero e vissuto come ermeneutica.
In Italia Gadamer ha avuto una funzione dirompente, contribuendo al superamento definitivo del crocianesimo e del marxismo gramsciano con due centri d’irradiazione: la scuola torinese di Pareyson e Mathieu che ha il suo esponente più vivace in Vattimo, che ha tradotto il monumentale Verità e Metodo, e Napoli. Da alcuni anni Gadamer preferisce la città partenopea, che ha eletto a sua patria filosofica; nel 1990 ne è diventato cittadino onorario, ed è presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, fondato dall’instancabile Gerardo Marotta.
Da anni Gadamer insegna e vive a Heidelberg, che in questi giorni con una serie di grandiose manifestazioni pubbliche, alla presenza dello stesso presidente della Repubblica Johannes Rau e dei principali studiosi del pensiero ermeneutico, lo festeggia quale principale filosofo vivente, l’ultimo del novecento e il primo del nuovo millennio. La manifestazione clou si terrà domani nell’ateneo di Heidelberg. Per l’occasione il sindaco Leoluca Orlando, gli conferirà la cittadinanza onoraria di Palermo.
Sono previsti diversi volumi di memorie e simposi, tra cui un grande convegno a Roma al "Goethe" dedicato ai rapporti tra Germania e Italia, che sarà inaugurato oggi, alle 15, con la lettura di un testo di Gadamer raccolto da Guido Kreis, di cui offriamo un ampio stralcio in esclusiva ai nostri lettori. Un intervento in cui Gadamer, luterano, platonico e infine "napoletano", medita sui rapporti fra cultura italiana e quella tedesca.


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