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Il Mattino
sabato
12 febbraio 2000

I cent'anni del filosofo: "Decidere è meglio che seguire le regole"
di Titti Marrone


Festa all’Università e poi in Municipio
L’Università di Heidelberg, il più antico ateneo tedesco, è stato il fulcro dei festeggiamenti per i 100 anni del "padre dell’ermeneutica", il filosofo Hans-Georg Gadamer che proprio mentre insegnava in quella Università concluse la sua opera più importante "Verità e Metodo" (1960). Il Cancelliere Gerhard Schoreder non era presente ma ha inviato un messaggio di auguri definendo Gadamer "uno dei maggiori filosofi tedeschi contemporanei". Il municipio ha poi offerto ieri sera una grande festa in suo onore, durante la quale gli è stata offerta la cittadinanza onoraria sia di Heidelberg che di Palermo. Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha personalmente conferito la cittadinanza onoraria del capoluogo siciliano al grande filosofo tedesco del quale lui stesso è stato allievo.

Se gli abitanti di Konigsberg avevano l’abitudine di regalare l’orologio sulle passeggiate del loro compassato metodico compaesano Immanuel Kant, quelli di Heidelberg se lo possono scordare.
Perché se c’è tra loro un cittadino imprevedibile, spiazzante, uno che riesce a vivere con pienezza e varietà la sua vita anche ora che ha cent’anni, quello è Hans-Georg Gadamer. I suoi cent’anni, il grande filosofo li ha compiuti ieri e alla fine della lunga giornata, in cui gli sono stati tributati onori, omaggi e discorsi in quantità tale da stendere chiunque, ha sintetizzato in poche parole il leit-motiv della sua lunga vita. "Per tutti noi la cosa più importante non è seguire regole, ma prendere decisioni". Con questa frase, pronunciata alzandosi lentamente in piedi nella sala del Rettorato della Università di Heidelberg alla fine della chilometrica prolusione pronunciata con teutonico sadismo dal presidente del Baden-Wurttemberg, Teufel, il filosofo voleva soprattutto alludere al rapporto tra politica e pensiero. Intendeva chiosare l’intervento del presidente Johannes Rau, tutto orientato a precisare la differenza tra i tempi fulminei della politica e quelli lenti della filosofia. Rau aveva detto della difficoltà del politico a introdurre le pause del pensiero, prima di prendere le sue decisioni.
"Soprattutto ora, si parla di corruzione, è chiaro come a lungo in Germania si sia ritenuto che le cose dello spirito fossero diverse da quelle della politica", ha detto. E il grande filosofo, come un maestro fiero di una sua lezione andata a segno ma non del tutto indulgente, ha replicato: "Gioisco nel constatare che oggi i politici sono convinti di princìpi che sono stati i miei. Non lo dico perché sia più saggio di altri, ma solo perché le circostanze della vita mi hanno fatto accumulare una grande esperienza".
Poi il maestro dell’ermeneutica è tornato a sedersi sulla poltrona in prima fila di un’aula gremita da oltre trecento persone, accanto alla sua seconda moglie, ex allieva, di una ventina d’anni più giovane. Con lei, e soprattutto con l’incontro con i giovani allievi che continua ad avere dopo essere andato in pensione nel ’68, il professore emerito Gadamer conduce una vita incredibilmente ricca di stimoli.
Dorme al mattino fino a tardi il sonno del giusto, senza negarsi i piaceri della tavola e il buon vino, curando il corpo come insegnava Platone, insieme con lo spirito e, come aggiunge Gadamer, "in uno Stato di intrinseco accordo con se stessi".
E dell’equilibrio della sua vita fa parte, da venticinque anni, il rapporto forte e costante con Napoli, di cui è cittadino onorario dal 1990 e che visita puntualmente per i seminari che Gadamer tiene puntualmente all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Ecco perché, nel giorno del suo centesimo compleanno, con i colleghi filosofi Habermas, Kosellek, Vattimo, con il presidente tedesco Rau e il suo predecessore Weisszacker, con il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, ex studente di Heidelberg che ha voluto portargli fin qui la cittadinanza onoraria, non poteva mancare Gerardo Marotta.
Poi c’è stata la consegna a Gadamer delle ventisette cassette sulla storia della filosofia realizzate da Rai Educational "Il cammino del pensiero", nate da un’idea di Marotta e Renato Parascandolo. Poi, alla fine, l’abbraccio tra il fondatore dell’Istituto che fa parlare di Napoli in tutto il mondo e il vecchio filosofo, è stato il cerchio che si chiude di una festa per il pensiero che, com’è scritto sul portale dell’Università, è "spirito vivente".


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