Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche
www.filosofia.rai.it
Search RAI Educational
La Città del Pensiero
Le puntate de Il Grillo
Tommaso:
il piacere di ragionare
Il Cammino della Filosofia
Aforismi
Tv tematica
Trasmissioni radiofoniche
Articoli a stampa
Lo Stato di Salute
della Ragione nel Mondo
Le interviste dell'EMSF
I percorsi tematici
Le biografie
I brani antologici
EMSF scuola
Mappa
© Copyright
Rai Educational
 

Il Grillo (17/11/1998)

Curzio Maltese

La competizione politica

Documenti correlati
"...Che cosa è la politica? La politica  è un'arte nobilissima, che serve fondamentalmente ad evitare di massacrarsi...."


Liceo Scientifico Isacco Newton di Roma

CURZIO MALTESE: Mi chiamo Curzio Maltese e svolgo la professione di commentatore politico per il quotidiano La Repubblica. Siamo qui, oggi, per parlare della competizione politica, dei suoi modi e del rapporto che questo aspetto della vita pubblica di ogni paese, compreso il nostro, può avere con coloro, come me, che dei media si è occupato per molto tempo, e con quelli come voi chiamati a partecipare alla politica, tra breve tempo o come, forse, già stanno facendo, con il proprio voto. Avremo a nostra disposizione una serie di contributi in schede filmate e spero che ne potrà seguire una fitta serie di domande. Possiamo cominciare.

 

Se la politica è l'arte del governo, la competizione politica è il salutare conflitto tra persone o partiti diversi, portatori di progetti diversi, che si contendono il potere di mettere in pratica le loro idee per governare una società. Nella pratica però le cose stanno in maniera diversa, e non solo perché talvolta, come insegna la storia, in politica scendono degli avventurieri, che puntano solo ad accumulare potere e denaro, ma anche perché la lotta politica possiede linguaggi, meccanismi e liturgie difficilissimi da decifrare. Del resto un motivo per cui le cose vanno in questo modo c'è. Trattandosi di una competizione, le strategie di un leader o di un partito non potranno mai essere completamente alla luce del sole, altrimenti si corre il rischio di regalare un vantaggio enorme all'avversario. Spesso, così, può capitare di assistere a comportamenti apparentemente incomprensibili, che nascondono, in realtà, mosse segrete o trappole per trarre in inganno i propri antagonisti. Frasi dette e poi repentinamente smentite, voci costruite ad arte, finte e colpi a sorpresa, quanto di più lontano da quella che dovrebbe essere una autentica battaglia di idee. Il risultato però è che spesso cade nell'inganno anche chi, per mestiere, queste vicende le deve raccontare e spiegare, come i giornalisti. Il cosiddetto politichese, la lingua che ha preso il posto dell'italiano nelle cronache parlamentari, ne è il sintomo più evidente, essendo un gergo tutto interno alle dinamiche di palazzo, che sembra fatto apposta per non spiegare nulla di quanto effettivamente accada. Rispondendo ai rimproveri gli stessi giornalisti hanno abbozzato un'autocritica, ammettendo di essersi lasciati assorbire da un "linguaggio per iniziati". Ma, se il problema fosse altrove, siamo certi che il politichese non sia lo schermo per nascondere una realtà più inconfessabile, e cioè che i primi a non capire i giochi della politica siano proprio i commentatori politici?

STUDENTE: Secondo Lei, in questi ultimi anni, la presenza sempre più crescente dei mass media nel dibattito politico come può influenzare sulla competizione tra i partiti? Ci stiamo, forse, sempre più avvicinando al "modello americano" della politica/spettacolo, oppure sta accadendo qualche altra cosa nel nostro scenario politico?

MALTESE: Sì, è vero. In parte quello che sta, effettivamente, risultando vincente in questo campo è il cosiddetto modello americano. Ho detto "cosiddetto" perché ormai si tratta di un modello mondiale, visto e considerato che il modello americano è quello mondiale per moltissimi versi, (per come vi vestite voi, la musica che ascoltiamo tutti e il cinema che guardiamo). E non vedo perché la politica dovrebbe essere molto diversa, anche se naturalmente c'è una cultura politica, in Italia e in Europa, differente, che non si omologa del tutto. Poi i media sono entrati più pesantemente nella nostra vita. Quanta televisione, quanti giornali, soprattutto quanti telegiornali ci sono in più, oggi, rispetto a prima! Ma soprattutto quanta importanza hanno guadagnato i media rispetto a quello che era il loro campo di indagine sulla lotta politica di alcuni anni fa. Uno scenario, quello del passato, che non era certamente influenzato in modo così pesante come nei linguaggi, e nei modi di fare odierni. Poi, in seguito, anche la pubblicità è entrata in politica. Le campagne elettorali dei partiti assomigliano, ormai, sempre più a delle campagne pubblicitarie tout-court. Tutto questo ha finito per complicare, ma ha anche reso, da una parte, più democratica, la politica, nel senso che con i media e con i lettori, è sempre più necessario essere, in teoria, più chiari sia quando si scrive un articolo, sia quando si rilascia un'intervista. L'insorgere dell'importanza dei media ha aperto, naturalmente, nuovi spazi di manovra, davvero enormi, alla demagogia, alla politica raccontata per slogan. Slogan spesso troppo pubblicitari. E la pubblicità, come sapete, non dice sempre la verità.

STUDENTE: Ma, secondo Lei, non può essere che, ultimamente, nei partiti politici abbiano assunto più importanza i singoli individui piuttosto che i "gruppi", come, invece, accadeva in altri tempi?

MALTESE: Anche questa è un'osservazione giustissima, La vedo ben preparato. Bene. C'è, ormai, un abisso tra quelli che erano i partiti una volta e quello che sono oggi. Se Voi prendete come esempio l'attuale partito di maggioranza relativa in Italia ossia l'ex P.C.I, nonché ex P.D.S., ora D.S., ebbene, vent'anni fa, quando io avevo la vostra età, grosso modo, era un partito molto radicato nel territorio, con un leader forte, ma anche molto intelligente, che era Enrico Berlinguer. C'era, al suo interno, nonostante tutta l'importanza data allora alla leadership delle segreteria centrale, un grande dibattito tra le varie "anime" del partito. Oggi questo partito viene molto identificato con la figura del suo capo, che è Massimo D'Alema, anche perché la politica si lascia trasformare in spettacolo. Lo spettacolo vuole un protagonista, vuole un primo attore. Il primo attore va in televisione e lì comunica la sua linea politica. D'Alema ha comunicato il fatto che il P.D.S. stava per cambiare simbolo e nome (per passare ad essere D.S. N.d.R.) al Maurizio Costanzo Show. Berlinguer tutto avrebbe fatto, tranne che una cosa di questo genere. I tempi sono cambiati davvero, in questo senso. Poi, naturalmente, in Italia noi cittadini stiamo ancora scontando il fatto che la "vecchia politica", per delle sue colpe e anche per alcuni suoi reati, è stata spazzata via, per un certo periodo, dalle inchieste giudiziarie, e quindi si è cercato di sostituire rapidamente il ruolo che essa aveva svolto per l'immaginario dell'opinione pubblica con qualcosa d'altro. Poiché i partiti stavano finendo nel nulla, crollavano i vecchi politici, che venivano spesso arrestati, (poi alcuni, purtroppo, anche rilasciati). E tutto questo ha rapidamente trasformato l'Italia in un laboratorio politico in cui ci si è arrangiati con quello che c'era, pur di rimediare alla situazione ossia con la televisione, con i giornali, con i movimenti di opinione, i referendum. E il risultato è stata anche questa americanizzazione della politica, come giustamente è stato fatto osservare.

STUDENTESSA: Con la spettacolarizzazione della politica (la pubblicità elettorale incalzante, modi e maniere sempre più "americani" di comunicare i programmi politici), secondo Lei, non è andata perduta la vera essenza del mondo e della lotta politica, ossia la capacità di trasmettere dei programmi e delle idee per trasformare la società?

MALTESE: Che cos'è la politica? La politica è una attività altissima, è un'arte nobilissima, che serve fondamentalmente ad evitare di massacrarsi. In qualsiasi associazione umana esiste un bisogno di politica. Anche qui dentro, oggi, c'è bisogno di fare politica, perché altrimenti o parlerebbero tutti i presenti (che vorrebbero pormi una domanda o fare un intervento)o non parlerebbe nessuno. La politica serve a fornire delle regole per evitare che prevalgano istinti, come dire, primordiali, come accade spesso nei paesi in cui la politica rischia costantemente di saltare. In Jugoslavia, ad un certo punto, è saltata la vita politica e il risultato è stato un vero massacro. In Africa è saltata la politica, in alcuni paesi sudamericani non c'è più politica, c'è solo il confronto diretto degli interessi, che porta appunto alla distruzione dell'altro, o, comunque, al non riconoscimento dell'altro. La politica svolta in questo modo è una forma di politica che tende a non riconoscere l'altro, e che non sa neppure riconoscere i problemi reali di un sistema. Molta della discussione politica che noi subiamo o sopportiamo sui giornali, in televisione, non è condotta sulle cose o sui fatti circostanziati, ma sulle persone e sulla loro immagine. In più noi proveniamo da una crisi politica in cui sono state proposte molte formule politiche che possono essere anche molto interessanti. Parliamo di ciò che è uscito, volta per volta, dalla mente di personaggi politici (che possono essere o non essere interessanti) come D'Alema, Cossiga, Buttiglione, i Comunisti Italiani, Cossutta. Dopodiché ci siamo, di nuovo, come sempre, ritrovati di fronte al vero senso della politica, che può essere, per esempio, aprire un aeroporto come Milano - Malpensa e farlo funzionare. Lì, serviva una buona dose di ottima politica, e purtroppo non c'è stata. Tant'è che l'aeroporto è stato aperto ed è un autentico caos. In quei momenti i cittadini si ricordano che la politica potrebbe essere molto utile e quindi molto importante. E così per molti altri problemi di cui si potrebbe continuare a parlare. Ciò che è necessario è la politica concreta, il resto è tutto molto intriso di politichese, di politicismi, chiamateli come volete, ed è tutto un gioco di potere. Naturalmente, quando l'aspetto puramente linguistico comunicativo, fatto soprattutto di immagini e slogan, prevale (e quando prevale, lo fa in modo sempre spettacolare) si perde di vista il senso ultimo dell'impresa e della competizione politica che può essere quello di far funzionare gli aeroporti, di combattere la disoccupazione, del garantire un'assistenza sanitaria decente, (che, spero, per la vostra generazione sia migliore di ciò che è stata per la mia), o di fare in modo che la scuola funzioni realmente.

STUDENTE: Lei ha detto che la politica è necessaria soprattutto per evitare di massacrarsi. E allora perché, come abbiamo visto molte volte, grazie alla televisione, anche nel Parlamento si tende spesso a "fare a cazzotti" nel senso letterale del termine?

MALTESE: Potrei rispondere dicendo semplicemente che non si è trattato, in quei casi, di momenti "molto alti" della vita politica del nostro Parlamento. Ma è pur vero che la discussione politica vivace, secondo me, può essere sintomo di una politica vivace. I "cazzotti", invece, sono il sintomo immediato che la politica, come cultura concreta, è saltata. In Parlamento, ogni tanto, anzi direi piuttosto frequentemente, soprattutto negli ultimi anni, la mediazione politica tende a saltare. Quando salta la mediazione politica, lì come in altri luoghi, si passa, come si suol dire, ad "altri argomenti". Io mi ricordo un paio di motivi per cui sono scoppiate quelle risse e sono motivi in cui la politica, concepita come arte della mediazione, si ritrae completamente. Per fare un esempio, una di queste risse a cui Lei si riferiva, scoppiò a causa di una discussione, molto accesa, sul cosiddetto caso del "conflitto di interessi" riguardante Silvio Berlusconi, dove non si poteva intervenire in modo politicamente diretto. Tutti sanno quale dovrebbe essere l'intervento politico da compiere, ossia separare gli interessi di una persona, che governa una azienda che gestisce media, televisioni, giornali, eccetera, dall'azione politica concreta della stessa persona quando essa riveste il ruolo di capo di un grande partito dell'opposizione parlamentare. Tutti sanno che le cose stanno così. Ma questo intervento non può essere effettuato perché esistono degli interessi. A quel punto saltano tutte le mediazioni possibili e ci si piglia a cazzotti. Questo succede ogni volta che non sussiste una vera politica della situazione. Quando bisogna discutere nelle assemblee studentesche, o si trova un modo, una mediazione realmente politica, o due che la pensano diversamente si pigliano a cazzotti. E, in quel caso, naturalmente, non sempre vince il più intelligente.

STUDENTE: Continuiamo con gli esempi: ieri sono state trasmesse le votazioni al Senato per la fiducia al programma politico di D'Alema. Non Le è sembrato poco carino quello che ha fatto Cossiga? Si è alzato, mentre parlava il Presidente di Forza Italia e ha consegnato a D'Alema stesso una bambolina di coccio! Non è sintomo, come minimo, di scarsa gentilezza nei confronti di chi sta parlando?

MALTESE: Guardi, dal punto di vista di Cossiga io non ho la preparazione psicologica sufficiente per affrontare il caso. Però va senza meno ricordato quanto Cossiga sia convinto che con quello stile simbolico si possa comunicare più di quanto si creda. Cossiga si è reso autore di molte stravaganze anche quando era Presidente della Repubblica e non è un personaggio politico che io abbia amato particolarmente o che io abbia mai molto stimato. Sì, la trovo, personalmente, detto in termini spicci, una vera buffonata. Che vogliamo farci! E' un uomo che ha ricoperto tutte gli incarichi istituzionali, ossia tutte le cariche principali delle istituzioni in questo paese. Secondo me, Cossiga è un personaggio molto significativo. E' stato Presidente del Consiglio, Ministro degli Interni, Presidente della Repubblica, e ancora oggi, alla soglia dei settant'anni, è un uomo centrale nella vita politica italiana. Io credo che, per esempio, questo sia un modo, attraverso una singola persona, di leggere la storia della politica italiana. Mi spiego: se uno come Cossiga è almeno trent'anni un elemento centrale della politica italiana, dove ha ricoperto tutte le cariche istituzionali possibili, tutti i luoghi di potere della politica italiana, io personalmente penso che la politica italiana abbia qualcosa, di profondamente strano, di sbagliato. E' un mio parere personale.

STUDENTE: Mi scusi, ma fino a che punto queste "buffonate" possono arivare a sostituire un bisogno di ideologia, che può sempre risiedere all'interno della politica, o, comunque, dei diversi gruppi politici? Fino a che punto la politica/spettacolo può sostituire comunque un'esigenza di idee di fondo che dovrebbero soddisfare un bisogno "popolare" di una politica più genuina?

MALTESE: Quanto più spettacolo c'è nella politica tanto meno si discute di cose "vere". Lo spettacolo può servire a distrarre l'opinione pubblica dai temi concreti dell'attualità politica. E quanto più c'è spettacolo, tanto più bisogna diffidare della politica sottostante. Di solito quanto più c'è spettacolo, tanto più uno, alla fine dello spettacolo stesso, si diverte comunque in qualche modo, sentendolo magari come distante, ma divertendosi comunque. Se si discutesse, per esempio, seriamente, di che fine potrà fare Telecom Italia, che è un'azienda con un fatturato annuo di settanta, ottanta, centomila miliardi, che sta andando totalmente allo sbando in questi mesi, Le assicuro che il livello di spettacolarità immesso nel dibattito sarebbe sicuramente inferiore, ma questo sarebbe un contributo più utile alla discussione. Si tratta di una faccenda che può riguardare tutti noi visto che si parla di telefonia, del nostro modo più usuale di comunicare, ossia del sistema nervoso di un paese, e quindi del mondo della comunicazione (pensate ai computer, ai telefoni cellulari che oltre a dover funzionare, dovrebbero anche costare di meno). Quando si aumentano i livelli di spettacolo nel dibattito politico, si fanno le pagliacciate o le risse o i litigi in televisione oppure si parla personalmente di chi erano gli avi di quel personaggio o le ave (come ha fatto Cossiga) di quell'altro. In quel caso si stanno tagliando fuori dal dibattito i problemi concreti, perché sui problemi concreti c'è ben poco da giocare insomma. Sono cose troppo serie. Se parlassero seriamente della sanità e della lotta ai tumori, ti assicuro che ci sarebbero pochi margini per portare pupazzetti, mettersi d'accordo con quel personaggio, o fare la battuta sull'altro. E, purtroppo, quelli sono problemi appunto più seri, più complessi, più difficili.

STUDENTE: Possiamo ritrovare in tutto questo la difficoltà che c'è, in Italia, di approvare determinate riforme, che sarebbero molto utili a livello anche istituzionale o economico per il paese?

MALTESE: Sì, senz'altro. E qualcosa che vi riguarda molto direttamente, perché, vent'anni fa, quando appunto io stavo al Vostro posto ci si aspettava che delle rivoluzioni, da un momento all'altro, avrebbero cambiato le cose in tempi rapidi. La discussione era partita sulla riforma della scuola, perché allora, noi giovani, sostenevamo che la scuola italiana - e in particolare, l'università - non funzionasse. Avevamo ragione, perché non funzionava affatto. S'è visto dopo che avevamo ragione noi. Avevamo ragione a chiedere una riforma. Una riforma che non c'è stata. L'unica cosa che è stata riformata, di tanto in tanto, è stato il modo di far sostenere l'esame di maturità ai ragazzi dell'ultimo anno delle scuole superiori. Da parte dei politici c'è sempre stata una trovata dell'ultimo momento: tra un po' di tempo, probabilmente, verrà inserita nell'esame di maturità anche una prova di equilibrismo. Trovo che sia profondamente inutile. Anche quello è un modo di spettacolarizzare un problema. Invece di affrontare i problemi seri, come il livello di preparazione degli insegnanti, il mercato del lavoro, il fatto che un ragazzo esce dalla scuola e non trova lavoro, i politici che fanno? Danno il via ad una cosa spettacolare, ossia decidono di cambiare l'esame di maturità. E arrivano a sostenere : "Vedete è cambiata la scuola: abbiamo riformato l'esame di maturità". Invece sono vent'anni che cambia l'esame di maturità e ci sono sempre più disoccupati tra i possibili lavoratori intellettuali. Allora sarebbe il caso di approntare delle riforme scolastiche serie, vere, ossia cose grosse, che possano, però, mettere finalmente in crisi le corporazioni sindacali degli insegnanti, nonché i baroni universitari, assieme alla principale lobbie parlamentare, di questo settore che è composta da insegnanti universitari. Se si tenterà, un giorno, di approntare una riforma seria anche di questo settore ci verranno scodellate le solite cose, ossia riforme dei punteggi dei concorsi, delle graduatorie, eccetera. Sono tutte pagliacciate anche quelle. C'è chi è più bravo, c'è chi è meno bravo a capirlo.

STUDENTE: Pensa che un totale rinnovamento delle persone che stanno al potere, quindi, diciamo, l'avvento alla leadership di una generazione un po' più giovane che possa togliere di mezzo queste, ormai, faziose entità politiche che esistono nel nostro scenario politico, e quindi un totale rinnovamento anche delle ideologie assieme ad un avvento di persone nuove al potere potrebbe cambiare davvero le cose o rischierebbe di aumentare il contenuto di spettacolo che esiste già, oggi, nella nostra politica?

MALTESE: Ma, personalmente, con gli anni io divengo sempre meno convinto che i giovani siano necessariamente migliori dei vecchi. Diciamo che probabilmente hanno un approccio diverso ai problemi perché in qualche modo devono garantirsi un avvenire immediato. Anche i giovani politici devono garantirsi un avvenire, quindi, in teoria, dovrebbero essere meno cinici delle altre generazioni, o, perlomeno, avere meno possibilità di esserlo. Personalmente ho sostenuto, spessissimo, che dopo Tangentopoli la soluzione, diciamo migliore, o più prevedibile, avrebbe dovuto essere l'avvento al potere di una classe dirigente più giovane per risolvere i problemi esistenti. Però dobbiamo anche notare, per esempio, che noi italiani adesso abbiamo un Presidente del Consiglio "giovane", che ha meno di cinquant'anni, che però si presenta sulla scena a braccetto di Cossiga e di Cossutta, che sono, attualmente, tra le cose più vecchie che abbia mai espresse la politica italiana. Mi sembra che i politici e i giovani italiani abbiano sempre bisogno di andare in giro col "babbo", o meglio ancora col nonno, che li autorizzino a fare certe cose. Alla fine rischiano di fare una politica più "vecchia" persino degli altri loro colleghi politici più anziani. Poi credo che esista pure un problema di ingresso e di selezione per il mondo politico. Se "noi giovani" volessimo fare politica, partendo dal presupposto che i giovani, desiderosi di fare politica normalmente abbiano idee diverse da quelli che sono già al potere, una delle prime cose che saremmo costretti ad imparare sarebbe quanto, in realtà, nella politica vengano premiati i "conformismi"! E quindi anche un giovane desideroso di fare quel tipo di carriera dovrebbe adattarsi a questa realtà, e quindi invecchiare rapidissimamente. Ci sono giovani che sono più vecchi dei vecchi dirigenti, perché è l'unico modo per fare politica. Questa chiusura della politica alle nuove generazioni è stata molto forte negli ultimi venti, trent'anni, e ha portato, secondo me, ad una perdita di vitalità. Infatti il problema di creare una nuova classe dirigente, che è un problema che la politica ammette di avere, è dovuto al fatto che la selezione non viene più condotta sulle idee, sui programmi ma sulla capacità di adattamento ad un mondo che esiste già. Infatti, alla fine si rischia che i giovani divengano più conformisti degli anziani. Bisognerebbe forse pescare in altre aree della società, che non siano quelle dei partiti.

STUDENTE: Secondo Lei è vero che, oggi, i politici mirino di più ad un tornaconto personale piuttosto che al vero interesse generale, strumentalizzando la politica per aumentare la propria popolarità, e la propria immagine.

MALTESE: Io non credo che i politici lo facciano più dei medici o più dei giornalisti. Io credo che in una società democratica sia normale rendersi conto di questo, ossia che finché siamo in questo mondo, tutti miriamo ai nostri interessi personali. Credo che in una democrazia si tenda a bilanciare ogni generale conflitto di interessi, per cui ogni forma di potere può controllare l'altro. Quando una forma di potere non può controllare le altre, può accadere che tutti pensino a badare soltanto ai loro interessi.

STUDENTE: Come vediamo nella politica di questi giorni, ossia nella serie di alleanze create dai vari politici per rimanere comunque al vertice, e per mantenere il potere.

MALTESE: Sì. L'ultima crisi è stata davvero interessante perché non succedeva da anni una cosa di questo genere, ossia la creazione di un governo sulla pura base di vertici di palazzo. Perché? Perché in qualche modo le inchieste giudiziarie - e anche il voto referendario degli Italiani - avevano rimesso, confusamente, in sesto una democrazia, con tutte le contraddizioni che sono, pure, sopravvissute a questo stravolgimento. Quando è crollato il sistema dei partiti? Ha cominciato a crollare ben prima delle inchieste. Le inchieste non hanno fatto altro che certificare uno stato di fatto. Ed è crollato perché i partiti di quell'epoca, stiamo parlando degli anni Ottanta, godevano della totale sicurezza dell'impunità, del nudo e crudo fatto che gli elettori potessero eleggere uno o più candidati, e poi gli stessi eletti, in Parlamento, potevano fare tranquillamente quello che volevano. I media erano sotto controllo perché, comunque, già allora Silvio Berlusconi tutelava gli interessi di Craxi, Andreotti e Forlani, (il famigerato C.A.F.) la RAI era sotto controllo, i giornali, tranne piccole eccezioni, non rompevano troppo le scatole ai potenti. Ora questo permetteva alla classe dirigente di curare i propri interessi ed è finita con Tangentopoli. Poi c'è stato l'ingresso della società italiana nella politica che riguarda tutti. La politica non riguarda soltanto, come sostengono adesso i politici, i cosiddetti professionisti del settore. La politica riguarda, in primo luogo, tutti i cittadini che delegano, con il proprio voto, il proprio appoggio alla rappresentanza dei loro rappresentanti politici. Ma questo non significa che, una volta delegati, questi rappresentanti politici possano fregarsene, (soprattutto ora che vale il sistema maggioritario) di chi li ha votati, del perché li ha votati, dei reati che potrebbero essere loro contestati, di quello che scrivono i giornali e le televisioni o di quello che esprime l'opinione pubblica. Mi pare che negli ultimi tempi esista questa tendenza, che io trovo bizzarra e molto restauratrice, a dire: "Noi facciamo i politici di professione. Poi i cittadini votano o non votano, questo non ha importanza. E se i giornali scrivono una cosa di una certa rilevanza su di noi questo non ha importanza. Che i magistrati, non indaghino su di noi", eccetera. Questo mi sembra pericolosissimo.

STUDENTE: Abbiamo parlato di politica/spettacolo, nonché di politica intesa come litigio perenne tra i vari partiti politici; ma questo cosa c'entra con la competizione politica? La competizione non dovrebbe essere intesa da un punto di vista più oggettivo; ovvero non dovrebbe essere più tranquilla, più pura, anziché litigiosa, ed orientata a comportamenti spettacolari?

MALTESE: La competizione non è mai tranquilla per sua stessa natura. Noi abbiamo parlato dei modi in cui la politica e la competizione politica viene svolta in Italia. Voi avrete notato, tramite i media, che la competizione politica in Italia non viene svolta a partire dalle idee concrete. Essa viene svolta in un altro modo: portando in campo altre cose e diverse questioni di cui stiamo ancora parlando. Se fosse svolta a partire dalle idee noi avremmo a disposizione varie proposte per risolvere il problema della disoccupazione, per esempio o per creare posti di lavoro. Voi sapete delle cose abbastanza risapute sulle personalità dei leaders politici, sulle loro formule, sulle alleanze, ma non conoscete, immagino, le idee vere e proprie, ossia le proposte elaborate dai vari leaders per creare nuovi posti di lavoro. Questo è già un fatto emblematico di come viene realmente svolta la competizione politica.

STUDENTESSA: Vorrei chiederLe: secondo Lei, quale può essere il futuro dell'Italia, se la politica di oggi si occupa prevalentemente di fare spettacolo? In quale modo pensa che l'Italia e quindi il nostro Stato possano andare avanti in questo modo lasciando ai margini i problemi reali, dei quali, in effetti, dovrebbe occuparsi.

MALTESE: Ma io credo che questo aspetto dipenda molto dal senso di partecipazione dei cittadini alla politica reale. Generalmente in Italia c'è sempre stato uno spirito di rassegnazione, corrispondente al pensare: "Le cose non vanno, le poste non funzionano, ci sono troppe macchine in circolazione, ma non possiamo farci nulla". Se questo spirito cambiasse, io credo che i politici potrebbero diventare molto più che dei semplici soggetti in mano all'opinione pubblica. Anche se naturalmente si tenterebbe sempre, da parte di molti, di manipolare il loro ruolo. Io non credo, tra l'altro, che i politici italiani non pensino, o non studino delle soluzioni ai problemi più urgenti di cui stiamo parlando. Le studiano e le applicano. Il problema è che i cittadini, spesso, non vengono sufficientemente informati sul lavoro dei loro rappresentanti. La stampa e gli altri mass media non danno sufficienti informazioni su come queste soluzioni vengono ricercate e proposte. Queste soluzioni sono spesso sbagliate e quindi si parla d'altro. Il caso di Telecom Italia, un caso in cui la politica ha elaborato delle soluzioni che hanno mandato in tilt la più grande azienda italiana, il più grande gruppo italiano delle telecomunicazioni è abbastanza esemplare. Molti politici, da parecchio tempo, stanno cercando un modo per rendere il sistema italiano delle telecomunicazioni paragonabile, come minimo, a quello di altri paesi europei. E non ci si riesce. E intanto si parla d'altro. Ma questa è una faccenda che interessa da vicino i cittadini, come interessa da vicino il fatto che i trasporti in Italia siano, come minimo, molto scomodi, non rendano servizi a misura d'uomo, e siano anche piuttosto cari, caotici. Si pensi solo al semplice fatto che non abbiamo aeroporti sufficienti. Questo è un tema molto politico, in cui, del quale non si parla abbastanza. I giornali cercano di parlarne, per la verità. L'attenzione della politica è distolta su altre cose. I cittadini sono abbastanza, tutto sommato, rassegnati al fatto che, se vai a prendere un aereo, non si sa quando partirà. Questi sono i veri temi della politica, ma va anche detto che delle soluzioni sono state adottate. Per esempio: nel caso del traffico aereo, in Italia, per interessi politici, il traffico è stato concentrato, fino a poco tempo fa, a Roma, quindi saltando Milano che è, invece, un centro ovviamente importante. Questo traffico è stato concentrato sulla compagnia di bandiera italiana, l'Alitalia, che perdeva un sacco di soldi, ma era controllata dai partiti e quindi era interesse dei partiti controllarla. Questo sistema è andato avanti per tanti anni senza che ci fosse mai stata una seria ribellione da parte di tutti noi che viaggiamo spendendo moltissimi soldi, di perdita dello Stato, eccetera. Adesso siamo nel caos. Questo è un esempio di come può, purtroppo, funzionare la politica.

STUDENTESSA: Scusi. Dunque Lei pensa che la crisi della politica sia una conseguenza della rassegnazione da parte della gente?

MALTESE: In Italia siamo abituati a pensare che la maggior parte dell'occupazione dei politici sia combattersi tra di loro per avere potere. Mentre non è esattamente quello che accade. I politici tentano di studiare delle soluzioni per dei problemi realmente complessi. Il problema è che non sempre ci riescono.

STUDENTESSA: Vedendo in televisione scene di politici che si prendono a cazzotti, come avevo detto prima, o cose simili, si può pensare che più che fare delle cose del genere per il bene comune, le facciano per interessi propri, come appoggiare il proprio partito, lasciando che questo partito possa altalenarsi, in modo trasformistico, da una parte all'altra del Parlamento. Trovo logico che la gente, in generale, non creda più nella politica.

MALTESE: Io credo che il pubblico sia stato abituato a guardare alla politica come si assiste al Palio di Siena, (e in quello ha ragione Massimo D'Alema) ovvero come se la politica fosse una corsa di cavalli, che può non riguardare direttamente l'interesse di tutti. Invece non è così. Che ci siano dei sintomi di disfunzionamento nella politica italiana è fin troppo evidente da tanto tempo. Alcune battaglie importanti civili, che voi conoscerete, come il divorzio e l'aborto, sono state condotte contro l'intera assemblea politica parlamentare, in un certo senso, da piccole minoranze. Però se oggi, nel bene o nel male, in Italia esiste il diritto all'interruzione della gravidanza ed il divorzio (temi e diritti che ci riguardano tutti in prima persona, come cittadini) è stato grazie all'azione di queste piccole minoranze che hanno preso la politica per quello che è realmente, ossia come un modo civile di risolvere dei gravi problemi. Se degli italiani così convinti non fossero mai esistiti la legge sul divorzio sarebbe potuta giungere ad essere una legge dello stato dieci anni dopo la data della sua effettiva approvazione. Sono tutte cose che possono riguardare la vita dei cittadini. In Italia i cittadini sono abituati a pensare che i politici curano gli affari propri. Noi cittadini comuni ci facciamo i nostri e questo non conta. Invece non è così!

STUDENTE: Lei prima ha detto, più volte, che la Telecom è andata in tilt, anche per colpa del Governo. Perché?

MALTESE: Perché la Telecom è un grande gruppo delle telecomunicazioni che doveva essere privatizzato. Tutto quello che riguarda le telecomunicazioni, negli altri paesi, vede sempre al centro delle attività finanziarie che vi gravitano attorno grandi competitori economici. In un altro paese potreste avere varie offerte di tariffa telefonica, e vedere queste offerte entrare in competizione tra loro. Questo, di solito, rende le aziende più efficienti, meno care. In Italia quasi tutte le basi industriali viaggiano sul monopolio. Esiste il monopolio, anzi un duopolio, di fatto, delle televisioni. Di fatto c'è stato, per tanti anni, in Italia il monopolio dell'automobile in mano alla F.I.A.T.. Di fatto c'è stato il monopolio delle telecomunicazioni e poi di tante, tante altre cose. Spesso c'era solo un monopolista, e spesso quell'unico monopolista era lo Stato. Nel polo della chimica, per esempio, che poi è fallito totalmente, era lo Stato il monopolista di turno e ad esso ci si doveva rivolgere per qualsiasi cosa. Da quando è stato affrontato il problema di privatizzare Telecom, con tutto quello che ne seguirebbe in termini di conseguenze per gli interessi della struttura dirigenziale ( ma non dimentichiamo che comporterebbe soprattutto un cambiamento e un miglioramento della vita di tutti i cittadini, rendendo più libera la nostra possibilità di comunicare come vogliamo), tutto si è bloccato in un marasma di contrasti, lotte intestine, confusioni sulle cose da fare, guasti, incapacità politica di gestire i passaggi da un quadro dirigente ad un altro. Quindi cambiano i presidenti, cambiano i dirigenti ma, intanto, c'è questo gigantesco colosso che dovrebbe essere un asse portante dell'economia italiana, che offre ancora molti posti di lavoro, e che creerà, probabilmente, ancora molti posti di lavoro in futuro, che è allo sbando totale. E, intanto, i partiti si occupano di altre questioni, rimuovono mentalmente l'affare Telecom, e intanto i cittadini guardano soltanto, più o meno, alle risse parlamentari o a quello che dice D'Alema al Maurizio Costanzo Show, come gli risponde Berlusconi, invitato da Gad Lerner a Pinocchio (N.d.R.)!

STUDENTESSA: Qual è, in tutto questo, la responsabilità di voi giornalisti, e, quindi, la responsabilità dei mediatori comunicativi, di coloro che dovrebbero essere, in una società civile, i mediatori tra la base sociale e la classe dirigente?

MALTESE: Il giornalismo si divide in due grandi categorie: quello televisivo e quello dei giornali. Quello della carta stampata, in Italia, è, secondo me, migliore che in tanti altri paesi. Se voi andaste a prendere, negli appositi archivi, le raccolte dei giornali degli ultimi vent'anni, potreste vedere come, più o meno, quello si è verificato successo era stato già da tempo denunciato da molta stampa. Si era già parlato della mafia, della collusione tra la Democrazia Cristiana e la mafia, della corruzione politica, delle comunicazioni, della sanità. Tutto era già comparso sui giornali. In televisione molto meno, perché la televisione per una buona parte è stata a lungo controllata direttamente dai partiti, e lo è tuttora, parliamo della televisione pubblica. La televisione "privata" è stata per un certo periodo, in particolar modo quella di Berlusconi, dipendente da Bettino Craxi, ovvero dagli amici di Berlusconi che hanno permesso a quest'ultimo di metterla addirittura in campo, e di produrre, così, a sua volta, un partito politico. Quindi l'informazione televisiva, su molte di queste faccende è sempre stata di profilo molto basso, nonché molto controllata, anche se va detto che al suo interno ci lavorano dei bravissimi giornalisti. Il giornalismo "classico", dei giornali, è stata il più "libero" in tutti questi anni. Ma tu hai ragione a sostenere che molto spesso i giornali sono entrati nel gioco dello spettacolo invece di parlare di problemi concreti. Questa è una battaglia che ciascuno di noi che lavoriamo nei giornali, come ciascuno di voi che lavora nella scuola, cerca di vincere nel suo piccolo contesto quotidiano. Si cerca di parlare più di temi concreti, politici, di alta politica, che non di piccole beghe tra un personaggio e d'altro, di pettegolezzi politici. Però non è facile, mi rendo conto.

STUDENTE: Senta, scusi. Mi sembra d'aver capito che Lei abbia detto che la televisione, attualmente, sia nelle mani di qualche politico. Ha parlato di Berlusconi, no? Lei ha anche detto che anche in queste televisioni controllate lavorano dei giornalisti preparati. Ma dire: "Ci sono giornalisti preparati" significa, forse, affermare che ci sono "giornalisti non faziosi"?

MALTESE: Io francamente non credo che ci esistano molti giornalisti faziosi. Nel senso che sicuramente esistono degli interessi di parte, c'è qualche giornalista "venduto", ossia disposto a far carriera in cambio di una latente faziosità nel modo di scrivere. Ma che siano tutti dei giornalisti convinti della loro fazione, non ci credo. Credo che il sistema della televisione italiana, al di là della buona fede o della malafede dei singoli che vi lavorano, sia un sistema dotato di un controllo centralizzato di quello che i giornalisti delle varie redazioni fanno. Nei telegiornali, per esempio, bisogna stare attenti alla propria parte politica, e bisogna stare attenti a dire o non dire alcune cose. Oggi meno di prima perché ce ne sono tanti, il lavoro è più veloce e quindi non ci sono modi efficaci per controllare l'informazione. Però credo che, alla fine, il sistema possa portare a tacere molte cose. Le cose, comunque, sono cambiate e non necessariamente in peggio. Anzi, secondo me, sono cambiate in meglio. Quello in cui stiamo vivendo non è un brutto periodo, in assoluto, rispetto a molti altri. Per esempio, un modo abbastanza accurato di ripensare a quella che fu la cosiddetta "Prima Repubblica" può essere un film di Daniele Lucchetti, che ha riscosso un grande successo, con Nanni Moretti e Silvio Orlando, molto bravi, tra i protagonisti, intitolato Il portaborse. Questo film ci ricorda che cosa fosse la politica fino a qualche tempo fa, e che cosa potrebbe tornare ad essere.

 

NANNI MORETTI: Allora, che c'è?

SILVIO ORLANDO: L'archivio elettorale. Perché ha detto che non c'erano quelle schede? Di là ce ne stanno otto casse.

MORETTI: Tutto qui?

ORLANDO: Il segretario provinciale mi ha spiegato come funziona: un tanto a me, un tanto a te. Che discorsi scrivo allora io.? Scrivo delle cose finte. E a maggio mi è venuto uno che voleva offrire dei voti. "Eh, vorrei qualcosa in cambio". E tutti i soldi della campagna elettorale da dove vengono fuori? Dai ventuno miliardi di che sono soldi suoi. Insomma si tratta di tangenti. Lei fa dei favori e....

MORETTI: Allora mi faccia il favore di portare la sua fidanzata a Roma. Che mi hai portato eh? Che regalo? Le anime belle, le figurine del presepe, le persone oneste. Ne ho conosciute tante, erano come te, facevano le tue domande. E con voi il mondo diventa più fantasioso, più colorato, ma non cambia mai. C'è un Ministero che io dirigo, gestisce ogni anno migliaia di miliardi e tutti quelli che sono in contatto con noi ci chiedono qualcosa. E, ogni tanto, di questi miliardi qualcuno rimane impigliato per strada.

ORLANDO: Però il problema è che qualcuno si è perso qui, sui suoi conti...

MORETTI: Non m'interessa se qualche mascalzone razzola le briciole nel cortile. Questo è il male minore, non è di mia competenza e io non ci guadagno una lira.

ORLANDO: Lei è molto ricco?

MORETTI: Sono nato ricco. Non lo vada a dire in giro, perché per gli elettori una persona importante, con una bella moglie e dei bei figli, e per di più anche ricco, ebbene, sarebbe un'offesa, eh?

 

STUDENTE: Abbiamo eseguito una ricerca su Internet su questo tema e possiamo vedere, come, praticamente, ogni partito in Italia ha un suo sito su Internet. Ne abbiamo trovati moltissimi, ad esempio di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, o dei DS. Soltanto che quasi nessuno dà rilievo esattamente a quello che vuole fare in Parlamento, pubblicando i propri programmi. Quasi tutti danno molta importanza alla grafica del sito e offrono addirittura l'opportunità di iscriversi al partito tramite Internet. Alcuni di questi partiti vendono gadgets, come T - shirt o cappelli, come se l'interesse principale delle persone fosse quello di andare in giro con la maglietta del politico preferito. No? Poi un altro sito su cui c'è una vignetta molto interessante, in cui c'è un politico di cui non si capisce bene cosa stia dicendo e due persone accanto a lui. Una chiede che lingua stia parlando il politico e l'altro risponde: "E' politichese". Ecco, riferito a questa vignetta, volevo chiederLe se secondo Lei, il fatto che molte persone non capiscano che cosa intendono i politici col loro parlare, a volte non molto chiaro, possa portare un numero sempre crescente di cittadini a disinteressarsi della politica.

MALTESE: Questo è un discorso abbastanza complicato, perché quello sulla lingua è sempre un discorso molto complesso. Se Lei si recasse in un classico "bar dello sport" di quartiere, ti renderesti conto di quante persone ci siano in giro che parlano di cose che sia io che Lei stenteremmo a capire. C'è gente che, parlando di calcio, adotta dei linguaggi e dei significati molto sofisticati. Che vuol dire? Che se ci interessa un argomento ne dobbiamo imparare, perlomeno, il linguaggio. Diciamo che oggi si tende a dire che tutto, nel modo di comunicare questi codici della politica, finisca spesso per "congiurare" contro la comprensione da parte dei cittadini della politica, portandoli a disinteressarsene. Comunque, per tornare a Internet, questi siti sono significativi del modo di fare politica in Italia, perché è un modo di fare politica distraendo. Il cittadino italiano può essere portato alla conoscenza e al possesso di bandierine, di gadgets, del kit del "presidente", del suo logo, la fotografia del leader, della barca che usa e di tutte queste stupidaggini (di cui a me, personalmente, non frega assolutamente niente). Questo è un modo per dire: "Al resto, naturalmente, ci pensiamo noi", ossia " ai problemi seri ci pensiamo noi". Se io ho un figlio e non so bene se mandarlo a scuola o mandarlo all'asilo o se in Italia esista una legislazione del lavoro per la donna, meno favorevole alle donne che in altri paesi, (per cui le donne che lavorano devono comunque stare di più a casa di quanto accada all'uomo), ebbene tutto questo passa assolutamente in secondo, se non in ultimo, piano. Così si applica un modo per scollegare la vita reale con i suoi problemi dalla politica. Tanto ci sono i gadgets, le magliette, le foto celebrative, il Kit del presidente!

STUDENTE: Ma, almeno, nel calcio, possiamo capire chi vince vedendo chi fa goal. Nella politica come facciamo a vedere chi vince?

MALTESE: Anche nella politica si può vedere chi ha vinto.

STUDENTE: In che modo?

MALTESE: Controllando coloro che hanno ottenuto, purtroppo, il potere. Certo, sarebbe bello se la gente giudicasse la politica come fa con il calcio. Ma questo potrebbe accadere a patto che colui che ha vinto fosse anche quello che ha giocato meglio, non quello che ha fatto goal di mano o con rigore inventato. Invece ho l'impressione che non sia così anche nella politica.

STUDENTE: Ma ci sono quindi dei criteri per valutare se un politico ha "giocato bene" oppure no?

MALTESE: Tutti noi in realtà ce li abbiamo, è che non li vogliamo usare. Tutti noi sappiamo quali sono i politici che fanno bene il loro lavoro.

STUDENTE: Io, non conoscendo questi criteri, vorrei sapere da Lei quali essi siano.

MALTESE: Sono i criteri che portano dei vantaggi alla collettività, la cui messa in pratica ha portato dei vantaggi alla comunità sociale. Io penso che ci siano dei politici che hanno lavorato seriamente e molto onestamente (e li ammiro molto) per migliorare la vita degli altri cittadini. Questo dà un grande piacere. Io credo che ce ne siano molti altri anche in Parlamento, oggi, e non sono necessariamente quelli che fanno i ministri, non sono necessariamente i leader dei propri partiti; forse non sono in assoluto quelli di cui sto parlando. Uno che io ammiro tantissimo è Vittorio Foa, che è stato un grande sindacalista, un grande antifascista, è un uomo che ormai ha novant'anni. Ma nonostante i suoi novanta anni egli è lucidissimo, è tra i migliori uomini espressi da questo paese. Grazie.


Biografia di Curzio Maltese

Trasmissioni sul tema Agonismo e competizione

Trasmissioni dello stesso autore

Partecipa al forum "I contemporanei"

Tutti i diritti riservati