Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche
www.filosofia.rai.it
Search RAI Educational
La Città del Pensiero
Le puntate de Il Grillo
Tommaso:
il piacere di ragionare
Il Cammino della Filosofia
Aforismi
Tv tematica
Trasmissioni radiofoniche
Articoli a stampa
Lo Stato di Salute
della Ragione nel Mondo
Le interviste dell'EMSF
I percorsi tematici
Le biografie
I brani antologici
EMSF scuola
Mappa
© Copyright
Rai Educational
 

Il Grillo (20/11/1998)

Darwin Pastorin

La competizione sportiva

Documenti correlati

"...Perché il calcio, come la letteratura,
se ben praticato, è forza di popolo.
I dittatori passano. Passeranno sempre.
Ma un gol di Garrincha è un momento
eterno. Non lo dimentica nessuno..."

Edilberto Coutinho


Liceo scientifico Isacco Newton di Roma

PASTORIN: Per cominciare: una scheda. Il contributo è mio. Il testo è mio e le immagini sono della redazione, de Il grillo. Ascoltiamo attentamente.

(si visiona la scheda, accompagnata dalla musica)

COMMENTATORE: Lo sport non ha tempo, lo sport non ha memoria. Deve andare avanti, più avanti possibile, a qualsiasi prezzo, a qualsiasi costo. Sull'altare dei risultati si consuma il rogo degli ideali, dei sentimenti: atleti che si drogano, macchine, non più uomini, costretti a vincere, sempre e comunque, non importa come. Lo sport di fine millennio sta conoscendo la sua degenerazione. E' possibile a questo punto recuperare l'innocenza? Il mio maestro di giornalismo, Vladimiro Caminiti, mi ha insegnato a raccontare le partite, partendo dal verde del parto e dall'azzurro del cielo. Il calcio, quando vuole, quando non diventa palestra di affari, sa ancora essere, come insegnava Sartre, "metafora della vita". Una speranza quindi ancora esiste: basterebbe, invece di guardare avanti, voltarsi indietro, recuperare le stagioni felici del pallone, quando Mané Garrincha, nato povero e con la poliomielite, stupì il mondo con il suo football danzato. Lo chiamavano "allegria della gente" e il suo doping era il pallone, da dominare, da accarezzare, da ipnotizzare. E la salvezza è in un'immagine ancora possibile: un bambino che insegue una palla. (stacco musicale) Scrive bene il grande scrittore uruguayano, Eduardo Galeano: "Per quanto i tecnocrati lo programmino perfino nei minimi dettagli, per quanto i potenti lo manipolino, il calcio continua a voler essere l'arte dell'imprevisto". Dove meno te l'aspetti salta fuori l'impossibile. Il nano impartisce una lezione al gigante. Un nero allampanato e sbilenco fa diventare scemo l'atleta scolpito in Grecia. Sì lottiamo insieme per salvare il calcio, per salvare lo sport. Ed è un modo, a ben vedere, per salvare noi stessi

(fine della visione della scheda)

 

STUDENTESSA: Buongiorno. Senta : l'agonismo a volte raggiunge delle forme estreme e l'esempio più attuale è quello del doping. Lei che cosa ne pensa?

PASTORIN: Che siamo di fronte a una degenerazione senza fine con il doping. Quando io ho cominciato, ad esempio, a giocare a calcio, da dilettante, l'ho fatto perché inseguivo, inseguivo un ideale di bellezza, un ideale estetico: volevo imitare il mio idolo calcistico, che era Pietro Anastasi. L'unico doping che conoscevo era quello della fatica, del sudore. Però i tempi sono cambiati, ve ne rendete conto anche voi. Oggi conta soprattutto vincere perché vincere vuol dire avere successo, ma soprattutto avere potere, avere soldi. Quali sono i miti di oggi, miti a volte negativi anche negativi? Sono gli sportivi, che, per ottenere il successo, si drogano. Tra l'altro, a volte, andando contro anche a loro stessi. Pensate a Ben Johnson. Ve lo ricordate tutti quanti. Nel momento in cui vinceva, dopato, era il campione, il fuoriclasse canadese. Quando l'hanno scoperto è ritornato ad essere per tutti un balbuziente giamaicano.

STUDENTESSA: Senta, io Le volevo chiedere: questi atleti di oggi, secondo Lei, possono essere definiti ancora tali, se noi pensiamo che, soprattutto in periodi precedenti, l'atleta era una persona che aveva, diciamo, un equilibrio psico-fisico, come si diceva, mens sana in corpore sano. Adesso questo equilibrio, secondo Lei, esiste ancora o no?

PASTORIN: Ragazzi, sono macchine, sono robot. Prima avete visto l'immagine di un giocatore brasiliano, Mané Garrincha.. Io sono italo-brasiliano ed ho avuto la fortuna, non di veder giocare, ma di seguire e di conoscere la storia di Garrincharincia. Pensate: era nato povero, con la poliomelite, è morto solo, abbandonato e alcoolizzato. Aveva una sola finta, portata con la gamba sghemba, eppure faceva cose straordinarie, non si drogava. Oggi Garrincha è improponibile in un calcio che ha sempre più fretta, in un calcio muscolare, in un calcio che ha perso la poesia. Ditemi voi: voi giocate al calcio per che cosa? Per diventare campioni e fare i soldi o perché vi piace giocare al calcio? Ecco, giocare, soltanto questo.

STUDENTESSA: Secondo Lei, questo fenomeno è una conseguenza di cosa? Degli interessi che girano intorno, in questo caso, al mondo calcistico oppure, cioè, non so, qualcos'altro?

PASTORIN: Perché dietro al mondo del calcio non c'è soltanto una squadra un ideale, un calciatore, la passione popolare, ci sono interessi che vanno oltre. Il calcio oggi è diventato un'industria, il calcio oggi porta molti soldi. Però sarebbe bello poter tornare - è quello che io cerco di fare nelle cose che scrivo, nelle cose che dico anche in televisione - al tempo in cui il calcio era soltanto calcio, la passione che tutti quanti noi abbiamo. Tu cosa ne pensi del calcio di oggi?

STUDENTESSA: Io, lo seguo, sono tifosa, ma non, non a grandi livelli. Sinceramente penso, non credo neanche più alle partite, cioè non so fino a che punto possano essere vere. Secondo me il 90% dei risultati sono decisi, magari non della singola partita, ma dei Campionati o cose simili. Io credo che esistono troppi interessi che girano intorno, troppi miliardi.

PASTORIN: Ma no, scusami, sulla realtà del calcio io sono pronto ancora adesso a scommettere, anche perché il calcio già in passato ha perso la sua innocenza, se ricordate, con lo scandalo del Calcio-Scommessa, dove vennero coinvolti anche personaggi famosi, calciatori della Nazionale. Io penso invece che il problema sia proprio com'è oggi: un giocatore, dovendo disputare tante partite, dovendo vincere per forza, appunto perché ci sono altre strutture dietro, sia quasi costretto invece a doversi a volte anche dopare. Ma non soltanto nel calcio, in tutte le altre competizioni, perché oggi i dilettanti non esistono più in nessuno sport.

STUDENTESSA: Lei pensa che persone che investono miliardi, magari in uno sport, nel comprare un giocatore, sarebbero pronti a perderli?

PASTORIN: Ma il problema è prima di tutto se il calcio è pulito e onesto, sì. Perché oggi l'Empoli può battere una grande squadra, perché oggi una squadra di Serie B, di Serie C, può riuscire ad ottenere un risultato importante.

STUDENTESSA: Sì, può , può magari vincere la singola partita, ma non credo che possa vincere un campionato.

PASTORIN: Anche perché le squadre migliori, investendo soldi, prendono i giocatori più forti, hanno gli allenatori migliori e hanno i preparatori migliori. Bisogna vedere soltanto se questi preparatori sono preparatori fisici e atletici, oppure sono preparatori che insomma… per costruire una squadra e costruire dei giocatori, non si rivolgono ad altro.

STUDENTE: Lei ha detto - stiamo parlando di doping a livello professionistico, no?, quanto c'entra allora il Suo intervento riguardo le Sue esperienze da dilettante?

PASTORIN: Perché, quando io ero ragazzo soprattutto, avevo dei buoni maestri - poi li ho avuti anche nel giornalismo, ma soprattutto nello sport -, che mi insegnavano soprattutto a fare un buon dribbling, soprattutto a palleggiare bene. Oggi, Voi lo sapete, ragazzi, ci sono tanti giovani che vengono imbottiti già di doping, di droga. Ci sono state delle denunce di recente. Quando da dilettanti noi abbiamo cominciato non c'era questo pericolo, forse, perché, ripeto, gli ideali erano altri, forse perché, per fare - noi facevamo o volevamo fare gli sportivi. Io sono un calciatore mancato più che altro -, lo facevamo per un ideale. Adesso invece se un ragazzo ha, ha delle qualità si cerca di migliorare queste qualità in modo tale che sia subito pronto per lo sport professionistico.

STUDENTE: Si parla quindi dello sport professionistico quindi. Ma che ragione c'è di usare del doping? Un dilettante perché dovrebbe utilizzare, secondo Lei, il doping?

PASTORIN: Perché ci sono oggi dei falsi miti. E i falsi miti sono dei modelli che vengono costruiti artatamente a misura e che vengono emulati in qualsiasi modo e in qualsiasi settore. E questo non coinvolge soltanto lo sport ma anche la vita di tutti i giorni.

STUDENTE: Se la gente, i ragazzi giovani dilettanti vogliono seguire, come Lei dice, falsi miti, non significa allora che lo sport diventa una banalità? Voglio dire, le persone che fanno sport che seguono falsi miti, quindi sono persone che non hanno una personalità.

PASTORIN: Hai ragione. Ma il pericolo non è soltanto la banalità, il pericolo è andare incontro ad uno sport che crea dei mostri. Questo è il vero pericolo, secondo me: la società oggi rischia di creare dei mostri, non soltanto nello sport, ma anche nel cinema e nella politica.

STUDENTE: In che senso "mostri", mi scusi?

PASTORIN: Dei mostri, cioè prodotti che non sono più umani, prodotti che non nascono dalla capacità del singolo individuo di esprimersi secondo le proprie capacità, perché sono costruiti.

STUDENTESSA: Io volevo chiederLe: ma secondo Lei, visto che appunto adesso molti calciatori comunque fanno uso di queste sostanze stupefacenti, o almeno si vocifera -, secondo Lei perché c'è questo, perché si è perso lo scopo del calcio o comunque dello sport, in generale come piacere di giocare, come divertimento, oppure perché soltanto si vede lo sport come modo di arricchirsi, come un modo di affermarsi. Cioè si è persa questa voglia di divertirsi soltanto, oppure c'è qualcosa altro?

PASTORIN: Una volta pochi giocatori diventavano ricchi al termine di una carriera. La maggior parte dei giocatori mettevano su un bar, al paese, con la foto dei loro giorni di gloria. Quelli che potevano fare fortuna erano veramente pochi. Adesso è cambiato tutto quanto. Voi sapete che ci sono giocatori che, con due stagioni soltanto in Serie B, garantiscono il futuro a se stessi e ai loro figli e ai loro nipoti? Perché ci sono ingaggi che sono pazzeschi, che sono folli. Questo perché lo sport è cambiato. Io vi chiedo, soprattutto se è possibile, secondo voi, che siete giovani e avete la fortuna di essere giovani, poter riportare lo sport ancora ad essere un momento di felicità, di aggregazione, oppure pensate invece che non ci sia più niente da fare? E se ci sarà in futuro, un rifiuto completo dello sport, da parte di altre generazioni giovani?

STUDENTESSA: Ma non crede che questo sia molto difficile attuarlo, se ad esempio già le persone che sono estranee, insomma anche gli spettatori, vedono che comunque fare il calciatore oltre che divertente è molto conveniente, perché vi sono dei guadagni enormi diciamo.

PASTORIN: Sì, ma intanto bisogna fare un discorso che parte anche da lontano, che parte dalle famiglie, e vedere quanti sono i genitori che vogliono vedere un figlio campione soltanto perché questo figlio possa diventare ricco. Bisogna vedere che cosa fa la scuola - e questo dovete dirmelo Voi oggi - per insegnare quali sono gli ideali dello sport. Ma soprattutto, è la domanda che io vi voglio fare, se voi pensate che un domani lo sport possa ritornare ad essere sport o se invece andiamo sempre peggio. E' questo che Vi chiedo, oltre a dovermi dire se la scuola e le famiglie fanno veramente qualcosa per educare figli e allievi a uno sport che sia uno sport ancora puro. Chi mi sa rispondere?

STUDENTESSA: Quindi, professore, è possibile etichettare a Suo avviso lo sport: "malato"?

PASTORIN: Sì, ma non tutto lo sport. Non possiamo generalizzare, fare un discorso che sia totale. C'è parte dello sport che è malato e parte dello sport e parte degli sportivi, che difendono la propria natura. Questo è importante.

STUDENTESSA: E il calcio invece, in particolare?

PASTORIN: Beh, il calcio, secondo me, può ritornare ad essere uno sport, forse non più puro, perché è difficile parlare di purezza, oggi, in questa società, però, secondo me, può ritornare, grazie alle nuove generazioni, perché ci sono sempre "corsi e ricorsi storici", come sapete. La mia speranza è questa: poter ritornare a questo sport, a questi palloni, perché oggi sono cambiati anche i palloni del calcio. Il portiere Pagliuca mi ha detto che ogni domenica, in diversi stadi, la sua preoccupazione non nasce soltanto da un bomber avversario, ma anche dai palloni, che cambiano di partita in partita. Anche i palloni sono diventati differenti. Guardate questo com'era: era duro, era difficile, faceva male a colpirlo di testa. però un giocatore, la sua abilità la dimostrava anche con palloni come questo.

STUDENTESSA: Mi scusi, volevo chiederLe, ritornando al discorso di prima: come Lei ha detto, soltanto alcuni sport sono coinvolti nel problema del doping. Però, se noi notiamo, sono proprio quegli sport che hanno, diciamo, uno spazio televisivo. E ci può essere, diciamo, una connessione tra il problema del doping e lo spazio in televisione occupato da questi sport?

PASTORIN: Sì, sicuramente sì. Infatti il ruolo è della televisione. Anch'io, che faccio televisione, è di denunciare questo fatto e cercare di riportare lo sport ai suoi valori, al suo ideale, alla sua natura. Ma è vero che tante volte c'è una esasperazione dello sport in televisione. Dobbiamo riuscire anche a risolvere questo problema. Da ex giornalista della carta stampata - anche se ancora adesso scrivo sui giornali e sulle riviste - io ho sempre detto ai miei colleghi: "Cerchiamo di raccontare sempre la verità per quanto riguarda lo sport, non raccontiamo le menzogne". Raccontiamo quello che c'è dietro anche a una grande impresa, cerchiamo di scoprire se questa impresa è un'impresa reale oppure un'impresa falsa. Anche perché lo sport, in passato, aveva anche un valore politico importante. Se ben ricordate, ad esempio, l'impresa di Jessy Owens, alle Olimpiadi di Berlino: un atleta nero che batte i campioni tedeschi, e il dittatore Hitler che si rifiuta di stringergli la mano, oppure nella Finale della Coppa del Mondo, in Argentina, nel pieno del regime di Videla, prima della Finale Argentina-Olanda, l'allenatore Cesar Menotti dice ai suoi giocatori: "Noi dobbiamo vincere, non per i dittatori che sono in fila, nella tribuna d'onore, ma per il nostro popolo che soffre". Questo è il calcio che può dare degli esempi, il calcio che ha dei valori. Vorrei ricordarVi una frase di un grande scrittore brasiliano - e per ritornare anche a uno dei miei miti, che è Garrincha - Edilberto Coutinho : "Il calcio, come la letteratura, se ben praticato è forza di popolo". I dittatori passano, passerano sempre, ma un goal di Garrincha è un momento eterno, non lo dimentica nessuno.

STUDENTESSA: Sì, ma fin quanto si cureranno gli interessi, soprattutto economici, anche televisivi, penso che difficilmente si potrà ritornare ad uno sport puro.

PASTORIN: Beh, dipende, perché anche la televisione può raccontare lo sport puro senza problemi.

STUDENTESSA: Sì, ma siamo io e Lei a dirlo. Tanti altri, sa, possono pensare questo?

PASTORIN: Beh, siamo già in due. E' un buon inizio.

STUDENTE: Buongiorno. Volevo chiederLe se - ritornando al discorso di prima: il calcio che crea dei mostri - ma forse non è questo proprio il prezzo da pagare.

PASTORIN: ..., però può essere qualsiasi sport, perché i mostri possono essere creati anche nella pallacanestro, nella pallavolo, nell'atletica, nell’okay a rotelle.

STUDENTE ... sì, però diciamo, riferendomi proprio al calcio, questo creare mostri, robot, non è forse il prezzo da pagare per avere il famoso calcio-spettacolo?

PASTORIN: Non credo, perché, se hai voglia, riguarda dei vecchi filmati, in bianco e nero, ad esempio del Brasile che vinse nel 1958 la Coppa Rimmel, la Coppa del Mondo. Quello era calcio-spettacolo e quelli erano ragazzi che come droga avevano soltanto il succo d'arancio o il succo d'ananas. E c'era un ragazzino di 17 anni, che si chiamava Pelé, che non ha avuto bisogno di drogarsi per diventare il più grande calciatore di tutti i tempi. E un altro grande calciatore, Diego Armando Maradona, si è drogato non per essere il migliore, ma soltanto per un vizio suo personale, perché la cocaina non lo faceva giocare meglio, assolutamente, anzi poteva soltanto farlo giocare peggio. Quindi è ancora possibile avere dello spettacolo con un calcio oppure uno sport in generale, che sia onesto. Ragazzi, forza. I vostri genitori che cosa Vi dicono dello sport? Vogliono, non so, vederVi grandi campioni, vogliono vederVi grandi calciatori, e, se sì, perché?

STUDENTE: Posso tornare un attimo al discorso di prima? Lei ... - io dopo risponderò anche a questa domanda - il problema è questo: io paro da tifoso.

PASTORIN: Tifoso di che cosa?

STUDENTE: Della Roma, per la precisione, e comunque parlo da persona che va allo stadio a vedere la partita. Ora io sono, diciamo, in un certo senso ottimista, un po' come Lei, e credo ancora in determinati valori. E come me penso che ci siano molte altre persone che credono in questi valori, soprattutto negli spalti, quando fanno a vedere delle partite o quando giocano magari una partita, amatoriale a pallone.? Il problema è, quando vediamo degli atteggiamenti, da parte delle società o dei calciatori, atteggiamenti che comunque rievocano determinati credi e determinati ideali, fino adesso non ho avuto problemi a ritenerli veri, adesso però, con tutto quello che sta succedendo, inizio a pensare: "Ma credono veramente in quello che fanno o prendono in giro noi, che siamo qui, comunque, a tifare e a credere in qualcosa?". Questo è il problema. Io penso che determinati ideali negativi cadranno nel momento in cui coloro segue lo sport, i tifosi ec.., penseranno che siano soltanto delle falsità. E questo adesso sta avvenendo.

PASTORIN: Beh, noi non abbiamo prove che sono delle, delle falsità, abbiamo soltanto dei sospetti.

PASTORIN: Sì, certo, certo. Infatti bisogna andare al fondo delle questioni. L'eventuale Zeman ha fatto bene, a mio avviso ad esempio, a tirare fuori la questione del doping. Ha sbagliato soprattutto a fare dei nomi senza avere delle prove, gettando anche delle ombre su dei professionisti che, secondo me, sono professionisti seri. Perché io ti posso dire che ad esempio un ragazzo come Del Piero crede ancora in un ideale sportivo, crede ancora nel calcio come divertimento, perché è nato, penso, come tutti quanti noi, con la voglia di giocare a calcio, di tirare calci a un pallone, a fare dei goal, emulare un grande.

STUDENTE: Senta, scusi. Lei ha detto che Zeman ha sbagliato a fare dei nomi senza avere delle prove. Ma non hanno sbagliato anche i giornalisti a parlare su questo argomento senza avere delle prove prima? Non avete sbagliato Voi?

PASTORIN: No, perché parto da una denuncia. Noi abbiamo riportato quello che è stato detto dall'allenatore della Roma. Ma la colpa c'è stata da parte nostra, di essere arrivati tardi. Dovevamo svegliarci molto prima. E in questo hai ragione. E' stata questa la nostra grande colpa.

STUDENTE: Quindi allora qual è il compito di un giornalista?

PASTORIN: Cercare di andare sempre al fondo delle questioni, non essere superficiale, non guardare soltanto lo sport per quello che vede e soprattutto non pensare che siamo tutti quanti Alice nel Paese delle Meraviglie, ma cercare di andare a fondo.

STUDENTE: Senta scusi, sempre io. Lei diceva che un giornalista ha il compito di andare a fondo nelle situazioni. Come si può andare a fondo nelle situazioni?

PASTORIN: Cercare di non farsi mai trovare impreparati, cercare di capire, di indagare, di andare a fondo. Non di limitarsi soltanto a quello che vediamo, ma di scavare dietro, dietro le quinte.

STUDENTE: Va bene, ma un giornalista non è un biologo, non è anche un chimico, quindi come può - ripeto la domanda -, come può un giornalista andare a fondo, indagare?

PADSTORIN: Informandosi, perché il lavoro di un giornalista sportivo non è soltanto quello di andare ai campi a intervistare un grande campione, ma è quello di vedere anche oltre. Se c'è un sospetto, come l'ha avuto Zeman, che ha fatto questa denuncia, dove è partita una delle più grandi inchieste sul doping in Italia, poteva farla anche un giornalista. Mi dispiace che non sia stata fatta appunto da un mio collega.

STUDENTE: Continuo. Lei dice: "Informandosi". Ma se i giornalisti prendono spunto dalle dichiarazioni, come Lei ha detto, avventate ...

PASTORIN: In questo caso qui. Ma tante altre volte i giornalisti sono stati i primi a tirare fuori del marcio, ma non soltanto nello sport, ma anche in altri settori. In questo caso è partito dalla denuncia di uno degli addetti ai lavori, ma tante volte sono stati i giornalisti. Avete visto l'immagine, per me ... io mi chiamo Darwin - ... sono immagini imbarazzanti. Ecco, non corriamo il rischio di finire così, perché sarebbe veramente triste: immagina costretto ad essere un robot, un giocoliere, un forzato dello spettacolo e alla fine diventare soltanto una parodia di te stesso.

STUDENTE: Troppo spesso però, riguardo all'argomento appunto dei giornalisti, che dovrebbero comunque informarsi, c'è un problema. Almeno io parlo, vedo comunque la situazione giornalistica che c'è a Roma, che è molto deleteria sia per le squadre, sia proprio per i giocatori. Il fatto che molte volte i giornalisti non vanno a fondo delle questioni e, non facendo questo, e quindi non avendo notizie vere, tentano di ingrandire delle falsità oppure ...

PASTORIN: Beh, questo scusa, non è vero. Non è che voglia difendere a tutti i costi la mia categoria, ci mancherebbe, però ad esempio a Roma ci sono tanti, tantissimi professionisti seri. Non è ...

STUDENTE: Ma io non è che parlo del professionismo di determinate persone, dico però che a volte bisognerebbe vedere bene quali sono le reali questioni da affrontare e quali sono invece dei, diciamo, degli argomenti che sarebbe meglio, sia per gli addetti, sia, comunque vada, anche per i giornalisti stessi non affrontare, perché creano soltanto delle chiacchiere, che sono deleterie e basta.

PASTORIN: Sì, questo hai ragione. Io ad esempio sono sempre stato contrario, nella mia professione, agli scoop falsi, alle notizie eclatanti, ma ho sempre cercato di raccontare la verità oppure le cose che so, le cose di mia conoscenza. Anche perché, per me, il segreto è sempre questo, ragazzi, vedete: da dove tutto comincia: da una Genesi, da un'Epifania, da questo lembo che vuole essere un prato verde. E' da qui che comincia tutta quanta la storia, dove ho cominciato io, forse dove avete cominciato voi, cominceranno i vostri figli. E quando si comincia su un prato verde a giocare, a fare dello sport siamo tutti sicuramente puri. E' più avanti forse che qualcuno di noi si perde per strada. Ecco sarebbe bello se tutti insieme, ecco, percorressimo un percorso comune, ma per il bene anche dei nostri figli, delle generazioni che verranno. E' questo il segreto.

STUDENTESSA: Ma secondo Lei, perché allora c'è gente che, quando ad esempio - soprattutto nel calcio -, quando va allo Stadio per guardare una partita se, sente, magari, non so, comunque si scontra con altri, con una fazione opposta ai tifosi di un'altra squadra, soprattutto, quasi per cercare di difendere anche le sue idee, quasi perché vorrebbe assolutamente che prevalesse la sua squadra, perché c'è questa competizione ...

PASTORIN: Va bene, ma questa non è una degenerazione dello sport. E' una degenerazione del tifo. Anche il tifo, con il passare degli anni, è cambiato. Io, quando andavo allo stadio, a vedere le partite della mia squadra del cuore, in curva andavo tranquillo, e mi accompagnava anche mia madre, mentre adesso io non farei andare sinceramente mio figlio in certe curve, curve del calcio.

STUDENTESSA: E questo perché, secondo Lei, oggi è successo?

PASTORIN: Ma qui non riguarda la degenerazione dello sport, ma riguarda una società che è diventata sempre più violenta e quindi anche lo stadio diventa palestra di violenza, anche se non bisogna demonizzare gli stadi. Per carità, non è così, perché le violenze le hai tutti i giorni, per le strade, le hai con, purtroppo, il becero razzismo, che tante volte purtroppo coinvolge anche il nostro paese e le nostre città, ce l'hai con tanta politica che è violenta. E' questo purtroppo il male di questo società. Anche questo dobbiamo fare: tutti insieme dobbiamo cercare di combattere questi mali qui. Anche perché andare allo stadio oggi, - e voi forse lo sapete - è diventato sempre più inquietante, sempre più pericoloso, mentre una volta non era così, ve lo posso dire. Andare allo stadio, andavamo con gli amici: era una festa, era un modo per stare insieme, era un modo per ritrovarsi dopo le ore del liceo, tutti quanti con la stessa passione, poi tornare a scuola e dopo un derby c'erano le risate, gli sberleffi. Oggi, dopo un derby, si rischia veramente di andare a una guerra anche nelle classi. Adesso, purtroppo, fa parte di una degenerazione del vivere, del vivere quotidiano, del vivere civile.

STUDENTE: Mi scusi, ma questa degenerazione sportiva non rischia anche di aumentare, anche a causa della pubblicità? Come vediamo ogni giorno, nelle partite, appena c'è un piccolo intervallo subito si, diciamo si insinua uno spot pubblicitario. Non pensa che si rischia addirittura di far aumentare queste pause interrompendo così, diciamo, lo svolgimento dello sport?

PASTORIN: No. Questo, questo non penso, anche perché, ad esempio, in America il baseball è uno sport infinito e sempre interrotto dalla pubblicità, anche il football americano. Andare negli stadi del baseball in America vuol dire andare in luoghi sereni, dove si mangia hamburger e Pop Corn, dove vanno lì veramente le famiglie. Non penso che sia colpa della, della pubblicità, che ci possa essere un pericolo occulto

STUDENTE: Beh, ma allora diciamo, qual'è la differenza proprio sostanziale, tra quello sport, diciamo, americano e questo sport nostro occidentale, europeo? Prendendo ad esempio un esempio come il calcio.

PASTORIN: Che il nostro sport è esasperato, a tutti i livelli. Mentre lo, sport americano, che pure è uno sport ricco, che spesso ha avuto anche questioni di doping, ha ancora, diciamo così, un ideale nazionale e romantico. Il baseball per gli Americani è come una grande festa collettiva: la gente si commuove, mette la mano sul cuore, quando ci sono gli inni delle squadre di calcio, non soltanto per quello americano. Diciamo che è una diversa concezione, una diversa cultura dello sport. Ma anche da noi è stato così sino a qualche, sino a qualche tempo fa. Forse perché siamo un popolo latino, allora i popoli latini sono caldi sempre in tutto, anche nella, nell'esasperazione

STUDENTE: Di qua, di qua. Scusi, Lei ha detto, che lo sport nostro è uno sport degenerato.

PASTORIN: Esasperato. C'è la esasperazione dello sport, certo.

STUDENTE: ....esasperato - mentre lo sport americano è uno sport che tende più a degli ideali, no?

PASTORIN: Sì.

STUDENTE: Allora perché abbiamo trovato il caso di Ben Johnson, che si è dopato?

PASTORIN: Beh perché oggi ci sono, anche come ho detto prima, ci sono anche delle pecore nere anche negli sport americani. Anche perché Ben Johnson, ha cercato di superare i suoi limiti, che erano i suoi limiti normali, umani. Tra l'altro Ben Johnson era un bellissimo atleta, un atleta che poteva togliersi tante soddisfazioni. Ha cercato, ha cercato di andare oltre. Ma io non farei dei casi ... voglio dire non è che l'America è pura, l'America è santa e noi siamo i diavoli. Assolutamente, perché noi abbiamo avuto, e continuiamo a avere, degli atleti purissimi e bellissimi. Pensiamo a Pietro Mennea, che per tanti anni è stato campione, ha avuto il record dei 200 metri, pensiamo ai ragazzi e alle ragazze della scherma, pensiamo ai ragazzi della pallavolo, ai ragazzi dello sci, ma anche ai nostri ragazzi del calcio, perché sicuramente i campioni dell''82 in Spagna non erano campioni che si drogavano, e questi ragazzi rispondono al nome di Paolo Rossi, Gentile, Zoff, il povero Scirea.

STUDENTE: Continuo sempre. Lei ha detto anche, proprio adesso, che un, un, uno sportivo fa uso di doping per superare il livello umano, per diventare un robot. Che cosa è che spinge mentalmente un uomo ...

PASTORIN: La popolarità, i soldi, la possibilità di avere degli ingaggi, il fatto che oggi uno sportivo è anche un uomo che fa pubblicità, è un uomo che può fare cinema, è un uomo oggi, uno sportivo, è allo stesso tempo, è come il divo di Hollywood. Una volta la gente impazziva per i divi di Hollywood, adesso impazziscono per i divi dello sport.

STUDENTE: Quindi significa che lo sport è stato contaminato dai media: giornali, TV, radio.

PASTORIN: E' stato contaminato un po' da tutto, non soltanto dai giornali o dalla radio o dalla, dalla televisione. Un po' da tutto. E' per questo che io oggi vorrei appunto arrivare, se è possibile a una soluzione che può essere anche un'utopia e chiedere a Voi se c'è la possibilità di una salvezza e la risposta non me l'avete ancora data ed è quello che io francamente sento di aver bisogno. Dimmelo tu, se c'è una possibilità, ecco.

STUDENTE: Le rispondo dopo che Lei magari ha ascoltato la mia domanda. Lei chiede a noi se è possibile un domani pensare ad uno sport diciamo puro, no

PASTORIN: Ma io parlo per quella che è la mia, la mia esperienza di giornalista. Dico soltanto che io cerco di riportare lo sport alla sua dimensione, che cerco di raccontare lo sport così com'era e come vorrei che ritornasse ad essere. Adesso dammela tu una risposta.

STUDENTE: Le do la risposta ma vorrei anche la Sua risposta, non si potrà tornare indietro fin quando dietro le spalle dei calciatori o di qualsiasi altro sportivo ci sono delle multinazionali, quindi c'è un giro di miliardi incredibili.

PASTORIN: Secondo me invece si può ritornare indietro, anche se ci sono i miliardi nello sport, perché i miliardi oggi ci sono da per tutto.

STUDENTE: Come si può tornare indietro?

PASTORIN: Recuperando i valori, i valori dello sport. Quando, quando un atleta, un atleta ritorna a sentire soltanto la forza del proprio cuore, dei propri muscoli e della propria mente. E qui non c'entrano i miliardi o i non miliardi, c'entra il valore dello sportivo, uno sportivo che vince perché veramente è più bravo.

STUDENTE: Ma questi valori comunque verranno sempre offuscati dal denaro, dalla fama - lo ha detto anche Lei -, dalla popolarità. L'ha detto prima.

PASTORIN: Da parte di alcuni certo. Ma noi non possiamo sempre discutere su dei casi singoli, che portano la degenerazione. Io parlo in generale. E io ci credo. Però non mi hai detto se ci credi tu fino in fondo. E tu che cosa ... Tu, ad esempio, sei uno sportivo?

STUDENTE: No.

PASTORIN: E come ti poni nei confronti dello sport?

STUDENTE: Nei confronti dello sport lo seguo, come lo seguiamo tutti quanti, sono un tifoso anch'io. Così mi pongo nei confronti dello sport. Per evitare appunto però di degenerare, non pratico sport, però.

PASTORIN: Beh, questo è un errore però, perché nella pratica di uno sport, che può essere allo stato puro, non c'è degenerazione.

STUDENTE: Ma scusi, se Lei dice che lo sport allo stato puro non esiste, lo ha detto due minuti fa, perché adesso dice che è un errore non praticare sport allo stato puro? Cioè dico che noi ....

PASTORIN: No, non è andata, non è così ragazzi.

STUDENTE: Lo ha detto Lei.

PASTORIN: .... no: che esiste il pericolo di una degenerazione dello sport - e in certi casi questa degenerazione c'è, la tocchiamo, è stata denunciata. Ma c'è ancora chi crede allo sport come lo era puro, come lo credo io.

STUDENTE: Noi abbiamo fatto una ricerca su Internet e abbiamo trovato vari siti, su cui vengono messe in evidenza le varie squadre di calcio. Un sito molto interessante, cioè che parla proprio del doping, su cui possiamo mettere in evidenza una frase, nella quale c'è scritto, che alcuni atleti hanno denunciato il problema del doping, adesso però stanno pagando a caro prezzo quello che è successo, quello che hanno fatto. Questa frase appunto ci fa capire però che per gli atleti, i veri atleti, la scelta dei farmaci non dipende da loro, ma ci sono delle altre entità, più grandi di loro, che regolano questi farmaci in modo tale da trarre dalla loro figura grandissimi interessi. Lei cosa ne pensa su questo?

PASTORIN: Che bisogna sempre vigilare, e che è giusto denunciare e andare in fondo alle questioni e soprattutto tutelare chi denuncia questi fatti. Molte volte - ed è vero - che chi fa delle denunce viene poi messo da parte e viene emarginato. Questo è un rischio che nessuno di noi deve correre assolutamente.


Una pagina dedicata a Garrincha

http://usr.solar.com.br/~juliocba/garrincha.htm

Lista di sostanze proibite

http://www.ecl.ch/funnydancers/Doping-Liste.htm


Biografia di Darwin Pastorin

Trasmissioni sul tema Agonismo e competizione

Partecipa al forum "I contemporanei"

Tutti i diritti riservati