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Liceo Scientifico Isacco Newton di Roma STUDENTESSA: Buonasera Professor Prete. Si dice che la nostalgia sia un voler ritornare indietro nel tempo e in un determinato luogo. Ma mentre è possibile ricreare determinate situazioni, già trascorse, è molto più difficile riprovare le stesse sensazioni. Quindi, possiamo dire che la nostalgia sia un desiderio di ritornare ad un determinato stato d'animo? PRETE: Sì. Con questa domanda Lei coglie subito un tratto fondamentale del significato della parola "nostalgia". La nostalgia ha sempre avuto, come proprio baricentro, il tempo, e, quindi, il problema del tempo. Mentre nello spazio si può andare e tornare da un punto 'A' a un punto 'B' muovendosi nelle sue tre dimensioni, e quindi tornare indietro da un luogo dove siamo stati, di contro non si può tornare verso un tempo che abbiamo già vissuto, perché il tempo è irreversibile. Il tempo è fatto di istanti che non tornano più. E allora la nostalgia ha come oggetto, come sostanza del proprio pensare, della propria immaginazione, un tempo che non ci appartiene più, che è completamente finito. Questa impossibilità di ritornare in quel tempo, pur sapendo che sarebbe possibile, nel caso di un movimento nello spazio, ritornare in un determinato luogo, in quel luogo, questo contrasto tra un tempo impossibile da recuperare ed uno spazio possibile da percorrere, che è un autentico conflitto crea questa sorta di ansietà che è la nostalgia. STUDENTESSA: Buonasera. Vorrei chiederLe: la nostalgia apparentemente si contrappone alla speranza perché evoca situazioni passate e non considera affatto quelle future. Ma nostalgia e speranza sono realmente opposte oppure hanno qualcosa in comune? PRETE: Certamente hanno qualcosa in comune. La nostalgia e la speranza sono due sentimenti che hanno entrambi per contenuto, come si diceva prima, il tempo: il tempo passato nel caso della nostalgia il tempo futuro, possibile, nel caso della speranza. E quindi, in quanto tali, sarebbero due sentimenti in netto contrasto tra loro. Tuttavia esiste anche una forma di nostalgia del futuro, per così dire, che si può provare quando la nostalgia non sia più considerata come una malattia. E' quello che può verificarsi quando la nostalgia appare in uno stato d'animo più simile ad una condizione di desiderio. I poeti, gli scrittori, gli artisti hanno lavorato molto su questa idea della nostalgia come desiderio di qualcosa di indeterminato. In quel caso, la nostalgia può sfiorare anche la speranza. Io ho nostalgia di qualcosa che potrebbe accadere e, nello stesso tempo, dispero del fatto che questa cosa possa accadere. Ma come il tempo passato non è presente e da questo ne può derivare uno stato di ansietà, perché questo passato non può essere presente, così anche il tempo futuro non è ancora presente e non so se, in esso, un determinato evento accadrà mai. E' dunque, quest'ultima, una sorta di ansietà, come anche la immaginazione del futuro. Quindi sia nostalgia che speranza sono due sentimenti sospesi, due sentimenti che prendono il tempo e lo "guardano" dall'esterno, in qualche modo. Il problema è allora: come è possibile che questi due sentimenti, nostalgia e speranza, siano in grado di trasformarsi in "materia forte" del pensiero poetico, della letteratura, della narrativa, della musica? STUDENTE: Buonasera. Nei nostri studi di filosofia abbiamo appreso come, secondo Platone, "conoscere" sia "ricordare". La reminiscenza è il ricordo che le idee hanno del viaggio che hanno percorso prima di entrare nel corpo. Possiamo quindi affermare che la nostalgia sia un tendere dell'anima alle proprie origini? PRETE: Possiamo dire, innanzitutto, che nostalgia, come termine assunto nella sua designazione originaria, venne proposto, nel 1688, da un giovane laureando in medicina all'Università di Basilea. Nostalgia è una parola formata dal prefisso nostos, che vuol dire "ritorno" e dal suffisso algìa, ovvero "voce". Si tratta, quindi, di una designazione istituita per definire una patologia, una malattia che colpiva, spesso, i soldati svizzeri, quando questi venivano destinati presso guarnigioni straniere. E poi, in seguito, da patologia, con il passare delle epoche, è stata trasformata in un sentimento. Ma va comunque ricordato come l'origine della nostalgia moderna e della parola "nostalgia" sia un'origine medica, clinica. Infatti, per due secoli circa, fino ai primi anni dell'Ottocento, la nostalgia è stata studiata come malattia. Ebbene, questo discorso riguardante Platone, che Lei ha appena introdotto, molto importante per il collegamento tra nostalgia e reminiscenza e memoria e ricordo, possiamo considerarla una valida suggestione che ci riporta, in qualche modo, all'uso possibile del termine "nostalgia", considerato, però, in modo improprio. Diciamo che è nostalgico anche l'eroe classico del nostos, del mito del ritorno, per antonomasia, ovvero Ulisse. Se estendessimo il campo semantico della parola "nostalgia" fino a coprire, con questa parola, non più soltanto una malattia, come è accaduto in età moderna, quando il termine nacque, ma anche un determinato dominio di sentimenti, vissuti da tutti gli uomini, da quando esiste il linguaggio dell'uomo, allora, certamente, la nostalgia avrebbe a che fare anche con il ricordo, con la reminiscenza, con la rimembranza. E però qui si aprono molte questioni abbastanza interessanti, credo, e cioè: che cos'è il ricordo della nostalgia, che funzione svolge il ricordare tipico della nostalgia, che funzione assume la reminiscenza della nostalgia? Questo è un discorso che andrebbe approfondito, ma non è sufficiente dire semplicemente che la nostalgia sia sempre costituita di ricordi che non possono essere ri - animati, ricordi che si presentano come definiti, chiusi, bloccati nel passato. Il ricordo principale della nostalgia, è il ricordo di un luogo, di uno spazio temporale vissuto in un luogo. Per lo più è il luogo natale, è il luogo dell'infanzia, è il luogo della patria, da cui uno si è mosso per andare altrove. Per questo la nostalgia è l'insieme dei ricordi propri di chi è stato sradicato o allontanato da un luogo. E' un modo di sentire tipico della lontananza, ed è un sentire proprio dell'esilio. STUDENTE: Vorrei chiederLe se il concetto di libertà, proposto sullo sfondo ideale dello stato di natura da molti filosofi dell'età moderna, possa essere considerato come una forma di nostalgia progressiva, come se questa libertà venisse posta a base di una società in cui si possano attuare, contro ogni vana speranza, uguaglianza e diritto. PRETE: Sì. Certamente è, questo di cui Lei parla, un tentativo molto interessante, dal punto di vista della correzione di quella nostalgia regressiva, che si presenta, a volte, in forme anche pericolose. Spesso vediamo, nella storia, come alcuni individui o alcune popolazioni si siano fissate regressivamente su dei miti della propria etnia, della propria origine, del proprio paese, della propria identità linguistica, e culturale. Sicuramente questa fissazione ha rischiato di bloccare in avanti il movimento del progresso storico e culturale di queste popolazioni. Non esiste linguaggio, non esiste simbolismo, non esiste comunicazione con l'altro, anzi c'è un approssimarsi alla negazione dell'altro, in questa regressione alla nostalgia mitica. E dunque, questo di cui Lei parlava, è proprio l'elemento correttivo della comunicazione interpersonale; l'apertura verso una condizione in cui ci sussista un elemento imprenscindibile di libertà, il che sta a significare un elemento di riconoscimento dell'altro e del diritto dell'altro ad esistere. Questo è un elemento molto forte, teso a correggere l'aspetto regressivo, di chiusura, della nostalgia protesa verso una radice immaginaria. STUDENTESSA: In classe noi abbiamo letto A Zacinto, in cui in pratica Foscolo si rivolge alla propria patria con le parole: "o materna mia terra". Nella sua visione poetica la terra natia diviene un tutt'uno con il corpo della madre. Vorrei chiederLe se è possibile leggere in questi versi una anticipazione della psicoanalisi, secondo la quale la nostalgia deriva dal dolore dovuto alla separazione dal corpo della madre e dall'impossibilità di ricongiungersi ad esso. PRETE: Certo. Lei ha colto un punto molto rilevante del significato linguistico della nostalgia e del "movimento" in esso implicito. A Zacinto di Foscolo è quasi una definizione del movimento della nostalgia, sentimento che parte da una terra verso la quale non è possibile più tornare e, di riflesso, muove verso il territorio del linguaggio. Che cosa accade in questo sonetto, che voi tutti ricordate benissimo? C'è l'immagine di una terra, da cui il poeta è lontano, e questa terra è la terra della madre, come Lei ricordava, è la terra della lingua materna. E il poeta è colui che parla la lingua materna, "il miglior fabbro del parlar materno" come scrisse Dante. Possiamo definire il poeta come "colui che parla la lingua della madre", perché la poesia non è il linguaggio delle istituzioni, del potere, della legge, è il linguaggio dell'invenzione, della fantasia, dell'affetto, è la lingua dell'immaginazione. E, dunque, il poeta è colui che parla la "lingua della madre". Un poeta che è separato dalla sua terra è separato anche dalla sua lingua e tuttavia deve, comunque, parlare quella lingua. Ecco perché il poeta è sempre in una posizione, per così dire, nostalgica, perché usa una lingua, che è la lingua materna, dalla quale è separato, in quanto separato dalla madre, ma è separato anche da quel linguaggio dell'infanzia, che era, un tempo, la lingua propria della sua formazione di individuo. E, dunque, questa separazione dalla terra è anche una separazione dal corpo della madre, da tutto quello che può significare il corpo della madre come linguaggio simbolico, come l'invenzione, come affettività, ponendo i termini appena analizzati nella stretta relazione "corpo della madre/corpo della terra/corpo della lingua". Sussiste una equivalenza, quindi, per il poeta, tra la madre, la terra e la lingua. E' un po' come se fossero la stessa cosa. Un poeta si forma, cresce, dà sostanza, forza, energia al proprio linguaggio se, e solo se, tiene presenti questi tre elementi. Ma questi tre elementi sono elementi che non si possono ricreare se non attraverso il ritmo, attraverso cioè la finzione di un nuovo tempo, che è il tempo della poesia, il tempo del linguaggio, che non è il "vero" tempo vissuto nell'infanzia. E dunque la poesia vive sempre in rapporto con un altro tempo. STUDENTESSA: Due persone che si amano intensamente si sentono come una persona sola e ognuna di loro è parte integrante dell'altra. Se una delle due morisse, la nostalgia che l'altro potrebbe provare per la persona defunta, dovrebbe essere vista soprattutto come un sentimento provato nei confronti della persona scomparsa o, piuttosto, per una parte di sé stessa che è morta? PRETE: Certamente tutte le forme di separazione, anche le forme più violente o più tragiche di questo atto, costituiscono sempre come una separazione dal proprio Io da parte di ciascuno, ovvero da quella parte di noi stessi, che è vissuta assieme all'altra persona, che è quel determinato luogo, o è quella vicenda. Ecco perché, in qualche modo, la nostalgia è un sentimento doloroso. E' quella che Leopardi definisce ricordanza. Anche la ricordanza è insieme dolce e amara, nella poesia leopardiana. E Leopardi stesso l'ha definita, spesso, come presenza simultanea di dolcezza e dolore. E dunque ci si separa da qualcosa che abbiamo vissuto o da qualcosa che è vissuto con noi, ma questa separazione è sempre una separazione da quel nostro Io che fummo allora. E la nostalgia nasce proprio da questa separazione. Per questo non mai è possibile ritornare, perché quei determinati "noi stessi" non esistono più, poiché quel determinato Io che viveva in noi allora è trapassato, trasformandosi. Quel "noi" che abbiamo vissuto allora, in quel tempo e in quel luogo, non è più possibile riaverlo. La nostalgia è un sentimento tragico, ma è anche un sentimento aperto. STUDENTESSA: Secondo Lei la nostalgia può essere intesa come paura di affrontare il futuro? PRETE: Può anche accadere che la nostalgia si presenti in questa forma, ossia come paura di affrontare il futuro. E, in quel caso, si ha la nostalgia regressiva, ovvero la nostalgia che crea delle paratie, delle separazioni, dei diaframmi forti nei confronti di tutto ciò che è novità, che è linguaggio comunicativo, è occasione e attesa. E questa è la nostalgia chiusa, quella nostalgia che ci impedisce di guardare in avanti, ed è una nostalgia che può essere veramente pericolosa. Può rinchiuderci nel bozzolo di un rapporto immaginario col passato, con un luogo e con un tempo passato, che non esiste, ormai, più. La nostalgia dovrebbe essere sempre una passione aperta, capace di accrescere, in qualche modo, l'attesa, il desiderio, il sogno. E così la nostalgia potrebbe diventare anche un linguaggio autonomo. STUDENTE: La nostalgia come ricordo del passato non può essere interpretata anche come una specie di negazione della realtà, del presente, e quindi anche come una forma di autodifesa. E' stato riconosciuto che nei ricordi del passato si assiste sempre ad una sorta di miglioramento retrospettivo di quello che è realmente accaduto, che porta sempre ad un ricordo più positivo di ciò che è stato realmente un fatto vissuto. M allora, in quel caso, la nostalgia non potrebbe essere altro che una forma di autodifesa, di negazione della realtà? PRETE: Certamente, nella memoria nostalgica, il passato viene in qualche modo sempre ingentilito, coperto di una certa aura positiva. L'esiliato, che è lontano dalla propria terra (la nostalgia è, come dicevo prima, un sentimento tipico dell'esilio), rende quella sua terra, da cui è lontano, come la miglior terra possibile, nella sua immaginazione. Questo era un villaggio insignificante, però quel villaggio messo a fuoco a distanza dalla lente della lontananza può diventare il mondo intero, diventa l'assoluto. E quindi esiste un lavoro, nella nostalgia, di trasformazione, di nobilitazione, di "cristallizzazione", avrebbe, forse, detto Stendhal, (per usare un termine che Stendhal usava per definire l'amore). Tutto viene trasformato e in questo senso essa può divenire una forma di difesa nei confronti di un reale che può sempre apparire crudo, violento. STUDENTESSA: Buonasera. Le vorrei chiedere: per noi giovani la nostalgia potrebbe significare paura di crescere o timore di assumersi le responsabilità degli adulti? PRETE: Sì, potrebbe significarlo se si trattasse di una nostalgia chiusa. Ma se fosse una nostalgia aperta invece, a mio parere, potrebbe diventare un sentimento molto produttivo, perché "nostalgia aperta" sta ad indicare quella nostalgia che capace di catturare il tempo vissuto nell'infanzia, nell'adolescenza, i luoghi conosciuti, i paesaggi visti, le persone amate e di portarle via con sé, intatte, fino a restituircele nel ricordo. E, attraverso il ricordo, può riportarle con sé nella vita di ognuno. E queste persone, questi luoghi divengono come una costruzione di parte del nostro sé. E questo impossessarsi di qualcosa che si è avuto, ci aiuta ad andare oltre. E quindi crescere vuol dire anche, portarsi dietro quello che siamo stati, portarselo dietro non tanto all'interno di un rimpianto doloroso, bensì con una sorta di consapevolezza in grado di comunicarci che l'oggetto o la persona ricordata non c'è più, non può tornare più, ma è con noi in quanto lo possiamo immaginare, in quanto ne possiamo ancora parlare con gli amici. Tutto quello che abbiamo vissuto non possiamo riviverlo come tempo, ma possiamo viverlo come linguaggio. E' questa una delle funzioni primarie dell'arte. Ma quello che fa l'arte possiamo farlo noi anche quotidianamente nell'atto della comunicazione. STUDENTE: Abbiamo visto come i soldati svizzeri si ammalassero stando lontani da casa. Esiste, però, anche un altro fenomeno: per esempio, il mal d'Africa. Vorrei sapere se, secondo Lei, possiamo considerare la nostalgia come una mancanza di felicità piuttosto che un ricordo di un passato felice. PRETE: Sì. Lei ha accennato ai soldati svizzeri, che hanno dato, indirettamente, origine alla parola nostalgia. Quei soldati chiamavano la loro malattia ahimvé,ossia desiderio della patria, della terra, della casa. E, nella lontananza da tutte queste cose finivano per cadere in uno stato di nostalgia. Questa malattia, tra la fine del Seicento e i primi anni del Settecento, era ritenuta addirittura mortale. Fu addirittura proibita una canzone chiamate Rance de vanche, un canto montanaro che nelle valli alpine bernesi veniva intonato quando le mucche venivano riportate negli stabili. A quel punto questo canto poteva portare i pastori ad uno stato terrificante di nostalgia e venne, perciò, proibito. Ecco, lo stesso fenomeno della lontananza, che può creare uno stato di angoscia (un'angoscia che è stata studiata poi dai medici nel Seicento e nel Settecento) si è ripetuto anche in epoche coloniali. La nostalgia fu, dapprima, una malattia diffusa tra i soldati svizzeri, poi tra le donne che andavano in servizio presso paesi stranieri, provenienti dalla Svizzera, ma anche dalla Francia, e poi divenne una malattia tipica, come oggetto di analisi, della medicina coloniale. E, dunque, anche il mal d'Africa ha una sua radice patologica. Poi, dopo, può anche colorarsi di venature sentimentali. Certamente in questa nostalgia di qualcosa che è lontano da noi sussiste l'idea che possa esistere una felicità possibile solo in quel luogo da cui si è lontani. E, quindi, ritornare in quel luogo può sembrare l'unico rimedio possibile per riguadagnare quella felicità. E, infatti, alcuni soldati guarivano solo quando venivano riportati nella loro casa o quando veniva promesso loro il congedo. Già bastava la promessa del congedo, perché guarissero. E tuttavia questa guarigione era solo illusoria, perché tornando nel luogo da cui si è partiti, si può fare l'amare scoperta che quel luogo non esiste più, perché è un altro luogo, un luogo che è cambiato nel frattempo. Dunque questo male della nostalgia è un male, per così dire, irrimediabile. Tanto vale allora trasformarlo, prenderlo dentro di sé e trasformarlo in linguaggio. STUDENTE: Per quanto riguarda agli oggetti che sono stati portati, che attinenza può avere il cibo con l'argomento che oggi trattiamo? PRETE: Ho visto che avete portato degli oggetti interessanti. La Nutella
potrebbe essere la variante STUDENTE: Abbiamo visto come, spesso, molta gente può sperare di tornare, per così dire, indietro nel tempo, per poter riparare a qualche errore commesso nel passato. Ma allora la nostalgia è anche rimpianto di non aver fatto qualcosa quando invece poteva essere fatta? PRETE: Può esserci un rimpianto insieme ad un rimorso. Però nella nostalgia prevale sempre la consapevolezza che non si possa ritornare nel passato. E, dunque, in qualche modo, la presenza di questo sentimento è veramente qualcosa di irrimediabile. STUDENTESSA: L'essere umano, quando prova la mancanza di una persona a cui vuole bene, prova nostalgia. Questo sentimento non può essere interpretato come la testimonianza dell'incompletezza umana che porta, spesso, molti tra noi a dipendere dagli altri? PRETE: Tutti viviamo nella incompletezza. Siamo tutti nella finitezza, all'interno di un limite. Non siamo onnipotenti. Bisogna riconoscere la presenza di questi limiti innanzitutto quando cominciamo a pensare, ad agire, ad amare e a muoverci fra gli uomini. Solo se accettassimo la finitezza come nostro orizzonte la nostalgia potrebbe apparire come un elemento positivo. Nella nostalgia noi avvertiamo di essere finiti, perché non siamo affatto potenti di fronte al tempo. La nostalgia ci dice costantemente che tutto ciò che abbiamo vissuto, che abbiamo amato, che abbiamo coltivato nel passato, non tornerà più, non ci appartiene più. Quindi noi non possiamo essere quello che siamo stati un tempo. Siamo in continuo movimento. E allora si tratta di riconoscere il nostro limite davanti al tempo che scorre, che è più forte di noi, che si consuma, che non ci appartiene più. Nella saudade portoghese di Fernando Pessoa troviamo qualcosa di diverso e di simile, al tempo stesso, alla nostalgia. La saudade assume in sé l'elemento mnemonico della nostalgia, ma va al di là di esso, diventa quasi un desiderio vago, un desiderio indefinito. Quella che Baudelaire chiamava nostalgie d'un pays inconnu, ossia nostalgia d'un paese sconosciuto. La saudade è la nostalgia, trasformatasi in un desiderio di qualcosa di vago. E del resto questo desiderio, che la nostalgia diventi qualcosa di vago, lo dimostra perfettamente la musica. La musica è molto legata alla nostalgia. Per esempio io ho fatto portare questo grammofono, questo antico, vecchio, grammofono a tromba, per indicarvi come la nostalgia, nella sua storia, nel suo svolgimento storico, sia stata legata fortemente alla musica. Già le prime analisi della nostalgia come malattia sottolineavano questo elemento della voce (algìa in greco significa appunto "voce"). Quando Rousseau scrisse una lettera sulla nostalgia ad un certo punto affermò che la voce che si può ascoltare nella lontananza, la voce familiare, che riecheggia in una terra straniera, riascoltata all'interno di un ambiente straniero e in una lingua straniera, questi contrasti tra la voce familiare e la lingua straniera, tendono a creare una caduta nello stato di nostalgia. Questo è davvero interessante: da questa voce che crea turbamento, che diventa perturbante, perché è assieme familiare e straniera, mi permette di ricordare persone che conosco, timbri che conosco, ma mi si presenta come straniera e in terra straniera. Ecco, da questo topos della voce della lontananza si è sviluppata l'idea del suono, della musica. La nostalgia è diventata la musica. Musica è il fado portoghese, evocato nella saudade di Pessoa, la musica è il tango, che è la musica degli emigranti in Argentina. Direi che il tango sia proprio il genere musicale "classico" della nostalgia. Tutta la storia della musica, dal Seicento in poi, ha sottolineato molto la nostalgia. Musicisti come Listz, per fare un esempio "importante", hanno molto riflettuto, musicalmente, con il loro linguaggio sulla nostalgia. STUDENTE: Lei ha detto che la nostalgia, proveniente da oggetti, da odori e da sapori, deve poter essere ricordata attraverso la scrittura. Quindi la nostalgia si ricrea da questi oggetti attraverso la scrittura, attraverso il ragionamento. Però personalmente mi è capitato di diventare molto nostalgico per un odore, per un sapore, senza riuscire a ricollegarli all'avvenimento che me li ricordava, e senza ragionarci sopra. Era una nostalgia che non riuscivo a capire da dove provenisse. Quindi non mi sembra che, grazie alla scrittura, si possa sempre ritornare al momento preciso che è all'origine della nostalgia provata. PRETE: Sì, capisco quello che vuol dire ed è giusta la Sua considerazione. Quello di cui stavo parlando prima è l'ipotesi di un movimento possibile dalla nostalgia verso la scrittura. E i grandi scrittori ci hanno dimostrato che la nostalgia può trasformarsi in scrittura, ma è pur vero che può esserci un senso della nostalgia destinato a rimanere sospeso, avvolto dalla vaghezza più totale. E' stato proprio il senso del vago a dare origine, in epoca tardo - romantica, a quello che è stato chiamato spleen, ossia quello che per Charles Baudelaire era un sentire indeterminato, o quello che per Leopardi era il vago, il lontano, l'indefinito. Tutti questi elementi possono essere riportati nella scrittura, ma la scrittura non è il solo modo di rapportarsi con la nostalgia. Ci può essere una sensazione nascente dalla nostalgia, ma alla quale non riusciamo a dare corpo, a dare sensibilità, a dare senso. Anzi è proprio della nostalgia l'essere come sospesa, il comportare un sentire indefinito. STUDENTESSA: Lei prima ha parlato di una nostalgia per il futuro, o, per essere più preciso, di un evento futuro. Ma questo può essere inteso unicamente come nostalgia per un'aspettativa che noi già sappiamo tradita in partenza, o in un altro modo? PRETE: No. Direi che questo è uno di quei casi in cui la nostalgia può essere usata in senso improprio. Innanzitutto, perché la nostalgia riguarda sostanzialmente il tempo passato, che non può più tornare a noi. E quindi, questo senso del non - ritorno è un sentimento dell'irrimediabile, dell'irrevocabile. Ed è un sentimento molto forte, che ci rende, in qualche modo, impotenti. Tuttavia, quando la nostalgia si è trasformata, nella storia dei sentimenti e attraverso la poesia, attraverso l'arte, attraverso la musica, in un sentire vago, anche l'immaginazione del futuro è entrata nel campo della nostalgia. Però, riguardo a questa immaginazione del futuro, direi che è un momento improprio della nostalgia. Possiamo usare, in questi casi, al suo posto, le parole "attesa", "sogno", "immaginazione", "speranza". Ecco: è meglio, forse, definire l'ordine dei sentimenti, dando ad ogni sentimento il proprio posto. Ma è chiaro che tra i vari sentimenti ci sia una comunicazione reciproca, una vera osmosi certe volte. In questo senso si può parlare anche paradossalmente, in forma di ossimoro, di nostalgia del futuro. STUDENTESSA: Di solito si dice che la nostalgia sia il sentimento del voler tornare indietro, perché il passato può essere mitizzato dal ricordo. Ma in questo modo si può dire che la nostalgia possa diventa anche paura di tornare indietro per non accorgersi che tutto è cambiato? PRETE: Certo. Ci si può affezionare alla propria nostalgia, perché tornare indietro significa sempre scoprire che quel luogo non c'è più. E questo è un elemento proprio della nostalgia. Fu Immanuel Kant, in uno scritto del 1799, che, per primo, introdusse, sul tema della nostalgia, questa importante distinzione, per la quale questo sentimento non è tanto il desiderio di tornare in un luogo, quanto il desiderio di tornare ad un tempo vissuto in quel luogo. E, quando torniamo in quel luogo, ci accorgiamo pure che quel tempo non c'è più. "Noi siamo cambiati", dice Pessoa, in una bellissima poesia dedicata a Lisbona: "Lisbona torno a rivederti, ma io non mi rivedo. Torno a rivederti, ma io non mi rivedo". Dunque, si può tornare in quel luogo, ma quel tempo vissuto in quel luogo non esisterà più. Ma anche quel luogo è cambiato. E, dunque, si può guarire dalla nostalgia tornando in quel luogo, ma si guarisce solo illusoriamente, perché, poi, allontanandosi, questa nostalgia può restare ancora una questione aperta. STUDENTE: Vorrei sapere come due persone possano provare la nostalgia in maniere differenti. Per esempio, io, personalmente, non sono certo un gran nostalgico. Ma, penso sempre, per fare un esempio, ad un mio amico, un sardo, che quando venne a casa mia, in un week end, vedendo un pianoforte, si mise a piangere pensando a casa sua. Come è possibile tanta differenza? PRETE: Eh, sì. Anzitutto esistono delle forme di nostalgia profondamente legate a delle tradizioni culturali e popolari. Non a caso Lei citava, proprio ora, il caso del suo amico sardo. Anch'io quando ho fatto il servizio militare, a Firenze, ricordo che c'erano dei ragazzi sardi che rimanevano fortemente colpiti dal senso della nostalgia. Ma questo accade perché spesso la nostalgia è un male che colpisce coloro che hanno vissuto in un ambiente isolato, o in un villaggio, e per i quali il villaggio, la famiglia è, realmente, tutto. Rousseau definì la nostalgia come una malattia tipica della povertà. Lo stesso Rousseau, parlando della nostalgia come malattia, diceva: "Della nostalgia non soffrono i Francesi, perché hanno una vita confortevole, ma ne soffrono quei ragazzi svizzeri, che abbandonano i loro villaggi sperduti nella montagna". E un altro studioso della nostalgia, un medico svizzero, Von Aller, diceva: "La nostalgia colpisce i soldati svizzeri, perché vengono da villaggi dove non esiste il diritto di cittadinanza". In Svizzera non esiste il diritto di cittadinanza per lo straniero. Se noi apriamo le porte agli stranieri, se facciamo incontrare nei paesi, nelle città, i ragazzi di una lingua, d'una cultura con i ragazzi di un'altra lingua, di un'altra cultura allora la nostalgia, come malattia, può finire. Ed era una riflessione molto interessante: per evitare che la nostalgia possa restare e stagnare in uno stato di malattia e per fare in modo che sia produttivamente e creativamente, un linguaggio, un modulo dell'invenzione, dell'immaginazione, è necessario affidarsi insomma a questa apertura alla comunicazione interpersonale. STUDENTESSA: Il sentimento della nostalgia può essere vissuto con grande dolore anche nel caso di una nostalgia provata per la propria lingua, quando si vive in un paese straniero? PRETE: Certamente. Come nel caso della nostalgia per la voce, in cui, attraverso una voce che ascolto, immagino una lontananza e immagino quelle persone da cui sono lontano, così è anche per il caso della lingua. La lingua, che è voce che è suono che è timbro, è soprattutto nostalgia della propria lingua. Ecco perché la nostalgia è diventata un elemento, una materia della letteratura dell'esilio, della letteratura degli emigranti. E' fiorita una grande letteratura nel Novecento europeo, che è una letteratura che nacque proprio dall'esperienza dell'esilio, dalle migrazioni, come la grande letteratura ebraica, che nacque dalla diaspora, ossia dall'essere stati, gli ebrei, allontanati dalla propria terra e da una lingua, ossia dalla lingua del Libro, del Libro con la "L" maiuscola, ossia la Bibbia. E dunque la nostalgia può essere anche nostalgia della lingua, come Lei ha appena affermato. Io direi proprio che la nostalgia è innanzitutto nostalgia di una lingua, di una propria lingua, da cui si è stati allontanati. STUDENTE: La nostalgia può aiutare o peggiorare un rapporto d'amore tra due persone lontane? PRETE: In che senso? Potrebbe peggiorarlo, certamente. La nostalgia può portare, se si tratta di nostalgia chiusa a una forma di ossessione, di forte rimpianto. Però se si tratta di nostalgia aperta la lontananza può anche aiutare il rapporto.. Nella lontananza c'è i luogo e l'occasione per l'immaginazione, c'è il tempo per provare desiderio. La lontananza non sempre è negativa, anche in un rapporto d'amore. Anzi viviamo in un tempo in cui spesso ci presentano tutto come prossimo, possibile, tangibile, visibile. No? Viviamo nella società della telematica. Telematico vuol dire il lontano che si fa presente. Però noi, attraverso il linguaggio, dovremmo riuscire a tenere aperto il nostro senso della lontananza. Tenere aperta la lontananza significa accettare il limite di non poter essere prossimi, vicini. E in questa lontananza diviene possibile provare il desiderio di sentire l'altro, di riconoscere l'altro. STUDENTE: Nel provare nostalgia si dà sempre per scontato che con questo sentimento verrà anche l'infelicità? Una persona che prova nostalgia per qualcosa è sempre infelice nel momento in cui prova questa sensazione? PRETE: E' difficile dirlo. Certo, come tutti i sentimenti di irrimediabilità, come tutti i sentimenti che vorrebbero trasportarci verso qualcosa di impossibile da raggiungere, la nostalgia potrebbe portare sempre all'infelicità. Però, come si diceva prima, si può pensare anche ad una nostalgia che non comporti, necessariamente, l'infelicità. Una nostalgia che lasci aperta la porta della lontananza all'attività che è tipica ed essenziale dell'immaginare, del pensiero. E dunque, in questo senso, può esservi un rimedio nei confronti della infelicità dovuta alla lontananza. STUDENTE: Io avevo il compito di cercare su Internet siti che riguardassero la nostalgia. Ma, purtroppo, non sono riuscito a trovare nulla che la riguardasse, in particolare, da vicino. Moltissimi di questi siti sono appunto negozi multimediali, dove si può comprare oppure vendere oggetti che riguardano l'anteguerra, cose antiche. Poi ci sono anche molti ricordi di persone anziane, che parlano della guerra e dell'anteguerra. Come si spiega questa scarsa tematizzazione del concetto di nostalgia? PRETE: Questo è davvero un limite perché la nostalgia è intesa ancora largamente come un elemento di chiusura, ossia come qualcosa sempre legato ad un oggetto passato. E' qualcosa di inteso sempre in modo molto, per così dire, materiale. E invece è importante che la nostalgia venga vissuta anche in modo linguistico. Se cercassimo la nostalgia nella letteratura, nella poesia, nella musica, anziché nei siti web, troveremmo tanti luoghi dove la nostalgia può apparire con forte energia e con grande fascino. Questo vuol dire ancora che la nostalgia è un topos proprio della letteratura, del linguaggio.Grazie. Trasmissioni sul tema Le passioni
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