Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche
www.filosofia.rai.it
Search RAI Educational
La Città del Pensiero
Le puntate de Il Grillo
Tommaso:
il piacere di ragionare
Il Cammino della Filosofia
Aforismi
Tv tematica
Trasmissioni radiofoniche
Articoli a stampa
Lo Stato di Salute
della Ragione nel Mondo
Le interviste dell'EMSF
I percorsi tematici
Le biografie
I brani antologici
EMSF scuola
Mappa
© Copyright
Rai Educational
 

Il Grillo (12/2/1998)

Federico Zeri

Rappresentare il mondo: la pittura

Documenti correlati

Zeri: Mi chiamo Federico Zeri, sono nato a Roma da vecchia famiglia romana, sono un libero professionista che si dedica alla storia dell'arte, non sono né legato all'università, né ai partiti politici, né alle sacrestie, sono perfettamente libero, dico quello che voglio e faccio quello che voglio. Sono venuto oggi qui, nel Liceo Mamiani di Roma, per parlare degli oggetti rappresentati, della rappresentazione visiva, e prego subito di mettere in onda la scheda dedicata a questa trasmissione.

-Si visiona la scheda:

PRESENTATORE: Le arti figurative conoscono ben pochi confini e mal si prestano a facili gerarchie. Un tempo si era soliti pensare che pittura e scultura fossero generi superiori rispetto all'arte applicata e che un soggetto sacro fosse maggiormente degno rispetto ad uno profano o ad una raffigurazione della natura.

PRESENTATORE: Leggere un'opera d'arte è come inoltrarsi in un labirinto, dove il soggetto, cosa è raffigurato è importante quanto lo stile e soprattutto dove è essenziale conoscere e valutare il contesto storico, politico e sociale in cui l'opera è stata prodotta.

PRESENTATORE: Cosa c'è dietro a un quadro del Tiziano o a una scultura del Bernini?

PRESENTATORE: Cosa voleva comunicare l'autore di un quadro impressionista, quali ansie hanno ispirato le geometrie cubiste di Picasso? Sono domande che si ripresentano di continuo e le cui risposte non sono mai definitive. Col passare del tempo infatti si possono scoprire nuovi elementi riguardo al soggetto e si possono acquisire conoscenze maggiori sul periodo storico e sul chi e perché ha commissionato una certa opera. Aspetti che, al pari delle pure annotazioni stilistiche, sono decisive, al fine di valutare la qualità del lavoro e soprattutto di apprezzarne la grandezza.

-Fine della scheda, inizia la discussione.

STUDENTESSA: Professore, la rappresentazione del mondo non è già una proiezione stessa, una proiezione di senso? L'idea stessa di rappresentare il mondo, le modalità con cui si fa, non è già un modo per rappresentarlo?

Zeri: Beh, tutte le rappresentazioni debbono seguire una certa legge di rappresentazione. La rappresentazione del mondo è un modo di rappresentarlo, che dipende dalle cognizioni dell'artista, dall'ambiente che lui frequenta, da coloro che gli hanno commesso l'opera - il che è importantissimo -, e soprattutto dalle sue capacità tecniche. Tutte le rappresentazioni del mondo sono legate a questi fattori: tecnica, conoscenza, quella che i tedeschi chiamano weltanschauung, mitologie del momento, fattori religiosi, fattori sociali, e poi, negli ultimi, diciamo cinquanta, cento anni anche il fattore economico, che è molto importante. Ogni rappresentazione segue queste leggi. Quindi il fatto stesso di rappresentare il mondo esterno è seguire uno schema rappresentativo. Non esistono assolutamente rappresentazioni che evadano da questi fattori. Passiamo a degli esempi precisi: vi faccio vedere qui un quadro molto noto. Voi sapete che ci sono dei quadri che sono diventati banali perché li vediamo continuamente riprodotti. Ci sono dei capolavori, i quali oggi non ci dicono più niente, perché sono stati riprodotti in fotografia, nei libri, persino sulle scatole dei dolciumi, qualche volta. Trattandosi di un soggetto sacro questo quadro non è stato sfruttato a fini pubblicitari, però è un quadro che noi vediamo riprodotto continuamente ed è una pittura su tavola, di un grande artista del Rinascimento italiano, Piero della Francesca, un artista, detto per incidenza, che morì lo stesso giorno in cui fu scoperta l'America, il 12 ottobre del 1492. Piero della Francesca era nato a Borgo San Sepolcro, e dopo un'educazione a Firenze diventò uno degli artisti più apprezzati dal potere politico italiano. Ha lavorato in Vaticano per un'opera che non esiste più, Le stanze. La prima Stanza di Raffaello, fu eseguita dal pittore Raffaello Sanzio, dopo avere spicconato gli affreschi di Piero della Francesca, perché gli fu ordinato di rinnovare completamente la Stanza. Lavorò per il Duca di Ferrara. E' tutto perso, perché una quarantina d'anni dopo che aveva lavorato fu distrutto e fu rinnovato e lavorò per Federico da Montefeltro, il Signore di Urbino. A Urbino esistono opere di Piero, altre eseguite per Urbino sono finite a Firenze, alla Galleria degli Uffizi e a Senigallia; in una chiesa, è stata trovata questa tavola. Leggere questa tavola non è molto facile, generalmente se ne fa una lettura molto superficiale e non si tiene conto del valore essenziale. La forma di Piero della Francesca, che è una forma studiata nei minimi particolari dal punto di vista geometrico e prospettico e che tende all'astratto - vedete la Madonna è quasi un manichino, è quasi, diciamo, cancellata nei tratti fisionomici individuali, questa forma vive attraverso la luce. Piero della Francesca infatti è uno dei pittori italiani che ha scoperto la luce fiamminga. L'Italia del Rinascimento scoprì la prospettiva lineare, cioè il modo di rappresentare scientificamente i corpi nello spazio. E Piero della Francesca è stato un grande teorico. Il Nord Europa ha scoperto la luce. Il fondatore della pittura fiamminga Jan Van Eyck scopre la luce. Voi vedete che - lo vedreste meglio nell'originale - le forme di questo quadro sono intrise di luce, luce che esce, entra cioè dalle finestre in fondo a sinistra. La luce ha un valore anche simbolico, perché la luce passa attraverso il vetro senza corrompersi. E' lo Spirito Santo, è il mistero dell'incarnazione. Naturalmente io vi ho dato soltanto pochi dei connotati di questo quadro. Il gesto del Bambino benedice. I gesti sono importantissimi nei quadri, porta lui che è Dio, porta una collana di corallo contro la iettatura, altra cosa che andrebbe spiegata con un lungo discorso. E' un quadro intriso di significati.

STUDENTESSA: Ho notato, studiando Storia dell'Arte, di cui sono appassionata, che in ogni periodo, diciamo, ci sono stati dei personaggi innovatori e poi sono stati seguiti, più o meno, come nel Rinascimento, cioè più o meno a livello di stile, di innovazioni, sono stati seguiti da altri personaggi, poi, una serie di innovazioni a catena. Però ho anche notato che in determinati periodi ci sono stati dei personaggi che si sono totalmente distaccati e la cui arte magari è stata ripresa nei secoli successivi. Cioè a me adesso viene l'esempio di El Greco, per esempio, di El Greco, che nel Seicento si è distaccato abbastanza dall'altro nucleo, cioè quasi anticipando in certi suoi quadri. Cioè a me in molti quadri ha ricordato delle cose anche espressioniste, che poi sono venute dopo. Volevo chiederLe: secondo Lei da che cosa è determinato questo fatto?

Guardi in tutti i periodi artistici c'è un inventore, il quale getta le basi di un nuovo modo di esprimersi. Questo accade non soltanto nelle arti figurative, ma anche in letteratura. L'uso della parola in Dante ha aperto delle prospettive fino allora ignote alla letteratura. La stessa tecnica narrativa nell'Ottocento, nel Novecento ha avuto delle svolte importantissime, che vanno da Stendhal, fino nel secolo XX, vi cito un esempio, a Joyce, a Virginia Woolf. Ci sono degli inventori. Naturalmente questi inventori sono poi seguiti dai divulgatori. Questo accade nelle arti figurative, accade in musica, in tutte quante le espressioni comunicative, anche nei manifesti. Nei manifesti pubblicitari voi trovate dei grandi inventori di schemi, di costruzioni, di modi di esprimersi, che poi vengono raccolti anche da artisti notevoli, i quali però divulgano. Masaccio, quando voi l'avete visto a La cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso, ha avuto un'enorme quantità di imitatori, nessuno dei quali, però, ha veramente capito - io parlo del primo decennio - quello che lui voleva dire. Imitano o le fisionomie o un elemento... . Elementi, briciole. Chi ha capito veramente Masaccio è stato il Beato Angelico e lo stesso Piero, anche a distanza di decenni. Quanto a El Greco però la cosa è diversa. El Greco è un caso anomalo. El Greco è un pittore nato in territorio ortodosso, a Creta, dove vigeva una pittura che è completamente staccata da quella occidentale. Mentre la pittura della chiesa occidentale lascia l'artista libero di esprimersi, nella chiesa orientale tali schemi sono fissi, ci sono degli schemi fissi. Soltanto una profonda conoscenza dell'arte della chiesa ortodossa - Grecia, Bulgaria, Serbia e Russia, che è la principale erede della cultura ortodossa costantinopolitana -, soltanto una grande conoscenza può far capire la differenza tra gli artisti, fra scuola e scuola. Certe volte si confondono. El Greco è nato a Creta, è passato a Venezia, è venuto a Roma e durante il suo passaggio in Italia ha assorbito in modo intelligentissimo gli elementi della pittura dell'Italia dei suoi tempi, pittura che oggi viene chiamata col termine di manierismo, che è uno stile intellettualistico, che, più che copiare la natura, copia altri artisti. Copia Raffaello, copia Michelangelo, copia Tiziano, Tintoretto, eccetera. Quando è arrivato in Spagna, El Greco aveva un'anima bizantina - noi chiamiamo bizantina, un'anima ortodossa -, rivestita di forme italiane. E questo ha portato a quella singolare figuratività che, certe volte, come dice giustamente lei, fa pensare all'espressionismo, ma che ha radici completamente diverse. L'espressionismo, per esempio l'espressionismo tedesco, degli anni Venti, molto importante, nasce da fattori completamente diversi. Non so se è il caso di parlarne ma è un episodio che generalmente viene considerato in modo storto.Vedete che l'arte figurativa cerca sempre di rappresentare il mondo che ci circonda. A un certo momento è nato un mezzo meccanico che riproduce il mondo in modo molto più preciso, ed è la fotografia, per quanto anche la fotografia sia soggetta alle leggi di chi la esegue. E' una scelta la fotografia. Questa fotografia poi si è evoluta sempre di più, è diventata sempre più perfetta finché a un certo momento ha dato luogo al cinema.
Le grandi avanguardie nascono da questo contrasto fra la pittura, la quale cerca in un primo tempo, con gli impressionismi, di seguire la fotografia, poi è combattuta dal cinema. L'espressionismo tedesco va visto come risposta al grande cinema tedesco degli anni Venti. El Greco non ha niente a che fare con tutto questo. Può ricordarlo apparentemente, in superficie, ma è una cosa completamente diversa. Poi El Greco è un pittore profondamente cattolico, dopo, religioso più che cattolico, l'espressionismo è un fatto assolutamente laico.

STUDENTESSA: Di fronte a una qualsiasi forma di espressione artistica, quali sono i minimi strumenti che ognuno di noi deve possedere per comprendere e interpretare realmente la visione del mondo che l'artista vuole darci?

Guardi, più si conosce la storia - parlo di tutta la storia: religiosa, sociale, economica, letteraria - e più è facile capire i quadri. Bisogna avere una base conoscitiva molto ampia per capire i quadri. Anche perché, a dispetto di quelli che parlano di pura visibilità, il soggetto è molto importante per capire un quadro. Non si può capire El Greco se non si conosce la religione spagnola dei suoi tempi, non si può capire un'icona bizantina se non si conosce quella che è la struttura della chiesa ortodossa, così come non si può capire assolutamente nulla dei quadri, se non si capisce quella che era l'epoca in cui sono stati eseguiti. In genere poi nei quadri c'è sempre un significante, che è l'artista, e un significato. L'unica produzione artistica che significhi soltanto se stessa, qual'è? E' quella dell'arte astratta. L'arte astratta è soltanto arte astratta. Non può alludere né alla Vergine Maria né all' Apollo e Dafne, allude soltanto a se stessa. E l'arte astratta è la risposta, a mio avviso, di quella che è stata la televisione. La televisione ha portato la riproduzione della realtà in tutte le case. E ciò ha provocato una sorta di terremoto. C'erano già di arte astratta degli esempi prima della televisione, ma, con l'arrivo della televisione commerciale, che entra in tutte le famiglie, la pittura si è ritirata, in gran parte, dalla rappresentazione del mondo visivo ed è diventata arte astratta. Questo è come lo spiego io. Naturalmente altri diranno che questa è una spiegazione errata, ma non vuol dire. E' sempre meglio che le opinioni siano tante in modo da potersi confrontare. Non esiste una sola verità.

STUDENTESSA: Volevo sapere, secondo Lei, qual'è il discrimine fra arte e non arte e che cos'è che rende un'opera d'arte degna dell'appellativo di "capolavoro".

Ma guardi generalmente l'opera d'arte va giudicata anche per la sua qualità tecnica. Più un artista ha avuto, ha posseduto bene i mezzi di esprimersi, e più è stato un grande artista. Se Lei esamina per esempio un quadro di Velázquez, Las Meninas, o La Venere allo specchio, il primo è nel Prado, il secondo alla Galleria di Londra, si accorge che quest'uomo possedeva i mezzi tecnici a un livello addirittura pauroso, era un uomo... Un altro pittore che, per me il più grande pittore di tutti i tempi, è Pietro Paolo Rubens. Quello addirittura dipingeva come certe donne fanno la calza, chiacchierando. Dipingeva vestito benissimo, con gente che gli leggeva Ovidio, dettava lettere in italiano, sentiva musica, riceveva ambasciatori, era un tecnico. Un altro pittore dalla tecnica addirittura impressionante è Raffaello. Se lei esamina Raffaello con la lente, si accorge di una quantità di segreti tecnici. Lui aveva dei segreti. E poi c'è una pennellata addirittura impressionante. Io rimango sempre stupefatto dalla qualità di Raffaello. Sempre rimango, come posso dire, non dico incantato, ma impaurito quasi, dall'abilità di quest'uomo. E questo è uno dei fattori con i quali si può giudicare un "capolavoro". Si ricordi però che tutto ciò che è umano in genere è un'opera d'arte. L'opera d'arte non consiste soltanto nel rappresentare l'imperatore Carlo V o la Madonna, che vedremo, di Acuto o Piero della Francesca. Anche un vaso, anche un utensile di cucina può essere una grande opera d'arte. Ci sono degli oggetti di uso comune trovati negli scavi di civiltà passate, che spesso sono dei capolavori. Là dove l'uomo mette la mano trasporta qualche cosa di se stesso e comunica qualche cosa di se stesso. Anche le opere fatte in serie con un buon design possono essere delle grandi opere d'arte, però ciò che fa il capolavoro è l'abilità tecnica dell'artista.

STUDENTE: Io non sono molto d'accordo con Lei sul fatto che un design possa fare una grande opera artistica.

Beh, è multiplo, però è bello.

STUDENTE: Sì, ma trovo piuttosto che, cioè, la grande opera d'arte sia data dalla comunicazione che sa dare l'autore, l'artista, attraverso il quadro, a chi lo guarda.

Sì.

STUDENTE: A questo punto però, quando si riproducono degli oggetti in serie, cioè è la distruzione dell'opera d'arte.

No, è la comunicazione di ciò che è stato il creatore di quel design; Sono rare le cose di design che meritano di essere considerate, perché spesso sono oggetti triviali oppure brutti, kitsch, cioè non realizzati, però ci sono stati degli esempi di design, per esempio nella posateria, che sono dei capolavori. Ma lì chi comunica il messaggio è colui che ha dato il design, che poi è stato riprodotto in innumerevoli esemplari. Questo non vuol dire, maledico questo design, che vale la pena di prendere in considerazione, è poco. Ci sono degli utensili, che non appartengono al design. Per esempio certi piatti, certi piatti di ceramica che venivano usati nelle cucine, che sono dei capolavori. Ci sono state delle fabbriche popolari, molto popolari, per esempio ad Agliano di Puglia. Hanno fatto delle cose straordinarie, ci sono dei bravissimi artisti fra i decoratori di quei piatti anonimi naturalmente. La loro produzione è quasi tutta persa. Poi ricordate che dei grandi artisti del passato, anche dei sommi, c'è rimasto ben poco. A parte Raffaello o Michelangelo o Rubens, che erano già molto celebri al loro tempo, noi di Piero della Francesca non credo che abbiamo più dell'8%-10%, perché queste opere che venivano fatte per grandi edifici rappresentativi, sono state subito distrutte quando l'edificio era rinnovato. E noi abbiamo moltissimo degli impressionisti, perché sono vicino a noi e appartengono a un altro modo di gestire la produzione, eccetera, eccetera. Non è tanto il committente, quanto l'artista, che crea e poi cerca di vendere. Ma dei grandi artisti del passato, spesso i capolavori sommi sono persi. Non parliamo poi di quella che è l'arte greco-romana, della quale, dell'arte greca, possediamo pochissime cose originali di gran qualità. Io credo che della scultura greca i pezzi più importanti siano i Bronzi di Riace. Non si sa di chi siano, ma generalmente noi conosciamo questa scultura attraverso delle copie romane.

STUDENTE: Lei ha parlato di opere d'arte dell'antica Grecia oppure di opere d'arte che tutto sommato necessitavano l'intervento dell'uomo, in quanto l'artigiano o l'artista produceva o riproduceva. E quindi c'era un rapporto tra l'opera d'arte e l'uomo. Io trovo però che adesso questo rapporto tra uomo e opera si sia completamente distrutto, sia stato completamente distrutto anche dall'avvento delle macchine, nel senso che adesso gli oggetti, che magari prima potevano essere chiamati "opere d'arte", a causa dell'intervento delle macchine sono diventati, sono ritornati al semplice ruolo di oggetti. Quindi può essere considerata una fine dell'arte come oggettistica?

Ma no assolutamente. Come la fotografia è diventata un modo di grande espressione artistica, perché è una selezione operata dalla mente dell'uomo, lo stesso avviene con le macchine, perché dietro il prodotto della macchina, c'è sempre l'invenzione dell'uomo. La macchina può riprodurre all'infinito quella che è l'invenzione di un creatore. Non può essere morta l'arte. L'arte non morirà mai. E' un modo di comunicarsi.

STUDENTESSA: Quanto è legittima una nostra interpretazione di un'opera d'arte.

Beh, dipende da che opera d'arte è e chi l'ha prodotta. Le opere d'arte di un passato molto remoto hanno sempre delle interpretazioni parziali, perché il passato è morto e non possiamo ricrearlo. Noi possiamo estrarre dall'opera d'arte, alcuni dati che ci sembrano plausibili. Però, anche l'interpretazione di un'opera d'arte del primo Ottocento è semplicemente una operazione, un'interpretazione parziale. Moltissimi connotati ci sfuggono. Oggi ci sfuggono persino i connotati impliciti in un film eseguito negli anni Trenta, perché c'è una quantità di dati che i contemporanei capivano e che noi non capiamo più. Se lei guarda delle statue medioevali, non capisce quasi niente, perché quel mondo è svanito e lo stesso per l'arte greca. Noi possiamo capire soltanto parzialmente, cioè possiamo capire ciò che noi crediamo di capire. Ma veramente l'essenza è finita, la vera essenza dell'opera d'arte muore con la cultura, la civiltà e le generazioni che l'hanno prodotta.

STUDENTESSA: Scusi vorrei farLe una domanda. A proposito della fotografia Lei ha parlato spesso, adesso di fotografia. Io vorrei farLe alcune domande. Quando è nata la fotografia tutti avevano paura di questo nuovo avvento, di questa nuova cosa. Vorrei chiederLe se adesso la fotografia può essere considerata come un'arte complementare a quello che l'arte in generale è stata considerata fino all'Ottocento, quando la fotografia non era ancora nata, o, se invece, è qualcosa che le si contrappone?

No, non si contrappone. Lei vede che ci sono dei fotografi oggi che eseguono delle fotografie che sono delle grandissime opere d'arte. Ve ne sono una quantità e ci sono spesso delle esposizioni di fotografie, che mostrano delle fotografie che hanno lo stesso valore estetico di una grande pittura. D'altra parte la fotografia ha stimolato la pittura, poi parrebbe aver vinto, ma la pittura ha preso un'altra strada, che è quella dell'arte astratta, non figurativa. Lei ha notato che i migliori pittori figurativi dei nostri giorni cercano di imitare la fotografia. Ad esempio in molti iperrealisti americani, e anche non americani, c'è sempre dietro il confronto con la fotografia. Ma la fotografia in sé è una grandissimo mezzo di espressione artistica.

STUDENTESSA: Nell'Ottocento appunto, abbiamo detto avevano paura di questa nuova forma d'arte e si aveva paura di definirla arte. Perché? Perché avevano paura che fosse appunto una cosa che avrebbe spostato l'ottica dell'arte, della pittura, della scultura, di quello che c'era stato fino allora o qualcos'altro?

No, la consideravano come qualche cosa di volgare, in cui non c'era la mano dell'artista, semplicemente una cosa meccanica. Ma questo d'altronde è ben comprensibile. L'hanno disprezzata, però l'hanno anche imitata, fino a che, ad un certo momento hanno preso la loro via. L'arte ha cercato disperatamente, ad un certo momento, di ignorare. Prima l'ha ignorata, poi ne è stata influenzata. Molte cose degli impressionisti non si capiscono senza la fotografia. Poi sappiamo che molti artisti usavano la fotografia. Questo ormai è ben noto. E poi, alla fine, abbiamo con le avanguardie l'abbandono del mondo riprodotto dalla fotografia e l'inizio di un'altra strada.

STUDENTESSA: Lei prima ha detto che un piatto o una forchetta possono essere delle grandi opere d'arte e, precedentemente, ha anche affermato che la pittura estratta è fine a se stessa. Allora io mi chiedo: un pittore nel dipingere esprime i suoi sentimenti e penso che possano essere trasmessi a chi lo guarda. Perché per Lei è fine a se stessa?

E' fine a se stessa perché rappresenta solo se stessa, rappresenta soltanto quello che il pittore vuole comunicare, non c'è un significato estraneo al pittore. Quando Raffaello dipinge La Madonna della seggiola, dipinge una Madonna, ma esprime se stesso. Nell'arte astratta invece c'è solo l'artista. In un quadro per esempio di Mondrian, c'è soltanto Mondrian, non ci sono altri significati estranei allo spirito del pittore. Il soggetto non c'è più. Non esiste un soggetto di un quadro di Mondrian, come non esiste un soggetto di un quadro di Kandinskij. Naturalmente loro hanno dato dei titoli a questi quadri, ma spesso sono dei numeri. Ma non è mai un paesaggio, non è mai .... Possono anche chiamarlo "paesaggio urbano", ma in realtà c'è soltanto l'artista, non c'è più il significato. C'è soltanto il significante. E' molto interessante questo qui. Lei vede soltanto ciò che è l'artista, non esiste il soggetto in quei quadri lì.

STUDENTESSA: Professore, io volevo chiederLe una cosa, alla quale probabilmente in parte ha già risposto. Chi è l'artista, è colui che in qualche modo rende sia la tecnica che l'ispirazione o si può avere un'artista solo con l'ispirazione?

No. Io non credo all'ispirazione, io credo all'abilità tecnica e alla possibilità, attraverso questa abilità, di comunicare se stesso. Un pittore può dipingere il ritratto di un imperatore del quale non gli importa niente, ma il ritratto è lì, ma il modo in cui è dipinto il ritratto rivela l'artista. Cioè non interessa il soggetto - e qui rispondo anche a lei - non interessa tanto il soggetto quanto il modo di trattarlo. L'artista si esprime nel modo di trattarlo. Se non fosse così, se contasse soltanto il soggetto, tutte le Madonne sarebbero uguali. Naturalmente il soggetto va sempre decifrato. Appena uno si è messo davanti a un'opera d'arte figurativa, che sia un manifesto murario, che sia Masaccio, che sia Picasso, bisogna sempre chiedersi cosa rappresenta, però quello che è importante è il modo con cui è rappresentato, la grammatica dell'artista. E' lì che è l'arte.

STUDENTESSA: Quindi è sufficiente la tecnica per essere un artista?

Più si ha tecnica, più si riesce a comunicare. Rubens ha dipinto quadri di tutti i tipi: autoritratti, scene galanti, cacce, scene belliche, mitologia, scene religiose, ma quello che conta è il modo in cui lui sa esprimersi, la sua grammatica personale.

STUDENTESSA: Io penso che soggetti come, ad esempio, la Madonna, Gesù Cristo, cioè siano stati rappresentati abbastanza, nel tempo, sono stati sempre dei soggetti rappresentati.

Sì, ma è cambiata anche la società che li ha rappresentati.

STUDENTESSA: Sì, appunto ...

Li ha cambiati, perché lei non può assolutamente confrontare: lì c'è La Madonna di Acuto scolpita in legno e policromata. Ricordatevi che la scultura era tutta dipinta, anche la scultura in marmo dei Greci non era bianca, quella è un'idea sbagliata, moderna, che è venuta fuori alla fine del secolo decimo ottavo, le statue greche erano coperte di colori naturalistici. Alla fine dell'Impero Romano son diventati colori astratti. Tutta la scultura medioevale, anche quella in pietra, era dipinta a colori. La Madonna di Acuto, che è a Roma nel Museo di Palazzo Venezia ha ancora conservato la policromia originale. Notate che di queste sculture se ne è salvata una su diecimila, perché dopo già due secoli le bruciavano per fare fuoco. Ebbene, quella Madonna non può essere in alcun modo paragonata alla Madonna di Piero delle Francesca, perché è cambiata la società, è cambiata la cultura della società, il modo di vedere, il modo di pensare, il modo di produrre. Quindi è vero che certi soggetti sono stati riprodotti infinite volte, ma ove c'è la necessità di riprodurli saranno sempre riprodotti. L'arte, l'arte moderna è laica, ma questo non vuol dire che ci siano dei casi in cui anche il soggetto religioso può essere riprodotto. Il crocifisso sarà sempre riprodotto.

STUDENTESSA: Allora professore, io in Internet ho trovato molte immagini, dai Marmi del Partenone, agli impressionisti, alle immagini dal Museo degli Uffizi di Firenze. Volevo sapere se, secondo Lei, l'arte in rete è un modo per incuriosire chi naviga in Internet a andare a vedere queste immagini dal vivo, oppure se è un modo per impigrirsi e accontentarsi così?

Innanzi tutto può essere, nella forma più bassa, può essere un passatempo, poi può essere uno stimolo per andare a vedere gli originali, poi può essere un invito a capire le opere d'arte, poi, talvolta, se la cassetta o che altro è fatta veramente bene può essere un utilissimo commento. Ci sono vari modi di utilizzare questo mezzo comunicativo, soprattutto per ciò che riguarda l'arte. Non ce n'è uno solo.

STUDENTESSA: Per esempio, io ho trovato - un attimo solo, che lo cerco -, la Giuditta rappresentata dal Botticelli, e volevo chiederLe se - eccolo, questa è l'immagine -, e prima, nella scheda filmata, abbiamo visto invece la Giuditta, mi pare, del Caravaggio. Per esempio, potremmo tentare anche da immagini, così, non viste dal vivo, un raffronto?

Certo che si può tentare. Bisogna avere delle buone riproduzioni e fare un confronto, vedere quale è l'abisso che separa il linguaggio del Botticelli, che è un linguaggio estremamente stilizzato, basato soprattutto sulla linea di contorno, da quello del Caravaggio che è un linguaggio realistico, basato sulla definizione delle forme, attraverso una luce violenta, con un fondo scuro generalmente. C'è un abisso fra l'una e l'altra. E poi dopo ci si chiede: per chi dipingeva il Botticelli, per chi dipingeva il Caravaggio, che importanza hanno avuto nella pittura, eccetera, eccetera. Sono cose molto utili, quindi.

STUDENTESSA: Professore, scusi, perché ha portato la finestra, cioè ha fatto mettere la finestra...

Perché volevo vendicare che leggere un'opera d'arte figurativa di qualsiasi tipo, se la si vuole capire è come guardare attraverso una finestra. Spesso il vetro della finestra è traslucido, e può essere facile, o almeno può essere facile, capire cosa c'è al di là. Ma quasi sempre il vetro è opaco. Quindi bisogna aprire la finestra e la si può aprire soltanto conoscendo i mezzi per leggere un'opera d'arte. Io per me considero la finestra come il simbolo della lettura delle opere d'arte. Il passato ci appare dietro una finestra chiusa.

STUDENTESSA: E invece l'alloro, anzi il lauro ceraso, perché l'ha portato?

L'alloro perché volevo parlare di questa statua, che si trova qui a Roma nella Galleria Borghese, opera di un grande artista del secolo decimo settimo, Gian Lorenzo Bernini. E rappresenta il Mito di Dafne, mito che si rifà ad una località nei sobborghi di una città, allora siriana, in epoca classica, oggi parte della Turchia, Antiochia, c'è un sobborgo che si chiama Daphnì. E daphnì è il nome greco dell'alloro. Secondo la mitologia il dio Apollo, dio del Sole, si era invaghito di questa ragazza e l'aveva inseguita, ma, nel momento in cui stava per afferrarla, la ragazza, per aiuto di altre divinità, si è tramutata in pianta di alloro. Lei mi dirà: "Perché questo mito viene ripreso nella Roma, che noi chiamiamo "barocca"?" Perché questo mito, come altri miti classici, faceva parte di quella cultura classicheggiante della élite al potere. Era una cultura, la quale aveva assorbito, soprattutto attraverso Le Metamorfosi di Ovidio ed altri testi classici, alcuni episodi della mitologia, che sono diventati molto popolari, soprattutto nelle classi superiori e sono stati dotati di connotati. Per cui è la poesia, la non poesia, l'amore, la ripulsa dell'amore. Ho preso questo alloro, perché il mito dell'alloro è rimasto popolare in tutta Europa, fino ai nostri giorni. I poeti venivano incoronati di alloro, eccetera, eccetera. Oggi abbiamo un surrogato dell'alloro. Quello non è alloro vero e proprio, quella è una pianta che noi chiamiamo "lauro ceraso", che è la pianta nazionale della Bosnia, che è una pianta che è stata importata da poco tempo qui in Italia. La statua del Bernini è un capolavoro di tecnica, è una cosa sorprendente, quando si pensa che l'oggetto è scolpito in un solo blocco di marmo. Io dico sempre: "Non gli si è rotto fra le mani", perché è una specie di cosa condotta sul filo del rasoio, si rimane stupefatti. L'oggetto apparteneva ad un grande patrono del Bernini, il Cardinal Scipione Borghese Caffarelli.

STUDENTESSA: Volevo chiederLe: che cosa è successo negli ultimi, nell'ultimo secolo, che ha portato, per esempio, dei pittori a fissarsi su un unico soggetto. Cioè io ho notato questa cosa. All'inizio pensavo fosse una cosa, diciamo, casuale, nel senso un pittore è impazzito, lui, e si è fissato sullo steso soggetto. Poi però ho notato che in Monet accadeva così per le sue Ninfee, poi ho notato in Magritte un'insistenza sullo stesso soggetto della finestra - per questo che ci ho pensato - e in altri pittori la stessa cosa. Allora mi sono chiesta se non sia piuttosto una perdita di contatto con la realtà che li spinge sempre a ricercare sempre nello stesso soggetto, un qualcosa?

Ma guardi ci sono vari fattori che hanno portato a questo fenomeno. Uno è lo sfruttamento commerciale in certi casi. Io parlo dei casi più volgari. Certi pittori, una volta che hanno avuto successo con un soggetto che hanno venduto bene, lo hanno ripetuto all'infinito. Poi c'è una sorta di odio della realtà, per cui il pittore si chiude nel suo mondo privato e lo ripete all'infinito, tornando sempre sullo stesso tema. E' come dire: io vivo qui dentro e nessuno può entrare nel mio regno. Questo è il caso di tanti pittori: Morandi, per esempio, o in modo, in tono minore, Mario Mafai, Le demolizioni. Sono proprio soggetti che vengono ripetuti in modo che il pittore si tiene estraneo a quello che è il mondo circostante, dal quale non è capito e che lui non capisce. Poi ci sono anche dei casi di monomania. Un pittore può anche essere pazzo. E' un uomo, quindi può diventare matto e dipingere sempre la stessa cosa. Però, molte volte, nei pittori di serie B e di C è la volontà di vendere. Una volta che il quadro è andato bene, dice: Rivediamolo", così aumenta il prezzo, eccetera, eccetera. Anche i pittori oggi dipingono non per un patrono, ma dipingono per il mercato.

STUDENTESSA: No io Le ho fatto due esempi, però non certamente di pittori di serie B e C.

Sì.

STUDENTESSA: Le ho fatto l'esempio di Magritte e l'esempio di Monet.

Ma Magritte non ha ripetuto le stesse cose.

STUDENTESSA: Ci sono moltissimi quadri che rappresentano lo stesso soggetto. Cioè, per esempio il soggetto di un quadro messo davanti a una finestra. Allora io mi sono chiesta se non sia piuttosto un tentativo di appigliarsi alla realtà, più che di chiudersi.

Ma Magritte è molto difficile a capire, perché è un pittore surrealista, spesso con dei significati che, se non fosse lui a spiegarli, non ci si riuscirebbe mai ad arrivarci. Monet è diverso - lei ha citato Monet. In Monet è come certe sinfonie della musica contemporanea francese, che ritorna sempre su certi toni, su certi temi. Sono delle leggere variazioni. Poi si ricordi che in Monet è molto importante lo studio delle varie incidenze della luce a seconda delle ore del giorno. Per esempio le Cattedrali di Monet, ce n'è una gran quantità. Sono sempre variazioni sullo stesso tema. Studiava la luce e la metamorfosi dell'edificio gotico, a seconda dell'ora del giorno. Non era un artista molto serio. Ma ce ne sono altri, che non voglio nominare, i quali ripetono sempre le stesse cose, perché gli fa comodo. Ma Magritte io sarei attento a dirlo.

STUDENTESSA: Scusi, fra le tante opere Lei ha portato una riproduzione di Picasso.

Sì.

STUDENTESSA: Per quale motivo?

Per quale motivo, perché questo è un pittore che viene generalmente disprezzato dai ben pensanti. Quando si parla di Picasso, molti dicono: "Orrore!". Oppure: "Ha dipinto un'altra porcheria". Io mi ricordo che quand'era ragazzo e apparvero le prime riproduzioni di Guernica, tutti a dire: "Ma che orrore, che porcheria, non sa dipingere". Picasso è il più grande disegnatore di tutti i tempi. Io lo dico senza paura di sbagliare. Le acqueforti di Picasso, per esempio La suite Vollard sono capolavori assoluti del disegno. Picasso è stato onnivoro. Ha guardato tutto e ha compreso tutto e ha digerito tutto, soprattutto la pittura greca, la vascolare, il disegno dei "lekytos", dei "vasi bianchi", l'ha capito in un modo incredibile, ha capito il Rinascimento italiano, ha capito l'arte medioevale, ha capito l'arte negra, ha capito tutto. Picasso poi è stato un occhio ineguagliabile. Ci sono delle percezioni di Corride per esempio, fatte da Picasso, con dell'inchiostro di china, con la punta del pennello, che sono di una impressionante selezione, quasi stenografica, dove c'è tutto quello che accade. Picasso è un genio. Poi Picasso è stato anche una sorta di forza della natura, la quale è stata anche attirata dall'arte classica, negli anni Venti, quando è venuto in Italia, e ha fatto dei disegni incomparabili in uno stile classicheggiante. Ma poi verso la fine, già dagli anni Ventinove in poi, ha rotto completamente con il realismo e ha espresso una pittura, per esempio i ritratti di una sua amante. Questa signora è il soggetto di infiniti ritratti, uno diverso dall'altro, in cui c'è il tentativo di riprendere, non tanto i tratti fisionomici, quanto l'interrelazione dei vari tratti, in vari momenti espressivi o in vari gesti. Sono molto difficili a capirsi, ma una volta che si è entrati con la chiave che apre la porta di Picasso, si rimane sbalorditi dall'intelligenza, dalla varietà e anche dalla quantità di sentimenti e di connotati che è riuscito a dipingere. Questo è un quadro che molti diranno: "Ma che porcheria/ Ha un occhio qui e un occhio là. C'è una donna che è rimasta ferita in uno scontro.". Perché questi sono i commenti, no? Molta gente fa ancora questi commenti. Anche persone importanti. Tutta l'arte moderna è una porcheria. Picasso è il più brutto di tutti.
Quello è il Partenone, quello è un pezzo del fregio del Partenone, che rappresentava la processione annuale per Athena Parthenos, Atena Vergine, che era la dea cui era dedicato l'edificio e che era la protettrice di Atene. I benpensanti credono di capire questa pittura. Queste sculture sono molto più difficili a comprendersi, che non Picasso, perché il mondo ideologico, religioso, sotto queste sculture è completamente cancellato per noi, è partito, è svanito, è un mondo che noi non potremo mai capire, come non potremo mai capire ....
Ritorno sul colore perché, ricordatevi, che l'arte guida del mondo antico non è la scultura, è la pittura. Tutto era colorato. Non solo era colorata questa scultura, ma aveva addirittura delle guarnizioni in bronzo dorato, le briglie dei cavalli, tutte le rifiniture erano in bronzo, erano infilate. Spesso si vedono ancora i buchi. Capire questa statua e questa scultura è più difficile che non capire Picasso, perché mentre Picasso è ancora vicino a noi - perché quel quadro è degli anni Trenta, quindi ha una sessantina d'anni, mentre queste son cose di più di duemila anni e ci sfuggono completamente.

STUDENTESSA: Professore, scusi, Le volevo chiedere appunto: Lei parlava di pittori pazzi. Volevo sapere quanto la psicoanalisi ci può aiutare nell'interpretazione di un quadro e quanto dobbiamo fidarci di ciò che dice la psicoanalisi.

La psicoanalisi, secondo me, va presa, cum grano salis, perché con la psicoanalisi si può dimostrare tutto. In certi casi può aiutare, anzi molto aiuta, per moltissimi artisti del passato, la psicoanalisi presa in piccole dosi. Però si ricordi che lo psicoanalista poi ha sempre la tendenza a trovare complessi, deviazioni, ovunque, anche se uno mangia un pollo arrosto. Ecco, mangia il pollo perché questo gli ricorda la nonna.

STUDENTESSA: Un'ultima domanda. Se Lei volesse farsi fare un ritratto da lasciare per gli anni a venire, da chi e come si farebbe rappresentare?

Chiamerei un buon fotografo e mi farei rappresentare come vuole lui.

 


Biografia di Federico Zeri

Trasmissioni sul tema Il mondo rappresentato

Partecipa al forum "I contemporanei"

Tutti i diritti riservati