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Il Grillo (21/5/1998)

Sergio Stammati

E' lecito manipolare la vita?

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Stammati: Insegno Diritto pubblico all'Università di Napoli, nella Facoltà di Scienze Economiche. Il Diritto pubblico non si occupa direttamente, almeno finora non si è occupato, delle manipolazioni genetiche, delle questioni che riguardano gli interventi sul DNA. Però, in realtà, sta cominciando ad avvicinarsi a questi problemi, dove non sono molti i pubblicisti che si sono occupati finora di questo argomento. Ecco io, anche un po' per ragioni a volte dettate dal caso, mi sono trovato a lavorare nel Comitato Nazionale per la Bioetica italiana e quindi sono stato a contatto, ho potuto ragionare, dialogare, con molti altri scienziati, biologi, filosofi, teologi, e quindi ho imparato anch'io qualcosa con il colloquio con loro.

INTRODUZIONE: Quale responsabilità abbiamo verso la vita umana? La vita sociale e biografica di ciascuno, delle società occidentali e democratiche, è stata posta con saggezza nelle mani degli individui e delle loro scelte. E la vita biologica e genetica, che la scienza ci rivela ogni giorno con maggiore dettaglio? E' sempre più chiaro che potremo essere messi in grado di intervenire sulla struttura biologica degli esseri umani con l'Ingegneria genetica e la clonazione. E il dovere morale di intervenire potrebbe proporsi con la stessa forza di altre situazioni nella vita, ad esempio, di fronte all'eventualità di generare un figlio con gravi malformazioni di origine genetica. Se i genitori decidessero di non intervenire e di avere comunque il bambino, potremmo ritenerli responsabili della sua malattia. Ma la questione si complica subito se ci interroghiamo su quali siano le malattie che meriterebbero cure genetiche. La fibrosi cistica e il cancro: potremmo cominciare così una lista. Ma la lista rischia subito di includere tratti fisici e del carattere il cui rifiuto è più il frutto del pregiudizio che della considerazione oggettiva delle cose. Il passaggio dalla cura all'intervento migliorativo solleva perplessità e inquietudini. La clonazione degli esseri umani pone interrogativi analoghi. Fino a che punto infatti essa è un metodo di fecondazione artificiale, o non è forse un modo di predeterminare il genoma del nascituro? In tal caso potrebbe ripresentarsi qui qualcosa di molto comune nella vita sociale. La discriminazione verso alcune persone, basata su considerazioni psicologiche, razziali o sessuali potrebbe manifestarsi ora sul piano della scelta del genoma del nascituro, in modo da predeterminarne, nei limiti in cui ciò è possibile, la personalità. Nella clonazione e negli interventi genici si ripropone in modo ancora più inquietante la questione etica fondamentale rispetto dell'individualità umana.

Stammati: Il problema si può scomporre idealmente in due parti: al principio si presenta la questione delle malattie genetiche. Esistono un certo numero di malattie genetiche. Sembra che ce ne siano circa tremila. E allora quindi gli interventi sull'Ingegneria genetica, in quest'orizzonte della cura della malattia, assumono come un senso. Nella seconda parte, in cui si parla della clonazione, la clonazione invece è piuttosto legata diciamo, così, a una situazione in cui qualcuno vuole imporre a qualcun altro, di avere una certa struttura genetica decisa dal primo dei due soggetti. In questo caso evidentemente, la prospettiva, l'orizzonte è del tutto diverso, del tutto negativo, ecco. Mentre nel primo caso, ecco, si va verso un risultato, uno scopo, che è condivisibile, così, molto facilmente, nel secondo caso invece effettivamente piuttosto siamo respinti da questo tipo di prospettiva. Quindi, vedete, questo per dire che tutto il campo della Ingegneria genetica, delle Biotecnologie, ecco, è sotto il segno della grandissima ambiguità. Ecco, queste tecnologie servono a salvare e servono a dannare in qualche modo, no. Prego.

La scienza e la tecnologia vedono la clonazione solamente come una fonte di ricerca oppure i ricercatori, in questi loro studi, si sono posti degli scopi più mirati ad un suo futuro utilizzo?

La scienza in campo biologico non è mai puramente astratta, non c'è mai un orizzonte puramente teorico. Pensa sempre anche al di là. Forse all'origine c'era un orizzonte puramente teorico. La scoperta del DNA, per esempio, non era finalizzata a nulla, era finalizzata ad un approfonimento della conoscenza. Ma oggi al momento in cui, queste scoperte sono state acquisite, invece tutto lo sforzo che si fa in sede scientifica, in sede pratica, è piuttosto rivolto all'applicazione, insomma. Quindi ci si chiede a che cosa possono servire queste conoscenze che, appunto negli anni Cinquanta, sono state per la prima volta acquisite, facendo fare un salto incredibile di com'è la conoscenza scientifica. E allora, si cerca di mettere continuamente a frutto questa loro scienza. Vent'anni dopo la prima scoperta, la scoperta appunto della struttura a doppia elica del genio umano sono cominciati appunto gli esperimenti che cercavano di mettere a frutto l'acquisizione di questa consocenza.

Qual è la concezione etico-filosofica, sottesa all'attuale giurisdizione, in materia di ingegneria genetica?

Ma direi che la domanda supera un po' la dimensione della disciplina esistente in questa materia, perché attualmente, non direi che esista una vera e propria filosofia che sta dietro a questi interventi, per il fatto che la disciplina in questa materia è ancora molto scarsa. Qui c'è una esplosione di fenomeni, di attività scientifiche, note e non note, applicative, eccetera, e invece una regolamentazione giuridica, ancora del tutto embrionale, ecco. Diciamo, in Italia ci sono, come forse sapete, le discipline che riguardano il rilascio degli organismi, l'utilizzazione di organismi geneticamente modificati nell'ambiente, rilasciati, oppure invece sperimentati in ambienti confinati, e cioè dentro laboratori. C'è poco più di questo, ecco. Quindi direi che una filosofia si deve ancora formare.

Come si comporta in questo momento il sistema giuridico italiano nel caso di due genitori, che, a conoscenza che il loro figlio avrà dei problmi genetici, di cui abbiamo appunto appena parlato, essi hanno autonomia di decidere se appunto abortire e fino a che punto hanno questa autonomia?

Beh, insomma il problema dell'aborto si pone, indipendetemente della sua relazione con la malattia genetica. Sapete che c'è una legge che lo consente, un legge della fine degli anni Settanta. E perciò dico, se i genitori decidono di ricorrere all'aborto nelle situazioni in cui questo è consentito dalla legge, certamente, dico, questo è un caso specifico di un'autorizzazione, di una possibilità generale, che è concessa dalla legge, che permette di abortire. Quindi, in questo caso, forse l'aborto perderebbe dal punto di vista, ecco, della filosofia più personalistica, i suoi caratteri, diciamo, più delittuosi.

Quindi i genitori non hanno restrizioni nella loro decisione, nel senso che, se un figlio non è voluto, può essere abortito anche se non ha dei problemi genetici, in ogni caso?

L’esistenza di problemi di carattere medico, sia dei genitori, sia in prospettiva quindi dei futuri figli, è forse la motivazione più forte, per la quale è consentito abortire, in sostanza. Anzi ecco diciamo nella riflessione che in Italia si fa riguardo alla legge sull'aborto, direi che vi sono ormai tendenze molto forti a restringere soltanto all'individuazione di cause di carattere sanitario, medico, e con la possibilità di ricorrere a questo, escludendola in casi in cui invece il rapporto con la malattia fisica, ecco, dei genitori col figlio, invece è molto più labile o addirittura non esiste in sostanza. Quindi, certamente, direi che forse dal punto di vista anche della morale, quella più severa, in realzione a queste situazioni, ecco, direi che esisterebbero cause di giustificazione molto ampie, molto forti.

Quali sono le posizioni che uno Stato può assumere per favorire o limitare la ricerca nel campo delle manipolazioni genetiche?

"Manipolazioni genetiche"; poi vorrei fare una riflessione su questa espressione appunto, che a me non piace molto, appunto per il fatto che, come dicevo all'inizio, commentando poi la scheda, nella espressione manipolazione è insita una connotazione negativa molto evidente. Quindi "manipolare" significa in sostanza distorcere qualcosa di positivo che esiste nella cosa manipolata. Ecco, mentre invece la possibilità di modificare può avere anche un senso molto positivo e quindi non manipolativo. Ecco, direi che bisogna distinguere i territori e poi gli oggetti, perché vi sono, per esempio, ricerche molto sviluppate, soprattutto all'estero, ma anche un po' in Italia, che riguardano per esempio l'Ingegneria genetica, applicata al mondo vegetale. Ecco vi sono delle ricerche pure sviluppate a un livello inferiore, dove l'intervento di mutazione genetica è più sviluppato e riguarda il mondo vegetale, insomma, dove è più facile, è un mondo che si presta molto di più. Poi, appunto, segue, l'Ingegneria genetica, il campo animale, poi evidentemente quella che riguarda l'uomo. Ecco direi che in Italia, in Europa, ecco, c'è un generale ritardo sui problemi più cruciali.

Dal momento che la clonazione, la manipolazione genetica può intervenire su danni o su difetti del feto, questo potrebbe, in un qualche modo, andare a diminuire le occasioni, diciamo, di aborto? E, se sì, se questo può creare un atteggiamento più favorevole dello Stato nei confronti appunto della manipolazione genetica?

Questo riguarda il campo più ristretto della clonazione a individui umani. E cioè la domanda è questa: ma è possibile, potrebbe essere lecita una clonazione, la quale fosse diretta ad evitare la trasmissione di malattie genetiche a un figlio da parte di genitori, i quali sono portatori di queste malattie? Quindi, in questo caso, la clonazione avrebbe lo scopo o di prevenire la trasmissione di questi danni, oppure di rimediarli una volta che fossero stati trasferiti. Ecco io ho scritto un lavoro, proprio per il Comitato, su questo punto, in cui per il primo aspetto, e cioè quello della non trasmissione della clonazione come rimedio per la trasmissione di danni, ecco, si prende una posizione sostanzialmente negativa, perché si dimostra, che la clonazione non ha un risultato migliore di altre tecniche possibili, per intervenitre in questa situazione, e allora queste tecniche andrebbero preferite a quelle della clonazione, perché la clonazione, come forse vedremo un po' più tardi, ha, diciamo, un'incidenza terribile e inaccettabile appunto, dal punto dei suoi diritti umani fondamentali, in particolare sul diritto alla diversità genetica, dal diritto di ognuno di essere diverso da ciascun altro. Ecco, voi siete geneticamente uno diverso dall'altro e diversi dai vostri genitori. Quindi l'assoluta individualità. Per il secondo profilo, cioè quello di una malattia genetica trasmessa ad un embrione, che può essere colta come momento in cui questo embrione è alle prime fasi della sua divisione, ecco, allora, per esempio, personalmente io ritengo - ed altri ritengono - che questo sia l'unico caso in cui la clonazione potrebbe essere considerata lecita, anche per il fatto che in questa ipotesi, a differenza che in tutte le altre, si verifica questo fatto, questa situazione, che la clonazione sarebbe biparentale, invece che monoparentale. Cioè, in sostanza la clonazione dà sempre un figlio, il quale ha, diciamo, il patrimonio genetico di un solo genitore. Ecco, se invece si interviene su un embrione nelle primissime fasi del suo sviluppo, ecco, questo contiene, ha ricevuto il patrimonio genetico di entrambi i genitori, in questo caso la clonazione potrebbe depurare, diciamo, l'embrione delle sue parti che sono malate, replicando invece le parti sane. E, in questo caso, l'effetto sarebbe quello della creazione di un figlio, il quale ha una struttura genetica che gli deriva da entrami i genitori e non da uno solo, come avviene invece in tutte le altre ipotesi di clonazione.

Quando una coppia sta aspettando un bambino e ci si accorge che l'embrione, il feto ha delle malformazioni genetiche, se i genitori decidono di non intervenire, con appunto delle manipolazioni genetiche, così, su questo embrione, ci potrebbero essere delle responsabilità legali, sul fatto o della morte, appunto, del feto, così, oppure della nacita con delle gravi malformazioni, appunto?

Ma con la morte non vedrei, ecco, che responsabilità ci potrebbero essere, se i genitori hanno cercato, ecco, di portare avanti di comune accordo questa gravidanza. Non vedo, ecco, qui, come si potrebbe configurare una responsabilità. Diversamente, mi sembra sia il caso, ecco, della nascita di un figlio, il quale si porta dietro queste gravi malformazioni genetiche. Dico, qui siamo alle soglie di un mondo che in Italia non è ancora apparso, ma è apparso invece in altri paesi e specialmente negli Stati Uniti, ecco, in cui ipotesi che lei, adesso si è forse immaginata, sono diventate, sono state invece reali. E cioè si è avuto il caso di figli, i quali, ritenendo che i genitori avessero il dovere in qualche modo di non farli nascere, perché li esponevano, facendoli nascere, a una vita terribilmente sofferta, sofferente e così invivibile dal loro punto di vista, allora, dico, in alcuni casi si sono rivolti addirittura all'autorità giudiziaria, chiedendo appunto una condanna dei propri genitori per non avere interrotto questa gravidanza. Quindi si tratta di ipotesi evidentemente tragiche.

Le manipolazioni genetiche, benché siano a scopo migliorativo, non possono portare a nuovi interrogativi etici, ad esempio quali malattie curare, oppure, diciamo, l'alterazione dello sviuluppo psicofisico dell'individuo?

Beh certamente, dico, non per il fatto che esiste uno scopo terapeutico della "manipolazione genetica", che in quetso caso non sarebbe manipolazione, tuttavia, allora, qualsiasi tipo di intervento sarebbe consentito e sarebbe privo di problemi. Lei pone, anzi tutto, un problema, una questione, che mi pare si ponga a monte, cioè allora il problema di quali malattie scegliere o non scegliere. Insomma questo è in qualche modo una questione che sta prima, insomma, della decisione. Quindi certamente questo è un grave problema, quindi, come il problema di stabilire i criteri in base ai quali, ecco, si devono trapiantare degli organi a persone che non ne hanno bisogno - quindi una lista di attesa - e quali sono i criteri di precedenza, per impiantare organi, espiantati appunto da altri. Quindi questo certamente è un problema. Lei ha ragione. Poi è vero che la possibilità di intervenire attraverso appunto la terapia genica, non è priva appunto di interrogativi, appunto. Perché non sempre la terapia, dal punto di vista, diciamo, della liceità, c'è un generale consenso. Ma, per esempio, si dice: la terapia genica, quindi l'intervento di modificazione del DNA malato, introducendo un gene sano al posto di quello difettoso - dico - non presenta nessun problema? Si dice: "Beh, insomma potrebbe presentarli, perché effettivamente, non si sa mai qual è poi, diciamo, la combinazione, del nuovo gene con gli altri geni esistenti e se, diciamo, questo incontro non è felice, allora potrebbe esserci addirittura un esito negativo che è quello della compromissione anche di geni che prima erano invece sani, funzionavano bene. Quindi, certamente ci sono dei problemi sia a monte, che, come vede, a valle. Quindi un altro problema è quello di valutare, quali sono i rischi, le percentuali, le probabilità di successo, di insuccesso della terapia. Ecco, se vale la pena di correre il rischio, quando le probabilità di successo siano molto basse. E questo sia dal punto di vista della decisione di chi deve subire, insomma: di chi chiede il trattamento di terapia genica, che ha sempre la facoltà di chiederlo, sia dal punto di vista del medico, il quale invece potrebbe rifiutare di praticare una terapia genica, quando ritenesse che questa terapia, non avesse grandi possibilità di successo o ne avesse molto basse, molto scarse possibilità di successo.

Quando l'etica può o deve intervenire a limitare la ricerca?

Questa è veramente una domanda molto difficile. Forse è più facile, se si guarda a come vanno le cose. Cioè le cose vanno in questo senso, che il mondo dell'esperienza, soprattutto in questo campo, procede con una velocità incredibile, insomma, quindi qui non ci troviamo mai di fronte ad una pospettazione del problema in cui ci sia un astratto legislatore o un astratto filosofo morale, il quale possa dire, in anticipo, programmare quasi il numero degli interventi che si possono fare e quelli che non si possono fare. Invece è il contrario: che ci si trova a dover affrontare dei problemi, delle questioni, che già si sono verificate. E allora, diciamo che si ragiona sempre quindi secondo un'ottica concreta, piuttosto che secondo un'ottica generalizzante, di programmazione, eccetera. Quindi c'è sempre un inseguimento, diciamo, delle scienze morali. La morale, il diritto, ecco, di fronte alle questioni che la tecnologia mette sulla scena, insomma, ecco. C'è questa famosa frase, che voi conoscerete, insomma, che non tutto quello che tecnicamente è possibile, è anche moralmente lecito, no, ecco. Questo problema del raccordo, che prima viene spesso e volentieri. Per esempio, nel caso della clonazione non è così, ecco, perché quello viene avvertito come un pericolo talmente grande, che allora ci sono delle legislazioni che la proibiscono prima, ecco, che si sia verificata, ma normalmente invece avviene il contrario. La clonazione, per esempio la famosa pecora, prima è avvenuta e poi ci si è chiesto se poteva avvenire, quali conseguenze negative porta con sé, insomma.

I motivi che proibiscono la clonazione sull'uomo sono solo di tipo etico?

Bah, questa è una domanda, ecco, che se siano anche di tipo diverso, provo a rispondere, diciamo così, orecchiando dal linguaggio e dalle opinioni dei biologi, ecco. Per esempio si potrebbe ipotizzare che quelle persone che sono clonate abbiano un patrimonio genetico che, diciamo, è meno resistente, meno robusto, dico, e meno capace di sopravvivere, invece del patrimonio di una persona, la quale invece abbia questa doppia derivazione della propria struttura genetica da entrambi i genitori. Ecco e quindi forse sia meno capace di vivere, ecco, dal punto di vista strettamente biologico. Ma certamente, dico, io non ho una competenza per esprimermi in modo definitivo su questo e perciò io vedo invece l'altro aspetto, appunto quello del diritto all'integrità, cioè il diritto di ognuno ad avere un patrimonio genetico, ecco, che venga e dal padre e dalla madre e quindi non invece da uno solo dei genitori, perché questo crea una diversità essenziale di base, la quale non è giustificata in modo assoluto, alla luce di nessun principio costituzionale, è anzi opposta a vari principi costituzionali: quello di libertà, quello di uguaglianza. E perciò a questo si collega, dico, l'altra questione: del quanto di libertà, ecco, che possa conseguire, che possa risultare diminuito in seguito a un'attività di questo genere, a un intervento di questo genere. Questo noi non lo sappiamo, no, ecco. Ci sono delle polemiche enormi, come sapete, fra genetisti e invece ambientalisti, ecco, gli uni che tendono, così, a dare un grande valore, una grande influenza negativa sulla libertà, dal punto di partenza del patrimonio genetico, gli altri che dicono: "Bah, no! La libertà in fondo non c'entra niente, è una questione, un valore legato all'ambiente!". Tuttavia noi non lo sappiamo. In realtà ecco, probabilmente la risposta più equilibrata è quella che, ecco, la libertà di un individuo è in parte, diciamo, una costruzione culturale, in parte è determinata, ecco, dal patrimonio genetico di questo individuo. Quindi intervenire su questo patrimonio è comunque, in questa situazione di dubbio, sicuramente incostituzionale.

Vorrei sapere esattamente che cosa è il Progetto Genoma. Se ho ben capito è un progetto internazionale, quindi volevo anche sapere se le legislazioni dei vari Stati, che, in qualche modo, incorpora, e le loro diversità soprattutto, ostacolano questo progetto scientifico.

Il Progetto Genoma effettivamente è un progetto, diciamo, che coinvolge la responsabilità dei vari Stati e in parte anche dell'Italia, anzi in misura rilevante -, finché si tratta di finanziamento di una mera attività di ricerca, allora direi che problemi di legislazione non ci sono. Ci sono soprattutto dei problemi di finanziamento, proprio ieri leggevo sul giornale, appunto, di polemiche ecco del professor Dulbecco che è il capo, diciamo, del Progetto Genoma Italia, nei confronti del CNR, che, lamentando una carenza di finanziamenti o di rifinanziamento del Progetto, che è molto costoso. Lo scopo, come sapete, è quello appunto di acclarare questa struttura del genoma, quindi di vedere la struttura dei vari geni. Il corpo umano sembra sia composto da quattrocentomila geni e che ne siano noti invece, ne sia nota una parte piccolissima, insomma. Quindi allora c'è un interesse della conoscenza resistibile a conoscere quanti più geni è possibile, come si dice tecnicamente a "sequenziarli" insomma. I problemi cominciano dopo. Quindi che cosa si fa una volta che questi geni sono conosciuti? Quindi a che cosa serve questa consocenza? Ci sono stati dei problemi di questo tipo, che, per esempio, ricercatori americani, che partecipano a questo progetto, hanno chiesto - ecco questo è un argomento che mi aspettavo fosse da voi sollevato - di brevettare, cioè di ottenere il riconoscimento di proprietà di sequenze parziali di genomi, di geni che loro avevano scoperto. Quindi una volta che io scopro un pezzo di gene, una sequenza parziale, allora me la posso far brevettare, cioè posso farmi riconoscere il titolo di proprietario di questo pezzo che ho scoperto io, e perciò quindi utilizzarlo poi a scopi industriali a scopi di commercializzazione per fabbricarne dei farmaci, per esempio. Qui si apre, appunto, questo grande capitolo, che non abbiamo trattato ancora: della brevettazione di parti del corpo umano. Rispetto al caso al quale ho fatto riferimento, cioè la richiesta di brevettare delle sequenze parziali di un gene, la richiesta è stata respinta dalle corti americane, che pure sono invece piuttosto liberali nel riconoscere questa possibilità di brevettabilità. E perciò è stato scongiurato un esito di questo genere. Come sapete, invece, c'è una questione, una predica molto forte, perché la direttiva europea, ecco, una direttiva europea, che si sta discutendo da dieci anni, che è stata bocciata, poi ripresentata, eccetera, prevede la brevettabilità di parti del corpo umano, insomma. Qui si pongono vari problemi, sia etici, sia tecnici, nel senso che nel diritto dei brevetti si distingue molto nettamente, ecco, il concetto di scoperta da quello di invenzione. La scoperta è, diciamo, la conoscenza di qualcosa che prima non era nota, ma esisteva in natura. Invece l'invenzione è qualche cosa che è il frutto di una attività di elaborazione dell'uomo. E perciò, mentre la scoperta non è brevettabile, l'invenzione è brevettabile. In ogni caso sarebbe molto interssante, sarebbe stato molto interessante discutere con voi, le discussioni che sono state fatte, appunto, che sono anzi tuttora in atto. Voi sapete che c'è stata una presa di posizione al Parlamento italiano, una lettera del Presidente della Repubblica al Parlamento, diretta al Parlamento europeo, perché, ecco, non approvi questa direttiva che ammette la possibilità di brevettare anche parti del corpo umano in quanto separate dall'insieme del corpo umano e che questo suscita - è un argomento indubbiamente molto problematico -, che suscita grandi preoccupazioni e dissensi molto ampi, fra coloro che sostengono l'eticità di una soluzione di questo genere, di altri, che invece la respingono, in nome del rispetto e della dignità dell'uomo.

Quali aspetti, anche positivi, potrebbe avere l'applicazione della clonazione sull'uomo.

Ma questo credevo d' averlo detto, ma forse invece non mi sono ben fatto capire, nel senso che gli effetti che vedo più significativi, sono tutti negativi. Cioè io vedo, come la clonazione in quanto costringe, obbliga, insomma, impone a una persona, un patrimonio genetico precostituito da qualcun altro, dalla volontà di qualcun altro, ecco mi sembra qualche cosa che esprime l'esercizio di un potere contro un qualcuno che ancora non si può difendere e che non può interloquire e quindi un atto di prevaricazione sui futuri diritti. Ecco, ho detto che la possibilità, di trovare, diciamo in questo quadro negativo uno spazio di luce, mi sembra dato dal fatto che forse si possono correggere delle malattie genetiche trasmesse a un embrione, se si riesce a intervenire nelle prime fasi del suo sviluppo. Ecco, in questo caso avremo salvato, diciamo, il diritto all'identità, diversità genetica, perché questo embrione avrebbe pur sempre il patrimonio di tutte e due i genitori e avremo evidentemente anche curato, superato la malattia genetica. In questo caso io dico di sì, però devo anche dire che questa è una mia opinione, l'opinione anche di alcuni altri membri del Comitato di Bioetica. Invece senz'altro altri, non so in che numero, anche in questo caso ritengono che si tratti di un procedimento di selezione embrionale in cui quindi certi embrioni buoni si scartano, certi embrioni buoni si salvano e certi embrioni cattivi si scartano, perciò questo sarebbe una specie di aborto mascherato e quindi comunque un atto di decisione sulla vita, su alcune vite, ecco, alcune da salvare e altre invece che verrebbero perdute.

Fino ad ora abbiamo parlato di come la legge può impedire e frenare la ricerca genetica. In che modo invece in Italia si propone di incrementarla?

Beh, ecco questo è un punto molto importante, perché a me sembra questo: che molte discussioni che si fanno sono determinate dal fatto, della debolezza delle strutture istituzionali italiane in questa materia. Cioè una questione evidentissima, dico, a chi si accosta a questi problemi è questa: che la ricerca genetica è in mano, quasi tutta, a società private. La ricerca pubblica, la quale quindi potrebbe, diciamo, avere delle motivazioni non immediatamente commerciali, come invece essere inserita in un contesto di valori più ampio, è invece largamente insufficiente, quasi inesistente, ecco. Quindi c'è questa carenza istituzionale, c'è un profilo istituzionale di queste questioni genetiche, in cui le istituzioni sono deboli, a vario livello, sia a livello della ricerca, che le ho detto, sia dal punto di vista della possibilità di controllare in modo efficace le domande di brevetto, per esempio di nuove, della creazione di nuovi organismi, da parte di società private. Queste società private sono spesso grandissime organizzazioni, attrezzatissime, le quali dispongono di cervelli, che lavorano a quattro cilindri, ecco, per loro, per creare appunto questi nuovi organismi e presentano, devono presentare dei protocolli, all'autorità pubblica, perché venga verificato se questa, diciamo, invenzione di un nuovo organismo è effettivamente, ha delle ripercussioni benefiche oppure invece non benefiche, presenta dei rischi molto forti per la collettività, eccetera. E le strutture di controllo che esistono in Italia sono inadeguate, non sono abbastanza robuste, non sono forti, tanto forti in confronto, a quello che viene proposto. Perciò il controllo di protocolli di questo genere è un controllo, il quale non si può fare, con tutta l'esaustività che sarebbe necessario per farsi una covinzione veramente approfondita su questo. D'altra parte poi vi sono dei problemi istituzionali che vanno ancora al di là. Per esempio, appunto, ci vorrebbero delle istituzioni di carattere addirittura, non solo sovranazionale, ma mondiale, per esempio per impedire fenomeni come, non so, l'incendio delle foreste dell'Amazzonia, ecco la consunzione della fascia dell'ozono, in sostanza, no. Questi problemi partono dall'estremamente piccolo per finire ad avere delle ripercussioni di tipo planetario e perciò esigono delle istituzioni all'altezza dei fenomeni. Diciamo queste istituzioni, sia in Italia che generalmente su scala, diciamo, regionale, continentale e su scala mondiale, ecco, invece, sono del tutto difettose, insomma, carenti.

Pensa che gli strumenti di sensibilizzazione pubblica siano attualmente adeguati, oppure siamo all'inizio ancora della sensibilizzazione e quindi del progresso anche etico, che dovrebbe accompagnarsi in qualche modo a quello scientifico?

Sì, ecco ritengo che la risposta sia la prima, cioè che noi siamo veramente ad uno stadio veramente primordiale, quello di sensibilizzazione. Lei ha toccato un tema molto importante, perché in realtà la situazione attuale è questa: che si svolgono dei fenomeni estremamente carichi di implicazioni per l'umanità intera, i quali invece si svolgono del tutto al di fuori del controllo dell'opinione pubblica. Quindi ecco il problema della trasmissione della conoscenza all'opinione pubblica è assolutamente essenziale ed è essenziale, una corretta trasmissione della conoscenza, perché effettivamente non ci si imbarchi in questa falsa strada, che è quella del rifiuto. Le nuove tecnologie consentite all'ingegneria genetica, sentite ecco come una specie di tecnologia diabolica, e d''altra parte, invece sull'altra strada, che porti a una specie di santificazione della tecnologia, alle cui spalle, alla cui base evidentemente ci sono interessi di tipo economico, estremamente potenti e che devono poter essere contrastati e controllati con i mezzi che l'ordinamento democratico pone a disposizione degli Stati e delle comunità sovranazionali.


Biografia di Sergio Stammati

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