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Il Grillo (25/2/1999)

Leopoldo Elia

Che cos'e' la liberta'?

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...la libertà, come tutti i beni della vita, come tutti i valori, non è qualcosa che si può conquistare una volta per sempre, ma necessita un lavorio costante di conservazione attraverso lo sforzo di ogni giorno, rendendosene degni, avendo un animo abbastanza forte per affrontare la lotta in questione...
(A.C. Jemolo)

Liceo Classico "Plauto" di Roma (Spinaceto)

LEOPOLDO ELIA: Buongiorno, sono il professor Leopoldo Elia. Ho insegnato all'Università per parecchi anni, ma poi sono stato eletto dal Parlamento alla carica di membro della Corte Costituzionale dove sono rimasto per nove anni, di cui quattro come Presidente. Dopodiché ho svolto attività politiche come parlamentare al Senato e alla Camera dal 1986 ad oggi; oggi presiedo un gruppo parlamentare del Partito Popolare al Senato. È stata un'esperienza abbastanza complessa e spero di poter continuare ad attingere ad essa per poter essere in grado, ogni giorno, di poter rispondere a delle domande come quelle che, inevitabilmente, saranno le Vostre su un tema come quello della tutela delle libertà. Un tema dall'ambito molto vasto, molto complesso che ha anche molti punti di raccordo con l'attualità e con la vita vissuta da molti cittadini nell'esperienza ormai giunta al cinquantesimo anniversario della nostra Costituzione. Sia nella Costituzione Italiana come nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del dicembre 1948, possiamo trovare moltissimi punti di riferimento, che credo saranno valorizzati fin dall'inizio di questa trasmissione nella scheda filmata che ora visioneremo assieme.

L'umanità è giustificata a interferire sulla libertà di azione di chiunque solo al fine di proteggersi. Il solo scopo per cui si può legittimamente esercitare un potere su qualunque membro di una comunità civilizzata contro la sua volontà è per evitare che egli possa recare danno agli altri individui. Il bene dell'individuo, sia esso fisico o morale, non è una giustificazione sufficiente per intervenire a scapito della sua volontà su di esso. Non lo si può costringere a fare o non fare qualcosa, perché "è meglio per lui", perché "lo renderà più felice", o perché nell'opinione altrui sia opportuno o perfino giusto agire in questo modo. Questi sono buoni motivi per discutere con esso, protestare contro di lui, tentare di persuaderlo o supplicarlo, ma non per costringerlo a fare qualcosa contro la sua volontà o per punirlo. Il solo aspetto della propria condotta, di cui ciascuno deve rendere conto alla società, è quello riguardante gli altri. Per l'aspetto che riguarda soltanto lui, la sua indipendenza è di diritto assoluta. Su sé stesso, sulla propria mente e sul proprio corpo, l'individuo è sovrano. Questa è la regione propria della libertà umana. Comprende innanzi tutto la sfera della coscienza interiore ed esige piena libertà di coscienza, nel suo senso più ampio, libertà di pensiero e di sentimento, assoluta libertà di opinione in tutti i campi, pratico e speculativo, scientifico, morale o teologico. Comprende, in secondo luogo, la libertà di gusti e occupazioni, di modellare il piano della nostra vita secondo il nostro carattere, di agire come vogliamo con tutte le possibili conseguenze, senza essere ostacolati dai nostri simili, purché le nostre azioni non li danneggino, anche se considerano il nostro comportamento sbagliato. In terzo luogo, da questa libertà di ciascuno discende entro gli stessi limiti, quella di associazione tra individui, la libertà di unirsi per qualunque scopo che non implichi l'altrui danno. Nessuna società in cui queste libertà non siano rispettate nel loro complesso è libera, indipendentemente dalla sua forma di governo (John Stuart Mill)

 

STUDENTESSA: Il nostro Stato tutela la libertà degli individui e questo principio è scritto nella Costituzione. Ma un sistema come quello del carcere preventivo non Le sembra che possa, comunque, privare di questa libertà alcuni individui?

ELIA: Questo, certamente, è un problema molto serio e assai grave. Potremmo suddividerlo innanzi tutto in due tematiche: quella della possibilità, considerata assieme a quella dei limiti di ammissibilità della carcerazione preventiva. Ora la nostra Costituzione prevede che la legge debba poter stabilire i limiti della carcerazione preventiva; quindi la Carta Costituzionale ammette questa forma di carcerazione. In effetti, malgrado il principio di presunzione di non colpevolezza, fino al momento in cui, in un regolare processo, non venga emanata una sentenza definitiva, possono sussistere delle situazioni di emergenza (il pericolo di fuga degli imputati, il pericolo di inquinamento delle prove) che consentono la carcerazione anche prima della condanna. Indubbiamente è una forma di carcerazione che va limitata. Vi sono stati dei momenti storici in cui questa forma di carcerazione poteva arrivare a raggiungere delle durate troppo lunghe, e anche adesso, data la crisi amministrativa e burocratica in cui versa la giustizia italiana, questi periodi sono ancora eccessivi. Speriamo, in futuro, di potere ridurre al minimo questi periodi. Certamente, quando sono vengono constatati dei gravissimi reati, specialmente in flagranza, è difficile mantenere in libertà una persona. Viene a scatenarsi una reazione da parte dell'opinione pubblica, delle vittime. È necessario, però, trovare un punto di equilibrio, un punto storicamente non facile a trovarsi.

STUDENTE: Nelle società occidentali di oggi, dove il valore della libertà viene sempre più sottolineato, l'importanza di questo diritto non risulta un po' contraddetta dalla società stessa, laddove, con le nuove tecnologie, come i telefoni cellulari, Internet, ognuno può risultare reperibile in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento? In questi casi il rispetto della libertà dell'individuo dove va a finire?

ELIA: Anche in questi casi si rende necessario un bilanciamento di interessi, e di valori. Voi vedete quanto oggi si tenda a reagire sempre con maggior vigore a questa tendenza alla mercificazione dei dati, a determinate situazioni che sarebbe giusto mantenere riservate, attraverso l'applicazione di leggi vigenti e attraverso un'autorità garante. Per questo motivo è stata costituita un'autorità garante della riservatezza dei dati che riguardano le persone. Se Voi andate in una clinica o in un ospedale, gli addetti vi fanno firmare dapprima un documento in cui consentite che questi dati possano essere trasmessi alle Aziende Sanitarie Locali e che possa esistere, a chi risulti necessaria, la possibilità di attingere ai vostri dati personali. Certamente le cose possono diventare, in altri casi, molto più delicate; si pensi alle intercettazioni telefoniche. Si tratta di un tipo di violazione della riservatezza da cui vengono tutelate soprattutto particolari figure istituzionali, come i parlamentari, personaggi che ricoprono talune cariche dello Stato, ma dalla quale dovrebbe essere previsto un diritto alla tutela per tutti e in misura molto rilevante, perché l'oggetto in gioco è l'intimità delle persone. Tutte le intercettazioni che non sono necessarie a fornire testimonianze o prove determinanti per la risoluzione di un processo dovrebbero essere distrutte, e tutto questo dovrebbe avvenire tramite l'autorizzazione del magistrato inquirente. Questa è una casistica che, certamente, può dare luogo a delle situazioni di scontro, tra opposte esigenze, e differenti interessi. Ma è un insieme di problemi che può essere risolto soltanto dalla legge, tramite l'applicazione o la creazione di una riserva di legge. Non si dovrebbe mai far ricorso ad atti amministrativi per superare questi problemi, si dovrebbe intervenire utilizzando la riserva di giurisdizione, facendo intervenire un magistrato che abbia consapevolezza di tutti i complessi interessi da bilanciare.

STUDENTESSA: Quale è, secondo Lei, la differenza esistente tra la libertà, intesa in senso assoluto, e l'ambito dei diritti garantiti? Secondo Lei, questi diritti garantiti all'individuo, sono sufficienti a supplire al bisogno naturale di libertà che ogni persona possiede nella vita sociale.

ELIA: La distinzione tra diritti garantiti e libertà assoluta è una distinzione di carattere storico, che possiede, però, anche un forte contenuto concettuale. Qual è la prima distinzione da sottolineare? I diritti umani di libertà, tradizionalmente, vengono definiti in base al rapporto tra l'esercizio di una autorità e quello delle libertà. Facciamo un esempio: io, individuo, desidero fortemente essere sovrano (come abbiamo sentito nella scheda audio - video) sulla disponibilità del mio corpo, sulla possibilità di muovermi, di circolare, senza che lo Stato, l'autorità pubblica, interferisca in questa mia sfera di sovranità, che possiamo definire personale e domestica. Però questa è una visione, ormai, un po' limitata. La questione della libertà riguarda anche le interferenze del potere pubblico con quello privato. Nelle formazioni sociali, le associazioni, le organizzazioni, i partiti, le aziende, dovrebbe essere garantita piena libertà di opinione e di pensiero, a meno che un individuo non faccia volontariamente una rinuncia, che potremmo definire a priori, al momento dell'ingresso nella formazione in questione. Se io entrassi, per mia libera scelta, in un ordine religioso, certamente abbraccerei dei voti di obbedienza, di povertà, di castità e per questi motivi non potrei rivendicare gli stessi diritti che potrei, invece, rivendicare all'interno di un'associazione di tipo laico, come un partito o un sindacato. Quindi, per libertà in senso negativo si intendono tutte quelle libertà dal potere delle amministrazioni pubbliche, (lo Stato) o dalle interferenze del potere privato forte (le grosse Aziende, le Associazioni politiche fortemente diramate, come i partiti). La F.I.A.T. non dovrebbe mai comprimere, in un qualsiasi momento, all'interno di un'azienda, l'applicazione dello Statuto dei Lavoratori; non dovrebbe mai comprimere le opinioni degli operai, dei dipendenti, i loro diritti sindacali. Invece, la libertà positiva, rappresentata dai diritti garantiti, fa riferimento ad un momento dell'essere liberi che non è "negativo" (ossia ottenuto per "sottrazione"), come la libertà "dal potere dello Stato", e consiste nel poter esercitare e fare propri dei diritti d agire anche all'interno dello Stato. Pensate al potere dei genitori nei confronti dei figli; è un potere riconosciuto come facente parte dei cosiddetti momenti potestativi.

La mia libertà di associarmi, ad esempio, (che è una libertà positiva, garantita) posso esercitarla producendo anche degli effetti giuridici che devono risultare dal fatto che io, cittadino, mi unisco con altri cittadini italiani creando un'associazione, redigendo o sottoscrivendo uno statuto proprio di quest'associazione, portando quindi al pieno e libero riconoscimento di essa. Essa è una libertà, non solo dalla sfera dello Stato, ma anche una libertà di agire all'interno di esso. Questa è la classica procedura per definire il passaggio dalle libertà negative ai diritti costituzionalmente garantiti.

STUDENTE: Da giorni stiamo assistendo alla discussione, in Parlamento e sulle principali testate giornalistiche, sul problema della "fecondazione assistita", cui fa da sfondo una nuova ricerca di libertà da parte dei singles, o dei conviventi; la libertà di poter disporre della possibilità di ricorrere a questo metodo di procreazione. Lo Stato, in un certo senso, lo vieta, poiché ha concesso la possibilità della fecondazione assistita solo alle coppie unite in matrimonio o alle coppie cosiddette "di fatto". Lei che posizione assume in merito?

ELIA: Questo è un grosso problema. Oggi esiste una sfera di questo tipo di questioni assolutamente non disciplinata dalla legge. Oggi, in pratica, si sta ancora discutendo di elaborare una legge il più possibile completa, in quanto non esisteva, (prima del pronunciamento del Parlamento in materia, N.d.R.) alcuna disciplina su questo ambito delicatissimo. Quindi esisteva una sfera di liceità estremamente ampia. Lo Stato vorrebbe intervenire per impedire che si verificassero fenomeni di portata abnorme, costituiti, ad esempio, da casi di maternità ottenuta in donne di età troppo avanzata. Lo Stato vorrebbe che i figli nati da questo metodo di fecondazione, godessero, sostanzialmente, degli stessi sostegni e degli stessi diritti di cui oggi dovrebbe godere un figlio concepito nel matrimonio o, volendo tirare in ballo coloro che fanno attualmente propria una concezione della famiglia attualmente rifiutata dalla Costituzione vigente, (la quale protegge soprattutto la famiglia fondata sul matrimonio, concezione che, di per sé, non esclude la possibilità di intervenire in qualche caso a favore anche della cosiddetta famiglia di fatto) per meglio dire, tende ad attribuire una naturalità "legale" in qualche modo, a questi fenomeni resi accessibili dalle nuove tecnologie, di modo che un figlio, che nascerà da questa fecondazione assistita, abbia (possibilmente) il sostegno di un genitore maschio e di una madre, in modo da riprodurre il più possibile i rapporti che tradizionalmente, ma anche naturalmente si producono. Il voto espresso recentemente a voto segreto dalla Camera sulla famiglia contro la procreazione assistita eterologa, dimostra che in Italia prevale, almeno per quanto riguarda il parere rappresentato dal voto della Camera dei Deputati, una concezione che tende a valorizzare di più la coppia naturale e non a favorire, rapporti esterni alla coppia.

STUDENTE: Però, molte volte, esistono delle famiglie dotate di due figure, paterna e materna, che risultano insufficienti di fatto per una corretta e completa educazione della prole. Quindi non è sufficiente sposare questo partito per tutelare la famiglia. Molte volte un solo genitore, un buon genitore, può fare anche da dieci genitori. Per cui, secondo me è sbagliato generalizzare e riassumere la sintesi di questo problema: "Non tutti i singles possono allevare un figlio"!

ELIA: Sì. Capisco la spinta ideale basata su una concezione individualistica molto forte, che potrebbe portare a una legislazione più disponibile anche a queste nuove realtà. Però lo scopo della legge è quello di guardare in generale a tutto ciò che accade normalmente, senza arrivare a specificazioni troppo contestuali di individualizzazione dei singoli casi. La legge tenta di riguardare tutti gli aspetti dei casi specifici riassumendoli, però, in un carattere più generale. Tende a bilanciare la libertà degli individui genitori con l'interesse della futura prole, cimentandosi con una previsione in lungo periodo. Non esiste solo il momento della nascita, esiste anche il periodo successivo della crescita e dello sviluppo di un individuo. Ecco perché si tende a valorizzare al massimo questa possibilità bilaterale fornita esclusivamente, nel senso più generale della casistica, dalla coppia, rispettando in questo la Costituzione vigente ed allargando il senso del dettato costituzionale anche a contesti dove non sia presente il matrimonio vero e proprio. Naturalmente tutto questo è opinabile, anche se bisognerebbe sempre, prima di allargare queste possibilità, ripensare la norma costituzionale nelle sue intenzioni normative generali.

STUDENTESSA: Perché nonostante gli sforzi compiuti dallo Stato, dai politici, ma anche in generale dall'uomo comune, nel corso dei secoli, la libertà ancora non è garantita a tutti gli individui? Quali sono, secondo Lei, gli ostacoli che impediscono un completo raggiungimento della libertà per tutti gli individui umani?

ELIA: Il famoso Articolo 3 della Costituzione, al secondo comma, prevede che la Repubblica (la Repubblica significa lo Stato, le Regioni, tutte le Autorità pubbliche) debba lottare per promuovere la rimozione di questi ostacoli di carattere economico e sociale, che si frappongono tra la libertà degli individui e il godimento delle libertà specifiche. Per godere di ogni libertà bisogna, sicuramente, godere di un grado almeno sufficiente di benessere. Prima di tornare su questo tema sarebbe interessante visionare assieme un contributo che tenda a dimostrarVi come ogni generazione di cittadini di uno stato democratico dovrà condurre la sua lotta per le libertà contestualmente fondamentali del proprio tempo. Vediamo il contributo in cui il professor Arturo Carlo Jemolo, userà alcune parole molto meditate e precise su questa tema della "lotta per le libertà".

JEMOLO: La libertà, come tutti i beni della vita, come tutti i valori, non è qualcosa che si può conquistare una volta per sempre, ma necessita un lavorio costante di conservazione attraverso lo sforzo di ogni giorno, rendendosene degni, avendo un animo abbastanza forte per affrontare la lotta in questione. Sarebbe una pericolosa illusione quella di aver posto fuori discussione certe conquiste testé consacrate dalla Costituzione. Né la pace dei popoli né la giustizia sociale né alcun altro bene è suscettibile di conquiste definitive. Ogni generazione deve dare la sua prova; mi auguro che la nostra lotta sia stata all'altezza del compito che aveva dinanzi, che possa essere d'esempio a quelle che seguiranno.

ELIA: Questa è una lezione di vita vissuta, perché nessuno pensava che l'Italia, dopo avere avuto statisti come Cavour e lo stesso Giolitti, potesse, cadere poi sotto una dittatura, come è avvenuto dopo la Prima Guerra Mondiale, dal 1922 fino al 1943. Questo insegnamento di Jemolo ci informa del fatto che ogni generazione di cittadini e ogni esperienza personale è la base, con le proprie convinzioni e con le proprie iniziative, per poter mantenere un autentico regime liberal - democratico all'interno di un paese civile. Se non esiste il consenso è molto difficile attuare questa lotta in modo soddisfacente, dato che la classe politica, ovviamente, è sempre esposta in tutti i paesi ad ogni tentazione di rinchiudersi in quello che si tende a definire come l'oligarchia di partito, che non potrà essere però contrastata semplicemente da iniziative di persone che facciano appello, senza programmi politici veri e propri, ad un richiamo puramente personalizzato a certi valori. La personalizzazione del potere è anch'esso uno dei pericoli della vita politica attuale, in tutte le democrazie. È necessario che ogni generazione prenda consapevolezza delle proprie responsabilità e faccia proprie delle iniziative politiche, concrete, spontanee, per poter reagire a quelli che potrebbero essere i tentativi di condizionamento del potere. Il quale "potere" non è sempre il potere pubblico, ossia il potere gestito dalle autorità costituite, ma potrebbe essere anche il potere privato, rappresentato dalle grandi concentrazioni bancarie, industriali, finanziarie, imprenditoriali. Questo è un punto molto impegnativo di tutta la questione che stiamo affrontando, un punto delicato che ci impegna tutti, come cittadini, ad assumerci la piena responsabilità di avere per ogni diritto un eguale dovere. Per conservare i propri diritti bisogna esercitare anche dei doveri, dei doveri, ad esempio, di altruismo verso gli altri cittadini, i meno fortunati prima di tutti gli altri, e verso la Repubblica in generale. È, questa, un'impronta etica di tipo mazziniano, che oggi non è più molto valorizzata nella nostra vita. Si pensa soprattutto al valore dei diritti e molto poco ai doveri corrispondenti ad ogni singolo diritto. La Costituzione vigente, invece bilancia i diritti esistenti con dei doveri, e prevede anche dei doveri di solidarietà inderogabili. Tornando alla Sua domanda, devo dire che, una volta, nella letteratura giuridica, non si pensava affatto alla effettività dei diritti, alla protezione delle libertà effettive. Nello Statuto Albertino si enunciavano dei principi, e poi si rinviava il processo di adeguamento alla realtà di quei principi alle leggi future. Oggi si è capito che, se non si rimuovono questi ostacoli sociali ed economici, se non esiste un grado minimo di benessere individuale e familiare non è possibile permettere a tutti di godere della libertà di informarsi, soprattutto, sulla propria libertà. Se un cittadino non possiede i mezzi per poter accedere ai giornali, alla televisione, a tutta una serie di mezzi di informazione, non potrà godere di un pieno diritto di libertà, ad esempio di un vero diritto alla manifestazione del proprio pensiero (e così via). Ora questo aspetto del problema è molto importante ed è anche molto difficile. Come vedremo, se ci saranno altre domande da parte Vostra, anche circa i diritti sociali, è molto difficile raggiungere, in modo molto diffuso e perfettamente equo, questa rimozione degli ostacoli economici e sociali esistenti in ogni consorzio umano.

STUDENTESSA: Mi sembra che lo Stato tenda a garantire, più che altro, la libertà di quegli individui che il senso comune potrebbe ritenere "normali". Ma la libertà di quelle persone che potrebbero essere definite "anormali" è realmente garantita dallo Stato e dalle sue leggi?

ELIA: Lo Stato Italiano ha subito, nel corso della propria storia pressioni e spinte molto diverse tra loro. Per esempio la chiusura dei manicomi, spinta dalla legge che va sotto il nome di Legge Basaglia è stato il risultato di una di queste pressioni. Poi esistono molti altri esempi di interventi realizzati a favore dei disabili, non solo mentali. È molto difficile riuscire a realizzare una assistenza completa per le persone malate, anziane, o invalide. Si cerca di realizzare (più che da parte dello Stato come tale, da parte della Repubblica comprensiva degli Enti Locali e soprattutto dei Comuni) un'assistenza individualizzata piuttosto che portare la gente nei cronicari, negli ospedali, dove poi costerebbero moltissimo effettuare un intervento generalizzato. Si cerca di estendere un tipo di assistenza domiciliata, avvalendosi anche del contributo del volontariato. Ma si tratta sempre di un'assistenza a domicilio che, certamente, comporta uno sforzo e un sacrificio molto alti per coloro che investirebbero molto del loro tempo in questo tipo di solidarietà sociale. Lo Stato non può burocratizzarsi al punto da far esercitare molti di questi interventi da dei dipendenti degli organi amministrativi. Lo Stato cerca di avvalersi delle famiglie, innanzi tutto, ma anche di un intervento assistenziale, che sia il più possibile diffuso attraverso gli Enti Locali. Non si può più centralizzare l'assistenza.

STUDENTESSA: Io non mi riferivo solo ai malati mentali o agli handicappati, ma anche a quelle persone, come per esempio, gli omosessuali, che sono considerati, da tanto "senso comune" di molti cittadini e di molti dirigenti cittadini "al di fuori" dal canone tradizionale della normalità.

ELIA: Sì, capisco la Sua domanda. Per ora, in Italia, c'è stata sempre una grande tolleranza nei confronti di questi cittadini e di queste persone. Mi rendo conto del fatto che la parola stessa "tolleranza" sia la prima a non essere tollerata (molte volte). Attualmente ci vuole una disponibilità, un'apertura diversa nei confronti di questo problema. La discriminazione dei "diversi" è un fenomeno soprattutto di tipo sociale e culturale, ed è esclusa, come tale, dalla Costituzione vigente, perché le condizioni personali e sociali non dovrebbero incidere, secondo la legge costituzionale, sul trattamento né sulla carriera, né sui diritti fondamentali, né su quelli associativi, di un cittadino. Pensate: ormai la gente si rende conto del fatto che persino grandissimi artisti, grandi scrittori del passato hanno avuto e vissuto, per esempio, queste tendenze, da Marcel Proust a tanti altri. Esiste una sempre maggior disponibilità (non chiamiamola tolleranza) al rendersi conto di questa diversità di situazioni, che una volta, purtroppo, in tanti individui, comportava la necessità di nasconderle, perché esisteva un bieco ostracismo sociale verso queste propensioni, che venivano considerate semplicemente come delle anomalie. Io credo che si verrà a realizzare una sempre più crescente apertura verso questi aspetti, apertura che, io mi auguro non degeneri mai in una pura rivendicazione polemica. Bisognerebbe evitare il rovesciamento da una situazione estremisticamente intollerante, superabile con una tendenza alla piena comprensione di ogni fenomeno umano, ad una pretesa di assoluta distinzione esaltante, (distinzione che trova il proprio apice in rivendicazioni come il diritto al matrimonio tra omosessuali o alla formazione di famiglie di fatto con genitori omosessuali). Si tratterebbe, infatti, di rivendicazioni foriere di concrete difficoltà di realizzazione, (si pensi, per esempio, al rapporto che questi genitori dovrebbero instaurare con i figli da adottare). È chiaro che vi sarà una preferenza sempre più forte laddove la coppia destinataria di un'adozione o di una fecondazione assistita, solo per fare due esempi, sia, sì bilanciata, ma tra un uomo e una donna. È molto più difficile che in altri casi che si raggiungano risultati socialmente utili e positivi come avviene generalmente nel caso di coppie eterosessuali. Almeno questa è la mia opinione.

STUDENTESSA: La libertà può essere tutelata allo stesso modo in uno Stato che non sia democratico?

ELIA: Certamente no. L'esistenza e la tutela della libertà è strettamente connessa all'esistenza e alla difesa dei regimi democratici, all'esistenza, cioè, di ordinamenti, volendo usare un nome più comprensivo e il più possibile preciso, liberal-democratici. Le dittature sono portate a valorizzare solo gli aspetti corrispondenti all'ideologia fatta propria dal partito o dal gruppo sociale o etnico al potere o a discriminare e a ritenere illecite opinioni divergenti dal programma del regime sovrano. Questo si è visto benissimo in Italia, in cui, nel periodo fascista, la libertà di manifestazione del pensiero fu fortemente limitata. I giornali erano solo quelli consentiti dal regime. Ecco perché esiste una connessione strettissima tra i regimi democratici e l'esercizio concreto delle libertà fondamentali. Bisogna distinguere però tra democrazie "protette" e democrazie che potremmo definire più aperte. Quella esistente nella Repubblica Italiana non è una democrazia protetta come quella esistente sotto la Repubblica Federale Tedesca, nella cui Costituzione esiste un Articolo 18 della Legge Fondamentale, il quale afferma, che chiunque abusi delle libertà di parola, di associazione, per lottare o per promuovere forme di lotta contro l'ordinamento liberal - democratico può decadere dall'esercizio di queste libertà fondamentali. l'Italia è un regime, possiamo dire, più "aperto", in cui anche chi voglia propugnare delle idee diverse, magari orientate contro l'ordinamento liberal - democratico, contro la Costituzione stessa, se non arriva ad incitare ad un'azione violenta contro questi ordinamenti o contro i valori attuati da essi, non può mai decadere dall'esercizio di questi diritti. È, quindi, una costituzione che consente maggiore libertà di scelta. La legge tedesca risente, naturalmente, della reazione post - bellica al nazismo nonché al comunismo che, per tutta la Guerra Fredda ha tenuto in scacco la Germania Orientale. In questo modo si spiega, in quel paese, la tendenza a proteggere l'ordinamento costituzionale con questo tipo sanzioni che sono delle sanzioni molto gravi. In Germania c'è stato il cosiddetto divieto delle professioni. Per chi sosteneva idee in contrasto con l'ordinamento democratico della Repubblica era prevista anche l'esclusione dalle promozioni nelle carriere nonché tutta una serie di esclusioni da un certo tipo di attività.

STUDENTESSA: Lei crede che si possa parlare di uno Stato libero nel momento in cui una donna, quando esce da sola per le strade della propria città, deve "mettere in conto" anche il rischio di poter subire delle violenze. È necessario cambiare la mentalità delle persone oppure bisogna garantire il rispetto della libertà con altri mezzi? E in quel caso con quali mezzi?

ELIA: La tutela delle libertà e quindi contro le violenze, dovrebbe sempre essere assicurata dalla tutela giurisdizionale. Se una persona viene offesa nel rispetto di tutti quei beni che l'ordinamento giuridico vigente riconosce come degni di tutela, come, certamente, le libertà fondamentali e il diritto alla sicurezza, deve poter avere il diritto di rivendicare la tutela di questi diritti davanti ad un magistrato giudicante. Purtroppo, la crisi della giustizia in Italia non facilita, e certamente non agevola, l'esercizio di questa tutela, perché, solo per restare all'interno del suo esempio, bisognerebbe far sì che la violenza carnale fosse, sicuramente, perseguita con tutta la tempestività e la severità necessarie. Con tutto il rigore con cui, per esempio, è perseguita nel Regno Unito. In quel paese chi venga giudicato aver usato violenza fisica nei confronti di un altro cittadino è considerato veramente un individuo che viola le libertà dei suoi simili. Così come se lo stesso individuo venisse sorpreso a trasportare esplosivi o armi può essere colpito da sanzioni molto gravi. In Italia la giustizia molte volte colpisce solo delitti estremamente lesivi di beni come la vita umana; l'omicidio, il sequestro di persona. Ma è una giustizia, quella italiana, fin troppo indulgente verso questo tipo di violenze sulla persona: stupri, pedofilia, violenze fisiche. Ultimamente, solo ultimamente, sono state promosse delle leggi pensate a difesa della libertà sessuale, che prevedono pene molto più forti che un tempo. Una volta fatte e approvate bisogna trovare il coraggio e la capacità di applicarle. L'applicazione in Italia è un momento carente della macchina della giustizia, perché la giustizia che non sia pronta ad applicare i principi da cui muove la sua azione è una giustizia non adeguata alle necessità di tutela dei diritti fondamentali delle persone. La debolezza degli interventi giurisdizionali è uno dei difetti maggiori della tutela delle libertà in Italia.

STUDENTE: Siamo d'accordo che uno Stato debba tutelare il diritto alla vita dell'individuo. Ma esistono degli Stati che invece di tutelare il diritto alla vita, spesso permettono, in via punitiva, ad applicare l'eliminazione stessa della vita. Mi riferisco soprattutto agli Stati Uniti, una repubblica dove viene ancora applicata la pena di morte. Lei cosa ne pensa?

ELIA: Certamente il diritto alla vita è un diritto che è preliminare all'esercizio di tutti gli altri diritti. C'è sempre stato, però, un margine di grande incertezza nello stabilire entro quali limiti debba essere tutelato questo diritto, in tutti i paesi. Per esempio, in Italia esistevano norme (sicuramente la giurisprudenza le ha molto temperate nel corso del tempo), per cui la Guardia di Finanza risultava autorizzata a sparare al contrabbandiere in fuga. "Colui che non si ferma" ai posti di blocco, fatti dalla polizia o dai carabinieri, in un periodo in cui viene data la caccia chi ha sequestrato una persona, o a un malvivente, si espone a un gravissimo rischio, perché la polizia gode del potere di sparare, (non ad altezza d'uomo, certamente, ma è sempre molto difficile, soprattutto quando un’auto è in fuga, valutare se si ha mirato per colpire le gomme, che è sempre e comunque un'azione molto pericolosa, visto che una macchina colpita alle gomme può sbandare). Tutto questo dimostra come il diritto alla vita sia, , in pericolo in tutta una serie di casi. Per quello che riguarda però la pena di morte, essa vige, in certi paesi come gli Stati Uniti, grazie ad una concezione molto radicata in certe culture. Una concezione per la quale fu inconcepibile che, solo per fare un esempio, coloro che assassinarono il Presidente Abraham Lincoln, dopo la Guerra di Secessione, non fossero colpiti con la morte. Sono davvero terribili le fotografie delle impiccagioni di questi condannati per l'uccisione del Presidente! Non è concepibile, in America, che, per reati così gravi, non venga prevista questa pena, questa specie di contrappasso altrettanto grave. Noi abbiamo una Costituzione che punta soprattutto sulla rieducazione del condannato. Ora è chiaro che non si può rieducare una persona che venga giustiziata e quindi è logico che noi giuristi e parlamentari italiani ci battiamo, anche in sede internazionale, contro l'uso (soprattutto l'uso indiscriminato) della pena di morte. Anche la Chiesa si batte, oggi, contro questo tipo di sanzione, affiancata, volente o nolente, da tutta una serie di organizzazioni umanitarie. Io spero che questa lotta possa, alla fine, avere ragione di questo tipo di punizione. Personalmente non mi faccio illusioni. Nel mondo anglosassone è molto radicatala fiducia nella "legge del taglione". Speriamo che l'America segua l'esempio dell'Inghilterra che, in un certo momento della sua storia, rinunciò a questo tipo di pena.

STUDENTESSA: Mi sembra che, da molte parti, si consideri soprattutto la libertà come una elargizione proveniente a noi cittadini da un ente superiore (lo Stato), invece di un diritto connaturato all'essere umano in quanto tale.

ELIA: Essa non è affatto una concessione! Tant'è vero che la nostra Costituzione afferma esplicitamente che la Repubblica riconosce questa autonomia piena e totale della libertà dell'uomo. Le libertà fondamentali sono diritti che lo Stato e l'ordinamento giuridico non possono creare da soli, ma sono riconosciuti come propri dell'uomo. Quindi nel nostro ordinamento non sono visti come una concessione o come un'elargizione!

STUDENTESSA: Forse, però, le leggi atte a tutelare questi diritti ne lasciano trasparire un "origine elargita".

ELIA: Lei dice: dall'applicazione delle leggi tutelari dei diritti potrebbe sembrare che le cose stiano così. Questo potrebbe darsi se oggetto della nostra riflessione fossero le situazioni reali che si vengono a creare attraverso i meccanismi delle autorizzazioni, meccanismi burocratici che riguardano, però, soprattutto l'attività economica; le autorizzazioni, le concessioni, e tutte le altre lungaggini burocratiche, sono tutti meccanismi che portano a vedere la libertà come qualche cosa di fin troppo condizionato e "concesso" da questi interventi pubblici. Però si tende, anche in questo campo, a rendere sempre meno dipendente dall'autorizzazione o dalla concessione, il destino di un'attività imprenditoriale. Ci sono dei casi concreti, da questo punto di vista (come per esempio l'etere, dove le trasmissioni radio - televisive vengono considerate un bene di tutti). Da questa prospettiva è giusto che esista un intervento pubblico, per evitare forme di monopolio. Però, di fatto, l'uso dell'etere è stato aperto a più imprese, a più attività, a più Enti e società perché potesse esserci una vera pluralità di informazioni, una pluralità di opinioni circolanti per mezzo radiotelevisivo. Esiste quindi una tendenza a superare questo momento della storia della concezione della libertà, troppo legato ad una forma di "concessionismo". La libertà, anticamente, era concessa dalla sovranità di monarchie che erano assolute, che poi, nella Storia, diventarono da assolute sempre più liberali. Si parlava di statuti, di libertà concesse e, come tale, anche lo Statuto Albertino era una costituzione "concessa". Oggi abbiamo superato come idea di base queste concezioni. Bisogna superarle sempre di più anche nella pratica, offrendo al cittadino piena consapevolezza e capacità di reazione a quei burocrati, a quei funzionari che si presentano ancora oggi troppo autoritari.

STUDENTESSA: Se Lei dovesse mettere su un piatto della bilancia i doveri che limitano la nostra libertà per vivere in società e sull'altro piatto i diritti che ci permettono di esercitarla, quali dei due piatti della bilancia dovrebbe pesare di più?

ELIA: Dovrebbero integrarsi a vicenda. Non dovrebbe mai esistere uno squilibrio, perché, per esempio, il dovere di pagare le imposte in corrispondenza alle proprie capacità contributive è lo strumento che poi può consentire allo Stato o al Comune o alla Regione di intervenire per contribuire a quei diritti sociali (assistenza previdenza, interventi a favore dell'istruzione) perché si possano riequilibrare le opportunità sociali tra ricchi e benestanti e neno ricchi e non benestanti, soprattutto se questi sono capaci e meritevoli. Dovrebbe sempre esistere una piena  integrazione tra diritti e doveri, come previsto dall'Articolo 2 della Costituzione, una integrazione, ad esempio, tra diritti inviolabili e doveri inderogabili di solidarietà che sono necessari entrambi, gli uni agli altri,  per una vita sociale ordinata ed in grado di progredire. Certo è difficile per esempio dare effettività al diritto al lavoro, il diritto al lavoro è proclamato come diritto, ma lo Stato, la Repubblica è impegnata a creare, a produrre le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ma non si può andare di fronte al giudice a rivendicare il posto di lavoro, perché il posto di lavoro dipende oramai dalle condizioni mondiali, dall'economia. Lo Stato ha una sovranità ormai limitata, che non può prescindere da quelle che sono le grandi correnti dell'economia mondiale. Quindi questo è uno dei punti più delicati. In uno Stato nazionale, sovrano, diritti e doveri nella ricerca del  loro reciproco equilibrio dovrebbero essere  pienamente sufficienti per promuovere una libertà goduta e regolata. In un mondo sempre più piccolo per tutti i suoi abitanti, (parliamo troppo spesso di globalizzazione), un mondo in cui esista  un mercato sempre più unitario, diventa difficile allo Stato ( purtroppo) svolgere  una politica in favore  della piena occupazione, come avvenuto in passato. Oggi questa ricerca del posto di lavoro è condizionata da tutta un serie di elementi che non dipendono esclusivamente dalla politica dello Stato e dalla sua gestione degli investimenti pubblici.

STUDENTESSA: Professore, può spiegarci il significato degli oggetti che Lei ha portato?

ELIA: Ho deciso di portare le manette, sottolineando il senso negativo di questo oggetto, significato che rinvia all'Habeas Corpus. L'H.C. è una formula latina, entrata in vigore in Inghilterra molti secoli or sono, e corrisponde ad un principio per il quale se un magistrato ordinava che un cittadino fosse passibile di rescrizione di habeas corpus, questo ordine permetteva all'autorità di prendere letteralmente in mano un soggetto, possedendone il corpo, di portarlo di fronte al giudice. Le manette possono essere visualizzate, al contrario, come il simbolo della libertà personale, più precisamente come un simbolo di ciò da cui dovremmo liberarci. Perché dico "dovremmo liberarci"? Perché ogni diritto è sempre il risultato di un processo di liberazione. Non si può dare libertà senza una liberazione precedente. Ecco l'importanza delle generazioni che ci hanno preceduto. Noi abbiamo l'obbligo, il dovere morale di mantenere in vita tutte queste libertà. Coloro che ci hanno preceduto, con un processo di liberazione, anche doloroso, anche sanguinoso, ce le hanno trasmesse. Noi dovremmo, per i nostri figli e i nostri nipoti, conservarle, valorizzarle e difenderle, altrimenti saremmo rei del venire meno ad un compito e a una responsabilità storica. Le guerre di liberazione e i processi di liberazione possono avvenire in molte forme. Possono avvenire, come è capitato da noi, con la Resistenza e con il periodo successivo alla Resistenza. In altri paesi si sono verificati attraverso delle rivoluzioni liberali o non contro un potere assoluto.

STUDENTESSA: Gli individui, al di fuori dello Stato godono di un numero maggiore o minore di libertà? Lo Stato è un ente atto a garantire la libertà di tutti i propri membri o è un soggetto che per affermare certe garanzie deve privare gli individui di una buona parte della loro libertà.

ELIA. In passato lo Stato assoluto (o assolutistico) ha privato certamente della libertà, non c'erano le garanzie nei tribunali, i reati non erano descritti con precisione. E quindi lo Stato per un lungo periodo ha privato delle libertà. Oggi, dovrebbe in linea di massima garantirli, salvo quelle limitazioni che le leggi prevedono, perché anche gli altri, non solo un singolo individuo, ma tutti, possano esercitare questi diritti.

STUDENTESSA: Tornando al tema dell'omosessualità, non sarebbe giusto che lo Stato garantisse anche agli omosessuali una piena ed autentica libertà, visto e considerato che davanti alla legge noi cittadini siamo tutti uguali?

ELIA: Nelle leggi italiane non esiste una piena discriminazione contro gli omosessuali. Esiste ancora una diffidenza sociale che è spiegabile solo facendo riferimento alla diversità che indubbiamente contraddistingue questi cittadini. Ciò che è ritenuto "normale" dalla maggioranza dei cittadini di una società viene in qualche modo vissuto dalla maggior parte dei consociati, dagli altri cittadini, come qualcosa che corrisponda al comune modo di pensare. Il modo di vivere diverso suscita sempre una reazione di diffidenza, che, in seguito, naturalmente, può andare storicamente attenuandosi, mano a mano che venga a stabilirsi una maggiore disponibilità e una maggior apertura verso gli stili di vita alternativi. Questo, però, non significa che nel nostro ordinamento statale esista uno stato di discriminazione.

STUDENTE: Per quanto riguarda lo spazio Internet oggi abbiamo scelto un sito riguardante un romanzo di Richard Bach: Il gabbiano Jonathan Livingstone. Ho scelto questo sito, perché il romanzo di Bach narra di un gabbiano che sceglie di staccarsi dal resto del gruppo perché esso, a differenza di tutti gli altri del suo stormo, non vuole soltanto imparare a volare come tutti gli altri, ma vuole imparare l'intera tecnica del volo per poter godere di maggior libertà. A questo proposito mi sono chiesto: la libertà dell'uomo è un valore strettamente relativo al vivere in società, al gruppo in cui si vive, o è un valore assoluto, insito naturalmente nell'uomo, ossia nell'individuo stesso in quanto essere umano?

ELIA: La concezione individualistica della libertà è stata sempre più valorizzata, dalla maggior parte degli storici e degli studiosi del diritto rispetto a una concezione puramente funzionale alla vita sociale di un organismo statuale. Studiosi e giuristi hanno, molto spesso, deciso di porre maggiormente l'accento su questo aspetto della libertà proprio di una concezione individualistica e non funzionale (rispetto alla società) della libertà. In realtà la libertà fa parte del processo di maturazione della collettività democratica. Però la radice culturale del significato storico della concezione individualistica va ricercata nettamente nel rifiuto del conformismo tipico di tanta cultura liberale. Non si dovrebbe mai cedere alla tentazione di lasciar omologare il proprio pensiero, il proprio comportamento da una pressione sociale, ma da parte di almeno un membro della società, dovrebbe essere fornito l'esempio del "gabbiano che si stacca dal gruppo". Anche la società può sbagliare e, di contro, un singolo individuo potrebbe aver ragione diventando, così, il precursore, di una concezione per la quale il mondo sociale in cui questo individuo si troverà a vivere potrebbe non essere ancora pronto.


Biografia di Leopoldo Elia

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