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Il Grillo (14/12/1998)

Maurizio Ferraris

L'amicizia

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Liceo Classico Socrate di Roma

FERRARIS: Mi chiamo Maurizio Ferraris ed insegno Estetica all'Università di Torino. Oggi vorrei parlare con voi dell'amicizia e vorrei ascoltare le vostre domande sul tema. L'amicizia è un sentimento di cui, in genere, si dice un gran bene, in questa sede però, per essere un po' "originali", cercheremo anche di parlarne male, se ci riusciremo. Vediamo la scheda filmata che hanno preparato e cominciamo a farci venire delle idee.

Ciò che possiamo provare e sentire, le geometrie del nostro animo, non sono solo l'effetto di moti interiori, ma il risultato dei modi di vita e dei concetti che ci caratterizzano. Lo spazio dei sentimenti non è solo quello della nostra mente, ma quello del mondo in cui viviamo, della storia e della morale, degli ideali e dell'immaginazione di un'epoca. L'amicizia è forse uno dei sentimenti che più ha subito le trasformazioni del mondo. Nell'epoca classica l'amicizia era un sentimento etico, rivolto al bene dell'altro, una virtù e un modello della stessa associazione politica.

BRUTO: Se c'è qualcuno in questa assemblea che era amico di Cesare, a lui dico che Bruto era a Cesare amico quanto lui. Se l'amico domanda: "Perché Bruto insorse contro Cesare?", questa è la mia risposta: "Non che amassi di meno Cesare, ma che amavo Roma di più".

Sarebbe difficile riconoscere questi tratti nel nostro concetto attuale di amicizia, la quale è invece percepita come un sentimento privato, su cui governano guide della condotta più importanti, come quelle della morale e degli interessi pubblici, a loro volta guidate da imperativi più forti e autorevoli di quelli dolci e tolleranti che ispirano l'amicizia. Ma è anche la trasformazione dell'amore coniugale, che ha impoverito l'amicizia. La distinzione classica, che troviamo ancora in Montaigne contrapponeva amore e amicizia sulla base del desiderio: un fuoco cieco, volubile e forse innato nell'amore, e un calore generale, calmo e costante nell'amicizia. Ma la possibilità di esplorare quel calore generale è connessa al vivere insieme. L'amicizia non è un sentimento privato, ma un'attività che coinvolge gli individui, un modo di vita in cui il carattere viene reciprocamente coltivato e ammirato. È questa possibilità a sembrare seriamente compromessa dalla centralità assoluta del matrimonio, dalla sua capacità di costituire non tanto uno stile di vita tra gli altri, ma una concezione che sottovaluta le ulteriori forme di relazione umana. Ancora all'inizio del secolo il filosofo inglese Moore poteva pensare che l'amicizia fosse una componente essenziale del bene assoluto, un'idea che fu molto amata dagli artisti e dagli intellettuali del Bloomsbury, verso i quali nutriamo ancora un interesse acceso e una grande nostalgia, forse proprio perché ci mostrano uno stile di vita così lontano e improponibile.

 

STUDENTESSA: Secondo Lei in che modo il concetto di philìa è cambiato dal mondo classico all'era contemporanea?

FERRARIS: Non mi trovo particolarmente d'accordo con la scheda che abbiamo appena visto, perché in essa viene sottinteso un discorso del genere: "Una volta i Greci erano dei sentimentali, in seguito i sentimenti si sono trasferiti altrove... Per i greci l'amicizia era una questione politica, per noi no". Secondo me questo non è assolutamente vero, perché anche per noi l'amicizia è essenzialmente un fatto politico. Nel filmato abbiamo visto della gente che si stringe la mano - il Papa, il Dalai Lama, Gorbaciov e Kohl -, ma questa pratica potrebbe risultare un po' incongrua: sia che facciano i loro affari, sia che firmino un contratto, perché dovrebbero stringersi la mano? A tale domanda le persone in questione potrebbero controbattere: "Ci stringiamo la mano per far vedere che siamo amici, in modo che i nostri popoli non si facciano guerra.". In realtà non c'è nulla di più finto delle suddette strette di mano, anche perché vengono ripetute per moltissime volte, soprattutto a beneficio dei fotografi. Per tornare alla domanda che mi è stata posta, non credo che il sentimento d'amicizia sia mutato così tanto. È comunque vero che sono avvenuti numerosi cambiamenti per quanto riguarda il matrimonio. Nella scheda viene citato Montaigne: egli aveva un grande amico di nome Etienne de la Boéthie, il quale alla sua morte - avvenuta a poco più di 30 anni - lasciò tutta l'eredità allo stesso Montaigne, e non a sua moglie. Al giorno d'oggi questo fatto potrebbe apparirci abbastanza strano, ma all'epoca vi erano delle relazioni che potevano risultare più importanti del matrimonio. Il matrimonio borghese - quello sentimentale e a volte anche ipocrita - dell'Ottocento e del Novecento, è profondamente diverso dal matrimonio delle epoche precedenti. D'altra parte oggi, in Italia, abbiamo anche una Festa dell'amicizia, che viene organizzata dalla (ex) Democrazia Cristiana e che è un avvenimento prettamente politico. Potremmo anche citare i mafiosi e l'amicizia che sussiste tra di loro. Possiamo quindi notare che anche ai giorni nostri l'amicizia può essere ricondotta alla politica. In proposito potrei citare Aubenque, il quale spiega come presso gli antichi greci vi fossero dei tipi di amicizia sostanzialmente identici ai nostri. Visioniamo un'altra scheda filmata.

AUBENQUE: Aristotele pensa che la vita nelle città - la vita politica - rappresenti il coronamento della vita comunitaria, ma ciò, evidentemente, non esclude l'esistenza di una vita familiare, alla quale egli consacra degli sviluppi importanti. Dunque l'amicizia non è propriamente una virtù, per quanto essa possa, nel migliore dei casi, appoggiarsi sulla virtù. Ci sono tre tipi di amicizia: l'amicizia fondata sul piacere, quella fondata sull'interesse e quella fondata sulla virtù, ovvero la più elevata e perfetta. Da una parte l'amicizia permette di volere il bene dell'altro: il bene reciproco dei termini dell'amicizia è dunque l'obiettivo di questa sorta di struttura comunitaria. Dall'altra parte essa permette a coloro che sono impegnati in questa relazione di possedere uno stesso fine, ovvero di "cementare", per così dire, una fraternità e una solidarietà fondate su una comunità di figli. Dunque l'amicizia, anche se ha una dimensione immediatamente interpersonale, è il fondamento per eccellenza della vita politica, il fondamento delle città.

FERRARIS: È difficile parlare di amicizia, perché potrebbe sembrare un soggetto banale, sebbene sia un argomento che i filosofi hanno trattato spessissimo.
Intanto, però, vorrei spiegarvi il significato dei due oggetti che ho portato con me, ossia un paio di guanti da boxe e un pugnale. Il pugnale deve essere messo in riferimento all'uccisione di Giulio Cesare, un fatto citato durante la prima scheda. Esistono varie interpretazioni del gesto di Bruto: ha fatto bene o male ad ammazzare Cesare? Marc'Antonio, ovviamente, lo condannò, ma Bruto riuscì lo stesso a trovare una giustificazione per la sua azione, dicendo: "Io amavo il mio amico Cesare, ma amavo di più Roma". Lo stesso Aristotele si riconobbe amico di Platone, ma antepose a tale sentimento la sua amicizia per la verità. Questo è sicuramente un aspetto importante, e testimonia il fatto che, probabilmente, non sempre è possibile passare sopra a tutto in nome dell'amicizia: con tale problema ci si confronta normalmente. I guantoni da box stanno invece ad indicare che in realtà l'amicizia può essere un sentimento abbastanza ambiguo e pericoloso. In genere pensiamo che l'amicizia sia un qualcosa di spontaneo che "esce dall'anima", mentre molto spesso si diventa amici per paura: se incontriamo qualcuno che non possiamo considerare un nostro nemico perché ne abbiamo troppo timore, allora tentiamo di farcelo amico, in modo che non ci possa fare del male. Ovviamente i guantoni evocano la figura del pugile, il quale, quando non vuol più prendere a pugni il proprio rivale, lo abbraccia. Il gesto dell'abbracciare, il cosiddetto "abbraccio mortale", potrebbe far trasparire il carattere interessato di un'amicizia. Nella stessa maniera funziona la stretta di mano: perché ci si stringe la mano? In origine con tale gesto si voleva far notare che non si era armati - che non si stava per brandire un'arma, un pugnale o roba simile - e contemporaneamente si immobilizzava la mano destra dell'altro, in modo che quest'ultimo non potesse a sua volta nuocerci.

STUDENTESSA: Lei pensa che la cultura cattolica abbia mutato il concetto greco di philìa?

FERRARIS: Penso proprio di si. Per la cultura cattolica bisogna amare il prossimo come se stessi e Dio sopra ogni cosa. Nella cultura classica non esisteva un Dio da amare sopra ogni cosa: in realtà ciò che si doveva veramente amare su tutto il resto era la propria città, ossia una istituzione sovrapersonale. L'elemento più imbarazzante della cultura cattolica è proprio l'invito ad amare il prossimo come se stessi perché, in realtà, spesso ci si ritrova ad odiarsi. Immaginiamo il caso di un masochista: se veramente amasse il prossimo come se stesso, il suo desiderio sarebbe quello di fargli del male. Spesso l'elemento della reciprocità non è così necessario come si potrebbe pensare. Lo stesso Aristotele insistette spesso sul fatto che l'amicizia è difficilmente reciproca: c'è sempre un amico "più amico" dell'altro. Tale disparità sembra però essere necessaria, in ogni sentimento.

STUDENTESSA: Prima Lei ha affermato che non vi sono stati sostanziali cambiamenti fra il sentimento dell'amicizia nella cultura greca - o in quella antica in genere - e l'amicizia nei tempi moderni. Non pensa, però, che nella Grecia antica la linea di demarcazione tra amore ed amicizia fosse delineata in modo meno netto, mentre ai giorni nostri - anche a causa di un irrigidimento di certe istituzioni, quali il matrimonio, e in virtù del ruolo preponderante che la religione cattolica ha nel nostro paese - si sia cominciato a considerare la "confusione" tra amicizia ed amore come un errore?

FERRARIS: Nella Grecia antica la situazione era diversa anche perché le donne erano molto più discriminate rispetto ad adesso. Nella cultura greca, infatti, si parla solo di amicizia maschile: le grandi coppie di amici furono, ad esempio, Eurialo e Niso o Achille e Patroclo. Le donne non hanno apparentemente nessun rapporto l'una con l'altra, se non attraverso la mediazione dell'uomo. Tutto questo spiega anche le diversità nella concezione e nel carattere del matrimonio, che presso gli antichi si riduceva alla sfera privata, alla conservazione e alla trasmissione dei beni; le grandi decisioni, sia politiche, sia sentimentali - era molto più diffuso l'amore fra uomini -, si svolgevano nei simposi. Il simposio platonico, ad esempio, era composto essenzialmente dagli ottimati di Atene. In seguito la situazione è cambiata: il matrimonio è diventato più centrale, e - tra l’Ottocento e il Novecento - si è cristallizzato nella forma che conosciamo noi; ancora nel Settecento, infatti, esso manteneva degli aspetti strettamente connessi alla conservazione della specie ed alla trasmissione dei beni, soprattutto fra gli aristocratici. Nessuno si stupiva che tanto un re, quanto un conte, avessero delle amanti. D'altra parte anche le mogli avevano spesso degli amanti, perché non era usuale che i coniugi si sposassero per amore. L’essere amici della propria moglie o del proprio marito e l’essere amanti della propria moglie o del proprio marito - avendo contemporaneamente un legame patrimoniale con il coniuge - è un modo di pensare e una pratica che nasce con l’avvento della borghesia e del suo grande "sentimento economico", in poche parole con la tendenza ad "economizzare" tutto. Non penso che tale stato di cose sia un portato del Cristianesimo, credo invece che esso risulti strettamente legato all'organizzazione sociale tipica della borghesia. Ritengo anche che, fra l’altro, tale organizzazione stia venendo meno, perché da trent’anni a questa parte i ruoli tradizionali di cui si è parlato fino ad ora – tra i quali quello di "coniuge" o di "amico" – hanno subito profonde mutazioni, tanto che non si è più così sicuri della loro funzionalità.

STUDENTESSA: Secondo Lei che posto occupa l'amicizia in un rapporto d'amore? È possibile che due persone stiano insieme provando più amicizia che passione?

FERRARIS: Tutto è possibile! Possono anche presentarsi dei casi opposti: spesso due persone si ritrovano insieme pur odiandosi o disprezzandosi. Esiste una vasta letteratura su questo tema: Swann, ne La recherche proustiana, disprezza Odette, ma comincia ad essere perdutamente innamorato di lei proprio nel momento in cui la detesta completamente. Si può essere molto amici di una persona senza provare nessuna attrazione verso di lei, ma si può anche nutrire dell’attrazione nei confronti di qualcuno semplicemente perché quest’ultimo è ripugnante, orrendo.

STUDENTESSA:  È possibile scambiare l’amicizia per amore?

FERRARIS: I tuoi compagni suggeriscono: "Succede". Cosa comporterebbe lo scambiare l’amicizia per amore?

STUDENTESSA: Potrei credere di essere perdutamente innamorata di una persona che per anni è stato il mio amico, per poi scoprire che, in realtà, si trattava solo di amicizia.

FERRARIS:  È una situazione abbastanza ricorrente. Mi viene in mente una scena de Il portiere di notte, con Charlotte Rampling, nel quale la protagonista stringe una forte amicizia con colui che era stato il suo aguzzino nel lager. Mi pare, però, che nella domanda Lei abbia usato il verbo "scambiare": in questo caso il rapporto sarebbe basato su di un equivoco e non sarebbe più possibile ristabilire l’antico rapporto d’amicizia una volta terminata la relazione. Ci si potrebbe restare molto male perché l'extrema ratio, quella che dice: "Restiamo amici!", non funzionerebbe più.

STUDENTE: Volevo chiederLe se ha ancora senso parlare di amicizia in un mondo che rispecchia sempre più l’imperativo Homo homini lupus; è possibile che l’amicizia si sia ridotta a ciò cui Lei accennava in precedenza, vale a dire all’aspetto meramente politico e convenzionale della questione?

FERRARIS: Non saprei. Esistono molte teorie su questo punto, una di loro porta avanti l’idea che la storia cambi i sentimenti fra gli uomini. Tale teoria ha in genere due versioni: quella ottimista e quella catastrofica. La prima versione pensa che l'umanità vada verso il bene assoluto e verso la felicità universale, la seconda pensa che gli uomini si avvicinino sempre di più alla fine, alla distruzione e alla catastrofe. Di solito sono più numerosi i sostenitori della seconda. Molto spesso siamo circondato da persone che affermano: "I cibi non sono più quelli di una volta, l'amicizia non è più quella di una volta, le stagioni non sono più quelle di una volta" insomma, tutto non è più quello di una volta. Personalmente credo che il nostro mondo non solo non sia più aggressivo di quello dell’età della pietra – dove non si riusciva neanche a dormire in pace – ma neanche di quello di epoca romana. Pensiamo all’enorme numero di uomini politici che, al giorno d’oggi, muore nel suo letto, mentre, a quanto pare, presso i romani e i greci i protagonisti della politica il più delle volte venivano uccisi, spesso per mano dei loro migliori amici. Vorrei anche porre l’accento sul cambiamento nel ruolo della donna – a cui ho accennato in precedenza – la quale è stata per lungo tempo esclusa da quelle relazioni che venivano viste come di esclusiva pertinenza degli uomini e che adesso è riuscita ad ottenere un suo ruolo. Ovviamente tale mutamento non è avvenuto in tutte le culture: quelle islamiche, ad esempio, non le hanno fornito le stesse possibilità. Tornando alla Sua domanda, Le vorrei far notare che il primo a proferire la frase homo homini lupus fu, per l’appunto, un latino.

STUDENTESSA: È possibile che l'amicizia fra maschio e femmina risulti più forte in quanto meno viziata da gelosie o invidie, mentre il legame tra due ragazze possa essere maggiormente improntato su una base di ipocrisia e falsità?

FERRARIS: La pratica dello "stringiamoci la mano, così ti immobilizzo" funziona da per tutto. Spesso nell’amicizia cerchiamo della complementarità: ci potremmo prendere un amico decisamente tarato e squallido in modo da sentirci migliori di lui, ma potremmo anche scegliere di avere accanto una persona di gran lunga superiore a noi, in modo da risultare nobilitati dalla sua presenza. A volte le madri dei criminali minorili accusano proprio gli amici del figlio di aver condotto quest’ultimo su di una "cattiva strada". Per quanto riguarda l'ipotesi della totale mancanza di invidia e gelosia tra amici di sessi diversi, ritengo che tale tipo di amicizia rientri nel registro dell’amore e che dunque non ricada nella stessa categoria.

STUDENTESSA: Quindi, secondo Lei, è impossibile che due persone di sesso opposto siano amiche senza essere innamorate?

FERRARIS:  È una casistica complicata. La nozione di "amore" e quella di "amicizia" non sono delle concezioni chiare e distinte. Per rispondere esattamente alla Sua domanda bisognerebbe immaginare due persone che si dicono: "Fin qui siamo amici, ma questa cosa la stiamo facendo da amanti". La faccenda diventa quindi estremamente complessa. Quand’è che si riconosce una persona come proprio amico? Al massimo quando sono presenti, ad esempio, delle minacce. La domanda: "Vuoi un consiglio da amico?" è infatti seguita, in genere, da indicazioni minacciose. Indicare l’essenza dell’amicizia non è facile quanto indicare l’essenza di un triangolo.

STUDENTESSA: Secondo Lei è possibile l’esistenza di un'amicizia senza necessità e di una necessità senza amicizia? Oppure si tratta di un connubio indissolubile?

FERRARIS: Se con la formula "una necessità senza amicizia" si intende che ci si può piegare alle necessità senza odiare o amare le persone che generano tali necessità, risponderei che tale situazione è possibile. Facciamo l’esempio di una persona totalmente disinteressata al suo lavoro: egli vedrà un po’ di gente in ufficio, farà ciò che deve fare durante l'orario lavorativo e tornerà a casa un tantino depresso anche se, forse, incontrerà degli amici nel dopocena. Mi pare che tale situazione sia possibilissima: si tratta di una necessità senza amicizia. Per quanto riguarda "l’amicizia senza necessità", potrei dire che esistono amicizie molto decisive che riescono a determinare la nostra vita. Esse, secondo me, sono guidate da una forte necessità di proiezione dell'io, da discorsi del tipo: "quello è migliore di me, quell’altro è peggiore di me, ho bisogno di quell’altro ancora, stringiamoci la mano" eccetera. Detto questo, bisogna comunque aggiungere che, essendo la nozione di amicizia un concetto per niente chiaro e distinto, può sussistere la cosiddetta "simpatia", la quale a volta risulta scevra da qualsivoglia necessità.

STUDENTESSA: Ma in questo caso non si tratta di amicizia, non è philìa. È semmai sympateia.

FERRARIS: Bisognerebbe comunque stabilire cosa sia l'amicizia, o anche l'amore e l'odio. La gente si inganna spessissimo su questi termini, perché in genere si pensa che da qualche parte stia scritto cosa sia la vera amicizia, il vero amore, il vero odio e così via. In realtà si tratta di aspetti che il più delle volte emergono mescolati gli uni con gli altri e che è difficilissimo trovare allo stato puro: non è complicato dimostrare, infatti, che anche persone che si odiano in qualche modo si stimano e si rispettano. Il generale americano Patton, a guerra finita, disse: "I tedeschi sono l'unico popolo decente che resti in Europa". Avendoli avuti come nemici, si era ritrovato a stimarli. Anche nell’odio più profondo vi sono degli elementi di riconoscimento dell’altro.

STUDENTESSA: Lei non crede che l'uomo abbia bisogno dell'amicizia per non convivere con un'inaccettabile stato di solitudine? In tal caso si potrebbe parlare di necessità e di utilità dell'amicizia.

FERRARIS: L’uomo è un animale politico, e come tale si deprime se resta da solo. In realtà non si è mai veramente soli, perché si può convivere con delle idee: la volontà di scrivere un libro, di pregare Dio o quant’altro. Persino con i nemici non si è mai soli: in genere l'inimicizia risulta più sincera dell'amicizia, perché è raro che qualcuno voglia simulare un’inimicizia, mentre la messa in scena di un sentimento positivo risulta molto più frequente. Ci sono dei sentimenti che ingannano e dei sentimenti che non ingannano: l'angoscia, ad esempio, può essere messa tra i secondi. Se qualcuno è angosciato non si sta ingannando, mentre una persona innamorata potrebbe facilmente illudersi.

STUDENTESSA: Non sono molto d'accordo sulla distinzione tra philìa e sympateia operata prima dalla mia compagna. Secondo me la sympateia può essere addirittura superiore alla philìa perché – secondo gli antichi greci – essa implica una condivisione di sentimenti. Probabilmente tale termine si adatta molto di più all’odierno concetto di amicizia: al giorno d’oggi, infatti, simpatia e amicizia non sono due cose così diverse.

FERRARIS: La sympateia è anche ciò che può avvenire in un cinema quando vi sono decine di sconosciuti che vedono lo stesso film e che lo trovano tutti molto bello: ognuno prova lo stesso sentimento. Una situazione analoga si potrebbe presentare alla fine di un concerto, ma il fatto che tutti applaudano non deve portarci a pensare che siano tutti amici. La philìa e la sympateia sono sicuramente connesse in qualche modo, con la differenza che mentre la prima si riferisce a ciò che avviene tra due persone, la seconda può anche riallacciarsi ad un terzo oggetto: per essere amico di una persona la si deve necessariamente conoscere, mentre per provare gli stessi sentimenti di un altro individuo si può anche non conoscerlo.

STUDENTESSA: Ma l’amicizia non consiste anche in tale condivisione di sentimenti?

FERRARIS: Ovviamente si può diventare amici anche perché si amano le stesse cose. Facciamo un esempio: ad una persona piace il cricket - uno sport poco praticato in Italia – e frequenta un circolo di cricket a cui si è iscritto uno sparuto gruppo di appassionati. Egli potrebbe diventare amico di queste poche persone ed il gruppo nella sua totalità potrebbe avvertire l’ostilità del mondo "esterno" verso quel determinato sport. In questo caso si proverebbe "simpatia" perché ogni membro del gruppo avrebbe la stessa affezione nei confronti del cricket.

STUDENTESSA: Mostrandoci i guantoni da box, Lei ha affermato che l'amicizia può costituire un effetto della paura che si prova verso un determinato individuo. Ma come potrebbe l’amicizia – una relazione che dovrebbe basarsi sulla complicità e sulla fiducia reciproca – essere causata dal timore nei confronti di una persona?

FERRARIS: "Complicità" è un bel termine, anche perché evoca atmosfere vagamente "gangsteriane": complici, ad esempio, sono coloro che si nascondono reciprocamente ad una terza autorità – quale potrebbe essere la polizia. "Complice" è colui che ci tiene il sacco mentre stiamo rubando: in questo caso si tratta di una relazione delittuosa, ma una situazione analoga potrebbe accadere anche in un rapporto d’amicizia. L’instaurarsi di una amicizia non è dato solo dalla paura dell’altro, sottolineando questo rapporto causale volevo semplicemente affermare che stiamo parlando di un sentimento molto complesso: tale affermazione appare banale, ma contiene parecchia verità. Ritengo che avremmo ragione nel dubitare di una persona che ci è amica in maniera incondizionata: se incontrassimo un individuo così, dopo un po’ cominceremmo ad annoiarci e ad allontanarci da lui. Ciò avverrebbe perché inizieremmo ad avvertire che l’individuo in questione si è creato una proiezione ideale della nostra personalità e che il suo affetto verso di noi coincide con una sua allucinazione: si tratterebbe di un sentimento apparente che non potrebbe funzionare. Aristotele disse che persino fra una congrega di pirati deve vigere una qualche regola di giustizia, ovvero una sorta di amicizia - se non altro nello spartire il bottino. Tornando al discorso sulla paura, immaginiamo cosa accadrebbe se esistesse una relazione totalmente priva di timore: non sarebbe molto facile costruirla, se non altro perché sussisterebbe sempre il terrore di perdere la persona alla quale teniamo. Spesso accade che se una persona non ha paura che il suo amico o il suo compagno se ne vada, tende a non far nulla per trattenerlo a sé e in tal modo spinge l’altro ad abbandonarlo: in questo caso un sentimento di timore si sarebbe invece rivelato costruttivo.

STUDENTESSA: Per Lei esiste una qualche differenza tra un conoscente e un amico?

FERRARIS: In realtà il conoscente non ha proprio nulla dell'amico: anche chi mi è nemico potrebbe essere un mio conoscente.

STUDENTE: Qual è l'elemento che distingue l'amicizia dall'amore? È identificabile esclusivamente nel sesso, oppure la passione e il sesso sono due elementi che possono convivere anche nell’amicizia?

FERRARIS: Apparentemente non sembra che ci possa essere una differenza fondamentale tra amicizia e amore, sebbene si debba sempre tener conto del fattore tempo: Aristotele – il citatissimo Aristotele - insistette molto sul fatto che "l’amicizia vale nel tempo". Due individui possono considerarsi amici solo se lo sono da parecchio tempo: rimane sempre possibile trovare un amico per mezz’ora soltanto, sebbene sia un’evenienza alquanto improbabile. Relativamente all’amore, invece, una situazione del genere può presentarsi più spesso come, ad esempio, nei cosiddetti "colpi di fulmine": don Giovanni era sicuramente innamorato delle sue vittime - o beneficate, dipende dai punti di vista –, ma non riusciva ad esserlo per più di mezz’ora o di un’oretta, vale a dire per il tempo che dedicava loro.

STUDENTE: È difficile anche immaginare un amore che duri un quarto d'ora, per una mezzora o per tre giorni.

FERRARIS: Non ne sono così sicuro: Don Giovanni diceva: "Son per mia disgrazia uom di buon cuore e non sto mentendo". Egli era convinto dei suoi innamoramenti. Ovviamente bisognerebbe sempre spiegare cosa si intenda per amore: se esso consista nell'unione carnale, nei sentimenti, nel matrimonio o nell’avere figli. Sicuramente un matrimonio durato un quarto d'ora non sarebbe un matrimonio: probabilmente potrebbe essere definito come un equivoco, o una recita, o anche una farsa.

STUDENTE: Chi l'ha detto che l'amore sia meglio dell'amicizia?

FERRARIS: Si tratta di un’affermazione generica basata sulla maggiore o minore intensità delle passioni e dei sentimenti. Nella scheda, ad esempio, si affermava: "L'amore è una fiamma improvvisa, mentre l'amicizia dura nel tempo."

STUDENTE:  È un modo di pensare che non condivido. Io sono molto passionale, sia nell'amicizia, sia in amore, ritengo quindi che anche l'amicizia possa essere paragonata ad una tempesta.

FERRARIS: Se per Lei le due cose si equivalgono, non vedo perché debba cercare una qualche differenza tra di loro…

STUDENTE: Perché, in realtà, è la società a porre delle differenze fra amore e amicizia: per quale motivo? Ritengo che sia essenzialmente una questione politica. Secondo Lei tale modo di pensare ha delle basi sociali oppure contiene delle motivazioni prettamente religiose?

FERRARIS: I governanti russi, come sappiamo bene, si baciano tantissimo – nella politica italiana vi sono stati dei baci altrettanto famosi – ma è difficile immaginare che Eltsin abbia un trasporto erotico nei confronti del vegliardo che sta abbracciando in una data circostanza. In questo caso possiamo stare tranquilli: Eltsin non ama il tizio in questione. Potremmo affermare con altrettanta sicurezza che neanche il mafioso ama il mafioso - o l'aspirante mafioso - che sta baciando in un determinato momento: in questi casi il sentimento che anima i loro gesti è differente. Ciò che non riesco a capire, è perché si debba essere altrettanto chiari nel distinguere l’amicizia dall’amore: perché Lei crede che una specificazione del genere sia così importante?

STUDENTE: In realtà non trovo che sia importante. È una distinzione che viene messa in atto soprattutto dalla società. Penso comunque che un'amicizia molto forte e passionale possa addirittura arrivare al crimine.

FERRARIS: Eventi del genere erano contemplati – non so se lo siano ancora - anche all’interno del Codice Penale e venivano chiamati "Crimini passionali". Essi avevano delle modalità penali abbastanza bizzarre e delle motivazioni relativamente strane: "Gli voleva talmente bene, che l'ha ammazzata. Per tale motivo gli daremo una pena minore." Si tratta di una logica molto interessante che varrebbe la pena di studiare; essa, ad esempio, non funzionerebbe nel caso dell’amicizia: "Gli era talmente amico che lo ha ucciso". L’uccisione di un amico, evidentemente, non concede attenuanti.

STUDENTE: Perché succede questo?

FERRARIS: Credo che la questione abbia semplicemente a che fare con il fatto che l'amore, a differenza dell’amicizia, comporta l'unione fisica tra i sessi, uguali o diversi che siano. Questo elemento risulta parecchio invidiato in società, perché in genere si pensa che fare sesso sia molto più divertente dello starsene fra amici. Tale aspetto polarizza sulla questione una serie di tensioni sia positive, sia negative, sia aggressive, sia non aggressive, che sono presenti nella società. Come Aristotele sottolineava, si tende maggiormente ad incentrare i propri discorsi su una relazione sentimentale – vera o presunta che sia – che su un rapporto d’amicizia, forse perché si ritiene che quest’ultima sia un bene meno pregiato.

STUDENTE: Quindi se un uomo va a letto con una bella ragazza è maggiormente invidiato.

FERRARIS: Sicuramente non sarebbe così invidiato se fosse amico di un vegliardo.

STUDENTE: Lo stesso uomo, però, non sarebbe invidiato se fosse semplicemente un amico della ragazza in questione. Perché?

FERRARIS: Nella società vi sono delle regole molto forti - i tabù sessuali - che vigono praticamente dappertutto. Tali costrizioni non vengono parimenti applicate alla sfera dell’amicizia, perché il sesso risulta essere un bene molto più forte che non i normali rapporti fra persone. La presenza di matrimoni, veli, case e robe simili servono proprio a sottolineare l’importanza della sfera sessuale.

STUDENTE: Finora abbiamo parlato dei rapporti di amicizia tra privati, ossia delle relazioni che possono sussistere tra due persone o poco più. Vorrei sapere una Sua opinione riguardo alla filantropia, intesa come rapporto di amicizia con l'umanità.

FERRARIS: Non penso che la filantropia possa esistere. Se viene intesa come principio morale, allora credo che si tratti di una volontà molto retta: sicuramente bisogna preferire il bene dell'umanità al suo male. Se invece la si interpreta come un’inclinazione patologica – intendendo il termine "patologico" nel suo senso etimologico, vale a dire come un qualcosa che ci colpisce nei sentimenti – non ritengo che si possa amare l'umanità. Cosa significa "amare tutta l’umanità?" Nell’amore che si nutre verso tutti i suoi membri bisognerebbe includere anche Hitler o Goebbels? Non è una domanda semplice. Kant affermò addirittura che se la parola "amore" fosse stata intesa nel suo senso complessivo, sarebbe stato assurdo persino comandare di amare Dio.

STUDENTESSA: Riprendendo un discorso già fatto, volevo sottolineare che non penso che il rapporto tra terrore e amicizia sia così immediato: credo infatti che esistano vari tipi di paura. Ritengo anche che i rapporti tra amici non siano basati sulla ragione, ma riguardino specialmente "l’anima".

FERRARIS:  È sicuramente difficile riuscire e discriminare fino in fondo, perché tra i vari tipi di paura esiste un'infinità di sfumature. Ai due estremi di questa scala potremmo trovare l'equilibrio del terrore all'epoca della Guerra Fredda e la paura di perdere il proprio amico, ovvero di smarrire una parte di se stessi. Fra questi due casi limite ci sono delle grandi differenze, penso comunque che nessuno riuscirebbe a trovare l’esatto punto di passaggio da una cosa all’altra.

STUDENTESSA: Volevo ricollegarmi alla distinzione tra conoscente e amico e sottolineare un aspetto dell’amicizia che forse provocherà disapprovazione. Personalmente ritengo che l'amicizia non esista: sono arrivata a tale conclusione dopo aver riflettuto su una considerazione aristotelica. Alla domanda: "Cos’è l'amicizia?" Aristotele rispondeva: "Un'unica anima in due corpi". Tra due menti, però, non si verifica mai quella totale comunione di pensiero e emozioni tale da poter affermare: "Questa persona è mia amica". A questo punto Lei non crede che, in realtà, siamo tutti "conoscenti"?

FERRARIS: Noi non sapremo mai se l’altro ci dice la verità o ci mente. Poniamo il caso che io abbia mal di denti e che l'altro mi dica: "Ti compatisco", io potrei rispondergli: "Cosa ne sai tu del mio mal di denti?", e lui: "Anch'io ho avuto il mal di denti e conosco le pene che provi!", ma io potrei insistere: "Come fai a sapere che il mal di denti che hai avuto tu è esattamente come il mal di denti che adesso ho io?". La verità è che andiamo avanti per analogie e per presupposizioni: pensiamo che gli altri siano più o meno come noi, ma in seguito scopriamo che essi sono completamente diversi da noi e che abbiamo portato avanti una finzione. Nella riflessione di Aristotele è però presente qualcosa di diverso: "amici" non sono solo coloro che possiedono la stessa anima in due corpi, ma anche coloro che hanno uno stesso fine. Tutto il pensiero aristotelico è finalistico: la perfezione delle cose si realizza nel momento in cui esse seguono un fine. Tale fine è esterno e per questo risulta comprensibile. Si potrebbe comunque immaginare che una persona segua una certa cosa per un dato motivo, che l’altra persona segua una ulteriore cosa per un motivo differente, e che tutte e due seguano in realtà un terzo obiettivo senza saperlo. Ciò non ostante non credo che quando si chiede ad un amico di andare al cinema, si sia così scettici da pensare che tale proposizione abbia per lui un significato totalmente diverso dal nostro.

STUDENTESSA: Però non mi sembra che l'andare al cinema coincida con la "comunione di sentimenti" aristotelica: potrei vedere un film anche con un conoscente e non necessariamente con un amico.

FERRARIS: Infatti Le stavo parlando della "comunione di fini".

STUDENTESSA: Ritengo comunque che il fine implichi l'interesse e non più l'amicizia, ovvero il sentimento.

FERRARIS: Cos’è per Lei il "sentimento"? Una specie di grossa ameba rovesciata su una sedia che patisce soltanto? Mi sembra strano.

STUDENTESSA: No: penso che il sentimento renda viva una persona, per questo ritengo che tra due individui non ci possa mai essere una totale partecipazione ad un unico sentimento.

FERRARIS:  È possibilissimo che non si possano provare gli stessi identici sentimenti, credo comunque che parecchie emozioni si assomiglino molto le une alle altre e che tale ipotesi sia assai più probabile di quella che vorrebbe portare avanti Lei. Tanto per riprendere l’esempio precedente, la questione del mal di denti potrebbe essere risolta ritenendosi abbastanza convinti di poter comprendere la condizioni in cui si può trovare una persona affetta da mal di denti, semplicemente perché anche noi abbiamo provato quel tipo di dolore. Si potrebbero cominciare a nutrire dubbi maggiori nei casi in cui la persona in questione stia vivendo un’esperienza che noi non abbiamo mai vissuto: in tal caso saremo costretti ad approssimare per analogia. Potremmo incontrare ulteriori difficoltà di fronte ad un individuo che usa dei termini astratti anziché dei termini concreti, del tipo: "Ho un amore incontenibile per la libertà". Riesco a comprendere questa frase solo per approssimazione: il mio interlocutore potrebbe intendere un’infinità di cose diverse perché, in realtà, il concetto di libertà non è poi così chiaro. Entro tali limiti non mi pare che si possa realmente dubitare dell’esistenza di una "comunanza di fini" tramite la quale comprenderci. La Sua obiezione riguardava l’esempio del cinema, ma se scegliessimo un fine più nobile – quale potrebbe essere il bene dell’umanità – e se fossimo in due a desiderare che esso sia portato a compimento, potremmo agilmente affermare di avere uno stesso scopo.

STUDENTE: Lei non pensa che tra l'amore e l'amicizia vi sia una radicale differenza, se non altro per il fatto che l'amore può nascere anche tra due persone che si odiano, mentre è più difficile che in tali condizioni si instauri un rapporto d’amicizia?

FERRARIS: Così si dice, ma bisogna sempre tener presente che, come avevamo sospettato in precedenza, due persone possono diventare amiche proprio per evitare di odiarsi. In genere si pensa che nel caso dell’amore si tratterebbe di un sentimento più intenso e che le opposizioni diverrebbero più evidenti; credo comunque che non sia da escludere la nascita di un rapporto d’amicizia tra due persone che si detestano.

STUDENTE: Ritengo però che l'amore possa esistere anche tra due persone che, razionalmente, non si sentono attratte l'una dall’altra, mentre nei rapporti di amicizia vige una diversa razionalità, e proprio attraverso di essa ci possiamo meglio rendere conto del sentimento di odio che si cela dietro al disprezzo che proviamo nei confronti dell’altro.

FERRARIS: La questione verte sempre sul tentativo di comprendere cosa si intenda per "amicizia". Se approviamo la tipologia di Aristotele, dovremo accettare la distinzione tra amicizia secondo il piacere, amicizia secondo l'interesse e amicizia secondo la virtù. Nel primo tipo rientra l'amore: in tal modo la contrapposizione tra amore e amicizia non avrebbe più senso, perché quest'ultimo sarebbe inglobato nella prima. Nel secondo verrebbe invece a cadere il dualismo amore/odio: potrei disprezzare un mascalzone con cui sono costretto ad allearmi per scopi d'altro tipo e verso il quale dovrò mantenere un comportamento corretto e leale. Il terzo tipo risulterebbe apparentemente impossibile da praticare, ma a questo punto penso risulti evidente quanto la questione verta su dei semplici nomi.

STUDENTE: Non credo che si tratti esclusivamente di un problema di nomi: nel momento in cui ci si ritrova nel bel mezzo di una storia, sebbene si detesti una determinata persona, non si riuscirà a nascondere a se stessi l'amore che si prova nei suoi confronti, perché il proprio pensiero non potrà fare a meno di girare intorno all'oggetto del desiderio. Se il rapporto dovrà essere d'amicizia, invece, non si sarà mai capaci di allacciare una relazione con un individuo che si odia.

FERRARIS: Lei pensa veramente che le persone passino il tempo a chiedersi se un rapporto sarà d'amore o d'amicizia? O - una volta deciso che si tratta proprio di amore - a stabilire se si sia un amore, grande, piccolo o medio? O anche se si sta provando un'amicizia secondo virtù, interesse o piacere? Personalmente non mi spremo mai le meningi nel tentare di capire quale tipo di sentimento si provi nei miei confronti o quale tipo di sentimento io provi nei confronti di una determinata persona, sebbene una distinzione pragmatica di massima sia sempre attuabile, perché risulta parecchio utile distinguere gli amici dai nemici. In genere gli individui intrecciano delle relazioni con altri individui, i quali non possono essere rinchiusi in contenitori recanti etichette con su scritto : "amore", "amicizia", "odio", "disprezzo", "indifferenza" e così via. Noi non ci relazioniamo con dei contenitori: ci relazioniamo con delle persone.

STUDENTE: Penso comunque che una distinzione si faccia sempre: è l'istinto che in qualche modo ti guida nel riconoscere una persona come tua amica, o amante o quant'altro.

FERRARIS: Però non credo che l'aver trovato la giusta definizione, la giusta etichetta da apporre su di un individuo, risolva la questione.

STUDENTESSA: Lei crede che per essere amici si debbano per forza avere gli stessi interessi o gli stessi fini?

FERRARIS: Sicuramente in un rapporto d'amicizia non vige l'obbligo di nutrire gli stessi interessi, sebbene risulti molto importante viaggiare nella stessa direzione. Probabilmente sarebbe bene che sussista una coincidenza negli interessi più generali, piuttosto che non in quelli specifici e minuti. È ovvio che se una persona adora il cinema e non desidera fare null'altro, mentre il suo amico detesta le sale cinematografiche e non capisce un acca di film, è possibile che tale rapporto non duri a lungo, se non altro perché i due non si vedono mai.

STUDENTE: Ho effettuato una ricerca su Internet e ne emerso che - nonostante questo strumento ci possa aiutare in molte delle nostre attività - la maggior parte dei siti sull'amicizia sono a sfondo erotico. Qual è il Suo parere su tale risultato?

FERRARIS: Le ragioni di questo esito sono state esplicitate durante il dibattito: alla gente interessa più il sesso che l'amicizia. Questa è "l'atroce" verità: l'amore è sicuramente una relazione molto importante, ma l'incontro tra i sessi risulta essere più forte. Quando tramite alcuni annunci si comunica: "Vediamoci per sincera amicizia " o anche "Amicizia disinteressata" - un modo di esprimersi molto aristotelico - possiamo essere sicuri che lo scopo della richiesta è ben altro. Ciononostante, in rete si possono creare dei veri e propri rapporti di amicizia, sebbene io sia dell'opinione che non si possa diventare amici per corrispondenza. Un'illustre eccezione è costituita proprio da Montaigne, il quale conobbe Etienne de la Boéthie tramite le sue lettere.
Vi ringrazio per la discussione e vi saluto.


Biografia di Maurizio Ferraris

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