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Il Grillo (6/4/1999)

Massimo Capaccioli

Scienza e tecnica

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6 aprile 1999

Liceo Classico "Michelangiolo" di Firenze

 

 

CAPACCIOLI: Il mio nome è Massimo Capaccioli e mi occupo di astrofisica. Il tema di oggi è Scienza e tecnica e prima di cominciare la discussione vediamo una scheda filmata per introdurre l’argomento.

Scienza e tecnologia sono eventi centrali del mondo moderno. L'emergere di un'area di indagine come la scienza ha avuto effetti sull'intero corpo del sapere. Il conflitto tra scienza e religione ha attraversato l'intera epoca moderna, prima nella comprensione del mondo astronomico, poi in quella del mondo umano e della vita biologica. La scienza ha estromesso dalla sua spiegazione il concetto di finalità e di essenza, mentre le narrazioni religiose sono state concepite come discorsi spirituali, anziché come descrizioni di fatti. D'altro canto la storia della scienza ha consegnato un modello di indagine che costituisce un paradigma esplicativo potente e fertile, utilizzato anche da altri saperi, come quello delle scienze umane. La tecnologia è egualmente una componente imprescindibile della modernità. Ha plasmato le nostre vite, non solo la vita materiale, ma anche l'orizzonte culturale e morale. Lo Stato ha potuto prendersi cura della società poiché è stata ingegnata la tecnologia medica e informativa opportuna. Ma anche la percezione di noi stessi come individui umani è stata modificata, non solo dalle conoscenze scientifiche, ma anche dalle capacità tecnologiche. In medicina con i trapianti, l'ingegneria genetica e la procreazione assistita e, nei sistemi informativi, attraverso la ridefinizione della nostra identità privata e pubblica. Ma qual'è la consapevolezza acquisita di questi progressi e del loro influsso sull'immagine che ci facciamo del mondo e di noi stessi?

STUDENTE: Abbiamo visto in questa scheda come scienza e tecnica abbiano cambiato il nostro mondo. Ma è proprio vero che queste due componenti sono strettamente legate, oppure scienza e tecnica hanno invece una diversità. Lei cosa ne pensa?

CAPACCIOLI: Che abbiano una diversità non c'è dubbio. Hanno una diversità nel modo in cui si esprimono, hanno una diversità anche nel modo in cui vengono gestite. Di solito la scienza produce sapere e la tecnologia tende a produrre ricchezza o, per lo meno, può produrre ricchezza. Tuttavia c'è un'intima connessione tra queste due cose, se non altro perché non si può fare tecnologia senza scienza. Bisogna conoscere per realizzare. Più che tecnologia vorrei dire tecnica. E d'altro canto è difficile fare scienza se non si hanno risorse. E queste risorse vanno ricercate producendo. E per produrre ci vuole per l'appunto la tecnologia. Quindi direi che esiste un circolo virtuoso nel quale la scienza e la tecnologia stanno insieme. Vorrei dire che in questo circolo virtuoso c'è anche il nostro benessere. Se la tecnologia serve a rendere la vita dell'uomo migliore, l'uomo sarà meglio disposto a impiegare se stesso, il proprio tempo, le proprie ricchezze nel fare scienza. Va detto tuttavia che, mentre la scienza non è né buona né cattiva, la tecnologia può essere buona o cattiva. E in questo io vedo la profonda differenza tra queste due cose.

STUDENTESSA: Se la tecnica è o buona o cattiva, quali sono i mezzi per potere limitare il suo campo d'azione? La politica può in qualche modo intervenire?

CAPACCIOLI: Mi fai una domanda alla quale francamente non so rispondere. Che qualcuno o qualche cosa debba limitare e controllare gli sviluppi tecnologici, mi pare evidente, perché altrimenti si rischia di farci molto male. Al medesimo tempo però, quando si inventa un meccanismo per limitare, si viola questo diritto alla libertà, soprattutto alla libertà di ricerca, che è sacrosanto e che è la garanzia per lo sviluppo della nostra specie. Quindi bisognerebbe riuscire ad inventare un meccanismo che funzionasse nei confronti del male e fosse disattivato nei confronti del bene. Il problema è che io non so esattamente che cosa sia il bene e che cosa sia il male e ancor meno so come si fa a fare questo. Questo è il problema per il quale il mondo di oggi si espone a grossissimi rischi, perché oggi la tecnologia è in grado di incidere fortemente sull'evoluzione della specie umana.

STUDENTESSA Ma il limite deve essere posto alla scienza o alla tecnica, alla tecnologia?

CAPACCIOLI: Altra domanda alla quale non so rispondere. Il problema è che la tecnologia senza la scienza è solo in parte disinnescata, perché oggi noi non abbiamo bisogno di continuare a conoscere per riuscire ad utilizzare nel male quello che sappiamo fare. Sappiamo già fare abbastanza per fare davvero molto male. Potremmo fare un male ancora maggiore se conoscessimo di più. Quindi il limite, in un certo senso, dovrebbe essere posto alla scienza. Ma questo sarebbe follia, perché la conoscenza - la scienza produce conoscenza - deve progredire. In vista di che cosa? In vista della possibilità di usare, a fin di bene, quello che noi conosciamo e se non altro per soddisfare quella intima curiosità dell'uomo verso il mondo che lo circonda, verso se stesso. Non possiamo fermare questo. Noi dovremmo riuscire a trovare un modo per cui ciò che impariamo venga usato per il bene e non per il male. E questo mi riporta alla domanda di prima: non so come si fa.

STUDENTESSA: Ma come si fa a distinguere quale sia il bene dal male per l'uomo, perché il bene e il male sono cose che ognuno concepisce a modo suo, quindi come si può porre dei limiti in bene o in male, quando il bene o il male è qualcosa di personale?

CAPACCIOLI: Direi che esistono delle regioni del bene e delle regioni del male che sono assolutamente evidenti. Per esempio costruire una macchina capace di sterminare degli esseri umani ed utilizzarla a puro scopo di potere, questo è evidentemente male. Credo che sia estremamente difficile, per chiunque, riuscire a portare un argomento a favore di una valutazione moralmente positiva di un'azione di questo genere. E ci sono azioni che altrettanto sono evidentemente buone. Ce ne sono altre - e sono la maggior parte però - che sono al confine. Ve ne cito una: Enola gay, l'aeroplano che sganciò una bomba su Hiroshima, fece un centinaio di migliaia di morti. Non subito. Alcuni morirono all'istante, altri morirono successivamente tra tormenti infiniti. La domanda è: questa bomba, che era stata costruita con le conoscenze scientifiche più avanzate, con le conoscenze scientifiche che portano il nostro secolo ad essere il faro della cultura scientifica di tutta la storia dell'uomo, questa bomba ha fatto del bene o ha fatto del male? Tu dirai: è ovvio, ha fatto del male. Ha ucciso centomila persone in maniera assolutamente crudele. Però questa bomba ha fatto finire - questa e la successiva su Nagasaki - la Seconda Guerra Mondiale, che era una guerra che aveva già prodotto decine di milioni di morti. E il Dipartimento di Stato americano stimava che la continuazione della guerra del Pacifico con il Giappone avrebbe portato a centinaia di migliaia di morti. Quindi si trattava in qualche modo di fermare una carneficina con un'altra carneficina. Qui il problema diventa molto più difficile. Il problema è a monte: dobbiamo fare le guerre? Ma questo non ha niente a che vedere né con la scienza né con la tecnologia. La scienza ci dovrebbe far conoscere il mondo meglio, ci dovrebbe far conoscere noi stessi meglio, ci dovrebbe indurre a azioni ben diverse da quelle di dichiarare una guerra, di opprimere dei popoli, di far soffrire la gente e così via. Quindi, di nuovo, è difficile rispondere ad una domanda di questo genere. E forse questo è il motivo per il quale se ne deve discutere, perché non esistono dei confini netti, non esistono delle formule precise, non esistono delle garanzie che una certa azione funzioni piuttosto che un'altra. Bisogna parlarne, parlarne a lungo, tenere vivo il problema. Credo che il trucco stia proprio in questo: un'umanità sveglia, consapevole, che sorveglia se stessa, piuttosto che non un gruppo di garanti. Avete visto che i garanti, tutto sommato, anche quando sembrano assolutamente cristallini, poi finiscono per non esserlo, finiscono sui giornali. Forse l'umanità nel suo insieme può essere garante di se stessa attraverso la conoscenza.

STUDENTE: Ma allora a far acquisire all'umanità questa consapevolezza potrebbe essere utile anche un aumento della cultura scientifica, che per esempio in Italia è molto bassa, cioè viene privilegiata la cultura umanistica a scapito di quella scientifica.

CAPACCIOLI: In realtà è proprio così. Il nostro paese, che ha una stupenda, straordinaria tradizione nel campo di quelli che noi chiamiamo gli "studi umanistici", gli studi sull'uomo, sulle attività dell'uomo, ha lasciato un po' indietro - e continua a lasciare un po' indietro - la ricerca scientifica. Questo è un gran male. Proprio stamattina sentivo un commento sulla Borsa americana, la quale sta esplodendo rispetto alle Borse europee. L'Euro, come vedete, sta perdendo da un punto di vista puramente numerico - da un punto di vista politico no, ma da un punto di vista puramente numerico - sta perdendo terreno rispetto al dollaro. Perché? Perché gli Americani stanno lavorando sull'alta tecnologia, mentre noi continuiamo a lavorare su una produzione di tecnologia intermedia. E perché lavoriamo su una produzione di tecnologia intermedia? Perché la nostra scienza non è in grado di nutrire, così come fa invece la scienza americana, le industrie, di pilotarle a fare alta tecnologia, prodotti di alta tecnologia. Oggi per fare qualunque cosa ci vuole molta conoscenza scientifica. Per fare un orologio digitale, per esempio, ci vuole la cultura di un fisico, di un disegnatore e così via. Poi magari l'orologio costa poco, costa poche migliaia di lire. Ci vuole un'esperienza enorme nel management, cioè nella capacità di gestire grandi imprese. Ci vuole un'enorme capacità nel marketing, capacità di vendere, perché se uno produce e non vende, poi resta a piedi. Noi abbiamo alle spalle questa - siamo a Firenze -, questa stupenda tradizione. Siamo vicino alla Santissima Annunziata, un capolavoro assoluto. E tuttavia siamo in ritardo rispetto a quell'altro capolavoro assoluto, che è la ricerca scientifica, lo studio della natura, che pure cominciò a Firenze, con Galileo Galilei, o, per lo meno, noi abbiamo la pretesa che questo sia stato. Il nostro Paese è in ritardo. Noi spendiamo soltanto l'1,2% del prodotto interno lordo in ricerca scientifica e, recentemente, abbiamo preso anche il vezzo a voler correggere al nostra arretratezza, dicendo: "Va bene non spendiamo più i soldi in ricerca di base, ma cerchiamo di spenderli in ricerca applicata che produce denaro". Questa naturalmente è miopia, è cecità, perché, per produrre denaro, bisogna avere conoscenze. E quel denaro, speso per produrre conoscenze, renderà ulteriore denaro. Il denaro che invece viene speso per produrre solo denaro si rinsecchisce, diventa arido in poco tempo, si perde la capacità di farlo. Quindi io mi auguro che tra Voi ci siano non soltanto quelli che vogliono fare professioni nobilissime come il notaio, l'avvocato, l'insegnante di Lettere e così via, il cantante, anche rock, ma ci siano anche di quelli che vogliono fare il fisico, il chimico, l'ingegnere, cioè quelle professioni che si interfacciano, direttamente o indirettamente, da un lato con la scienza - la scienza di base e la scienza applicata - e dall'altro con la tecnologia.

STUDENTE: A partire dalla Rivoluzione Industriale la scienza è stata non solo sempre più sovrapposta alla tecnica, alla tecnologia, ma anche vista sempre più come finalizzata ad uno scopo preciso. Ma è ancora possibile un sapere per sapere, una conoscenza fine a se stessa distaccata dalle cose contingenti, o questo tipo di conoscenza è morta con i Greci?

CAPACCIOLI: Non è morta con i Greci. Io non so nemmeno se è nata con i Greci. Noi abbiamo di nuovo questo vizio di far cominciare tutto con i Greci, ma le cose sono cominciate anche un po' prima e soprattutto non sono cominciate soltanto nel Bacino del Mediterraneo, sono cominciate anche in Asia, forse addirittura nelle Americhe. Io non sono sicuro che oggi si possa fare ricerca per la ricerca, o che, per lo meno, questa sia una pratica comune. Per fare ricerca oggi ci vuole molto denaro. Le imprese scientifiche costano. Io suggerirei alla fine di questa domanda di vedere un filmato su una grande impresa scientifica che ha naturalmente un grande costo: la realizzazione di un enorme telescopio. Questo grande telescopio è finalizzato a fare ricerca fondamentale, ma per poter fare ricerca fondamentale con un grande telescopio ci vuole molto denaro. Il denaro lo dà qualcuno, qualcuno il quale vuole qualcos'altro in cambio. E quindi esiste questo legame sempre più stretto tra il potere, le attività produttive e la ricerca fondamentale, che vanno nella direzione di ciò che tu dicevi. Cioè, è sempre più difficile sedersi su un sasso, come faceva nel nostro immaginario il pensatore greco, guardare il mare e cominciare a pensare alle cose del cielo o alle cose dell'anima, senza nessun'altro scopo che il piacere di conoscere. Oggi questo piacere di conoscere viene tolto a noi stessi anche dalla complessità del sapere. Se tu ci fai caso l'enciclopedia, che avrebbe potuto avere nella sua immaginaria biblioteca Aristotele, sarebbe stata un libretto di piccole dimensioni, confrontato con i cinquanta volumi della Treccani, che pur non raccolgono tutto il sapere dell'uomo di oggi. Oggi il sapere è talmente vasto che è difficilissimo comprenderlo in un individuo e quindi è difficilissimo arrivare a quella condizione dell'animo, che fa sì che tu desideri di conoscere per conoscere. Però questo desiderio rimane in ognuno di noi. Ed è la ragione per la quale ci attacchiamo qualche volta alla televisione a guardare piuttosto che non uno sceneggiato o una trasmissione di balletti, ci mettiamo a guardare quei filmati sulla natura, oppure sulle imprese tecnologiche, oppure sulla scienza, che in qualche modo colmano il vuoto della nostra ignoranza. Ecco, come Voi avrete letto sui giornali in questi giorni è stato inaugurato sulle Ande Cilene un primo dei quattro telescopi con uno specchio di otto metri, che realizzeranno, quando saranno tutte e quattro pronti il telescopio più grande del mondo, equivalente a un monolite, a specchio singolo di ben sedici metri di diametro. Immaginate uno specchio di sedici metri di diametro, capace di raccogliere la pioggia di luce che proviene da astri lontanissimi, quindi una pioggia di luce estremamente tenue, che ha bisogno di un grande ombrello per essere rivelata. Quello che vedete adesso è proprio uno dei quattro specchi da otto metri. Voi direte: "Ma quattro specchi da otto metri non fa sedici metri, 4 x 8 fa 32". Stiamo parlando di superficie, quindi dovremmo fare la radice quadrata di quattro che fa due, due per otto fa sedici, l'equivalente è sedici metri. Ciascuno di questi oggetti è otto metri ed è uno specchio di materiale vetroso, con uno spessore molto sottile, una dimensione enorme e una superficie lavorata con estrema precisione. È stato lavorato in Francia da una ditta francese. La meccanica del telescopio invece è stata realizzata in Italia - di questo siamo straordinariamente orgogliosi - il tutto per un'organizzazione che si chiama European Southern Obeservatory, ossia Osservatorio Europeo del Sud, un'organizzazione di Stati europei che ha costruito un grandissimo osservatorio a La Silla in Cile, sulle Ande, dove il cielo è particolarmente bello e che adesso ha costruito un secondo osservatorio a Cerro Paranal. In costruzione ci sono le quattro cupole: tre sono già pronte, la quarta è uno scheletro in costruzione. Sembra che di fronte ci sia un cimitero etrusco, in realtà sono i binari per un sistema di interferometria che ci permetterà di studiare corpi celesti con una straordinaria precisione. Voi vedete qui una successione di immagini. Non le possiamo commentare, sono troppo rapide. Vi fanno vedere stelle, galassie. Questa è una bella galassia barrata, questa è una nebulosa, una nebulosa gassosa. Qui la vedete nei particolari. Fanno parte di quegli oggetti che noi dobbiamo andare a conoscere in uno spazio che adesso, con uno strumento di questo genere, diventa sempre più grande e sempre più antico, perché, mano mano che noi ci spingiamo lontano nello spazio, noi ci spingiamo anche indietro nel tempo. E quindi stiamo esplorando uno spazio-tempo che è sempre più grande, stiamo impadronendoci di questo laboratorio gigantesco che è il cosmo, che sta acquistando una dimensione. Ve lo ripeto sia nello spazio che anche nel passato, sempre maggiore, grazie ad un oggetto che è frontiera della tecnologia, che però diventa lo strumento fondamentale per la frontiera della scienza.

STUDENTESSA: Più in là guardiamo, più vediamo cose antiche a causa dell’esplorazione spazio-tempo. Ma può darsi che ci siano delle galassie o dei mondi, in cui vedono noi in un futuro, cioè che vivono magari più avanti di noi e quindi possono vedere quello che noi saremo?

CAPACCIOLI: No, l'astronomia non Ti consente di andare nel futuro, ma Ti consente di andare nel passato. Esiste un'altra scienza che Ti consente di fare questo e si chiama archeologia. L'archeologia Ti consente di andare nel passato, che non significa che puoi ritornare all'età di Roma e avvertire Giulio Cesare: "Guarda che oggi è meglio che stai a casa perché ti potrebbe capitare un guaio", non lo puoi fare, però puoi andare a ricostruire, a rivisitare i luoghi nei quali una certa azione è avvenuta, a reperire frammenti. Noi possiamo fare esattamente la stessa cosa. Non possiamo intervenire sul comportamento di una stella o di una galassia lontana, ma possiamo vedere - anzi siamo costretti a vederla - così com'era quando l'informazione è partita. Non com'è adesso. Oggi noi riceviamo l'informazione. Ieri l'informazione è partita. Noi vediamo quella stella e quella galassia com'era ieri e non com'è oggi, però non abbiamo nessuna capacità di interagire con essa e non abbiamo nessuna capacità nemmeno di vederla come sarà nel futuro.

STUDENTESSA: È possibile che noi vediamo una stella com'era due milioni di anni fa e magari questa stella nel frattempo è già scoppiata o cose di questo tipo.

CAPACCIOLI: Sì questo avviene tutti i giorni. Pensa che quando noi abbiamo visto un'esplosione di una Supernova in una galassia che dista da noi cinquanta milioni di anni luce, noi abbiamo visto un evento che è accaduto cinquanta milioni di anni fa. Quella stella davvero ora non esiste più da cinquanta milioni di anni, ma, se noi avessimo avuto la possibilità di vederla prima dell'esplosione, non ce ne saremmo resi conto. Avremmo creduto che fosse ancora lì. Guarda che questo non è sorprendente però. Fino a che non ti informano che una persona è morta, per te quella persona è viva. L'informazione deve arrivare fino a te perché tu possa prenderne coscienza. Nel frattempo gli eventi sono già accaduti.

STUDENTESSA: Lei crede che il progresso della tecnica si possa definire, bene o male, progresso eticamente inteso?

CAPACCIOLI: Il progresso della tecnica. Il progresso è sempre bene, dovrei dire è sempre bene. Io vorrei sfatare questa leggenda che il progresso porta al male. Proprio per definizione il progresso, quando poi avanziamo, avanziamo nel bene, avanziamo per il bene dell'umanità, avanziamo per il bene di noi stessi, avanziamo per il bene di ciò che ci circonda, del nostro pianeta, nei confronti del quale facciamo molto male invece, facendo quindi poi molto male a noi stessi. Il problema è, l'ho già detto, stabilire che cosa è bene e che cosa è male, quindi che cosa è progresso e che cosa è regresso. Se tu inventi un modo per estrarre dalle rocce il ferro e costruisci dei coltelli per tagliare le bistecche alla fiorentina, fai del bene. Ma se tu costruisci delle spade per riuscire ad appropriarti delle bistecche alla fiorentina degli altri, fai del male. È un progresso quello di avere acquisito la capacità di lavorare il ferro, però è un progresso che può essere utilizzato nel bene o nel male. Quindi il progresso in sé è bene. È l'utilizzo che fai di questo progresso che può essere discutibile.

STUDENTESSA: Prima abbiamo parlato di arretratezza in campo scientifico dell'Italia, però si può vedere che anche dai "paesi più avanzati", moltissime persone si trasferiscono in Italia. Quindi mi stavo domandando come il progresso scientifico e tecnologico influenzi anche l'ambiente e le condizioni di vita della popolazione e, in questo senso, se sia anche sempre positivo.

CAPACCIOLI: Tu mi dici: ci sono delle persone che da ogni parte del mondo si trasferiscono in Italia. Lo credo bene! L'Italia è un paese stupendo. L'Italia è un paese che la natura ha voluto privilegiare, per la sua collocazione in mezzo ad un mare particolarmente tiepido, con le stupende montagne. E in virtù di questa collocazione geografica, l'Italia ha sviluppato grandi civiltà che hanno arricchito il nostro paese di straordinarie opere d'arte. Viviamo in un paese che ha un gradiente di cambiamento, da luogo a luogo, straordinario. Tu pensa come cambia la cucina passando l'Appennino da Firenze a Bologna, pensa come cambiano le tipologie umane. È un paese straordinario. Quindi è evidente che i turisti, ma non solo, vogliono venire in Italia. Dal Nord Europa, dove fa freddo, da altre parti del mondo, dove la nostra cultura deve essere ancora studiata. Ma purtroppo il numero di scienziati che vengono in Italia per fare scienza da altri paesi del mondo, non è molto grande. Noi non siamo così attraenti da questo punto di vista. La Tua obiezione: ma se la qualità della vita in Italia è alta, nonostante che noi non si faccia sufficiente scienza, non è che per caso che fare scienza fa male, fa male alla salute, oppure rovina la qualità della vita? È questa la Tua domanda. No, io direi di no, naturalmente. E direi che sarebbe estremamente egoistico dire: "Facciamo fare il lavoro sporco agli altri e noi godiamoci il nostro bello". Noi dobbiamo contribuire alla ricerca scientifica. Io credo che l'Italia non sia stata deteriorata nella sua qualità di vita dalla presenza a Firenze, a Padova prima e a Pisa prima ancora, di Galileo Galilei. Non credo che Galileo Galilei e la sua scuola abbiano impoverito la qualità della vita a Firenze. Anzi credo che l'abbiano arricchita straordinariamente. Credo che sarebbe stato per tutti noi straordinariamente emozionante essere invitati a parlare con Galileo Galilei e la nostra qualità della vita sarebbe salita di molti gradini con un'esperienza di questo genere. Il problema di nuovo è come si fanno le cose. Si può fare scienza alla maniera degli antichi e cioè individualmente con un piccolo gruppo di discepoli, gustandosi questa operazione, oppure si può fare scienza in batteria, così come si allevano polli, quei polli che oggi costano poco, costano poco perché valgono poco. Quella non è scienza. Quella è semplicemente rigenerazione di processi che sono al confine tra la ricerca scientifica, la ricerca industriale e soprattutto la procreazione del potere. La scienza vera aumenta sempre la qualità della vita. Parlare con una persona che sa è un grandissimo arricchimento che non impoverisce la bellezza del clima, la bontà del cibo e la bellezza delle ragazze.

STUDENTE: Abbiamo detto che la scienza non diminuisce la qualità della vita, però sappiamo anche che la scienza spesso si accompagna a certi ordinamenti sociali. Abbiamo detto che per progredire nella scienza, per avanzare c'è bisogno di finanziamenti e questi finanziamenti si trovano maggiormente in un certo contesto sociale. Vediamo in America, per esempio, come è strutturata la società, con un sistema capitalistico. Si trovano questi finanziamenti per poterli sviluppare nella ricerca. Però, d'altra parte, questo sistema capitalistico - non possiamo negarlo al di là dei problemi ideologici - ha portato anche a dei gravi problemi negli Stati Uniti. Per esempio, il grande divario tra ricchi e poveri, a una stragrande maggioranza di poveri. Quindi possiamo dire che, in un certo senso, anche la scienza, anche il progresso della scienza si accompagna a una sorta di degrado della società, degrado nel senso di impoverimento e quindi diminuzione della qualità della vita?

CAPACCIOLI: No, credo assolutamente di no. Credo che la Tua equazione: mano mano che si sviluppa la scienza la qualità della vita deteriora, sia un'equazione sbagliata. Non è assolutamente necessario, per fare scienza, adottare il sistema americano. E comunque non è necessariamente vero tutto quello che si dice o si critica sul sistema americano. Per esempio, è ben vero che esiste un aumentato divario tra chi è ricco e chi è povero, ma questo aumentato divario, che pure è un'ingiustizia che noi vorremmo cancellare, esiste non perché sono stati creati dei nuovi poveri, ma perché sono stati creati dei nuovi ricchi, cioè perché c'è stato un progresso nella società. La società sta meglio nella media, anche se purtroppo ci sono degli individui che stanno davvero male. È ben vero che in una società, dove stanno tutti male, esiste il mutuo soccorso. In fondo si sente consolato dal malessere degli altri. Ma la scienza oggi ci permette di curare masse notevoli di individui, laddove esiste la medicina, mentre non ci permette di curare nessuno laddove la medicina non esiste. Per esempio nei paesi dell'Africa Centrale, dove la medicina non c'è, dove la scienza non c 'è, dove esiste soltanto lo sfruttamento, lo sfruttamento se vogliamo, da parte di coloro che la scienza ce l'hanno - ma questo non in virtù delle cattive qualità della scienza, ma in virtù delle cattive qualità dell'uomo. La scienza, così come la filosofia, dovrebbe portarci ad essere migliori, non peggiori, perché abbiamo anche la possibilità di afferrare per il collo e strangolare il nostro simile. Io ripeto che la qualità della vita è totalmente indipendente dalla scienza, ma la scienza la può, attraverso un uso cattivo, peggiorare, o, attraverso un buon uso, migliorare in maniera sensibilissima.

STUDENTESSA: La Terza Rivoluzione Industriale - come si definisce quella odierna - la rivoluzione tecnologica, non può avere un successivo miglioramento, come si è visto con le prime due Rivoluzioni Industriali? Perché la gente ha paura di questa rivoluzione, perché ci sono soprattutto visioni pessimistiche riguardo alla scienza e al progresso tecnologico?

CAPACCIOLI: Io credo che si debba dire questo: la gente ha sempre paura del cambiamento. Cambiare significa dover spendere dell'energia e soprattutto dover affrontare l'ignoto. L'ignoto fa sempre paura. Prendiamo una delle più grandi rivoluzioni della storia dell'uomo, forse la più grande, l'invenzione della stampa, che, associata alla carta, ha portato alla creazione del libro. Cioè quello strumento che fa il mondo di oggi, quel libro che è l'arma che gli insegnanti usano contro di Voi, per esempio, quel libro che è il compagno di tutta la nostra vita. Bene, all'inizio, la carta - oggi è strumento quotidiano - veniva vista come qualche cosa di pericoloso da tanti punti di vista, perché aumentava la diffusione della cultura, perché si presentava come un supporto facile, incapace di reggere al tempo. Eppure noi abbiamo costruito il mondo moderno sul libro. Io credo che oggi però con la Terza o Quarta o Quinta o Centesima, non so dire, Rivoluzione Industriale, qualcosa sia cambiato. È cambiato perché noi riusciamo ad interferire con una porzione dell'ambiente sempre maggiore con pochissima spesa. Cerco di spiegarmi: quando i Lanzichenecchi arrivarono a Roma e fecero uno dei tanti Sacchi di Roma, si trattava di un esercito che, una tantum, transitava attraverso il territorio devastando. Ma noi, oggi, una devastazione come quella dei Lanzichenecchi la possiamo fare con molta minore energia e con un numero di uomini infinitamente minore, provocando un danno infinitamente maggiore. Oggi, a livello individuale, a livello collettivo possiamo cambiare il nostro ambiente in un solo istante. Errori fatti in un laboratorio biologico, potrebbero avere conseguenze drammatiche. Questo tipo di cose nel passato non avvenivano. Ti vorrei far riflettere su un'altra questione. Nel passato le epidemie, la peste, di cui ci parla Manzoni, sterminava intere popolazioni. Oggi noi riusciamo a vivere di più, a vivere meglio e a combattere un grande numero di malattie, ma soprattutto riusciamo a combattere o potremmo combattere lo sterminio della nostra specie. Noi crediamo che sessanta milioni di anni fa i dinosauri pascolassero tra Firenze e Fiesole e siano stati sterminati su tutto il pianeta forse a causa di un asteroide o di una cometa. Abbiamo visto cadere pezzi di una cometa su Giove e non sappiamo che una cometa potrebbe cadere domani, fra dieci anni, fra diecimila anni sul nostro pianeta e riusciamo anche a simulare al computer gli effetti di un impatto di questo genere e ci rendiamo conto che la nostra specie verrebbe cancellata. Allora ci rendiamo conto che con la capacità che abbiamo di guardare il cielo, quindi di accorgerci dell'arrivo del proiettile, con la capacità che abbiamo di trasportare nello spazio grandi quantitativi di energia e quindi con la capacità di deviare un pochino questo proiettile dalla sua rotta, noi potremmo salvare la specie umana. Se questo dovesse succedere, noi avremmo utilizzato la scienza e la tecnologia, non tanto per far progredire la razza umana, ma per conservarla ai posteri. Non so se sia un'operazione degna naturalmente. Non non ho la più vaga idea se questa specie meriti di essere conservata in questo angolo della galassia. Però nel Settecento non saremmo stati capaci di farlo, oggi siamo capaci di farlo. Quindi, se la Prima Rivoluzione Industriale è quella inglese del Settecento, questa Terza Rivoluzione Industriale ci sta portando ad avere delle armi che, di nuovo, possono essere buone o cattive, ma sono armi molto meno spuntate di quelle della Prima e della Seconda.

STUDENTESSA: Ci sono cose che ancora non si possono guarire e comunque il progresso e la tecnologia hanno portato alla distruzione del mondo. Il mondo sta crollando a causa del progresso della tecnologia. Si sono persi quegli equilibri che facevano sì che il mondo potesse tenersi in piedi da solo. E infatti il mondo sta andando verso il decadimento. Quindi la tecnologia può essere positiva, ma è anche negativa per tante cose.

CAPACCIOLI: È vero, questo è un grandissimo problema che stavo cercando di sottolineare poc'anzi. Oggi noi possiamo fare un grandissimo danno. Un piromane, nell'antichità, poteva dar fuoco ad un bosco. Un vicino dispettoso poteva devastare il tuo orto. Oggi noi possiamo avvelenare un'intera regione, noi possiamo trasformare un Paradiso in un Inferno, per la semplice perdita di greggio da una petroliera. E sono piccole cose, confrontate con le cose grosse che potremmo davvero fare. Sono prezzi da pagare naturalmente. È lo stesso prezzo che paghiamo quando abbiamo un incidente d'automobile. Uno potrebbe dire: "Bellissimo il tempo in cui si andava a piedi e quando gli scontri, al massimo, erano una testata perché non ci eravamo visti nel buio. Se non ci fossero state le automobili questo incidente non sarebbe accaduto!". È vero. L'incidente magari è accaduto perché qualcuno aveva bevuto troppo, o correva eccessivamente, o non aveva troppa esperienza di guida. Ma è proprio questo il punto. Ci sono dei prezzi da pagare per crescere. Ci sono dei prezzi da pagare per avere dei vantaggi. Con l'automobile noi oggi riusciamo a fare cose che in passato erano totalmente impensabili. Io vedo lì un computer: è bene o male? Conosco un'intera generazione di rincretiniti davanti al computer. Ho fatto parte di questa generazione, anche se sembro più vecchio e quindi meno sospetto per una cosa del genere, di gente che si è innamorata del computer come giocattolo, piuttosto che non come strumento di lavoro. Il computer però ci ha aperto - il computer e le reti - un nuovo modo di socializzare, un modo nuovo di conoscere che può avere dei lati positivi, perché ci allarga l’orizzonte, veniamo a contatto rapidamente con un numero enorme di informazioni, però, al medesimo tempo, la rete, la quantità di informazioni che mi arrivano è troppo grande perché io riesca a memorizzarla, e non solo, ma finisco per stare a casa per stare davanti al computer, per non socializzare davvero più, per non andare più al bar, come si usava, andare fuori dalla porta con la sedia a parlare con i vicini. È un bene o un male? È un cambiamento necessario o è qualche cosa che noi potremmo correggere? È una deriva storica della società o è un picco momentaneo, poi tutto ritornerà alla normalità? Questo è difficile da dire, però, proprio perché è difficile da dire, è necessario parlarne. Io credo che i giovani dovrebbero parlare a lungo di questi problemi, anche perché saranno loro poi a indirizzare la società di domani, correggendo gli sbagli nostri e cercando di evitare gli sbagli loro. Ma se non se ne parla, se si lascia che queste cose restino nella stanza dei bottoni, allora il rischio è reale.

STUDENTE: La scienza, mi sembra di aver capito, ha sicuramente un piano privilegiato rispetto ad altre discipline. Ora però mi chiedo: forse siamo di fronte a una vera e propria fede per la scienza e forse ci dovremmo limitare tale fiducia, nel senso che a volte la sperimentazione, per esempio penso alla clonazione dell'uomo, che magari ha qualche risvolto positivo, possiamo mandarla avanti. Però sappiamo bene che nel momento in cui l'applicheremo, nel momento in cui sarà applicata, non potrà essere più controllata, nel senso che l'uomo politicamente non ha gli strumenti adatti per poter controllare un evento di questo tipo. Allora forse non è giusto bloccare subito la sperimentazione?

CAPACCIOLI: No! Non è questo il punto. Naturalmente è il mio pensiero. Sono convinto che almeno il 50% degli umani che ci stanno ascoltando sono in disaccordo con quello che sto per dire e sono ottimista. Ma sono assolutamente convinto che la scienza non debba essere bloccata, perché è attraverso la conoscenza che si riesce ad intervenire nel bene. Il problema, nella clonazione umana, non è il saperlo fare, il saperlo fare è meraviglioso. È il farlo che è un problema. Quindi il problema è nella applicazione, non nell'aspetto conoscitivo. Quindi non dobbiamo bloccare la sperimentazione, laddove essa ci serve per conoscere, senza che intervenga nella produzione - per esempio - di un essere umano reale. Noi dobbiamo conoscere e poi possiamo, una volta che abbiamo in mano la conoscenza, stabilire se vogliamo andare avanti e fare, oppure se la conoscenza ce la teniamo e basta.

STUDNETE: Io sono perfettamente d'accordo con Lei, però mi sorge un dubbio, nel senso che, quando noi facciamo questo discorso qui e quindi mandiamo avanti la sperimentazione, dobbiamo riflettere sulle conseguenze che oggettivamente ci saranno, perché non si può negare che sicuramente cliniche private inizieranno a clonare l'uomo ...

CAPACCIOLI: Sì. Ma riflettiamo, tu sei un giovane. Tra non molto sarai diplomato. Se hai una fidanzata, magari Ti sposerai e a questo punto dovrai decidere se avere un figlio o meno. E allora io Ti pongo questa domanda: nel momento in cui, ammesso che uno possa decidere di averlo o meno, nel momento in cui Ti deciderai ad avere un figlio, non Ti verrà il dubbio che questo Tuo figlio potrebbe essere, per esempio, infelice? O peggio: che questo Tuo figlio potrebbe essere un criminale? O peggio: che questo Tuo figlio potrebbe essere malato o altro? E allora a questo punto non Ti freni di fronte a una cosa del genere e dici: "Ma per carità, lasciamo perdere!". O piuttosto non corri questo rischio, che è un rischio di conoscenza, perché Tu vuoi portare avanti la specie umana, sapendo che questo è un rischio. Il rischio della scienza esiste, perché nel momento in cui Tu dai in mano a qualcuno l'arma più sottile che esiste, che è la conoscenza, il sapere, Tu armi una mano che potenzialmente è assassina. Ma se ragioniamo così allora chiudiamoci in casa e aspettiamo la morte. Non possiamo fare altro. Forse c'è un'altra cosa che si può fare. L'ho già detta, la ripeto, insisto: troviamoci invece tutti insieme e continuiamo a parlare di questo. Parliamone. Non parliamo soltanto degli scioperi, non parliamo soltanto dell'Euro-tassa, non parliamo soltanto della Presidenza della Repubblica, ma quando noi dobbiamo esprimere, in democrazia, le nostre scelte, facciamo in modo che le nostre scelte siano guidate, non dal favore verso un colore piuttosto che un altro, non dall'abilità di parola di qualcuno rispetto a qualcun'altro, non dalle promesse, ma piuttosto dalla consapevolezza di quello che noi riteniamo debba essere il progresso della società e in qualche modo dall'assonanza tra questo e i programmi di coloro che pretendono di guidarci. In questo modo noi saremo guidati da mani che, pure armate, non ci faranno più male di tanto. Questo è il punto: conoscere. Purtroppo invece la nostra società sta andando verso l'ignoranza, verso l'ignoranza stabilizzata, istituzionale. Noi siamo sempre più ignoranti, sempre più inconsapevoli. Io sono convinto che gli uomini del passato, gli artigiani, quelli che conoscevano la pialla, il cacciavite, gli strumenti con i quali lavoravano, avevano una conoscenza del mondo che li riguardava molto più forte di noi. Noi entriamo in un'automobile e non sappiamo come è fatta, usiamo un telefonino e non sappiamo come è fatto, accendiamo la televisione, qui ci sono schermi al plasma straordinari e non sappiamo come sono fatti. Noi non conosciamo nulla. A questo punto, non conoscendo nulla, noi ci stiamo abituando, anche attraverso l'uso infelice dei media, a pensare che tutto sommato non vale la pena che sappiamo; tanto non sappiamo! Diventa un circolo vizioso, che ci porta progressivamente ad essere sempre più ignoranti, sempre più convinti che qualcun altro deve pensare per noi.

STUDENTE: Per questo ci vuole una grossa fiducia nell'uomo. Nel senso, se pensiamo che l'uomo sia in grado di poter sostenere un progetto così ampio, di largo respiro, come Lei dice, allora si pensa che tutto ciò può accadere, però nella vita quotidiana a volte ci sono più assassini che gente per bene, in senso lato naturalmente.

CAPACCIOLI: Questo c'è sempre stato però e la specie umana ha continuato a progredire. Ci sarà sempre. C'è il pericolo che, ad un certo punto, la capacità di fare male, concentrata nelle mani di uno solo, possa portare a conseguenze drammatiche. Ripeto, quando, che so io, nello Stadio a Costantinopoli, uno dei fan della squadra dei Verdi impazziva, poteva afferrare la spada e ammazzare tre o quattro persone. Oggi, uno potrebbe armarsi di un grappolo di bombe a mano e fare una vera strage. È evidente: oggi siamo più potenti, però oggi possiamo andare allo Stadio, che so io, a vedere la Fiorentina che gioca a Milano, prendendo l'automobile e andando a Milano e tornando la sera per cena. Cosa che all'epoca non si poteva fare. È cambiato il mondo, è cambiato il sistema. Purtroppo in questo cambiamento del sistema sono anche aumentati i rischi. Fa parte - io credo - della storia. In fondo, riflettici: hai visto quelle immagini dei corpi celesti. L'universo è vastissimo. Noi viviamo su un piccolissimo pianeta, in mezzo ad altri pianeti, attorno ad una stella media, di piccola massa, alla periferia di una galassia che di stelle, più o meno come queste, ne contiene cento miliardi, insieme a un altro gruppetto di una ventina di galassie, di cui non siamo nemmeno la più grande, alla periferia di un ammasso di galassie che dista da noi un sacco di milioni di anni luce. E allora a questo punto …

STUDENTE: Forse allora bisogna far fronte proprio all'educazione, forse è quella la chiave di lettura: educare l'uomo a saper usare i propri mezzi e le proprie potenzialità, magari.

CAPACCIOLI: Esattamente. E si comincia discutendo.

STUDENTE: Ora una domanda più a carattere filosofico. Abbiamo visto - schematizzando un po' - sapere come scienza, scienza come progresso, progresso come cambiamento. E Lei ha sempre visto tutto ciò in un'ottica estremamente positiva, quindi il cambiamento come qualcosa di buono, di migliore. Facciamo un'ipotesi. Supponiamo che io e Lei e qualche altra persona andassimo in un'isola deserta, in un Paradiso terrestre, in un Eden: noci di cocco a iosa, un bel mare, un sacco di cose belle. Ci troviamo bene, non abbiamo bisogno né di progredire né di cambiare. Prevale in Lei, Lei uomo, il lato dell'uomo più religioso, cioè di mantenere le cose come stanno, mantenere una verità chiusa, un benessere, oppure l'atteggiamento dell'uomo come scienziato, cioè il cambiamento come benessere, il cambiamento come bene sopra ogni altro, il desiderio di cambiare. Tiene il bene che ha, a costo di rimanere sempre lo stesso, oppure preferisce fare un salto nell'ignoto, nel buio?

CAPACCIOLI: Do una risposta personale, perché credo che ognuno qui debba riflettere alla Tua domanda e darsi la propria risposta. Io rispondo per esperienza. La prima volta che andai ad osservare alla Stazione Osservativa di La Silla sulle Ande - io non ero mai stato sulle Ande - fui straordinariamente colpito dalla bellezza del tramonto sull'Oceano, di queste Montagne Rosse, di questa pace assoluta, del condor che è l'unico animale che ti vola sopra la testa e mi stupii di come avessi potuto vivere, fino ad allora, senza aver visto uno spettacolo del genere. Il giorno dopo mi godetti lo stesso spettacolo, il giorno dopo ancora quasi mi piacque, alla fine stavo lì soltanto perché dovevo osservare - mi piaceva molto osservare - ma non vedevo l'ora di scappare. Mi stava annoiando quella quiete, quella pace. Tutto sommato se uno si siede di fronte a una siepe, per un po' si gode la siepe, si gode la brezza e poi comincia a pensare che cosa c'è di là dalla siepe. Sono sicuro che, se sull’isola ci fossimo portati anche una bottiglia di vino, me la sarei bevuta e poi ci avrei infilato dentro una lettera con scritto: "Venite a salvarmi. Vi prego! Portatemi qualcosa da fare. Mi sto annoiando". Il non fare annoia. Il fare per me è godimento. Non lo so per Te. Nel caso, ci saremmo potuti salutare: "Va bene, poi ti telefono per sapere come vanno le cose". Ma io avrei lasciato l'isola.

STUDENTE: A questo punto penserei di concludere presentando il tema che abbiamo scelto su Internet che è: 2001: Odissea nello spazio, un grande film di Kubrick - penso lo conosciate tutti - e in fondo è un po' la storia del genere umano, che, partendo dal niente, da un osso, è arrivato fino a creare le più grandi astronavi, a esplorare il cosmo e a costruire cose inimmaginabili. Penso che Kubrick ci voglia dire che l'uomo ha sempre avuto la voglia di progresso, la voglia di andare avanti, la voglia di sollevarsi dal rango di scimmia, per poter incrementare la propria potenza. Però, ecco, questo ha creato anche il famoso Hal 9000 - forse ve lo ricordate - il grande supercomputer che praticamente guidava l'astronave. Però questa è un'immagine abbastanza significativa, l'occhio di Hal 9000 che ci guarda che sappiamo che da grande prodotto della tecnica si è poi rivelato uno strumento estremamente nocivo.

CAPACCIOLI: Dobbiamo sempre ricordare che chi fa scienza è un essere umano con tutte le sue emozioni e tutti i suoi pregiudizi; non possiamo immaginare una scienza fatta da una macchina fredda ed esatta, come il computer, che poi funziona fino ad un certo punto, i suoi paradigmi sono completamente diversi dai nostri.

Non dimentichiamo poi che ci potrebbe essere qualcuno che ci guarda, altri mondi abitati, altre forme d’intelligenza, altre forme di vita completamente diverse dalla vita del carbonio che noi conosciamo. Non abbiamo la più vaga idea della meraviglia e delle sorprese, anche della paura e dell’angoscia, delle straordinarie cose che ci circondano nello spazio e nel tempo. Dobbiamo andarle ad esplorarle, dobbiamo andare a conoscerle, dobbiamo essere preparati a questo viaggio. Se viceversa ci rinchiudiamo in noi stessi e in qualche modo fuggiamo la tecnologia, fuggiamo la scienza per tirare a campare, allora la nostra specie andrà avanti per un po’, a mio avviso vivacchiando, poi probabilmente finirà cancellata in un universo che non ne aveva bisogno, un universo che non si ricorderà dell’esistenza della specie umana.


Biografia di Massimo Capaccioli

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