Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche
www.filosofia.rai.it
Search RAI Educational
La Città del Pensiero
Le puntate de Il Grillo
Tommaso:
il piacere di ragionare
Il Cammino della Filosofia
Aforismi
Tv tematica
Trasmissioni radiofoniche
Articoli a stampa
Lo Stato di Salute
della Ragione nel Mondo
Le interviste dell'EMSF
I percorsi tematici
Le biografie
I brani antologici
EMSF scuola
Mappa
© Copyright
Rai Educational
 

Il Grillo (8/12/1999)

Maurizio Ferraris

L'opera d'arte in Internet

Documenti correlati


  • La differenza tra il passato e il presente nella fruizione dell'opera d'arte: la questione del maggiore accesso e della responsabilità del singolo (1 , 2 , 3)
  • Il rapporto tra forma e mezzo (1 , 2 , 3)
  • Internet: informazione eccessiva e male organizzata? (1 , 2)
  • L'opera originale e la sua riproduzione (1 , 2)
  • Siti Internet sul tema

Puntata realizzata con gli studenti del Liceo "Seneca" di Roma

FERRARIS: Mi chiamo Maurizio Ferraris ed insegno Estetica all'Università di Torino. Oggi parleremo di Arte ed Internet, ma prima sarebbe il caso di visionare la scheda filmata che è stata preparata dalla redazione.

Oggi la possibilità di una riproduzione e diffusione delle opere d'arte attraverso la rete informatica sta rapidamente intaccando l'idea tradizionale dei rapporti tra autore, pubblico e proprietà dell'arte. Ciò ha senz'altro dei risvolti positivi. Viene in mente un recente fatto di cronaca: per fare un estremo dispetto al fisco del proprio paese, in punto di morte un collezionista giapponese ha distrutto alcune opere di Van Gogh di cui era proprietario. In linea di principio la sua azione è da considerare legittima, perché le opere erano sue. Lo stesso paradosso si può riscontrare in relazione al diritto di autore. Se le disposizioni testamentarie di Kafka fossero state osservate alla lettera, le opere del grande scrittore sarebbero state distrutte. Da questo punto di vista la proprietà privata dell’opera d’arte rivela un qualcosa di aberrante. Le opere d'arte dovrebbero appartenere innanzitutto all'umanità - che è in grado di goderne -, quindi non sono esclusiva proprietà di chi le compra e nemmeno, in ultima analisi, del loro autore. Eppure, anche in una diffusione libera e totale si annidano pericoli mortali per l'arte. Gli ipertesti, di cui oggi si fa un gran parlare, ne sono il frutto più vistoso. Un giorno - si dice - andranno a costituire la base di un'immensa biblioteca universale alla portata di tutti, in cui ognuno di noi potrà entrare ed uscire da qualsiasi parte e a proprio piacimento. Ma siamo sicuri che l'opera d'arte possa sopportare una tale libertà? Prendiamo come esempio il romanzo. Quest'ultimo non può fare a meno della forma libro: per godere di un romanzo come opera d'arte, bisogna leggerlo dall'inizio alla fine, scoprendone la fine nell'inizio e l'inizio nella fine, e per fare questo ci vogliono i libri, non gli ipertesti. Ma allora l'opera d'arte potrà sopravvivere a quella specie di anatomia artistica che ci promettono gli ipertesti informatici?

STUDENTESSA: Al giorno d’oggi i mass media e la tecnologia rivestono molta importanza nel rapporto dell’uomo con l’arte. Quali sono i guadagni e le perdite che possono derivare da tale relazione?

FERRARIS: La questione non va posta in termini di guadagni e perdite. Personalmente non credo sia mai esistita una società - compresa la società egiziana o quelle ad essa precedenti - che non abbia avuto dei "mass media". Faccio notare che la stessa arte è una forma di comunicazione e perciò, in qualche modo, può essere considerata un mass media. L’uomo d'oggi può avere un più facile accesso alle opere d'arte: i libri, ad esempio, costano molto meno rispetto al passato. Se non esistessero edicole, librerie o altri punti vendita, allora bisognerebbe procurarsi dei manoscritti: probabilmente sono contenute molte più informazioni in un'edicola contemporanea che non nella biblioteca di Alessandria, famosa in tutta l'antichità. Ciò che l'uomo ha realmente guadagnato nel suo nuovo rapporto con l’arte, quindi, consiste in un maggiore accesso all'arte stessa: la conoscenza delle opere pittoriche, ad esempio, viene facilitata dall’esistenza dei cataloghi. Per quanto riguarda le perdite che possono derivare da questo nuovo tipo di relazione, esse dipendono dal buon gusto del singolo e dalla sua volontà di accostarsi alle opere d'arte. Quanti di noi si recano nelle biblioteche?

STUDENTESSA: Può l’opera d’arte, se vista attraverso Internet, perdere il valore che riveste quando è fruita dal vivo?

FERRARIS: Dipende dal tipo di opera d’arte. Un libro resta comunque un libro, anche in formato elettronico. L'originale scritto dalla mano dell'autore - che assume un valore feticistico - differisce sempre dalle sue riproduzioni. Quanti di noi hanno letto "Guerra e pace" in russo? Nessuno, penso, eppure nel momento in cui ci accostiamo alla sua versione in lingua italiana non abbiamo l'impressione di avere per le mani un falso. Ciò significa che, nel momento in cui si parla di arte nel suo passaggio tra i diversi media, occorre operare delle distinzioni: alcune opere perdono completamente di significato, altre in misura minore, altre ancora per nulla. È ovvio che non ha senso fruire di un'opera olfattiva tramite la televisione.

STUDENTESSA: Prendere un libro in mano, aprirlo e leggerlo può provocare numerose sensazioni: Lei crede sia possibile provare delle emozioni analoghe anche attraverso Internet?

FERRARIS: Filippo Tommaso Marinetti - lo scrittore futurista - creò un libro di alluminio per poterlo leggere nella vasca da bagno. La sua sensazione potrebbe essere definita "libera". Per ciò che concerne Internet, occorre sottolineare che accostarsi ad un libro attraverso un monitor può maggiormente stancare la vista e, di conseguenza, portare a leggere di meno. Oltretutto non bisogna dimenticare che un computer non è maneggevole come un libro ed è molto più difficile portarselo dietro. Si tratta, comunque, di considerazioni estrinseche. Nella scheda filmata si affermava che il romanzo va letto dall'inizio alla fine. In realtà potrebbe anche essere letto dalla fine all'inizio o seguendo altre modalità. Io, ad esempio, quando vado a dormire porto con me tre o quattro libri e leggo stralci dell'uno e dell'altro, operando una sorta di "zapping" tra i volumi. Può capitare che le persone desiderino leggere solo una pagina di un determinato testo o più testi in contemporanea, senza necessariamente affrontare un libro dall'inizio alla fine.

STUDENTESSA: Viviamo in un'epoca di transizione in cui, accanto alla forma antica rappresentata dal libro, coesistono forme moderne di consultazione, una delle quali è sicuramente Internet. Forse le generazioni del futuro riterranno normale leggere un romanzo su Internet.

FERRARIS: La forma libro non scomparirà mai, e non a causa delle sensazioni tattili o dell'odore della carta. La forma libro, specialmente per ciò che concerne un romanzo o per tutto quello che viene considerato un'opera d'arte, non può essere surrogata. Un computer, ad esempio, corre il rischio di rompersi molto facilmente in spiaggia, perché la sabbia e l'acqua possono danneggiare alcune sue parti. In casi come questo non credo sia conveniente sostituire i libri. Tuttavia molte riviste scientifiche nascono ed operano soltanto in rete, perché le videoteche - così come le biblioteche e le emeroteche - non possono essere infinite: lo spazio richiesto è sempre maggiore, come sempre maggiore è il numero di persone che leggono e scrivono. La richiesta, però, potrebbe riguardare anche uno spazio differenziato di lettura e consultazione, dove sia più facile copiare, aggiungere o cancellare il materiale che si vuole.

STUDENTESSA: Internet viene visto come un mezzo di conoscenza. Cosa pensa della diffusione dell'arte attraverso la rete?

FERRARIS: Dopo l'invenzione della scrittura, nell'antica Grecia vi è stato un periodo - coincidente con la fine delle Guerre del Peloponneso - in cui le scuole "elementari" dell'Attica iniziarono ad insegnare a leggere e scrivere. Allora vigeva l'artificio sofistico secondo il quale chi conosceva le lettere dell'alfabeto era a conoscenza di tutto il resto, in quanto poteva leggere ogni libro. Ora è chiaro che i libri vanno comunque letti e, ancora di più, vanno compresi al di là della semplice conoscenza delle lettere dell'alfabeto. La possibilità astratta suggerita dai sofisti era simile al motto: "chi ha le orecchie sente tutto e chi ha gli occhi vede tutto". In realtà, l'uomo vede solo ciò che ha davanti agli occhi e sente solo ciò che ha a portata di orecchie. Riguardo alla Sua questione su Internet, ricordo che, quando ero uno studente, mi sembrava che molto spesso l'atto materiale del fotocopiare un testo potesse costituire un surrogato della vera e propria lettura dello stesso. Internet può provocare la stessa impressione, anche perché i siti cui si può accedere trattano dei più svariati argomenti. Ciò che a volte risulta difficoltoso su Internet è la ricerca di una bibliografia, perché spesso quest'ultima risulta indeterminata e vaga. Non bisogna inoltre dimenticare che alcuni siti sono male impostati o contengono informazioni errate che non vengono rettificate. Infine, l’uso di Internet tende a provocare sgomento, soprattutto quando, a ricerca avanzata, ci si trova di fronte ad una bibliografia gigantesca impossibile da gestire. In questi casi molti abbandonano l’impresa.

STUDENTESSA: Studiare l'arte su Internet può sembrare comodo, ma l'incontro con l'opera originale - la modalità di studio cui in genere siamo abituati - suscita in noi delle sensazioni irripetibili e non replicabili on line. Trovarsi per la prima volta di fronte ad un dipinto provoca un'emozione sincera, che si manifesta anche se la tela in questione non è di nostro gusto. Al contrario, il bombardamento pubblicitario può arrivare a modificare le nostre opinioni, fino a farci gradire un quadro che, senza l'eccessiva informazione di cui è stato oggetto, sarebbe potuto non piacerci. Conoscere un'opera d'arte in tale maniera può risultare fuorviante rispetto alla prima impressione della conoscenza diretta.

FERRARIS: Raramente l'opera d'arte è così immediata nel rapirci. La Gioconda - che può essere considerata l'icona o il feticcio di tutte le opere d'arte - è esposta al Louvre accanto ad altri splendidi quadri. Nonostante ciò, l'attenzione dei visitatori è tutta rivolta verso la tela leonardesca, quasi che questo dipinto possa rappresentare una via privilegiata verso l'Assoluto, verso la Pietra Nera de La Mecca. Buona norma, invece, sarebbe non creare mai grandi aspettative intorno ad un’opera - quale che sia -, perché un tale comportamento potrebbe causare un calo di piacere al momento della visione del dipinto. Non credo occorra arrivare al punto di gradire un'opera per forza di cose. Si può sempre fingere che qualcosa ci piaccia: in fin dei conti non è molto diverso l’atto dell’apprezzare un'opera d'arte o una minestra. Nell'arte, il piacere del pubblico è sempre un elemento passivo, un sentimento che ci tocca e che esclude l’atto volontario.

STUDENTESSA: Attraverso Internet l’arte non prende forma, mentre ciò che caratterizza l'arte è proprio la sua forma originale: il libro, per esempio, ha la forma di un libro. Vorrei sapere se Lei concorda con questa mia analisi.

FERRARIS: Occorre distinguere tra le forme dell'arte e precisare di quali di esse si parli. Lei ha fatto l’esempio del libro, ma se ne potrebbero portare anche altri. Per inciso, vorrei farVi notare che quella del libro é la forma d’arte che subisce meno perdite nel suo passaggio in formato elettronico: la sua bellezza, infatti, non dipende dalla sua forma, tanto che si è potuti passare dal rotolo al volume senza grossi traumi. Ciò accade perché il materiale del libro non è la carta, ma le parole, mentre la materia del quadro è data dai colori e dalla tela e quella della statua dal bronzo o dal marmo. Della maggior parte delle opere d'arte pittorica, per esempio, io ho visto solo la riproduzione fotografica, anche e soprattutto negli anni in cui Internet ancora non esisteva. Anche il Museo potrebbe essere paragonato ad Internet: sono entrambe delle creazioni "innaturali", delle istituzioni con tanto di statuto adibite alla conservazione delle opere d’arte. In qualche maniera è possibile affermare che il Museo è già esso stesso Internet: non noto, infatti, nessuna grossa differenza tra il CD-Rom della National Gallery, il Catalogo della National Gallery e la National Gallery stessa, perché, in ogni caso, sempre di cataloghi si tratta.

STUDENTESSA: Vorrei allora conoscere la differenza tra un quadro originale - composto da tela, legno e colori - e la sua riproduzione in formato elettronico.

FERRARIS: La differenza non è data dal tipo di strumento del quale ci si serve, perché ogni mezzo ha i suoi pregi e i suoi difetti. Oggigiorno è in auge la progettazione architettonica attraverso il computer: parrebbe quasi che non vi sia più bisogno di saper disegnare. I programmi che eseguono operazioni di questo tipo permettono una maggiore precisione nell'esecuzione, ma producono anche un tratto più normale, più regolarizzato e standardizzato. Lavorando in modo sempre più attento ai dettagli, si corre il rischio di perdere il controllo della visione d'insieme. E’ quanto succede nel momento in cui battiamo un testo al computer: un tempo, quando si scriveva a macchina, la possibilità di compiere delle correzioni era di molto inferiore, pertanto colui che si metteva a scrivere doveva già avere le idee chiare. Oggi, invece, l'infinita opportunità di compiere correzioni e di entrare nel dettaglio é insieme una risorsa e un limite.
Per ciò che concerne più da vicino la Sua domanda, mi pare che Lei si sia riferita alla "materialità" dell'opera, e quindi, in qualche modo, alla sua tattilità. Nei musei, però, - come ben saprete - i quadri non possono essere toccati, altrimenti scatta l'allarme. Da ciò deriva che voi non avete mai avuto la possibilità di sperimentare la tattilità di un'opera, per lo meno non in un museo. La percezione umana è molto più sottile di quel che consentono gli strumenti di riproduzione. La riproduzione digitale del suono, ad esempio, ha una grana più grossa delle sonorità che percepiamo in maniera naturale. Conseguenza di ciò è che tramite la riproduzione digitale si perde sempre qualcosa. Quando parliamo al telefono, ad esempio, la nostra voce subisce un lieve cambiamento, perché viene normalizzata attraverso una trasformazione e riduzione delle bande sonore. Corollario di quanto detto, però, è che è sempre meglio sapere qualcosa - anche se questo qualcosa può non essere perfetto - che non sapere nulla. Nel caso della pittura, la percezione umana non è affinata da Internet, quanto piuttosto dai cataloghi, ossia da quei volumi contenenti un elenco sistematico e riproduttivo della più ampia gamma di oggetti d’arte. Occorre in ogni modo essere consapevoli della perdita di alcuni elementi: come si fa a sapere, o a "sentire", quanto è alto il Monte Bianco se non ci si reca a misurarlo di persona?

STUDENTESSA: Nonostante Internet possa essere un efficace strumento di segnalazione, Lei non crede che esso induca a certa pigrizia? A volte vedere un quadro riprodotto in un sito può far sparire la voglia di andarlo a vedere dal vivo.

FERRARIS: Nel Fedro - dialogo della maturità - il filosofo greco Platone condanna la scrittura condannando la figura del suo inventore, Toth. Toth andò dal Faraone presentandogli la sua invenzione e declamandone i pregi: "Con questo strumento saremo in grado di aumentare la nostra memoria perché potremo scrivere ogni cosa", al che il Faraone gli replicò: "No, la tua invenzione non aumenterà la nostra memoria ma la distruggerà, perché, sicuri di potere accedere sempre a ciò che ci serve, smetteremo di ricordarcene. La vera scrittura è quella dell'anima." Questo discorso è valido per ogni strumento di riproduzione e registrazione, e non solo per Internet. Qualsiasi tipo di registrazione, ad esempio, ci impigrisce, perché, sicuri di poter rivedere o riascoltare in ogni momento ciò a cui stiamo assistendo, non vi prestiamo sufficiente attenzione. Ad un primo, approssimativo calcolo, Internet risulta raramente consultato per quanto riguarda il settore specifico dell’arte. E’ più spesso - e più comodamente - utilizzato per fare la spesa di generi alimentari o per ordinare libri. Inoltre, come ho già avuto modo di dire, è molto più maneggevole leggere un libro che leggere da un monitor: se cade il computer è un guaio, se invece cade un volume non succede nulla. La fruizione che si può avere di Internet o dei cataloghi d’arte è semmai una fruizione estetica.

STUDENTESSA: In studio abbiamo portato la locandina del film Matrix. In questo film la rete di connessione è vista come una matrigna rispetto alla realtà. Lei crede sia possibile accettare una realtà virtuale parallela alla nostra? La storia di Matrix si snoda in gran parte proprio in tale realtà parallela, tanto che quest'ultima appare "più reale del reale": Internet può essere talmente condizionante che Matrix lo rappresenta al suo massimo.

FERRARIS: So che il film ipotizza una condizione in cui gli uomini sono dei semplici "cervelli" in un bagno organico. E' una tesi portata avanti da un filosofo analitico (Hilary Putnam, N.d.R), che rielabora un'applicazione del "dubbio metodico" di Cartesio, ossia l'esempio del genio maligno: tutto potrebbe essere illusione, noi stessi potremmo esserlo e non avere corpo, mani o altri organi. È possibile che siamo semplicemente dei cervelli infilati dentro una vasca che pensano il mondo intero. Si dovrebbe osservare che, se anche fossimo dei cervelli in un bagno organico, non cambierebbe nulla. Affermare che Internet ha profondamente modificato la realtà delle cose - di modo che il mondo non è più lo stesso -, é equivalente a dire che i sotterranei di Parigi nascondono dei misteri a noi ignoti. E’ un ragionamento che, ad esempio, bisognerebbe ripetere ogni volta che ci troviamo immersi in una biblioteca del Quattrocento: immediatamente ci rendiamo conto che essa contiene un'enorme quantità di libri di cui non eravamo a conoscenza. Si tratta di un'impressione raggelante.

STUDENTESSA: Al giorno d'oggi è molto difficile che, in ambito artistico, una persona riesca a dire qualcosa di nuovo. È molto più facile che - come lei ha detto in precedenza - si prenda spunto dal passato.

FERRARIS: L’ottanta per cento della popolazione mondiale non ha il telefono e una percentuale ancora maggiore non è dotata di computer, quindi mi pare quantomeno azzardato affermare che l’uomo è sotto il dominio di Internet. Per quanto riguarda più da vicino la Sua domanda - ossia che l'arte è sostanzialmente citazione -, vorrei ricordare che alcuni grandissimi capolavori non hanno inventato nulla di nuovo. La Recherche di Marcel Proust, ad esempio, narra la vita di un uomo come ce ne sono tanti. Esistono anche casi di citazione esplicita: in un passaggio del Don Giovanni di Mozart, Leporello si riferisce a Le nozze di Figaro, dello stesso Mozart. Nel suddetto passaggio - come anche in altre opere del medesimo autore - Mozart si "autocita", plagiando se stesso e ammiccando al pubblico. L’arte e la poesia offrono continui esempi sia di autocitazione, sia di eterocitazione. Esiste un particolare concetto di poesia che risulta addirittura impensabile senza la presenza della citazione. Il "petrarchismo" ad esempio - in Italia come nel resto d'Europa - fu un fenomeno di imitazione dello stile del Petrarca che caratterizzò la poeticità in maniera organica e continua, senza privare di significato le composizioni liriche che ne scaturirono. La responsabilità di un "assemblaggio" sconsiderato non deve essere imputata ad Internet, quanto alle singole persone che lo eseguono.

STUDENTESSA: Lei crede che i sentimenti scaturiti dalla visione diretta di un'opera d'arte siano identici alle emozioni che la stessa opera può suscitare tramite Internet? Non ritiene che nel secondo caso si corra il rischio di non "innamorarsi" appieno della vera bellezza dell'arte?

FERRARIS: Lei sta supponendo la presenza di un amore spontaneo verso la vera bellezza dell'arte. Al contrario, io non credo nell'esistenza di un tale sentimento, nonostante sia convinto che ci sia un naturale amore degli uomini nei confronti della bellezza non artistica. Per accostarsi alla bellezza dell'arte occorre una determinata educazione. E’ proprio per tale motivo che nelle scuole non si insegna ad apprezzare la natura o il contatto con gli altri esseri umani ma si continuano ad impartire lezioni di "Storia dell'Arte". L’idea che ci possa essere un tipo degradato di emozione - da Lei prima prospettato - mi pare alquanto azzardata, basti considerare che tanto nell'arte quanto in altri campi, il criterio di vero e di falso o di autentico e di inautentico ha una diversa valenza.

STUDENTESSA: Il mercato dell’arte può spesso comportare conseguenze pericolose per le opere. È possibile prendere delle contromisure per evitare tali situazioni?

FERRARIS: Per tornare alla scheda filmata di inizio trasmissione, io non credo che l'arte sia necessariamente patrimonio dell'umanità e sarei molto critico nei confronti di coloro che non rispettassero le volontà testamentarie di un autore. Se Kafka avesse realmente voluto distruggere le sue opere, lo avrebbe fatto lui stesso. La medesima cosa si può affermare per il romanzo Amerika, dello stesso Kafka. Il suo amico Max Brod ha agito molto correttamente nel pubblicarle più tardi. Sostenere che al giorno d'oggi l'arte è patrimonio dell'umanità risulta impreciso e retorico. Il miliardario che ha distrutto alcune opere di Van Gogh per fare un estremo dispetto al fisco giapponese, ha compiuto un crimine non tanto nei confronti dell'umanità, quanto dello stesso Van Gogh.

STUDENTE: In precedenza ha affermato che Internet può essere inteso come un enorme catalogo a cui chiunque può attingere. La differenza tra un'opera d'arte fruita dal vivo e la sua riproduzione, però, è addirittura lampante: da un confronto diretto con la prima, infatti, possiamo accorgerci delle più minute sfumature di colore e di ogni spennellatura. D'altra parte, nonostante il formato elettronico di un quadro come la Gioconda risulti più piatto e senza chiaroscuri, lo stesso dipinto diviene maggiormente fruibile proprio grazie ad Internet. Se nel XVI secolo i pittori fiamminghi avessero posseduto Internet, probabilmente non avrebbero affrontato otto mesi di viaggio fino al nostro paese per vedere i quadri del rinascimento italiano. Quanto alla citazione e al problema della tutela del diritto d’autore - anche in relazione all'uso che ne fa Internet -, bisogna ricordare che conosciamo molte opere andate distrutte solo grazie ai falsi che le riproducono. Lei non crede che, in ultima analisi, la citazione riesca a mantenere in vita un'opera? Un’opera più "copiata" ha maggiori possibilità di divenire immortale.

FERRARIS: Il numero di copie di una determinata opera non necessariamente riesce a garantire la sopravvivenza del suo autore. Conosciamo numerosi capolavori greci solo attraverso le copie romane che ci sono pervenute: un patrizio romano desideroso di ornare il proprio giardino con una statua greca, spesso non poteva permettersi di farlo - perché non gli consentivano di portarla via da Atene - e allora era costretto a commissionarne una riproduzione. Allo stesso modo, molte citazioni gnostiche furono inserite in libri cristiani, e medesima sorte subirono i versi manichei. Va inoltre detto che quando si cita il passo di un autore all'interno di un saggio non si compie un’operazione artistica, ma, molto più semplicemente, si riporta un determinato oggetto. All'interno di una poesia, ad esempio, le citazioni servono a richiamare alla mente un certo verso all'interno di un verso analogo. Fornire un accesso a cose che non potremmo mai vedere direttamente - considerando che la nostra vita non è infinita - è una possibilità che esiste da molto tempo prima dell'avvento di Internet, ed escludo che quest'ultimo possa eliminare il gusto per la cultura. Internet, infatti, ci consente di accedere a cataloghi che altrimenti sarebbero molto difficili da trovare.

STUDENTESSA: Riguardo al rapporto tra Estetica e Internet, mi ha molto colpito una frase estrapolata dal sito di Apogeonline: "Che brutti i siti Internet!". L’affermazione potrebbe far pensare che il sito sia scadente dal punto di vista della qualità delle immagini che contiene, mentre invece si riferisce all'organizzazione dei siti: il riferimento critico è alla struttura. Lei crede che le informazioni pubblicate su Internet debbano rispondere ad un principio estetico?

FERRARIS: Spesso i siti Internet sono male organizzati: molti di essi richiedono un investimento minimo, sia in termini di tempo che di costi di produzione, ed è piuttosto semplice abbellire un sito con una grafica apparentemente sontuosa e varia. Si tratta dello stesso argomento che governa l’architettura moderna: nella maggior parte dei casi gli architetti si trovano ad operare con strumenti standardizzati o materiali prefabbricati, e i risultati possono non essere soddisfacenti dal punto di vista estetico.

Puntata registrata il 25 novembre 1999

Siti Internet sul tema

Artswire: Comunicazioni on line sull'arte (in inglese)
http://www.artswire.org/

Un breve articolo di proposta per un'arte progettata per il web, con link a diversi progetti del genere (in italiano)
http://www.dadascanner.com/arte/artweb.htm


Biografia di Maurizio Ferraris

Trasmissioni sul tema Arte e società

Trasmissioni dello stesso autore

Partecipa al forum "I contemporanei"

Tutti i diritti riservati