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Il Grillo (9/2/2000)

Marcello Fulchignoni

IL tempo del cosmo

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Il tempo è una grandezza fisica. In quanto grandezza fisica, bisogna misurarla. Esso è una sovrastruttura necessaria per misurare l’evoluzione e la variazione, presenti in ogni processo, (…)ha una freccia e va sempre nella stessa direzione…


 

Puntata del 9 febbraio del 2000 realizzata con gli studenti del Liceo Scientifico "Elio Vittorini" di Milano

MARCELLO FULCHIGNONI: Sono Marcello Fulchignoni, insegno Astrofisica all’Università Denis Diderot di Parigi. Tratteremo sull’argomento Il tempo del cosmo. Leggiamo ora questo breve cappello introduttivo, preparato dalla redazione, al fine di presentare il nostro tema.

Sin dalle origini del pensiero occidentale, in moltissimi autori, come Anassimene, Anassimandro, Eraclito e, poi, in molti loro successori, nella filosofia della natura venne a formarsi una concezione dell'universo nella quale la nascita e la morte apparenti di tutte le cose potevano essere re - interpretate in termini di continua rigenerazione e trasformazione della natura, incessante e creatrice del tutto. Questo principio contemplava l’intero mondo della natura, tutte le cose tutti i fenomeni. Entro un cosmo in cui non c’era distruzione, ma solo trasformazione, il tempo era visto come causa di corruzione, ma anche come causa di generazione. Era visto come eterno divenire di qualcosa di permanente. La moderna scienza sperimentale non ha rigettato questo principio, reinterpretandolo, con le parole del chimico francese del XVIII secolo Lavoisier, nella celebre espressione in natura nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, ma, al tempo stesso, ne ha ri - orientato il significato, fino a sovvertirne il senso originario, che nell’antichità andava chiaramente in direzione di un’idea di circolarità ed eternità del tempo. A testimonianza di questa riformulazione moderna dell’antico principio metafisico, stanno i principi della Termodinamica, provenienti dall’osservazione sperimentale di ciò che accade nei processi di scambio dell’energia. In un sistema complesso, grande quanto si vuole, grande anche quanto l’universo, l’energia contenuta si conserva, ma tende a stati di sempre maggiore disordine. La Seconda Legge della Termodinamica ci fa vedere, in altre parole, come l’energia dell’universo si trasformi in un verso solo, non evolvendo, ma degradandosi da stati di ordine (neghentropici) a stati di disordine (entropici). Potremmo anche dire che il cosmo intero sta invecchiando. La tendenza dell’universo all’entropia, ad un progressivo disordine, mette una freccia al tempo. L’intero cosmo, nato probabilmente da una primordiale esplosione di energia, dal cosiddetto Big Bang, non semplicemente diviene e si trasforma, come riteneva la fisica antica, ma invecchia e forse, tra alcuni miliardi di anni, morirà. Quindi, per la scienza moderna, è ancora valido il principio secondo il quale "nulla si crea e nulla si distrugge" e che il tempo è solo divenire?

STUDENTE: Abbiamo portato, come oggetto emblematico per questa trasmissione, un banale orologio, fermo sull'istante zero. Da questo oggetto scaturisce la mia domanda. Ha senso affermare che l’universo ha degli estremi temporali ben definiti nel tempo?

FULCHIGNONI: Se consideriamo il tempo una misura fisica, come tutte le misure fisiche ha la necessità di avere un’origine. Un tempo zero é una necessità metrica, di tipo cronologico. L’origine del tempo è una delle questioni aperte della ricerca astrofisica di oggi. Se l’universo è cominciato con un big bang, è sicuramente iniziato in un certo momento. Questo momento è l’istante da cui si parte per considerare il tempo come una variabile fisica, ovvero come un oggetto che consente di misurare l’evoluzione dei processi fisici. Il tempo é la misura di un’evoluzione. Il tempo misura l’evoluzione dell’universo, l’evoluzione dell’uomo, l’evoluzione della terra, l’evoluzione della specie; è, in altri termini, la misura di una trasformazione continua di processi che si susseguono e che hanno una freccia, un verso, una direzione.

STUDENTE
: Se il tempo è una grandezza che collega lo spazio alla velocità, prima dell’inizio dell’universo, non essendoci moto, non c’era tempo?

FULCHIGNONI: Non c’era neanche spazio. Se non c’era spazio, non c’era moto, non c’era tempo, dunque non c’era universo. Più che all’astrofisico bisognerebbe rivolgersi al poeta. Le Cosmicomiche di Italo Calvino non sono altro che un resoconto narrativo, molto divertente, della mancanza di spazio e della mancanza di tempo. Il prima e il dopo sono due concetti inutilizzabili se non al momento in cui l’uomo passa a vedere l’evoluzione del processo. Si affaccia di conseguenza il problema di una misurazione obiettiva del tempo. Da una parte c’è un fluire del tempo oggettivo, impiegato a percorrere un’andata e un ritorno del peso in fondo al filo. Dall’altra parte c’è un fluire del tempo soggettivo. Unire questi due riferimenti è impresa non facile. Il nostro tempo dipende dalla collocazione temporale, rispettiva, che abbiamo dall’una e dall’altra parte.

STUDENTE
: Big bang è l’espressione con la quale si indica la "grande esplosione" primordiale dalla quale avrebbe tratto origine l’universo, e che noi deriviamo da leggi fisiche attualmente in vigore. Nel libro I primi tre minuti dell’universo si ipotizza che, durante appunto i primi tre minuti dell’universo, queste leggi fisiche non debbano valere. In questo senso è in discussione la teoria se ci sia o meno un inizio del tempo?

FULCHIGNONI: Credo che si tratti dei primi due centesimi di secondo, o addirittura del primo centesimo di secondo, "critico" nel senso di una "non conoscenza dei fenomeni".
La storia de I primi tre minuti dell'universo è tutta costruita sulla fisica disponibile, partendo dal primo centesimo di secondo del Big Bang e arrivando a tre minuti e quaranta e un quarto di secondo, per formare i primi elementi stabili. Quello cui Lei si riferisce succedeva nel primo centesimo di secondo. Le ipotesi che si fanno nel primo centesimo di secondo per arrivare a spiegare i tre successivi minuti sono tali che le condizioni richieste non sono state ancora sufficientemente studiate, né si ha la possibilità, con quello che la scienza sperimentale, non subnucleare, e l’astrofisica teorica hanno fornito fino ad ora, di giungere a comprendere esattamente quello che poteva succedere. È chiaro che esiste un ampio margine di discussione. Un astrofisico non può trattare i margini di discussione, finché non si basano su dati obiettivi. Mi consenta di partire, non dal Suo tempo zero, ma dal tempo zero più un centesimo di secondo.

STUDENTE
: Nell'introduzione é stato detto che l’universo è in espansione e che sta invecchiando. Mi chiedo se questo invecchiamento non voglia dire una fine, una morte dell’universo, oppure una crescita, per cui l’universo volga a uno stato o a un livello successivo.

FULCHIGNONI: Crescere e morire sono termini antropomorfi. "Crescere" significa aumentare in una qualche dimensione. "Morire" vuole dire non essere in qualche modo, sparire. Nell’universo avvengono fenomeni catastrofici, che inducono alla distruzione di materia. La materia é così trasformata in energia, pertanto resta nell’ambito dell'universo. La materia diffusa è in espansione e capace al contempo di rigenerare e generare nuova materia. Lo spazio intergalattico è essenzialmente vuoto. Qua e là si manifesta della materia concentrata. La materia concentrata è in continuo divenire, dunque "invecchia". Misurare con il tempo il procedere di fenomeni e processi fisici significa stabilire l’età per ognuno di questi oggetti nel loro evolversi. Evolvere significa mutarsi, e, di conseguenza, procedere verso nuove configurazioni. Le ipotesi di una distruzione completa, cioè di una fine globale, e di una riconfigurazione, sono possibili entrambe. La fine globale pone gli stessi problemi dell’istante zero. Io sarei più disponibile, mentalmente e filosoficamente, a ritenere che si vada verso la trasformazione, laddove questa enorme macchina produce, e continua a produrre, immagini sempre diverse di una realtà, all’interno della quale speriamo di non essere soli. A questo proposito Vi proporrei il secondo contributo filmato.

GIORNALISTA: Per quasi due anni una sonda spaziale americana, senza uomini a bordo, e con un calcolatore in grado di prendere, da solo, molte decisioni sulla rotta da seguire, ha viaggiato alla volta di Giove, il pianeta più grande e più misterioso del sistema solare. Dopo avere osservato il pianeta dalla macchia rossa, il Pioneer X, ora eseguito da un’altra sonda, il Pioneer XI, si perderà negli spazi interstellari, con a bordo una tavoletta, il primo messaggio dei terrestri ad una eventuale civiltà extraterrestre. L’hanno ideata due famosi astronomi, Carl Sagan e Frank Jaeckel.

SAGAN(astronomo)
: Quello che noi volevamo comunicare non poteva essere scritto in inglese, in russo o in italiano, perché nessuno, in un altro pianeta, sarebbe in grado di capire questo linguaggio. Il solo linguaggio universale di cui disponiamo è quello della scienza e della matematica. Oltre alle figure dell’uomo e della donna, abbiamo così inserito nella parte inferiore della targa una rappresentazione del nostro sistema solare, la partenza dal pianeta terra del Pioneer, il suo itinerario nello spazio, il suo passaggio accanto a Giove, e la prosecuzione della sonda nello spazio interplanetario. La parte più importante è quella superiore della targhetta, dove abbiamo messo le informazioni relative a quattordici diversi corpi celesti, che noi conosciamo con il nome di pulsars, cioè delle stelle che emettono segnali radio a intervalli più regolari di qualunque orologio costruito dall’uomo. Questa massa di informazioni è il meglio che potessimo dare sulla nostra posizione nella galassia e in che epoca ci troviamo. I dati sui pianeti e sulle stelle permettono infatti di individuare anche l’anno, su migliaia di milioni di anni, in cui venne lanciata questa navicella spaziale.

FULCHIGNONI: Il filmato che abbiamo visto è un reperto storico. Credo che abbia trent’anni. Il professor Sagan, scomparso due anni fa, ha avuto l’idea straordinaria di cercare la comunicazione con gli altri esseri, inviando un messaggio codificato con i criteri da lui stesso enunciati nel filmato. L’uomo oramai dispone della sonda come dispositivo atto a mandare intorno al sistema solare dei messaggi, e in generale a esplorare ed eseguire misure in luoghi inaccessibili o difficili da raggiungere. Questi oggetti viaggiano a qualche decina di migliaia di chilometri all’ora, al massimo. Occorrono tre giorni per andare sulla Luna, sette mesi per andare su Marte, due anni per andare su Giove. D’altra parte i messaggi hanno una velocità limitata. La velocità di trasmissione di un messaggio é la velocità della luce, ossia trecentomila chilometri al secondo, enormemente più grande di quella degli oggetti, ma ancora molto piccola. Il numero di galassie osservabili si muove entro un raggio che si stima in 5-10 miliardi di anni luce. Immaginate quanto tempo ci vuole per mandare un messaggio da un capo all’altro dell’universo, o anche da un capo all’altro del sistema solare, la Via Lattea. Immaginate quanto tempo ci voglia poi per riceverlo. Questo è un aspetto del tempo del cosmo. Il tempo di comunicazione, che é il massimo di cui l’uomo dispone come velocità, rende lo stesso i tempi infinitamente lunghi ai fini di una comunicazione galattica e intergalattica.

STUDENTE
: Il codice utilizzato in questo messaggio è quello del tratto, della linea per descrivere determinate posizioni della nostra galassia. Questo linguaggio é veramente così universale? Vorrei dire: é così universale il linguaggio della pittura e della matematica?

FULCHIGNONI: Nel caso di questo messaggio, si delinea una ipotesi di intelligenza basata su un DNA non troppo dissimile dal nostro. Il linguaggio binario, così detto perché si basa sulla presenza di un tratto e sull’assenza di un altro, sino a luce-buio e zero-uno, è facilmente estendibile ad intelligenze normali come la nostra, e non è difficilmente decrittabile. Ricerche tuttora in corso all’Istituto di Filosofia dell’Università di Genova stanno mettendo a punto i linguaggi più naturali per comunicare con eventuali esseri extraterrestri. Si considera che la quantità di materia, presente nell’universo, sia dominata dall’idrogeno. Altri elementi, che, dopo l’elio, si presentano nell’universo, sono il carbonio e l’ossigeno. Idrogeno, carbonio e ossigeno sono gli elementi fondamentali e costitutivi delle molecole complesse dell’acido desossiribonucleico, ovvero del DNA, pertanto contenenti le informazioni che hanno condotto all’evoluzione delle specie sulla Terra. Se é vero che l’universo si é costituito dallo stesso punto e con la stessa materia, troveremo ovunque le stesse abbondanze e la stessa composizione di elementi. Ciò suggerisce che, se esiste un modo di costruire un’intelligenza, questo deve passare attraverso una catena, simile chimicamente, per necessità di utilizzazione della materia disponibile, a quella del DNA. Non é assurdo pensare di utilizzare questa come la base iniziale per la comprensione, o per supporre capacità di comprensione di altri eteri.

STUDENTE
: Vorrei sapere se la facilità con cui il linguaggio matematico riesce a trasmettere deriva dalla nostra logica, ovvero da una struttura formale e raziocinativa che è una tipica espressione della mente umana, ovvero di una componente evolutiva della nostra specie.

FULCHIGNONI: Sicuramente il linguaggio matematico è influenzato dal nostro modo di pensare. Gli ideatori di questi messaggi hanno cercato di renderla la più universale possibile, la più semplice e la più basilare allo stesso tempo. Normalmente un’immagine, supposto che gli elementi ricettori della informazione siano capaci di distinguerla, è la cosa più semplice e più immediata da comprendere. Può darsi che altri eteri non comprendano che si tratti di esseri viventi, ma possono capire che esistono cose che hanno una determinata forma. Il messaggio sottostante è codificato in un modo comprensibile, per un’intelligenza evolutasi in un ambito fisico - chimico, analogo a quello che noi pensiamo essere l’ambito universale.

STUDENTE
: Possono sorgere ipotesi che vertano sulla nascita stessa dell’universo da fenomeni come quello delle fluttuazioni quantiche che, a quanto ne so, consiste nella produzione di particelle da ciò che presumibilmente sembra vuoto?

FULCHIGNONI: Il fenomeno delle fluttuazioni quantiche fa sicuramente parte della formazione dell’universo. È attraverso questo tipo di formazioni, di creazioni o di annullamenti, di eliminazione di materia e/o di energia, che l’universo si é formato in quei famosi tre minuti. Costituendo questi fenomeni una successione di processi fisici, ed essendoci nelle "fluttuazioni quantiche" un inizio e una fine temporali, il tempo è sempre diretto in un determinato senso e, se c’è la fluttuazione, fa parte dell’universo, del contato, e di quello che é stato preso in considerazione. È necessario, nella fisica di oggi, uno sforzo di sintesi di un’enorme mole di dati. Si tratta dei dati prodotti dalle varie grandi macchine, che hanno sede a Ginevra e negli Stati Uniti, e che realizzano simulazioni di eventi in condizioni in cui le energie spese per produrli sono sempre maggiori. In un tempo ragionevolmente corto si arriverà all’unificazione di tutti gli esperimenti che sono stati fatti, e l’uomo otterrà di ridurre il "margine critico di conoscenza" dall’attuale centesimo di secondo a un tempo di mezzo centesimo, o di un millesimo di secondo, che lo avvicini comunque allo zero. Tuttavia non credo che l’uomo arriverà mai allo zero assoluto.

STUDENTE
: Una recente ipotesi dell’astronomia riguarda l’esistenza dei "buchi neri". Ho letto, su un libro, che avvicinandosi a questi punti il tempo rallenta e che, in prossimità del "buco nero", il tempo si ferma totalmente. Come si spiega questa ipotesi?

FULCHIGNONI: Credo che accada proprio il contrario. Avvicinandosi al "buco nero" si va a una velocità spaventosa. L’enorme densità del "buco nero" genera all’intorno un campo talmente elevato che nulla può sfuggire, neppure la luce. L’attrazione che si sprigiona al suo interno è tale per cui i fotoni, che sono i portatori di luce, non sono in grado di uscirne. Per questa ragione si parla di "buchi neri". Avvicinandosi al "buco nero" si aumenta la propria velocità e si viene catturati all’interno di una struttura estremamente compatta, dalla quale non si riesce a districarsi, salvo fenomeni della volta celeste, che stanno intorno al "buco nero", che rimettono in gioco tutta l’energia presa. L’annullazione, del tempo che si annulla in vicinanza di un "buco nero", rende come immagine, ma non è una realtà fisica. L’oggetto è catturato all’interno del "buco" e le sue variazioni di stato, ovvero i processi che subisce, si evolvono nel tempo. Il processo può essere anche quello di una staticità nel "buco".

STUDENTESSA
: Ho letto di particelle, dei tachioni, nelle quali il tempo scorre alla rovescia. Queste particelle sono più veloci della luce? Il tempo alla rovescia non è unilaterale?

FULCHIGNONI: Il tempo ha una freccia e va sempre nella stessa direzione. Solo le strutture matematiche possono spiegare alcuni fenomeni che permettono di toccare velocità più elevate di quelle della luce. La cosiddetta "velocità di fase", per esempio, arriva ad avere valori superiori alla velocità della luce. Stiamo trattando un problema di descrizione del fenomeno, non un problema reale. I tachioni, come tante altre particelle, sono unicamente necessari a chiarire le leggi di conservazione. Sembra che in presenza di queste particelle il tempo scorra alla rovescia, ma il tempo va sempre nella medesima direzione.

STUDENTE
: In base al Secondo Principio della Termodinamica ogni fenomeno di trasformazione aumenta l’entropia, ovvero il disordine all’interno dell’universo. È possibile che questo continuo incremento di entropia diventi massimo, arrivando a dar luogo a un big crash, quindi alla distruzione e all’annullamento dell’attuale universo?

FULCHIGNOINI: Mi riesce difficile pensare a un nulla che contenga il massimo del disordine. In altri termini, non è spiegabile e mi pare francamente difficile che un massimo di disordine causi il nulla. Direi piuttosto che un massimo del disordine porti a una situazione talmente caotica da richiedere un rinnovo, una ripartenza. Posso avere mentalmente l’idea che l’annichilazione globale sia l’ordine perfetto. Non c’è nulla da mettere in ordine. Questo è il punto.

STUDENTE
: Abbiamo visto dal precedente filmato che nel messaggio era contenuta un’informazione riguardo all’età, al periodo in cui è stata inviata la sonda. Visto che l’età e il tempo devono avere un’origine, rispetto a quale punto di riferimento è stata data quella informazione?

FULCHIGNONI: L’età del Sole ha consentito la valutazione del tempo che occorre a una nebulosa di idrogeno e di elio per essere una stella di quarta grandezza, come è adesso. Sappiamo pertanto che l’origine del Sole è da collocarsi a cinque miliardi di anni fa, confermato dal fatto che la Terra, la Luna e gli altri Pianeti sono nati poco dopo. A ciò è occorso l’esame attento di tutte le superfici presenti nel sistema solare. Alcune supernove sono di popolazione stellare anziana, che per questo sono esplose e hanno ridato all’universo elementi pesanti, quando non sono materiali radioattivi, derivati dall’energia che si libera nei loro strati interni. Sappiate che buona parte degli atomi di cui siete fatti vengono dalle stelle. Chissà quanti miliardi di anni orsono l’atomo di idrogeno, che adesso circola sulla punta del mio alluce, era all’interno di una stella. Anche questo è un aspetto del tempo cosmico che riguarda l’uomo. È sempre possibile, data una sonda inviata dalla Terra, prendere un’origine sul Sole, o prendere un’origine sulla nostra galassia. Le due sonde Pioneer sono uscite da qualche anno dalla sfera di idrogeno che circonda il Sole, la eliosfera o la eliopausa, che fa da confine fra il territorio del Sole e quello delle stelle vicine. Stanno tuttora esplorando lo spazio interstellare. Tuttavia sono ormai mute. Le fonti di energia non sono più in grado di inviare segnali. I Voyager sono ancora capaci di inviare segnali, e lo saranno per altri due anni, perché avevano venticinque anni di autonomia. L’unica cosa che resta è quel messaggio, quella placca delle due sonde Pioneer, sperando che qualcuno trovi la "bottiglia buttata nell’oceano cosmico". Nel Voyager, invece che una placca c’è un disco, un CD del ’77, della prima ora. Il supporto, registrato con tecnologie ottiche digitali, contiene un centinaio di immagini e un centinaio di suoni del Pianeta Terra, selezionati in modo anomalo, ma che dovrebbero dare, a un eventuale fruitore della scoperta, un’idea completa di quello che è il "Pianeta Tre" della Stella Sole. Ho portato in studio, come oggetto, questo telescopio di antica fattura. Perfino i più antichi strumenti ottici usati in astronomia hanno portato alla determinazione della distanza degli oggetti. La distanza è fondamentale, in astrofisica, perché significa tempo.

STUDENTE
: Oggi è possibile teorizzare la nascita dell’universo all'interno di specifici modelli fisico - matematici. Non so quanto sia possibile, almeno razionalmente, pensare ad una fine dell’universo. Possiamo, in effetti, pensare a un big crash, a un restringimento di tutto l’universo in un unico punto. E poi che cosa potrebbe accadere?Ricomincerà tutto da capo?

FULCHIGNONI: Una teoria ciclica dell’universo affermava che da un momento di massima espansione si ritorna, attraverso una ricompressione dell’universo, al big bang iniziale, e si riparte in questo modo. Questa teoria ha perso terreno rispetto ad altre, nate nel frattempo. La cosmologia ha questo di particolare: che gode di un’ampia possibilità di ragionamento, ma deve affrontare difficoltà obiettive di ottenimento dei dati che provengono dall’osservazione. C’è stato qualcuno che ha ritenuto possibile un big crash. Il big crash è qualcosa di spaventoso, se ci si pensa. A mio modo di vedere, é difficile che una cosa che evolve verso il disordine arrivi a una cosa ordinatissima, in cui la materia è nuovamente condensata come era prima.

STUDENTE
: Sappiamo che la luce che noi attualmente vediamo su una Stella in realtà é stata emessa molto tempo fa, in alcuni casi quando sulla Terra c’erano i dinosauri. Dunque, non sappiamo che cosa sta accadendo adesso nell’universo.

FULCHIGNONI: La stella a noi più vicina è Proxima Centauri, ovvero la stella Alpha della Costellazione del Centauro, che è a 4,6 anni luce. Ciò significa che la luce di quella Stella impiega 4,6 anni per giungere sulla Terra. Quando scorgiamo un raggio di luce provenire da quella Stella, significa che é partito 4,6 anni fa. La galassia a noi più prossima è a due milioni di anni fa. È la nebulosa di Andromeda, la gemella della Via Lattea. Osservare il cielo con gli strumenti adatti è come avere al contempo un’immagine dell’evoluzione degli oggetti all’interno del sistema solare. Ritengo questo aspetto assai importante, in quanto consente di capire i processi che hanno portato all’evoluzione nel sistema stesso. Altrettanto capita a chi studia i pianeti. È come osservare una fotografia di famiglia a Natale, in cui tutti i cugini si sono riuniti. Sono tutti più o meno simili, ma tutti diversi tra loro, e tutti ripresi in un istante solo. E senza alcuna espansione temporale possibile.

STUDENTE
: Professore, volevo proporLe il Sito Internet dell’ESA, la European Space Agency, che parla dell’orologio atomico, ultimo ritrovato della scienza, per cercare di carpire i segreti del tempo, o almeno del tempo relativo. L’uomo da sempre è stato alla ricerca di un tempo assoluto. La ricerca di un tempo assoluto é la ricerca del perfetto. Si potrebbe arguire che il tempo assoluto, non essendo carpibile dall’esperienza, non esiste oppure non fa parte delle leggi della natura.

FULCHIGNONI: Il tempo è una grandezza fisica. In quanto grandezza fisica, bisogna misurarla. I cosiddetti orologi atomici o molecolari sono nettamente più precisi e possono avvicinarsi alla migliore misurazione di questa grandezza fisica. Il tempo è una sovrastruttura necessaria per misurare l’evoluzione e la variazione, presenti in ogni processo. Esistono fenomeni che sono necessariamente legati a questa evoluzione. Dapprincipio i fenomeni più semplici da osservare furono il giorno e la notte. L’uomo ha cominciato a misurare il tempo contando quante volte veniva il giorno e quante volte la notte. Poi è servito all’uomo qualcosa di più preciso, un tempo che fosse più lungo, qualcosa che gli consentisse di misurare non una unità giorno - notte, ma enne unità giorno-notte. Quando l’uomo ha avvertito il bisogno di una maggiore precisione, si è rivolto a fenomeni in grado di evolversi con una cronometricità e una costanza estremi. È andato a prendere la oscillazione all’interno di un atomo, del cesio in particolare, costruendo l’orologio molecolare. Ogni nazione ha il suo tempo di riferimento. Quello dell’ESA è un tempo fondamentale: sulla sua base si governano tutte le missioni satellitari.


Biografia di Marcello Fulchignoni

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