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Il Grillo (25/12/1997)

Italo Insolera

La città ideale

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25  gennaio 1997

Puntata realizzata con gli studenti del liceo Classico "Genovesi" di  Napoli

INSOLERA: Sono laureato in Architettura. Più che dei singoli edifici, mi sono sempre occupato delle città sia dal punto di vista della storia sia della progettazione, dei piani, dei quartieri. Dovremmo innanzi tutto definire che cos'è una città. La città è un fatto fisico, storico, sociale, che si trova sul territorio, e la gente, che nasce in una città, se la trova in fondo già fatta. La prima cosa che dobbiamo fare è dunque capire che cosa sono le città, che cosa in esse c'è di bello o di brutto.

STUDENTE: Secondo Lei come è possibile che due città completamente diverse come Sidney e Venezia - l'una moderna e funzionale, l'altra classica e romantica -  siano considerate ugualmente belle?

INSOLERA: Si potrebbe rispondere a questa domanda facendo un confronto con le persone. Si possono trovare belle due persone completamente diverse tra di loro, che appaiono belle a seconda di quelli che sono i gusti personali. Una città, per essere definita bella, deve presentare delle caratteristiche che possono essere  romantiche -  ad esempio Venezia - oppure possono essere moderne e avveniristiche - come Sidney. Quello che importa è che tra questi elementi ci sia, di volta in volta, una coerenza. Una città bella deve essere una città in cui le sue varie componenti vanno d'accordo tra di loro. Se queste componenti invece non si armonizzano, se sono in conflitto, allora la città presenta delle difficoltà a essere vista, a essere capita, a essere vissuta, e finisce per non essere né classica né moderna, bensì qualche cosa di confuso e di disordinato. Talvolta però anche nella confusione e nel disordine ci possono essere delle chiavi per migliorare il nostro rapporto con l'ambiente in cui viviamo.

STUDENTE: L'ammodernamento di una città può danneggiare l'elemento storico o artistico della stessa?

INSOLERA: Questa è una domanda molto interessante, perché indubbiamente negli ultimi decenni molte volte abbiamo visto realizzare delle trasformazioni che hanno compromesso la coerenza e quindi la bellezza di antiche città. Venezia, per esempio, è una città che si è conservata integralmente. Se noi prendiamo Roma, intorno Piazza San Pietro c'è stata una grossa trasformazione. Il quartiere davanti a San Pietro, che si chiamava il quartiere di Borgo, è stato distrutto tra la fine degli anni Trenta e l'inizio degli anni Cinquanta. Bernini aveva pensato a quella piazza come un buco vuoto dentro a un quartiere pieno. Al momento che questo quartiere è stato distrutto e che quindi quel buco vuoto diventa un vuoto assieme ad altri vuoti, evidentemente il suo significato, la stessa capacità che noi abbiamo di accedervi e di usarlo, sono cambiati. Una cosa è arrivare dentro un grande spazio da strade strette e con poca luce, un'altra cosa è invece passare da un grande spazio all'altro, e a un certo momento trovarne uno che ha intorno un colonnato e ha davanti una cupola. Ci dobbiamo chiedere: come possiamo fare in modo che le nostre case, i nostri servizi, la nostra organizzazione, possano inserirsi, aggiungersi, sovrapporsi a quella che è la ricchezza che ci è stata tramandata dai secoli passati senza distruggerla, ma anzi trasformandola in una nostra ricchezza? In fondo gli uomini che vivevano tremila anni fa avevano pochi secoli dietro di loro. Noi abbiamo la fortuna  di essere arrivati a questo punto della storia e dobbiamo trovare il modo di considerarla come parte della nostra vita quotidiana e quindi parte delle nostre città.

STUDENTESSA: Quando si parla di "città bella" non si rischia di cadere nell'utopia? C'è la disponibilità, da parte dei cittadini, per rendere migliore una città?

INSOLERA: Forse questa è una domanda che bisognerebbe fare ai cittadini delle diverse città e dei vari quartieri, perché evidentemente dipende da loro, considerando soprattutto che viviamo in un secolo in cui la democrazia è dappertutto, bene o male, il modo di governare le cose. Qui dipende anche da cosa consideriamo bello o brutto. Probabilmente chiunque presenti un progetto cerca di sottolinearne i lati migliori e quelli che pensa possano corrispondere meglio all'immagine di bellezza e di gradevolezza dei cittadini. Io credo che una chiave per capire questo problema e per gestirlo correttamente sia proprio quella di chiederci quali sono gli elementi della città - di quel pezzo di città, di quella piazza, di quella casa - che ci piacciono e che fanno sì che vengano frequentati volentieri.

STUDENTESSA: Penso che una cosa importante, per fare bella una città, sia la presenza del verde. A Napoli, ad esempio, c'è il Bosco di Capodimonte, che è un enorme parco che permette ai cittadini  di andare a correre la domenica, di respirare un po' d'aria pura, cosa che nelle grandi città ora scarseggia.

INSOLERA: Il posto che Lei ha ricordato è un bosco, con dei valori storici notevoli, usato la domenica. Ci sono però anche gli altri giorni della settimana. Negli altri giorni della settimana, se Lei dovesse indicare altri luoghi di Napoli che hanno un analogo valore cosa proverebbe a indicare?

STUDENTESSA: Indicherei il centro storico, perché comunque è il posto più vivo della città, nel senso che è frequentato, si svolgono attività che attirano sia i cittadini che i turisti.

INSOLERA: Lei non ha parlato della città come sfondo, come "quinte" davanti alle quali si svolgono delle attività, ma ha parlato proprio di queste attività. Alcune di esse - per esempio passare il tempo libero della domenica andando a correre -  richiedono  un luogo naturale, mentre invece altre richiedono proprio un luogo urbano. Però le bancarelle possono essere in una strada, possono essere in una piazza, possono essere in un luogo storico, possono essere in un luogo moderno, possono essere lungo il mare, possono essere all'interno. Io vorrei farvi invece una domanda un po' provocatoria: a Napoli, invece di indicarmi un luogo bello, indicatemene uno brutto, e poi proviamo a vedere perché è brutto e che cosa bisognerebbe fare per farlo diventare bello.

STUDENTE: Tutti i territori della periferia di Napoli sono considerati brutti.

INSOLERA: Questa è una risposta molto precisa. Credo che la stessa cosa la possono dire non solo i cittadini che abitano Napoli, ma i cittadini che abitano in quasi tutte le città italiane, e non solo italiane, contemporanee. Bisognerebbe a questo punto ritornare a una delle prime domande che erano state fatte, e cioè il rapporto tra il moderno e il non moderno, tra Sydney, Venezia e Roma. Non c'è nessun motivo in fondo perché il moderno debba essere brutto. Potrebbe essere bello, potrebbe essere bellissimo. Dipende da come la città moderna, le case moderne, i parchi moderni, i quartieri moderni, si collegano alla nostra vita, si collegano a quella parte di essa che richiede uno spazio e un ambiente proporzionato a quello che è l'uso che noi altri ne facciamo. Quando, per esempio, gli abitanti di Sidney salgono in metropolitana probabilmente dicono che quella metropolitana è bella. Dicono: "Saliamo su una bella metropolitana". La stessa cosa probabilmente non dicono né gli abitanti di Londra, né gli abitanti di Parigi, né gli abitanti di Napoli che, per andare a prendere la metropolitana, devono scendere in tunnel piuttosto scuri, sgradevoli, o che, per diventare gradevoli, avrebbero bisogno di una serie di interventi artistici. Per esempio conoscete, certamente meglio di me, le stazioni della metropolitana di Napoli, che, non molto tempo fa, sono state ripulite, sono state "abbellite". Prima avevano intonaci cadenti, sporchi, pieni di scritte, di graffiti eccetera. A un certo momento la direzione della metropolitana li ha trasformati in un cantiere. Ha messo le scritte, i pannelli, le decorazioni, come sono adesso, facendo un'opera di abbellimento.Se voi altri siete andati Parigi, oltre alla Tour Eiffel, probabilmente siete andati anche a vedere, a fare dei giri in metropolitana e avrete visto che anche lì alcune stazioni sono state trasformate. La Stazione Louvre è diventata una specie di antisala del Museo, la Stazione del Conservatorio delle Arti e Mestieri è diventata una specie di sottomarino, con dentro riferimenti alla tecnologia industriale di cinquant'anni fa o di cent'anni fa, e via di seguito. Alcune di queste cose sono forse molto passeggere, molto alla moda, però indicano il rapporto che ci può essere tra il nostro intervento contemporaneo - dei nostri artisti, dei nostri architetti, dei nostri urbanisti - e quella che è la città antica.

STUDENTESSA: Si parla della bellezza di una città in rapporto al patrimonio monumentale della città stessa. Io credo che questa sia una bellezza soltanto da un punto di vista estetico. Un bello da un punto di vista estetico lo possiamo dare nei confronti di un oggetto, ma non credo che si possa dare nei confronti di una città, in quanto una città non dipende soltanto dalle strutture o dai monumenti. È data da un insieme: anche di cittadini. Una città come Napoli, per esempio, è ritenuta bella esteticamente, ma obiettivamente non è una città bella, perché il cittadino napoletano non ha la possibilità di vivere la bellezza di questa città. Noi per esempio abbiamo il Bosco di Capodimonte, che è un parco bellissimo, ma non abbiamo la possibilità di viverlo, perché ad una certa ora è impossibile entrarci, è pericoloso. Io vivo in periferia e per me è pericoloso spostarmi e vivere la mia città. Che cosa c'è di bello in una città dove il cittadino non può inserirsi pienamente all'interno di essa?

INSOLERA: Che cosa bisognerebbe fare, secondo Lei, perché questo inconveniente venga eliminato, così che in questa città Lei e tutti gli altri possiate veramente godervi questi spazi, questi ambienti, secondo i vostri desideri, in tutte le ore?

STUDENTESSA: Innanzi tutto credo che ci debba essere più controllo sulla città. Io, per esempio, vivo nella periferia di Napoli, dove per arrivare in città devo spostarmi con i pullman, frequentare strade assurde, dove sono spesso successi brutti episodi. Sono state fatte richieste al Sindaco per provvedere e non c'è mai stato nessuno che abbia controllato quei posti. Continuano ad esserci scippi, rapine, e non ci sono poliziotti che controllino. Credo che ci debba essere un maggior controllo, perché coscienza nei cittadini non c'è stata, fino ad ora, e non credo che da un giorno all'altro possa esserci. Certo non è solo un problema di Napoli.

INSOLERA: Io credo che sia giustissimo che non è un problema di Napoli. Io penso, anzi, che grandi città, come New York o come Londra, siano, da questo punto di vista, molto peggio di Napoli. Solo che a Napoli, se succede uno scippo, fa notizia, mentre invece, se succede uno scippo a Milano, i giornali non lo dicono. Quindi io sono ottimista sul futuro e anche su Napoli. A parte questo, è interessante il fatto che le cose che bisogna fare, perché Napoli o un'altra città diventi bella, non sono delle cose estetiche. Non è un pittore che deve dipingere i muri di un colore, un arredatore che deve sistemare le panchine e il verde in una piazza, un architetto che deve fare una bella casa, ma è proprio tutta una serie di attività, dentro questo involucro, che devono rendere questo involucro accessibile, usabile. Questo mi sembra fondamentale. Il problema non è tanto quello di avere delle cose belle in sé, ma di avere un rapporto con le cose belle, che faccia bella la nostra vita e che quindi renda bella la nostra vita dentro la città. Voglio dire che noi siamo, in fondo, il tramite tra quello che può essere un insieme di cose statiche e quello che le rende vitali. Una città senza gente, come può essere Pompei, indipendentemente dal fatto che sia distrutta, non è una città. E' una zona archeologica, è un elemento culturale di grandissimo interesse, può avere un suo fascino straordinario, ma non è una città. Per essere una città bisogna che ci sia quel rapporto di uso, in maniera che la città diventi nostra, in modo che possiamo attraversarla e fare al suo interno le cose che vogliamo fare come a casa nostra.

STUDENTE: Vorrei sapere se si può definire il ruolo del cittadino in quanto singolo e poi quello dell'istituzione nell'ambito di un progetto per la realizzazione di una città bella.

INSOLERA: Direi che il ruolo del cittadino è fondamentale. Dobbiamo inoltre pensare che l'istituzione non è una cosa diversa dal cittadino. Mi rendo conto che in questo momento in Italia - e non solo in Italia - pensare alle istituzioni semplicemente come all'insieme dei cittadini, all'espressione della volontà collettiva, è abbastanza difficile. Ma dobbiamo sforzarci e considerare che ognuno di noi è parte di una società, e che quindi per realizzare quelle condizioni di godimento, di uso della città come sede della nostra vita, dobbiamo forzare, come cittadini, l'istituzione e farne una nostra espressione.


Biografia di Italo Insolera

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