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Il Grillo (11/4/2000)

Stefano Grassi

Una giustizia per l'ambiente

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...non esiste un diritto all’ambiente, ma diversi diritti che si riferiscono tutti alla sua tutela. Titolari dei diritti alla tutela dell’ambiente sono i singoli, le comunità territoriali, gli Stati, e persino l’intero genere umano (...) noi costituzionalisti affermiamo che il primo diritto sull'ambiente riguarda in realtà il diritto ad una corretta informazione...

Puntata realizzata con gli studenti del Liceo Scientifico "Elio Vittorini" di Milano

STEFANO GRASSI: Mi chiamo Stefano Grassi e insegno Diritto costituzionale all’Università Statale di Firenze. Da qualche tempo mi occupo di Diritto dell’ambiente, una disciplina e, contemporaneamente, un tema d’attualità estremamente importante per un costituzionalista. Vediamo insieme la prima scheda introduttiva per esaminare da vicino il problema.

La parola "ambiente" é di recente coniazione. Solo da qualche decennio si parla dell’ambiente e dei rischi che quest'ultimo può correre: sembra quasi che il concetto di "ambiente" abbia cominciato ad assumere un'esistenza propria nel momento in cui si è scoperto che la sua integrità era pregiudicata. Quando non circolava un così elevato numero di automobili, quando i gas da queste prodotti non rendevano ancora l'aria irrespirabile e non causavano delle gravi malattie, quando, insomma, ancora non era presente l'inquinamento come oggi lo conosciamo, nessuno avrebbe mai pensato di dover tutelare l'ambiente. Nella Costituzione Italiana si parla di tutela del "paesaggio" italiano, ma non ci si riferisce chiaramente alla tutela dell’ambiente. Oltretutto quest'ultimo non é localizzabile entro i confini di uno Stato nazionale: si tratta, dunque, di un concetto nuovo. In che senso si può parlare di una giustizia per l’ambiente? Quali diritti sono lesi dalla distruzione dell’ambiente? E quali pene sono previste per questo crimine? L’ambiente non appartiene né allo Stato, né ad un singolo cittadino: non ha nessun proprietario. In uno Stato si entra con dei documenti, ma l’ambiente non ha dogane o posti di frontiera, inoltre la sua lenta distruzione potrebbe riguardare solo le generazioni future: in che modo queste ultime possono essere titolari di diritti? Può sembrare che la determinazione di una giustizia per l’ambiente sia un qualcosa di veramente molto lontano: chi è che si deve sentire leso dalla distruzione della fascia dell’ozono? Tutti noi, indipendentemente dalla nazionalità cui apparteniamo. Quale norma giuridica può tutelare un simile diritto? Che tipo di ingiustizia é quella che ci procuriamo da soli e che ci vede tutti insieme vittime e colpevoli? Quale tribunale é competente di questa materia così volatile ma così essenziale alla nostra esistenza?
In ultima analisi, come si costituisce l’idea di una giustizia per l’ambiente?

STUDENTESSA: Chi o che cosa è titolare del diritto all’ambiente? È l'ambiente ha detenere un diritto di per sé, oppure è l'uomo ad avere un diritto sull'ambiente?

GRASSI: Un diritto consiste nello svolgere una determinata attività in tutta libertà, nella richiesta di utilizzare un "bene" - ad esempio la proprietà - secondo le proprie inclinazioni e necessità. Un diritto, quindi, é ciò che ogni individuo può giustamente rivendicare di fronte alla comunità in base a principi codificati o a valori morali universali non codificati. Con riferimento all’ambiente, il problema assume valenze molto più complesse. Con "ambiente" possiamo riferirci ad una comunità territoriale limitata, ad una nazione, al mondo o alla biosfera: l’ambiente é un "valore" piuttosto che un "diritto", e da esso scaturiscono, in via subordinata, molteplici diritti, ad esempio il diritto all’informazione sull’ambiente, il diritto a non essere circondati da sostanze inquinanti e a non avere risorse contaminate. Non esiste un diritto all’ambiente, ma diversi diritti che si riferiscono tutti alla sua tutela. Titolari dei diritti alla tutela dell’ambiente, dunque, sono i singoli, le comunità territoriali, gli Stati, e persino l’intero genere umano.

STUDENTESSA: Quale ruolo rivestono il politico, il legislatore e lo scienziato nell’ambito del problema sulla tutela dell’ambiente?

GRASSI: Siamo tutti coinvolti nella tutela dell’ambiente. L’ambiente non é oggetto di un diritto soggettivo relativo al singolo individuo: riguarda piuttosto l'organizzazione dei poteri e delle comunità umane organizzate in Stati. Il ruolo dei politici é altrettanto importante e decisivo di quello dei singoli individui che devono rispettare l’ambiente. La responsabilità, quindi, é tanto del privato cittadino quanto del politico, come avviene in tutti i problemi che riguardano da vicino le collettività umane. Per garantire la propria vita occorre che il singolo individuo rispetti la vita degli altri. D’altra parte deve esistere una struttura organizzativa - un potere pubblico, uno Stato - che tuteli la salute e che contribuisca a garantire la vita di tutti i cittadini.

STUDENTESSA: Attualmente è previsto un organo giuridico competente per la salvaguardia dell’ambiente?

GRASSI: A tutela dell'ambiente sono preposti più organi - lo Stato, la Comunità Internazionale, gli enti scientifici -, proprio perché nella questione sono coinvolti tutti, i singoli come le organizzazioni e i poteri pubblici. Accanto agli organi politici e legislativi collaborano le comunità territoriali, le Regioni, i Comuni, le Province, così come gli organi e gli enti cui si associano i privati. È evidente che le competenze concernenti la salvaguardia dell’ambiente sono diffusamente distribuite.

STUDENTE: L'Articolo 32 della Costituzione Italiana sancisce la tutela della salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Come si possono accettare episodi - ad esempio quelli accaduti durante la Guerra del Golfo e del Kosovo - in cui vengono usate bombe all’uranio impoverito, che contaminano l’ambiente e che possono arrecare seri danni alla salute delle persone?

GRASSI: La Sua domanda pone in evidenza due diversi problemi: quello del diritto alla salute e quello della tutela dell’ambiente.
Il diritto alla salute è inalienabile perché implica il diritto alla vita. Naturalmente è anche necessario bandire i "crimini di guerra": al riguardo, l'organo competente - la Comunità Internazionale - ha di recente istituito degli appositi tribunali. In quanto crimini di guerra, si prevede la punibilità anche di quegli atti che implicano un attentato alla salute dell’umanità.
L’altro problema é rappresentato dalla tutela dell’ambiente. Su questo versante posso solo affermare che l’umanità nel suo complesso deve rispettare e sentirsi responsabile di quel "bene" che é l’ambiente.
Com'è ovvio, anche gli attentati alla tutela dell’ambiente devono essere perseguiti dalla Comunità Internazionale, nondimeno si tratta di due ordini di problemi differenti.

STUDENTE: Nonostante siano due aspetti differenti, risultano comunque molto vicini…

GRASSI: L’Articolo 32 della Costituzione riconosce alla salute una tutela assoluta e non soggetta a compromessi - i costi relativi alla sanità vanno comunque sostenuti -, mentre la salvaguardia dell’ambiente risulta più difficile da organizzare, anche perché implica un bilanciamento tra la conservazione dei beni ambientali e lo sviluppo dell'uomo. Per fare un esempio, è chiaro che i costi di mantenimento della qualità delle acque devono essere sostenuti dalle imprese che intendono utilizzarle per le proprie attività industriali. Se l’attività esercitata dall’impresa arreca danni alla salute e se sono decorsi i termini per la regolarizzazione della sua attività, la suddetta impresa può essere sanzionata con la chiusura definitiva. Se, al contrario, la sua attività provoca dei danni all’ambiente, la scelta che si porranno il legislatore e gli organi politici sarà necessariamente compromissoria, e tenderà a ricercare una via di mezzo tra le ragioni dell’attività imprenditoriale - che necessariamente arrecherà delle modifiche ambientali e paesaggistiche - e quelle relative alla tutela del bene "paesaggio" e del bene "ambiente". D’altra parte l’Articolo 9 della Costituzione sancisce la tutela del paesaggio, oltre che del patrimonio storico e artistico della Nazione, e la legge 431 del 1985 contiene delle disposizioni urgenti atte a salvaguardare le zone di particolare interesse ambientale, nonché la conservazione dei valori paesaggistici.

STUDENTE: L’Articolo 9 della Costituzione é molto vago: in esso non è così chiaro il riferimento alla tutela dell’ambiente.

GRASSI: In effetti la Costituzione Italiana non statuisce una tutela esplicita dell’ambiente. In molte Costituzioni - in particolare in quelle successive agli anni Settanta, quando ci si è resi conto dell'importanza di tali questioni - la salvaguardia dell'ambiente è riconosciuta in maniera chiara. Se ne parla, ad esempio, nella Costituzione Spagnola e in quella Portoghese. Tengo a precisare che le norme costituzionali non devono essere interpretate in maniera puntuale: esse fissano dei principi di riferimento cui si devono attenere le azioni dei poteri pubblici, dello Stato e dei cittadini. L’Articolo 9 della Costituzione Italiana fissa i principi atti a salvaguardare il paesaggio e i beni storico-artistici della nostra civiltà. Per estensione, in numerose sentenze la Corte Costituzionale ha ritenuto che le norme della Costituzione salvaguardassero comunque l’ambiente, anche se facevano riferimento ai principi di "tutela del paesaggio" e di "sviluppo della cultura".

STUDENTESSA: Recentemente si è avuta notizia dell'ennesima catastrofe ambientale, che stavolta ha colpito le acque del Danubio. In casi come questi quali sono i criteri atti a stabilire le responsabilità?

GRASSI: Spesso si chiede al Diritto di individuare le responsabilità. E’ indubbio che nei casi in cui si verificano disastri ambientali di questo tipo e si riesce ad individuare facilmente il colpevole o i colpevoli, la norma penale deve essere immediatamente applicata. Tuttavia la sua applicazione non può non dare luogo a problemi di carattere pratico e teorico. Per quanto attiene più specificamente al tema dell’ambiente, spesso la punizione del colpevole risulta non idonea allo scopo, in primo luogo perché interviene quasi sempre tardivamente, e in secondo luogo perché risulta insufficiente al ripristino dello stato originario delle zone colpite. L’unico mezzo per operare un'efficace tutela dell’ambiente é l’azione preventiva: i veri responsabili di questo tipo di salvaguardia sono da individuare a monte, e consistono negli Organi Pubblici e nei poteri degli Stati. Questi ultimi sono pertanto responsabili della tutela ambientale e devono mettere in pratica tutte le misure di prevenzione. In proposito, il diritto comunitario dispone del principio di "precauzione", il quale esige l’astensione dall’intervento di qualsiasi iniziativa o attività imprenditoriale che possa essere pregiudizievole per l’ambiente.
Vediamo insieme il secondo contributo filmato.

Il Governo della Repubblica di Ungheria, in accordo con la risoluzione del Parlamento Ungherese del 24 marzo 1992, e tenuto conto delle norme del Diritto Internazionale, dichiara decaduto il trattato tra la Repubblica Popolare di Ungheria e la Repubblica Socialista di Cecoslovacchia per la costruzione in collaborazione del sistema di dighe di Gabcikovo e Nagymaros, firmato a Budapest il 16 settembre 1977.
L’accordo del ‘77 fu messo a punto a livello politico, senza alcuna pubblicità, senza alcun controllo da parte delle Unioni professionali - degli ingegneri e dei geologi - e senza valutare le conseguenze ecologiche. Ora si sa molto sugli effetti che quella diga, destinata ad imbrigliare le acque del Danubio, avrebbe sull’ambiente se venisse ultimata. Si formerebbe un grande lago artificiale di sessanta chilometri quadrati su un’enorme falda idrica, dalla quale ricevono acqua potabile la Slovacchia Meridionale, l'Austria Orientale e parte dell'Ungheria. Ogni anno nel lago si depositerebbero dai tre ai cinque milioni di metri cubi di acque luride - industriali e cittadine - che, infiltrandosi nel terreno, inquinerebbero l’intera falda nel giro di quattro o cinque anni. I geologi ungheresi prevedono anche che, tra circa cento anni, avverrà un movimento di assestamento della falda tettonica e che tale movimento potrebbe provocare la rottura della diga, dando luogo ad un disastro di enormi proporzioni. E tutto questo per ottenere un incremento di energia elettrica che viene giudicato molto modesto, intorno al 4%. Secondo il progetto, l’acqua raccolta nel bacino artificiale dovrebbe essere rilasciata in un ampio canale, costruito per rendere quel tratto del Danubio transitabile alle grandi navi. Ciò significherebbe, però, che bisognerebbe deviare il corso del fiume, che in quel tratto segna la frontiera tra Slovacchia e Ungheria, e, come si sa, il confine tra due Stati non può essere spostato arbitrariamente da un paese. Attualmente la situazione é questa: l’opera é completata al 90% e la Slovacchia, che vi ha investito molti miliardi, ha deciso di completarla senza l'Ungheria e, agli estremi, contro di essa.

STUDENTE: Il Danubio è un fiume che attraversa molti Stati: come é possibile tutelare, attraverso leggi nazionali, l’ambiente intorno ad esso? Essendo le norme relative ai singoli stati necessariamente parziali, ogni paese potrebbe riconoscere solo i propri livelli di tolleranza: in tal modo uno stato "a monte" del Danubio avrebbe modo di inquinare i territori più "a valle" semplicemente perché i suoi livelli di tolleranza sono maggiori.

GRASSI: A questo proposito in studio ho portato il Codice dell’Ambiente. E’ la copia di un’edizione critica di recente pubblicazione che raccoglie tutte le leggi sull’ambiente apparse nel nostro Ordinamento durante gli ultimi venticinque anni. Nonostante quest'enorme impegno legislativo, in Italia la situazione ambientale non é affatto migliorata. C'è comunque da sottolineare che spesso le norme giuridiche risultano impossibilitate a disciplinare determinati comportamenti. L’esempio del Danubio é significativo, perché mostra come possano sorgere dei conflitti intorno ad uno stesso "bene", originati da più collettività e da diversi interessi. Si tratta di un fiume di un'importanza tale da dover essere considerato un bene comune dell’umanità, un valore inestimabile che tutti gli Stati sono obbligati a riconoscere: l'intera Comunità Internazionale é interessata alla sua salvaguardia. Per riuscire a rendere effettivi i divieti e i limiti posti a garanzia dell’ambiente, per garantire che il fiume Danubio - restando all’esempio - svolga la sua attività secondo natura, è necessario un impegno molto forte da parte degli Stati, malgrado sia improponibile l’uso della coazione. Relativamente alla diga di cui si è parlato nella scheda, di recente la Slovacchia e l’Ungheria hanno stipulato un accordo - un Trattato Internazionale - che li impegna ad avviare indagini e studi analitici sui siti di Gabcikovo e Nagymaros, in modo da assicurare la regolazione dell’ambiente attiguo al corso d’acqua. D’altra parte un Trattato Internazionale non é che una piccola parte di ciò che andrebbe fatto per garantire un più puntuale rispetto dell’ambiente: a questo scopo occorrerebbero delle norme internazionali e, per far valere una norma nei confronti di differenti Stati, deve essere istituito un organismo superiore che sia in grado di farla rispettare nel momento in cui questa viene accettata da tutti. L’esigenza di una tutela dell’ambiente pone in maniera evidente l’urgenza di una soluzione del problema.

STUDENTE: Non Le sembra che, attualmente, alcuni Paesi abbiano più voce in capitolo all'interno di tali organizzazioni internazionali e riescano ad influenzarne le deliberazioni in maniera maggiore rispetto ad altri?

GRASSI: Il problema dell’ambiente é una risultante del conflitto che oppone il mondo Occidentale "sviluppato" ai Paesi "sottosviluppati" o "in via di sviluppo". E’ necessario elaborare dei principi di Diritto Internazionale ed individuare quei Soggetti od Organi abilitati ad interpretarli adeguatamente: è in questo senso che si sta muovendo la Comunità Internazionale. Per realizzare una diga come quella che s'intende costruire sul Danubio, bisogna in primo luogo rispettare il principio di "precauzione", previo un accurato studio sugli effetti degli sbarramenti all’interno dell'ecosistema relativo al corso d’acqua. Noi giuristi definiamo questo principio "procedura di valutazione d'impatto ambientale". La Comunità Internazionale - tramite le conferenze di Stoccolma, di Rio, di Kyoto, delle Nazioni Unite - sta lavorando per raccogliere delle informazioni indispensabili alla valutazione degli effetti che l'attività dell'uomo opera sull’ambiente. A tale riguardo, essa si sta munendo di organi scientifici adeguati. Questo sarebbe già un primo passo, perché raccogliere informazioni e acquisire conoscenze diventa il presupposto imprenscindibile per la risoluzione dei conflitti gravissimi che oppongono gli Stati nella definizione dei modi di tutela ambientale.

STUDENTE: Molte leggi a tutela dell’ambiente prevedono principalmente delle sanzioni amministrative. Cito, ad esempio, l’ultima norma emanata dalla Provincia di Milano che, per l'appunto, contempla esclusivamente sanzioni di questo tipo. Lei non crede, però, che a molte persone convenga pagare le multe invece che non inquinare?

GRASSI: Se l’ambiente é un valore costituzionale oltre che assoluto - perché riconosciuto chiaramente dalla giurisprudenza delle Corti Internazionali -, allora deve essere tutelato con la massima severità, e la pena é il modo migliore per ottenere questo risultato. Non sempre é facile individuare il vero responsabile dell’inquinamento. I "disastri ambientali" sono in prevalenza frutto di corresponsabilità e di comportamenti a lungo termine. Al contrario, la norma penale punisce il singolo: la "responsabilità penale é personale", come recita l’Articolo 27 della Costituzione Italiana. In tema di ambiente, però, l’unica responsabilità imputabile é di tipo collettivo. Oltretutto le attività dannose per l’ambiente risultano spesso complesse da definire: a volte ci si trova di fronte a comportamenti apparentemente innocui che, a lungo andare, possono provocare disastri considerevoli. In genere la tassatività, la precisione e la chiarezza sono caratteristiche tipiche della norma penale, che però in questo campo rischia di rimanere inapplicata. La definizione del comportamento lesivo all’ambiente non può essere compito del legislatore in via generale ed astratta, ma dell’Organo Amministrativo, della norma tecnica, delle leggi che prevedono sanzioni amministrative, molto più puntuali ed efficaci nel colpire i responsabili proprio perché economicamente rilevanti. In conformità ai principi del Diritto Comunitario e del Diritto Internazionale, queste sanzioni sono in prevalenza provvedimenti punitivi di carattere economico: in tal modo si ottengono risultati più apprezzabili dal punto di vista dell’efficacia della norma giuridica. Alla norma penale si ricorre solo come extrema ratio, perché le norme amministrative, gli strumenti civilistici ed economici, le cosiddette "tasse ambientali" e gli accordi di programma con le imprese - che le costringono alla modifica degli impianti in caso di attività altamente inquinanti - sono maggiormente adatte alla prevenzione: proprio per tale motivo la legislazione che Vi ho portato é così ampia e complessa. Ciononostante, occorre senz’altro una semplificazione: a forza di legiferare in modo complicato e alluvionale si finisce per ottenere ciò che viene chiamato "inquinamento normativo", ossia l'esatto opposto della razionalizzazione. In tutti gli Stati si sta cercando di individuare i principi di tutela dell’ambiente. La "tutela del paesaggio" stabilita dall’Articolo 9 della Costituzione non é affidata allo Stato, ma alla Repubblica, ossia alla collettività, ai singoli cittadini, alle Associazioni, agli organi locali, alle Regioni e allo stesso Stato. I punti di riferimento devono provenire dai principi costituzionali invece che da nuove norme penali.

STUDENTESSA: Come oggetto simbolico della puntata abbiamo portato una pompa di benzina, perché ci è sembrata adeguata a simboleggiare la società del progresso, al cui centro è posto l'uomo con i suoi interessi.
Come é possibile incrementare il trasporto pubblico se la maggior parte delle norme - ad esempio gli incentivi sulla rottamazione - vanno a favore del trasporto privato?

GRASSI: Sia i privati, sia gli organi pubblici sono coinvolti nella tutela dell’ambiente. La salvaguardia delle risorse naturali aumenta la qualità della vita, che a sua volta consente di godere dell'ambiente in maniera corretta. Com'è ovvio, esistono delle imprese che cercano di sollecitare i consumi senza tenere conto dei problemi dell’ambiente, ma ciò non smentisce l’importanza della cooperazione generale al rispetto delle norme poste a tutela delle risorse naturali. Il problema dell’ambiente non può essere oggetto di una contrapposizione tra il "privato" che inquina e il "pubblico" che non é in grado di controllarlo: il controllo pubblico deve essere presente.

STUDENTESSA: Per tornare alla questione dei trasporti, credo sia comunque necessario privilegiare quelli pubblici e ridimensionare i continui incentivi di cui godono quelli privati…

GRASSI: Le risorse naturali che dobbiamo tutelare sono difficili da definire, perché l'ambiente in cui viviamo é il risultato di una serie di scelte individuali e collettive. Naturalmente ci sono scelte collettive che incidono in maniera maggiore sull’ambiente e, di conseguenza, è importante che vengano varate delle politiche in grado di tutelare quest'ultimo: proprio per tale motivo, in tutti gli Stati sono nati i Ministeri dell’Ambiente. È evidente che se l’inquinamento atmosferico rilevato in un centro urbano supera la soglia di attenzione, occorre, ad esempio, limitare l’uso degli autoveicoli. Tuttavia decisioni di questo tipo devono tenere conto degli interessi in gioco e dei fattori economici coinvolti. I risultati attuali sono deludenti: bisogna muoversi in altre direzioni se si vuole migliorare. A tal fine occorre discutere, partecipare e, soprattutto, essere adeguatamente informati. Uno dei primi diritti relativi alla tutela dell'ambiente consiste proprio nell'usufruire di un'informazione corretta al riguardo, nel conoscere con precisione quali conseguenze ambientali possono scaturire dalle azioni dell'uomo. Per far questo c'è bisogno di molti dati e di adeguati monitoraggi sulle emissioni di gas e combustibili: solo in questo modo il cittadino è in grado di operare una scelta. In ultima analisi, tale scelta viene compiuta dalla collettività, dall’organismo che decide in modo democratico, dal legislatore e dall’assemblea dei rappresentanti comunali.

STUDENTESSA: Esiste un rapporto tra fabbisogni dell’uomo e tutela dell’ambiente?

GRASSI: Dell’ambiente si può avere una visione "antropocentrica", in base alla quale tutto ciò che è in natura è al servizio dell'uomo. In polemica con tale impostazione, vi è una concezione - prevalente in determinate religioni - che vuole l'uomo "custode" della natura: egli é il guardiano del giardino del mondo e dunque deve curarlo, è solamente parte di un tutto e ha il dovere di riconoscere i diritti della natura. In realtà sono sempre gli uomini a decidere quali debbano essere i suddetti diritti, perché la natura non ha possibilità di parlare e non può farsi valere davanti ad un giudice. Io credo che il diritto all'ambiente appartenga all'uomo e che sia in grado di fargli raggiungere una qualità di vita particolarmente elevata. L’Articolo 2 del Trattato dell’Unione Europea segue proprio tale visione "antropocentrica", sancendo l’obbligo da parte degli Stati Membri al rispetto dell’ambiente e al mantenimento di un’elevata qualità di vita. Nel contempo, però, noi tutti dobbiamo comprendere che le risorse naturali pongono dei limiti alla nostra azione e, a tal fine, occorre stabilire delle norme che tutelino "l'ordine pubblico naturale". La salvaguardia del paesaggio, infatti, oltre a costituire un principio costituzionale, può essere considerata alla stessa stregua del mantenimento dell'ordine pubblico: essa è un punto di riferimento essenziale per sviluppare ampiamente le libertà dell’uomo, pur costituendone apparentemente un limite.

STUDENTE: A me pare che le sanzioni amministrative non siano un buon deterrente per salvare l’ambiente dall’inquinamento delle grandi industrie. In tal modo, infatti, le imprese potrebbero confondere l’ambiente con una merce e, quindi, potrebbero continuare ad inquinare. Non sarebbe più opportuno obbligarle a ripristinare la zona danneggiata dalla loro attività?

GRASSI: Il principio del Diritto Comunitario può essere riassunto nella formula: "chi inquina paga". Ciò significa che non solo le diverse sanzioni amministrative, ma anche l'obbligo del ripristino - tipico risarcimento del danno ambientale - deve far parte dei costi imputati all’impresa o al soggetto inquinante. Il prezzo da pagare per gli effetti degli scarichi abusivi o della contaminazione idrica, non può più essere sostenuto dallo Stato e dalla collettività. Nel nostro Ordinamento, l’Articolo 18 della Legge che ha istituito il Ministero dell’Ambiente contempla il risarcimento per "danno ambientale" e prevede l’ordine, da parte del giudice, della "rimessione in pristino" a spese del condannato dei luoghi danneggiati. Da questo punto di vista il nostro Ordinamento rispetta l’esigenza da Lei avanzata.

STUDENTESSA: Nel sito della Provincia di Milano è presente la sezione Ambiente e aria (vai al sito della provincia di Milano: http://www.provincia.mi.it/). La Provincia ha a sua disposizione 19 centraline per il rilevamento dei dati sulla qualità dell’aria. Queste informazioni vengono successivamente confrontate con i livelli di attenzione e di allarme. Lei crede che tali livelli siano stati stabiliti in base ai limiti di tolleranza umana, o ritiene che siano frutto di mediazioni di altra natura?

GRASSI: La Sua domanda presuppone un giudizio negativo sugli organi pubblici che io ritengo immeritato. In relazione alla qualità dell'aria, infatti, gli organi pubblici hanno l’obbligo di tutelare la salute dei cittadini e di individuare gli strumenti di informazione. In questo campo i limiti all'azione umana possono essere fissati solo interrogando la scienza. Tuttavia, riguardo a molti dei quesiti che vengono posti sulla tutela dell'ambiente, sull'effetto serra e sul buco dell'ozono, gli scienziati non sembrano avere assunto posizioni univoche. Nel dubbio che pervade la scienza, si deve seguire la cosiddetta "cautela maggiore". L’intervento del legislatore é pertanto teso a legittimare e ad applicare il principio di precauzione. Ancora una volta si presenta il problema del rapporto tra organizzazione pubblica e quei soggetti che sono in grado di informarla adeguatamente. Noi costituzionalisti affermiamo che il primo diritto sull'ambiente riguarda in realtà il diritto ad una corretta informazione.

Puntata registrata il 16 Febbraio 2000

 Siti Internet sul tema

IPA - Istituto per l'Ambiente
http://www.ipa.it/

Ambiente.it
http://www.ambiente.it/


Biografia di Stefano Grassi

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