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Il Grillo (2/1/1998)

Gian Paolo Crepaldi

Chiesa e capitalismo

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Crepaldi: Sono Don Giampaolo Crepaldi, sono diventato prete nel 1971. Praticamente tutto il mio sacerdozio si è speso sul fronte della promozione dei valori evangelici della giustizia e della pace. Da alcuni anni lavoro presso la Santa Sede, cioè collaboro con il Santo Padre per promuovere nel mondo la giustizia e la pace. Viaggio molto, soprattutto nei paesi del Terzo Mondo, ed ho accettato volentieri di partecipare a questo dibattito, promosso dalla R.A.I., su Chiesa e capitalismo. Prima però vediamo una scheda preparata dalla regia proprio su questo tema.

-Si visiona la scheda:

PRESENTATORE: Dopo il crollo del Muro di Berlino il capitalismo è rimasto senza avversari. In modi spesso assai diversi si è rapidamente esteso a tutti i paesi dell'ex blocco sovietico, e finanche alla Cina, che pure continua a definirsi comunista. Così, mentre sul Novecento sta per calare il sipario, ad esercitare una critica al capitalismo è rimasta nei fatti solo la Chiesa. Non si tratta di un rifiuto netto. La dottrina sociale della Chiesa non condanna il profitto né la proprietà privata, ma cerca di limitarne le conseguenze e di inscriverle in un progetto più generale, di crescita dell'uomo. E' come se in questo secolo il cattolicesimo si fosse posto l'obiettivo di mediare tra le due correnti politiche prodotte dal protestantesimo, la cultura liberale e quella marxista.
Le basi della dottrina sociale della Chiesa vengono poste nel 1891. Con l'Enciclica Reruma novarum, Papa Leone XIII prende nettamente le distanze da un socialismo in forte crescita di consenso, ma invita gli Stati ad affrontare con decisione il problema delle drammatiche condizioni di vita degli operai. A differenza del marxismo, individua nell'impresa non il luogo del conflitto tra capitale e lavoro, ma quello della ricerca di un comune interesse.

PRESENTATORE: La volontà di mitigare le diseguaglianze prodotte dal sistema capitalistico innerverà tutto il pensiero cattolico di questo secolo. Ispirate dalla dottrina sociale della Chiesa, in Italia nascono organizzazioni dei lavoratori come le A.C.L.I. e la C.I.S.L.. E dopo la dissoluzione del socialismo reale, una nuova Enciclica, la Centesimus annus, aggiornerà la dottrina sociale, in un mondo dove il capitalismo regna ormai incontrastato.

-Fine della scheda.

STUDENTE: Volevo chiederLe, padre, come mai la Chiesa, che si oppone al capitalismo, non si è mai opposta all'espansione coloniale, che rappresenta una tappa fondamentale per l'affermazione del capitalismo nel mondo.

Tu poni una questione piuttosto complessa e delicata. E' vero, sotto certi aspetti la Chiesa - ma siamo in periodi storici dove la consapevolezza non era quella che abbiamo oggi - ha legato l'evangelizzazione alla colonizzazione, e di questo, con il nostro Papa, la Chiesa oggi chiede perdono. Però, anche in quel periodo ci sono stati uomini di Chiesa e movimenti all'interno della Chiesa che hanno cercato di essere coscienza critica, per separare colonizzazione ed evangelizzazione. Mi viene in mente qui un gesuita che ha operato in America Latina, Bartolomeo de Las Casas, che ha cercato di separare questa negativa connessione. Abbiamo visto poi la scheda, che ha sollevato tutta una serie di problemi e di questioni particolarmente toccanti: il problema delle disuguaglianze, dello sviluppo, della povertà. Non so voi, ma io sono rimasto veramente colpito dall'immagine di quel bambino così sfruttato, come dalla vicenda drammatica che tutti noi conosciamo di quel bambino pakistano, messo a lavorare, che ha denunciato questa sua condizione ed è finito morto. Ecco, il capitalismo e l'economia di mercato, pur presentando anche tanti aspetti positivi, presentano questi aspetti piuttosto drammatici.

STUDENTESSA: Crede davvero che al giorno d'oggi sia rimasta solamente la Chiesa a muovere critiche al capitalismo?

No, diciamo subito di no. Innanzitutto la Chiesa muove una critica non al capitalismo in sé, ma ad alcuni eccessi del capitalismo e dell'economia di mercato. Ed insieme alla Chiesa ci sono tante altre voci, sia da parte dei movimenti religiosi, quindi di altre religioni, sia a livello di istituzioni, soprattutto istituzioni internazionali, come le Nazioni Unite, che spesso nei loro documenti non approvano questi eccessi del capitalismo, ed anche tanti governi, movimenti sociali, organizzazioni non governative. Pensate che solo in Africa ci sono 35.000 organizzazioni non governative.

STUDENTESSA: Ma, concretamente, la Chiesa come si oppone al capitalismo?

Concretamente come si oppone? Direi su due fronti. Prima di tutto elaborando una dottrina, la cosiddetta dottrina sociale della Chiesa, con cui cerca di presentare sistemi economici e politici ricchi di valori, e soprattutto ricchi di un particolare valore: la centralità della persona umana. L'altra linea di opposizione della Chiesa agli eccessi del capitalismo è rappresentata dall’azione di innumerevoli organizzazioni, localizzate soprattutto nel Terzo Mondo, dove cercano di portare, anche con mezzi molto poveri, una testimonianza di giustizia e di solidarietà.Io sono appena tornato dal Brasile. Il Brasile è il paese in cui ci sono i contrasti più grandi del mondo, in cui convivono gente ricchissima e gente poverissima. Sono andato a trovare amici sacerdoti che vivono nel Sertao, dove hanno impiantato cooperative per gente che non ha nulla, né acqua, né luce elettrica, sono riusciti ad attivare scuole, hanno impiantato ospedali. Questa è la strada, anche se é ancora poco. Possiamo dire che è una goccia nel mare, però é una possibilità, e certamente in questo modo la Chiesa sollecita i responsabili a livello nazionale e internazionale ad operare sul fronte della giustizia e della pace. Avete visto che ho portato degli oggetti. Voi mi chiederete: "Ma cosa c'entrano questi oggetti con il dibattito su Chiesa e capitalismo? "Il primo é il saio di un frate francescano. Poi abbiamo portato una canna da pesca, il pane e il vino, e, dulcis in fundo, - per dirla in latino, io sono un prete che ha studiato latino, ho fatto il liceo classico come voi, quindi ricordo anche un po' di greco, - la torta. Ma la torta molto probabilmente è il primo simbolo che dovremo utilizzare per spiegare, per approfondire questo dibattito su Chiesa e capitalismo.

STUDENTE: Secondo l'insegnamento di Cristo, la Chiesa dovrebbe contrastare ogni forma di ricchezza.

Non necessariamente. La Chiesa deve, proprio secondo l'insegnamento di Cristo, contrastare quella ricchezza che diventa oppressione del prossimo. La Chiesa è per la povertà non per il pauperismo. Abbiamo qui il saio francescano. Voi conoscete la storia di San Francesco? Proprio bene? Insomma era un ragazzotto giovane, bello, pieno di vita, di speranze, ed anche pieno di soldi, perché era figlio di un commerciante. La madre era francese, quindi era cresciuto in un contesto anche culturale molto interessante. A un certo punto fa questa scelta, una scelta di schieramento. Voi sapete che la società del tempo era divisa tra i Maiores e i Minores; e lui sceglie i Minores. Per questo i suoi frati si chiamano I Minori. La sua scelta di povertà, non vuole essere di povertà per la povertà, ma di povertà per la fraternità, e per la condivisione. Quindi questo saio, che abbiamo portato qua quest'oggi, è il simbolo del rifiuto di una certa ricchezza che divide gli uomini, che crea le classi, ed il segno invece di una ricchezza che va partecipata e che diventa strumento di promozione di tutti.Vedete, adesso io vado alla torta. Non dovete fare peccati di gola, eh!. Allora io faccio qui un'operazioncina, e la faccio con grande pena nell'animo, perché giro molto, vi ho detto, in questo paesi del Terzo mondo, paesi assolutamente poveri. E taglio un quarto di torta. Vedete, il 75% dell'umanità deve andare avanti con il 25% delle ricchezze oggi disponibili nel mondo, mentre il 25% dell'umanità dispone del 75% delle ricchezze mondiali. Ditemi voi se la torta è spartita bene. E' una spartizione assolutamente drammatica.

STUDENTESSA: La Chiesa ha sempre visto il lavoro della donna in un'ottica particolare. In un'Enciclica recente, degli anni Ottanta, il Papa invitava la donna ad occuparsi dei figli, quando il suo lavoro non fosse necessario. Come mai la Chiesa cerca di relegare la donna in un ruolo di casalinga che deve solo accudire i figli?

Ah, no, non è mica vero! Assolutamente no.

STUDENTESSA: A me pare così.

Indubbiamente questo é avvenuto in un certo periodo. La Chiesa ed il popolo che vivono in determinati contesti culturali, ne sentono certamente il peso, ed in alcuni periodi storici la donna era effettivamente poco valorizzata. Ma proprio con questo Papa c'è stata una grande rivoluzione, all'interno della Chiesa, sulla concezione del ruolo della donna. Per cui il Papa ha fatto due importanti discorsi sostenendo che il ruolo della donna non deve essere assolutamente ridotto al solo ruolo materno o casalingo. La donna ha un ruolo che va oltre e che integra quello della sua maternità e che si deve svolgere nel contesto della vita sociale, economica e politica, in un crescendo di responsabilità. Anch’io ho partecipato ad una riunione. Vi ricordate che c'è stata la Conferenza Nazionale di Pechino sulla donna. Lì per la prima volta - ed è stata una rivoluzione in Vaticano - a guidare la delegazione della Santa Sede non c'era un monsignore, un vescovo, o un cardinale con tanti paludamenti monsignorili, cardinalizi, c’era una donna. Ed io lavoro in un consiglio pontificio composto di venti persone, tredici delle quali sono donne e tutte donne di assoluta qualità intellettuale e con grandi responsabilità. Voglio dire che la rivoluzione femminile e l'emancipazione della donna è arrivata anche, ed in maniera molto consistente, all'interno del Vaticano. E' vero che su questo punto però c'è ancora molta strada da fare. Credo che uno dei grandi problemi sociali presenti oggi nel mondo sia quello dell'oppressione della donna e del suo sfruttamento. In tantissimi paesi del Terzo Mondo, c'è discriminazione tra i ragazzi e le ragazze anche a livello educativo. Si mandano a scuola i ragazzi e non si mandano a scuola le donne.

STUDENTE: Padre, perché le ricchezze del Vaticano non sono interamente, o comunque per la maggior parte, utilizzate proprio per aiutare questi popoli in difficoltà?

Prima di tutto intendiamoci sulle ricchezze del Vaticano. Il Vaticano ha delle ricchezze di carattere artistico, come La pietà di Michelangelo o La cappella Sistina. Queste ricchezze sono patrimonio di tutta l'umanità. Per risolvere i problemi sociali del mondo si potrebbe anche vendere un bel quadro, si guadagnerebbe un miliardo, ma sarebbe una piccola goccia. Per risolvere i problemi del mondo, bisogna avviare dei processi economici di sviluppo, che certamente non sono nella disponibilità del Vaticano. Qui abbiamo un altro segno molto interessante. Ho portato una canna da pesca. A cosa serve la canna da pesca? Io non sono capace di pescare. E voi? Ho portato una canna da pesca per introdurre il discorso sullo sviluppo. E' inutile andare a portare ai popoli del Madagascar o ai popoli dei paesi del centro Africa generi alimentari, vestiario, eccetera, perché in questo modo tamponate una situazione. E' vero che ci sono delle situazioni drammatiche, in cui c'è bisogno di tamponare. Ma il problema non è quello di portare il pesce, ma di insegnare loro a pescare, cioè di attivare dei processi di sviluppo che possano essere gestiti da loro autonomamente. Credo che sia questo il punto fondamentale. La grande carità che dobbiamo fare è proprio questa. Sì, in situazioni drammatiche bisogna arrivare con il camion pieno di pasta, di riso e di medicine. Ma, finita l'emergenza, bisogna invece avviare processi di sviluppo. Purtroppo questi mancano.

STUDENTESSA proposito della ricchezza: io so che anche il Vaticano ha una sua Zecca, una sua banca. A che servono?

Il Vaticano è uno Stato, gode di tutti i diritti internazionali, partecipa a tutte le convenzioni ed i trattati di carattere internazionale. Ha anche una piccola Zecca. Voi sapete che le monete vaticane vengono stampate dalla Zecca italiana, e sono collegate alle vicissitudini della lira italiana, ma hanno un grande valore soprattutto per coloro che fanno raccolta di queste monete e di questi francobolli. Il Vaticano ha pure una piccola banca, che serve per queste transazioni a scopo benefico, per esempio, ho appena mandato un poco di soldi a questi amici missionari in Brasile ed in Africa. E' uno strumento necessario.

STUDENTESSA: La storia ci insegna che la Chiesa è sempre stata ricca, quindi può essere considerata anch'essa in un certo senso "capitalista"?

Dobbiamo intenderci sul significato del termine capitalismo, perché per capitalismo noi intendiamo un sistema economico in cui viene valorizzata l'impresa, la libertà sul piano imprenditoriale, la proprietà privata. Mi chiedo: c'è stato un passato di uomini di Chiesa e di strutture della Chiesa, in cui effettivamente hanno pesato le ricchezze e sono state le ricchezze una controtestimonianza? Al giorno d'oggi sicuramente non è così. Il 60% dei cattolici appartiene oggi ai paesi poveri. Non direi che la Chiesa è ricca, ma è recepita, a livello internazionale, come una grande voce di difesa dei poveri. Quando il Papa si muove, i poveri non lo percepiscono come un uomo ricco o come espressione di una istituzione ricca, ma come un uomo che prende la difesa e che dà voce alla voce dei poveri. E arrivano, ad ascoltarlo, in migliaia, proprio per questo suo fascino e questo suo coraggio. Ho incontrato poco tempo fa il Presidente della Banca mondiale ed il Presidente del Fondo Monetario Internazionale, che, in un certo senso, portano un po' di responsabilità, sul fronte del debito internazionale dei paesi poveri, e con grande coraggio gli abbiamo detto come la pensa la Chiesa sulle loro politiche e sulle loro scelte. E devo dire che, con mia grande sorpresa, questo coraggio della Chiesa ha avuto un certo effetto, perché nell'ultima riunione di Hong Kong hanno cancellato i debiti internazionali di sei paesi dell'Africa. E speriamo che arrivino a cancellarne per altri venti.

STUDENTESSA: Lei ha detto che la Chiesa condanna una sorta di ricchezza oppressiva. Ma secondo Lei quale ricchezza non diventa opprimente e comunque non danneggia coloro che sono meno ricchi?

La ricchezza è, deve essere vista come uno strumento che serve. Che serve a che cosa? Ad uno sviluppo integrale e solidale delle persone. Come detto prima, scusate se mi ripeto, sono appena tornato dal Brasile. Ci sono dei contrasti che sono sconcertanti e sconvolgenti. E la Chiesa brasiliana è una delle Chiese maggiormente impegnate sul fronte della distribuzione della ricchezza. Ci sono paesi nell'America Latina di cui dieci famiglie sono proprietarie di tutta la terra. E' possibile? Questa è evidentemente una ricchezza opprimente, ingiustificata ed anche poco furba, no? Perché quando si incrementa il latifondo, ad esempio, non si avviano quei processi, anche virtuosi, di sviluppo a livello di terra, di agricoltura, eccetera. E adesso sto lavorando con grande impegno ed anche con una certa fatica intellettuale, per elaborare un documento sulla distribuzione della terra nei paesi dell'America Latina. E questo vuol dire non essere contro la ricchezza, essere contro un certo tipo di ricchezza che diventa oppressivo.

STUDENTE: Come mai nei secoli passati la Chiesa ha sempre appoggiato regimi autoritari e che propugnavano un sistema capitalistico anche molto selvaggio, potremmo dire.

Questo non è esattamente vero. La Chiesa ha lottato fortemente contro i regimi autoritari e soprattutto contro un certo tipo di totalitarismo, perché l'unica totalità che accetta la Chiesa è Dio. Per questo ha lottato contro il capitalismo. E' vero che in certe situazioni la Chiesa è anche umana: a volte commette peccati e questo Papa chiede perdono. Ha chiesto perdono tante volte. E' vero che qualche volta purtroppo c'è stata questa connessione, direi, tra situazioni di totalitarismo politico e un certo supporto della Chiesa, ma generalmente oggi la Chiesa ha fatto un'opzione molto seria, molto radicale per i regimi democratici, e quindi regimi partecipativi. Ho qui portato un altro segno. Vedete, qui c'è un po' di vino - han messo il vino nero, eh?! - e una bella pagnotta. E poi qui c'è un volumone, eh! Adesso vi dico quante pagine ci sono in questo volume. Edito dall’Editrice Vaticana, sono 600 pagine, e contiene i documenti sociali della Chiesa. Avete visto che nella scheda si citava il primo documento sociale della Chiesa, Rerum novarum, Le cose nuove, lo si citava fino all'ultimo documento, Centesimus annus, che è stato scritto da questo Papa, cento anni dopo la Rerum novarum. Dopo, se volete, vi posso anche dare qualche spiegazione per questo ultimo segno che ho portato, per illustrarvi questo tema del rapporto tra Chiesa e capitalismo.

STUDENTESSA: Per un certo periodo di tempo si è parlato di terza via offerta dalla Chiesa, una sorta di mediazione tra capitalismo e comunismo. O è qualcosa di più?

I documenti ufficiali della Chiesa hanno sempre rifiutato di proporre la dottrina sociale della Chiesa come una terza via. Perché? Perché la Chiesa non è un sindacato, non è un sistema politico, e non può proporre delle soluzioni tecniche alternative tra il capitalismo e il collettivismo, in quanto la dottrina sociale della Chiesa è sostanzialmente un sistema di valori. E la Chiesa lascia la responsabilità, ed anche la libertà ai cristiani di individuare, a partire da questi valori, le soluzioni concrete nell'ambito internazionale o nazionale, sia a livello economico, sia a livello politico. Nella scheda venivano citate le A.C.L.I., per esempio. Le A.C.L.I. sono un' organizzazione di lavoratori cristiani che, proprio a partire dalla dottrina sociale della Chiesa, hanno cercato di portare un loro contributo per la promozione della giustizia sociale. Ma la dottrina sociale della Chiesa in sé non è una terza via. I valori li conoscete: la centralità della persona umana, il maggior valore attribuito al lavoro rispetto al capitale, la destinazione universale dei beni sulla proprietà privata, il principio di solidarietà, di sussidiarietà del bene comune, della giustizia, della pace. Sono questi i valori che caratterizzano la dottrina sociale della Chiesa. I valori sono molto importanti. Purtroppo noi viviamo una stagione in cui i valori vengono un tantino maltrattati, non solo quelli individuali, personali, ma anche quelli sociali e collettivi.

STUDENTE: Lei è stato in Brasile, quindi ha visto da vicino realtà allucinanti, come Lei stesso le ha descritte. Quali valori e quali risultati la Chiesa ha portato in queste realtà; ha cambiato qualcosa o ha sempre avuto un ruolo secondario e non si è mai mossa con efficacia?

Certamente in Brasile la Chiesa si è mossa tanto, ed ha avuto anche tanti martiri tra i vescovi, i preti ed i cristiani impegnati proprio sul fronte della promozione della giustizia. In particolare si è mossa su due linee: innanzitutto far prendere coscienza dei loro diritti ai poveri, attraverso le organizzazioni di innumerevoli comunità di base. Quindi un grande lavoro sul fronte educativo. E poi attivando una iniziativa, che a me è piaciuta molto, che è quella della pastoral de la crianzia, come la chiamano loro, che vuol dire la pastorale per i bambini, con cui hanno aiutato tante donne, tante mamme. Voi sapete che lì la struttura della famiglia è piuttosto fragile. Hanno aiutato tante donne, con i loro bambini, offrendogli scuola, cibo, ed anche una prospettiva di futuro e di speranza.

STUDENTESSA: Come si pone la Chiesa nei confronti della disoccupazione?

La disoccupazione è un tema molto interessante. Io vengo dal Veneto, dove attualmente c'è un tasso di disoccupazione del 6%, mentre a Napoli è del 28%. Un giovane, un ragazzo o una ragazza, senza lavoro, non può svilupparsi e non può dare un senso pieno alla propria esistenza. Quindi il tema del lavoro è un tema, nella dottrina sociale della Chiesa, assolutamente importante e fondamentale. Io direi che nella dottrina sociale della Chiesa c'è anche un'idea ancora più forte, che dice che il lavoro è un bene ed è un bene che va spartito. Non è giusto che ci siano certe parti di una nazione o del mondo in cui c'è troppo lavoro, ed altre parti in cui manca il lavoro, perché non solo senza lavoro mancano i soldi per tirare avanti, ma le persone non hanno neanche l'opportunità di realizzarsi e dare senso alla propria esistenza.

STUDENTESSA: E la Chiesa cerca di muoversi in questa direzione?

Sì, cerca di muoversi in questa direzione. Evidentemente, voi sapete che la responsabilità del lavoro è legata prima di tutto alla classe imprenditoriale, poi certamente alle politiche del lavoro che mette in atto lo Stato, e dopo viene la responsabilità della società civile, e quindi anche della Chiesa. Però la Chiesa spinge molto, e molto forte, sul tasto del lavoro e del diritto al lavoro, soprattutto qui nel Meridione.

STUDENTE: La Chiesa, praticamente, cosa ha ottenuto?

Su quale fronte?

STUDENTE: Della disoccupazione.

Concretamente la Chiesa ha ottenuto un risultato, almeno guardando l'Italia, che è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica sul fronte di questa tematica. Ho lavorato otto anni presso la Conferenza Episcopale Italiana e debbo dire che i vescovi italiani, per esempio, hanno prodotto numerose, ed anche molto forti, molto incisive, prese di posizione su questo fronte della disoccupazione. E poi la Conferenza Episcopale Italiana, per quanto ne so, sta organizzando tutta una serie di strumenti per mettere a contatto la domanda e l'offerta di lavoro. Evidentemente sono piccoli segnali. Se si pensa che la Chiesa da sola possa risolvere il problema del lavoro, questo è assolutamente un'utopia. Ma la Chiesa, insieme allo Stato, insieme soprattutto al mondo imprenditoriale, ma anche al mondo sindacale, ed alla società civile, sono convinto che possano trovare una risposta al tema drammatico della disoccupazione. Senza lavoro le persone sono persone sconfitte. Mi viene in mente adesso un film di un regista americano, Woody Allen. In questo film c'è una battutaccia riguardo i posteri. Dice: "Io dovrei preoccuparmi dei posteri? Ma i posteri che cosa hanno fatto per me?". Purtroppo oggi c'è questa mancanza di responsabilità verso il futuro dei giovani, anche sul fronte professionale e lavorativo. Ognuno pensa per sé. E questo è drammatico e brutto.

STUDENTESSA: Lei non crede che la Chiesa, favorendo ad esempio le scuole private, tenda ad alimentare la nascita di capitali?

Mi risulta difficile... . C'era un famoso personaggio di un fumetto, il quale diceva: "Adesso che sapevo tutte le risposte, mi hanno cambiato tutte le domande". Mi risulta difficile cogliere questa connessione tra scuole private e capitalismo. E comunque le scuole private in Italia sono molte poche.

STUDENTESSA: Ce ne sono tantissime a Napoli.

Non so a Napoli, sarà un'eccezione. Ma comunque il problema di fondo, per quanto riguarda l'insegnamento, nell'ambito di una democrazia, é quello di avere un sistema pluralistico. Non ci deve essere un unico sistema, un unico programma, un unico progetto. Le persone in una democrazia, i soggetti, le famiglie, devono essere messe nella condizione di scegliere, e quindi di esercitare la propria libertà. In questa maniera, articolando di più il sistema sociale, non solo non si incrementano gli aspetti negativi del capitalismo, ma si esaltano invece quelli che sono gli aspetti propri e più tipici e peculiari del capitalismo, come quello della libertà.

STUDENTE: Padre, secondo Lei, è giusto che lo Stato abbia stanziato questi finanziamenti per le scuole private, prendendoli dai finanziamenti per le scuole pubbliche, che poi sono quelle di massa?

Io lavoro alla Santa Sede, e da molto tempo non seguo più le vicende italiane. So che in Italia c'è questa questione, che è entrata nell'ultima Finanziaria. Personalmente ritengo giusto che siano state finanziate le scuole private, soprattutto in questa prospettiva di riarticolare il sistema e le opportunità di partecipazione e di scelta dei soggetti. Non credo però che siano stati tolti alle scuole cosiddette pubbliche.

STUDENTE: Ma le scuole private già hanno una retta pagata da tutti gli alunni. Quindi, perché dovrebbero avere anche finanziamenti dallo Stato?

Devo dire che non conosco perfettamente questa questione, però mi sembra eccessivo che, per poter aderire a una sua opzione, una famiglia, un ragazzo o una ragazza, per la propria istruzione debba pagare. Credo che tutto il sistema scolastico debba essere articolato dentro una cornice giuridica solida, data dallo Stato, altrimenti facciamo lo statalismo scolastico, e la Chiesa non accetta questo, perché questo sistema non rispetta la libertà di scelta delle persone.

STUDENTE: Ma perché queste diverse opzioni di insegnamento sono aperte solo alle poche persone che se lo possono permettere, e non a tutti?

Ma è evidente, no? Perché qualora lo Stato sovvenzionasse e desse questa opportunità aiutando le famiglie o le istituzioni, in modo che i ragazzi e le ragazze abbiano l'opportunità di scegliere la scuola che vogliono frequentare, evidentemente questo problema non esisterebbe più.

STUDENTE: Quindi con questo finanziamento verrebbero abolite le tasse di iscrizione alle scuole private?

Certamente verranno ridimensionate, dando l'opportunità alle persone di esercitare il loro diritto alla libertà di scelta.

STUDENTE: Ma per quanto possano essere ridimensionate, comunque non penso che chiunque se lo possa permettere.

Intanto vediamo se questa norma verrà approvata. E dopo vedremo gli effetti di questa norma e, tra un anno o due, ci ritroveremo a ragionarci ulteriormente, perché da bravo veneto, figlio d'un contadino, io voglio vedere le cose come procedono, nella realtà.

STUDENTE: Quindi prima sbagliamo e poi torniamo indietro sui nostri passi?

Secondo te il governo sbaglia. Secondo me ha fatto una scelta lungimirante, anche se molto timida e ancora limitata. Però l'indicazione è un'indicazione che io condivido e che mi sembra molto interessante per dare maggiore valore alla libertà nel nostro sistema sociale e politico. Stiamo avviandoci alla conclusione di questo nostro incontro. Io vi ringrazio e vorrei concludere illustrandovi questo simbolo. Ho portato il pane e il vino. Sono i due elementi che utilizziamo noi preti per celebrare l'Eucarestia. E l'Eucarestia, la Santa Messa, è la frazione del pane e la condivisione di questo pane, quindi un grande sacramento di comunione e di solidarietà. Credo che la giustizia sociale nel mondo, e lo crede e lo propone anche la dottrina sociale della Chiesa, si possa realizzare nella prospettiva di un pane spezzato e di un vino condiviso nel segno della solidarietà e della comunione.

 


Biografia di Gian Paolo Crepaldi

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