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Il Grillo (12/6/2000)

Salvatore Natoli

Il tradimento del patto

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...Non può esistere un patto dove si scatena la violenza. La violazione del patto molte volte attiva elementi di rivincita e di vendetta. Il patto violato, più del tradimento, sviluppa un sentimento di vendetta e di violenza giacché si esplica nei confronti di un nemico chiaro e definito. L’individuo perde davvero laddove è maggiormente sicuro...


 

12 giugno 2000
Puntata realizzata con gli studenti del Liceo Scientifico "Copernico" di Napoli

SALVATORE NATOLI: Mi chiamo Salvatore Natoli e insegno Filosofia teoretica all’Università Statale "Bicocca" di Milano. L’argomento della puntata odierna riguarda Il tradimento del patto. Osserviamo la scheda filmata introduttiva.

"Dacci da bere, da mangiare!"
"Liberaci dai demoni del deserto!"

L’idea del patto è la più profonda tra quelle che configurano la concezione che abbiamo di noi stessi e della vita associata. Stabiliamo patti impliciti o espliciti in ogni momento. La nostra stessa nascita viene vista come l’accettazione implicita del patto sociale. Una volta nati viene assunto che accettiamo le regole della società in cui veniamo alla luce. Le teorizzazioni sulla natura della società civile hanno cercato di mostrare perché chiunque, dotato di ragione, dovrebbe arrivare ad acconsentire a questo accordo reciproco. Tutta l’etica e la politica moderna si sono occupate di questo problema.

MOSÈ: Avevate detto di accettare il patto, ma non avete avuto fede. Siete un popolo fragile e ignorante. E ora le Tavole della Legge, che con amore e dolore erano state scritte, devono essere spezzate, perché ciò che era stato accettato liberamente è stato liberamente rifiutato.

Eppure il patto è qualcosa di più radicale di un accordo raggiunto attraverso il consenso. L’immagine politica del patto ne ha dato una rappresentazione che ha fato leva soprattutto sulle nostre capacità di ragionamento e sui bisogni basilari, alla sicurezza e al perseguimento dell’interesse personale. Ma il patto, come mostrò David Hume criticando Hobbes, ha un’origine più primitiva, che è legata alle nostre reazioni naturali. Il patto è un legame di fiducia che trova le sue prime esemplificazioni nella fiducia nei confronti di chi si prende cura di noi: la fiducia che lega il bimbo alla madre, la fiducia nei rapporti di amore e di amicizia, una fiducia che può essere tradita, e che mostra, perciò, la fragilità degli esseri umani, una fragilità a cui nessun contratto sociale, nessuna garanzia esterna può porre riparo. La nostra collocazione naturale è quella di dipendere dagli altri. Nella fiducia e nel dramma del tradimento sono le componenti più essenziali della condizione umana.

STUDENTESSA: Le volevo chiedere se può essere considerato lecito tradire un patto che in realtà non si è stipulato. Ad esempio, se considerassimo la Costituzione della Repubblica Italiana come un patto sociale, converrà con me che noi saremmo chiamati a rispettarla pur non essendo ancora nati quando questa era già in vigore.

NATOLI: L’individuo nasce sempre in un’alleanza, definita dal rapporto familiare, dal rapporto sociale, dal rapporto comunitario. L’uomo pertanto non nasce mai separato, ma in comunità, considerate come entità organiche di persone e caratterizzate dai legami che si costituiscono al loro interno. Di qui si arriva a stipulare patti sempre più specifici attraverso il sistema rappresentativo. Il patto costituzionale è uno di questi. I legami propri delle comunità possono essere naturali, ossia legami di specie, e legami che si specificano, di volta in volta, in ragione degli interessi. Il patto sociale è l’accordo raggiunto dagli uomini per creare la società civile o per evitare la guerra. Nel primo caso si avrà un patto di alleanza propositiva, orientato dunque verso un progetto, nel secondo un patto di alleanza difensiva. I patti delle società moderne sono sia di alleanza propositiva che di alleanza difensiva. La Costituzione si colloca appunto come una delle tecniche specifiche che nella storia della civiltà si sono elaborate per stipulare i patti. La cittadinanza è la condizione di appartenenza dell’individuo ad uno Stato, a cui sono connessi il godimento di diritti e l’assolvimento di doveri. Questa condizione si perfeziona con la nascita dell’individuo. Pertanto l’individuo, in quanto cittadino, è tenuto all’osservanza e al rispetto del patto costituzionale, pur se stipulato anteriormente alla sua nascita.

STUDENTESSA: Sempre in tema di patto sociale, noi abbiamo scelto di portare come oggetto la locandina del film Arancia meccanica di Stanley Kubrick. Ci è sembrata particolarmente indicativa a rappresentare la sintesi del tradimento del patto sociale nello studente Alex, fan dello stupro e di Beethoven, che finirà vittima della stessa società che lo condiziona alla non violenza e che continuerà a compierlo. Fino a che punto il tradimento del patto da parte del cittadino non si può tramutare in tradimento della società verso il cittadino?

NATOLI: La Sua è indubbiamente una considerazione oculata, e Arancia meccanica la suggerisce dalla doppia angolazione della violazione del patto da parte del dissidente e della vendetta da parte della società, colpevole anch’essa di compiere il tradimento. Il modello di società, o meglio, di stato di natura, così come elaborato dal filosofo inglese Thomas Hobbes, suppone che, essendo una situazione di isolamento assoluto degli individui e una condizione di eguaglianza e di diritto illimitato di ognuno su tutte le cose, ha come conseguenza la guerra di ogni uomo contro tutti gli altri uomini. La sola via di uscita da questa condizione di guerra è la costituzione di uno Stato tramite un patto di alleanza difensiva, pertanto artificiale, in cui si stabilisce il conferimento di tutti i diritti e di tutti i poteri degli individui - tranne il diritto alla vita - alla persona del sovrano, detentore del monopolio della forza legittima. Il termine e il contenuto di questa alleanza sono tipicamente di difesa. Proprio perché di difesa, questo patto deve comportare la rinuncia da parte dell’individuo alla propria libertà incondizionata. Tuttavia lo Stato-Leviatano di Hobbes non può definirsi una società nel senso prima detto, proprio perché manca di un’alleanza propositiva e presuppone che ogni individuo, se sciolto dal patto, sia un pericolo costante per sé e per gli altri. Le società possono esistere soltanto sulla base di alleanze leali. La logica di ogni alleanza suppone la parità tra i contraenti. Il rispetto degli accordi contenuti in questi patti è teso, da un lato, a neutralizzare la violenza, e dall’altro a permettere il godimento dei benefici, frutto del comune bisogno di aiuto degli individui che si contrappone al pericolo che ognuno di essi può rappresentare. È chiaro, per molteplici ragioni, che possono esistere dei soggetti i quali presumono di volere sviluppare una libertà incondizionata e di non stare all’alleanza. I giovani "Drughi", gli amici biancovestiti dell’Arancia meccanica, praticano la violenza a loro piacimento. Se la società si comporta nei confronti di coloro che negano il patto in termini meramente coercitivi, non sviluppa un atteggiamento propositivo riguardo all’alleanza, ma pratica una vendetta. Ogni società deve puntare a un reinserimento del trasgressore nell’alleanza. Se invece l’atteggiamento dello Stato o del potere risulta vendicativo rispetto al violatore del patto, questi passa automaticamente dalla parte del torto a quella del diritto, perché a muovergli guerra è proprio quella organizzazione sociale che dovrebbe produrre e conservare la pace. Ecco spiegata la doppia dimensione del patto e della normatività. La norma è intesa unicamente a preservare e beneficiare la società, e non può essere pensata in termini di vendetta del potere sul suddito, dello Stato sul cittadino, della società sull’individuo. Si vanificherebbe in questo modo la logica stessa del patto.

STUDENTE: Ci può essere il tradimento del patto da parte di un singolo individuo nei confronti della società, come quello dell’intera società nei confronti di una minoranza o del singolo. A questo proposito mi sembra interessante un libro che ho letto e che si intitola Fuori luogo, Cronaca da campo Rom di Marco Revelli. In esso si affronta il problema della violazione del patto sociale ai danni dei perseguitati e delle minoranze. Volevo chiederLe se, una volta violato, il patto sociale persiste oppure si può definire sciolto.

NATOLI: Il patto sociale strettamente inteso non può mai essere sciolto, altrimenti crollerebbe la società. L’ordine sociale tende a mantenersi nonostante le molte rotture. Così, malgrado le troppe guerre che hanno martoriato la storia dell’uomo, la società si è sempre ricomposta. La tessitura della società non è mai venuta meno. Il patto sociale può essere certamente violato, ma la rottura, se pure violenta, è momentanea. La società, intesa come sistema di legami, e non come alleanza tra i singoli del modello hobbesiano, fino adesso si è dimostrata più forte delle sue violazioni. Si è anche detto che storicamente il legame sociale appartiene alle comunità e che le comunità sono varie ed eterogenee. Nelle società moderne si sono sempre di più integrate esperienze comunitarie diverse. La società moderna ospita una pluralità di differenze con una contiguità maggiore oggi rispetto al suo passato. Oggi il tema del patto sociale deve essere pensato nei termini della coesistenza delle differenze. L’alleanza stessa deve essere realizzata in modo tale che tutti possano vivere secondo la loro specificità. L’alleanza non può e non deve comportare un annullamento delle differenze. La caratteristica dell’alleanza è che le parti entrino in una prospettiva di confronto e di dialogo continui, e non di omologazione, che creerebbe, nella peggiore delle ipotesi, la perfetta equivalenza. La vera alleanza si realizza sul terreno del pieno rispetto delle parti, siano esse individuali o comunitarie, in modo da evitare, anche nei regimi in cui il potere deriva da un accordo tra i cittadini, il pericolo insito, secondo il filosofo ed economista inglese John Stuart Mill, nella tirannide della maggioranza. Il patto sociale può essere mantenuto soltanto se si impedisce la tirannide della maggioranza e tutti possono avere il loro spazio di legittimità.

STUDENTE: Si è considerato il tradimento del patto come un sintomo della pochezza e della nullità dell’uomo. Non potrebbe significare l’opposto, ovvero una manifestazione da parte dell’uomo del suo indice di libertà?

NATOLI: Il patto, incluso quello d’amore, molto spesso risulta di convenienza ed implica necessariamente un beneficio a vantaggio dei due o più contraenti. I patti di convenienza sono necessariamente a termine. Non tutti i patti pertanto nascono assoluti e indefiniti. Mentre è e deve essere assoluto il patto sociale, all’interno della società gli uomini stabiliscono alleanze a termine su taluni obiettivi. Può accadere che alcuni gruppi sociali producano delle alleanze a loro vantaggio e a danno di altri. In questa ed altre situazioni del genere chi si ribella al patto scellerato o lo attacca, si muove nell’ordine di una superiore giustizia. Sarà un atto di tradimento nei riguardi della società e verso l’accordo specifico se nel patto scellerato l’uomo è entrato consapevolmente. Se prima vi entra inconsapevolmente, ma poi ne esce, allora l’uomo non tradisce né nell’uno né nell’altro senso. Nei casi in cui ci si accorga di fare parte di un patto scellerato, la ribellione equivale a giustizia e non più a tradimento. Nel nostro tipo di ragionamento non è tanto l’intenzione soggettiva che interessa, quanto l’effettività del comportamento del soggetto, ovvero la capacità che ha con il suo coraggio di spezzare un patto scellerato.

STUDENTESSA: Vedo lì delle fedi e anche un dipinto. Credo che siano oggetti portati da Lei. Mi chiedo come mai Lei abbia scelto proprio questi oggetti. Perché proprio le fedi?

NATOLI: Il tradimento perpetrato dall’apostolo Giuda ai danni di Gesù passerà alla storia come l’emblema del patto violato, come l’emblema classico del tradimento. Giuda è diventato la figura che simboleggia il tradimento in generale. Nella storia della teologia si è a lungo dibattuto su quanto Giuda sia da considerare un traditore e non invece lo strumento attraverso il quale Dio permette il sacrificio del Figlio e quindi la salvezza dell’umanità. Fatta questa premessa fondamentale e al di là dei dibattiti, l’atto di Giuda ha in ogni modo manifestato il tradimento di un patto d’amore e di un’amicizia fondata sulla fiducia. Quell’atto denunciava una violazione, non tanto del patto sociale, quanto di una alleanza. Ci possono essere patti di convenienza più o meno durevoli, come anche patti ed alleanze non centrati fondamentalmente sull’accordo di convenienza, bensì sull’amore e sulla fiducia. Mentre l’inadempimento dell’accordo di convenienza è punito con la sanzione, la fiducia e l’amore non prevedono norme sanzionatorie. I patti di questo secondo tipo sono indifesi e non difensivi, perché non contemplano clausole che sanzionano la violazione. Il patto in quei casi si potrebbe dire de fide condendo. Proprio fondandosi l’accordo sulla fiducia, è lecito concludere che l’infrazione del patto è tanto più grave quanto più la controparte non immagina di essere tradita. Si profila in quei casi il tradimento dell’amicizia. Il tradimento ai danni di Cristo è esemplare in questo senso.

STUDENTE: Lei ha appena detto che la violazione del patto sociale determina il crollo della società. Tuttavia possono darsi modifiche del patto senza che con queste la società crolli. Penso alla Costituzione e alle revisioni costituzionali.

NATOLI: Concordo perfettamente con Lei. Ma mi permetta di chiarire un punto. Io ho specificato che, nonostante le grandi rotture, la società ha sempre dimostrato di ricomporsi. Ciò significa che negli uomini l’istanza di alleanza è superiore a quelle di frattura. Proprio perché gli uomini sanno che, se ognuno va per proprio conto, tutti periscono, gli atti che manifestano un tradimento, una rottura, una violenza, o una guerra, diventano occasioni per riformulare il patto. Fino ad oggi mai nessuna rottura è stata capace di rompere il bisogno di legame insito nell’uomo e nel sociale.

STUDENTE: Quindi, secondo il Suo ragionamento, se intervengono modifiche e correzioni del "atto la società non dovrebbe mai crollare?

NATOLI: La storia ci dice che la società non è mai crollata. Lei vede che anche oggi l’umanità cerca di ripatteggiare costantemente. Da questo consegue che l’uomo sente impossibile per sé un’esistenza senza alleanza. La storia dell’umanità dimostra che, malgrado le rotture e le violazioni dei patti, la società ripatteggia. L’ingiustizia patita e il tradimento subito sono le ragioni più ricorrenti di rottura dei patti. Il più delle volte la guerra non rappresenta un atto di tradimento, ma è la conseguenza della insopportabilità del tradimento subito da una delle parti. Nelle società moderne una delle dimensioni attraverso cui si perpetra maggiormente il tradimento è la violazione della giustizia, ovvero la violazione delle giuste proporzioni fissate nell’alleanza.

STUDENTE: Circa la natura del patto, si possono verificare, secondo Lei, casi in cui uno dei due o più contraenti, in genere il più debole, vede nel patto stesso un indice di sicurezza?

NATOLI: Certamente. È possibile, e si preferisce definire questi accordi e queste convenzioni come patti di protezione. Un patto del genere è rischioso perché implica una situazione di disparità tra le parti. Questi patti sono soggetti a una clausola risolutoria, ossia sono validi a condizione che la parte protetta mantenga la propria libertà e la propria identità. Lo stesso si dica dei patti di alleanza e difensivi, perché sono anch’essi assoluti, considerati i termini, e contemplano le stesse possibilità di svincolo. Viceversa, l’alleanza nel patto d’amore è priva del carattere di incondizionatezza, e per questo non prevede clausole formali. Si deve distinguere tra patti che si fondano su ragioni esterne e patti che si fondano sull’affidamento. Il tradimento è tanto più tradimento quanto più alta è la fiducia dell’altro. Il tradimento è tanto meno tradimento quanto più visibile è la clausola di condizione.

STUDENTESSA: Recentemente si era verificato il caso di un ricercatore inglese che aveva passato alcune informazioni alla Russia. Il ricercatore si era poi difeso dall’accusa di tradimento sostenendo di sentirsi comunista e non inglese. Secondo Lei, questo ricercatore ha tradito o meno il patto impostogli alla nascita, per il fatto di essere inglese?

NATOLI: Una delle caratteristiche del tradimento è l’ambiguità, perché spesso il soggetto non è perfettamente allocato. Con esso il soggetto assume una doppia cittadinanza, in taluni casi una doppia vita, finendo per manifestare un doppio ruolo che è la chiave di contrasto e quindi di volta del tradimento. Tuttavia si può tradire la patria come tradire l’ideale. Ogni giudizio in merito dipende da quanto il soggetto investe nell’uno o nell’altro caso senza però tradire sé stesso. C’è sempre, nel tradimento, qualcuno che perde. Non sono infrequenti i casi in cui l’individuo, sia nella vita personale che nella storia, viene a trovarsi, anche involontariamente, in un doppio ruolo. Certo è che la dimensione del tradimento si lega maggiormente alla fragilità dell’uomo e alle situazioni, per così dire, oblique.

STUDENTE: Volevo sapere se il patto continua a produrre effetto per il contraente debole nel caso in cui sia stato violato dal contraente forte.

NATOLI: Il patto fallisce quando uno dei due contraenti prevarica sull’altro. Certamente i patti funzionano meglio quando sono contenuti in accordi che riconoscano alle parti una parità di trattamento e di forza. Possono darsi patti in cui una parte accetta di assumere un ruolo secondario e nondimeno si salva la facoltà di recesso qualora il patto non sia rispettato. Se tuttavia la sproporzione è consistente, oppure in assenza di libertà dell’una o dell’altra parte, è difficile che si possa parlare di un’alleanza.

STUDENTE: Ma è lecito chiamarli patti?

NATOLI: Non può esistere un patto dove si scatena la violenza. La violazione del patto molte volte attiva elementi di rivincita e di vendetta. Il patto violato, più del tradimento, sviluppa un sentimento di vendetta e di violenza giacché si esplica nei confronti di un nemico chiaro e definito. L’individuo perde davvero laddove è maggiormente sicuro.

STUDENTESSA: Navigando in Internet mi sono imbattuta in un sito sulla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948. Secondo Lei, l’uomo è per natura predisposto al tradimento, oppure il tradimento è implicito nel patto?

NATOLI: Evidentemente l’idea stessa di patto suggerisce il tradimento e la possibilità, non la legittimità, da parte del soggetto di sottrarsi o eludere. Visto che Lei cita la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, voglio ricordare che l’uomo può perfino tradire l’umanità in sé stessa. L’individuo che viola i diritti umani è facile a perdersi perché non riconosce nemmeno l’umanità in sé. La massima alleanza è quella fondata sul riconoscimento dell’umanità in tutti gli uomini.

Puntata registrata il 13 marzo 2000


Biografia di Salvatore Natoli

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