Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche
www.filosofia.rai.it
Search RAI Educational
La Città del Pensiero
Le puntate de Il Grillo
Tommaso:
il piacere di ragionare
Il Cammino della Filosofia
Aforismi
Tv tematica
Trasmissioni radiofoniche
Articoli a stampa
Lo Stato di Salute
della Ragione nel Mondo
Le interviste dell'EMSF
I percorsi tematici
Le biografie
I brani antologici
EMSF scuola
Mappa
© Copyright
Rai Educational
 

Il Grillo (19/1/1999)

Giulio Ferroni

Filosofia e letteratura

Documenti correlati
...nel pensiero contemporaneo sarebbe preferibile sostituire alla categoria di "totalità" quella di "complessità", perché quest’ultima riesce meglio a descrivere le continue sovrapposizioni e giustapposizioni di fenomeni eterogenei - e spesso non comunicanti - che esemplificano la nostra attuale condizione. La filosofia e la letteratura, dal canto loro, non possono far altro che restituirci il senso di tale complessità...

19 gennaio 1999

Puntata registrata con gli studenti del Liceo Classico "Socrate" di Roma

Bisogna vincere lo scetticismo che ci fa sentire estranei a noi stessi, che ci spinge a interrogarci su di noi come se incontrassimo la scena umana per la prima volta. Ma, in questo caso, non sono le parole della filosofia come quelle della letteratura? Esse non cercano di stabilire i fatti, ma di mostrare attraverso i fatti e le descrizioni i modi in cui le cose e le creature del mondo ci toccano e ci plasmano. E non è forse questo il compito della letteratura?

STUDENTESSA: Quale funzione possono svolgere, al giorno d’oggi, la filosofia e la letteratura? Qual è l’elemento che le distingue l’una dall’altra?

FERRONI: È molto difficile operare una distinzione radicale tra filosofia e letteratura. La domanda che è stata posta nella parte finale della scheda vorrebbe suggerirci che, in ultima analisi, il compito della filosofia e quello della letteratura si equivalgono. In realtà non credo sia possibile portare avanti una distinzione categoriale: le distinzioni possono solo avere una funzione strategica, legata a determinati obiettivi o a determinate istituzioni. Nel corso della storia la filosofia ha assunto dei connotati istituzionali particolari, tant’è che esiste una lunga tradizione di testi e di problemi che costituisce una continua fonte di discussione filosofica. Dal canto suo, la letteratura ha un passato relativamente diverso, sebbene non di rado la sua storia si sia sovrapposta a quella della disciplina filosofica. Al giorno d’oggi sussistono due tendenze opposte. La prima – un’interpretazione che spesso rasenta l’eccesso - cerca di sovrapporre e di fondere i due ambiti, quello filosofico e quello letterario; entrambi, infatti, riguardano il linguaggio, la riflessione dell'uomo sul mondo e lo statuto dell'esperienza tanto che, in linea teorica, essi potrebbero anche non distinguersi: sebbene usino dei punti di vista e degli strumenti differenti, non di rado riescono a raggiungere lo stesso obiettivo. Al contempo, però, vi è una seconda tendenza – con la quale ho minore confidenza – che vede la filosofia sempre più orientata verso la "tecnicizzazione", specialmente in quei settori eredi della tradizione del neopositivismo logico e di tutte le sue successive incarnazioni. In numerosi dipartimenti universitari americani si tende a fare della filosofia una riflessione di tipo epistemologico vertente sugli strumenti tecnici della scienza. Queste due direttrici filosofiche non comunicano quasi mai tra di loro e preferiscono ignorarsi l’un l’altra: la prima potrebbe essere definita come "umanistica", mentre la seconda sarebbe meglio chiamarla "tecnicista". Il filosofo che "tecnicizza" si ricollega non solo al lavoro della scienza, ma anche a quello della tecnica vera e propria: egli trasforma il linguaggio in un metodo di specializzazione teorica; mentre il filosofo cosiddetto "umanista" - che, in alcuni casi, può anche divenire un critico dell'umanesimo - propende a confondersi sempre più col letterato e a usare gli strumenti della letteratura.

STUDENTESSA: Ciò non potrebbe dipendere dal fatto che esistono vari tipi di filosofia, alcuni dei quali si occupano maggiormente di letteratura e altri di scienza? Forse tale tendenza potrebbe addirittura risalire alla metafisica degli antichi greci, un ambito filosofico più propenso a trattare di materie scientifiche piuttosto che letterarie.

FERRONI: Com'è ovvio, presso gli antichi questo tipo di tecnicismo fu portato avanti non solo nell’ambito della metafisica, ma anche della fisica, ovvero del settore più tecnico nell’indagine filosofica tradizionale. Semplificando al massimo, si può affermare che la scissione di cui abbiamo appena parlato non fa altro che perpetuare l’antica opposizione tra aristotelismo e platonismo. Naturalmente Aristotele fu un pensatore molto attento anche ai problemi dell'esperienza, della comunicazione, della persuasione e delle forme culturali e non si limitò ad analizzare gli aspetti tecnici. Ciononostante, nella tradizione filosofica è presente un Aristotele "tecnicizzante" che viene invariabilmente opposto ad un Platone più strettamente collegato alla poesia. Non a caso, Platone fu un grande scrittore; i suoi Dialoghi sono delle eccelse opere letterarie, dotate di un altissimo vigore poetico; paradossalmente, nel momento stesso in cui egli condannava la poesia, si ritrovava a comporre delle opere poetiche di inusitato valore.

STUDENTESSA: Presupponendo che la filosofia e la letteratura possano arrivare per vie diverse allo stesso obiettivo, come si potrebbero identificare, secondo Lei, questi opposti metodi e le modalità tramite le quali essi si differenziano? Possiamo in tutta sicurezza affermare che si tratta di vie opposte? Volevo anche chiederLe se non sia possibile sostenere che alcune riproduzioni letterarie della realtà – come la finzione teatrale o il romanzo – possano risultare "più reali del reale".

FERRONI: Lei ha posto due problemi: cominciamo dal secondo. Sicuramente, a livello teorico, non è detto che un'opera letteraria tesa a rappresentare fedelmente la realtà debba per forza risultare più penetrante e più colma di valore conoscitivo di un'opera basata sull’artificio: da un punto di vista generale, infatti, la finzione è dotata di piena legittimità conoscitiva. Riguardo alla seconda parte della Sua domanda, in precedenza abbiamo dichiarato che letteratura e filosofia possono avvicinarsi allo stesso tipo di esperienza. Non bisogna però dimenticare che le differenze tra il mestiere di letterato e quello di filosofo - o tra i libri di letteratura e i testi filosofici - indicano la presenza di una qualche diversificazione tra i due ambiti. Si potrebbe affermare – semplificando di molto la questione - che "filosofo" è colui che si pone in maniera principalmente riflessiva nei confronti di tutti i problemi dell'esperienza. I filosofi tendono ad astrarre e a problematizzare; lo scrittore, invece, rappresenta. Nonostante si possano trattare gli stessi temi e gli stessi problemi – ad esempio quello dello "statuto della parola" – la filosofia comporta un maggiore distacco dall’oggetto studiato. Sebbene nella filosofia contemporanea non siano pochi i pensatori che tendono a utilizzare senza schermi lo stile letterario, essi mirano comunque a manipolare gli oggetti del linguaggio e della tradizione umana. Il decostruzionismo, ad esempio, è una corrente molto diffusa negli Stati Uniti d'America che non fa altro che rimaneggiare tutto ciò che è stato scritto e detto durante la storia della cultura. In tal modo il filosofo diventa un manipolatore di testi, un "decostruttore" che rivela la natura testuale – e in ultima analisi di finzione - di tutto ciò che è stato detto e scritto. Il decostruzionismo tende a smantellare i cardini del pensiero occidentale e le forme con cui concepiamo la realtà. Ci troviamo in un momento estremo, in un’epoca in cui una corrente filosofica cerca di andare al di là della nostra esperienza e di demolirne tutto il senso.

STUDENTE: Come mai la società greca è riuscita a sviluppare una filosofia e una  letteratura così raffinate, tanto che per molti secoli non si è riusciti a raggiungere il suo livello? È possibile che tale fioritura sia dipesa dalla forza e dallo sviluppo della società greca?

FERRONI: Non sono un esperto di storia e cultura greche, ma se possedessi una risposta a questo problema avrei risolto una delle più grandi questioni della storia e della tradizione occidentali. Tra l'altro, vicino a noi abbiamo un busto di Socrate, ovvero di colui che – a ragione – viene considerato il punto di partenza della tradizione filosofica occidentale: un pensatore che, paradossalmente, non ci ha lasciato nulla di scritto. Quello della scrittura è un tema molto interessante: normalmente, quando si parla di letteratura e di filosofia, ci si riferisce sempre a una dimensione di cultura scritta. Riusciamo a entrare in contatto con il mondo filosofico e con quello letterario soprattutto attraverso i testi che ci sono stati tramandati nei secoli. Ciononostante, sebbene non ci abbia lasciato nessuno scritto, Socrate rimane non solo un modello filosofico, ma anche un modello di comportamento civile. Tornando alla Sua domanda, penso sia noto a tutti che la straordinaria fioritura della civiltà greca è stata causata da numerosi fattori, tanto storici quanto sociali e ambientali. Non sono la persona più adatta a rispondere al Suo quesito; posso semplicemente suggerire a tutti voi una riflessione sulla eccezionale rilevanza dell’originario modello greco nello sviluppo dell’Occidente. La cultura greca, però, è stata a volte eccessivamente mitizzata: nell'Ottocento, specialmente all’interno della filosofia hegeliana e in molta parte della cultura romantica, il mondo greco veniva visto come un modello di umanità integrale, di armonia, di perfezione e di equilibrio. In seguito, i numerosi studi svolti su questa importantissima civiltà ci hanno mostrato che la cultura greca era qualcosa di molto più frammentario di quanto non fosse apparso fino a quel momento. Sicuramente dobbiamo tornare a confrontarci con questo grande modello, tenendo sempre in considerazione il fatto che la nostra società è profondamente diversa da quella dei greci.

STUDENTE: L'esempio di Socrate non potrebbe portarci a pensare che la letteratura non riesca a esprimere appieno il pensiero filosofico?

FERRONI: Dipende da ciò che si va a cercare nella filosofia. Prima abbiamo parlato della tendenza "tecnicizzante" di certa filosofia e di come quest’ultima si stia allontanando sempre più, tra l’altro, dalla comunicazione diretta. Si tratta di una filosofia per specialisti che tende a usare delle "formule" e che, in tal modo, può risultare più simile alla matematica o a certi elementi tecnici della scienza che non alla comunicazione. Dall’altro lato vi è quell’area del pensiero filosofico che ritiene opportuno passare attraverso la comunicazione e il "dialogo" inteso in maniera platonica. Già in Socrate il termine "dialogo" denotava un qualcosa di essenziale: se la parola "dialogo" viene intesa in questo modo, letteratura e filosofia riescono a incontrarsi in modo compiuto, perché tanto nella tradizione greca e latina, quanto in quella medioevale e rinascimentale, il "dialogo" costituisce anche un genere letterario. Le opere dialogiche, infatti, sono degli scritti di finzione che presentano degli interlocutori intenti a parlare di diversi e a volte importantissimi problemi.

STUDENTESSA: Nella storia dell’Occidente ci sono stati dei momenti in cui la filosofia ha prevalso sulla letteratura fin quasi a schiacciarla: mi riferisco soprattutto a quei periodi in cui veniva messa in atto una forte censura, come ad esempio sotto il nazismo. La prevaricazione della filosofia nei confronti della letteratura non potrebbe derivare dal fatto che mentre la prima va alla ricerca della verità, la seconda tende ad allontanarsene?

FERRONI: Durante il nazismo vennero schiacciate tanto la filosofia quanto la letteratura. Bisogna comunque ricordare che anche un grande filosofo come Heidegger accettò il regime nazista e che per questo fu duramente – e giustamente – criticato nel dopoguerra. Guardando al senso generale dell’orrore provocato dal nazismo, però, non si può seriamente affermare che quest’ultimo privilegiò un genuino pensiero filosofico: in realtà il regime nazista tese a incoraggiare un atteggiamento che oggi potremmo definire anticulturale. Tutto ciò che non risultava coerente con la logica distruttiva dell'ideologia nazista doveva essere eliminato: l’epoca del nazismo, infatti, fu un periodo di incredibili roghi di libri. Episodi del genere non furono caratteristici esclusivamente di quegli anni, perché la distruzione sistematica dei libri in generale, e dei testi di filosofia in particolare, ha numerosissimi precedenti nella storia occidentale: in diverse epoche storiche, infatti, l'intolleranza nei confronti del pensiero e del legame tra pensiero ed esperienza si è spesso manifestato in modo distruttivo. Potremmo portare numerosi esempi in proposito: dall’intolleranza medioevale, all'Inquisizione, fino alla futuribile ipotesi portata avanti in un grande film di François Truffault Fahrenheit 45I, di cui abbiamo un'immagine. Nel film - tratto dall’omonimo romanzo di Ray Bradbury - viene presentato un futuro totalmente tecnicizzato in cui si distruggono i libri perché essi sono il simbolo del forte legame che sussiste tra esperienza autentica ed esistenza.

STUDENTESSA: Anche in Internet è spesso presentata una stretta connessione tra filosofia e letteratura: in tutti i siti che ho visitato, i due ambiti vengono visti come largamente assimilabili. Vorrei, però, porLe una domanda riguardo a Socrate: come mai egli scelse di non lasciare nulla di scritto?

FERRONI: Per rispondere alla Sua domanda bisognerebbe presentare degli argomenti prettamente tecnici, attinenti alla storia della filosofia. Credo comunque che l’importanza della figura di Socrate sia data proprio dal suo legame con l'esperienza, con la parola e con la conoscenza. L'essere nel mondo è prima di tutto esperienza e la scelta di Socrate, che decide di morire pur di non contravvenire alle leggi della sua città, indica un forte radicamento nell'esperienza. La scrittura, dal canto suo, fissa l’esperire in una struttura stabile e definitiva, e a questo proposito è molto interessante la riflessione che Platone farà sul rapporto tra oralità e scrittura. La filosofia "orale" di Socrate, quindi, è data dal legame della parola con la voce, dallo scambio autentico di opinioni fra le persone. La scrittura, invece, fissa le parole nel tempo e contemporaneamente ci allontana dall'esperienza autentica e immediata. Socrate, in questo senso, mantiene un comportamento integro e in più ci introduce nella dimensione dell'ironia, che è la capacità di vedere le cose da un punto di vista opposto rispetto a quello in cui appaiono. Il tema dell'ironia si rivela determinante per capire il senso del rapporto tra letteratura e filosofia nell’ambito dell'esperienza. Ritengo che l’ironia possa essere considerata il reale punto d’incontro tra letteratura e filosofia.

STUDENTE: Di solito, quando si mettono in relazione letteratura e filosofia, il tipo di letteratura che ne emerge è quello che, in modo impreciso, potremmo definire "serio". Alla luce di ciò che Lei ha appena detto sull’ironia, invece, si potrebbe sostenere che il riso non deve più essere considerato così avulso dal pensiero e dalla riflessione filosofica.

FERRONI: Una certa parte della tradizione filosofica occidentale ha condannato il comico in quanto relativo a una realtà "bassa", volgare e non adatta a chi detiene il potere. C’è comunque da sottolineare che l'ironia non coincide necessariamente con il riso: essa è, prima di tutto, una figura retorica, ma può anche manifestarsi in una di quelle forme del comico che ci conducono verso una riflessione dura e spietata sulla realtà. Possiamo affermare che tramite l’ironia tutte le espressioni del comico riescono a mostrarci la faccia "oscura" della realtà, quei suoi aspetti che non si manifestano immediatamente. Lo stesso Socrate è stato tradizionalmente visto attraverso l'immagine del sileno, usata anche da Alcibiade: i sileni sono delle statuette che ritraggono un volto brutto e deforme, ma che nascondono al loro interno un viso bellissimo. Si tratta di un’immagine di grande efficacia – fu ripresa, durante il Rinascimento, dal "letterato-filosofo" Erasmo da Rotterdam – e che ben rappresenta l’uomo Socrate: un individuo esteriormente malfatto il quale, però, possedeva un’anima dotata di un’autentica capacità di conoscenza. Alcuni fenomeni del comico – anche quelli più estremi – riescono a cogliere tale duplicità del reale e, in tal modo, ad acquisire un’elevata dignità filosofica. Lo scrittore François Rabelais fu un autore comico che tramite le eccessive e grottesche avventure descritte in Gargantua e Pantagruel rivelò un profondo senso della conoscenza e presentò una originalissima filosofia.

STUDENTE: Non di rado la letteratura - in quanto espressione artistica di un individuo - si manifesta come visione unificante del mondo e di ciò che caratterizza l'esperienza umana. Fino a che punto la filosofia contemporanea, divisa com’è in diverse e opposte tendenze, riesce a elaborare un’equivalente concezione unica della realtà?

FERRONI: Tanto nella filosofia quanto nella letteratura esistono sia delle visioni globali sia delle visioni frantumate della realtà. La letteratura del Novecento, poi, è forse quella che più di ogni altra ha mostrato l’inconoscibilità e lo sgretolamento di un mondo troppo sfaccettato per poter essere rappresentato nella parola. Anche la letteratura, quindi, ha distrutto la presunta coerenza del mondo. Accanto a fenomeni del genere, com’è ovvio, vi è la lunga tradizione della filosofia sistematica che tende a dare una visione organica della realtà: in questo caso, però, non si tratta di filosofia contemporanea. Al giorno d’oggi, infatti, una visione globale della realtà viene contestata non solo dalla filosofia cosiddetta "tecnicizzata" – la quale si interessa solo ai parametri d'intervento sul pensiero, sulla scienza o sulla conoscenza - ma anche da quella che abbiamo chiamato "umanistica". Nel pensiero contemporaneo sarebbe preferibile sostituire alla categoria di "totalità" quella di "complessità", perché quest’ultima riesce meglio a descrivere le continue sovrapposizioni e giustapposizioni di fenomeni eterogenei e, spesso, non comunicanti, che esemplificano la nostra attuale condizione. La filosofia e la letteratura, dal canto loro, non possono far altro che restituirci il senso di tale complessità.

STUDENTESSA: Durante il Romanticismo sono nate delle correnti filosofiche che, dopo una lunga evoluzione in senso estremistico, hanno generato fenomeni quali il nazismo: mi riferisco soprattutto all'ideologia della supremazia della nazione eletta, allo scritto di Gobineau Saggio sull'ineguaglianza delle razze umane e al primato del superuomo. Proprio per tale motivo sono convinta – come dicevo in precedenza - che determinate correnti filosofiche, una volta tramutatesi in ideologie, possono arrivare a schiacciare la letteratura tramite l’arma della censura.

FERRONI: Qualsiasi tentativo di comprensione della realtà può essere considerato "filosofia". All’interno delle diverse correnti filosofiche, però, bisogna operare delle distinzioni; durante la storia dell'umanità, determinate manifestazioni del pensiero che all’epoca sono sembrate aberranti, col passare del tempo hanno assunto una loro importanza perché ci hanno fatto riflettere sugli effetti distruttivi di alcune organizzazioni sociali. Abbiamo il dovere di prestare grande attenzione a fenomeni di questo genere: quando meditiamo sulla nostra tradizione culturale e sulla cultura contemporanea, dobbiamo sforzarci di analizzarne tanto gli elementi positivi quanto quelli negativi, e di imparare dagli eventi e dalle costruzioni teoriche del passato quelle conoscenze atte a orientarci verso ciò che, con un termine un po’ "desueto", vorrei definire "il bene". Il grande Giacomo Leopardi suggeriva di tenere fortemente intrecciati l'atteggiamento del filosofo e l'atteggiamento del poeta al fine di acquisire una conoscenza che guardasse al vero fino in fondo. Bisogna tenere in considerazione anche gli aspetti più crudeli della realtà per poter conquistare un qualcosa di autentico. Vorrei che osservaste questa civetta: nell’antichità essa era il simbolo di Minerva, la dea della saggezza e della conoscenza. All'inizio dell'Ottocento, Hegel sostenne che la vera filosofia riconosce se stessa al crepuscolo, allo stesso modo in cui, al crepuscolo, appare la civetta di Minerva: dicendo questo Hegel voleva intendere che quando una società è giunta al suo massimo grado di sviluppo, la filosofia afferma se stessa. Si tratta di un tema su cui bisognerebbe meditare. Ve lo lascio come spunto di riflessione.

STUDENTESSA: Kant, nella Critica del giudizio, sostenne che la filosofia ha un approccio sostanzialmente razionale nei confronti della complessità del reale, mentre le vie della letteratura e dell'arte sono maggiormente legate all'emozione e all'irrazionlità. Lei è d'accordo con questa distinzione?

FERRONI: Solo in parte. La poesia, ad esempio, si confronta con i momenti più distruttivi dell'esperienza e talvolta viene a contatto con la più completa irrazionalità. Ciononostante, nel momento in cui si organizza in forma testuale, riesce a offrirci un validissimo punto di vista razionale. Si tratta di una razionalità che non coincide con il razionalismo, ma con "l’occhio della ragione" che va a posarsi sull’emozione. Ritengo cha la nostra cultura abbia profondamente bisogno di tale razionalità - e mai di razionalismo – per poter navigare nel vasto mare dell'irrazionale che domina la natura. La ragione è una conquista: è un'invenzione dell'umanità a cui hanno dato un profondo contributo anche la filosofia e la letteratura. È necessario che tale atteggiamento razionale venga mantenuto affinché la società umana trovi un suo equilibrio e abbia la possibilità di sopravvivere. Per fronteggiare la minaccia che grava sull’ecologia, ad esempio, abbiamo bisogno di quelle forme culturali necessarie a guardare in noi stessi e ad arginare l’irrazionalità presente nel mondo.

STUDENTE: Su Internet ho trovato una discreta quantità di materiale e ne sono rimasto alquanto stupito: non tutti, infatti, si interessano a certi argomenti. Ho trovato anche il sito web italiano di filosofia lo SWIF, che contiene uno spazio dedicato al rapporto Filosofia e Letteratura (http://lgxserver.uniba.it/lei/).  Per quanto riguarda il tema di cui abbiamo trattato oggi, invece, sono riuscito a scovare un libro inglese che si intitola proprio Letteratura e filosofia (http://tilp.educ.queensu.ca/martin/litphil.html). Vorrei sottolineare che, su Internet, la stretta relazione tra questi due ambiti è sempre data per scontata, sebbene non venga mai approfondita adeguatamente.

FERRONI: Anche nella tradizione il termine "filosofia" risultava grosso modo onnicomprensivo: c’è un sonetto del Petrarca, ad esempio, che recita: "Povera e nuda vai filosofia". Il Petrarca non intendeva il termine nella sua stretta accezione tecnica ma, più ampiamente, come sapienza, filosofia, letteratura e poesia. Speriamo che, con lo sviluppo di Internet, non si sia costretti a dire in futuro: "Povera e nuda vai filosofia", ma che filosofia e letteratura ricevano un nuovo impulso e, soprattutto, una rinnovata attenzione da parte delle giovani generazioni.


Siti internet sul tema

Philosophy and Literature
http://muse.jhu.edu/journals/philosophy_and_literature/
Filosofia e letteratura
http://www.imar.net/cultura/filosof.htm
SWIF - Sito Web Italiano per la Filosofia
http://lgxserver.uniba.it/lei/


Biografia di Giulio Ferroni

Trasmissioni sul tema Il pensiero e l'esperienza

Trasmissioni dello stesso autore

Partecipa al forum "I contemporanei"

Tutti i diritti riservati