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Il Grillo (8/1/2002)

Roberto Esposito

Che cos'è l'Uguaglianza

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"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. 
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Art. 3 della Costituzione Italiana

8 gennaio 2002

Puntata realizzata con gli studenti del liceo “Cartesio” di Giugliano

STUDENTE: Ringraziamo il professor Roberto Esposito di aver accettato il nostro invito; prima di iniziare la discussione vediamo insieme una scheda filmata. 

Ne La dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, votata dall'Assemblea Nazionale Francese il 26 agosto 1789, venivano proclamate la libertà e l'eguaglianza di tutti gli uomini. Ogni governo che vìoli i princìpi eterni di eguaglianza, di libertà e di fraternità è nemico dei popoli. Sono passati oltre duecento anni da questa solenne proclamazione. Nuove guerre e nuove rivoluzioni hanno scandito la storia degli uomini. Quanta strada ha fatto l'eguaglianza? “La libertà e l'eguaglianza fra gli uomini - ha scritto Norberto Bobbio - non sono un dato di fatto, ma un ideale da perseguire; non un'esistenza, ma un valore; non un dato di fatto, ma un dovere”, un dovere, potremmo aggiungere, che anche oggi stenta ad affermarsi. Ai confini dell'Occidente opulento premono grandi masse di diseredati, di uomini, donne e bambini che sperimentano la discriminazione come normale condizione di vita e non conoscono neppure il più elementare dei diritti: quello alla sopravvivenza. Ma anche nel cuore dell'Occidente, nei grandi agglomeratati urbani, e non solo lì, il diritto all'eguaglianza è quotidianamente messo alla prova. Che cosa resta del princìpio che aveva ispirato la Rivoluzione Francese e, prima ancora, quella Inglese alla fine del Seicento e cento anni dopo, i Bill of Rights delle colonie americane? Il diritto all'eguaglianza muove ancora il cuore degli uomini?

STUDENTE: Riprendendo le ultime parole della scheda, Le chiedo se il diritto all'eguaglianza muove ancora il cuore degli uomini e perché c'è ancora disuguaglianza nel mondo, nonostante le lotte che gli uomini, nel tempo, hanno combattuto?

ESPOSITO: Il diritto all'uguaglianza. Ecco una parola, un termine, un'idea, che muove ancora e sempre di più il cuore degli uomini. Non c'è stata parola della tradizione filosofica e politica, tranne forse la parola libertà, che ha tanto colpito, mosso, spinto gli uomini. Non c'è teoria, dottrina, movimento politico che non abbia sulla propria bandiera la parola uguaglianza. E tuttavia questo non significa che l'uguaglianza si sia realizzata. 
Come dice Bobbio :“è ancora un valore ed è un valore difficile da realizzare”, perché, come tutte le grandi parole della politica, anche quella di uguaglianza ha in sé delle contraddizioni. Innanzi tutto il fatto che gli uomini sono diversi naturalmente. E allora come si possono rendere uguali degli uomini che sono diversi? E poi uguaglianza in che cosa, tra chi e come realizzarla? Sono grandi interrogativi a cui è difficile dare risposta e che sperimentano, di volta in volta, nel corso del tempo, in questo momento più che mai, degli ostacoli, delle contraddizioni che non devono però arrestare la ricerca e la speranza.

STUDENTE: A Suo giudizio, qual'è la fonte della disuguaglianza? Non crede che sia il denaro?

ESPOSITO: Io credo che il denaro non sia la fonte dell'ineguaglianza. Il denaro è forse un simbolo o uno strumento della disuguaglianza. All'origine, come dicevo, c'è il fatto che tutti noi, uomini e donne, siamo naturalmente diversi. Uno è magro, uno è grasso, uno è biondo, uno è bruno, uno è uomo, uno è donna. E allora la questione che si è sempre posta è: “come far sì che queste differenze possano trovare un punto in comune?”. Tutte le difficoltà che ha sperimentato il concetto di uguaglianza sono relative a questo dato di partenza che, nel corso della storia, si è cristallizzato in delle figure della disuguaglianza. Il denaro è una delle più terribili fonti della disuguaglianza naturalmente, ma anche il colore della pelle, l'etnia, la religione sono elementi che ostacolano l’affermarsi dell’uguaglianza. Bisogna scomporre questo concetto. Esiste poi l'uguaglianza economica, l’uguaglianza giuridica, l'uguaglianza politica, ovvero diverse concezioni dell'uguaglianza che spesso si sono scontrate tra di loro. Per cui il paradosso di questa parola è che l'uguaglianza è un'idea che ha sempre unito gli uomini e le teorie politiche, ma è anche un'idea che li ha sempre divisi proprio su questa domanda di fondo: “che cos'è, perché e come realizzarla?”.

STUDENTESSA: In che cosa differisce la nostra idea di uguaglianza rispetto a quella elaborata nella prima modernità, mi riferisco alla Rivoluzione Francese?

ESPOSITO: L'uguaglianza, richiesta al tempo della Rivoluzione Francese, prima ancora della Rivoluzione Americana, è un'uguaglianza fondamentalmente di tipo giuridico e politico che consente a tutti gli uomini di avere uguali diritti e uguali doveri, nonché l’accesso alla scena pubblica. Nel corso degli ultimi due secoli essa ha assunto un carattere politicamente più forte e determinato attraverso la creazione delle democrazie e dei parlamenti, per cui l'uguaglianza politica è diventata, da un lato, uguaglianza di accesso al voto alle elezioni politiche e, dall’altro, uguaglianza nel senso di poter essere soggetto politico effettivo. Infine, nel corso del Novecento, questa parola ha significato anche una parità di opportunità, di condizioni sociali ed economiche e quindi il tentativo di avvantaggiare coloro che naturalmente sono più deboli. Tutto questo sta dentro questa difficile storia dell'uguaglianza. Si potrebbe dire, inoltre, che le condizioni effettive tra gli uomini si siano avvicinate. Per esempio tra uomo e donna adesso non c'è più una situazione di discriminazione, così come anche le disuguaglianze razziali sono state molto ridotte. Tuttavia, al contempo, si sono create nuove disuguaglianze. Quanto più il mondo si uguaglia tanto più, dalla sua parte d'ombra, nascono e crescono nuove disuguaglianze. 

STUDENTE: Non crede che sia anzi tutto il Cristianesimo a introdurre l'ideale di uguaglianza nella storia dell'uomo?

ESPOSITO: Non esattamente poiché già nella città greca, nella polis greca Atene, esisteva il concetto di isonomia, che significava: “i cittadini sono tutti uguali davanti alla legge. Hanno tutti gli stessi diritti e tutti gli stessi doveri”. Naturalmente per cittadini i Greci intendevano gli uomini maschi adulti e liberi, non schiavi, perché c'è una differenza tra liberi e schiavi. Il Cristianesimo riprende questa grande idea e tende ad estenderla a tutti gli uomini in una maniera ancora più radicale. “Tutti gli uomini sono fratelli””ciascuno deve amare il prossimo suo come sé stesso”. Quindi nel Cristianesimo c'è un forte richiamo all'uguaglianza tra gli uomini. “Senza distinzione” - come dice San Paolo - “tra l'ebreo, il romano e il greco”. Naturalmente il Cristianesimo è pur sempre qualche cosa che nasce dentro il mondo antico, quindi dentro un mondo segnato da gerarchie, da disuguaglianze, da poteri. Nel messaggio cristiano non c'è la domanda a contrastare il potere, piuttosto bisogna obbedire ai poteri temporali. 

STUDENTESSA: Quand'è che l'uguaglianza comincia ad avere un'accezione laica?

ESPOSITO: L'uguaglianza comincia ad avere un'accezione laica all'origine dell'età moderna, quando si afferma la dottrina-princìpio dell'individualismo secondo cui ogni cittadino, in quanto individuo, è dotato di diritti naturali. 
È lo Stato politico, che nasce attraverso il patto, il contratto, come dicevano Hobbes e Rousseau, ad affermare questi diritti individuali, per cui ciascun cittadino ha delle prerogative che non possono essere né contestate né cancellate.

STUDENTESSA: A proposito del discorso di Martin Luther King tenuto nell'agosto del '63, non crede che sia il pregiudizio a produrre disuguaglianza?

ESPOSITO: Il discorso di Martin Luther King è stato un discorso mitico per la mia generazione, che ha prodotto dei risultati. Pensiamo anche alla figura di Nelson Mandela, al suo impegno per il superamento progressivo delle discriminazioni razziali che tuttavia non sono ancora cadute, ma anzi si sono approfondite. Pensate alle guerre degli ultimi quindici, venti anni. Per ogni occidentale morto si è registrata una media di cinquemila non occidentali morti. Ciò ha rappresentato una forte differenza che ha inciso addirittura sulla sopravvivenza. La stessa consapevolezza che nel mondo milioni di uomini ogni anno muoiono per fame, malattie e guerre, ci fa capire che il sogno di Martin Luther King non si sia del tutto realizzato. 

STUDENTESSA: Lei pensa che il sogno di Martin Luther King, di circa quarant'anni fa, si sia concretizzato definitivamente, oppure sia rimasto solo un sogno?

ESPOSITO: In parte si è realizzato perché soprattutto in America, oltre che in altri Paesi, la discriminazione razziale è certamente caduta, dando vita a società multietniche. A Parigi, per esempio, non c'è certo differenza tra razze, tra bianchi, neri, gialli. Dunque anche in gran parte dell'Occidente quel sogno si è realizzato. Eppure il mondo attuale, cosiddetto globalizzato, è attraversato da fratture e discriminazioni. Da un lato ci sono i grandi paesi ricchi, come New York, Parigi, Francoforte, Milano, Hong Kong, dove circola la grande ricchezza finanziaria del mondo e dall'altro ci sono le bidonville, i deserti, le steppe, i territori devastati dalla guerra, dalla fame, dalla morte. È questa la contraddizione dell'uguaglianza che ci mostra un mondo più unito ed uguagliato che in passato, ma anche più tagliato da una divisione ancora più insopportabile, ancora più insostenibile.

STUDENTE: Quindi il processo di globalizzazione crea uguaglianza o disuguaglianza?

ESPOSITO: Tutte e due le cose insieme. Il processo di globalizzazione è appunto qualche cosa di estremamente complesso e contraddittorio. Si può dire che includa escludendo, che unisca dividendo. Cioè il mondo è sempre più unito sotto il profilo tecnologico, sotto il profilo economico, sotto il profilo finanziario e culturale, ma è anche sempre più diviso sotto il profilo sociale, sotto il profilo delle effettive opportunità. Per esempio Internet, che è un po’ il simbolo della globalizzazione, è qualche cosa che unisce non il mondo intero come si pensa, ma solo chi può accedervi, visto che in alcuni paesi dell'Africa non esiste neanche un utente di Internet. Considerando che l'80-85% dei fruitori sono concentrati nell'Occidente sviluppato, non è difficile constatare come questo strumento di comunicazione nato per unire il mondo, al tempo stesso lo divida. Questo discorso vale anche per il reddito, per la fame, per le medicine. Pensate che probabilmente i dieci uomini più ricchi del mondo hanno più risorse dei dieci stati più poveri del mondo. Dunque unità, ma anche estrema e drammatica divisione.

STUDENTE: Che ruolo ha l'ideale di uguaglianza nella formazione dello Stato Europeo?

ESPOSITO: Un ruolo estremamente importante. Abbiamo visto il filmato sulla Rivoluzione Francese. Tutte le democrazie parlamentari europee e non solo, si sono forgiate sulla parola dell'uguaglianza. Già lo Stato liberale, ma poi soprattutto quello democratico, è fondato sul criterio della pari opportunità, che significa: “a ciascuno secondo i suoi meriti, a ciascuno con le stesse opportunità di partenza”. Poi gli Stati socialdemocratici hanno anche affermato un altro princìpio: “non solo a ciascuno secondo i propri meriti, ma anche a ciascuno secondo i propri bisogni”. Quello che si chiama Stato Sociale è la forma di Stato che ridistribuisce la ricchezza attraverso la tassazione, cercando di favorire i più sfavoriti in partenza. In questo caso uguaglianza può essere intesa in senso aritmetico: ”a ciascuno le stesse cose, ma in proporzione alle sue possibilità”. Secondo questo princìpio dell’uguaglianza, dunque, tutti i ceti svantaggiati devono avere qualcosa di più di quelli che invece sono privilegiati.

STUDENTESSA: Professore, ricollegandoci al discorso su Internet, possiamo dire che le nuove tecnologie portano maggiore disuguaglianza nel mondo?

ESPOSITO: Le rispondo facendo riferimento a un elemento di contraddizione. Al di là di Internet, la tecnica stessa, in ogni sua forma, in ogni sua manifestazione e in ogni settore, ha unificato il mondo. Ha consentito che si parli tutti la stessa lingua, che è l'inglese, con lo stesso lessico, gli stessi concetti, le stesse parole. E questa unificazione linguistica è certamente rafforzata dai grandi mezzi di comunicazione, dalla televisione innanzi tutto, così come da Internet. Dunque la tecnica unifica. Ma la tecnica divide anche, perché, come ho già detto, non concede a tutti gli abitanti del mondo la possibilità di entrare in Internet o di accendere una televisione. E anche se questo accadesse non possiamo dimenticare che i flussi mediatici, economici, finanziari sono concentrati dentro certi circuiti, escludendone altri. Anzi, tale concentrazione, è basata proprio sul fatto che in altri circuiti c'è povertà. Dunque tra le due cose c'è un rapporto. Non è che una parte del mondo è povero e un'altra è ricco indipendentemente, bensì, una parte del mondo è ricca perché un'altra è povera, e viceversa. 

STUDENTE: Che posto ha il riconoscimento dell'uguaglianza nella nostra Costituzione?

ESPOSITO: Sul piano formale ha un posto fondamentale, visto che è uno degli articoli decisivi della nostra Costituzione. Naturalmente bisogna sempre distinguere tra quella che i politologi chiamano costituzione formale, ciò che è scritto e costituzione materiale, ciò che effettivamente avviene dentro i movimenti storici, dentro la società, dentro i conflitti. E dunque oggi non esiste un movimento, un partito politico, che possono fare a meno di quel princìpio scritto nella nostra Costituzione. Si tratta solo di vedere: “uguaglianza perché, in che cosa e come applicarla”. Chi vive a Giugliano ha gli stessi diritti di chi vive a Milano, tuttavia la condizione sociale è un po’ diversa.

STUDENTE: A Suo avviso, nell'immediato futuro del mondo ci sarà più uguaglianza o disuguaglianza?

ESPOSITO: Io spero e credo che ci sarà più uguaglianza, perché questo processo di mondializzazione o di globalizzazione, a cui prima facevamo riferimento, è un processo fondamentalmente irreversibile. È impossibile che in un mondo in cui ogni evento viene diffuso in tempo reale da tutte le televisioni non vi sia una spinta verso l'uguaglianza. È inevitabile che sia così. Naturalmente esistono delle forze, degli elementi di resistenza rispetto a questo processo. Vediamo proprio in queste settimane una terribile contraddizione da questo punto di vista, ovvero l'insostenibilità dell'ineguaglianza che rappresenta una minaccia per il resto del mondo. Evidentemente soltanto la politica, intesa nel senso più generale dell'espressione, cioè l'arte di definire i rapporti tra gli uomini può contribuire all’affermarsi dell'uguaglianza.

STUDENTESSA: Che cosa intende Simone Veil quando dice: "Abbiamo diffuso ovunque il veleno della disuguaglianza"?

ESPOSITO: Innanzi tutto Simone Veil è stata una delle maggiori pensatrici di ispirazione religiosa del Novecento, ma che ha avuto delle forti esperienze politiche nella lotta per le conquiste e i diritti sociali in Francia. Ha partecipato alla Guerra di Spagna ed è morta durante la Seconda Guerra Mondiale impegnata contro il nazismo. Quindi la sua parola acquista il peso di una testimonianza diretta e addirittura di un sacrificio diretto. Per "veleno della disuguaglianza" Simone Veil intende ogni elemento che mini il carattere di fraternità, di parità, di uguaglianza tra gli uomini, riferendosi soprattutto a una cosa specifica, al potere. Lei ha sempre pensato che il potere o addirittura la forza, che è la manifestazione violenta del potere, sia un veleno che corrode alla radice i rapporti e le relazioni tra gli uomini. E dunque tutta la sua battaglia, tutta la sua lotta, tutti i suoi scritti vanno nel senso di un ripristinare la relazione umana fuori dai rapporti di comando ed obbedienza, fuori da ogni forma di discriminazione tra chi può e chi non può, fuori da ogni esclusione violenta di qualsiasi parte della società rispetto al suo intero.

Puntata registrata il 5 dicembre 2001

Biografia di Roberto Esposito

Trasmissioni sul tema Libertà, Uguaglianza, Fraternità

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