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Il Grillo (7/1/2002)

Dario Antiseri

Che cos'è la Libertà

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7 gennaio 2002

Puntata registrata con gli studenti del Liceo "Cartesio" di Giugliano

STUDENTE: Ringraziamo il nostro ospite Prof. Dario Antiseri di essere con noi ed introduciamo l’argomento con una scheda filmata.

Gli uomini e le donne del Ventesimo secolo hanno conosciuto una libertà che è parsa talvolta inebriante, apparentemente illimitata, la libertà di affermare i propri diritti, le proprie opinioni, la libertà di muoversi, la libertà di vivere e di amare. Ci sono stati passaggi, nella lunga storia del secolo, in cui il sentimento della libertà, prima di diventare azione e invadere le strade, si è fatto sogno. Ma gli uomini e le donne del Ventesimo secolo hanno anche conosciuto la negazione della libertà e l'oppressione dei corpi. Hanno attraversato il buco nero dei totalitarismi sperimentando l'annientamento nei campi di internamento e di sterminio, la vita degradata delle carceri e dei gulag. Forse in nessun altro momento della storia passata la libertà è stata tanto affermata e tanto negata, tanto reclamata e tanto rifiutata, tanto parlata, cantata, gridata e tanto messa ai margini, nascosta, oscurata. Ora che il secolo Ventesimo, nel suo indissolubile intreccio di libertà e oppressione ci è alle spalle, resta da chiedersi se il cammino della libertà, il suo accidentato e tortuoso itinerario attraverso la storia degli uomini sia finalmente arrivato a compimento oppure, come è più legittimo pensare, la libertà non ha un termine conclusivo. La sua storia dunque non è finita. Essa è costantemente in cammino.

STUDENTESSA: Professore, qual è il percorso storico della libertà e della sua negazione nell'arco del Ventesimo secolo?

ANTISERI: Nel nostro secolo, è vero, la libertà è stata tanto reclamata, osannata e altrettanto oppressa, negata, ma quello che è stato veramente terribile è rappresentato dai campi di concentramento, che hanno voluto distruggere l'umanità. Quello della libertà è stato un cammino accidentato, faticoso e per questa libertà sono morti milioni di uomini, dunque è nostro compito difenderla. Un grande filosofo, che è Karl Popper, sosteneva che il prezzo della libertà è l'eterna vigilanza.

STUDENTESSA: In cosa si differenzia la nostra idea di libertà rispetto a quelle precedenti?

ANTISERI: Le rispondo con una citazione di Benjamin Constant tratta dal suo libro La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni: "Per un inglese, un francese, un cittadino degli Stati Uniti d'America la libertà, oggi, è il diritto di essere sottoposti soltanto alla legge"."… il diritto di non essere arrestati, detenuti, condannati a morte, maltrattati in alcuna maniera, per effetto della volontà arbitraria di uno o di più individui. La libertà è il diritto di esprimere il proprio pensiero, scegliere la propria occupazione ed esercitarla, il diritto di esporre le proprie idee, di abusarne addirittura. Il diritto di andare e venire senza bisogno di ottenere il permesso e senza il dover rendere conto dei propri motivi e dei propri affari. E poi ciascuno ha il diritto di riunirsi con altri individui sia per discutere riguardo ai propri interessi sia per professare il culto dei costumi, sia semplicemente per occupare il proprio tempo nella maniera più conforme alle personali inclinazioni e fantasie. Infine è il diritto che ciascuno ha di influire sull’amministrazione del governo, sia nominando per intero o in parte i propri funzionari. Ecco, lo Stato di diritto è lo Stato della legge. La libertà degli antichi era quella di andare sulla piazza e decidere tutti insieme una guerra, una legge, ma essi - dice Constant - non avevano la libertà individuale, ovvero ispirata ai valori della persona, quanto piuttosto la libertà in specie collettiva. Tuttavia quando Pericle in un suo discorso diceva "Atene non caccia lo straniero, Atene è aperta al mondo" questa sua sensibilità circa l’importanza della libertà degli individui e il rispetto degli altri, impressiona, tanto è vicina ai giorni nostri.

STUDENTE: Si può parlare di educazione alla libertà?

ANTISERI: Karl Popper, nel ’35 ha scritto un libro classico di epistemologia dal titolo Logica della ricerca. Dieci anni più tardi, nel '45, ha pubblicato il famosissimo libro La società aperta e i suoi nemici, dove esamina le ragioni della libertà. Giunse alla conclusione che una delle ragioni è la fallibilità umana. E sempre Popper dice - "Evitare l'errore è un ideale meschino. Se noi ci confrontiamo con un problema difficile è facile che sbaglieremo". Allora la cosa veramente grande è apprendere dai nostri errori. Io sono fallibile, tu sei fallibile. Se vogliamo risolvere il problema, ciascuno proponga la propria teoria e critichi quella dell’altro, perché attraverso la discussione e la critica noi possiamo risolvere i problemi. Dunque, l'idea che siamo fallibili e che per questo dobbiamo discutere, è un cardine della società aperta, della democrazia. Per converso se io penso di avere la verità assoluta, come Hitler, Stalin e tutti i dittatori, allora cercherò di imporla. Quindi l'educazione alla democrazia è capire le ragioni logiche, epistemologiche ed economiche della libertà, oltre ovviamente a quelle religiose o cristiane.

STUDENTE: Professore, in che rapporto stanno attualmente scuola e libertà?

ANTISERI: Se interpreto bene la domanda, mi si chiede un’opinione circa il finanziamento o meno alle scuole private. Ebbene io sono favorevole. Quando noi parliamo di competizione spesso abbiamo paura di questa parola, perché la competizione è guerra; tuttavia il progresso scientifico si ha perché la ricerca scientifica è una competizione serrata tra idee. Pensate alla battaglia tra copernicani e tolemaici, tra arbitralisti e meccanicisti in biologia. La scienza va avanti attraverso teorie e confutazioni, va avanti tra proposte di teorie e critiche a queste teorie. Non è razionale colui che difende la sua teoria ad ogni costo. Che cos'è la democrazia, se non una competizione tra proposte politiche per la soluzione dei problemi come il sistema elettorale, la scuola, la sanità, il traffico, e così via? Che cos'è la democrazia se non una competizione davanti a direttori, tra proposte diverse? E il libero mercato che cos'è se non competizione di merci e servizi sul mercato?. Quindi è la competizione ad animare la scienza, la democrazia e il mercato e chi non vuole la competizione ha scelto di bloccare il mutamento. Del resto la parola cumpetere vuol dire cercare insieme, petere, cercare insieme, cum, cercare insieme la soluzione migliore in modo agonistico.

STUDENTE: Professor Antiseri, possono le nuove tecnologie costituire un pericolo per la libertà?

ANTISERI: Un grande filosofo contemporaneo, Gadamer, ha sostenuto che con la televisione termina l'esperienza del dialogo; lo stesso Piaget ci ha insegnato che le menti crescono attraverso una discussione continua. Ora il dialogo, spesso in famiglia, non c'è, mentre è la televisione a padroneggiare, mostrando talvolta scene di violenza che vengono assorbite dai bambini a tal punto da far sembrare cosa di tutti i giorni il sangue, le pistolettate e gli scannamenti. Popper diceva che "quando noi abituiamo le menti dei bambini alle scene di violenza, si contribuisce all’indebolimento della democrazia, perché garantire la democrazia, è compito dello Stato che deve vigilare al fine di eliminare la violenza". L’assuefazione alla violenza dunque può costituire un pericolo per la libertà e, come dicevo prima, il prezzo della libertà è l'eterna vigilanza. Ma ci sono altri pericoli. Per esempio i monopoli pubblici e privati, perché, come ha insegnato un grande economista, Premio Nobel, Friedrich Von Hayek "chi possiede tutti i mezzi stabilisce tutti i fini". Prendiamo ad esempio la libertà di stampa. Essa non è garantita se tutte le cartiere, tutte le tipografie appartengono ad solo un gruppo di potere; ecco perché è necessaria la proprietà diffusa affinché sia consentito alla gente di informarsi, di proporre e di criticare. La libertà dunque è minacciata dai monopoli e dall’informazione perché distruggono le basi teoriche della democrazia.

STUDENTESSA: la libertà della ricerca scientifica può essere assoluta o deve essere controllata e limitata?

ANTISERI: Il problema della libertà della ricerca scientifica sta nelle applicazioni; essa deve essere certamente libera, cioè trovare più possibilità, inventare più teorie, in chimica, in fisica, in biologia, sociologia. Nella pratica tale libertà e' limitata. Per esempio l’energia atomica è stata una grande scoperta scientifica, ma ciò non vuol dire che si sia legittimati a buttare la bomba atomica ogni giorno per verificarne gli effetti. Dunque l'uso delle scoperte scientifiche comporta sempre delle implicazioni etiche e politiche. Si tratta di limiti che dobbiamo stabilire di volta in volta.

STUDENTE: In riferimento al libro di George Orwell, 1984, Lei ritiene che viviamo in una società del controllo?

ANTISERI: Il problema non è "chi controlla". Secondo Popper è stato Platone ad inquinare l'intera teoria politica dell'Occidente con il concetto della leadership. Egli infatti sosteneva che a comandare dovessero essere i filosofi, "…perché solo loro sanno cos'è il bene e cos'è il male". La domanda di Platone ha ricevuto tutte altre risposte negli anni a seguire, con conseguenti implicazioni politiche; quando si è deciso che doveva comandare solo una razza, abbiamo avuto il nazifascismo; quando la scelta si rivolse ad una classe sociale, il proletariato, allora si ebbe il comunismo. Dunque chi deve comandare? Un singolo, un ceto, una classe, una razza? La risposta è :"nessuno", perché nessuno è venuto al mondo con l'attributo del potere sugli altri; piuttosto la domanda è: "come costruiamo istituzioni che permettano il controllo dei governati sui governanti in modo che questi ultimi possano essere rimossi, cacciati senza spargimento di sangue qualora non rappresentino il popolo che li ha eletti? Questa è la domanda dei democratici. Non ci interessa chi comanda. Ci interessa molto di più vigilare sulle istituzioni che garantiscano la sovranità del popolo e dunque la democrazia.

STUDENTE: Facendo riferimento alla condizione delle donne afgane, ci accorgiamo di vivere in un mondo che concede larghi spazi alla libertà, ma allo stesso tempo li nega. Come riescono a coesistere queste due cose apparentemente contraddittorie?

ANTISERI: Apparentemente sono contraddittorie. Noi viviamo in un mondo pluralista, dove ci sono più fedi religiose, più tipi di etica, più proposte politiche e più situazioni diverse. Ebbene questo relativismo di culture e di proposte ci fa entrare in contatto con realtà diverse. Tutto ciò è necessario per capire chi siamo, quali sono i tratti che ci distinguono dalle altre culture e per entrare in contatto con queste attraverso il dialogo, cosicché noi possiamo imparare da altri e altri possano imparare da noi. Questo contatto, per esempio, tra il mondo musulmano e il mondo nostro, potrebbe indurre i musulmani a riflettere sulla condizione della donna e le donne, a loro volta, guarderebbero al modo di vita di quelle occidentali. Dai buddisti potremmo apprendere, tra le altre cose, il valore del rispetto per l'ambiente. È questa la cosa importante: un dialogo fecondo. Popper, alla domanda "Ma che cos'è questa Europa?", rispose :" L'Europa è quel continente che fin dall'inizio ha permesso più culture, più idee". Noi non abbiamo avuto una sola religione e spesso la nostra religione si è divisa causando le guerre di religione. Non abbiamo avuto un solo sistema politico, così come non abbiamo avuto un tipo di arte soltanto. Cioè l'Europa è quel continente che, in qualche modo, ha permesso la coesistenza, spesso tragica, dolorosa, di più idee. E questo distingue l'Europa da altre culture monolitiche. Alcuni anni fa tenni un dibattito a Praga dove un ex ministro della Cecoslovacchia mi disse:"Voi in Europa avete tutti questa diversità di idee, più religioni, più fedi politiche, più partiti….è questa la vostra debolezza!". E io risposi: "No, questa è la nostra forza, perché vuol dire che ce lo possiamo permettere; tra più fedi uno può scegliere la sua, tra i partiti politici uno può scegliere questo partito invece che un altro e possiamo discuterne". Perché badate bene che, senza discussione non si avanza né nelle idee, né in politica, né in economia. Chi non vuole la discussione e chi non si mette in discussione ha scelto la via del totalitarismo che rappresenta la negazione della libertà.

STUDENTE: Il potere nelle mani di pochi, potrebbe rovinare o deformare la democrazia e quindi negare l'esercizio della libertà?

ANTISERI: Ma certo, perché la democrazia, come ci ha insegnato Montesquieu, si basa sulla divisione dei poteri. Lo Stato di diritto si basa proprio sulla diffusione del potere economico, politico e amministrativo.

STUDENTESSA: Si faceva prima cenno ai pericoli che corre la libertà. Uno di questi è rappresentato dal potere finanziario?

ANTISERI: Certo. Prima ho accennato al problema dei monopoli e non posso non citare nuovamente quel pensiero di Hayek: "Chi possiede tutti i mezzi stabilisce tutti i fini". Se solo io posseggo i mezzi, sono io che decido cosa produrre e cosa no, dunque sono io che presumo quali siano i tuoi bisogni. Si tratta, secondo la Heller, di una dittatura sui bisogni della collettività.

STUDENTE: Professore, c'è stato un momento, nella storia recente, in cui la nostra libertà è stata in pericolo?

ANTISERI: La nostra libertà è stata calpestata durante tutto il periodo del ventennio fascista, ma, dopo, pericoli per la nostra libertà non mi sembra ce ne siano stati. Tutti oggi accettano lo Stato di diritto in Italia e nessuno mette in discussione le regole della democrazia. Indubbiamente i pericoli possono venir sempre fuori, causati per esempio dallo stress, dall'insoddisfazione, dall'ingiustizia, ma, come diceva Popper: "Le istituzioni sono come le fortezze: resistono se è buona la guarnigione". Ebbene la guarnigione siamo noi che dobbiamo vigilare affinché niente e nessuno offuschi la nostra libertà. La storia insegna, ma ancora prima della storia è la Scuola che deve insegnarci la storia, ossia a comprendere che cosa è avvenuto in passato e a non commettere gli stessi errori

STUDENTE: Secondo lei, nell'immediato futuro è possibile che nascano nuovi totalitarismi che sopprimano le libertà fondamentali di cui oggi godiamo?

ANTISERI: Come diceva un vecchio filosofo dell’Ottocento: "Nel possibile, tutto è possibile". Tuttavia, anche se l’Occidente non è il Paradiso, con le sue contraddizioni, come per esempio la distribuzione diseguale della ricchezza, la tutela dell’ambiente, la convivenza tra culture diverse, un regime totalitario cancellerebbe per sempre la libertà per instaurare l’oppressione diffusa e indiscriminata. Ma io credo che una cosa del genere in Occidente non accadrà.

Puntata registrata il 6 dicembre 2001

Biografia di Dario Antiseri

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