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Il Grillo (14/1/2002)

Remo Bodei

I diritti sulla carta

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14 gennaio 2002

Puntata realizzata con gli studenti del Liceo “Cartesio” di Giugliano

STUDENTESSA: Ringraziamo il Professor Bodei per aver accettato il nostro invito; prima di iniziare la discussione vediamo insieme la scheda filmata.

Gli uomini nascono e vivono liberi e uguali nei diritti. È il Primo Articolo de La dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino. L'Assemblea Nazionale Francese l'approva il 26 agosto 1789, dopo aver varato, qualche settimana prima, l'abolizione di tutti i diritti feudali, dei privilegi assegnati al clero e alla nobiltà. È la fine dell'antico regime. Tre anni dopo il re verrà deposto e proclamata la repubblica. Poi si aprirà il periodo nero del Terrore. Ma l'estate del 1789 rappresenta un luminoso punto di svolta. È il tempo, dice Tocqueville, del giovanile entusiasmo, della fierezza, delle passioni generose e sincere. Si chiude un'epoca. L'oppressione dell'uomo sull'uomo toccherà a calcare la scena della storia rinascendo dalle sue ceneri. Tra Ottocento e Novecento l'uomo conoscerà altre distruttive negazioni della sua libertà. "…i princìpi del 1789 restano una fondamentale linea di confine nella storia degli uomini, un punto di riferimento obbligato per gli amici e i nemici della libertà" ha detto Norberto Bobbio. Quei princìpi verranno richiamati ogni qualvolta i diritti dell'uomo, la sua legittima aspirazione alla libertà e all'eguaglianza verranno rimessi in discussione. E quei princìpi tornano alla mente non solo quando si vogliono proteggere i diritti, ma quando li si vuole estendere, allargare, come si è voluto fare a Nizza, nel dicembre dell'anno scorso, mettendo mano alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.

STUDENTESSA: Come si arriva al riconoscimento dei diritti fondamentali dell'uomo e come si produce questo salto storico?

BODEI: È una tappa di un cammino molto lungo quello che termina nel 1789 e apre poi verso il futuro, perché dichiarare che gli uomini nascono e vivono uguali nei diritti significa riconoscere che le disuguaglianze e le assenze di libertà vengono formalmente abolite. Queste cose i filosofi le avevano dette da tempo. Per esempio gli stoici già nel III secolo avanti Cristo avevano sostenuto che tutti gli uomini sono uguali, senza distinzione tra liberi e schiavi, uomini e donne. Però è soltanto con la Rivoluzione Francese che questi diritti prendono corpo, ovvero passano dalla carta nella società. Ci son state naturalmente delle tappe per arrivare a questo. Per esempio, in termini filosofici, John Locke aveva sostenuto il diritto inalienabile degli uomini alla libertà di parola, alla libertà di riunione e questo segna la differenza, fra l'altro, tra i diritti dell'uomo in quanto uomo e i diritti del cittadino. Cioè i diritti dell'uomo son diritti che non si possono eludere, perché appartengono all'uomo in quanto nasce uomo. Quelli del cittadino invece variano secondo le Costituzioni. Tuttavia, questo ancoraggio dei diritti alla natura umana, se da una parte è un modo per garantire l'inviolabilità dei diritti, dall’altra è qualcosa che a mio avviso andrebbe superato. Spiego perché. La natura umana è qualcosa di plastico, di mobile per cui è meglio se i diritti vengono prodotti e resi efficaci dagli uomini attraverso la storia piuttosto che attribuirli a una mitica natura umana. Solo così è garantito l'avanzamento della civiltà. Purtroppo anche sottoporre i diritti dell'uomo e del cittadino alle vicende storiche significa conferir loro la caratteristica di fragilità, ciò nonostante noi dobbiamo continuamente affermarli proprio perché non sono naturali.

STUDENTE: Possiamo affermare che è con la fine della Rivoluzione Francese che nasce la nostra moderna concezione di libertà e di eguaglianza?

BODEI: Sicuramente, anche se la Rivoluzione Americana per certi aspetti ha preceduto quella francese di qualche anno. Il problema della Rivoluzione Francese è quello di mettere sullo stesso piano la libertà e l'eguaglianza. Non dobbiamo pensare a una trinità: libertà, uguaglianza e fraternità, perché la fraternità è stata aggiunta alla triade rivoluzionaria soltanto nel 1848. Quindi i princìpi della Rivoluzione Francese sono esattamente libertà e uguaglianza. Tuttavia, metterli sullo stesso piano provoca dei conflitti in prospettiva, perché non sempre libertà e eguaglianza vanno d'accordo. Pensiamo a quello che è successo nel Novecento, quando il mondo era spaccato in due fino, al 1991 con il crollo dell'Unione Sovietica: da una parte c'era il mondo libero che metteva in evidenza la libertà, ma aveva poca eguaglianza, mentre dall'altra il blocco socialista aveva predicato l'eguaglianza e aveva poca libertà. Questo perché tra libertà e eguaglianza esiste un conflitto. Questo è il lascito della Rivoluzione Francese. La soluzione sarebbe di contemperare un'esigenza di libertà, quindi di espressione di sé stessi e un mantenimento dell'eguaglianza che non sopprima la libertà.

STUDENTESSA: Come mai dopo il loro riconoscimento, i diritti umani talvolta vengono negati?

BODEI: Questo accade proprio perché i diritti umani sono qualche cosa che deve essere non soltanto proclamato, messo sulla carta delle Costituzioni, ma deve essere realizzato. Ciò nonostante il trapasso dal momento cartaceo delle Costituzioni al momento reale richiede tempo e soprattutto una politica favorevole. Ne sono un esempio i regimi totalitari che nascono nel Novecento, da quello fascista in Italia a quello nazionalsocialista in Germania, a quello bolscevico in Unione Sovietica che producono il rovesciamento proprio diametrale di quei princìpi che hanno origine nella Rivoluzione Francese del 1789 e del 1848. Cioè la libertà diventa oppressione, gerarchia; c'è chi comanda e chi obbedisce. 
Che l’uguaglianza poi è soltanto di facciata quando in realtà si producono disuguaglianze è una convinzione di G. Orwell che, durante la seconda guerra mondiale, nel 1945, pubblica il suo libro più noto La fattoria degli animali, una satira contro il comunismo dove gli animali di una fattoria si liberano dall'oppressione dell'uomo e instaurano un governo democratico che si trasforma in una ferrea dittatura ad opera di un maiale che comanda perché è più uguale degli altri. Infine, la fraternità è sostituita dall'odio, dall'odio di classe, dall'odio di razza. Tutto ciò per far sì che gli uomini obbediscano e basta. Ma qual’è il mistero doloroso e gaudioso dell'obbedienza? Perché gli uomini rinunciano alla loro libertà, all'uguaglianza con gli altri? Perché diventano sospettosi e aggressivi, invece di essere fraterni? Forse perché hanno paura? O forse per convenienza? Ebbene, tutto questo ci porta a riflettere sulla fragilità della libertà e dell'uguaglianza. Proprio perché gli uomini non nascono liberi, ma lo diventano grazie a determinate condizioni storiche, devono necessariamente difendere e mantenere quelle condizioni nel corso della propria esistenza.

STUDENTESSA: Qual’è stato, secondo Lei, il momento storico più buio nel Ventesimo secolo?

BODEI: Indubbiamente quello che ha visto nascere i campi di concentramento nazionalsocialisti che hanno rappresentato la negazione più assoluta di quelli che sono i diritti umani. Coloro che vi entrano sono in balìa dei capricci delle guardie, degli organizzatori del campo, diventano materiale umano. I denti d’oro vengono strappati per realizzare lingotti necessari alla Banca Tedesca, mentre con i capelli si fanno pantofole per i sommergibilisti, con le ossa il sapone. Qui l'individuo è completamente annullato, non solo nella sua libertà, ma anche nella sua dignità e l’uguaglianza diventa quella che i nazisti chiamavano gleichshaltung, cioè appiattimento, l'appiattimento verso il basso. Ed ecco che ritorna il problema di fondo che ci lascia la Rivoluzione Francese e che il totalitarismo del Novecento ci propone, ovvero come coniugare insieme eguaglianza e libertà sapendo che ci vuole una uguaglianza che conservi le differenze e una libertà che non perda di vista il problema dell'uguaglianza. In termini filosofici significa rapportare l'io al noi, cioè l'individualità alla collettività, in modo che l’individuo non sia completamente avulso dalla società e che, nello stesso tempo, la società e lo Stato non schiaccino l'individuo. Ecco, nei momenti più bui nel Novecento c'è stato questo annullamento dell'individuo in favore di un partito politico, quello nazionalsocialista, che in nome della razza o della classe, ha schiacciato completamente gli uomini, fino ad annientarli, a farli uscire come fumo dal camino.

STUDENTE: Professore, adesso Le proporremo una dichiarazione dello storico Piero Melograni, che ha partecipato all'elaborazione della Carta dei diritti di Nizza.

MELOGRANI: Si è arrivati ad una Carta dei Diritti Europei per una serie di motivi. Prima di tutto perché l'Unione Europea non aveva una Carta dei Diritti, poi perché bisognava formulare una carta dei diritti tale da poter selezionare in qualche modo i Paesi candidati e infine per la consapevolezza che la difesa dei diritti umani ha assunto, negli ultimi anni, un'importanza sempre maggiore anche sul piano internazionale. Certamente è rimasto fuori molto dalla Carta, poiché essa è stata il risultato di un compromesso fra tutte le quindici nazioni, che pur di realizzare un documento comune, hanno accettato di rinunciare a qualcosa.

STUDENTE: Relativamente a quanto detto da Melograni, come sono cambiati i diritti? Ed essi, a Suo giudizio, cambieranno ancora?

BODEI: Sì i diritti cambiano continuamente. Prima la Rivoluzione Francese ha stabilito diritti politici quali la libertà del cittadino e l'eguaglianza di fronte alle leggi; nel Novecento poi sono stati affermati, anche attraverso le lotte del Movimento Operaio, i diritti sociali. Oggi questi diritti si adattano alle nuove situazioni storiche, per cui c'è il diritto all'integrità della persona, il diritto alla protezione dell'ambiente, alla salute degli uomini. E c'è soprattutto il diritto di rapportarsi alla cittadinanza, che prevede un salario di cittadinanza atto a garantire la sopravvivenza agli individui per il solo fatto che sono cittadini, anche se privi di ogni mezzo i sostentamento.
Ed è proprio la tensione tra i diritti dell'uomo e i diritti del cittadino uno dei problemi della continua variazione nel tempo dei diritti stessi, poiché la condizione di milioni di senza patria che, per sfuggire alle guerre civili, alla fame e alla morte, si muovono ogni anno nel mondo, impone l’urgenza di tutelare questi uomini in quanto esseri umani prima ancora che cittadini.

STUDENTESSA: Secondo Lei ci sono diritti che, in questo momento storico, non sono riconosciuti?

BODEI: Di diritti non riconosciuti ce ne sono tanti, ma inevitabilmente, direi, perché da una parte la storia matura più lentamente della coscienza degli individui e dall’altra deve sottostare alle esigenze di uno Stato anche se da esso garantiti sulla Carta. Per esempio uno dei diritti che dovrebbe essere riconosciuto è quello già previsto dall'Articolo 14 delle Nazioni Unite: il diritto di immigrazione, secondo cui un uomo può spostarsi dove e quando vuole. Tuttavia, questo diritto contrasta, soprattutto in questo momento, con le ragioni di sicurezza di uno Stato, così come con gli egoismi di carattere economico e politico di altri Stati. Esistono ancora diritti all'integrità della persona che vengono violati. La tortura è praticata, secondo Amnesty International, da una quantità di Stati democratici che nessuno sospetterebbe capaci di farlo. Per non parlare poi dell’infibulazione, praticata alle donne in alcuni Paesi del mondo, che pone il problema del consenso degli interessati affinché certi diritti vengano mantenuti, oppure se ci si debba arrendere di fronte a barriere di natura culturale ed etica. La questione è se un individuo può dire: "A me questo diritto non interessa" oppure se lo Stato, cui egli appartiene, fa prevalere l’esigenza dell'integrità della persona anche contro la volontà del soggetto stesso.

STUDENTESSA: Un diritto, per affermarsi, spesso genera un conflitto all’interno di esso stesso. Per esempio, una donna, per vedersi riconosciuto il diritto ad abortire, deve accettare di negare la vita ad un essere umano.

BODEI: Qua si entra in un campo che per i filosofi della morale e per i giuristi è un terreno di scontro inconciliabile, nel senso che non si può mediare tra questi due diritti, ma scegliere: o l'uno o l'altro indipendentemente dalla sensibilità e dalle tradizioni culturali. Molti cattolici ritengono che l'individuo sia già persona nel momento del concepimento, cioè quando l'ovulo femminile si unisce allo spermatozoo maschile. Altri sostengono che si diventa soggetti di diritto solo dopo il quattordicesimo giorno oppure dopo il settimo mese o soltanto alla nascita. Queste diverse opinioni, che i filosofi chiamano "politeismo dei valori” sono inconciliabili e dunque non risolvibili, tuttavia è necessario far sì che non diventino momenti di scontro e di guerra civile, come invece avviene negli Stati Uniti tra antiabortisti e medici che attuano la pratica dell'aborto.
Vi sono casi però in cui il conflitto si risolve raggiungendo un compromesso. Nel caso dell’interruzione di gravidanza, anche se questa è consentita dallo Stato entro certi limiti di tempo, il medico antiabortista può far valere il suo diritto all’astensione dal praticare l’aborto. Sono queste soluzioni di compromesso che permettono alle società di funzionare e soltanto uno Stato democratico consente la convivenza, la coesistenza di due valori per natura inconciliabili.

STUDENTESSA: Professore, in questi giorni in Italia si stanno svolgendo manifestazioni in favore delle donne afghane, per il burka e per il fatto che debbano rinunciare a molti dei diritti che noi donne occidentali invece vediamo riconosciuti. Le chiedo come sia possibile che uno Stato si arroghi il diritto di decidere quello che per l'individuo significa libertà?

BODEI: Io credo che, più del burka, le donne afghane siano vittime della totale impossibilità di decidere della loro vita. Esse sono votate all’obbedienza cieca e assoluta nei confronti del maschio, che può essere il marito o il padre, sono relegate in casa, non possono studiare, non possono farsi visitare se non da medici femmine. Ma anche adesso che il regime dei talebani è decaduto, non possiamo dire alle donne afghane: "Toglietevi il burka, usate i rossetti e andate in discoteca". Questo ognuna lo farà se vuole. Dunque la costrizione alla servitù non la si combatte con la costrizione alla libertà, bensì creando situazioni in cui le costrizioni alla servitù, cristallizzate nel tempo, pian piano vadano dissolvendosi. 

STUDENTE: Fino a che punto, per far rispettare un diritto, se ne può calpestare un altro?

BODEI: Qui siamo in quel campo che Aristotele chiamava "azioni miste", dove esiste una collisione di doveri. "Tu devi compiere un'azione delittuosa” - dice il tiranno, nell'esempio di Aristotele – “altrimenti uccido tuo padre o tuo figlio". Purtroppo nella morale, nel diritto, queste contraddizioni esistono e spesso sono insanabili. Cioè non si può salvare capra e cavoli. Bisogna sempre scegliere. Si tratta di una responsabilità personale che si prende il compito e l'obbligo di scegliere, sapendo che questa scelta può essere disastrosa per altri aspetti. Faccio un esempio. Per millenni si è ritenuto che la schiavitù fosse ineliminabile, fosse qualcosa di naturale, poi la Guerra di Secessione americana, che si conclude nel 1865, libera gli schiavi neri da questa oppressione gettandoli però, per un certo periodo, in un limbo in cui sono formalmente liberi, ma materialmente schiavi poiché il prezzo del cotone viene pagato sulla base di quantità di ore di lavoro eccessive. I generi alimentari hanno prezzi molto alti e per il loro acquisto spesso il salario non è sufficiente, oppure viene inventata la macchina per la raccolta automatica del cotone, così molti soldati neri che ritornano dalla Seconda Guerra Mondiale, anziché vedersi affermare i propri diritti, vengono buttati fuori dal mercato del lavoro perché sostituiti dalle macchine. Spesso la storia è impietosa.

STUDENTE: Professore, in questa era della globalizzazione, non pensa che sarebbe auspicabile anche una globalizzazione dei diritti?

BODEI: Sì, è estremamente necessaria. A mio avviso si deve creare un diritto internazionale che sia una sorta di semplificazione dei diritti nazionali. Obbiettivo questo non facile da raggiungere, almeno in tempi brevi. Ci siamo appena incontrati da cinquecento anni, grazie alla scoperta dell'America, con civiltà che son rimaste lontane da noi. I Cinesi, che pure conoscevamo, non solo son differenti, ma son stati indifferenti a noi e quindi sappiamo ancora poco di queste civiltà. Non crediate che il fatto di viaggiare con poche ore di aereo fino alla Cina o fino a Tokyo ci rendano noti questi mondi. Bisogna arrivare piano a un tipo di cultura in cui vengano rispettate le differenze dei vari popoli. Esistono al mondo innumerevoli culture e soltanto la conoscenza di esse può portare col tempo all’affermazione di un diritto che sia un diritto cosmopolitico, un diritto internazionale, che salvaguardi questa base comune di umanità, ma che nello stesso tempo tenga presenti le differenze. Altrimenti si assisterebbe ad un'estensione di certe forme di diritto occidentale agli altri Paesi, dunque una forma di imposizione. E le imposizioni non funzionano.

Puntata registrata il 4 dicembre 2001

Biografia di Remo Bodei

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