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Il Grillo (11/3/2002)

Pier Vincenzo Mengaldo

Guerra e Pace

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11 marzo 2002

Puntata realizzata con gli studenti del Liceo "Cartesio" di Giugliano

STUDENTE: Ringraziamo il nostro ospite Prof. Vincenzo Mengaldo e insieme diamo uno sguardo alla scheda introduttiva.

Quando si accinge a scrivere Guerra e Pace nel 1865 il Principe Lev Nikolaevic Tolstoj ha 35 anni ed alcune bizzarre esperienze letterarie alle spalle, dall'Autobiografia al Diario di guerra. Ma questo romanzo risulterà essere uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale. Guerra e pace tenta di far luce su un enigma che si era affacciato alla coscienza dell'Europa proprio nell'Ottocento: l'enigma della storia. Tolstoj si rivolge ad avvenimenti di cinquant'anni prima. Il suo è un romanzo coscientemente storico che sceglie uno dei momenti gloriosi della storia russa recente e lo rilegge alla luce di una profonda visione delle vicende umane. Da un lato Tolstoj si rivolge ad Omero addirittura, dall'altro smonta le mitologie patriottiche e l'idea della storia come qualcosa di governabile dalla ragione o dal grande individuo. È difficile dire se Tolstoj abbia creato i suoi personaggi come illustrazione di un sentimento della vita o se quel sentimento germogli dall'essenza dei personaggi. Così come la storia è l'intreccio di individuale e collettivo, di libertà e di necessità, così in Guerra e pace la visione della storia vive nelle vite degli individui. La guerra è la situazione in cui il carattere paradossale dell'esistenza umana si manifesta pienamente. La storia vi manifesta la sua cieca violenza, ma l'individuo vi può manifestare forse la tragica vicinanza alla propria nuda essenza. Per questo in tempi di guerra e in tempi di pace l'opera di Tolstoj è molto più di un romanzo. Una sinfonia di voci, che cercano di rintracciare senso e verità nel caos della storia.

STUDENTE: Professor Mengaldo, per quale motivo Tolstoj intitola il suo romanzo Guerra e pace, utilizzando questi due termini antitetici?

MENGALDO: In realtà questo è il centro del romanzo. Una persona che conosce la lingua russa, mi ha spiegato che pace vuol dire anche vita. Quindi la contrapposizione è doppia; è tra la guerra e la pace, ma anche tra la guerra e la vita. La guerra è ciò che distrugge la vita.

STUDENTE: Oggi i concetti di guerra e di pace sono mutati o meno rispetto all'epoca di Tolstoj?

MENGALDO: Sono mutati intanto dal punto di vista tecnico. Dopo la Seconda Guerra Mondiale le guerre sono state combattute con tecniche sempre più affinate, ma più micidiali perché coinvolgono persino i civili.

STUDENTESSA: All’interno di quale genere si colloca il romanzo Guerra e pace?

MENGALDO: Guerra e pace è innanzi tutto un romanzo storico, ma lo si potrebbe definire anche un romanzo di formazione. Formativo perché il personaggio Pierre, che alcuni hanno visto come la controfigura di Tolstoj, vive una serie di esperienze, che sono soprattutto esperienze di avvicinamento al popolo. Ma non solo, l’opera è anche un romanzo psicologico, sociale e su questo vi torneremo successivamente.

STUDENTESSA: C'è un protagonista principale nel romanzo? E qual è il rapporto tra l'individuo e la collettività?

MENGALDO: Il protagonista principale è Pierre Besuchov, ma forse lo è anche il Principe Andrej tra i quali nasce una profonda amicizia. La figura di Andrej è molto vicina a quella del padre di Tolstoj, anziano, aristocratico, individualista, che non crede nel miglioramento degli uomini. Il rapporto tra l'individuo e la collettività lo si percepisce contrapponendo la figura di Pierre Besuchov, il quale va in guerra alla ricerca del diverso da sé, degli altri, del popolo, a quella di Andrej che invece sceglie la guerra per salvare sé stesso, per trovare qualcosa in cui possa esprimersi da quel nobile che è. Abbiamo detto che il romanzo è la testimonianza del desiderio di Tolstoj di avvicinarsi, attraverso il personaggio Pierre Besuchov, al popolo per trarre saggezza. Un punto fondamentale dell’opera è l'incontro tra il protagonista e il popolano Platon Karatajev; un uomo di una grande saggezza, che si esprime attraverso proverbi.

STUDENTE: Lei ha detto che Guerra e pace è innanzi tutto un romanzo storico. Ma perché Tolstoj decide di ambientarlo nell’epoca napoleonica?

MENGALDO: Per Tolstoj l’epoca napoleonica rappresenta un momento importante per la Russia, perché scopre la propria identità. L’invasione condotta da Napoleone si scontra con la resistenza del Generale Kutusov che è una resistenza passiva tipicamente russa. Passiva perché il Generale è convinto che l'individuo non possa modificare la storia, tanto meno con la violenza. Egli crede che il processo storico è decretato dal popolo pacifico e non dalla guerra. È qui che la Russia acquista veramente la propria identità, che è un'identità soprattutto popolare.

STUDENTESSA: Se Guerra e pace è anche un romanzo filosofico, come abbiamo sentito nella scheda introduttiva, come si intrecciano filosofia e narrativa?

MENGALDO: Più che un romanzo filosofico, io lo definirei ideologico. Prima ho parlato dell'amicizia e del contrasto tra i due principali protagonisti maschili. Ecco un caso in cui l'ideologia si esprime sotto pelle e in maniera raffinata. Il Principe Andrej, nonostante rappresenti l’individualismo e la potenza dei nobili ha, secondo Tolstoj, valori che, pur rappresentando la vecchia aristocrazia, non sono del tutto negativi. Dunque non devono essere distrutti anche se appartengono a personaggi sconfitti, come il Principe che alla fine muore. Un altro tema affrontato fortemente dall’autore è quello della non violenza, infatti egli dedica diversi capitoli unicamente a Napoleone, criticando il suo pensiero, i suoi ordini e descrivendolo in tutta la sua negatività. Questo accanimento di Tolstoj verso Napoleone diventa persino fastidioso agli occhi di chi crede, come me, che Napoleone è stato un personaggio comunque importante per la storia.

STUDENTESSA: Che concezione ha Tolstoj della storia?

MENGALDO: Egli ha una concezione non dinamica. Preferisce la tradizione al progresso. Il mutamento storico per l’autore significa inevitabilmente azione, violenza, decisione dei singoli potenti a spese del popolo. Guerra e pace significa anche storia e vita dove la seconda deve prevalere sulla prima.

STUDENTESSA: Guerra e pace è un romanzo autobiografico?

MENGALDO: Direi di no. I personaggi di Tolstoj non riflettono la sua personalità, piuttosto sono ciò che lui avrebbe voluto essere. Secondo me si tratta di un autobiografismo virtuale, più che di un autobiografismo reale.

STUDENTE: Che valore ha l'introspezione psicologica nei personaggi rispetto alla dimensione storica?

MENGALDO: Naturalmente i due personaggi maschili principali si confrontano continuamente con la storia, anche se in modi diversi. Guerra e pace è un’opera di una straordinaria valenza psicologica che all’epoca, nell’Ottocento, era impensabile comporre.
Tutti i personaggi forniscono un profilo psicologico del comportamento umano di quel tempo, ponendo al lettore dei quesiti ai quali spesso è difficile rispondere. Checov diceva: la letteratura deve porre domande, mai rispondere. E aveva ragione. Domande che possono cambiare il punto di vista del lettore costringendolo a riflessioni sul senso della vita e della storia. Io credo che chiunque sia dotato di un po’ di sensibilità non possa leggere Guerra e pace senza rivedere alcuni aspetti della propria vita.

STUDENTESSA: Io ho letto Dostoevskij e mi sono molto appassionata. Leggendo Tolstoj non sono riuscita ad appassionarmi altrettanto. Quali sono gli elementi che differenziano i due autori e quali quelli che invece li accomunano?

MENGALDO: Io ho sempre notato che di solito i giovani amano più Dostoevskij che Tolstoj. In comune hanno la grandezza di essere stati capaci di realizzare, a quei tempi, opere irripetibili, ma la diversità tra i due è notevole. Dostoevskij è uno scrittore drammatico con forti elementi di carattere slavistico, nel senso che è la slavità il centro della sua ideologia e non solo il popolo, come invece è per Tolstoj . Se il primo narratore è pessimista sempre e comunque, il secondo lo è solo per chiamare in scena la speranza che qualcosa migliori e per fornire una spinta a continuare a far meglio. Un critico ha notato acutamente che il libro così descrittivo del fluire della vita non poteva finire che con dei puntini sospensivi che lasciano aperta la possibilità di andare avanti, di continuare il viaggio della vita. Tuttavia sono scrittori che si ammiravano a vicenda, tanto che Dostoevskij scrivendo una bellissima recensione di Anna Karenina, afferma: "Qualcosa del genere non s'era mai visto".

STUDENTESSA: A proposito, che importanza ha il finale in Guerra e pace? È per esempio rilevante come ne I promessi sposi?

MENGALDO: A mio avviso sono tutti e due a lieto fine, ma nel romanzo di Tolstoj c'è qualche elemento di sgranatura che in quello di Manzoni non c'è. In Guerra e pace il lieto fine è rappresentato dal matrimonio tra Pierre e Natascia, ma tanto lieto non pare perché, anche se viene descritto come un matrimonio perfetto, tra le righe si capisce bene che, mentre Natascia è completamente appagata da questa unione, Pierre avrebbe sempre il desiderio di far qualcos'altro. Possiamo dire, ancora una volta, che Tolstoj è più realista.

STUDENTE: Nella Sua antologia personale, Lei ha riportato tra i tanti passi, anche quello relativo alla morte del Principe Andrej, tratto da Guerra e pace. Qual è il motivo di questa scelta?

MENGALDO: La mia scelta è dovuta in primo luogo per il modo, a mio avviso sublime, in cui l’autore ritrae il Principe Andrej e poi perché questi è una figura molto complicata, tendenzialmente negativa, ma che porta in sé valori significativi che vanno necessariamente conservati.

Puntata registrata il 12 dicembre 2001

Biografia di Pier Vincenzo Mengaldo

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