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Il Grillo (25/3/2002)

Giuseppe De Rita

L'Italia in trasformazione

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25 marzo 2002

Puntata registrata con gli studenti del Liceo Classico "Orazio" di Roma

STUDENTE: Ringraziamo il nostro ospite il Prof. Giuseppe De Rita e insieme diamo uno sguardo alla scheda introduttiva.

Com'è cambiata l'Italia e come sono cambiati gli Italiani nel corso dell'ultimo anno? Di quale processo di trasformazione sono stati spettatori e protagonisti? Nel suo rapporto annuale il Censis si fa carico di queste domande, racconta il Paese, fotografa mutamenti e inerzie, raccoglie aspettative e delusioni. E lo fa con un atteggiamento particolare: non si lascia distrarre dai rumori dell'attualità politica, che pure cerca di identificare e di interpretare, ma guarda dentro e in fondo, forse più nascosto, più oscuro, dove si sviluppano le relazioni quotidiane, dove si formano i sentimenti collettivi, le paure, le speranze, le incertezze, le inquietudini. Osservando questo fondo, il rapporto annuale del Censis segnala una novità. Il tragico teatro degli eventi che hanno segnato l'ultimo arco del 2001 non hanno fatto emergere soltanto paure e incertezze. Siamo in presenza - dice il rapporto del Censis - di un momento alchemico della vita internazionale, un vero e proprio stato nascente, in cui sembra possibile costruire faticosamente un ulteriore policentrico stadio di storia non maledetta. Una sfida dunque, che la politica e l'economia dell'immediato futuro dovranno giocare. Ma saranno in grado di farlo? Saremo in grado di cogliere la difficile alchimia del momento? Alla politica si chiede oggi di saldare l'intelligenza progettuale con la capacità progettuale. L'una e l'altra dovranno attraversare una realtà, quella del nostro Paese, che è segmentata, è plurale. E lo dovrà fare - dice il Censis - a piccoli passi, attraverso un paziente lavoro di decifrazione di discernimento.

STUDENTE: Dottor De Rita, in cosa consiste l’alchimia della vita internazionale?

DE RITA: Fino a quel tragico 11 settembre noi sembravamo tesi ad una globalizzazione tutta monocentrica, tutta centrata sulla cultura americana, sulla cultura economica, sulla cultura finanziaria, sulla ricchezza. Dopo quella data ci siamo invece resi conto che la globalizzazione non sarà più monopolio degli Stati Uniti, ma dominio, in parte, in termini politici, di potenze come la Cina, come il Pakistan, come l'India, come la Nuova Russia. Ci sarà un tipo di sviluppo che probabilmente non sarà tutto Atlantico, ma andremo verso il Caucaso, nella direttrice fra Romania e il Tagikistan, fino alla Cina. Tornerà importante probabilmente l'Africa, specialmente nei prossimi venti-trent'anni. C'è una realtà totalmente nuova nel mondo, entrano nuovi protagonisti e si attivano nuovi processi.

STUDENTESSA: La nostra è una realtà pluralistica e segmentata. Secondo Lei questa realtà è comunemente accettata o incontra ancora qualche tipo di resistenza?

DE RITA: L'Italia è un Paese assolutamente segmentato. Il 60-70% della produzione industriale italiana avviene in ottanta distretti industriali e su tutto il territorio nazionale vi sono cinque milioni e mezzo di imprenditori, ovvero un imprenditore ogni dieci abitanti. Questo è ciò che noi del Censis chiamiamo una molecolarità. Naturalmente quando una società è frammentata, molecolare, dispersa, si diffonde tra la gente l’ansia, il desiderio di fare unità, di condensarsi e dunque la convinzione che la soluzione sia quella di affidarsi a poche persone, se non a una persona sola. Il che non è mai una buona cosa.

STUDENTESSA: Secondo Lei, dopo i fatti dell’11 settembre, la riapertura di Wall Street ha significato un momento importante per l'economia internazionale? E questa, poi, è tornata alla normalità?

DE RITA: La riapertura di Wall Street è stata un evento importante sul piano essenzialmente mediatico, nel senso che l'America doveva dare il segnale che tutto era normale. Il desiderio di Bush era quello di rassicurare i cittadini americani che tutto sarebbe tornato alla normalità e che tutti dovevano contribuire a questo obiettivo. Dunque Wall Street ha continuato a lavorare come se nulla fosse accaduto. Ciò nonostante qualcosa è cambiato sia per gli americani che per il resto del mondo, poiché l’attentato terroristico a New York ha messo in crisi il concetto di globalizzazione all'americana, nel senso che ci si è accorti della promiscuità del popolo americano, delle numerose etnìe che lo caratterizzano e delle diversissime culture sconosciute agli uni e agli altri. Allora la ripresa, ci sarà, certo, ma sarà una ripresa parziale.

STUDENTESSA: Lei ritiene che il popolo dei no-global sia un fenomeno sociale destinato a crescere oppure ad estinguersi?

DE RITA: È difficile pensare all’estinzione di un movimento che prende come nemico un processo che durerà probabilmente decenni. Che la globalizzazione ci sarà è un fatto certo e l'unificazione del pianeta è un fenomeno ormai in corso da molti anni. Negli anni Venti un grande gesuita francese che aveva studiato tutti i problemi dello sviluppo, Taillard De Jardin, diceva: "Siamo in via di planetarizzazione". È quello che è oggi la globalizzazione, naturalmente di natura tecnica e non culturale, emotiva e quasi misteriosa come auspicava De Jardin. Quando un processo è in atto ed è inevitabile, il contrasto ad esso c’è e ci sarà per tutta la durata del processo stesso. Il problema è di vedere che tipo di caratteristiche assumerà l’uno e quale l’altro.

STUDENTE: Lei ritiene che ci siano delle responsabilità politiche per i fatti di Genova?

DE RITA: Le responsabilità politiche ci sono sempre, ma il problema vero non è tanto conoscere i responsabili, quanto di capire le motivazioni del popolo dei contestatori che, oltre ad essere eterogeneo, è mosso da motivazioni diversificate. A Genova alcuni, come le suore, si sono recati per testimoniare la fede, altri per far confusione, altri ancora per il solo desiderio di partecipazione. Se non si capisce questo preventivamente, il controllo della situazione sfugge lasciando spazio alla repressione e la storia ci insegna che questa scelta costa vite umane. Allora accade che un giovane muore per essere andato a Genova con la sola motivazione di riempire il proprio tempo di vita , visto che agli amici, prima di partire, aveva dichiarato: "Non ho niente da fare, vado al corteo". Dunque le motivazioni dei contestatori sono diverse non soltanto nella forma, ma anche nei contenuti.

STUDENTE: Come si arriva a stendere il Rapporto Annuale del Censis?

DE RITA: Noi del Censis ci avvaliamo dal ’67, anno in cui uscì il primo Rapporto Annuale, del prezioso lavoro di ricercatori impegnati sul campo, ovvero sull’intero territorio nazionale. Vengono svolte 65 ricerche e 55.000 interviste durante l'anno. Noi conosciamo abbastanza bene l'Italia; andiamo a fare ricerche un po' da per tutto sulla realtà italiana contando su quattro o cinque settori stabili di lavoro: la sezione scuola, la sezione lavoro, la sezione sanità, la sezione territorio. Abbiamo poi una sezione che noi chiamiamo fenomenologica, intitolata: I fenomeni evidenti, emergenti dell'anno in corso particolarmente indicativa dei fenomeni di varia natura che interessano in quel momento il nostro Paese. Ognuno di noi approfondisce lo studio di un determinato argomento che poi sottoporrà all’attenzione di tutti i collaboratori e, dopo un’attenta selezione dei vari lavori, viene redatto il Rapporto Annuale. Poi c'è la parte iniziale che scrivo io da circa 35 anni che è quella delle considerazioni generali ed è il frutto della mia interpretazione personale di concerto con i giovani che lavorano al Censis e con il Consiglio Direttivo.

STUDENTE: Uno dei più importanti cambiamenti che l'Italia abbia vissuto in questo periodo è rappresentato dalla nuova moneta che è l'euro. Che cosa significa questo evento per l'Italia e come dobbiamo interpretare le trasformazioni dei rapporti fra l'Italia e l'Europa alla luce di esso?

DE RITA: L’introduzione dell'euro è stata una novità molto enfatizzata. Il cambiamento di una moneta non è importante. La moneta è uno strumento e come tale è immediatamente accettabile e accettato. La domanda è: che cosa può significare l'euro in termini di politica europea,?. Ebbene per dare una risposta è necessario capire se l'Europa sarà un’area di libero scambio oppure un superStato. Nel primo caso allora l’euro sarà lo strumento per meglio scambiare tra i vari Stati, mentre, nel secondo,  la nuova moneta sarà un simbolo. Tuttavia è ancora presto per dare una risposta, perché l’Europa deve ancora decidere se essere un arcipelago di Stati o uno Stato unico. Dunque per ora possiamo dire che l’euro è solo strumento di scambio.

STUDENTE: Quanto peso ha il Censis nelle scelte politiche italiane e in che modo ha contribuito alla trasformazione italiana?

DE RITA: Il Censis non ha la presunzione di essere portatore di verità; piuttosto la sua funzione è quella di immettere nel circuito del dibattito politico, sociale e di potere, la dimensione che io vedo in veste di ricercatore. La ricerca mi serve per capire i problemi e proporli come imput nuovo. Il mio compito è quello di porre all’attenzione dell’opinione pubblica che qualcosa sta cambiando e descrivere le modalità del cambiamento. Poi sta agli organi preposti agire in base ai segnali che derivano dal Censis.

Puntata registrata il 29 gennaio 2002

Biografia di Giuseppe De Rita

Trasmissioni sul tema Il Grillo 2002

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