Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche
www.filosofia.rai.it
Search RAI Educational
La Città del Pensiero
Le puntate de Il Grillo
Tommaso:
il piacere di ragionare
Il Cammino della Filosofia
Aforismi
Tv tematica
Trasmissioni radiofoniche
Articoli a stampa
Lo Stato di Salute
della Ragione nel Mondo
Le interviste dell'EMSF
I percorsi tematici
Le biografie
I brani antologici
EMSF scuola
Mappa
© Copyright
Rai Educational
 

Il Grillo (2/4/2002)

Domenico Fisichella

I principi democratici

Documenti correlati

2 aprile 2002

Puntata realizzata con gli studenti del Liceo Classico "Orazio" di Roma

STUDENTE: Ringraziamo il nostro ospite Prof. Domenico Fisichella, Vicepresidente del Senato,  e insieme diamo uno sguardo alla scheda introduttiva.

 “Che cos'è la democrazia?” Questa domanda ha ispirato per secoli la storia delle idee, ma oggi difficilmente si potrebbe rispondere in maniera univoca. Se diciamo che la democrazia è la sola forma di governo che garantisce il valore fondamentale del rispetto della libertà individuale, dobbiamo constatare che esistono tante diverse democrazie, che si incarnano in sistemi politici differenti tra loro, che spesso rimandano alla storia passata e portano i segni delle lotte, delle aspirazioni e dei principi a cui i vari popoli si sono ispirati. Allora sarebbe forse più proficuo chiedersi “che cos'è la democrazia italiana” e “come funziona”, perché non stiamo parlando di noiose questioni tecniche, ma di  Istituzioni, di poteri dello Stato che sono la base di ogni democrazia. Le regole formano, danno senso a valori e principi e, in quest'ottica, la Costituzione Italiana rappresenta il punto di riferimento centrale, sia per i diritti e i doveri dei cittadini, sia per l'Ordinamento dello Stato. Oggi, essa è oggetto di discussione tra le parti, per una sua eventuale riforma, nella sua interezza o limitatamente alla sua seconda parte, perché rivela pericolose arretratezze, ma un altro problema la riguarda da vicino: l'opinione pubblica in gran parte ignora il dettato costituzionale e questo appare tanto più grave e pericoloso, quando sta per avviarsi il nuovo processo costituzionale europeo, non più nazionale, ma sovra-nazionale.

STUDENTESSA: Presidente, perché la Costituzione è così poco conosciuta dai cittadini e cosa si potrebbe fare per facilitarne la diffusione?

FISICHELLA: La Costituzione è poco conosciuta per ragioni di carattere contingente. C'è una tendenza, soprattutto tra i giovani,  ad occuparsi meno delle cose che riguardano la vita pubblica e ad occuparsi di più delle cose che riguardano la vita privata. Poi, sostanzialmente, le Costituzioni non debbono dire molte cose, altrimenti si rischia che i cittadini se ne allontanino. L'importante è che alcuni principi siano, come si diceva una volta, "iscritti nei cuori " dei cittadini, cioè che li conoscano per ciò che riguarda i fondamenti etici e politici ai quali si deve fare riferimento. Poi, è pensabile anche una modifica della Costituzione, soprattutto della sua seconda parte, che riguarda l’organizzazione della forma di Stato e questo è oggetto di discussione delle forze politiche. Del resto abbiamo fatto tre Commissioni Bicamerali e questo vuol dire che si è sentita l'esigenza, almeno con riferimento alla parte organizzativa dello Stato e della forma di Governo, di intervenire, anche se poi non molto si è fatto. Recentemente si é modificato l’Articolo 5 per introdurre principi di impianto federalistico, ma al di là di questo aspetto quello che è importante sono certi fondamenti sui quali si possano riconoscere tutti i cittadini. Anche questa trasmissione vuole costituire un impegno per un approfondimento dei punti fondamentali della Carta Costituzionale Italiana, con le sue certezze e con i suoi problemi, per ciò che riguarda le dimensioni più critiche  sulle quali si sono appuntati gli interrogativi degli studiosi e della classe politica.

STUDENTESSA: Che tipo di differenza c'è tra Repubblica Presidenziale e Repubblica Parlamentare?

FISICHELLA: La democrazia dei moderni, nella sua distinzione rispetto a quella greca, è una democrazia che ha degli elementi comuni in tutti i regimi democratici del nostro tempo. Nei decenni passati, c'è stato un grande dibattito su quelli che erano i due modelli di democrazia: da una parte la democrazia competitiva e, dall'altra, la democrazia popolare, che non è un sistema democratico. La democrazia moderna ha dei fondamenti che sono comuni. Il genere democratico, nella sua distinzione rispetto ai regimi autoritari, è caratterizzato da alcune regole che sono comuni a tutti, sia che si tratti di regimi parlamentari, di regimi cosiddetti presidenziali o semipresidenziali e di sistemi di gabinetto come nell'esperienza inglese. Quindi ci sono delle regole comuni. Poi, all'interno della democrazia dei moderni, con le sue regole di genere comuni a tutti, ci sono una molteplicità di specie e la specie che chiamiamo Democrazia Presidenziale, presenta delle differenze rispetto  a quella che chiamiamo Democrazia Parlamentare. La Democrazia Presidenziale si caratterizza per il fatto che il Capo del Governo, che talvolta è anche Capo dello Stato come nell'esperienza americana,  svolge funzioni di governo. Dunque, Capo dello Stato e Capo del Governo hanno entrambi funzioni governanti e talvolta sono la stessa persona. Nella Democrazia Parlamentare, viceversa, il Capo dello Stato non ha funzioni governanti, perché queste spettano al Governo il quale, a sua volta, ha un rapporto di tendenziale subordinazione nei confronti del Parlamento nel senso che, in molte esperienze, riceve la fiducia o la sfiducia del Parlamento. L’Italia è una Repubblica Parlamentare, basata su di un sistema democratico parlamentare.

 STUDENTE: La democrazia è l'unica forma di Governo possibile?

FISICHELLA: Essa non è l'unica forma di Governo possibile, nel senso che, di fatto, il XX° secolo ha conosciuto altre esperienze di tipo autoritario. Nei Paesi cosiddetti in via di sviluppo abbiamo visto emergere delle forme nuove, caratterizzate, per esempio, dal ruolo delle forze armate come ruolo governante, in un quadro che era di modernizzazione di quei sistemi socio-politici. Quindi sono possibili varie forme. Ciò che noi oggi registriamo è che, nella coscienza collettiva e nella concretezza dell'esperienza storica, oggi non ci sono dei movimenti politici come quelli che si erano presentati fra la fine dell'Ottocento e la prima parte del Novecento, che mettono in discussione la democrazia, talché, da questo punto di vista, si può dire che oggi l'unico sistema politico che ha una legittimazione diffusa è il sistema politico di tipo democratico, anche se evidentemente non mancano esperienze diverse. Basta pensare alla Cina, dove esiste ancora un regime che non riconosce spazio a quelli che sono taluni grandi fondamenti sui quali si basa la democrazia dei moderni, perché esplicitamente la Cina dice: “non ci sono le condizioni per governare  questo Paese, stando all'interno dei parametri che sono fissati dalla logica dei diritti umani, così come Voi li intendete in Occidente”. Quindi non vi è dubbio che oggi c'è una tendenza a considerare il sistema democratico come unico modello fondante per una pacifica convivenza civile, tuttavia esistono, all'interno della democrazia, senza smentirla formalmente, delle situazioni in ragioni di trasformazioni economiche, tecnologiche, sociologiche che lavorano concretamente a svuotare di fatto una serie di suoi fondamenti. Non si tratta di una sfida esplicita, di un regime nuovo che intende contrapporsi alla democrazia, ma del rischio che condizioni nuove di carattere sociale, economico e politico possano minare i principi democratici. Questo è uno dei grandi problemi del nostro tempo ed è il problema che fa riferimento ai rischi di emergenza di spinte oligarchiche all'interno dei regimi democratici.

STUDENTESSA: Secondo Lei la democrazia italiana si è evoluta nel corso degli oltre cinquant'anni di vita repubblicana?

FISICHELLA: La democrazia ha vissuto una serie di trasformazioni, talune delle quali di tipo istituzionale, perché è stato cambiato il sistema elettorale da proporzionale a un sistema elettorale che viceversa è maggioritario per tre quarti. Poi ci sono state altre modifiche per ciò che riguarda le Regioni, la Corte Costituzionale, il Consiglio Superiore della Magistratura ed altre ancora.  Al di là di questi aspetti meramente formali, ci sono state delle trasformazioni sostanziali nella democrazia italiana dell'ultimo mezzo secolo. La democrazia italiana post-fascista, per esempio, era un sistema nel quale vi erano due partiti, due formazioni politiche cospicue che non erano coerenti, pur essendo state rappresentate, almeno una, nell'Assemblea Costituente in maniera importante. Il vecchio Partito Comunista, aveva fondamenti della democrazia dei moderni, ma c’era una visione diversa della democrazia rispetto a quella che è la democrazia occidentale. Oggi i partiti politici italiani sono sostanzialmente tutti integrati nelle regole del gioco e tutti, quindi, suscettibili di diventare soggetti di governo, perché questa è la cosa fondamentale. Un partito che non crea problemi dal punto di vista democratico è un partito che può diventare soggetto di governo, mentre un "partito alienato", come dicono gli scienziati politici, rispetto alle regole del gioco, porta con sé il rischio che, andando al governo, poi non se ne vada pacificamente oppure faccia in modo che le elezioni non lo battano più. Allora bisogna fare in modo che tutti i partiti siano in grado di andare al Governo, perché tutti rispondono a quelle regole, in ragione delle quali, se perdono le elezioni lasciano pacificamente il governo. Oggi questo è accaduto. Abbiamo avuto Presidenti del Consiglio che in età giovanile, militavano nel vecchio Partito Comunista Italiano, abbiamo avuto Ministri e Vicepresidenti del Consiglio di estrazione del Movimento Sociale Italiano, che, perdendo le elezioni o in ragione di vicende che si sono verificate sul piano parlamentare, hanno lasciato il Governo pacificamente.

STUDENTESSA: Quale idea di Patria è presente nella nostra Carta Costituzionale?

FISICHELLA: È l'idea di una Patria una e indivisibile. Questo è il fondamento che io ritengo irrinunciabile, “l’unità e l’indivisibilità della Repubblica”, della Nazione italiana anche nella sua configurazione istituzionale e quindi statuale. Un altro aspetto importante è  quello della difesa della Patria, come sacro dovere del cittadino e anche se oggi la Leva non c’è più, non è detto che non possano determinarsi delle condizioni, anche di carattere internazionale, che rendano l'esigenza di un richiamo, di cittadini all'esercizio, più vasto del dovere militare. Quindi la Patria è una e indivisibile al suo interno ed è indipendente sul piano internazionale, anche se stiamo andando verso la costruzione di un’Europa più integrata, dove le Patrie tendono, non ad esaurirsi, ma a diventare sinergiche con altri Stati Nazionali in vista di questo processo di Unione Europea, che ha già fatto dei passi avanti, ma che altri deve fare.

STUDENTE : Vorrei portare la Sua attenzione sulle differenze  tra Nazione e popolo. Quale di questi due concetti prevale nella nostra Costituzione e per quale motivo?

FISICHELLA: Nella Costituzione si parla di sovranità popolare che viene,  però, esercitata nelle forme e nei limiti fissati anche dalla Costituzione. Sostanzialmente le democrazie moderne, come democrazie rappresentative, sono fondate sul principio della sovranità nazionale, perché c'è stato un lungo dibattito durante la Rivoluzione Francese sulla distinzione fra sovranità popolare e sovranità nazionale e ci sono state varie Costituzioni nell'arco di pochi anni nella realtà francese. La prevalenza non può che essere del concetto di sovranità nazionale che è legato all'idea che la democrazia moderna è una democrazia rappresentativa, mentre il concetto di sovranità popolare può rimandare all'idea che la democrazia sia un quadro istituzionale nel quale c'è, direttamente e costantemente, la presenza del demos, del popolo, nel processo politico. Nel mondo antico, quando la città era piccola, i ruoli sociali erano semplici e i cittadini erano pochi; oggi noi abbiamo spazi enormi, numeri demografici enormi, una visione della economia che ha superato la sua dimensione passata  di attività strumentale per tradursi in un momento cruciale nell'assetto sociale delle realtà contemporanee. La stessa visione della libertà è cambiata, perché il cittadino antico era libero in quanto era libera la sua città, mentre il cittadino della democrazia moderna è libero per la stessa ragione, ma anche perché è garantito  rispetto alle prevaricazioni del potere. Oggi queste garanzie sono assolutamente indispensabili ed è assolutamente indispensabile la rappresentanza politica, cioè una divisione del lavoro in ragione della quale delle persone elette stanno all'interno di un sistema istituzionale che conferisce ad esse la funzione governante. È questo il quadro nel quale noi dobbiamo vedere la democrazia moderna e contemporanea.

STUDENTE: Secondo Lei, chi è il personaggio, italiano o straniero, che può essere considerato il simbolo dell'ideale democratico?

FISICHELLA: È difficile rispondere a una domanda del genere. La visione europea della democrazia affonda le sue radici molto nel passato. La realtà americana, per esempio, della democrazia, è una realtà che non trascura il passato, ma che, per certi versi, se ne distacca,  perché si iscrive in un contesto del tutto nuovo. Gli Stati Uniti hanno un passato piccolo storicamente, poco profondo rispetto alla Francia e alla Gran Bretagna dove il dibattito e le istituzioni di libertà hanno finito poi per maturare in maniera più intensa, se però vogliamo trascurare questa distinzione, certamente i padri fondatori della democrazia americana e gli autori del federalismo, hanno saputo svolgere un grande ruolo di delineazione teorica della democrazia rappresentativa, che loro chiamavano Repubblica nella sua distinzione rispetto alla democrazia. Questo perché usavano la parola “democrazia” pensando alla democrazia degli antichi, mentre la Repubblica è la democrazia dei moderni dove opera il sistema rappresentativo. Il sistema rappresentativo lo ha immaginato il genio europeo, però l'America è il Paese che lo ha applicato a grandi realtà spaziali e demografiche, a un nuovo mondo e da questo punto di vista possiamo dire che, coloro che con il dibattito hanno prodotto la costituzione degli Stati Uniti, sono uomini ai quali si deve guardare con venerazione.

STUDENTE: In che cosa consiste il Suo lavoro di Vicepresidente  del Senato della Repubblica?

FISICHELLA: Il Vicepresidente del Senato della Repubblica, intanto, presiede le sedute del Senato e poi fa parte del Consiglio di Presidenza del Senato che si  preoccupa anche degli aspetti organizzativi, perché il Senato è anche un’organizzazione,  una struttura che ha esigenze di tipo amministrativo. Nella Conferenza dei Capi Gruppo, si fissa l'Ordine del Giorno dei Lavori e se questo  è approvato dalla Conferenza dei Capi Gruppo all'unanimità,  una volta portato in Aula, viene accettato da tutti perché maggioranza e opposizione concordano. In caso contrario, l'opposizione può mettere in discussione anche l'Ordine del Giorno dando vita, in Aula, a un dibattito che può concludersi anche con dei voti per l’approvazione o la modifica dell'Ordine del Giorno uscito dalla Conferenza dei Capi Gruppo. Poi ci sono i rapporti con l'altro ramo del Parlamento - il sistema italiano è un Sistema Bicamerale, nel quale ciascuna Camera svolge lo stesso ruolo che svolge l'altra Camera - e allora esiste un problema di coordinamento del lavoro legislativo, del lavoro parlamentare, perché si tratta di vedere quando certe norme e se certi Disegni di Legge devono andare prima alla Camera, poi al Senato o, viceversa, da dove partono e con quali tempi. I tempi sono importanti nell’Agenda delle Istituzioni rappresentative, perché il Governo ha delle esigenze di guida del Paese e quindi la necessità, in certe circostanze, di verificare che i provvedimenti procedano rapidamente nel dibattito, prima in Commissione e poi in Aula nelle diverse Commissioni. C'è una Commissione Affari Costituzionali che si occupa di vedere se i Disegni di Legge sono coerenti con la Costituzione e poi ci sono le Commissioni di merito, come la Commissione Cultura, la Commissione del Bilancio, la Commissione Industria, e così via. Poi ci sono i compiti di rappresentanza, perché il Capo dello Stato presenzia tutta una serie di manifestazioni e cerimonie nelle quali debbono essere rappresentati anche gli altri Organi Costituzionali, quindi Camera, Senato, Corte Costituzionale, Governo. Allora è compito di chi fa parte del Consiglio di Presidenza - il Presidente e i Vicepresidenti - a rappresentare il Senato nel corso di questa molteplicità di iniziative, che possono riguardare la presenza del Capo dello Stato o anche il Senato in prima persona. Quindi è un impegno complesso.

STUDENTESSA: Qual'è  l'importanza dei Regolamenti Parlamentari nel corretto funzionamento del potere  legislativo?

FISICHELLA: I Regolamenti Parlamentari sono molto importanti perché debbono garantire i diritti dell’opposizione. Io sono dell’opinione che l’opposizione ha un ruolo centrale nelle Istituzioni rappresentative perché il dissenso nei confronti di chi governa è ciò che caratterizza e distingue la democrazia contemporanea. Però il regolamento ha anche il compito di fare in modo che il lavoro legislativo possa procedere speditamente. Per esempio,  fino a non molto tempo fa, quando mancava il numero legale, sospendevamo la seduta per un'ora, mentre adesso solo per venti minuti. Se intervengono, però, quattro sospensioni su quattro mancanze successive del numero legale, alla quarta sospensione noi dobbiamo chiudere la seduta. Abbiamo quindi contratto i tempi, cosicché, da una parte, acceleriamo il lavoro e ,dall'altra, manteniamo una garanzia per l'opposizione.

STUDENTESSA: Che cos'è il mandato parlamentare e com'è regolato dalla Costituzione?

FISICHELLA: Il mandato parlamentare lo si riceve attraverso il voto popolare. Io ho ricevuto il mandato dai cittadini dopo essermi candidato alle elezioni, seguendo tutta la procedura prevista. Essendo stato più votato di altri candidati, nel mio Collegio, io ho ricevuto questo mandato e la parola "mandato" assume due significati; da una parte, per mandato parlamentare, si intende il fatto che io sono eletto al Parlamento e dall'altra, quando si dice che io sono eletto senza vincoli di mandato, si vuol dire che non sono legato a nessun interesse particolare, compreso l'interesse di coloro che fanno parte del territorio del Collegio che mi ha eletto in Parlamento. Io rappresento la Nazione, così come ogni singolo parlamentare rappresenta la Nazione. In altri termini, la differenza è fra una rappresentanza che chiamiamo, in generale, di tipo democratico dove il rappresentante rappresenta la Nazione e una rappresentanza di tipo corporativo dove il rappresentante esprime gli interessi del corpo specifico che lo ha eletto o che comunque lo ha mandato. Quest’ultimo tipo di rappresentanza postula presuntivamente perché, in origine, i Parlamenti non erano eletti nel senso moderno. C’era una presunzione di  rappresentatività, ma era una presunzione di tipo "cetuale", ossia di tipo corporativo che riguardava i borghesi, i quali volevano negoziare con il Sovrano l’entità delle tasse da pagare, il numero di uomini da destinare all'esercito, il momento in cui il Paese doveva entrare in guerra e così via. Questi caratteri ci sono ancora, ma in un quadro nel quale il mandato non è vincolato ad interessi particolari.

Puntata registrata il 13 febbraio 2002

Biografia di Domenico Fisichella

Trasmissioni sul tema Il Grillo 2002

Trasmissioni dello stesso autore

Partecipa al forum "I classici"

Tutti i diritti riservati