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Il Grillo (8/4/2002)

Luca Doninelli

I Promessi Sposi

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8 aprile 2002

Puntata realizzata con gli studenti del Liceo “Cartesio” di Giugliano

STUDENTE: Ringraziamo il nostro ospite Prof. Luca Doninelli e insieme diamo uno sguardo alla scheda introduttiva.

Secondo il critico di oggi Lukacs, mentre negli altri Paesi l'Ottocento era stato il secolo dei romanzi storici, in Italia il genere aveva prodotto un solo esempio di rilievo: I Promessi Sposi. Il motivo, secondo Lukacs era proprio la straordinaria forza di penetrazione storica dell'opera. Ne I Promessi Sposi c'era l'intera storia d'Italia e un altro romanzo storico italiano sarebbe stato superfluo. La tesi può sembrare paradossale, ma, certo, la sola gestazione del libro dà l'idea di un'opera in progresso, che tenda alla esaustività. La scrittura de I Promessi Sposi attraversa alcuni decenni cruciali dell'Ottocento, i decenni in cui si fa materialmente l'Italia. L’opera viene iniziata non molto dopo la caduta di Napoleone, del Regno Austriaco di Lombardia, per venire poi ritoccata dal Senatore Manzoni nell'Italia Unita. I Promessi Sposi è un monumento nazionale, è il tormento degli studenti di liceo, una carrellata di figurine celebri, divenute proverbiali: Renzo e Lucia, la Monaca di Monza, Don Abbondio , l'Innominato, Fra’ Cristoforo. È un romanzo risorgimentale, ma anche un romanzo cattolico, anzi il romanzo della Provvidenza. Ovviamente le cose sono molto più complesse. I Promessi Sposi è un romanzo storico non solo perché indaga il passato, ma perché esprime un'idea ben precisa del senso della storia. L’opera va letta insieme a I Saggi Storici dello stesso Manzoni, ma anche insieme alla terribile e illuministica Storia della Colonna Infame. Lo stesso cattolicesimo del Manzoni è tutt'altro che una questione semplice, anzi per molti egli rimane sotto sotto un eretico, un giansenista. Lo stesso lieto fine appare quasi ironico, inquieto, ambiguo. Difficile dimenticare l'immagine della vigna di Renzo devastata dalla storia. Insomma Manzoni rischia di diventare, per usare le sue stesse parole, “un pezzo di storia patria, più nota che conosciuta”.

STUDENTESSA: Che cosa spinge Manzoni a comporre I Promessi Sposi?

DONINELLI: Questa è la domanda che ci poniamo sempre quando leggiamo un libro, ovvero capire qual'è la circostanza che dà origine ad un’opera letteraria. Spesso nasce da un'ossessione mentale, da una curiosità intellettuale. Io credo che Manzoni abbia tentato di raccontare con I Promessi Sposi ciò che gli è accaduto. Nel filmato si diceva che questo testo riassume la storia d'Italia. Ma è molto di più, perché ne I Promessi Sposi non c'è solo la storia d'Italia, c'è il Paradiso e l'Inferno, c'è la salvezza e la dannazione. I Bravi sono di volta in volta paragonabili ad animali - il Griso che è un lupo, il Nibbio che è un uccello – ma anche a diavoli. Tant'è vero che l'osteria si chiama la Mala Notte, che ricorda Male Bolge. All'origine dell’opera non c’è un desiderio di raccontare una visione del mondo, perché uno scrittore non parte mai da questo. Egli parte sempre da una circostanza personale per giungere ad esprimere i propri sentimenti. 

STUDENTESSA: Quali sono le peculiarità del romanzo storico del Manzoni?

DONINELLI: Noi abbiamo una concezione hegeliana della storia per cui essa si svolge secondo degli snodi necessari. Il cosiddetto flusso della storia che ci trasporta come se noi fossimo dei massi erratici. In Manzoni invece la storia non è un flusso continuo, un fato, un destino, ma qualcosa che nasce da capo nel momento in cui si desta l'io; la storia è per il Manzoni il ridestarsi di una coscienza personale, dell’'io degli umili che sono i protagonisti de I Promessi Sposi.

STUDENTESSA: Che cosa cerca il Manzoni nella storia d'Italia?

DONINELLI: Egli credeva fermamente nell'unità nazionale. Nella canzone Il proclama di Rimini, egli scrive “Liberi non sarem, se non siam uni”. Quindi lui esprime una posizione politicamente molto precisa rispetto all'unità d'Italia e al ruolo dei cattolici. Essendo il più grande intellettuale cattolico italiano, il Manzoni aveva la responsabilità di dire una parola sulla questione del rapporto tra cattolici e Chiesa e la sua fede di cattolico non gli impedì di dare il suo consenso alla politica unificatrice. Egli ispirò un forte sentimento religioso della libertà politica, facendo così de I Promessi Sposi uno dei racconti più cristiani che si possano immaginare, nel cuore del secolo dell'Inquisizione. Lo stesso Scalvini asserì che leggendo l’opera, sembra di essere sotto la volta di una Chiesa e non sotto quella immensa del cielo.

STUDENTE: In base alla concezione religiosa, I promessi Sposi può essere definito realmente il romanzo della Provvidenza?

DONINELLI: Si, se per Provvidenza si intende la presenza di Dio dentro la storia; un Dio che non mette necessariamente a posto tutte le cose comunque, bensì un Dio inteso come speranza di fronte al disastro o alla peste. È la speranza che nella storia esista un’intima positività che, anche nel momento di maggior pessimismo e di disprezzo della vita, ci fa provare un amore per la vita stessa. La Provvidenza è irriducibile a qualunque idea negativa. 

STUDENTE: Il tema della provvida sventura pare abbia avvicinato il Manzoni più al giansenismo che non al cristianesimo. L’autore è davvero un eretico?

DONINELLI: Lui ha amato moltissimo il giansenismo, come l'ha amato un altro grande, che però è anche cattolico, come Blaise Pascal. Ogni uomo nel corso della propria vita attraversa delle fasi in cui sposa e poi abbandona certe idee, principi, valori. Prendiamo ad esempio Pablo Picasso, il quale in una fase ben precisa della sua opera - all'inizio degli anni Dieci -, abbracciò il Cubismo per poi, successivamente, abbandonarlo, ma senza mai rinnegarlo. Anzi. Nell’ultimo Picasso si può ancora scorgere più di una traccia di quel movimento artistico, perché ha rappresentato per lui un’avventura così importante da rimanergli dentro. Allo stesso modo, per Manzoni, il giansenismo che ha ispirato la sua visione tragica della storia, non è stato mai da lui rinnegato, semmai superato quando dalla tragedia, l’autore, passa al romanzo. Per cui io rispondo alla domanda dicendo: “Cattolico e giansenista”. Giansenista perché cattolico, cattolico perché giansenista.

STUDENTESSA: Oggi uno scrittore potrebbe comporre un romanzo avvalendosi della tecnica del narratore onnisciente?

DONINELLI: La tecnica del narratore onnisciente sarebbe difficile. Quella di oggi è l’epoca dei mass media, della pluralità di punti di vista. In effetti anche ne I Promessi Sposi esiste una pluralità di materiali, di linguaggi, di punti di vista che lo rende molto più moderno di quanto sembri. Oggi il compito arduo del narratore non è quello di descrivere tutto, ma di centrarsi su di un particolare che esprima il senso del lavoro, abbandonando la tecnica a volo d'uccello che ha invece caratterizzato il romanzo del secolo scorso.

STUDENTESSA: La conclusione de I Promessi Sposi, è un vero lieto fine. Dunque il Manzoni crede nel “Bene”?

DONINELLI: Decisamente. Per esempio, per Leopardi, il bene non è una possibilità della storia, bensì un'illusione, meravigliosa, ma pur sempre un'illusione. Manzoni invece sostiene che ci si può benissimo illudere che, se anche una situazione di vita è così negativa, così triste, non si può escludere il bene come una soluzione. Anzi, è possibile che proprio dai momenti difficili noi possiamo imparare qualcosa di bene, qualcosa di buono.

STUDENTESSA: In ambito scolastico che cosa si potrebbe evitare di leggere del Manzoni e della sua produzione letteraria?

DONINELLI: Io più che evitare consiglierei di rileggere l'Adelchi, ma ancora di più Il Cinque Maggio e gli Inni sacri, oltre che la Pentecoste. Da non tralasciare poi Il dialogo dell'invenzione, che generalmente non si legge, dove lo scrittore esprime alcune idee circa l'invenzione artistica e letteraria che sono, a mio avviso, straordinarie. Semmai eviterei di leggere tutti i commenti e le sovrapposizioni di critici ed interpreti che spesso rendono difficile la comprensione delle opere letterarie.

Puntata registrata il 10 dicembre 2001

Biografia di Luca Doninelli

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