Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche
www.filosofia.rai.it
Search RAI Educational
La Città del Pensiero
Le puntate de Il Grillo
Tommaso:
il piacere di ragionare
Il Cammino della Filosofia
Aforismi
Tv tematica
Trasmissioni radiofoniche
Articoli a stampa
Lo Stato di Salute
della Ragione nel Mondo
Le interviste dell'EMSF
I percorsi tematici
Le biografie
I brani antologici
EMSF scuola
Mappa
© Copyright
Rai Educational
 

Il Grillo (29/4/2002)

Umberto Curi

Pensieri italiani

Documenti correlati

29 aprile 2002

Puntata realizzata con gli studenti del Liceo Classico "Orazio" di Roma

STUDENTE: Ringraziamo il nostro ospite, il Prof. Umberto Curi, per aver accettato il nostro invito ed essere qui con noi. Diamo ora insieme uno sguardo alla scheda introduttiva.

Può la Filosofia farsi specchio della vita degli uomini? Può raccontare la loro storia? È certamente accaduto quando la Filosofia ha iniziato la propria strada, nella città greca. Socrate, i Sofisti, Platone, Aristotele, portano nell'Agorà, nel centro pulsante della città, le idee, i pensieri, le aspirazioni, di un popolo, quello greco, che segnerà l'intera storia dell'Occidente. E l'Occidente non potrà che seguire la strada aperta dai Greci, penserà nel quadro delle loro categorie. Ma è altrettanto vero per noi, è vero per l'Italia. C'è una Filosofia, una tradizione filosofica, attraverso cui poter decifrare i tratti della nostra identità, una Filosofia in grado di raccontare la nostra Storia, come, ad esempio, può fare la Letteratura, che mostri il nostro modo di vedere, di sentire, di valutare le nostre aspirazioni, le scelte collettive? Che cosa passa di Noi nell'Umanesimo, nel pensiero del Rinascimento, nella Filosofia sociale e politica del Settecento e dell'Ottocento, nello Spiritualismo, nello Storicismo, e che cosa passa di Noi negli orientamenti di oggi, nei molteplici, forse disordinati pensieri, che tentano di dare voce al nostro presente? "L'Italia - diceva Vincenzo Gioberti alla metà dell'Ottocento - è un desiderio e non un fatto, è un presupposto e non una realtà, è un nome e non una cosa". E tuttavia questo desiderio, questo nome si sono fatti Nazione. Il pensiero, l'elaborazione filosofica ha lasciato il cielo della teoria per scendere sulla strada della storia. Ma forse si è trattato soltanto di un momento, di un passaggio fugace.

STUDENTESSA: Professore, come è possibile inserire un poeta nell'ambito della filosofia italiana? E come si può paragonare la poesia al pensiero filosofico?

CURI: Anzi tutto è bene intendersi  intorno a ciò che è la filosofia e quindi al rapporto tra la filosofia e la poesia. Non dimentichiamo che in origine queste distinzioni, che a noi sembrano così nette, tra la poesia e la filosofia erano molto più sfumate. In fondo grandi poeti dell'antichità come Sofocle, lo stesso Euripide sono, a mio avviso, da annoverare anche tra i grandi pensatori dell’età classica, esattamente come Leopardi, credo che si possa dire, appartiene a pieno titolo alla storia della filosofia italiana. E questo non già perché sia importante stabilire attraverso quale forma, se della poesia o della prosa, della rima o del discorso in prosa, il pensiero viene espresso, ma perché fondamentale, per capire se siamo in presenza di un filosofo, è comprendere le questioni intorno alle quali si interroga. E non c'è dubbio che Leopardi è uno degli autori che si è proposto le grandi questioni che riguardano la condizione umana. Credo che da questo punto di vista si possa considerarlo, come altri grandi poeti dell'età moderna - penso soltanto a Hölderlin, per esempio, nell'area tedesca - come una personalità che va al di là delle distinzioni di carattere disciplinare e che quindi può essere considerato a pieno titolo un grande protagonista della filosofia dell'Ottocento.

STUDENTE: La filosofia può raccontare la vita degli uomini. La filosofia italiana l'ha fatto?

CURI: Non c'è dubbio che la filosofia, proprio in quanto è realizzazione dell'attività del pensiero, della riflessione di alcuni uomini in carne e ossa, raccoglie certamente problemi, stanze, suggestioni, preoccupazioni, qualche volta perfino interessi, che sono specifici di un'epoca e specifici di un popolo. Ciò nonostante i grandi autori della storia del pensiero sono tali proprio perché non si può dire che appartengano esclusivamente alla tradizione culturale di un popolo. Essi sono riusciti a conferire ad alcune grandi questioni che riguardano la condizione umana, un carattere universale che quindi è indipendente dalle circostanze temporali e dalle determinazioni geografiche.

STUDENTESSA: C'è stato un momento nella nostra storia in cui la filosofia o un filosofo in particolare hanno avuto una qualche influenza sulla vita sociale?

CURI: Certamente e credo che ci siano stati numerosi periodi in cui questo sia avvenuto. Il Risorgimento, per esempio, è stato un periodo in cui più nitidamente si è potuto verificare un rapporto tra le questioni di carattere politico, sociale, culturale, civile, che scuotevano il nostro Paese intorno alla metà dell'Ottocento e l'elaborazione di carattere filosofico. Proprio per questa ragione, però, noi possiamo considerare questa fase del pensiero italiano non necessariamente il momento più alto della tradizione filosofica italiana, perché si percepisce un'impronta che la rende  strettamente affiatata con questioni che sono questioni di quel tempo. Non è un caso che autori come Gioberti, Rosmini, Romagnosi sono rimasti poi, lungo il corso del Novecento, sia nelle rielaborazioni italiane, sia soprattutto nel contesto della filosofia europea, dimenticati. Se un filosofo mostra maggiormente l'influenza di alcune condizioni di carattere storico, è probabile che la sua riflessione venga dimenticata proprio col passare del tempo. Viceversa, quegli autori che riescono ad andare al di là del loro tempo, a non essere semplicemente attuali, sono anche coloro che conservano di più una carica di vitalità, di riflessione di pensiero, indipendentemente dal passare dei secoli e dal cambiare delle latitudini.

STUDENTE: Che rapporto c'è tra il pensiero italiano e la tradizione classica?

CURI: Soffermandoci sull’epoca di grande fermento culturale, prima ancora che strettamente filosofico, che è stato l'Umanesimo italiano, possiamo dire che esso ha avuto certamente il merito di riportare con forza l'attenzione sulla vitalità e sulla perennità della tradizione classica, latina ma soprattutto greca. Pensiamo all'importanza che ad esempio ha avuto l'Umanesimo per la ripresa di interesse, per le traduzioni delle opere di Platone e per la rinascita di una tradizione così vitale e così importante per tutta la storia della filosofia occidentale, qual'è la tradizione del neoplatonismo. Credo che il periodo dell'Umanesimo sia stato proprio uno dei periodi che io credo andrebbe ristudiato, anche con maggiore attenzione, perché troppo spesso considerato rilevante soltanto dal punto di vista strettamente letterario, mentre penso sia stato anche un crogiuolo importante, dal quale poi sono emersi alcuni degli orientamenti più significativi della filosofia moderna. Di solito si ritiene che l'età moderna, dal punto di vista filosofico e scientifico, sia caratterizzata soprattutto dall'importanza che assume il problema della scienza sperimentale, della definizione del metodo della scienza, soprattutto per quanto riguarda la fisica. E si tende a sottolineare la forte discontinuità che il Seicento avrebbe rispetto alla filosofia dell'Umanesimo, del Rinascimento, proprio sul tema della scienza. Bene, come diversi studi hanno oramai mi pare definitivamente chiarito, le premesse della cosiddetta rivoluzione scientifica si trovano proprio nel cuore della riflessione rinascimentale e in particolare nella tradizione italiana tra il Quattrocento e il Cinquecento. Quindi sarebbe importante andare a rileggere, al di fuori di schemi precostituiti, questa fase così significativa della filosofia italiana.

STUDENTESSA: Che rapporto c'è tra la filosofia italiana e la cultura europea? Non crede che tra l'Ottocento e il Novecento la filosofia italiana abbia avuto sviluppi poco importanti?

CURI: Relativamente al rapporto tra la filosofia italiana e la filosofia europea, io credo che i grandi autori della tradizione italiana appartengano, a pieno titolo, alla grande tradizione della filosofia europea. Pensiamo ad autori come San Tommaso, Giambattista Vico, nell'età moderna a Giordano Bruno, oppure, per andare più avanti, a Giacomo Leopardi e, nel corso del Novecento, a Giovanni Gentile. Ebbene, questi autori non possono essere interpretati riduttivamente come filosofi italiani, ma, a tutti gli effetti, filosofi europei. In questo senso c'è almeno una componente, sia pure non omogenea, di filosofia italiana che ha la dignità e il rango per potersi misurare con gli esiti più significativi della filosofia europea. Poi ci sono sicuramente momenti, come accade nel passaggio tra Otto e Novecento, in cui invece si avvertono maggiormente le tracce di un' impronta autoctona della nostra filosofia, incapace quindi di avere questo respiro di carattere europeo, di carattere internazionale. Vi sono però anche autori della filosofia italiana che, anche se non possono essere paragonati ai grandi autori della filosofia europea del Novecento, hanno tuttavia svolto un ruolo molto importante dal punto di vista culturale e in qualche caso dal punto di vista politico-culturale. Si tratta di autori di non grande originalità sotto il profilo della riflessione strettamente filosofica, ma tali da riuscire a tener viva un’attenzione per la ricerca filosofica e quindi riescono a tenere aperta la strada della riflessione in momenti anche molto difficili, dal punto di vista culturale, ma anche politico e civile. Una figura è quella di Benedetto Croce della cui grandezza, come grande autore del pensiero, si può dubitare, ma che certamente ha svolto un ruolo molto importante sotto il profilo culturale. Un altro autore che ha interessato la sfera culturale, meno noto, è Ludovico Geymonat, uno dei pochissimi pensatori italiani del Novecento che è riuscito a tenere vivo l'interesse per la riflessione sui metodi, i contenuti, le procedure e i risultati delle conoscenze scientifiche. Egli è riuscito a evitare che questa riflessione di carattere epistemologico fosse totalmente assente dalla cultura italiana. Quindi un autore di non grande originalità, che tuttavia ha svolto una funzione importante sotto il profilo civile e politico-culturale.

STUDENTESSA: Che posto occupa il pensiero eterodosso nella filosofia italiana e come si guarda oggi all'opera di Giordano Bruno?

CURI: Io ritengo che ogni pensiero vero, autentico, sia eterodosso. Se è vero che eterodossia vuol dire sostenere una doxa, un'opinione, un punto di vista, altro, rispetto a quello dominante, allora io credo che la filosofia sia intrinsecamente eterodossa, nel senso che il suo compito caratteristico è quello di andare contro le opinioni consolidate. Questo perché essa in fondo si risolve in un’interrogazione radicale che non accetta nulla come conformisticamente già consolidato. Da questo punto di vista un grande autore, non solo di statura europea, che va riconosciuto è proprio Giordano Bruno. Egli è conosciuto anche per i suoi scritti dedicati alla magia e per questo è stato, come sappiamo tutti, condannato e arso vivo a Campo dei Fiori, perché considerato eretico e mago. Ebbene, molto spesso noi abbiamo la convinzione che la magia sia espressione di un atteggiamento irrazionale e come tale in contraddizione diretta rispetto all'atteggiamento della scienza. In fondo è convinzione comune che tra magia e scienza ci sia un rapporto di mutua esclusione. Non è così. E se non è così noi lo dobbiamo proprio alla riflessione di Giordano Bruno, il quale ha mostrato in alcuni passi molto interessanti dei suoi Trattati di magia, che questo modo di intendere la magia " è il modo - dice  Bruno – al quale la intendono certi bardococulli, quando  pensano che la magia sia intrattenere un commercio illecito con il demonio, … mentre la magia è quella forma di sapere che è accompagnata dal fare, cioè dalla capacità trasformativa". Mentre vi sono delle impostazioni di carattere teorico, che sono puramente conoscitive; è della magia la capacità di finalizzare le conoscenze ad una trasformazione della realtà. Se riflettiamo, questo è l'atteggiamento dello scienziato del Seicento, ovvero di concepire la conoscenza come un modo per intervenire nella realtà e per trasformarla. Bruno valorizza molto questa accezione della magia necessaria, a suo dire, per segnalare la possibilità che si instauri il regnum hominis, cioè il regno dell'uomo sulla natura. L'eterodossia e la magia di Giordano Bruno, sono testimonianza della capacità di andare al di là dei limiti del pensatore che appartiene a un'epoca determinata e di anticipare i tempi, proponendo le grandi questioni che poi il pensiero filosofico e scientifico svilupperanno nel Seicento e nel Settecento.

STUDENTESSA: Quale è stato il filosofo più importante che ha contribuito alla Sua formazione?

CURI: Ricordo di avere incontrato come una folgorazione proprio Giacomo Leopardi leggendo Il canto notturno di un pastore errante dell'Asia e subito rimasi coinvolto dalla radicalità e dalla profondità con la quale venivano poste le più importanti questioni relative alla condizione umana. Ne Il canto c'è un'interrogazione che riguarda proprio il destino dell'uomo, la sua condizione terrena, il rapporto tra la condizione umana e la condizione delle greggi a cui il pastore si riferisce quando si interroga sul significato della morte. In breve, quella poesia di Leopardi, ma più in generale tutta la sua ricerca, mostra come i grandi temi della riflessione filosofica, dalle sue origini arcaiche fino ad oggi, siano a tutti presenti. La mia iniziazione alla filosofia la devo a Leopardi e in particolare a Il canto notturno.

STUDENTE: Qual è la situazione e la direzione della filosofia italiana oggi e quali le correnti più seguite?

CURI: La filosofia italiana attuale sembra essere più orientata verso una tradizione qual è quella del cosiddetto pensiero continentale, cioè una tradizione che riprende le grandi questioni di carattere ontologico, gnoseologico della filosofia, piuttosto che essere orientata verso la cosiddetta filosofia analitica, che è invece dominante nell'ambiente anglo-americano. Non possiamo tuttavia nasconderci che il nostro è un Paese dove lo studio della filosofia è ancora considerato dal punto di vista culturale, non solo importante, ma per molti aspetti imprescindibile. Non tutti sanno che l’Italia è uno dei pochi Paesi europei in cui la filosofia viene insegnata nella scuola secondaria superiore. In Europa lo studio della Filosofia è stato eliminato o non è mai stato introdotto nelle Scuole Secondarie. Là si può studiare Filosofia soltanto all'Università.

STUDENTE: Che importanza ha avuto nel pensiero italiano contemporaneo il tema della libertà?

CURI: Se ci riferiamo al pensiero italiano contemporaneo agli inizi del Novecento questo tema è certamente centrale nella riflessione di un autore come Benedetto Croce. Egli è stato considerato da generazioni un maestro della libertà. Per venire ai giorni nostri, forse una figura per alcuni aspetti paragonabile a quella di Benedetto Croce può  essere considerata quella di un filosofo tuttora vivente come Norberto Bobbio, per il quale il tema della libertà è stato e continua a essere uno dei temi decisivi. Tuttavia, in una fase in cui nel dibattito politico e nel dibattito culturale è insistente il riferimento al concetto di libertà, non si può dire che questa nozione sia al centro della ricerca delle più importanti correnti della filosofia italiana contemporanea. C'è come una sorta di rimozione. Forse si tratta di una sottovalutazione dell'importanza di questa questione anche nel suo statuto strettamente teoretico, piuttosto che soltanto nella sua applicazione politica, dunque sarebbe desiderabile che vi fosse una ripresa di interesse per un approfondimento del significato della libertà, in un contesto così profondamente mutato com' è quello degli ultimi venti o trent'anni.

Puntata registrata il 1° febbraio 2002

Biografia di Umberto Curi

Trasmissioni sul tema Il Grillo 2002

Trasmissioni dello stesso autore

Partecipa al forum "I contemporanei"

Tutti i diritti riservati