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Il Grillo (30/4/2002)

Vincenzo Caianiello

La Costituzione Italiana

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30 aprile 2002

Puntata realizzata con gli studenti del Liceo Classico "Orazio" di Roma 

STUDENTE: Ringraziamo il nostro ospite, il Prof. Vincenzo Caianiello, Presidente emerito della Corte Costituzionale, e insieme diamo uno sguardo alla scheda introduttiva.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, con il Paese distrutto e occupato dalle truppe alleate, si impose in tutta la sua urgenza il problema di dare un ordinamento istituzionale stabile all'Italia libera. Constatato che era impossibile tornare alla costituzione del Regno d'Italia, allo Statuto Albertino del 1848, si arrivò all'elezione di un'Assemblea Costituente, il cui compito principale era quello di redigere la Legge Fondamentale della Repubblica Italiana. I lavori dell'assemblea si protrassero da giugno 1946 fino al 27 dicembre 1947, quando il Presidente Enrico De Nicola promulgò la Costituzione della Repubblica. In essa si composero diverse prospettive: la tradizione liberale pre-fascista, l'idealismo azionista e, soprattutto, le istanze del mondo cattolico e di quello marxista. I costituenti fecero tesoro delle grandi Costituzioni moderne e svilupparono un percorso teorico che, partendo dal rapporto tra individuo e la società, si allarga fino alle relazioni più complesse. Ci furono momenti di scontro e di insoddisfazione per i compromessi inevitabili, ma l'integrazione tra le diverse tradizioni e culture produsse un testo ricchissimo. La Costituzione della Repubblica Italiana è la fotografia dell'Italia in un momento storico preciso che contiene le aspirazioni e gli ideali di un popolo in uno dei momenti più alti della sua storia. Non è soltanto il nostro passato, ma la base della nostra democrazia presente e il principale modello per il futuro.

STUDENTESSA: Professore, Lei in passato ha ricoperto cariche molto importanti. Potrebbe dunque spiegarci com'è nata e com'è cambiata, nel tempo, l'idea costituzionale?

CAIANIELLO: L'idea costituzionale nasce nel nostro paese sulla base di una tradizione culturale che trova le sue origini fin dal 1600. Il costituzionalismo moderno nasce come idea di limitare il potere assoluto di chi detiene il potere supremo, dunque le Costituzioni nascono essenzialmente a garanzia delle libertà. Inizialmente il costituzionalismo, espressa nella Magna Cartha Libertatum, nel 1215, nasce come un patto tra il re e i signori, per definire una spartizione di poteri; si tratta di una specie di contratto fra queste due entità politiche sullo spirito feudale. Poi, dal Seicento, dal Settecento, si supera l'idea della Costituzione come accordo tra il sovrano e gli altri detentori del potere e prende corpo la Costituzione che tutela l'identità della persona nei confronti del potere. Quindi il costituzionalismo non è altro che l'affermazione delle libertà e quando ci parlano di cambiare la Costituzione con delle riforme, dobbiamo conoscerle queste riforme, perché noi ne siamo i destinatari. Se occorrono dei ritocchi alla Costituzione per adeguarla ai tempi ed è previsto un procedimento di revisione, io sono d'accordo, purché i ritocchi siano coerenti con il contesto dell'intera Costituzione, attraverso un confronto di idee.

STUDENTESSA: Quali sono oggi le principali forme costituzionali?

CAIANIELLO: Ogni popolo ha la sua Costituzione, che ha alla base un aspetto comune a tutte: "la tutela delle libertà e quello della divisione dei poteri dello Stato". La Costituzione dà luogo a forme di Stato diverse. Per esempio la forma di Stato più diversificata è rappresentata da quella monarchica e quella repubblicana. Qual è la differenza? La forma monarchica prevede un potere supremo affidato solitamente ad una persona singola, la quale ritiene di essere legittimata non da un'investitura popolare, ma da una tradizione, sovente, familiare. Tuttavia, vi sono anche Stati monarchici che hanno una investitura non ereditaria, come, per esempio, la Chiesa Cattolica che è un'organizzazione politica, in cui il capo è eletto in base a una investitura, che loro affermano, divina. Del resto, più o meno, tutte le monarchie ritengono di avere un'investitura divina, anche se col tempo cercano d'acquisire il consenso popolare. La forma repubblicana di Stato, invece, vede il potere supremo come espressione della rappresentanza del popolo, tanto è vero che l'Articolo Primo della Costituzione dice che la sovranità, il potere supremo - Bodin è quello che studiò per primo l'idea di sovranità nel 1600 -, appartiene al popolo che lo esercita nelle forme previste dalla Costituzione. Qui il popolo non è una entità amorfa, bensì un'entità fisica che, dal punto di vista giuridico, diventa titolare del potere supremo che lo esercita nelle forme della democrazia rappresentativa. Quindi la nostra Costituzione è una Costituzione repubblicana, democratica, pluralista. 

STUDENTESSA: Quali sono i caratteri principali della Carta Costituente?

CAIANIELLO: La nostra Costituzione si divide in tre parti. I Primi Dodici Articoli dicono che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme previste dalla Costituzione. Vi è, poi, la parte riservata ai diritti civili e politici, dove si dice che la libertà degli uomini è un diritto inviolabile e, infine, la parte dei "principi fondamentali", che riguarda l'organizzazione dello Stato, quindi il potere legislativo, il potere esecutivo, il potere giudiziario, il Presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale, le Regioni. Tale struttura costituzionale è stata così organizzata per evitare sia lo stesso soggetto ad applicare una legge, dopo averla approvata. Ciò avviene negli Stati assoluti, dove è il sovrano a fare le leggi, ad applicarle e a modificarle a suo piacimento. La divisione dei poteri, invece, fa sì che, una volta fatta la legge, sia un altro soggetto giuridico a doverla applicare, che non ha il potere di modificarla. Questa armonia d'impostazione conferisce una visione unitaria a questo documento importante, che è la Costituzione.

STUDENTESSA: Come ha reagito il popolo italiano alla Costituzione del 1948?

CAIANIELLO: Con grande entusiasmo. Il principio di uguaglianza sancito dall'Articolo Tre della Costituzione, secondo cui i cittadini sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione alcuna - di condizioni personali, di sesso, di razza, di religione -, fu immediatamente percepito dagli italiani. Questo perché erano maturati per quella che noi giuristi chiamiamo "costituzione materiale", ossia l'affermazione dei valori fondanti di una società. Oltre a questo tipo di uguaglianza, definita "formale", l'Articolo Tre parla di un'uguaglianza di tipo "sostanziale", secondo cui è compito della Repubblica rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono ai cittadini di avere pari dignità sociale. Dato che gli uomini nascono tutti diversi l'uno dall'altro, la Repubblica deve fare in modo che tutti possano partire dalla stessa linea di partenza, quindi, se ci sono dei soggetti meno dotati dal punto di vista fisico, intellettuale ed economico, essi devono essere posti in condizione di poter raggiungere le stesse mete degli altri, sviluppando le proprie potenzialità. Quando gli italiani apprendono che la sovranità è del popolo, che ad esso vengono riconosciuti diritti inviolabili e che tutti gli uomini sono uguali di fronte alla legge, si può immaginare quanto ciò abbia costituito un passo storicamente importante per il popolo italiano.

STUDENTE: Com'è possibile modificare, tecnicamente, la Costituzione?

CAIANIELLO: Dunque noi abbiamo un Articolo, il 138 della Costituzione, il quale prevede una procedura rinforzata secondo la quale, chi vuol cambiare la Costituzione, deve presentare un disegno di legge costituzionale, che deve essere approvato da entrambe le Camere con due votazioni distinte - quindi quattro votazioni in tutto. Se nella seconda votazione la proposta non viene approvata con i due terzi dei componenti di ciascuna Camera, essa può essere sottoposta a referendum dalle forze politiche che non condividono la modifica. Le forze minoritarie, dal canto loro, possono chiedere un referendum oppositivo per dire: "Noi non lo vogliamo". 

STUDENTESSA: Una disposizione transitoria della Costituzione, vieta la ricostituzione del Partito Fascista. Secondo Lei questa norma è ancora applicata? E, se no, perché?

CAIANIELLO: Innanzitutto, non dimentichiamo che il fascismo ebbe un periodo di consenso notevole per le grandi riforme sociali di cui oggi noi godiamo come, la previdenza obbligatoria, l'assistenza, la protezione della madre e del bambino. Tuttavia, tutti i regimi che nascono senza un'investitura democratica sono destinati a finire e così accadde per il fascismo che, oltretutto, finì in tragedia, perché, se ci fosse stato un Parlamento, l'Italia non sarebbe entrata in guerra. Fu la decisione di uno solo che ci trascinò verso il conflitto mondiale, portandoci così al disastro. La nuova formazione politica, che inizialmente si è ispirata ai principi del fascismo, non solo non fa propri i principi di quel movimento politico, ma addirittura li rinnega. Essa vive più come fatto organizzativo che eredita quella struttura. Oggi l'idea di una riaffermazione del fascismo inteso come Stato totalitario, con un partito unico che impedisce agli altri di esprimere le proprie opinioni, che rinnega il Parlamento - perché fu abolito il Parlamento - è impensabile. La nostra Costituzione prevede la libertà di opinione, purché avvenga con forme pacifiche e non con atteggiamenti che denotano l'aggressività. È questo principio che impedisce al fascismo, così come ad ogni altro movimento politico totalitario, di riaffermarsi. 

Puntata registrata il 12 febbraio 2002

Biografia di Vincenzo Caianiello

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