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Il Grillo (7/5/2002)

Piero Angela

La comunicazione scientifica

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7 maggio 2002

Puntata realizzata con gli studenti del Liceo Classico "Orazio" di Roma

STUDENTE: Ringraziamo il Prof. Alberto Angela per essere qui con noi e, prima di iniziare il nostro dibattito, guardiamo una scheda introduttiva.

La ricerca scientifica e quella tecnologica sono forse le più affascinanti attività umane, perché ci aiutano a vivere meglio e, poi, cambiano il nostro linguaggio, il nostro modo di pensare in base all’evoluzione dei tempi. Tuttavia pochi sono in grado di oltrepassare le forme di interazione più semplici ed evidenti di queste materie; accedere alla conoscenza scientifica è un lavoro duro, di ferrea determinazione che richiede anni e anni di applicazione. Significa conoscere la teoria, saper valutare metodi e linguaggi specialistici e è probabilmente per questo che, nell'immaginario comune, gli scienziati vengono visti come persone svagate, distratte, incapaci di rapportarsi alla quotidianità. Negli ultimi decenni, però, il modo di fare scienza e tecnologia è profondamente cambiato. Non basta più il genio del singolo, piuttosto sono necessarie risorse finanziarie notevoli, l'impegno di grosse équipes di studiosi e la collaborazione tra gli Stati. Il marketing, le sponsorizzazioni, le strategie comunicative, diventano sempre più importanti tanto che gli scienziati, spesso, sono costretti a trattare con il potere politico e con quello economico. La mediazione tra scienza e potere diventa così agente fondamentale del progresso scientifico, rendendo maggiormente responsabile chi si occupa di divulgazione scientifica, poiché sono richiesti la correttezza e il rispetto delle regole. Non si tratta più soltanto di spiegare, di informare senza banalizzare; si tratta soprattutto di rendere partecipi i cittadini facendo divenire trasparenti gli obiettivi e le possibili implicazioni della ricerca scientifica, cosicché essa diviene patrimonio dell'intera collettività. In fondo non è questa la prerogativa di ogni democrazia?

STUDENTE: Secondo Lei, rispetto al passato, gli scienziati oggi sono più interessati a comunicare con il resto della società?

ANGELA: Oggi gli scienziati sono molto più aperti verso la comunicazione perché consapevoli della necessità di coinvolgere i cittadini. Per due ragioni. Innanzi tutto perché le loro ricerche siano conosciute e abbiano il supporto finanziario per poter andare avanti e poi perché la società deve sapere quanto possano essere importanti la ricerca, la scienza, ma soprattutto le applicazioni tecnologiche. Anche il modo di fare ricerca è cambiato, nel senso che non c'è più il cercatore isolato, tranne rare eccezioni, ma piuttosto équipes che lavorano insieme. E c’è anche una interdisciplinarietà. Prendo ad esempio la Paleontologia. Una volta si scalavano semplicemente i siti per cercare le ossa. Oggi, quando si trova un sito e si trova un reperto, arrivano non soltanto i paleontologi, ma coloro che si occupano di paleoclima, che si occupano di vegetali per trarre dal terreno tutte le informazioni che riguardano non soltanto la parte fisica delle ossa rinvenute, ma tutta la struttura di vita, tutti i sintomi e tutti gli indizi. È un po' come un lavoro di investigazione, con il quale, partendo da una piccola cosa, si riesce poi a ricostruire il tutto. Quindi la scienza è cambiata da questo punto di vista.

STUDENTE: Cartesio dice: "La scienza è come una donna: se rimane fedele al marito è onorata, se diventa pubblica si avvilisce". Ecco, come si può fare divulgazione scientifica, raggiungendo un vasto pubblico, senza banalizzare i contenuti con eccessive semplificazioni?

ANGELA: Io potrei riassumere in un piccolo slogan questo atteggiamento: "dalla parte degli scienziati per i contenuti e dalla parte del pubblico per il linguaggio". Cioè utilizzare, a volte, persino lo "spettacolo" per fare scienza, ma non utilizzare la scienza per fare "spettacolo". Questa è la vera discriminante. Io mi sento sempre al servizio dei ricercatori nello sviluppo scientifico, tecnologico e quindi utilizzo tutti i mezzi disponibili per chiarire a un grande pubblico le cose che io prima devo capire e studiare molto prima di riuscire poi a spiegarle agli altri. Qualcuno ha detto che bisogna conoscere cento per divulgare dieci. Non è proprio così, ma certamente, se si vuol fare un lavoro serio, quando si va a intervistare un ricercatore, bisogna capire le cose che lui sta facendo, quindi documentarsi, leggere le cose che ha scritto e gli articoli che riguardano il suo lavoro. In questo mestiere occorrono due qualità: la competenza, cioè capire le cose, per sapere di cosa si parla e l'onestà in quello che si riferisce.

STUDENTESSA: Qual è, secondo Lei, il livello di cultura scientifica in Italia rispetto agli altri Paesi europei?

ANGELA: Noi non abbiamo una tradizione scientifica che hanno altri Paesi, in particolare i paesi anglosassoni, però, negli ultimi anni, c'è stato un crescente interesse nei confronti della scienza. Lo si vede anche attraverso il successo che hanno molte riviste di divulgazione scientifica. Tra l'altro anche Quark ha un suo mensile che è leader nel settore dei periodici dedicati alla divulgazione della scienza. Questo significa che c'è grande interesse nel pubblico, anche nei giovani. Tuttavia credo che manchi forse un adeguamento della scuola a questo nuovo impatto che ha la Scienza della tecnologia. A scuola si insegna soprattutto la scienza un po' per scaffali, quindi la Chimica, la Fisica, la Matematica, mentre è necessario invece fare un po' di filosofia della scienza, cioè spiegare il senso di queste cose e i metodi soprattutto, perché quello che affascina di più della scienza è proprio il metodo, la procedura per cui si arriva a una conoscenza.

STUDENTESSA: Quali sono, secondo Lei, le caratteristiche che deve avere un uomo per essere un buon divulgatore e quale deve essere la sua preparazione?

ANGELA: La caratteristica principale è data da una preparazione di base, naturalmente, sulla scienza. È necessario poi capire se le cose sono fatte seriamente oppure no. Soprattutto leggere molto e capire alcuni punti chiave. Io ho scritto ventotto libri su argomenti completamente diversi, quindi ogni volta devo fare come Voi, tornare sui "banchi di scuola", studiare, leggere, prepararmi e poi, cosa che io faccio sempre, farmi rileggere i testi, quando ho il minimo dubbio, da uno specialista della materia o da più specialisti. Recentemente abbiamo realizzato un programma su Enrico Fermi, quindi sulla storia dell'evoluzione, della scoperta del nucleo dell'atomo. Ebbene le varie sezioni del programma sono state riviste da cinque fisici, ognuno specializzato in un tipo di Fisica Nucleare. Infine, il divulgatore deve essere in grado di trasferire queste conoscenze al pubblico, perché, se rimangono all'interno di un piccolo circuito di specialisti, che già conoscono le cose, allora si manca al grande ruolo. Qui la televisione si dimostra un veicolo formidabile per spiegare al grande pubblico la conoscenza, che oggi è indispensabile anche nella competizione internazionale.

STUDENTESSA: Da quando Lei ha cominciato a occuparsi di scienza, com'è cambiato il modo di divulgare le informazioni scientifiche?

ANGELA: In particolare nella televisione molte cose sono cambiate, quindi anche il modo di fare informazione. Intanto abbiamo più mezzi tecnici a disposizione. Per esempio tutta la computer-graphic, gli studi virtuali come quelli che io utilizzo per gli speciali di Super Quark . Se io guardo i vecchi programmi che ho fatto venti o trent'anni fa, mi rendo conto del salto. Oggi sarebbero, non dico intrasmettibili, però certamente non avrebbero quella capacità di penetrazione che hanno oggi. Quindi dal punto di vista tecnologico, noi abbiamo a disposizione, specialmente per la televisione, una serie di strumenti molto più importanti. Poi è cambiato il pubblico, molto più vasto che in passato grazie alla scuola dell'obbligo, tuttavia la mia esperienza mi insegna che le persone che si interessano di scienza non sono tanto delle persone colte, quanto delle persone curiose. La vera spinta, che porta poi il pubblico, ma anche chi fa divulgazione, a occuparsi di scienza è la curiosità di sapere, perché la scienza risponde oggi, o cerca di rispondere, a quelle che sono state le grandi domande dei filosofi: "da dove veniamo", "chi siamo", "dove andiamo", "come è nata la vita". Se si pensa, la Paleontologia risponde all'evoluzione della vita o all'evoluzione dell'uomo, l'’Astrofisica ci dice come si è formato il sistema solare o addirittura l'universo, la Biochimica come è nata la vita e la Neurofisiologia come funziona il cervello, il pensiero. Domande che una volta erano tipiche dei filosofi naturali, ovvero quelli che erano, al tempo stesso, "scienziati" pur non avendone i mezzi. Paradossalmente uno dei rischi, oggi, per chi fa divulgazione scientifica, è il troppo materiale a disposizione. Ci sono ormai un numero sterminato di riviste scientifiche, di fonti di informazione, di laboratori e di nuove scoperte per cui bisogna cercare di orientarsi in tutto questo e cercare argomenti significativi per il pubblico.

STUDENTE: Secondo Lei, quali sono le discipline scientifiche che si possono divulgare più facilmente e quali invece i temi difficili da trattare?

ANGELA: Noi di Super Quark abbiamo un problema che è quello di sopravvivere come trasmissione visto che il nostro programma va in prima serata sulla Rete Uno; un dato importante dal punto di vista della collocazione. È quindi necessario avere degli ascolti che permettono al programma di andare in onda. Questa è una cosa che bisogna capire bene perché se questo programma non avesse abbastanza ascolto verrebbe rapidamente decapitato e quindi passerebbe o a ore tarde oppure sarebbe cancellato dal palinsesto come è avvenuto per tanti programmi. Si tratta di un condizionamento al quale dobbiamo però reagire in modo serio, ovvero divulgare argomenti più comprensibili ad un pubblico non specializzato in modo da attrarre l’attenzione. Faccio un esempio: adesso per Quark noi cominciamo sempre con quella rubrica che ha all'inizio un documentario naturalistico e poi proseguiamo con dei servizi su vari tipi di materia. Questa trasmissione comincia con un bel documentario, che noi scegliamo tra le migliori produzioni che hanno certamente sempre un contenuto di Etologia, cioè di osservazione del comportamento animale, ma che sono, dal punto di vista delle immagini, molto attraenti. Quindi è un po' il miele, messo lì per attrarre lo spettatore per poi cercare di portarselo dietro fino alla fine. Le cose potrebbero complicarsi, invece, quando si parla di Chimica, perché è un argomento difficile. Allora, anziché spiegare una reazione chimica, ho cercato alle volte di illustrare i vantaggi di questa disciplina, svincolandola così dall’immagine negativa che ha di essere legata alla tossicità e agli inquinamenti.

STUDENTESSA: Lei, oltre che autore di programmi televisivi di tipo scientifico, ha scritto anche molti testi. Ebbene, quale dei due mezzi, la televisione o la scrittura, è stata utile in questa Sua opera di divulgazione?

ANGELA: Ci sono alcune differenze, anche se il pubblico è abbastanza sovrapponibile. Mentre un libro si vende alcune decine di migliaia di copie, quando va bene, la televisione è invece nell'ordine di milioni di spettatori. Chi legge, va in libreria, spende venti o trenta mila lire per comprare il tuo libro e soprattutto, va a casa, non fa altre cose, non chiacchiera, non gioca, non vede la televisione, ma si mette in un cantuccio per avere un rapporto molto personale con l'autore. Allora, ci si rivolge a un pubblico più attento, che si è auto-selezionato. La televisione, io la definisco una lettura verticale, mentre quella del libro e dei giornali, orizzontale. Mi spiego. Se io guardo un telegiornale, devo vederlo tutto, dall'inizio alla fine, perché non so quali notizie ci sono dentro, quali di queste notizie mi interesseranno. Se leggo, invece, un giornale, sfoglio le pagine fino a quella che mi interessa, saltando tutto il resto. Allora, quando si scrive per una rivista, si possono fare dei box o delle pagine dove poter trattare argomenti più difficili; sta poi al lettore leggerle o saltarle. In televisione questo non si può fare, perché bisogna dare la stessa cosa a tutti, proprio perché essa è verticale, cioè sequenziale.

STUDENTESSA: Potrebbe, Internet, essere da Lei considerato un nuovo mezzo di divulgazione scientifica?

ANGELA: Certamente. L'elettronica ha aperto una nuova frontiera, che è quella dell'enorme massa di bit in circolazione ormai da per tutto. Per il nostro lavoro è utilissimo, perché si ha accesso a una banca sterminata di dati che dobbiamo andare a cercare per selezionare quelli più significativi per la nostra ricerca. Tutto ciò è difficile farlo da soli e qui, Internet, si dimostra uno strumento eccezionale. Del resto queste nuove tecnologie consentono anche agli utenti non professionali di accedere a un materiale che prima era difficile ad avere. Quindi, un conto è andare in una libreria e cercare un testo e un altro è cliccare su certe parole chiave e avere direttamente in casa la letteratura che ci interessa. Internet, è proprio una finestra sul mondo.

STUDENTESSA: Alcuni programmi culturali vengono mandati in onda in orari poco accessibili, come la sera tardi oppure la mattina presto. Lei quanto ha faticato perché il Suo programma venisse messo in onda in prima serata?

ANGELA: Io non posso scegliere la collocazione, perché essa è data dagli indici di ascolto in base ai quali i pubblicitari misurano le tariffe. Un minuto di pubblicità, in una rete di grande ascolto, vale molto di più che un minuto di pubblicità su una rete di basso ascolto. Se i programmi di Filosofia avessero grande ascolto, si farebbe Filosofia tutto il giorno. Questo programma, Il grillo, è eccellente, tuttavia va in onda in orari molto difficili; se potesse essere sperimentato in orari diversi, probabilmente, funzionerebbe, conquistando collocazioni diverse. Ciò è dovuto anche alla capacità dei programmisti-registi, di proporre idee nuove per raggiungere un pubblico più vasto. E, in questo senso, purtroppo, il futuro non mi sembra molto roseo. I dirigenti stessi devono andare sul sicuro, non si possono permettere di fare troppa sperimentazione, perché altrimenti il rischio diventa grande. Ebbene, io credo che bisognerebbe rovesciare il discorso. Dal momento che la televisione segue il soldo, sarebbe necessario forse spostare il soldo. Si tratterebbe di fare un sistema fiscale di bonus e malus, per cui l'inserzionista ha un bonus fiscale se fa pubblicità dentro un certo programma e un malus fiscale se lo fa in un altro. In questo modo si crea un sistema di vasi comunicanti,, per cui, i soldi, dai grandi programmi, arrivano ai programmi culturali. Potrebbero esserci anche altri modi per risolvere questo problema, ma se non si sposta il soldo e quindi si rende conveniente quello che oggi non lo è, difficilmente la televisione potrà assolvere al suo ruolo di diffusore del sapere e della conoscenza come deve essere in una società moderna. Questo è un problema politico di prima grandezza.

STUDENTESSA: E quindi Lei pensa che il Suo sia un caso eccezionale?

ANGELA: In parte è dovuto alla fortuna, ma anche al tanto lavoro. Noi sappiamo benissimo che se il nostro programma dovesse registrare degli ascolti bassi potremmo perdere la collocazione della prima serata. Ieri abbiamo battuto un grande sceneggiato di Canale 5 di quattro punti, vincendo la serata. Finché andiamo così, andiamo bene.

Puntata registrata il 7 febbraio 2002

Biografia di Piero Angela

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