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Il Grillo (13/5/2002)

Andrea Mondello

Dove osano le imprese

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13 maggio 2002

Puntata realizzata con gli studenti del Liceo Classico "Orazio" di Roma

STUDENTE: Ringraziamo il nostro ospite Prof. Andrea Mondello e insieme diamo uno sguardo alla scheda introduttiva.

"Dove osano le Imprese" è il titolo di uno dei capitoli centrali del Rapporto Censis dello scorso anno. Assistiamo dunque a un nuovo slancio, a un nuovo dinamismo dell'imprenditoria italiana? Oppure i nostri imprenditori risultano incapaci di cogliere il nuovo? Quale spirito, quale capacità di iniziativa li attraversa in questo passaggio storico colmo di difficoltà? Occorre chiedersi come l'imprenditoria italiana guarda al quadro internazionale al quale è vincolata e che è tuttora pieno di ombre. Ogni previsione oggi è diventata problematica e questo va a incrementare paure e incertezze. Lo sviluppo riprenderà il suo corso dopo la drammatica interruzione degli ultimi mesi? O andiamo incontro a un tempo di recessione? Come si governano paure e incertezze? Come e quanto, esse, incidono sull'iniziativa economica? Questi sono gli interrogativi che affollano la mente di molti italiani. In più occasioni gli imprenditori hanno chiesto una maggiore libertà di movimento, meno vincoli, meno oneri per poter investire in innovazioni e in tecnologie, ma non si corre il pericolo che questa libertà, pur necessaria, possa arrivare a sacrificare le garanzie di chi lavora? E, d'altro canto, comprimere il dinamismo dell'imprenditore irrigidendo il sistema di garanzie, non è anch'esso un pericolo?.

STUDENTE: Quali sono i settori industriali più competitivi e quali meno, in Italia?

MONDELLO: Il livello di competizione del nostro Paese, per le imprese non è sicuramente adeguato, cosicché la stessa impresa, collocata in un'altra realtà territoriale che compete naturalmente con noi, ha delle condizioni svantaggiate. Quello che chiedono gli imprenditori è che questo svantaggio competitivo dell'impresa che opera in Italia, rispetto alla impresa analoga che opera in un altro Paese, venga eliminato, ma non attraverso gli aiuti dello Stato o gli aiuti della Cassa del Mezzogiorno; esso, piuttosto, deve essere recuperato con infrastrutture più moderne, con una fiscalità competitiva con agli altri Paesi, con una maggior flessibilità dei rapporti di lavoro. Questo è il centro e il cuore del problema. Quindi noi dobbiamo vedere questo problema come un aspetto fondamentalmente positivo, perché un Paese più competitivo, un Paese che mette in competizione i nostri imprenditori con quelli del resto del mondo, è un vantaggio per tutti, perché l'occupazione si creerà qui piuttosto che altrove. Ecco perché noi imprenditori, spesso, ci troviamo a protestare sul problema della scarsa competitività del Meridione. Questo è un fatto grave, poiché non consente alle imprese del Sud di porsi in una competitività sana con quelle che operano nel resto dell'Europa. Anche la fiscalità può determinare lo sviluppo o meno delle imprese in un Paese e in questi ultimi anni sono molte le multinazionali che hanno, in tal senso, preferito altre terre rispetto all'Italia.
Se vi fosse più competizione, le imprese lavorerebbero meglio, con meno costi da sostenere, mentre i cittadini godranno di una maggiore possibilità occupazionale. In questo caso è vero che ciò che va bene per l'impresa, va bene anche per i cittadini. 

STUDENTE: Qual è la dimensione del lavoro nero in Italia?

MONDELLO: Grosso modo, negli altri Paesi, il lavoro nero è circa un 15%, circa un sesto dell'universo del PIL, mentre in Italia è il doppio, quasi il 30%, maggiormente collocato nel Meridione. Questo è un dato allarmante e io credo che lo sforzo che sta facendo la Confindustria, che sta facendo il Ministro Tremonti, per cercare di fare emergere il sommerso, sia un atto giusto, oltre che vantaggioso, oltre che politicamente, pragmaticamente positivo. Il sommerso ha in sé due aspetti problematici: il primo è che ci sono dei lavoratori che non hanno le assistenze opportune e l'altro consiste nella scorrettezza che quegli imprenditori, censurabili gravemente, compiono verso i propri dipendenti in regola, verso chi paga le tasse e verso chi lavora in maniera trasparente. 

STUDENTE: Secondo Lei, per quale motivo gli imprenditori osano poco nel Meridione?

MONDELLO: Nel Meridione ci sono delle risorse, delle potenzialità in termini culturali, intellettuali, di voglia di lavorare, assolutamente straordinarie, ma non ci sono le condizioni. Non si tratta solo di assenza di infrastrutture, quanto anche, anzi soprattutto, di delinquenza e io credo che nessun governo potrà affrontare con serietà e con una aspettativa di successo il problema della industrializzazione nel Meridione, se non si risolve, una volta per tutte, con fermezza e con durezza, il problema del controllo del territorio. Quale multinazionale straniera sarebbe in grado di affrontare un problema che non è abituata ad affrontare, come quello della mafia? Quindi migliori infrastrutture e controllo del territorio, sono le condizioni indispensabili per poter rendere il Meridione effettivamente competitivo con il resto del Paese e del mondo. 

STUDENTE: Si potrebbe disegnare una nuova geografia industriale dell'Italia? 

MONDELLO: Credo che il problema reale non sia tanto quello di capire qual è o com'è la nuova geografia industriale del Paese, quanto conoscere le nostre reali risorse. Noi non abbiamo il petrolio, tuttavia, l'intelligenza non ci manca e questa è da considerare una vera e propria risorsa, la stessa che in passato ci ha spinti alla costruzione di numerose industrie attraverso la lavorazione delle materie prime. I cittadini italiani sono intelligenti, perché qui c'è università, c'è ricerca, c'è cultura e questi sono gli elementi delle imprese che si rivolgono a tecnologie più evolute, a imprese che guardano sempre di più ai servizi e sempre di meno al manufatto. In questo senso l'Italia ha delle grandi opportunità. 

STUDENTE: Quali sono i nuovi poli dell'industria italiana?

MONDELLO: La parola "poli" mi fa pensare ai poli tecnologici che sono stati, per esempio, una grande risorsa per una parte dell'industrializzazione della Francia e della Germania. In Italia, da un punto di vista di poli tecnologici, si poteva fare molto di più, perché potevano diventare una grande risorsa per mettere in contatto il mondo dell'Università con il mondo dell'Impresa. I poli tecnologici, in Francia, sono un esempio significativo della sinergia esistente tra mondo intellettuale e imprenditoriale.

STUDENTE: Lo Stato italiano intende davvero investire nel Sud?

MONDELLO: Io credo che ci sia uno sforzo politico di migliorare la condizione infrastrutturale del Meridione, tuttavia mi preoccupano i tempi, che, a mio avviso debbono essere rapidi. Per esempio, il Ponte sullo Stretto di Messina, che collega la Sicilia al resto dell'Italia, è un'opera fondamentale per lo sviluppo del Sud, ma è necessario che venga iniziata subito e terminata in tempi relativamente brevi, altrimenti si finisce di non coglierne il momento e l'opportunità. Gli investimenti si fanno per le infrastrutture, che, a loro volta, possono generare lo sviluppo desiderato e quindi occupazione, risolvendo così il problema della qualità della vita di un territorio. Un territorio, quando cresce e si sviluppa, crea le condizioni perché la gente abbia opportunità di lavoro, così la gente vive bene. Non dimentichiamo che la qualità della vita è fondamentale per i cittadini, ma anche per chi fa impresa.

STUDENTE: Secondo Lei la globalizzazione è un problema per la piccola impresa?

MONDELLO: Sul problema della piccola impresa bisogna fare una distinzione molto chiara, molto netta. Una cosa sono le piccole imprese e in Italia ne abbiamo molte e tutte straordinarie grazie alla creatività degli imprenditori italiani. Un'altra cosa sono le imprese nane. Piccolo è una cosa, nano è un'altra. Nana è quella impresa che doveva crescere e poi, per quelle che Guido Carli chiama "lacci e lacciuoli", non è cresciuta, non si è sviluppata. Le imprese piccole avranno dalla globalizzazione segnali positivi perché avranno la possibilità di inserirsi e di trovare la giusta dimensione. Le imprese nane, invece, dalla globalizzazione, avranno solamente gravi problemi per la dimensione non adeguata a quella che è la loro naturale dimensione ottimale.

STUDENTE: L'imprenditore degli anni Sessanta appare come una figura positiva, dispensatrice di ricchezze. Oggi è ancora questa l'immagine dell'imprenditore?

MONDELLO: Io credo che l'immagine dell'imprenditore oggi sia ancora migliore che in passato. L'imprenditore è qualcuno che evidentemente lavora per i propri interessi, tuttavia io auspico che lo faccia nel rispetto della legalità e soprattutto nel rispetto dell'etica. L'imprenditore dei giorni nostri è più un tecnico, è un manager che deve conoscere bene le regole, che deve avere la forza di lottare giorno dopo giorno in una competitività straordinaria. Se, alla fine di quest'incontro, almeno uno di Voi si è convinto che fare l'imprenditore è un mestiere straordinario, io ne sarò entusiasta.

STUDENTESSA: Quali caratteristiche deve avere oggi un buon imprenditore?

MONDELLO: Deve avere delle caratteristiche professionali evidentemente importanti e queste si sedimentano con la formazione, con la cultura, con i viaggi, con l'abitudine alla logica della globalizzazione. Però c'è anche un altro aspetto che denota un buon imprenditore ed è l'intuizione, la creatività, la capacità di distinguere le buone idee dalle cattive. Poi, lo spessore etico. Se un imprenditore, nella sua attività, non sente profondamente il carico etico di questo impegno, non capisce che sua situazione di oggettivo privilegio all'interno della società lo deve portare a una grande attenzione ai problemi etici, alla correttezza, alla trasparenza e linearità dei comportamenti, a mio avviso, non merita il nome di imprenditore. 

STUDENTE: Se Lei avesse vent'anni come guarderebbe al futuro?

MONDELLO: Io sarei molto ottimista perché credo che si stia vivendo un periodo di straordinario stimolo, visto il recupero del nostro Paese in termini di competitività. Io mi sentirei molto stimolato da quello che mi aspetta dalla sfida dei prossimi anni perché credo che in Italia si stiano creando le condizioni per una grande crescita. Una crescita vuol dire la possibilità di fare impresa, di lavorare nell'impresa e dato che io sono convinto che fare impresa è la cosa più bella, più stimolante, più divertente che uno possa fare, io consiglierei a tutti di valutare l'ipotesi di fare gli imprenditori. Però attenzione all'approccio culturale nei riguardi del mondo dell'impresa. Io sono molto preoccupato quando sento gli imprenditori e i managers che consigliano la lettura, per esempio, di libri strettamente manageriali. Io, ai libri di economia, preferisco romanzi, libri storici, libri filosofici, libri di poesie perché la cultura non è la citazione, ma quello che resta profondamente dentro di noi; è ciò che si è studiato, è la nostra competitività, la nostra intelligenza, la capacità di capire quali siano le risorse della società e utilizzarle nel miglior modo possibile. 

STUDENTE: Pensa che quello italiano sia ancora un capitalismo dominato dalle grandi famiglie?

MONDELLO: La parola "dominato" innanzi tutto mi sembra che già esprima un valore negativo. Io credo che ci siano state delle grandi famiglie italiane, industriali, che hanno collaborato a un grande progetto di cultura, di ripresa nel nostro Paese e a loro mi rivolgo con un senso di gratitudine. Tuttavia, oggi, esse saranno costrette a confrontarsi sempre più con imprenditori nuovi, anche perché la tipologia del business sta cambiando in maniera straordinaria. Oggi guardiamo con grande attenzione, con grande simpatia, chi ha fatto impresa da molti anni, ma nello stesso tempo dobbiamo renderci conto che fare impresa nell'epoca delle nuove tecnologie, con questi strumenti straordinari di innovazione, è qualche cosa che richiede una grande capacità innovativa della classe imprenditoriale. 

Puntata registrata l'11 febbraio 2002

Biografia di Andrea Mondello

Trasmissioni sul tema Il Grillo 2002

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