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Il Grillo (14/5/2002)

Giorgio Ruffolo

Gli anni del centrosinistra

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14 maggio 2002

Puntata realizzata con gli studenti del Liceo Classico "Orazio" di Roma 

STUDENTE: Ringraziamo il nostro ospite, il  Prof. Giorgio Ruffolo e insieme diamo uno sguardo alla scheda introduttiva.

Tra il 1958 e il 1963 l'Italia conosce il culmine del boom economico, uno sviluppo industriale e produttivo senza precedenti che modificò radicalmente consumi, costumi e comportamenti. Questa tumultuosa crescita economica si realizzò prescindendo, in buona parte, dal controllo politico, anche se Enti statali, come l'I.R.I. e soprattutto l'E.N.I. di Enrico Mattei ne furono tra i massimi protagonisti. Ben presto però si impose l'esigenza di governare cambiamenti che apparivano ormai irreversibili e la politica italiana cominciò a percorrere strade fino ad allora inesplorate. Gli anni Sessanta sono gli anni del Primo Centro-Sinistra, gli anni in cui il maggiore partito italiano, la Democrazia Cristiana, apre al Partito Socialista. L'ingresso nell'esecutivo dei massimi dirigenti del P.S.I., come Pietro Nenni, sembrò la chiave politica attraverso cui avviare alcune cruciali riforme quali: la razionalizzazione dell'energia elettrica, la riforma scolastica, l'istituzione delle Regioni, la legge urbanistica. Alcune di queste riforme trovarono però applicazione soltanto parziale e altre, addirittura, restarono inapplicate. Scontavano infatti la doppia anima di un Centro-Sinistra lacerato tra chi riteneva che gli interventi del Governo dovessero essere esclusivamente correttivi e chi sosteneva che le riforme non potevano che essere strutturali, in grado di cambiare profondamente la società italiana e con essa la struttura dello Stato. I giudizi sull'esperienza di quegli anni sono diversi; gli storici tendono a evidenziare come il tentativo di gestire politicamente il boom economico debba essere valutato tenendo conto della cronica arretratezza della macchina statale italiana, in buona parte ancora di impostazione fascista e soprattutto della situazione internazionale. Né possiamo dimenticare la posizione assunta allora dall'altro grande partito della Sinistra, il Partito Comunista, ma forse proprio l'analisi degli errori commessi e delle conquiste raggiunte in quegli anni, può tornare utile nel giudicare l'attuale situazione politica.

STUDENTE: Professore, prima del Centro-Sinistra, quali erano stati i rapporti tra la Sinistra e la Democrazia Cristiana? 

RUFFOLO: Innanzitutto bisogna distinguere alcune fasi del rapporto tra la Sinistra e la Democrazia Cristiana. In una prima fase, che si chiama "arco costituzionale", i due partiti, che si erano opposti al fascismo e che avevano militato nella Resistenza, erano, addirittura, collegati da un Patto di unità d'azione e quindi erano tutti e due all'opposizione. Questo creava una situazione di solidarietà democratica, tuttavia il conflitto tra i due era forte, soprattutto tra il Partito Comunista, che era maggioritario in Italia nella Sinistra e il partito Socialista, sui riferimenti internazionali, sulle politiche e sulle strategie economiche e sociali. Da questo contrasto, nacque un'apertura a sinistra della Democrazia Cristiana e quindi un conflitto abbastanza forte tra il Partito Comunista, che rimaneva su posizioni esterne sia dal punto di vista internazionale che dal punto di vista interno e il partito Socialista, che accettò questa sfida del Centro-Sinistra, che era quella di far parte di un governo insieme con la Democrazia Cristiana, per realizzare una parte importante di riforme strutturali del sistema economico e sociale italiani.

STUDENTE: In quale contesto internazionale si inserisce l'esperienza del Centro-Sinistra?

RUFFOLO: Il contesto generale iniziale è quello della Guerra Fredda, ma il Centro-Sinistra si inserisce in un contesto internazionale che è mutato in meglio. La triade Kruscev, Kennedy e Giovanni XXIII apre una prospettiva di distensione, di pace e anche di riavvicinamento delle posizioni estreme. Ha inizio una fase di speranza nella possibilità che riforme importanti riescano a risolvere i problemi gravissimi lasciati dalla guerra, dalle distruzioni. Una prospettiva rosea, questa, favorita dalla grande espansione economica che aveva in parte già risolto alcuni gravi problemi e l'Italia si trasforma sotto il vento di miracolo economico, che ha anche risvolti negativi, perché introduce tensioni che sono inevitabili per una crescita economica così tumultuosa. Da qui lo squilibrio in termini socio-economici tra il triangolo industriale - Torino, Milano,Genova - e le altre parti d'Italia, con il Sud, soprattutto, che rimane fortemente sottosviluppato. Iniziano i contrasti tra il settore dell'agricoltura, che continua ad essere depressa e l'industria che, invece, si sviluppa rapidamente in modo folgorante. Il contesto internazionale è appunto segnato da speranze di distensione, che aprono la possibilità a delle riforme importanti della struttura economica, sociale e istituzionale del Paese.

STUDENTESSA: La Chiesa del Concilio Vaticano II ebbe un suo ruolo nel determinare le scelte della Democrazia Cristiana?

RUFFOLO: Senz'altro, perché il clima da crociata che esisteva in qualche modo prima, anche rispetto alle Sinistre, rispetto al Partito Comunista, viene sostituito da un clima di attenzione nel quale determinate iniziative di carattere riformistico possono essere affrontate senza cadere immediatamente sotto i colpi della Guerra Fredda. Il Concilio Vaticano II, dal canto suo, ha creato una migliore possibilità di dialogo tra laici e cattolici, superando così quel varco che esisteva prima favorendo l'incontro tra forze politiche di ispirazione diversa. Il Centro-Sinistra nasce nel contesto di un dialogo, della possibilità di parlare, di affrontare insieme dei problemi, che chiude il periodo del confronto verticale tra posizioni inconciliabili.

STUDENTESSA: Chi fu il principale autore dell'alleanza tra Democrazia Cristiana e il Partito Socialista? E quali funzionalità ebbe questa alleanza nel quadro della situazione politica generale?

Pietro NenniRUFFOLO: I principali protagonisti di questa apertura a Sinistra sono stati certamente Moro per la Democrazia Cristiana e Nenni per il Partito Socialista che aveva maturato, molto faticosamente, una posizione autonoma rispetto all'altro grande partito della Sinistra, il Partito Comunista, con il quale era stato alleato. A quell'alleanza si sottrasse il Partito Socialista di Nenni, anche se non tutto il Partito Socialista era favorevole ad un incontro con la Democrazia Cristiana. C'era, da un lato, una forte minoranza che continuava a definire come obiettivo fondamentale della Sinistra l'unità della Sinistra e quindi la necessità di non staccarsi da quello che si chiamava il "grande fratello", dall'altro, c'era invece una forte corrente socialista riformista, che invece puntava verso esperienze di riforma e di compromesso con il capitalismo, già sperimentate in altri Paesi europei. Quindi un avvicinamento all'Occidente, una presa di distanza forte e decisa dall'Unione Sovietica e necessariamente quindi l'apertura di un confronto molto aspro con il Partito Comunista, il quale non vedeva di buon occhio l'esperienza del Centro-Sinistra, perché temeva che questa portasse ad una supremazia dei socialisti e ad un ruolo meno importante del Partito Comunista. Nenni è stato certamente un protagonista discusso, perché molti continuano a rimproverargli di essere stato prima succube dei comunisti e poi succube della Democrazia Cristiana, di avere passato la frontiera senza una capacità di iniziativa autonoma. Probabilmente in qualche modo questo è vero, ma bisogna considerare la situazione di allora che era quella di un partito, quello socialista, che si trovava tra due fuochi, tra due grandi partiti attrezzati, i quali avevano un retroterra di potenze come la Chiesa da una parte e l'Unione Sovietica dall'altra molto importanti sullo scacchiere internazionale. Proprio nel momento in cui entrava nella maggioranza e nel governo del primo Centro-Sinistra, il partito socialista si spaccò, cosicché una parte di esso fondò un nuovo partito che si chiamava P.S.I.U.P., molto più vicino al Partito Comunista.

STUDENTESSA: Quali erano i leaders del Partito Socialista di allora? Somigliano a quelli di oggi?

RUFFOLO: I protagonisti del Partito Socialista erano Nenni, ma anche Morandi, Basso, Vittorio Foa, Riccardo Lombardi e Antonio Giolitti. Poi c'era una pattuglia che noi chiamavamo, in tono polemico, i "carristi", perché avevano aderito alla posizione dell'Unione Sovietica quando i carri armati sovietici erano entrati a Budapest per schiacciare la rivolta ungherese. I carristi erano decisamente contrari all'apertura a sinistra, alla formazione di un partito, di un governo e di una maggioranza di Centro-Sinistra. Perseguivano una linea, che non si potrebbe dire rivoluzionaria, ma certamente di contestazione forte, del capitalismo in genere. Allora le posizioni erano piuttosto rigide e nette. C'erano quelli che intendevano l'economia come un terreno sul quale combattere il capitalismo e le sue istituzioni in vista di una pianificazione di tipo sovietico, addirittura, quindi di una preminenza assoluta dello Stato sul mercato e c'erano quelli che invece premevano per una modernizzazione dell' economia e della società in senso occidental-capitalistico. Poi c'era una pattuglia non molto numerosa, alla quale io appartenevo, che avrebbero voluto seguire le esperienze delle social-democrazie più progredite in Europa, dei laburisti in particolare, esperienze che, si dice oggi, keynesiane perché si ispiravano alla nuova economia. Allora si sarebbe potuto parlare certo di nuova economia, di nuova politica economica che si richiamava a Keynes, ad un compromesso con il capitalismo che accettava il mercato come terreno fondamentale di organizzazione dell'economia, ma lo subordinava a certi obiettivi fondamentali di carattere sociale che il mercato non era in grado di raggiungere spontaneamente. Il primo e fondamentale era quello della piena occupazione. Quindi l'esperienza e l'esperimento diciamo riformistico nel quale il Centro-Sinistra si identificava, era soprattutto il tentativo di applicare, anche in Italia, politiche sociali ed economiche ispirate a Keynes, ispirate alla social-democrazia più avanzata. Tuttavia, questo tentativo ebbe sorte piuttosto negativa, perché era sostenuto da una minoranza di intellettuali che militavano nel Partito Socialista, nella Democrazia Cristiana e persino nel Partito Comunista, ma che si trovavano in una condizione fortemente minoritaria rispetto alle due grandi correnti, ossia a quella conservatrice e a quella, chiamiamola, rivoluzionaria.

STUDENTE: Potrebbe fare un'analisi più dettagliata del Partito Comunista e dei confronti con la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista?

RUFFOLO: Io penso che il Partito Comunista Italiano sia stato una forza anomala nello schieramento dei Partiti Comunisti negli altri Paesi europei, perché alla fedeltà molto stretta rispetto all'Unione Sovietica, che lo escludeva dalla possibilità di partecipare a governi in Italia, accoppiava poi un radicamento sociale univoco, molto forte. Quindi il Partito Comunista era un partito alleato dell'Unione Sovietica, che per questa ragione si auto-escludeva dalla possibilità di partecipare a governi nazionali in Italia, ma anche una grande forza democratica, perché esprimeva i bisogni, con molto vigore, di grandi masse di popolazione, soprattutto operaia e contadina. Era un partito essenzialmente riformista, ma bloccato nella sua adesione al blocco sovietico che gli impediva di svolgere un ruolo di sinistra di governo in un Paese come l'Italia, che faceva parte di un'alleanza occidentale. Questa doppiezza del Partito Comunista è stato un guaio, a mio modo di vedere, per la democrazia italiana, perché ha impedito che il tentativo di svolgere una politica di grandi riforme strutturali avesse dietro di sé una grande forza. I socialisti non avevano questa grande forza, perché contavano molto meno di quanto contassero i comunisti, dal punto di vista elettorale e della rappresentanza delle grandi forze sociali, perciò il Centro-Sinistra nacque debole, nacque senza avere alle spalle la grande forza della maggioranza della Sinistra. Diversamente avveniva nelle social-democrazie del Nord, dove tutta la Sinistra era organizzata in grandi partiti, socialisti e riformisti, che affrontarono il problema del governo senza alcuna remora e che quindi condussero il loro programma riformista in modo vittorioso. Essi si ponevano il problema nei modi non di una rivoluzione che eliminasse il capitalismo, come si diceva allora la "fuoriuscita" dal capitalismo, ma di un grande compromesso con il capitalismo, segnato però dall'egemonia degli obiettivi e dei valori di una Sinistra Democratica. Il Partito Comunista svolse quindi un funzione ambigua, cosicché nel Centro-Sinistra noi, che partecipavamo all'esperienza del Centro-Sinistra nel governo, soprattutto al tentativo di una programmazione democratica, fummo resi molto più deboli dalla mancanza di un grande sostegno. Se in quel momento il Partito Comunista avesse fatto una scelta, che allora era estremamente difficile e che fu terribilmente ritardata negli anni successivi, probabilmente in Italia avremmo avuto una stagione molto più riformatrice di quanto non poté essere quella del Centro-Sinistra, che pure alcune riforme importanti le fece e segnò l'evoluzione economica e sociale in un senso molto progressista.

STUDENTE: Che tipo di partito era, all'epoca, quello socialista, impegnato direttamente nell'esperienza di governo?

RUFFOLO: Era un partito difficile, perché di frontiera. Tra i due grandi blocchi, la Sinistra Comunista e la Democrazia Cristiana, quest'ultimo di un partito di conservazione moderata, ma anche con notevoli forze di carattere riformista all'interno, ecco, tra questi due grandi blocchi, che avevano alle spalle, l'una l'Unione Sovietica e l'altra la Chiesa, per il Partito Socialista era difficile trovare una zona, una sua quota, una sua capacità autonoma. Era quindi continuamente tormentato dalle tensioni interne, tra Sinistra e Destra, tra filo-comunisti e diciamo governativi. Naturalmente ciò indeboliva fortemente le sue possibilità di realizzare grandi riforme, che riuscì anche a promuovere, ma non fu capace di sostenerle fino in fondo proprio per questa sua collocazione subalterna rispetto alle altre due grandi forze della Democrazia Italiana. 

STUDENTE: Quali furono, secondo Lei, i limiti, se ce ne sono stati, dell'esperienza politica del Centro-Sinistra e per quali motivi non si riuscì a portare a termine il suo programma di riforme?

RUFFOLO: I motivi erano tanti. C'era una forte resistenza conservatrice ad ogni forma di programmazione economica da parte della Destra, che stava nella Democrazia Cristiana e influiva sulle scelte di questo partito. La Destra allora esisteva, eccome, intenta com'era ad appoggiare la pretesa della grande industria italiana di non avere alcun vincolo di carattere sociale, di potere proseguire sulla strada del miracolo. Il miracolo economico era stato qualche cosa di straordinario dal punto di vista dell'energia imprenditoriale, della capacità di sviluppo, ma aveva anche, come dicevo prima, dei risvolti sociali estremamente negativi. Innanzitutto esso si era realizzato attraverso una formidabile migrazione di milioni e milioni di contadini meridionali che, riversandosi nelle città del Nord, creava inevitabili tensioni sociali, bisogni collettivi inespressi e insoddisfatti. Tutto questo faceva sì che un esperimento riformista avrebbe dovuto contare su una grande forza politica per potersi affermare. C'era quindi la resistenza della grande industria italiana, c'era la resistenza di forze conservatrici che erano rimaste tali dopo la liberazione e c'era dall'altra parte una non disponibilità dei Partito Comunista e del grande sindacato della C.G.I.L. a una politica dei redditi, ossia a una politica di accordo tra imprenditori e lavoratori, sulla base di certi obiettivi, stabiliti in sede di Governo e di Parlamento. La programmazione avrebbe dovuto basarsi sulla "politica dei redditi", su questo compromesso, come era avvenuto in Francia e come era avvenuto in altri Paesi europei, per esempio in Olanda, per ottenere dei risultati importanti. Da noi invece c'era questo doppio blocco, a Destra e a Sinistra, che non lasciava molto spazio per le riforme necessarie. Il Piano che noi elaborammo nell'ambito del primo Centro-Sinistra era molto ambizioso ed esprimeva la necessità che lo Stato assumesse su di sé l'obiettivo della piena occupazione; definiva una politica macroeconomica di tipo keynesiano, politica monetaria e politica fiscale, cioè espansivo, con uno Stato che dà fiato all'economia attraverso un grande programma di investimenti e definiva, inoltre, la necessità di una grande riforma burocratica. Un altro fattore che impedì il successo della pianificazione economica era la situazione della nostra Amministrazione Pubblica, ben lontana dall'efficienza di quella francese che aveva aderito pienamente all'esperimento del piano, funzionò da freno con la burocrazia con la quale difendeva le sue prerogative, i suoi terreni di cultura e non aveva nessun interesse a partecipare alla politica economica. Noi incontrammo quindi una fortissima resistenza di carattere amministrativo e burocratico, un vero e proprio sabotaggio

STUDENTESSA: Che significato ebbe la "Primavera di Praga" e la sua conseguente repressione in seguito al Patto di Varsavia?

RUFFOLO: Ebbe un significato importante, perché rappresentò l'Unione Sovietica non come il Paese del socialismo, ma come il Paese della repressione antisocialista, antidemocratica e il Partito Comunista Italiano criticò aspramente l'intervento dell'Unione Sovietica, tanto da iniziare un lento distacco dalla potenza sovietica. Ecco, allora, che si aprì la possibilità di nuovi esperimenti riformisti che, anche se non si verificarono, conferì Sinistra italiana, nel suo complesso, una caratteristica di occidentale molto forte, tanto da farla rientrare nell'ambito di quella Sinistra socialista, democratica, riformista, che in Europa aveva la sua espressione nei grandi partiti socialisti. Certamente con fu soltanto Praga che determinò queste vicende e questi esiti, ma senza dubbio fu un fattore importante perché svelò la realtà sovietica.

STUDENTESSA: Lei non crede che la classe politica italiana sia stata quasi colta di sorpresa dalle contestazioni studentesche del '68, dimostrandosi incapace di gestire gli eventi?

RUFFOLO: Tutti furono presi di sorpresa dall'esplosione del '68. Fu una prima espressione di quel distacco tra politica e società civile, che poi abbiamo sperimentato anche nei decenni successivi. Nell'esperienza del '68, c'erano certamente delle ambizioni e delle pretese utopistiche, ma io sono convinto che fondamentalmente sia stata una fase di rigenerazione anche della politica italiana; non a caso molti esponenti del '68 sono poi diventati dirigenti democratici, riformisti e modernizzatori nel senso reale. I movimenti non devono essere considerati come alternativi ai partiti, ma come nutrimento dei partiti, come sfida ai partiti, perché i partiti, da soli, senza avere una apertura alla società civile si isteriliscono e questo era capitato al Centro-Sinistra. Il fallimento dell'esperimento di programmazione e di riformismo del Centro-Sinistra ebbe nei movimenti del '68, una riprova, perché avrebbe dovuto essere un Paese più moderno quello che accoglieva le nuove generazioni, le quali si trovavano a vivere una prosperità economica, ma al tempo stesso, un'arretratezza dal punto di vista della coscienza civile, delle abitudini, degli stili di vita. Il '68, infatti, fu una rivolta soprattutto civile, l'espressione di nuovi bisogni collettivi, di nuove solidarietà, di nuovi rapporti familiari che ogni destano l'attenzione della politica. 

STUDENTESSA: Si può tracciare un parallelo tra la contestazione del '68 e quella dei no-global di oggi?

RUFFOLO: Credo che un parallelo ci sia, come c'è in tutte le contestazioni di di questo tipo. C'è l'insofferenza verso l'ingiustizia, c'è l'espressione di rapporti più fraterni e solidali tra la parte del mondo sviluppata e la parte del mondo povera, sottosviluppata, c'è la pretesa di un'autogestione della propria esperienza sociale e da questo punto di vista, no-global e sessantottini, sono molto vicini quanto a ispirazione. Una società migliore non può essere soltanto creata dalle élites politiche, con leggi e decreti; essa deve essere anche l'espressione di una grande coscienza diffusa. 

STUDENTE: Come ha reagito il sistema politico all'attentato di Piazza Fontana, con l'uccisione dell'On. Aldo Moro? 

RUFFOLO: L'attentato di Piazza Fontana è qualche cosa di cui ancora non sappiamo molto, tuttavia sappiamo che esprimeva la forte ripulsa di una parte della Destra italiana all'ingresso di grandi forze di Sinistra al governo. Questo segnò un filo rosso, anzi un filo nero, che si svolse già prima, nel primo Centro-Sinistra con il famoso "rumore di sciabole" dell'estate del '60-'62 e poi si svolse attraverso tutte le vicende del terrorismo nero e rosso, che esprimevano l'incapacità della politica italiana di incontrare i bisogni collettivi su una base di grandi riforme istituzionali e sociali. 

STUDENTE: Secondo Lei in che misura la Sinistra italiana di oggi può essere considerata figlia dell'esperienza passata?

RUFFOLO: C'è una continuità nella Sinistra e per questo gli obiettivi di maggiore eguaglianza, di maggiore libertà, di maggiore armonia nell'organizzazione della società, rimangono gli stessi valori della Sinistra. Certo ci sono differenze fondamentali, oggi, da allora, ciò nonostante io ritengo che, nella sua espressione più essenziale, il Centro-Sinistra attuale ripete, dal Centro-Sinistra di allora, il fondamentale impegno a una modernizzazione della società all'insegna non della contestazione globale del capitalismo, ma dell'esigenza di un compromesso tra democrazia e capitalismo, molto avanzato sul piano della democrazia. Il Centro-Sinistra di oggi è il rifiuto della fuoriuscita dal capitalismo, perché nel capitalismo ci siamo, però esso non deve l'impronta fondamentale della nostra esperienza sociale; siamo favorevoli all'economia di mercato perché funziona meglio di qualunque altra, ma non siamo favorevoli alla società di mercato. Questo era chiaro anche in passato. Occorre un equilibrio tra mercato e democrazia, dunque, che si può raggiungere soltanto attraverso riforme istituzionali che permettano alla democrazia di orientare lo sviluppo sociale, accettando la sfida del capitalismo, ma tenendola a freno. Credo che Centro-Sinistra, dovrebbe, oggi, come avrebbe dovuto allora, fondarsi soprattutto su quei bisogni di solidarietà che esistono nella nostra società, che si esprimono qualche volta in forma contestativa, ma che possono essere messi al servizio di una grande progetto riformatore. Quello che manca al Centro-Sinistra di oggi è proprio quel progetto, che allora era scritto e fu scritto sulla carta senza avere forze reali politiche e adesso potrebbe avere dietro una grande massa, soprattutto di giovani, che credono in questi valori e che sono convinti che essi possano realizzarsi non soltanto attraverso la contestazione, ma attraverso il governo della società. Una Sinistra di governo: questo è un riformismo forte.

Puntata registrata il 13 febbraio 2002

Biografia di Giorgio Ruffolo

Trasmissioni sul tema Il Grillo 2002

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