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Il Grillo (3/6/2002)

Bruno Zanardi

Il miracolo di Giotto

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3 giugno 2002

Puntata realizzata con gli studenti del Liceo Classico "Orazio" di Roma

STUDENTE: Benvenuti al Liceo Classico "Orazio" di Roma. Prima di incominciare, introduciamo l'argomento con una scheda filmata

"Credette Cimabue nella pittura tener lo campo e ora a Giotto il grido, sì che la fama di colui è scura". La celebre terzina dantesca, che esalta la fama di Giotto, non rappresenta un'eccezione. Molti altri artisti e scrittori ne celebrarono l'impareggiabile abilità tecnica e Giotto venne riconosciuto universalmente come colui che aveva dato nuova vita all'arte della raffigurazione. Giotto non solo superò la convenzionalità e l'immobilità della tradizione bizantina, ma fu il primo pittore a dare un nuovo significato al proprio lavoro e al ruolo sociale dell'artista, che non si limita come il passato a rappresentare valori morali e intellettuali consolidati, bensì li ricrea, li plasma attraverso l'ideazione artistica. Con Giotto la visione non è più contemplazione, ma interpretazione. In questo senso la sua pittura sarebbe divenuta un punto di riferimento anche per gli artisti rinascimentali, consapevoli della sua grande forza innovativa. La costruzione dello spazio prospettico, l'uso pieno e misurato del colore, la rappresentazione della realtà umana - colta nell'azione drammatica - sono tutti elementi che confluiscono in una visione narrativa prettamente dinamica, senza mai privarla di un profondo equilibrio e compostezza formale. La centralità dell'opera di Giotto si è rafforzata nel corso dei secoli e oggi possiamo considerarla come un punto di svolta nella cultura figurativa occidentale. Da una parte la sua opera, analogamente a quella dantesca, ha rappresentato una summa della cultura figurativa medioevale. Dall'altra ha imposto una rivoluzione così ampia, da investire la visione artistica in quanto tale e l'idea stessa di rappresentazione. Ecco perché comprendere e apprezzare i capolavori che Giotto ci ha lasciato, significa comprendere le radici di quel passaggio decisivo della storia occidentale verso la modernità.

STUDENTESSA: La personalità e il  carattere di Giotto ci sono noti?

ZANARDI: Ci sono noti e sono abbastanza sorprendenti, perché Giotto era un uomo di successo e anche molto ricco, grazie a una oculatissima amministrazione dei propri beni, svolta da suo figlio Francesco. Quindi è una figura abbastanza diversa da quella classica degli artisti, solitamente immersi nei propri pensieri e attenti solo alla propria arte.

STUDENTE: Qual'era il modo di lavorare di Giotto? 

ZANARDI: Ogni artista che voglia produrre decorazioni su vaste superfici,  organizza il lavoro in modo tale che possa essere condotto e prodotto da più persone. Se così non fosse, è evidente che  Giotto, per dipingere La Cappella degli Scrovegni ,ci avrebbe messo cinquant'anni o forse non l'avrebbe nemmeno finita. Egli, anzi, delegava praticamente tutto dell'esecuzione, perché lui si calava nel ruolo dell'organizzatore, gestendo il lavoro delle persone che partecipavano al progetto, per la buona riuscita del prodotto. Ciò significa che già nel Medioevo, vi erano esigenze di pittura che venivano affrontate attraverso una rigidissima organizzazione interna del lavoro. Per esempio era molto sentita la necessità di normalizzare le proporzioni delle immagini raffigurate e per questo  venivano usati delle specie di cartamodelli, perché dipingere venti o  cinquanta scene con persone che abbiano tutte la stessa proporzione, è un'impresa quasi impossibile senza l'ausilio di un qualche strumento. 

STUDENTE: Rispetto all'arte bizantina, qual è stato l'elemento maggiormente innovativo introdotto da Giotto?

ZANARDI: Lo scrittore d'arte e pittore italiano Cennino Cennini,  ha dato, nel Trecento, la definizione critica, a mio avviso,  più pertinente che sia stata data nella Storia dell'Arte, su Giotto. A suo avviso "Giotto rimutò l'arte del dipingere di greco, in latino e ridusse al moderno", nel senso che Giotto  portò la tradizione greca - perché parlare di arte bizantina forse è troppo semplificativo -  in un ambito latino, del naturalismo dell'arte antico-romana. Non è improbabile che l'ingresso, nell'arte, del naturalismo, di cui Giotto ne è  il rappresentante in assoluto, lo si debba alla volontà della Chiesa di contrastare  l'ondata dell'eresia catara che metteva in discussione la corporeità di Cristo. Così l'arte subisce una vigorosa sterzata in senso naturalistico, al fine di dimostrare che Cristo era in carne ed ossa, con il Quale l'umanità poteva confrontarsi.

STUDENTE: In che cosa consiste il realismo di Giotto?

ZANARDI: Il realismo della realtà di Giotto, consiste nel togliere dall'arte l'elemento simbolico della pittura bizantina - la quale ragiona per stilemi - banale e ripetitiva, per farvi entrare la realtà. Ed ecco che San Paolo viene raffigurato mentre cade da cavallo, piuttosto che durante la sua decollazione. L'ingresso del naturalismo nell'arte, è di fondamentale importanza, perché questo sarà poi  l'orientamento di tutta l'arte occidentale, che,per certi versi, arriva fino a noi. Così Giotto diviene il  più grande, il più straordinario autore realista di tutti i tempi.

STUDENTESSA: Come, Giotto, fa interagire lo spazio pittorico con quello architettonico?

ZANARDI: Gli spazi che Giotto rappresenta - in particolare gli spazi architettonici - sono, in fondo, spazi prospettici molto più verosimili di quelli dei pittori precedenti e, per certi versi anche di quelli susseguenti, perché la sua pittura è talmente di alta la qualità, che è impossibile superarla. 

STUDENTESSA:  In che cosa Giotto è medioevale e in che cosa è rinascimentale?

ZANARDI: Le Storie di San Francesco dipinte nell'ordine inferiore della navata della basilica superiore d'Assisi, non è sicuro che siano da attribuirsi a Giotto, perché non somigliano affatto al suo modo di fare arte, a partire da La Cappella degli Scrovegni in poi. Si tratta di una questione ancora aperta che vede, da una parte,  Padre Della Valle, il quale afferma che non siano dell'artista, mentre, dall'altra, l'Abate Lanzi che sostiene il contrario. Detto ciò, Giotto lo si può definire un artista medioevale solo se gli si attribuiscono le Storie di San Francesco, dove in effetti, c'è ancora una componente arcaica; in caso contrario egli è un grande pittore gotico, che coniuga il naturalismo latino. Grazie a lui l'eleganza gotica si coniuga con l'eleganza e la capacità di definizione naturalistica della lingua latina, ossia della lingua antico-romana. Questo è stato Giotto; forse il più grande genio della pittura di tutti i tempi, perché ha cortocircuitato una serie di linguaggi, inserendoli all'interno di un proprio linguaggio sublime, strabiliante, che non è mai medioevale. 

STUDENTESSA: Con quali tecniche Lei ha eseguito il restauro delle Storie di San Francesco?

ZANARDI: Spesso, quando si parla di restauro, si identifica questa pratica alla semplice pulizia dell'oggetto. In realtà, quello del restauro, è un problema tecnico scientifico, estremamente complesso che in Italia non è stato mai affrontato adeguatamente, nonostante qui da noi vi siano i migliori restauratori di tutto il mondo. Restaurare un'opera d'arte, significa non intervenire, con ritocchi o integrazioni, sul suo aspetto creativo, quanto adottare tecniche e procedimenti tali da garantire che, in seguito, le operazioni di restauro possano essere rimosse senza danneggiare l'opera stessa. Si tratta di un'operazione rivolta alla conservazione dell'oggetto. Per quanto riguarda il restauro delle Storie di San Francesco , posso dire che è stato relativamente semplice, quasi  un lavaggio,  del dipinto, visto che era stato restaurato nel 1942, credo, da Mauro Pelliccioli e quindi non versava in situazioni conservative esageratamente problematiche.

STUDENTESSA: Perché c'è tanta polemica intorno al concetto di restauro?

ZANARDI: Le polemiche intorno al restauro sono in realtà polemiche dilettantesche, legate al fatto che si tratta di un territorio poco praticato o almeno solo in termini di natura estetica. La visione, di Giovanni Urbani, del restauro come problema conservativo e, soprattutto, di prevenzione e manutenzione, è sempre stata contrastata, cosicché il concetto di restauro è rimasto ancora legato al dilettantismo ottocentesco.  Oggi, quando gli oggetti, da sporchi che erano divengono bianchi e rilucenti, grazie all'opera restauratrice, si grida alla  perdita della patina e dunque allo scandalo. Ricordo che il mio amico Gian Luigi Corallucci, nonostante abbia restaurato benissimo la Volta Sistina, è stato crocifisso per lungo tempo. 

STUDENTESSA: Secondo Lei, chi è stato il pittore italiano maggiormente influenzato da Giotto? 

ZANARDI: È difficile rispondere, perché Giotto ha influenzato un intero secolo. Tuttavia, io penso che l'anello di congiunzione tra Giotto e il Rinascimento sia Masaccio, con un passaggio intermedio che è il Beato Angelico. Questa è una mia personale convinzione.

Puntata registrata l'8 febbraio 2002

Biografia di Bruno Zanardi

Trasmissioni sul tema Il Grillo 2002

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