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Il Grillo (4/5/2002)

Miriam Mafai

Donne in cammino

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4 giugno 2002

Puntata realizzata con gli studenti del Liceo Classico "Orazio" di Roma

STUDENTE: Ringraziamo il nostro ospite Miriam Mafai e insieme diamo uno sguardo alla scheda introduttiva.

Che secolo è stato il Novecento appena trascorso? Il secolo dei totalitarismi e dei terribili drammi di due conflitti mondiali? Il secolo della democrazia? Quello della definitiva vittoria del capitalismo? Certamente, ma se rivolgessimo questi quesiti a uno storico, attento alle trasformazioni profonde del nucleo più intimo della società, la risposta potrebbe paradossalmente essere un'altra: "Il Novecento è stato il secolo della donna e delle donne". Limitatamente all'Occidente, silenziosa e lenta, si è realizzata una vera e propria rivoluzione: la donna da oggetto passivo è divenuta soggetto attivo di storia. Basti una sola cifra relativa all'Italia. Nel 1961 si diplomarono poco più di ottocentomila ragazze. Trent'anni dopo erano divenute cinque milioni. E nell'ultimo decennio le iscritte all'Università superarono, per numero, i loro colleghi maschi. Tutta l'organizzazione e la struttura sociale è cambiata, i ruoli, le abitudini, i comportamenti individuali, sia maschili che femminili. La famiglia tradizionale non esiste più. In Italia questo lento processo di emancipazione, non ancora concluso, è scandito dalla lunga, oscura parentesi del fascismo e rilanciato, con la fine della guerra, dal diritto di voto. Nel 1969 è stato abolito il reato di adulterio che puniva la donna e non l'uomo¸ nel 1970 è introdotto il divorzio; nel 1978 il diritto all'aborto e nel 1996 è approvata la legge sulla violenza sessuale. Ma che genere di rivoluzione è stata quella della donna? Ha per così dire femminilizzato una società fino ad allora esclusivamente maschile? Oppure le donne hanno dovuto maschilizzarsi, invece, accettando le regole imposte dall'uomo? E gli anni a venire ci riservano la conquista definitiva della parità o il riconoscimento della differenza?

STUDENTESSA: Qual è il ruolo della donna durante l'epoca fascista?

MAFAI: Era un ruolo molto limitato, con molti divieti.. Essenzialmente la donna era vista come madre. Veniva, infatti, premiata quando aveva molti figli e discriminata - allora non si usava questo termine - qualora volesse impegnarsi in attività professionali. Negli uffici pubblici il personale femminile non poteva superare il 10% del personale complessivo. Quindi non c'era nessuna forma di uguaglianza.

STUDENTESSA: Le donne in Italia hanno conquistato il diritto di voto nel dopoguerra. Qual'era il loro rapporto con la politica in quegli anni?

MAFAI: Le donne hanno conquistato il voto nel dopoguerra, esattamente nel 1945; un diritto maturo, in una società democratica. Il rapporto con la politica dipendeva dalle condizioni storico-sociali nelle quali vivevano. Vi erano le donne del Nord, per esempio, che avevano partecipato notevolmente alla battaglia antifascista, in vario modo e quelle donne del Sud che, invece, non avevano fatto questa esperienza. Avevamo le donne delle grandi città, che spesso avevano sofferto la fame - a Roma si era sofferta la fame nera - e donne delle campagne che avevano ospitato dei prigionieri, ma che non avevano vissuto l'esperienza terribile della fame e dei bombardamenti. Nell'immediato dopoguerra c'era una grande attesa per la novità, per le conquiste che si potevano ottenere. Infatti le donne misero in piedi una vera e propria battaglia per la propria emancipazione che le portò alla conquista dei diritti civili.

STUDENTE: Negli anni del miracolo economico, come cambia il ruolo della donna all'interno della casa?

MAFAI: La vita delle donne cambia radicalmente. All'epoca, nelle case non c'era il gas pertanto si cucinava con la stufa a legna. Il passaggio, poi, al gas in bombola, ha rappresentato una delle grandi rivoluzioni di questo Paese, perché la casa ha cominciato a essere un po' più pulita visto che non si doveva più soffiare e sventolare. Non esistevano i frigoriferi, dunque, la spesa la si doveva fare tutte le mattine. Questo elettrodomestico ha segnato un passaggio di ceto, poiché, quando entra nella casa degli italiani, è il primo segno che si sta uscendo della miseria nera. Con ciò voglio dire che con l'introduzione degli elettrodomestici, le donne si liberano dalle fatiche.

STUDENTE: Secondo Lei com'è cambiata la famiglia italiana? E in particolare, è cambiato il ruolo del padre?

MAFAI: Si che è cambiato. Vedere oggi un padre che porta a spasso i propri figli significa un cambiamento del costume, un progresso e una maggiore responsabilità dell'uomo. In passato, invece, egli, si curava poco dei propri figli, almeno fino a una certa età, mentre adesso è molto più coinvolto in questo rapporto, col risultato che i figli ne ricavano una maggiore sicurezza. 

STUDENTE: Il processo di emancipazione è stato uguale per tutte le donne d'Italia?

MAFAI: Non proprio. Nel Nord noi abbiamo avuto sempre una maggiore percentuale di donne nelle attività lavorative, mentre quelle del Mezzogiorno per una serie di motivi che adesso non andiamo a indagare, erano e sono rimaste a lungo più legate a modelli familiari tradizionali. Tuttavia, oggi, io non credo che ci sia una grande differenza tra loro e ciò è dovuto al processo di omologazione dei costumi e delle abitudini che ha attenuato le differenze culturali del Nord, Centro e Sud. Così, la ragazza di un paese meridionale, la cui madre e la cui nonna andavano, un tempo, con la testa coperta, oggi veste i blue jeans, la maglietta aderente e guarda lo stesso spettacolo televisivo di una ragazza della grande città del Nord. Oggi, si assiste, dunque, ad un vero e proprio processo di unificazione.

STUDENTESSA: Nella lotta per i diritti, negli anni Settanta-Ottanta, la legge sul divorzio e sull'aborto hanno significato delle effettive conquiste per la donna?

MAFAI: Secondo me, si! Dal dopoguerra in poi la nostra legislazione è segnata da un miglioramento della condizione della donna. Il divorzio e l'aborto, sono state due tappe essenziali. Il primo, in particolare, è stato salutato dalle donne come un momento della propria liberazione, mentre il secondo è un argomento molto delicato, per comprendere il quale sono necessarie alcune premesse. Negli anni in cui era proibito l'aborto, le donne abortivano comunque, senza però l'assistenza medica che invece oggi hanno grazie alla legge esistente. Non si tratta di un diritto, così come il divorzio, bensì della possibilità di ricorrere ad una struttura pubblica. Oggi il numero degli aborti è diminuito anche grazie alla pillola anticoncezionale, che, in passato, non esisteva ed era proibita persino la pubblicità dei profilattici. Ebbene, io ritengo che tutta la legislazione che è stata approvata nel corso dei decenni passati, così il divorzio e l'aborto, ha messo la donna in condizione di decidere, di scegliere, assumendosi tutte le conseguenze e anche le responsabilità che derivano dall'esercizio dei diritti acquisiti. Dunque, per me, è questa la conquista di questo secolo.

STUDENTE: Il Femminismo lo si può avvicinare ai movimenti studenteschi, convogliati poi nel '68, oppure si tratta di un movimento nuovo e del tutto diverso?

MAFAI: Io credo che ci sia una relazione tra i due movimenti, perché entrambi rappresentano la liberazione dall'oppressore. Se i giovani del '68 si sentivano oppressi dal padre, dalla scuola, le donne, oltre che sentirsi oppresse dalle medesime istituzioni, erano soggiogate dai fratelli e dai mariti. Il Movimento Femminista è stato un movimento di straordinaria liberazione in cui le donne hanno detto: "Noi siamo padrone di noi stesse. Non accettiamo l'autoritarismo in famiglia".

STUDENTESSA: C'è ancora spazio oggi per il movimento femminista?

MAFAI: Questo dipende dalle donne. Tuttavia, ho l'impressione che tutte le conquiste femminili, ormai consolidate nella società, potrebbero essere a rischio, poiché ritengo che ci sono forze e tra queste, anche movimenti cattolici e della destra, laici, che tendono, come dire, a ridimensionare il peso e il ruolo delle donne. Un allarme è la decisione della Regione Lazio di tagliare fuori da alcune provvidenze le famiglie di fatto. Dunque è necessario che le donne si diano da fare per riaffermare, ogni volta che si ritenga necessario, che i diritti fin'ora acquisiti non debbono essere modificati da nessuno.

STUDENTESSA: Secondo Lei, dopo il Femminismo, l'uomo si è sentito in qualche modo spodestato dal suo ruolo, per esempio quello di capo-famiglia? E si sente in qualche modo inferiore alla donna?

MAFAI: No, inferiore no. Tuttavia, l'uomo che, per secoli, si è sentito sempre superiore, sia nella famiglia, sia nella società, ad un certo punto è, senza dubbio, in difficoltà. Si tratta di un disagio che va risolto all'interno della coppia, mitigandolo, altrimenti si rischia l'incomprensione e la competizione tra i due partners.

STUDENTESSA: Nei Paesi ormai industrializzati la donna ha raggiunto la piena parità dei diritti con l'uomo? 

MAFAI: Io credo che la piena parità dei diritti la si sia ottenuta, tuttavia è diverso l'esercizio degli stessi. Nessuno vieta a nessuno di diventare Presidente del Consiglio, ma poi nei fatti non lo si diventa. Allora non è una questione di diritti soltanto. La questione è come esercitarli nella società che, spesso, è ancora ostile, nonostante la loro affermazione. Prendiamo, per esempio, la scarsa rappresentanza delle donne in Parlamento. Nessuno vieta ad una donna di diventare deputato, tuttavia, nella realtà, la vita politica è organizzata in modo tale da rendere questa possibilità molto più lontana che non per un uomo. È anche vero, però, che oggi abbiamo in Italia donne che sono Direttori Generali di grandi aziende, che sono parlamentari anche se in larga minoranza e Ministri di rilievo. Ciò vuol dire che la storia ha i suoi tempi e che non si può, da un giorno all'altro, rovesciare abitudini, culture, sentimenti, che sono stati così profondamente introiettati.

STUDENTESSA: Come mai le donne, ancora oggi, non ricoprono, come gli uomini, posti di potere? E, soprattutto, come si può giungere a un tale obbiettivo?

MAFAI: Io ritengo che la politica sia ancora un luogo privilegiato per la competizione maschile. Rompere questo schema è quanto mai difficile. Finché il potere sarà connotato da questo spirito di competizione esasperato, le donne tenderanno generalmente a tenersene fuori. Esse saranno molto più presenti in una politica più ragionevole, una politica più amichevole, nella quale vengano affrontati di più i problemi delle persone anziché quelli dei leaders. In una politica più vicina alle esigenze delle donne, degli uomini e della gente, secondo me, ci sarebbe più spazio anche per le donne. Tant'è vero che in genere le donne si affermano meglio nelle competizioni elettorali a livello comunale, dove vengono affrontati problemi della quotidianità.

Puntata registrata l'11 febbraio 2002

Biografia di Miriam Mafai

Trasmissioni sul tema Il Grillo 2002

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