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Il Grillo (10/6/2002)

Augusto Barbera

I diritti dei cittadini

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10 giugno 2002

Puntata realizzata con gli studenti del Liceo Classico "Orazio" di Roma

STUDENTE: Ringraziamo il nostro ospite Prof. Augusto Barbera e insieme diamo uno sguardo alla scheda introduttiva.

Sono passati oltre cinquant'anni dall'entrata in vigore della nostra Carta Costituzionale. Era il 1° Gennaio 1948 quando l'Italia, uscita dal Fascismo e dalla guerra, si andava ricostruendo, riedificando le città, i paesi, le strutture produttive e soprattutto disegnando l'architettura, i principi fondamentali e le regole di una nuova, autentica democrazia. Un'architettura complessa, quella della Costituzione Italiana, perché doveva armonizzare diverse tradizioni culturali e politiche: quella cattolica, liberale e socialista. E tuttavia, nonostante differenze a volte laceranti, finalmente gli abitanti dell'Italia repubblicana potevano dirsi cittadini e cittadine potevano dirsi le donne italiane che, per la prima volta, esercitarono il diritto di voto. Molta strada si è fatta da allora. L'"età dei diritti", come l'ha definita Norberto Bobbio, si è andata sviluppando. Vita civile, nuove forme di socialità e di convivenza, nuovi soggetti, hanno espresso esigenze fino a quel momento rimaste silenziose, estendendo l'idea stessa di cittadinanza. Si pensi che tra la fine degli anni Cinquanta e Sessanta, diversi Organismi internazionali hanno steso nuove specifiche dichiarazioni dei diritti. Nel 1959 La dichiarazione dei diritti del fanciullo, nel 1967 La dichiarazione sull'eliminazione della discriminazione nei riguardi della donna, nel 1971 La dichiarazione dei diritti del minorato mentale. Si pensi, d'altra parte, alle grandi battaglie civili che hanno attraversato il nostro Paese nel corso degli anni Sessanta e Settanta e che hanno visto proprio le donne come nuove protagoniste. A più di cinquant'anni dall'approvazione della nostra Costituzione, ci si chiede: "I diritti che nella Carta sono stati espressi sono oggi effettivamente riconosciuti o ci sono diritti ancora negati?" " A quali nuovi diritti quella Carta non poteva dare espressione?

STUDENTESSA: Potrebbe dirci, in breve, quali sono i principali diritti sanciti dalla nostra Costituzione?

BARBERA: Per esempio la libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto o ogni altro mezzo di diffusione, la libertà personale, che è la libertà dagli arresti arbitrari, la libertà di comunicazione e di domicilio, che sono le cosiddette libertà civili. Ci sono, inoltre, le libertà politiche, i diritti politici, che sono il presupposto per assicurare le libertà civili e la libertà di partecipare alle elezioni politiche attraverso la libertà di voto oppure candidandosi alle elezioni o, ancora, di associarsi a partiti politici. Poi abbiamo i diritti sociali, che sono di più recente acquisizione nel corso del Novecento, come il diritto al lavoro, il diritto allo studio, il diritto alla previdenza sociale. 

STUDENTESSA: Quale dei diritti sanciti dalla Costituzione è, secondo Lei, quello più disatteso?

BARBERA: Volutamente disatteso, non credo che ve ne sia uno. Ci sono, piuttosto, diritti di più difficile attuazione come quelli sociali, ma soltanto perché sono apparsi soltanto dopo il Primo Conflitto Mondiale con la Costituzione Italiana del '48. Mentre le libertà civili non richiedono l'intervento dello Stato per la loro attuazione, così come quelle politiche che realizzano una libertà attraverso lo Stato, i diritti sociali, invece, presuppongono un intervento attivo dello Stato, direttamente o attraverso Istituzioni private. Per esempio, il diritto al lavoro e il diritto allo studio, non possono dirsi compiutamente realizzati, ciò nonostante sono stati fatti molti sforzi per la loro attuazione, come l'eliminazione, da parte della Corte Costituzionale, dal nostro Ordinamento, di una norma del Codice Civile che prevedeva il licenziamento ad nutum, cioè al cenno del dell'imprenditore, prevedendo, di contro, la giusta causa nei licenziamenti. 

STUDENTE: In che modo la Costituzione può acquisire nuovi diritti? 

BARBERA: Qui entriamo in aspetti tecnici di non facile soluzione, nel senso che l'Articolo 2 della nostra Costituzione dice che la Repubblica riconosce - l'espressione "riconosce" significa ritenere preesistenti addirittura allo Stato stesso - alcuni diritti inviolabili dell'uomo. È attraverso questa clausola, "dei diritti inviolabili dell'uomo", che la Corte Costituzionale, la Giurisprudenza, il Legislatore hanno cercato di far entrare altri diritti, non previsti dalla Costituzione. Faccio un esempio per tutti. Il diritto all'obiezione di coscienza e il diritto alla privacy che sono entrati attraverso quella formula.

STUDENTESSA: Lei non pensa che la bioetica debba essere regolata da leggi, con il conseguente riconoscimento dei diritti ad essa inerenti?

BARBERA: La Costituzione non ha previsto i diritti connessi all'Ingegneria Biologica perché i progressi della scienza di allora non ne avevano posto il problema. Non c'è dubbio che la Costituzione deve prevedere anche questi diritti, però è anche vero che la Costituzione è un insieme di regole condivise da una larga parte dell'intera società e poiché per questi diritti non c'è ancora un sentire comune, io non vedo ancora la possibilità di un loro inserimento nel testo costituzionale. Basti pensare che, ancora oggi, il Parlamento non è riuscito ad approvare una legge sulla fecondazione artificiale, proprio perché c'è un forte contrasto tra le parti politiche se non, addirittura, all'interno delle coalizioni stesse.

STUDENTE: La Legge Tremaglia allarga i confini del nostro Paese, ebbene, come, ciò, trasforma il principio di cittadinanza?

BARBERA: Intanto agli italiani all'estero è stato sempre concesso il diritto di voto e questa Legge ha reso possibile l'esercizio di questo diritto. Dopo un dibattito che è durato quasi trent'anni, il Parlamento è riuscito ad arrivare a questa soluzione, che consente, stando in loco, di eleggere dei rappresentanti per ogni circoscrizione estera. Il tema della cittadinanza è uno dei temi più rilevanti. Innanzitutto i diritti presuppongono lo status di cittadino - un concetto che nasce per la prima volta con la Rivoluzione Francese - che significa il superamento della sua condizione di suddito ed essendo, la cittadinanza, legata agli Stati-Nazione, questi diritti vengono riconosciuti agli uomini in quanto cittadini di uno Stato. Ecco perché gli extra-comunitari che lavorano regolarmente in Italia e partecipano al nostro sistema fiscale non possono esercitare il diritto di voto, proprio perché non sono cittadini italiani.
La cittadinanza, dunque, da un lato diviene un momento alto di crescita del costituzionalismo, ma dall'altro lato è una limitazione per chi cittadino non è.

STUDENTESSA: Quanto è importante il principio della separazione dei poteri di uno Stato e quali garanzie prevede la nostra Costituzione per il corretto funzionamento delle Istituzioni?

BARBERA: Quando parliamo di diritti riconosciuti, si presuppongono delle Istituzioni organizzate che sono organismi adeguati per poter garantire quei diritti. La separazione dei poteri è uno di questi principi istituzionali importanti perché si possa parlare di diritti. Il potere legislativo deve essere diviso dal potere esecutivo e questi due, a loro volta, devono essere divisi dal potere giudiziario, così, chi fa le leggi, non deve poterle applicare né tanto meno influire sull'attività giudiziaria. Se uno stesso Organo potesse far la legge e poi andarla ad applicare, si realizzerebbe una situazione di arbitrio che rinnegherebbe il diritto fondamentale della libertà personale del singolo. Così abbiamo il Potere Legislativo che pone le norme generali ed astratte, il Potere Giudiziario che dispone, in caso di violazione della legge, l'arresto e la punizione dei trasgressori e il Potere Esecutivo, che deve applicare le leggi. Quindi, ad esempio, la Polizia, che dipende dal Potere Esecutivo, non può procedere all'arresto di una persona se non c'è un mandato dell'Autorità Giudiziaria. La tripartizione dei poteri, enunciata da Montesquieu, è stata la base sia dell'Illuminismo Francese che del costituzionalismo liberal-democratico di tutto l'Occidente.

STUDENTESSA: La Costituzione stabilisce pari dignità per tutti i cittadini, poi si scopre che alcune forme di assistenza vengono negate, ad esempio, alle famiglie di fatto e agli omosessuali. Non Le sembra questa una forma di discriminazione?

BARBERA: Secondo l'Articolo 29 della Costituzione, la Repubblica riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, dunque le famiglie di fatto non possono venire tutelate, perché è assente l'elemento determinante che è "il matrimonio". Tuttavia le famiglie di fatto, in quanto formazioni sociali, sono tutelate, anche se non al pari della famiglia, dall'Articolo 2 della Costituzione, secondo cui la Repubblica tutela i diritti dell'individuo sia come singolo e sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità. 

STUDENTE: Se la Costituzione riconosce il diritto a manifestare, perché ad esempio a Genova, durante il G8, si è creata una zona dove era proibito esercitare tale diritto?

BARBERA: La Costituzione dice che i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi, proprie o improprie -, ma dice anche che possono essere posti dei limiti alla libertà di riunione per motivi di sicurezza e di incolumità pubblica. Quindi, al di là di una valutazione politica per stabilire se il Ministro degli Interni abbia fatto bene o male a disporre quelle limitazioni, possiamo dire di essere rientrati nel quadro costituzionale. Al fine di assicurare l'incolumità pubblica e quella dei partecipanti al vertice, si è ritenuto di non dovere consentire manifestazioni nella cosiddetta "zona rossa". Le valutazioni sulla bontà del provvedimento, poi, riguardano altre sedi.

STUDENTESSA: Oltre ai diritti, la nostra Costituzione prevede anche dei doveri per i cittadini?

BARBERA: Questo è un buon concetto, perché normalmente si parla sempre dei diritti e mai dei doveri. In realtà il costituzionalismo liberal-democratico occidentale si basa sui diritti perché si ritiene che il diritto incontri un limite nei diritti altrui. Tuttavia, ci sono anche dei doveri, infatti l'Articolo 2 della Costituzione dice che la Repubblica tutela i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, ma dice anche di richiedere allo stesso soggetto di diritto l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Si tratta di un'affermazione di principio che viene poi distesa in successivi articoli come, per esempio, il dovere di servire la Nazione in armi in caso di conflitto; un dovere, questo, che incontra l'unico limite dell'obiezione di coscienza. I diritti sociali, che presuppongono un intervento dello Stato per poter riequilibrare situazioni deboli rispetto a situazioni più forti, richiedono investimenti sociali nella Sanità, nella Previdenza che lo Stato sostiene attraverso il dovere tributario dei cittadini. Poi abbiamo il dovere di fedeltà alla Repubblica, sancito dall'Articolo 54 della Costituzione, che non obbliga i cittadini ad accettare l'assetto costituzionale della Repubblica così come esso è - questo, semmai, avviene nelle cosiddette "democrazie protette", dove non sono ammessi partiti o movimenti contrari ai principi della Costituzione-, perché la nostra è una scelta di democrazia aperta che accetta anche movimenti e partiti dissidenti, purché siano leali nei confronti delle Istituzioni repubblicane.

STUDENTESSA: Vorremmo chiederLe di spiegarci il significato dell'Articolo 25, che così recita: "Nessuno deve essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge; nessuno può essere punito, se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso; nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza, se non nei casi previsti dalla legge".

BARBERA: Lasciamo da parte per adesso il terzo comma. I primi due articoli, i primi due commi dell'Articolo, riguardano due principi importantissimi, diversi tra loro: il principio della irretroattività della legge penale e il principio del giudice naturale. L'irretroattività della legge penale significa che la legge deve disporre per l'avvenire, nel senso che il cittadino deve essere messo in grado di sapere quali sono le conseguenze del proprio comportamento, ossia sapere se conforme o no alla legge. Se si intervenisse con una legge successiva, per dire che un certo comportamento era vietato, era reato, andremmo contro i principi costituzionali. 

STUDENTESSA: Oltre alla prima parte della Costituzione, che sancisce i principi fondamentali del nostro vivere comune, che cosa può dirci della seconda parte?

BARBERA: La seconda parte riguarda l'organizzazione del nostro Stato. La completa garanzia dei diritti, perché non rimangano sulla carta e perché non siano proclamati soltanto, deriva proprio dal modo in cui le Istituzioni - il Parlamento, il Governo, le Regioni e così via - sono organizzate. Uno dei principi importanti è la cosiddetta "riserva di legge", secondo cui tutte le limitazioni ai diritti devono essere previste da una legge generale ed astratta, che deve essere posta in essere da un'assemblea che sia rappresentativa dei cittadini sovrani. L'Articolo 1 della Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo, quindi i cittadini che la esercitano formano i limiti della Costituzione. Non essendo possibile una democrazia diretta, se non in casi eccezionali e per aspetti limitati, in una Nazione grande come la nostra, allora, si eleggono più assemblee - comunali, regionali, parlamentari, nazionali - con il compito di predisporre quelle leggi generali e astratte che poi vincoleranno i cittadini. È chiaro che se non ci fosse la possibilità, per i cittadini, di organizzarsi in partiti politici, in organizzazioni sindacali, in organizzazioni sociali e se il voto non fosse libero, ne soffrirebbero anche le libertà civili. C'è da dire che, mentre la prima parte della Costituzione, quella che garantisce i diritti, non può essere rivista neanche dal Parlamento in sede di revisione costituzionale - o meglio può anche farlo, il Parlamento, ma in questo caso non si parla di revisione, quanto piuttosto di cambiamento della Costituzione -, per quanto riguarda la seconda parte, invece, c'è un dibattito che ormai è più che ventennale di modifica delle Istituzioni. E qualcosa è già avvenuto, ad esempio, con la modifica dell'Articolo 5, quello che prevede l'assetto cosiddetto federale - con molta riserva bisogna usare questa espressione - della nostra Costituzione, oppure i tentativi di riforma delle Istituzioni parlamentari. C'è chi vorrebbe ad esempio sopprimere una Camera e lasciarne solo una, chi vorrebbe trasformare una Camera in rappresentanza delle Regioni, c'è chi vorrebbe eleggere direttamente il Presidente della Repubblica e chi si oppone per altri motivi. C'è un dibattito aperto, ma sempre nell'ambito di Istituzioni che devono restare democratiche, altrimenti anche i diritti e i doveri verrebbero a essere compressi.

STUDENTE: Abbiamo visto quanto sia importante l'Articolo 21 della nostra Costituzione, ma oggi viene applicato effettivamente in tutte le sue parti?

BARBERA: L'Articolo 21 della Costituzione è importante perché dice che tutti hanno il diritto a manifestare il proprio pensiero con la parola scritta, senza alcun limite, se non quello derivante dal buon costume e dalla tutela dei valori costituzionali. Però c'è una parte dell'Articolo 21 che manca ed è quella relativa ai mezzi di diffusione del pensiero. Qui il nostro costituente non poteva certamente prevedere la televisione, perché ancora a livello sperimentale nel 1948, ma non viene citata neanche la radio, che era già diventata uno strumento di condizionamento dell'opinione pubblica. Quindi non si tratta soltanto di garantire la libertà di manifestazione del pensiero, ma anche di porre le condizioni - e qui la nostra Costituzione è carente - perché ci sia un effettivo pluralismo dei mezzi di informazione che possano garantire il più possibile a tutti l'accesso a tutte le idee, a tutte le opinioni. Questa è una delle frontiere nuove che dovrebbero essere affrontate dalla nostra Costituzione, ma di certo non sarà facile, perché le divergenze tra le forze politiche, come è noto, sono fortissime su questo punto. 

Puntata registrata il 13 febbraio 2002

Biografia di Augusto Barbera

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