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Il Grillo (18/6/2002)

Carlo Bernardini

Enrico Fermi: un genio tra scienza e storia

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18 giugno 2002

Puntata registrata con gli studenti del Liceo Classico "Orazio" di Roma

STUDENTE: Ringraziamo il Prof. Carlo Bernardini per essere qui con noi e, prima di iniziare il nostro dibattito, guardiamo una scheda introduttiva

La storia di Enrico Fermi è quella di un genio purissimo, dedito alla ricerca scientifica che dovette scontrarsi con gli avvenimenti e i drammi che hanno segnato il Novecento. Il suo fu un talento precoce. Da ragazzo studiò voracemente e quasi da solo tutta la fisica teorica, poi, dopo il diploma, entrò nella prestigiosa Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si laureò a soli ventun’anni e, prima di compierne venticinque, era già professore universitario. Nel 1926 arrivano le prime fondamentali scoperte nel campo della Statistica Quantistica, seguite, di lì a poco, dalle scoperte avveniristiche sulla struttura dell'atomo. Fermi diviene in breve il punto di riferimento di tutta una generazione di scienziati italiani, "i ragazzi di Via Panisperna"; un formidabile gruppo di giovani, geniali ricercatori col nome di Amaldi, Segré, Rasetti, Majorana, Potecorvo. Ma la brillantissima carriera di Fermi è destinata ad una svolta che, il sopravvento del fascismo in Italia e del nazismo in Germania, avrebbero determinato per lui e per molti altri scienziati. Tuttavia, la promulgazione delle leggi razziali porta a pesanti epurazioni e all'isolamento dello scienziato per avere sposato una donna ebrea, Laura Capponi. Siamo nel 1938 quando Fermi riceve il Premio Nobel per la Fisica grazie alle sue scoperte sulla radioattività artificiale. Verso novembre Fermi confida ai suoi più stretti collaboratori la decisione di trasferirsi in America, dove continua le sue ricerche intorno alla scissione dell'atomo, ma la Seconda Guerra Mondiale e l'avanzata di Hitler nel cuore dell'Europa, rappresentano la svolta nella vita di Enrico Fermi. Lo scienziato infatti mette a disposizione il proprio sapere nel collaborare al Progetto Manhattan rivolto alla costruzione della prima bomba atomica. Da quel momento il nome del fisico italiano resterà legato alla bomba atomica e alla distruzione di Hiroshima e Nagasaki. Ma chi è stato Enrico Fermi? Sarebbe un torto identificarlo come il padre della bomba atomica. Ripercorrendo la sua biografia possiamo piuttosto cogliere il percorso esemplare di un genio che ha voluto e saputo interpretare fino in fondo il ruolo di scienziato, vivendo il proprio tempo e assumendosi tutto il peso delle responsabilità e delle scelte a cui la storia lo ha messo di fronte.

STUDENTESSA: Che tipo di scienziato è stato Enrico Fermi? Un fisico teorico o un fisico sperimentale?

BERNARDINI: Oggi lo definiremmo "fenomenologo", per indicare uno scienziato molto legato ai fatti e non alle concezioni astratte. Egli era un fisico teorico, ma, come fenomenologo, uno che sapeva dire qual'era l'esperimento giusto per mostrare qualcosa che era stato prima pensato e poi applicato. Studiosi così ce ne sono veramente pochi, infatti, oggi abbiamo chi si dedica alla fisica matematica o alla fisica sperimentale pura, mentre i fenomenologi sono sempre più rari. Quando ci sono, sono proprio una benedizione.

STUDENTESSA: Perché Enrico Fermi è considerato un genio e quanto ha dovuto faticare per avere il riconoscimento nell'ambiente scientifico italiano?

BERNARDINI: Non ha dovuto faticare moltissimo visto che a 25 anni era già professore ordinario all'Università. All'inizio del secolo la scuola scientifica italiana era composta in gran parte da matematici, rispetto ai quali i fisici erano in minoranza. In quell’epoca vissero due fisici, che nessuno quasi conosce in Italia. Uno è Pietro Blaserna, morto nel 1918, che ha fatto costruire l'Istituto di via Panisperna. A lui è poi succeduto Orso Mario Corbino, che reclutava i giovani talenti nelle Facoltà di Ingegneria, dove stavano mescolati ingegneri, matematici e fisici, per farli diventare i ragazzi della Scuola Romana di via Panisperna; scuola che faceva capo a Fermi, ma anche a Franco Rasetti, grandissimo fisico sperimentale scomparso pochi mesi fa all’età di cento anni. L’altro, che è stato mio maestro, è Enrico Persico, compagno di scuola di Fermi. Poi si aggiungono Edoardo Amaldi, Emilio Segré, Ettore Majorana e Bruno Pontecorvo che era chiamato il Cucciolo, perché era il più giovane di tutta la banda.

STUDENTE: Quali sono stati i meriti di Fermi che, negli anni Trenta, gli hanno permesso di ottenere il Premio Nobel?

BERNARDINI: Il Premio Nobel lo ha ottenuto nel '38, per la scoperta dei neutroni lenti, tuttavia egli è già noto nel 1921, quando a Como si tiene il Convegno Volta per festeggiare un anniversario legato ad Alessandro Volta. In quegli anni si parla di un solo fisico italiano, che è Fermi, per aver prodotto la Statistica, che ha rivoluzionato il punto di vista sulla struttura dei corpi solidi e di moltissime altre cose. Insomma, già all’età di 27 anni, egli è uno scienziato di fama mondiale.

STUDENTE: La fama di uno scienziato è sempre commisurata al suo valore, oppure la storia talvolta è ingiusta?

BERNARDINI: Gli scienziati sono poco noti, ci sono poco nella storia. Questa è una cosa per cui noi protestiamo, con tutto il rispetto. C'è troppo Garibaldi e poco Fermi, detto in parole povere. Il problema potrebbe essere dato dalla difficoltà da parte dell’opinione pubblica, di elaborare le idee degli scienziati. Questo perché vi è una cultura dominante, quella della razionalità che tende a nascondere quelle che sono le regole portanti, attraverso le quali si producono le idee scientifiche.

STUDENTESSA: In che modo è cambiato il sistema di fare ricerca negli ultimi cinquant'anni?

BERNARDINI: Il lavoro di ricerca è cambiato molto subito dopo la guerra. Nascono laboratori in cui collaborano scienziati con competenze diverse, provenienti dalle più disparate parti del mondo. Io ho passato buona parte della mia vita nei Laboratori Nazionali di Frascati, dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Si tratta di ambienti molto grandi in grado di ospitare un numero considerevole di persone, di strumenti e di officine dove poter effettuare l’assemblaggio di parti meccaniche. Naturalmente sono cresciuti anche i costi, ad un livello tale che, spesso, solo attraverso una cooperazione internazionale si possono affrontare. Per esempio il CERN, il Centro di Ricerche Nucleari di Ginevra, è frutto di una collaborazione europea.

STUDENTE: Quali sono stati i rapporti di Fermi col regime fascista fino alla sua partenza per gli Stati Uniti?

BERNARDINI: In realtà bisognerebbe parlare piuttosto di Orso Mario Corbino, perché era lui che teneva i contatti con il mondo politico, mentre Fermi non aveva nessuna particolare propensione per quell’ambiente. Quando nel '37 muore Corbino, è Fermi che eredita questa funzione di rappresentanza, ma non riusce a farsi dare il denaro necessario per continuare l’attività di ricerca, a quell’epoca, molto costosa. Fu anche questa la ragione che indusse Fermi a trasferirsi all’estero.

STUDENTE: Fermi fu obbligato a partire per l'America o invece fu una sua scelta? E quanti altri scienziati europei dovettero abbandonare l'Europa?

BERNARDINI: È stata sua scelta. Il rettore Pegram della Columbia University, conoscendo la sua fama, gli offrì una posizione stimabile. Bisogna dire che la scienza americana è quella che è grazie alla stupidità delle dittature che hanno costretto alla fuga verso gli Stati Uniti i migliori scienziati europei. È stato questo esodo massiccio a far grande la fisica americana e, più in generale, la scienza americana.

STUDENTESSA: Fermi era consapevole degli effetti devastanti della sua scoperta, cioè la bomba atomica?

BERNARDINI: Fermi era seriamente preoccupato che i nazisti avessero per primi un ordigno nucleare e dell’uso che se ne poteva fare. Quando gli proposero di continuare l'attività di ricerca nel campo degli ordigni nucleari, realizzando la bomba all'idrogeno, molto più devastante di quella atomica, Fermi si rifiutò perché consapevole dei danni provocati da una tale ordigno. Egli partecipò solo alla parte finale del progetto, ovvero due anni più tardi quando seppe che l’Unione Sovietica ne era in possesso; allora, in nome della teoria chiamata "L'equilibrio del terrore", secondo cui se più Paesi hanno una bomba, non si colpiranno mai, Fermi collaborò al programma.

STUDENTESSA: Il nome di Enrico Fermi viene quasi sempre collegato alla bomba atomica, ebbene, ci sono sue ricerche che hanno prodotto vantaggi concreti?

BERNARDINI: Si, la radiomedicina, ottenuta dalla produzione di varianti radioattive di tutti gli atomi conosciuti. Parliamo di studi sul metabolismo, che hanno contribuito alla scoperta di numerose malattie dell’organismo umano. Poi la Pila di Chicago, che era il primo reattore funzionante, in grado di produrre energia nucleare controllata. Senza la Statistica di Fermi, poi, nessuno avrebbe capito come funziona un semiconduttore, anche se lui non ha scoperto proprio il semiconduttore, bensì la teoria interpretativa del comportamento di un semiconduttore.

STUDENTESSA: Oggi la ricerca scientifica è influenzata dalla politica rispetto ai tempi di Enrico Fermi?

BERNARDINI: Si, perché sono stati tagliati i fondi destinati ad essa e perché spesso i membri del Consiglio di Amministrazione dei vari Enti di ricerca vengono eletti in base all’appartenenza ad un certo gruppo politico, senza avere alcuna competenza della materia. Ciò nonostante, la ricerca italiana non sembra navigare in cattive acque. Bisogna distinguere tra la ricerca fondamentale e la ricerca cosiddetta applicata. Se quest’ultima non va molto bene a causa degli industriali che non sono disposti ad investire in progetti di lunga scadenza, la ricerca fondamentale, invece, gode di ottima salute perché in Italia c'è una buona scuola e ci sono degli ottimi scienziati.

STUDENTESSA: Quali sono i campi della ricerca scientifica che, a Suo avviso, necessitano di un maggior senso di responsabilità morale da parte degli scienziati?

BERNARDINI: Nell’ambito della biologia vi sono molti settori di interesse dello sviluppo umano: lo sviluppo alimentare, lo studio di malattie genetiche, lo studio di possibili terapie. Sono tutti argomenti che poi hanno portato alla costruzione di commissioni di bioetica. Ebbene, bisogna essere prudenti nel demonizzare o esaltare una scoperta. Per esempio, sulla questione degli organismi geneticamente modificati, bisogna andare cauti, ma bisogna pure saper dire però che senza lo sviluppo della produzione di risorse alimentari, attraverso le modificazioni genetiche, che avvengono anche spontaneamente, probabilmente alcuni Paesi ancora sarebbero in condizioni di fame inimmaginabili.

Puntata registrata il 5 febbraio 2002

Biografia di Carlo Bernardini

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