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Il Grillo (15/1/1998)

Remo Bodei

Che cos'e' l'amore?

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Bodei: Buongiorno, sono Remo Bodei e insegno Storia della Filosofia all'Università di Pisa. In questo periodo, da alcuni anni, mi sto occupando di teoria delle passioni, di cui la regina, come è noto, è l'amore. Ed è questo l'argomento di oggi, di cui discuterò con gli studenti del Liceo Genovesi di Napoli, vedremo prima una scheda filmata e poi inizieremo a parlare.

-Si visiona la scheda:

PRESENTATORE: L'amore è desiderio che attrae e unisce gli esseri viventi e coscienti in vista di un reciproco bisogno di completamento. La sua natura è paradossale. Nell'amato infatti si cerca contemporaneamente l'identico e il differente, l'altro se stesso e l'individuo diverso da sé, la fusione senza residui e il rafforzamento della propria personalità. Se l'altro non mi somigliasse, se non potessi rispecchiarmi in lui e riconoscere nei suoi pensieri e sentimenti il riflesso dei miei, l'amore non sorgerebbe, ma non potrei amarlo neppure se mi somigliasse troppo, se fosse un mero duplicato, un'eco monotona e ripetitiva di me stesso.

(dal film Via col vento)
RED: Rossella, guardatemi, vi amo più di quanto avrei mai amato qualsiasi donna, vi ho attesa con una pazienza di cui sono stupito.
ROSSELLA: Lasciatemi.
RED: E' un soldato del Sud che vi ama, Rossella, che vuole stringervi tra le sue braccia, che vuol portare con sé il ricordo dei vostri baci. Non importa che mi amiate. Manderete un soldato incontro alla morte con un dolce ricordo. Rossella, baciami! baciami ora!

PRESENTATORE: Per durare l'amore deve rimanere incessantemente in bilico su un pericoloso crinale, rinnovare gli stati di equilibrio. Esso costituisce una delle passioni più potenti e sconvolgenti. E' gioia incostante, che ha bisogno di continue rassicurazioni, espansione di se stessi oltre i vincoli della mortificante quotidianità. Sensazione di crescita, di arricchimento e di liberazione dalla chiusura nel proprio io rattrappito. Insieme però, se non adeguatamente ricambiato, rappresenta anche un tragico fattore di distruzione e di autodistruzione. In rapporto al piacere sessuale, assume il carattere dell'eros, che si manifesta in un mobile gioco di seduzione, in cui ci si sottrae per concedersi e ci si concede per sottrarsi. In termini religiosi infine il cristianesimo ha fatto dell'amore unilaterale e gratuito di Dio per l'uomo, di Gesù che sacrifica la propria vita per la salvezza dell'umanità, la base della fede e, nell'amore dell'uomo per il proprio prossimo, compreso il nemico, il comandamento più grande.

-Fine della scheda, inizia la discussione.

Bodei: Abbiamo visto tre degli innumerevoli volti dell'amore: l'amore-passione, quello travolgente, l'amore come seduzione di fuggire e nascondersi per farsi prendere, e l'amore religioso, soprattutto nell'ambito del cristianesimo. Ora, siccome siete voi gli esperti di questa passione, in servizio permanente effettivo, possiamo cominciare le domande.

STUDENTESSA: Professore, scusi, senta Le volevo chiedere, riguardo alla scheda che abbiamo visto, che significa che nell'eros ci si sottrae per concedersi e ci si concede per sottrarsi?

Che l'amore, in quanto eros, è anche un gioco. Cioè si fugge per essere presi. Si seduce, nel senso proprio etimologico, di condurre a se stessi. Ma per far questo occorrono tutte queste arti per cui l'amore, se fosse una cosa semplice, se fosse una specie di accoppiamento immediato, non darebbe quelle soddisfazioni e quel piacere che invece l'amore dà e quindi l'amore è sempre qualcosa di velato: fa scorgere e nasconde. E' un po' anche la funzione che hanno anche i vestiti nella cultura umana, che non servono soltanto per coprirsi dal freddo, ma servono per rivelare e nello stesso tempo per nascondere.

STUDENTESSA: Professore c'è un limite fra amore e passione, e la passione?

Beh, diciamo che l'amore è una passione, se intendiamo per passione l'idea che noi patiamo, cioè soffriamo di qualcosa e che siamo turbati, che c'è una sorta di tempesta dell'animo. Ci sono degli amori naturalmente tempestosi, che sono fatti di questi grandi slanci, rotture, riconciliazioni, e ci sono invece degli amori più tranquilli, che però implicano sempre che l'immaginazione entri in gioco e che noi cambiamo. Cioè l'amore è sostanzialmente una passione trasformatrice: se uno è innamorato di qualcosa, di qualcuno, di qualcuna, non resta mai lo stesso. Il problema è quello che dà a vedere. La seduzione, per esempio, consiste anche nel non dare a vedere questa passione, nel nasconderla, oppure nel rivelarla eccessivamente. Quindi l'amore va visto come questo soffio che ci invade, questa ricerca continua, questa attrazione fatale in alcuni casi, ma anche la nostra volontà spesso di controllarla, per non essere travolti.

STUDENTESSA: Quindi Lei non pensa che possa esistere l'amore senza una forma di passione?

Certo, esistono vari tipi di amore, come dicevo prima. Esistono amori che sono come l'acqua cheta e amori che invece sono come una tempesta di mare. Se noi intendiamo però che la passione sia essere coinvolti, amori senza coinvolgimento non esistono, perché bisogna che io mi metta in gioco, che l'altro mi appaia come qualcosa che mi completa, che mi manca, che è oggetto di desiderio e nello stesso tempo mi appaia come un altro me stesso, qualcuno in cui mi specchio. Per questo, come avete visto nella scheda di presentazione, l'amore è un paradosso.

STUDENTESSA: Scusi, Lei nella scheda diceva che l'amore era un gioco d'equilibrio. Che cosa significa questo?

Significa, se guardate a quel ramoscello là, di cui vi dirò il senso fra poco, che l'amore presuppone l'incertezza, ha bisogno di essere continuamente in crisi e rassicurato. Cioè l'amore non coincide col possesso di qualcosa o di qualcuno, l'amore consiste con questa gioia mescolata a incertezza. Quello che vedete è quello che potrei chiamare il ramoscello di Salisburgo. Il romanziere e scrittore francese, Stendhal, che ha scritto un bellissimo libro intitolato Dell'amore, racconta che nelle miniere di salgemma di Salisburgo, in Austria, si mette un ramoscello secco, che dopo qualche mese si infiora di questi splendidi cristalli di sale. E il senso di questo paragone è che per noi una persona che è insignificante, che non vuol dire niente, che non ci dice niente, improvvisamente si riempie di qualità: ci accorgiamo che è bella, che è interessante, che è amabile, ecco però queste inflorescenze, questi cristalli sono molto fragili, possono cadere e quindi se la mia immaginazione attribuisce delle qualità all'essere amato, queste qualità hanno bisogno di essere continuamente rinfocolate, di essere riprese. L'amore è qualche cosa di vivo, è proprio quasi il senso della vita. L'amore esiste perché io lo rinnovo continuamente.

STUDENTESSA: Lei ha detto che l'amore è soprattutto incertezza. Quindi non dà serenità, l'amore non porta serenità?

L'amore è un paradosso, anche questo è stato detto. E quindi l'amore è nello stesso tempo serenità e incertezza, e la serenità vince l'incertezza soltanto perché c'è questo rapporto di assicurazione che l'amore mi dà. Quindi noi abbiamo nell'amore periodi di incertezza e periodi di serenità. Sempre Stendhal, per esempio, in un romanzo che si chiama Il rosso e il nero, racconta di come si può restare sempre innamorati. Se ci si avvicina troppo e si rischia di confonderci con l'essere amato, bisogna fare una bella litigata e poi, magari, "... prendere una scala di notte - dice lui -, salire nella stanza da letto di una signora e riappacificarsi". Se, appunto, si è troppo vicini ci si allontana, se si è troppo lontani ci si avvicina e bisogna trovare questa distanza ottimale come un arco voltaico quando bisogna far scoppiare la scintilla. Questo implica l'amore come mobilità. L'amore è vaghezza, nel senso di una bellezza vaga, vaghe stelle dell'Orsa, qualcosa che si muove.

STUDENTE: Professore, scusi, come sappiamo nell'antica Grecia, l'amore di un uomo verso un ragazzo era considerato il vero amore. Oggi sembra che i criteri di valutazione siano cambiati. Lei che cosa ne pensa al riguardo.

Beh, intanto distinguerei. Nell'antica Grecia era soltanto per alcune classi, soprattutto gli aristocratici, che c'era questo rapporto tra l'uomo adulto e il ragazzo fino al momento in cui metteva la barba. Il termine "pedofilo", oggi giustamente esecrato, inizialmente aveva questo significato, di amore dei ragazzi. Era una funzione di educazione e una funzione militare, cioè di educazione in quanto si preparava il ragazzo, all'età adulta, attraverso l'esempio di un uomo di età maggiore, e una funzione militare perché creava questa amicizia, anche sessuale, ma un'amicizia affettiva, per cui l'amico difendeva l'amico. Achille e Patroclo sono l'esempio, forse non lo sapete, di questo amore greco. Io credo che naturalmente oggi - anche perché la donna è diventata non soltanto una riproduttrice, una che sta a casa, ma perché ha acquistato cultura, finezza, interesse, almeno, diciamo, dal Settecento l'amore e passione tra uomo e donna, con quello che viene reso noto come amore romantico, ha completamente soppiantato, tranne alcune frange, l'amore omosessuale tra un adulto e un ragazzo.

STUDENTE: Ma Lei non pensa che l'amore si può manifestare in qualsiasi forma?

Ma io penso di sì. Naturalmente, quando si tratta di rapporto con i minori, io credo francamente che non bisogna essere così democratici da credere che uno a otto anni possa decidere quello che deve fare. Quindi io ci andrei molto cauto e può darsi che, stabilendo un congruo limite di età, uno possa fare le sue scelte sessuali come vuole.

STUDENTESSA: Professore, volevo chiederLe, cosa ne pensa dell'amore tra omosessuali e soprattutto cosa ne pensa di tutte le critiche, le dispute che ci sono state da parte della chiesa al riguardo.

Diciamo questo: c'è un problema di carattere storico intanto. Cioè per la prima volta nel nostro secolo, con i mezzi contraccettivi, si è separato il piacere dall'amore o dalla riproduzione insomma, dall'amore come riproduzione o dal matrimonio. Quindi sia in campo eterosessuale, sia in campo omosessuale, l'idea di un amore legato al piacere ha acquistato nella coscienza collettiva, maggiore legittimità. E quei tipi di amore che, per la morale cristiana in particolare, ma per tante altre morali, religiose e laiche, erano condannati, son venuti allo scoperto. Ci son le giornate di orgoglio omosessuale, sia maschile che femminile. Io personalmente credo che dove c'è affetto, dove c'è amore possa esserci un sentimento degno e che le scelte non vadano, non vadano punite. Naturalmente non arriverei fino al punto da dire che queste scelte non si pagano. Cioè uno deve essere disposto, se ha queste inclinazioni, se ha questo tipo di amore, a pagarlo e a rivendicarlo.

STUDENTESSA: Le volevo chiedere un'altra cosa. Si parla molto spesso anche dell'adozione di bambini o comunque del mantenimento di bambini da parte degli omosessuali. Comunque sono persone che amano magari il proprio figlio o il figlio del proprio compagno. Lei crede sia giusto dare in affidamento un bambino, magari anche in età piccola, a due persone dello stesso sesso, che quindi lo crescono insieme?

Ma diciamo che dal punto di vista della completezza di una crescita, sarebbe meglio che il bambino avesse due punti di riferimento, due esseri diversi. Sesso vuol dire proprio la divisione, la separazione e quindi è probabile che ci sia una mancanza di qualcosa in un'adozione di coppie omosessuali. D'altra parte però non bisogna glorificare le coppie eterosessuali, perché possono avere dei difetti di carattere, possono essere freddi emotivamente, e quindi non direi. Un altro oggetto che vedete là, che è abbastanza carino e geometrico, allude anche a questo problema. Si tratta di una sfera divisa in due parti, che allude a un mito raccontato da Platone nel Banchetto o Simposio. Chi parla è Aristofane, che è un noto autore di commedie e quindi la cosa va presa in termini scherzosi. Dice che inizialmente gli esseri umani erano androgini, uomini e donne insieme, simili a una palla, e che poi Zeus li aveva tagliati in due e che da quel momento le due metà si cercano. Questa è una bella metafora dell'amore e una bella metafora anche della separazione tra i sessi, quindi della ricerca che c'è da parte di un sesso rispetto all'altro. E' quello che normalmente si intende amore per natura. Mentre una volta si diceva degli amori omosessuali che erano contronatura, oggi nessuno farebbe queste affermazioni, anche perché la natura ha tanti aspetti che dire che ciò che è normale e ciò che non lo è, è un azzardo. La natura umana non è qualcosa di rigido. Cambia.

STUDENTE: Professore scusi, oggi soprattutto tra i giovani si parla molto di amore, cioè si usa molto questa parola. Secondo lei si fa abuso appunto della parola "amore", viene utilizzata come strumento di difesa magari verso degli, diciamo, degli altri sentimenti oppure addirittura delle infatuazioni, che possono avvenire tra gli stessi ragazzi?

Beh, io credo che l'amore, soprattutto nell'età dell'adolescenza e della giovinezza sia una grande forza e che questa forza deve essere in parte assecondata. Cioè non si può sempre stare a tastarsi il polso per sapere se si sta bene, se si fa bene ad abbandonarsi all'amore. Bisogna abbandonarsi. Certamente c'è una mitologia dell'amore giovanile, che bisogna saper distinguere dalle infatuazioni e dal possesso. Cioè, in fondo l'amore è questa capacità di aprirsi agli altri, di mettersi in gioco. E' pericoloso l'amore, perché se uno abbassa la guardia rischia di avere qualche pugno in faccia. Però non si può vivere sempre con l'armatura. Quindi l'infatuazione è qualcosa di sbagliato se uno la insegue per inseguire, ci si innamora dell'amore. Ma se invece si prende sul serio l'altra persona, è una grande scoperta. Cioè ognuno di noi è come una specie di pozzo infinito da cui si trae molto e sulla cui superficie rispecchiamo noi stessi. Poi ripeto l'amore è questo paradosso, che c'è anche in Shakespeare. E' un paradosso perché come dice Shakespeare, in Giulietta e Romeo, "l'amore più dà e più riceve". Normalmente più si dà e più si è privi di quello che si dà. Invece nell'amore c'è questa violazione, che due diventano uno, che più dò e più ricevo. Il problema dell'amore e soprattutto, credo, alla vostra età, è anche quello di godere di una dimensione che non vi isoli dagli altri, cioè di non trasformare l'amore in una specie di solitudine a due, in cui, se il mondo crolla, a voi non ve ne importa niente. Quindi c'è sempre stata un po' di tensione in età moderna, tra amore e politica, tra amore per la collettività e amore per un'altra persona.

STUDENTESSA: Ciò che adesso sto per dirLe, magari può sembrare abbastanza limitativo e può magari togliere molto a un sentimento così bello che è l'amore. Io volevo chiederLe: Lei prima ha detto che quel ramoscello magari può essere secco, però magari chi se ne innamora vede cristalli che in realtà non ci sono. Allora Lei non crede che l'amore sia più che altro un'idealizzazione, cioè ci si innamora di un ideale che magari in realtà non c'è?

Sì, però è un ideale che, se l'amore funziona, nasce e si crea. Cioè i cristalli possono essere all'inizio frutto della nostra immaginazione, ma se si riesce a passare tutte le prove con quella persona, si crea qualcosa che prima non esisteva, un mondo nuovo, come dire splendente, la nostra disponibilità agli altri. Il problema è sempre quello, a cui accennavo prima in altra forma: non bisogna cercare nell'altro la fusione, l'annullamento, in modo tale che io scompaia nell'altro. Bisogna cercare nell'altro nello stesso tempo l'immedesimazione e la crescita di se stessi. E un amore che funziona è quello che mi distende.

STUDENTESSA: E se magari la nostra ricerca viene delusa?

Se la nostra ricerca viene delusa ci lecchiamo le ferite e speriamo di trovare altre occasioni. Del resto l'amore è difficile, perché è quello che in logica si chiamerebbe "doppia contingenza". Non è una parolaccia, ve la spiego subito. Cioè, mettiamo, io sono un individuo, in Italia, tra 57 milioni. Già è difficile che incontri qualcuno che io riesca ad amare, ma è ancora più difficile, doppiamente difficile che quella stessa persona mi riami. D'altra parte c'è una ricerca negli esseri che tendono a questo completamento. Questo rende più facile trovare questo ago nel pagliaio, che è l'amore. D'altra parte c'è un altro aspetto dell'amore che è, che è interessante ed è quello per cui io attraverso l'amore ridisegno me stesso, plasmo me stesso, plasmando gli altri. L'importante è non diventare una copia carbone dell'altro e non stare così a distanza che non ci si vede più, ci si perde di vista.

STUDENTE: Scusi. Nel contrasto tra la componente istintiva e quella sentimentale, ce n'è nell'amore una che prevale? E questo rapporto come cambia poi nel tempo?

Beh, diciamo che una componente istintiva dell'amore è quella che noi condividiamo, se si può chiamare amore, con gli animali. Tutti i poeti antichi parlavano di questa specie di risveglio della natura, in primavera. Non so se avete mai visto una danza che i gatti fanno, è interessantissima, dura molte volte quasi un'ora, è uno spettacolo da vedersi, è il gioco di seduzione a cui accennavo prima. Quindi, per quanto riguarda l'amore sessuale, sensuale, c'è una forte componente libidica, che è comune agli animali e che però nell'uomo assume degli aspetti storicamente diversi. Non siamo più ai tempi di: "Wilma, dammi la clava", di tirare per i capelli una donna e violentarla nel chiuso di una foresta. C'è un amore civilizzato, un amore cortese, per esempio, in tutta la letteratura, per cui la donna è idealizzata, è una donna che, alla fine, appare come un angelo. Quindi le forme di amore son sempre diverse, ma la base culturale non va confusa con il risultato. Cioè vi faccio un esempio molto semplice: un sorriso è una contrazione di muscoli, ma se uno lo riducesse a una semplice contrazione di muscoli perderebbe il significato di ciò che c'è in più, di ciò che è un segnale, un messaggio. E quindi anche l'elemento emotivo, l'elemento istintivo nell'amore c'è, ma quello culturale si trasforma.

STUDENTESSA: Scusi, professore, quali sono i vari livelli di innamoramento e quando si riesce a capire quando si è davvero innamorati?

Credo che bisogna indovinarlo, nel senso che l'amore è molto legato a questa fase iniziale che è l'innamoramento, questa fase di scossa, di "spiazzamento", si direbbe in termini sportivi, e questo "spiazzamento" fa sì che io all'inizio sia confuso e devo essere confuso, nel senso che non ho più quella fiducia che avevo in me stesso, dipendo dall'opinione, dall'affetto di quell'altro. Posso decidere che io sono innamorato quando sento questi sintomi. E' come una specie di malattia, ma è una malattia bella. Quando questi sintomi si solidificano un po', come una specie di lava che si raffredda un po', allora posso dire di essere innamorato. Ma ognuno lo sa.

STUDENTESSA: E l'amore manifestato con la gelosia, con una eccessiva gelosia?

Beh, non mi sembra che sia una cosa comoda da vivere, soprattutto se la gelosia assume dei toni possessivi per cui l'altra persona non può nemmeno guardarsi intorno. Quindi la gelosia è, a piccole dosi, un ingrediente dell'amore, ma soltanto a piccole dosi, altrimenti si finisce appunto come Otello che strangola Desdemona - l'abbiamo visto qua nel filmato - oppure si finisce con l'idea che l'altra persona sia semplicemente una parte di me, ciò che non deve essere. Soprattutto io credo che è già sbagliato dire nell'amore: "Io ho bisogno di te", nel senso di usare l'altro come un bastone per appoggiarsi. Cioè, è vero, in parte si ha bisogno di quegli altri, ma sarebbe bene che anche l'altro avesse bisogno di noi e ciascuno dei due potesse fare a meno, per un certo periodo, dell'altro.

STUDENTESSA: La donna, secondo Lei, rinuncia maggiormente per amore e, se sì, perché?

Questo non lo so. Io vorrei che non rinunciasse per amore. Probabilmente però c'è una tradizione della donna come essere in attesa di questo grande evento che è l'amore. Succedeva più che altro alle signorine dell'Ottocento, che mentre studiavano danza e pianoforte avevano degli scambi di sguardi col giovanotto lontano e vivevano semplicemente per questo, per questo evento. Mentre forse l'uomo è stato più abituato a vedere una varietà di interessi, Ma credo che la donna sia sulla strada di conquistare questa possibilità di non dipendere dagli altri. Del resto però, se l'amore è una cosa bella, vale la pena molte volte un piccolo sacrificio. Voi vedete là, in questo quadro, l'immagine del pellicano che, secondo un'antica leggenda, rappresenta Gesù. E quindi siamo un'altra sfera, la sfera della religione. Ma in fondo il senso di questo quadro è che non c'è amore più grande che quello di colui che dona la vita per gli altri. Nell'amore, come dire, tra uomini, questo accade spesso. Non so, vengo da questa chiesa vicina, di Santa Chiara, dove c'è la tomba di Salvo d'Acquisto, che ha espresso una grande forma d'amore, questo carabiniere che nel '43 donò la sua vita, facendosi fucilare dai tedeschi, in cambio che i tedeschi gli rilasciassero gli ostaggi. Anche questo è amore. Cioè non dobbiamo vedere l'amore semplicemente come l'amore psicologico tra uomo o donna o tra uomo e uomo o comunque tra due persone.

STUDENTESSA: L'amore egoistico può essere considerato come vera forma di amore?

L'amore di sé. Io penso che bisogna amarsi, in parte, nel senso che se uno non ama se stesso molte volte non ama nemmeno gli altri. Ma anche qua è una questione di misura, cioè volersi bene, nel senso di mantenersi, di curarsi, di migliorarsi è una cosa buona, ma chiudersi in un guscio, incistarsi e voler bene soltanto a se stessi, mi sembra la morte civile.

STUDENTESSA: Però allora è contraddittorio, perché Lei prima ha detto che amare l'altro..., cioè bisogna amare solamente l'altro e non trovare nell'altro qualcosa di sé.

Sì.

STUDENTESSA: Anche se, secondo me, questo non è vero, perché, se io amo l'altro, amo l'altro perché comunque trovo nell'altro qualcosa che mi appartiene. Ecco perché quindi, magari, quando questa persona va via, io sto male, perché è come se una parte di me fosse andata via. E quindi l'amore è condivisione comunque di sentimenti.

Sì.

STUDENTESSA: Se io non vedo qualcosa di me nell'altro non è amore, secondo me non è amore.

Certo, ma io ho detto che è un paradosso, non è una contraddizione, vuol dire che ci sono tutte e due cose insieme. Nell'amore bisogna che l'altro sia identico a me stesso e nello stesso tempo diverso. E quindi bisogna che io ritrovi me stesso nell'altro, ma anche trovi nell'altro qualcosa di più, qualcosa di meno, comunque qualcosa di diverso che mi completi.

STUDENTESSA: E quindi poi, tornando all'egoismo, l'amore troppo egoistico, cioè potrebbe trasformarsi in una patologia?

Ah, certo. L'amore troppo egoistico diventa narcisismo. E come si sa nella tradizione mitologica, se uno guarda troppo spesso se stesso in uno specchio d'acqua, poi finisce per abbracciarsi e per affogare.

STUDENTE: Professore, scusi, ritornando alla questione del tempo, diceva un poeta greco del VII secolo che la vecchiaia era la tomba di ogni tipo di sensazioni, soprattutto dell'amore. Secondo Lei, l'amore quindi può avere delle fasi nell'arco dell'età di una persona?

Sì, c'è quella che si chiama la pace dei sensi, che va raggiunta il più tardi possibile e che non necessariamente si raggiunge. Certamente nei giovani c'è una specie di vulcanismo attivo, per cui l'amore è sempre più presente. Insomma i vecchi hanno poco futuro e tanto passato dietro le spalle e i giovani hanno tanto futuro davanti e poco passato. Quindi sono più aperti al nuovo. Però ci sono degli amori senili. I Latini dicevano che turpis est senilis amor, che è qualcosa di brutto, soprattutto quando uno ci si innamora. Però ci sono delle forme anche di amore tra, per esempio, o di coppia o di affetto, anche tra persone anziane, che oggi stanno riscoprendo, anche perché la vita media, ormai in Italia stiamo a 79 per le donne e a 73 per gli uomini. Siamo secondi soltanto al Giappone per longevità. E quindi è difficile passare un qualche decennio della propria vita senza affetti, come un vulcano spento.

STUDENTE: Scusi, professore, abbiamo detto più volte che l'amore è completamento. Ma, a proposito della religione, in che modo ci si può completare con Dio?

Dunque qua bisogna vedere che tipo di religione. Nel cristianesimo l'amore di Dio è gratuito. Questo è un punto importante. E' gratis. Grazia vuol dire che viene dato senza bisogno di essere ricambiato. Dio ci ama senza bisogno di essere ricambiato. Però noi appunto possiamo entrare in sintonia, sempre secondo la religione per chi ci crede, con l'amore di Dio e questo amore si manifesta soprattutto nel superare le difficoltà, di rimettere i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Quindi c'è da un lato quello che sembra uno scambio. Io faccio un piacere a Dio, per così dire, Dio fa un piacere a me. Ma c'è sempre qualcosa di più nell'amore. L'amore è simile più a una fontana che butta acqua, che non a un pozzo che la contiene. Cioè l'amore non si misura come quantità fissa di litri d'amore. L'amore è sempre qualcosa in eccesso, che è la caratteristica delle passioni, di essere eccessive. Quindi, quando la gelosia è eccessiva è brutta, ma quando l'amore è, è in eccesso, in fondo non è un male. Il miglior modo di amare è amare senza misura. lo dicevano anche i santi in rapporto alla religione. Non considerare se stessi. D'altra parte, a proposito di egoismo, se io sacrifico me stesso, per esempio, per amore della patria, io in realtà non mi sacrifico completamente, perché scelgo la parte più nobile di me, almeno nella mia immaginazione, alla mia esistenza biologica. Quindi in fondo io faccio sempre, apparentemente in maniera contraddittoria al mio interesse, una scelta positiva. Scelgo quella parte di me, che a me sembra più bella, cioè quella di chi ama la comunità più di se stesso.

STUDENTESSA: Professore, allora premesso che noi tendiamo a desiderare ciò che in realtà non possiamo sempre avere, Lei pensa che si possa parlare di vero amore nel momento in cui questo non è corrisposto o che invece l'amore vero sia quello condiviso in egual maniera da entrambe le persone?

Dunque, non mi fate far la parte di Liala o di Donna Letizia nel darvi dei consigli, che però erano, servono anche queste cose. Dal punto di vista del comportamento io credo che purtroppo nell'amore non si ha comando. Cioè io non posso comandare i sentimenti degli altri. L'amore non è un obbligo. Questa è la sua caratteristica. Quindi se l'altro non mi ama e io faccio di tutto per farmi amare, ci sono un paio di vie d'uscita, di uscite di, sicurezza. Io posso, come dire, usare il proverbio: "Chiodo schiaccia chiodo" e cercare, come dicono le canzoni, un altro amore. Oppure posso soffrire, per non essere ricambiato, e macerarmi in me stesso, oppure posso farmene una ragione, elaborare il lutto per questa perdita dell'essere amato e vedere cosa la vita e la fortuna mi porteranno.

STUDENTESSA: Professore, senta, secondo Lei, che differenza c'è tra l'amore tra la madre e un figlio e l'amore tra una coppia cioè di persone simili insomma.

Diciamo che l'amore tra la madre e un figlio è un amore che non ha bisogno di essere ricambiato, perché il bambino non capisce, e quindi è un amore bello perché anche unilaterale. E' un po' come quello del pellicano: io do senza sapere se sarò ricambiato. Beh, tra persone adulte si spera che non sia a senso unico, perché l'amore a senso unico, diciamo, finisce - come nella domanda di prima - per esaurirsi, oppure per finire in un binario morto. E non c'è niente di più triste di questi amori che sono come le foglie flaccide, d'autunno che si pestano e che si decompongono. Forse in certi casi, un amore, quando sta andando a male, è meglio dare un taglio netto e ricominciare, ma questo dipende dalla saggezza e dalla passionalità di ognuno.

STUDENTE: Professore, scusi, Giuda con un bacio ha tradito Gesù. Perché? Aveva per lui un affetto nascosto?

No, no, no. Il bacio era un segnale - almeno nel Vangelo - che quello è l'uomo che si deve arrestare. E' scritto a chiare lettere: "L'uomo che bacerò è Gesù". Perché, di notte, questi che erano del Sinedrio, dei sacerdoti del Tempio di Gerusalemme non avrebbero saputo chi arrestare.

STUDENTE: Sì, ma perché un bacio e non un altro segnale, per indicare Gesù?

Perché è il segno della falsità. Il cardinale Mazzarino, che era uno che se ne intendeva, ha scritto il Breviario per i politici, 1747, e dice: "Se devi ammazzare qualcuno, prendilo a braccetto prima, tranquillizzalo, così, nel momento in cui non se l'aspetta, lo colpisci". Questo è tipico del tradimento, di togliere agli altri le difese. Quindi un gesto di affetto che vuol dire il contrario. E' come quelli che molte volte si incontrano, credo anche nelle vostre classi, e, come si dice, in Toscana, fanno: "Bello, bellino!", vi trattano bene e poi vi tradiscono alle spalle. E' la normale tecnica del tradimento.

STUDENTESSA: Professore, secondo Lei, l'amore è unico ed eterno?

Beh, sarebbe bello che l'amore durasse per sempre, però l'amore è fragile. Quindi l'amore per questo può durare soltanto se questo crinale, come dicevo prima, è il luogo in cui io riesco a camminare, come una lama di rasoio molto stretto. Si può continuamente cadere da una parte e dall'altra. Certo che noi abbiamo l'idea di un amore eterno, ma l'amore bello ed eterno è quello che non resta mai uguale a se stesso, che cresce proprio perché ogni giorno è più grande o comunque ha le variazioni come l'indice di borsa , però si riprende. Un amore che andasse sempre in discesa, come quello di una ditta in fallimento, sarebbe anch'esso una cosa non buona, sbagliata.

STUDENTESSA: Mi scusi professore, ma l'amore tra due persone può anche non implicare l'eros, il desiderio sessuale, essere un'amicizia più profonda, più potente?

certo io credo di sì. Ci sono delle forme di amore tra persone o amore tra, per esempio, dei mistici per Dio, che non è certamente un amore di tipo sessuale, per quanto ci sono, nella tradizione mistica, se voi vedete la statua di Bernini, l'estasi di Santa Teresa, connotazioni chiaramente erotiche, che non sono dovute alla nostra malizia - non siamo noi moderni che ci vediamo questo -, ma c'è l'idea dal Cantico dei Cantici della Bibbia, del matrimonio, dell'accoppiamento, dell'eros tra l'anima, che è la sposa, e Cristo, che è lo sposo. E quindi ci possono essere, anche trasfigurati molte volte attraverso l'amicizia o la mistica, delle forme di amore in cui l'eros viene tenuto a distanza o comunque camuffato.

 


Biografia di Remo Bodei

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