Paolo Rossi ricorda che una grande riflessione sull'ambiguità della tecnica è quella
di Heidegger: riflessione però ancora all'interno di una filosofia della storia, per cui
la storia è storia dell'oblio dell'essere. Ricorda anche Bacone, che vedeva il progresso
delle tecniche ma nello stesso tempo le paragonava a Dedalo, uomo d'ingegno ma privo di
scrupoli: cioè la tecnica può servire alla vita o alla morte, è ambigua per essenza. E
però non si può tornare indietro: essa è il male e contemporaneamente indispensabile
rimedio al male. Caduto il mito del progresso, caduta l'epoca dei grandi racconti, forse
è utile usare - Rossi cita di nuovo Bacone - l'immagine del viaggio, che non esclude le
speranze, ma è un'avventura. E' finita l'epoca dei grandi racconti, come dice Lyotard,
ma, proprio per questo, è inaccettabile la pretesa dei postmoderni di collocarsi fuori
dalla storia e di giudicare l'intero processo. Allora di fronte alla velocità del
progresso tecnologico, non si tratta di optare per una visione pessimistica o una
ottimistica, ma - assumendo un'ottica generale - di osservare come le grandi
trasformazioni non cancellano il passato, ma lo inglobano in sé, in una cultura più
vasta. O almeno questa è la speranza.