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Interviste

Alessandro Ghisalberti

Agostino d'Ipppona

15/2/1994
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Agostino nasce nel 354 in un paese dell'Africa settentrionale, in un contesto culturale eccezionalmente ricco: frequenta le scuole di Grammatica e di retorica e studia Virgilio e Cicerone. Ne le Confessioni, opera autobiografica diventata archetipa del genere, Agostino descrive la sua evoluzione dagli studi di retorica a quelli filosofici, a quelli più propriamente teologici. A diciannove anni legge l'Ortensius dove Cicerone spiega perché bisogna abbracciare la filosofia e farne scopo della vita. Agostino legge anche la Bibbia ma lo stile scarno lo respinge; si lega allora al movimento religioso del Manicheismo per nove anni. Deluso del manicheismo si rivolge prima alla filosofia accademica e poi a quella Neoplatonica: legge le Enneadi di Plotino e con l'aiuto del vescovo di Milano Ambrogio riesce a superare l'avversione per lo stile disadorno della Sacra Scrittura. Nel 387 decide di farsi battezzare. Nel 396 viene ordinato vescono di Ippona. Dopo questo momento avviene la famosa svolta de i quarant'anni: Agostino ritiene che la filosofia e le arti liberali non siano autonome e che siano valide solo per ciò che possono offrire alla comprensione delle Sacre Scritture.
Alessandro Ghisalberti espone la dottrina gnoseologica di Agostino, soffermandosi in particolare sul tema dell'illuminazione dall'alto e sul ruolo dell'interiorità del soggetto. Spiega la sua concezione del tempo e la nozione di ‘distensio animi’, sottolineando la novità di Agostino rispetto alle dottrine di Aristotele e di Plotino.
Nella dottrina dei due nomi di Dio, l'essere e la misericordia, si profila la sua dottrina della creazione che per Agostino rappresenta il punto nodale di ogni speculazione, sia filosofica che teologica. Dal punto di vista ontologico non c'è soluzione di continuità in tutto il creato perché tutto il creato partecipa dell'essere che Dio ha conferito a tutte le creature nel momento della creazione. Le creature hanno un essere parziale ma non sono nulla, e il creato è il luogo del loro agire in proprio. Alessandro Ghisalberti affronta il tema del male in sé, cui Agostino arriva, attraverso Plotino, a non riconoscergli consistenza ontologica; del male morale originato dal peccato originale di Adamo che ha determinato una caduta dell'uomo, una debolezza congenita nella sua natura; e il tema del libero arbitro, della possibilità o meno di risorgere. La salvezza può essere data all'uomo solo da Gesù Cristo e la sua libertà consiste prima nel re ndersi conto della sua tensione prevalente al male e della sua aspirazione al bene e poi nel decidere di non sottostare alla condizione del peccato. Spiega, quindi la connessione tra la Trinità e la struttura psichica dell'uomo e le concezioni politiche di Agostino esposte nel De Civitate Dei del quale affronta, in particolare, il tema del rapporto citta dell'uomo e città di Dio.

Napoli, Vivarium, 15 febbraio 1994


Biografia di Alessandro Ghisalberti

Aforismi derivati da quest'intervista

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