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Interviste

Paul Thieme

Religione e filosofia indiana

14/1/1988
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'Brahman' č la forza della parola che ha generato il mondo, 'atman' č invece il soffio vitale dell'anima e dell'io che riproduce nell'individuazione la vita dell'universo, Thieme spiega quindi il significato del famoso 'tat tvam asė' (tu sei questo) e del relativo insegnamento. Mettendo in guardia dalle generalizzazioni, si considera la diversa concezione dell'individualitā come un'importante differenza tra il pensiero occidentale e quello indiano, anche a partire da esempi grammaticali la prima persona risulta per esempio assimilata alla terza. Si individua anche un tratto materialista analogo a quello della riflessione greca sulla natura, per esempio nel considerare la linfa come l''atman' dell'albero. Assai importante č nelle Upānishad il dialogo tra i sapienti, come viene esemplificato ricordando il dialogo tra padre e figlio a proposito del tema del sapere, della conoscenza e della memoria, fondamentale č poi l'attenzione per l'etimologia come dottrina del significato autentico. La matematica rimase invece ai livelli empirici delle necessitā pratiche e rituali, senza svilupparsi a scienza come in Grecia. Schopenhauer conobbe le Upānishad attraverso una duplice mediazione linguistica, nonostante la sua interpretazione abbia ormai interesse solo storico, tuttavia egli fu il primo a prendere atto di una filosofia non europea. Assai poco si conosce della filosofia atea e materialista dei 'Ciarvaka', di cui non si possiede alcun testo. Il Vedanta si riallaccia alle Upānishad e contiene la dottrina del maestro Shāmkara, di particolare interesse sul tema dell'illusione e dell'uno. L'Artashāstra (Kautalėa) presenta una dottrina della politica paragonabile all'opera di Machiavelli giacché si tratta di una scienza del governo affatto pragmatica, manca invece del tutto una riflessione sulle istituzioni sociali anche in seguito alla divisione in caste, che costituisce uno dei fondamenti dell'induismo. Passando a trattare dell'antica civiltā iraniana, Thieme spiega quindi l'origine del termine ariano, che si riferisce agli ideali etici di civiltā ed ospitalitā, tratta poi Zoroastro, di cui fu seguace anche Dario il Grande, ricordando come esistano tuttora piccole comunitā di zoroastriani in India e in Iran. Di Zoroastro non sappiamo quasi nulla, se non che era probabilmente povero, che fu perseguitato e forse costretto ad emigrare; i suoi canti, i Gātha, sono invece certamente autentici. Zoroastro respinge i 'dāeva' celesti che rappresentano le forze della natura ed esigono il sacrificio della vita, mette invece al loro posto gli 'asura' che rappresentano il valore etico della saggezza incarnato in forze spirituali; per Zoroastro bisogna scegliere il bene e combattere il male, si riconosce quindi all'uomo la capacitā di scegliere e la responsabilitā di migliorare il mondo, spostando sul piano etico gli insegnamenti della tradizione indiana, interessante č poi l'in troduzione dell'idea di un giudizio universale. Tra i fondatori di religioni Zoroastro risulta per Thieme il pių moderno, poiché riconosce l'importanza del mondo e dell'azione umana. Sin dall'inizio esistette in Zoroastro un forte dualismo tra il bene e il male, interpretato come conflitto originario tra Ahuramāzda a Ahriman, tale aspetto sarā in seguito ulteriormente accentuato. L'obbligo della veridicitā diventa comunque assoluto e comprende anche l'ospitalitā. Il manicheismo č per Thieme una religione sincretistica, che fa riferimento anche ad elementi cristiani, cosė come al Buddha e a Zoroastro.

Napoli, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo serra di Cassano, 14 gennaio 1988


Biografia di Paul Thieme

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