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Interviste

Sergio Givone

Cristianesimo e nichilismo

17/5/1996
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Sergio Givone, ripercorrendo il pensiero di Nietzsche, mostra come il nichilismo sia figlio del cristianesimo e come oggi si riscopra un senso positivo di esso proprio nel suo rapporto con il cristianesimo. Anche Dostoevskij, secondo Givone, considera Dio come l'essere che abbraccia il non-essere e quindi come potenza di libertà: l'uomo è libero in senso forte, nel senso che è responsabile di tutto. Dostoevskij considera l'ateismo il penultimo gradino: bisogna percorrerlo prima di giungere alla dimensione propriamente cristiana della fede. Bisogna passare attraverso la negazione di Dio, attraverso la sofferenza ingiusta, innocente, per arrivare veramente a Lui. Dio non è colui che dà ragione del male, ma colui che salva conservando il male: questo è il paradosso del pensiero religioso, per cui Dio è colui che fa sì che il male sia uno scandalo; colui che istituisce il dramma del male salvando da esso. Ma Givone, contrariamente a Quinzio, ritiene che la scandalosità del male sia tale anche nel pensiero tragico, che non risolve il dramma hegelianamente, ma lo conserva proprio per il suo legame con il mito e con la tradizione religiosa. Per la tradizione metafisica è contraddittorio pensare il nulla in quanto nulla, perché significherebbe attribuire l'esistenza a qualcosa che non è. Ci sono però pensatori come Plotino che hanno tentato un'ontologia del nulla, facendone il fondamento dell'essere stesso. Givone chiarisce il rapporto tra ontologia del nulla e ontologia della libertà, attraverso l'esempio di Heidegger e Sartre: il primo parte dal nulla e grazie ad esso converte l'essere in libertà; Sartre opera esattamente il cammino inverso, dalla libertà arriva al nulla. La tradizione mistica, contrariamente a quella metafisica, ha pensato il rapporto Dio-nulla come costitutivo della perfezione di Dio, che crea il mondo ritraendosi - e quindi in un certo senso annullandosi - per lasciarlo essere. Secondo Givone, proprio perché Dio non è principio assoluto che domina il mondo, ma libertà, può consegnarsi al nulla e auto-sacrificarsi. Questo Dio è il Dio tragico, talmente «infondato» da consegnarsi al nulla e rimettere la sua creazione all'uomo che ne dispone al punto da esserne responsabile. Ed è questo che Vattimo, omologando il Dio del pensiero tragico a quello della metafisica, non capisce e finisce così per accusare erroneamente di «grande equivoco nichilistico» il pensiero tragico e un determinato cristianesimo.

Firenze, abitazione, 17 maggio 1996


Biografia di Sergio Givone

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