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Interviste

Gabriele Giannantoni

L'atomismo nel mondo antico

26/10/1994
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  • - Professor Giannantoni, è giusto considerare gli atomisti come i primi materialisti della filosofia greca antica? (1)
  • - Che cosa intendevano esattamente i pensatori greci esattamente con il termine "atomo"? (2)
  • - Queste particelle ultime erano ritenute di dimensioni estremamente piccole? La piccolezza era un connotato importante degli atomi? (3)
  • - All'elaborazione del concetto di atomo hanno concorso in qualche modo anche le scoperte geometriche e matematiche dell'epoca, soprattutto quella delle grandezze incommensurabili, come quella del lato e della diagonale del quadrato? (4)
  • - Democrito chiama il pieno "essere" e il vuoto "non essere": perché? (5)
  • - In che senso si è potuto parlare di Democrito come di un precursore di Galilei e di Locke? (6)
  • - Lei prima diceva che gli atomi di Democrito appunto sono privi di qualità. Cosa può dirci invece della loro forma? (7)
  • - Vogliamo fare un accenno allo sviluppo che ha avuto l'atomismo nel pensiero di Epicuro? (8)

1. Professor Giannantoni, è giusto considerare gli atomisti come i primi materialisti della filosofia greca antica? 

Si dice comunemente - o è diventato consuetudine ripetere - che l'atomismo sia una forma di materialismo. In un certo senso questo è vero, perché sia Democrito e poi anche Epicuro, rifiutano ogni distinzione tra mondo naturale e mondo spirituale: l'anima sia per Democrito che per Epicuro, ma anche gli dei per Epicuro, sono composti atomici come qualunque altra realtà.

Tuttavia bisogna fare attenzione quando si adoperano queste categorie. Nel Sofista Platone presenta un grande contrasto tra due visioni del mondo: una è quella materialistica e l'altra è quella che egli attribuisce agli "amici delle idee". Nel descrivere la concezione materialistica Platone dice che essa è propria di uomini che credono solo in quello che toccano, quindi il materialismo è fondato su una conoscenza di tipo sensibile: quello che non si tocca, quello che non si vede, quello che non si odora, non esiste. Ora, se noi dovessimo applicare questo criterio anche a Democrito, ci accorgeremmo che gli atomi di Democrito non si toccano, non si vedono, non si odorano e quindi essi non sono o non dovrebbero essere materiali. Potremmo dire che gli atomi di Democrito non si vedono, non si toccano e non si odorano allo stesso modo che non si vedono, non si toccano e non si odorano le idee di Platone; e come Platone ritiene reali, anzi, veramente reali le idee, ugualmente Democrito ritiene reali, anzi, veramente reali gli atomi. Da questo punto di vista, contrapporre la filosofia di Democrito alla filosofia di Platone come materialismo e idealismo è al di fuori del quadro storico del V e IV secolo a. C.; tanto peggio, poi, se addirittura si sostiene che la filosofia di Democrito è superiore a quella di Platone perché materialista o se si dice che quella di Platone è superiore a quella di Democrito perché è idealista.

In realtà, la tradizione ci dice che Platone nutrì una profonda inimicizia per Democrito, al punto che voleva bruciarne tutti i libri e che ne fu dissuaso solo dal fatto che essi ormai già circolavano abbondantemente. La ragione di questa inimicizia, però, forse va ricercata non nella contrapposizione di atomi e idee, perché i punti di affinità sono molto maggiori, ma nel fatto che Democrito propone una concezione deterministica della realtà, cioè una realtà determinata dalle cause e dalle condizioni precedenti e quindi legata ad una situazione di necessità, mentre Platone propone una visione del mondo finalistica, cioè determinata non dalle cause che precedono ma dal fine verso cui tutta la realtà converge. Quindi, sul piano storico, è molto più adeguata una contrapposizione tra determinismo e finalismo che non una contrapposizione tra materialismo e idealismo.

 

2. Che cosa intendevano esattamente i pensatori greci esattamente con il termine "atomo"?

Questo è un punto molto interessante, perché il termine "atomo" , come nella nostra lingua oggi, indica ciò che indivisibile, e quindi "atomo" è l'ultima realtà a cui io posso pensare di pervenire scomponendo il mondo fenomenico, il mondo che io vedo. Il mondo che io vedo è il risultato dell'aggregazione degli atomi, la nascita delle cose è l'aggregarsi degli atomi, la loro morte è la separazione degli atomi. Quindi io posso ben dividere un albero, posso ben dividere una montagna, posso ben dividere l'acqua, ma le particelle ultime che compongono queste realtà sono ultime proprio perché sono indivisibili.

3. Queste particelle ultime erano ritenute di dimensioni estremamente piccole? La piccolezza era un connotato importante degli atomi?

Non necessariamente. Anzi, nella tradizione atomistica antica ci furono anche ammissioni di atomi molto grandi. Gli atomi non cadono sotto la conoscenza sensibile, sono conoscibili solo mediante la conoscenza razionale e non mediante la conoscenza sensibile, appunto perché gli atomi sono realtà non solo semplici ma sprovviste anche di ogni qualità: quindi non sono percepibili.

C'è tuttavia un altro aspetto che è importante mettere in luce, e cioè che, precedentemente, Zenone, con i suoi famosi paradossi, aveva sostenuto che le contraddizioni del mondo che noi vediamo - Achille che non può raggiungere la tartaruga o la freccia che sembra muoversi e in realtà sta ferma - sono basate sulla infinita divisibilità del tempo e dello spazio, infinita divisibilità che io, anche se non posso realizzare o misurare empiricamente, tuttavia posso sempre pensare: per quanto piccolo sia il vantaggio della tartaruga, Achille non riuscirà mai ad annullarlo, perché dividendo all'infinito il tempo e dividendo all'infinito lo spazio ci sarà sempre un infinitesimo di tempo in cui la tartaruga starà un infinitesimo di spazio avanti ad Achille. Gli atomi, invece, si oppongono a questa infinita divisibilità, non perché io non possa pensare gli atomi come entità ulteriormente divisibili, ma perchè in realtà io non sarei mai in grado di dividerli, perché essi oppongono a questa divisione una pienezza e una durezza che li rende indivisibili. Quindi è una indivisibilità reale, rispetto alla quale nulla può la divisibilità che io posso immaginare con il pensiero.

Quindi in Democrito si apre una scissione tra mondo della realtà e mondo del pensiero, che invece prima erano visti sempre strettamente congiunti e strettamente correlati. Questa separazione; questa irriducibilità della realtà al pensiero che la pensa; questo fatto che la realtà rimane comunque diversa dal pensiero che la immagina sempre divisibile; questo dualismo tra realtà e pensiero sono forse gli aspetti che hanno fatto riconoscere negli atomisti antichi i precursori del materialismo nei confronti di un idealismo che invece identifica soggetto e oggetto, pensiero e realtà.

4. All'elaborazione del concetto di atomo hanno concorso in qualche modo anche le scoperte geometriche e matematiche dell'epoca, soprattutto quella delle grandezze incommensurabili, come quella del lato e della diagonale del quadrato?

Il rapporto tra l'atomismo e il pitagorismo, e quindi l'influenza che i progressi della matematica possono avere avuto anche sull'elaborazione delle teorie atomistiche, è stata una questione molto discussa nella critica storica. Qui la documentazione è molto incerta, si va avanti per congetture. C'è invece un punto che a me sembra indubitabile, e cioè per Democrito esistono due sole realtà: il pieno, cioè l'insieme degli atomi e il vuoto, cioè lo spazio in cui gli atomi si muovono. Se non esistesse il vuoto gli atomi dovrebbero stare sempre fermi ed è invece l'esistenza dello spazio e del vuoto che rende possibili il loro movimento, la loro aggregazione e la loro separazione. Gli atomi sono forniti di movimenti in prevalenza dall'alto verso il basso, anche se sembra che il concetto di peso sia stato introdotto piuttosto da Epicuro che non da Democrito.

5. Democrito chiama il pieno "essere" e il vuoto "non essere": perché?

Questo potrebbe sembrare strano, perché se il vuoto esiste, se lo spazio è reale, perché Democrito lo chiama "non essere"? Lo chiama "non essere" perché è "privo di essere", cioè privo di atomi, tant'è vero che lui usa una formula che è caratteristica, che in italiano non è facilmente traducibile: "l'ente non esiste a maggior ragione del niente", cioè l'affermazione non esiste a maggior ragione della negazione.

Questo modo di esprimersi, questo modo di presentare le cose sul piano linguistico, non può non richiamare Parmenide e l'eleatismo: la contrapposizione di essere e di non essere era tipica dell'eleatismo. Democrito in qualche modo la riprende, ma sempre tenendo fermo il principio costante dei pluralisti che la caratteristica dell'essere è quella di rimanere eternamente identico a se stesso, mentre tutto ciò che diviene, che nasce, che muore e si trasforma è soltanto mera opinione. Democrito dice che gli atomi esistono eternamente identici a se stessi e quindi sono l'"essere". Il vuoto, che consente il movimento degli atomi e quindi dà luogo al divenire, al nascere, al morire e al trasformarsi, Democrito lo considera altrettanto reale dell'"essere": linguisticamente lo designa con il termine che la tradizione eleatica ci ha trasmesso, cioè quello di "non essere". Quindi, da questo punto di vista, il rapporto tra l'atomismo e l'eleatismo è forse più consistente e anche più sicuramente accertabile che non quello dei rapporti tra l'atomismo e la matematica e la scienza greca.

6. In che senso si è potuto parlare di Democrito come di un precursore di Galilei e di Locke?

Perché Democrito distingue le nostre conoscenze in due grandi categorie: ci sono le conoscenze per natura e le conoscenze per convenzione, nel senso che gli atomi e il vuoto sono conoscenze che noi abbiamo per natura, cioè corrispondono effettivamente allo stato delle cose, mentre il dolce, l'amaro, ecc., quelle che appunto saranno poi chiamate le "qualità secondarie", Democrito le ritiene soltanto convenzionali, perché non sono fondate sulla realtà - in quanto gli atomi non hanno qualità - ma fondate sulla nostra soggettività e sulla nostra capacità di percezione. Una distinzione analoga si ritrova in Locke, ma anche in Galilei: è la distinzione tra la conoscenza matematica e la conoscenza qualitativa. Quindi, in questo senso, Democrito è stato considerato l'iniziatore di un orientamento di pensiero che poi avrà anche come suoi esponenti Galilei e Locke.

Questo è un altro punto certamente interessante, perché questa distinzione tra qualità primarie e qualità secondarie, tra ciò che è per natura e ciò che invece è solo per convenzione, insieme a quello che ho detto in precedenza e cioè l'irriducibilità della realtà al pensiero, dà una venatura scettica alla teoria della conoscenza di Democrito. Non a caso gli antichi considerarono i suoi immediati discepoli come i precursori dello scetticismo. Questa venatura scettica sembra contrastare con il suo dogmatismo metafisico, cioè l'esistenza degli atomi, con il suo dogmatismo razionalistico e via dicendo, però questa contraddizione forse non c'è, nel senso che Democrito è rappresentante di un razionalismo laico e di una prudenza critica, in cui sono due aspetti certamente non secondari della sua personalità e della sua fortuna attraverso i secoli.

7. Lei prima diceva che gli atomi di Democrito appunto sono privi di qualità. Cosa può dirci invece della loro forma?

In effetti la forma è una categoria misurabile e quindi rientra nel mondo della quantità. È Aristotele che ci informa su questo aspetto della dottrina democritea. Democrito diceva che gli atomi sono diversi per forma, per posizione e via dicendo e Aristotele fa l'esempio delle lettere alfabetiche: la lettera "e lunga", la "eta" dell'alfabeto greco, si scrive maiuscola come un'acca: H. Se messa verticalmente ha una figura; se messa invece orizzontalmente assomiglia di più ad una Z. Questa varietà di forme è quella che spiega perché gli atomi non rimbalzano tra loro e si ridisperdono, ma si possono uncinare e aggregare e formare i composti solidi. Quindi, pur nell'incertezza delle fonti antiche, anche sono andate perdute tutte le opere di Democrito, sappiamo dai pochissimi frammenti che ci sono pervenuti che le determinazioni quantitative possono essere attribuite agli atomi, ma non quelle qualitative.

8. Vogliamo fare un accenno allo sviluppo che ha avuto l'atomismo nel pensiero di Epicuro?

Sì, ci metterei insieme anche Lucrezio, perché purtroppo, ad eccezione delle tre lettere famose - quella ad Erodoto, quella a Meneceo e quella a Pitocle - ad eccezione di qualche massima capitale e di qualche frammento, tutte le opere di Epicuro sono andate perdute. I papiri di Ercolano ce le stanno restituendo, ma sono ancora lontane dall'essere complete, mentre di Lucrezio abbiamo per intero il poema De rerum natura, caratterizzato da una grande fedeltà alle dottrine epicuree.

Epicuro riprende l'ipotesi atomistica di Democrito e introduce due elementi di novità sostanziale: il primo - più congetturale - è quello del peso degli atomi, che spiegherebbe la causa per cui cadono dall'alto verso il basso. Questo aspetto, però, poneva anche un altro problema: se gli atomi pesano e cadono tutti verticalmente non si incontrano mai, e allora come si formano le aggregazioni? A questa obiezione o a questo inconveniente doveva far fronte la cosiddetta "teoria della declinazione", cioè quello che Lucrezio chiama il "clinamen". Questa teoria non è documentata direttamente nei testi che noi possediamo di Epicuro, ma nella versione lucreziana questa teoria è chiaramente espressa e consiste sostanzialmente nel fatto che nelle loro traiettorie verticali gli atomi a un certo momento indeterminato compiono dei salti ed in questo modo si intercettano altre traiettorie e così si formano i composti atomici. Come mai si verifica questo "clinamen", questa declinazione degli atomi? Qui i testi epicurei non ci soccorrono, si può pensare che sia una declinazione spontanea, casuale, ma quello che è certo è che Epicuro e l'epicureismo legavano a questa dottrina del "clinamen" la possibilità di ammettere la libertà dell'uomo, perché se tutto fosse stato predeterminato da traiettorie immutabili, l'uomo non avrebbe avuto nessuna libertà di scelta e di azione. Epicuro, che si preoccupava di liberare l'umanità dalla superstizione e dalle paure degli dei, arriva a dire che sarebbe meglio credere negli dei e nei timori conseguenti, piuttosto che rassegnarsi all'idea che tutto è determinato e che non c'è nessuna libertà per l'uomo.


Abstract

Giannantoni, dopo aver precisato che è storiograficamente inadeguato interpretare l'atomismo antico come una forma di materialismo, si sofferma sui tratti fondamentali della concezione atomistica della natura. In particolare viene discusso il rapporto tra eleatismo e tradizione atomistica, dal momento che Democrito usa la terminologia eleatica di "essere" e "non-essere" per designare gli atomi ed il vuoto, che è l'elemento che permette ad essi il movimento e quindi la loro unione e separazione. Democrito ha precorso Galilei e Locke nel distinguere tra determinazioni qualitative e determinazioni quantitative. Al contrario delle qualità, sono le quantità che possono essere attribuite agli atomi. Essi perciò hanno forma, in quanto tale categoria è misurabile. Giannantoni conclude con la figura di Epicuro, che introduce nella dottrina di Democrito la nozione di "peso" degli atomi, atta a spiegarne la caduta, e quella di "declinazione", una deviazione improvvisa dalla traiettoria di caduta degli atomi, per giustificare il loro incontro e aggregazione.


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Biografia di Gabriele Giannantoni

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