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Karl Raimund Popper

Il futuro è aperto: l'indeterminismo e il problema dell'evoluzione

27/11/1989
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  • Il titolo della nostra odierna conversazione reca "il futuro è aperto". Che cosa intende con questa affascinante espressione e quali sono, se così si può dire, i suoi obiettivi polemici? (1)
  • Quarant’anni dopo Kant, Laplace sviluppò la sua teoria rigorosamente deterministica, che postula un’intelligenza simile a quella umana, ma molto più possente, la quale, con l’aiuto della teoria newtoniana, disponendo di tutte le informazioni necessarie, potrebbe predire in anticipo, date le condizioni iniziali, tutte le posizioni e i movimenti delle particelle dell’intero universo. Quali ragioni si possono opporre a questa dottrina? (2)
  • In che termini questa interpretazione, che nega il carattere deterministico della stessa teoria newtoniana, influisce sulla concezione del libero arbitrio e sul problema della libertà morale? Può proporsi, da questo punto di vista, un’opzione nell’antitesi fra determinismo e indeterminismo in sede metafisica? (3)
  • Professor Popper, abbiamo visto come l’apertura del futuro venga da Lei interpretata nel senso di una dottrina dell’indeterminismo in fisica. Abbiamo anche brevemente accennato alle applicazioni di questo argomento nell’ambito della biologia e della teoria dell’evoluzione. Ora, qual è l’importanza di questa dottrina nella concezione dell’uomo e della società? (4)
  • Lo storicismo è dunque caratterizzato dalla convinzione di poter individuare le leggi di sviluppo della storia. Come viene concepito, da questo punto di vista, l’intervento dell’uomo in tale corso storico e quale atteggiamento assume invece colui che muove piuttosto dall’idea che il futuro è aperto? (5)
  • L’idea che il futuro sia anche il risultato dei nostri tentativi di realizzare le speranze e le aspirazioni che guidano il nostro agire non riporta forse in primo piano il problema dei valori? (6)

1 Il titolo della nostra odierna conversazione reca "il futuro è aperto". Che cosa intende con questa affascinante espressione e quali sono, se così si può dire, i suoi obiettivi polemici?

L'idea è molto semplice. In ogni momento ci sono cose possibili e cose invece impossibili. L'ambito delle possibilità è stupendamente grande. Per esempio, Gorbaciov può rimanere al potere, come presidente della Russia, diciamo per i prossimi sei anni, ma questo può anche non accadere. Ed esistono molte possibilità del genere e queste possibilità sono del futuro. Le possibilità sono possibilità aperte e il futuro è, pertanto, aperto. Il tuo futuro è aperto, il mio futuro è aperto. Certo, il mio futuro è meno aperto del tuo, poiché io ho 87 anni; tuttavia io faccio ancora le mie scelte e ho ancora, penso, la giusta sensazione che quanto mi capiterà domani dipende in parte da me stesso. Il futuro è aperto e può in parte venir modellato da noi stessi. È infatti una delle mie più radicate convinzioni quella per cui il nostro mondo attuale è davvero molto migliore di qualsiasi altra epoca della storia passata e che tutto questo sia dovuto in misura davvero considerevole ai nostri sforzi. A questa ipotesi si contrappone la concezione deterministica. Essa può venir formulata nella maniera più semplice dicendo: Dio è onnisciente, conosce ogni cosa, e dunque ogni cosa è già stabilita e determinata. Dal momento che Egli sa cosa accadrà domani, è già stabilito che questo o quello, e nient'altro, avrà luogo. Io invece difendo con forza l'idea secondo cui la concezione deterministica è falsa, difendo l'idea che il mondo è aperto, che il futuro è aperto. È ben vero che la concezione deterministica è una concezione molto antica, già discussa al tempo dei greci, e incentrata sul contrasto fra la potenza degli dei e l'impotenza o la debolezza dell'uomo. Questa deprimente visione venne accantonata con grande sforzo - naturalmente non da tutti - con Lucrezio, che nel suo famoso poema De rerum natura cercò di liberare le menti degli uomini dalla paura degli dèi. Ma la dottrina dell’onniscienza divina produsse anche una paura diversa, ovvero la convinzione che il nostro destino sia determinato. Siffatta idea è particolarmente forte nell'islamismo, mentre nella fede cristiana coesistono una visione deterministica - impersonata da Calvino e Lutero - e una visione incentrata invece sulla libertà dell’uomo - quella di Erasmo. Con l’avvento della scienza moderna si impose poi la teoria fisica newtoniana, in base alla quale si potevano predire con un altissimo grado di precisione i movimenti futuri delle stelle. Questo grande risultato di Newton condusse all’adozione di una concezione scientifica del determinismo. Da un punto di vista filosofico, Kant comprese immediatamente che la teoria newtoniana è una teoria deterministica; allo stesso tempo si rese conto che essa era fatale per noi. Kant capiva che in un mondo deterministico non esiste spazio alcuno per l'azione umana libera e responsabile. E questo contrasto tra l'idea della morale e la concezione di un universo newtoniano deterministico, che Kant fece propria, portò effettivamente ai grandi problemi - in un certo senso insolubili - della sua filosofia, che vede contrapporsi il mondo dei fatti e il mondo morale delle azioni e della responsabilità individuale.

2 Quarant’anni dopo Kant, Laplace sviluppò la sua teoria rigorosamente deterministica, che postula un’intelligenza simile a quella umana, ma molto più possente, la quale, con l’aiuto della teoria newtoniana, disponendo di tutte le informazioni necessarie, potrebbe predire in anticipo, date le condizioni iniziali, tutte le posizioni e i movimenti delle particelle dell’intero universo. Quali ragioni si possono opporre a questa dottrina?

La dottrina del determinismo scientifico, quale venne sviluppata a partire da Laplace, è a mio avviso infondata, e ho cercato di dimostrarlo. Ho lavorato intorno a questo problema per molti, molti anni. Me ne occupai per la prima volta nel 1950, con una conferenza all’Università di Princeton dal titolo L’indeterminismo nella fisica dei quanti e nella fisica classica, una conferenza alla quale intervennero - lo ricordo con orgoglio - Albert Einstein e Niels Bohr. In generale si usava contrapporre la fisica classica - determinista - alla teoria fisica quantistica, considerata, come fu sottolineato per la prima volta da Heisenberg, indeterministica. L’intento della mia conferenza era dimostrare che neppure la teoria fisica classica è veramente deterministica. Il cosiddetto determinismo scientifico della teoria classica dovrebbe piuttosto venir chiamato una teoria prima facie deterministica. Essa appare deterministica ad una prima ispezione, ma se l'esame viene condotto più a fondo, allora essa si rivela non scientificamente deterministica: ossia, essa non è tale da permettere di predire per principio il futuro. Da questo punto di vista il grande conflitto fra deteminismo del mondo fisico ed esigenze della morale, quale si era delineato nel sistema kantiano, viene a cadere. Per confutare il determinismo della teoria fisica classica ho proposto due tipi di argomenti. Il primo era questo: solo se assumiamo che l’intelligenza super-umana di Laplace sia fuori del mondo, nel senso che non necessiti di alcuna informazione su di esso, solo allora possiamo dire che il mondo sarebbe prevedibile in linea di principio. Se però noi sostituiamo questa super-intelligenza con un computer o un predittore ci accorgiamo che il mondo non è prevedibile in linea di principio. E ciò vale non solo per un mondo aperto, ma anche per un sistema chiuso. Se il mondo non è un sistema chiuso, esso, ovviamente, non è prevedibile, per la semplice ragione che nuovi elementi entrano di continuo in esso, così come ne escono. Ma anche nell’ipotesi di un mondo completamente chiuso dobbiamo escludere che esso sia prevedibile, assumendo che noi in qualche modo dobbiamo interagire con esso per guadagnare le informazioni necessarie e fare le nostre previsioni. Lo si può dimostrare con esperimenti molto semplici. Consideriamo questa stanza. Ora, io cerco di rappresentarla disegnandone una mappa, riportando tutti i corpi in essa presenti sulla mappa. In tal modo costruisco, diciamo così, un modello del mondo, o una mappa del mondo: il mondo è questa stanza. Chiuse le porte, chiuse le finestre, niente può entrare o uscire. Il mondo è chiuso e io cerco ora non di predirlo - cosa che è troppo difficile -, ma unicamente di fissarlo disegnandone una mappa, facendone un modello. Ora, però, nel momento in cui includiamo la mia mappa, che è qui in questa stanza, tra i corpi presenti nella stanza e che devono venir rappresentati nella mappa, ci accorgiamo allora che il mio compito - consistente nel descrivere il mondo - è infinito e che non può mai venir completato. Io non potrò mai conoscere o annotare tutte le cose sul mondo, perché io debbo includere nella mappa di questo mondo anche me stesso e il modo in cui io disegno questo mondo, e devo mettere nella mia rappresentazione un disegno della mappa e quel che è nella mappa. E allorché ho disegnato tutto questo, guardo di nuovo alla mappa e mi rendo conto che essa è incompleta, perché non contiene l'intero quadro: i miei ultimi colpi di pennello non sono contenuti nella mappa, e così io debbo andare avanti, e avanti ancora, e ancora ... e mai giungerò alla fine. Questa fu la prima linea argomentativa della mia conferenza. Il secondo tipo di argomenti riguardava più strettamente la teoria newtoniana. Sappiamo che essa offre predizioni esatte per problemi come questi: data la posizione del sole e dati la posizione e la velocità di un pianeta relativamente al sole, in un preciso momento, allora noi possiamo predire il suo movimento futuro attorno al sole con una precisione a piacere per ogni istante di tempo nel futuro. Questo è il cosiddetto problema dei due corpi, che può venir calcolato in maniera soddisfacente all'interno della teoria newtoniana. D’altra parte occorre notare che non c’è nessunissima ragione per credere che otterremmo soluzioni analoghe per un problema di tre o più corpi, o che si possa arrivare a una soluzione generale.

3 In che termini questa interpretazione, che nega il carattere deterministico della stessa teoria newtoniana, influisce sulla concezione del libero arbitrio e sul problema della libertà morale? Può proporsi, da questo punto di vista, un’opzione nell’antitesi fra determinismo e indeterminismo in sede metafisica?

Per rispondere a questa domanda mi riferisco ancora una volta ad avvenimenti della mia vita. Doveva essere il 1946: il filosofo Alfred Ayer, che divenne in seguito Sir Alfred Ayer, costituì una specie di club filosofico che si riuniva nel suo appartamento in Whitehorse Street, vicino a Piccadilly, a cui partecipavano famosi filosofi, fra i quali Bertrand Russell. Fra le altre cose, si discusse anche il tema del libero arbitrio. Fu posto in particolare il problema della creatività artistica. Dal mio punto di vista, mi chiesi in che modo il determinismo affronterebbe la spiegazione del genio musicale di Mozart. Sarebbe sufficiente che un fisico e un matematico, completamente al di fuori del mondo della musica, avessero sufficienti informazioni sul cervello di Mozart, oltre che su quanto Mozart ha mangiato oggi, per predire che le sue dita metteranno questi e questi altri segni neri su carta bianca e per arrivare essi stessi a scrivere, per quanto completamente ignoranti di musica, la Jupiter-Sinfonie di Mozart. In altre parole, lo sforzo creativo di Mozart non esiste affatto, secondo una visione deterministica. Contano solo le condizioni fisiche degli atomi del cervello di Mozart. Questo problema, sollevato nel club del professor Ayer, trovò una risposta tipicamente filosofica, ovvero: di fronte a una mia scelta, per valutare se essa sia libera o dettata da necessità, occorre che io mi rimetta esattamente nella situazione in cui ho preso la mia decisione, per vedere se agirei esattamente nella stessa maniera in cui agii allora. Questa è la risposta che essi diedero al problema del determinismo. Io sono determinato, dal momento che non avrei altra scelta: se tornassi indietro, esattamente nella stessa situazione, sceglierei esattamente così come ho scelto allora. Questo modo di affrontare il problema non mi piacque. Già parlare di esattezza, e per di più in un ambito come quello psicologico, significa parlare a vanvera. Neppure nel più evoluto dei laboratori è possibile riprodurre esattamente la stessa situazione. Stando così le cose, io non dissi nulla sul caso discusso. Obiettai soltanto: "Il vero problema è questo: si tratta di capire se l’attività creativa di Mozart sia predicibile in linea di principio, a patto che si conosca in maniera sufficiente lo stato del mondo, ivi incluso lo stato del cervello di Mozart". Gli altri partecipanti alla discussione mi guardarono, lasciando intendere che non avevo compreso di cosa si stesse parlando. Russell, invece, non profferì parola, fino a quando, dopo una mezz’ora, venne fuori improvvisamente dicendo: "Penso che Popper abbia ragione. Quello che pone Popper è il problema del determinismo. Ciò di cui si discute non è se io avrei potuto agire diversamente da come ho agito, dovremmo piuttosto comprendere se è possibile predire l’opera d’arte". (Sia detto per inciso, sono dell'avviso che Russell fosse l'unico dei filosofi presenti che avesse realmente fatto del lavoro creativo in matematica). Sin dai suoi inizi la vita ha dimostrato di essere creativa. Tutti gli organismi viventi hanno fra loro una singolare somiglianza, hanno tutti lo stesso metodo di riproduzione tramite il DNA, e ciò forse in ragione del fatto che essi procedono dallo stesso organismo originario. Che ci sia stato necessariamente solo un organismo, oppure no, questo è un problema differente. In ogni caso, in un brevissimo periodo di tempo, vediamo nascere infinite forme viventi, molto diverse l’una dall’altra, ma tutte con la stessa struttura del DNA. È così che la vita stessa ha in qualche modo inventato la creatività. E la creatività di Mozart è esattamente una di queste meravigliose cose in cui la vita si è prodotta, qualcosa che non poteva affatto venir previsto prima che la vita iniziasse. Quanto alla seconda parte della domanda, devo precisare che l’attributo "metafisico" indica, all’interno del mio pensiero, qualcosa di "non controllabile" in linea di principio. Pertanto, da questo punto di vista, né il determinismo metafisico, né la sua negazione, l’indeterminismo metafisico, sono controllabili, poiché la controllabilità di uno dei due sarebbe sufficiente per renderli controllabili entrambi. Se, poniamo, l’indeterminismo metafisico fosse controllabile e noi potessimo falsificarlo, avremmo con ciò stesso stabilito il determinismo metafisico. In questo senso sarebbe bene cercare di eliminare la questione e ammettere di non conoscere la soluzione metafisica del problema. Personalmente, è ovvio che io credo nell’indeterminismo metafisico. Infatti, non solo io lo ritengo un risultato scientifico, ma inoltre avverto l’indeterminismo come qualcosa di soddisfacente e sono dunque incline a credere in esso. Così, io posso essere un sostenitore dei diritti di verità dell'indeterminismo in sede metafisica. Ma non posso asserire che il determinismo metafisico sia falso, giacché anch'esso, al pari dell'indeterminismo metafisico, è incontrollabile. Io sento che l’indeterminismo, specialmente riferito a noi stessi e al mondo vivente, nella ricchezza delle sue possibilità, sia capace di liberarci da una sorta di angoscia, quel tipo di angoscia che inquietava Kant, in considerazione della sua credenza nella libertà e nella responsabilità e dall'altra parte della sua convinzione che l'universo newtoniano fosse deterministico - una convinzione che secondo me si può dimostrare errata -. Da questo punto di vista Kant potrebbe respirare liberamente, potrebbe restare newtoniano ed essere anche un indeterminista.

4 Professor Popper, abbiamo visto come l’apertura del futuro venga da Lei interpretata nel senso di una dottrina dell’indeterminismo in fisica. Abbiamo anche brevemente accennato alle applicazioni di questo argomento nell’ambito della biologia e della teoria dell’evoluzione. Ora, qual è l’importanza di questa dottrina nella concezione dell’uomo e della società?

Quando dico che "il futuro è aperto" in realtà ho in mente soprattutto il futuro dell'uomo e il futuro della società. E questa tesi, secondo cui il futuro è aperto, è particolarmente diretta contro quella visione che io chiamo storicismo. Lo storicismo è la concezione secondo la quale il futuro non è aperto, e nella quale si sostiene che noi possiamo effettivamente prevedere il futuro. Lo storicismo asserisce che esistono leggi dello sviluppo storico e che se solo conoscessimo queste leggi noi potremmo, almeno a grandi linee, prevedere ciò che accadrà. Nella nostra epoca gli storicisti più importanti sono i marxisti. La loro teoria afferma che è possibile predire quel che accadrà nella storia, che ci sarà uno sviluppo verso una società senza classi, la quale sarebbe meravigliosa. Naturalmente, questo sviluppo, secondo il marxismo, è la via verso la dittatura, la dittatura del proletariato, che non è affatto una buona cosa. Questa predizione storica si fonda sull'analisi compiuta da Marx della tendenza inerente sin dagli inizi alla società e specialmente della tendenza insita nella società del suo tempo, che egli chiamò "capitalismo". Nel Capitale Marx, dopo aver analizzato le tendenze generali dell'evoluzione della società umana, studiò soprattutto le tendenze evolutive inerenti alla società capitalista e l'esame di tali tendenze lo portò alle sue predizioni. E il fondamento di questa sua concezione è da trovare appunto nel determinismo. L'idea di fondo sta nel sostenere che noi non siamo liberi. Secondo Marx, neppure i capitalisti sono liberi; costoro sono catturati, al pari di qualsiasi altro individuo, all’interno del meccanismo della società e del suo sviluppo storico. Essi sono costretti ad agire come agiscono. E, pertanto, sebbene debbano venir combattuti e distrutti, i capitalisti in realtà non possono esser biasimati, perché trascinati essi stessi dalle forze storiche e sociali. Ora, contro una siffatta concezione, io dico che il futuro è aperto nel senso che in ogni momento esistono infinite possibilità di quanto accadrà nell'immediato futuro. Alcune di queste possibilità sono molto remote e si può dire che giochino un ruolo davvero irrilevante. Ma altre possibilità sono davvero reali e ne esistono moltissime. Ciò che accadrà dipende in parte da fatti accidentali, in parte da ciò che effettivamente ed attualmente esiste. Noi dobbiamo essere consapevoli del fatto che esistono possibilità aperte. E tra tutte queste possibilità ci sono le possibilità per noi di influire su quel che avviene. Le nostre speranze, le nostre valutazioni influiscono su quel che avverrà in futuro. Prendiamo quanto accade in questi giorni con l'esodo della gente dalla Germania Orientale. Oggi è il 28 novembre 1989 e il grande esodo dei giovani si è più o meno concluso. Non si può negare che, in esso, la speranza e i valori delle persone che lasciano la Germania Orientale abbiano giocato un ruolo immenso. Le loro speranze e i loro desideri sono stati la forza sociale principale di quanto è accaduto. Qualcuno potrebbe obiettare che, con una migliore conoscenza della situazione, il governo della Germania Est avrebbe potuto prevedere quel che sarebbe successo. Forse è vero. Non dico che talvolta non si possano fare previsioni, ma nessuno avrebbe potuto prevedere un fatto del genere con certezza. Qui sta la grande differenza. Le possibilità sono prevedibili, ma le certezze non esistono. Inoltre bisogna tener presente che la stessa predizione altera la situazione, modificando le possibilità in gioco. Le tue predizioni possono produrre ciò che hai predetto; ma esse possono anche far sì che quanti sono contrari a quello che tu predici compiano un più grande sforzo per impedire che questo accada. In tal modo è possibile che la tua predizione di fatto porti all'evento opposto rispetto a quello che tu avevi predetto. In una predizione sono implicite ambedue le possibilità. È per esempio del tutto evidente che la predizione marxiana della rivoluzione influenzò Lenin e dette un grande contributo alla rivoluzione in Russia. Ma, naturalmente, è vero pure l'opposto, e cioè che la predizione marxiana rese più serio lo sforzo di Bismarck per cogliere di sorpresa i marxisti tedeschi. Si può dunque vedere che le predizioni giocano un ruolo, e che possono giocare il loro ruolo in un modo o in un altro. E se le predizioni possono giocare un ruolo, allora anche le nostre speranze e i nostri sforzi giocano un ruolo.

5 Lo storicismo è dunque caratterizzato dalla convinzione di poter individuare le leggi di sviluppo della storia. Come viene concepito, da questo punto di vista, l’intervento dell’uomo in tale corso storico e quale atteggiamento assume invece colui che muove piuttosto dall’idea che il futuro è aperto?

Il marxismo non si limita ad affermare che noi possiamo predire la storia; il marxismo sostiene che noi possiamo abbreviare e rendere meno dolorose le doglie del parto della storia; che noi possiamo sistemare le cose in modo tale che quel che deve accadere accada più facilmente. In questo senso lo storicismo portò all’idea di pianificazione. Pensiamo, per fare un esempio, ai piani quinquennali in Russia. Nel mio libro Miseria dello storicismo - il cui titolo allude a quello di un libro di Marx, Miseria della filosofia - ho sviluppato appunto questa critica. In un altro testo, La società aperta e suoi nemici, ho cercato invece di spiegare che la politica potrebbe essere qualcosa di simile all'ingegneria sociale, nel senso che essa cerca di raggiungere certi fini grazie a determinati mezzi. La politica, però, non può essere quel tipo di pianificazione per il futuro su scala totale, che gli storicisti hanno in mente, ma deve essere quel che io descrivo come "ingegneria a spizzico". Proposi questo termine come una sfida, una provocazione per sottolineare una certa modestia in quello che possiamo fare nell'ingegneria sociale. Tale termine è stato criticato moltissimo e moltissimo discusso. Le parole, però, non contano. Importante, in questa idea, era che solo se cerchiamo di soddisfare un certo bisogno sociale per mezzo di una determinata misura politica, possiamo constatare se le nostre misure abbiano portato o meno al risultato che si voleva ottenere. Molto spesso infatti le nostre azioni producono il risultato opposto rispetto a quello che intendevamo raggiungere. Unicamente tentativi modesti possono venire sufficientemente controllati e ispezionati nelle loro conseguenze al fine di essere ragionevolmente sicuri del fatto che esse corrispondano almeno approssimativamente ai nostri intenti. Non sono contrario alla passione che i riformatori hanno per le riforme, sono piuttosto contrario al sogno di onnipotenza dei riformatori: al sogno stando al quale noi possiamo davvero cambiare la società così che tutto sia meraviglioso. È questo tipo di passione che io considero molto pericolosa e seriamente irrealistica. Quei riformatori che hanno cercato di realizzare il paradiso in terra in realtà hanno sempre costruito qualcosa di simile all'inferno. Ed è appunto da un inferno che i giovani tedeschi della Germania-Est cercano di scappare.

6 L’idea che il futuro sia anche il risultato dei nostri tentativi di realizzare le speranze e le aspirazioni che guidano il nostro agire non riporta forse in primo piano il problema dei valori?

Quando affermo che il futuro è aperto, con "apertura" intendo, in senso ampio, che noi possiamo scegliere quei valori che sentiamo come valori importanti per noi e per la nostra vita. La valutazione è caratteristica della vita, sin dalle sue prime origini. I primi organismi hanno problemi di sopravvivenza. Affrontare i problemi significa andare alla ricerca di soluzioni, ovvero ricercare qualcosa che migliori la situazione in cui ci troviamo. Se un organismo unicellulare fugge da un luogo molto caldo e si dirige verso un posto più fresco esso sta cercando di migliorare la sua situazione vitale. L'idea di miglioramento contiene, in realtà, l'idea di valore. Se parliamo di miglioramento, noi allora parliamo di qualcosa di meglio e qualcosa di peggio, e queste sono valutazioni. È così che la vita, fin dai suoi primissimi inizi, ha creato i valori in questo mondo, mondo che prima della vita non aveva valori. Problemi e valori appaiono nel nostro universo soltanto attraverso la vita, e assumono una importanza immensa per tutti gli esseri viventi. Noi tutti siamo solutori di problemi; e sempre, ad ogni istante, ci troviamo in situazioni problematiche da risolvere. E risolvere i problemi significa compiere delle valutazioni. Tali valori si sono evoluti insieme con la vita. E uno dei più grandi valori, caro a tutti gli esseri viventi, è la libertà: la libertà di azione, la libertà di migliorare la propria situazione, di risolvere i propri problemi. Poi, una volta che l'umanità ebbe sviluppato il linguaggio, l'altro valore importante divenne la verità. I valori, dunque, hanno una immensa rilevanza. Quando parlo del futuro aperto, io con ciò non solo intendo semplicemente affermare che non è possibile predire quel che accadrà; intendo dire piuttosto che quello che accadrà sarà influenzato da noi e dai nostri valori.


Karl Popper discute la posizione dell'uomo, della scienza e della filosofia nei confronti del concetto di futuro. Egli afferma che il futuro è aperto nel senso che offre continuamente possibilità nuove e può in parte venir modellato da noi stessi, sottraendosi, così, al determinismo. La storia del determinismo viene ripercorsa dall'antichità fino all'epoca moderna, nella contrapposizione fra la posizione deterministica di Calvino e la difesa della libertà dell'uomo da parte di Erasmo da Rotterdam, per arrivare infine alla filosofia newtoniana e alla sua versione scientifica del determinismo, fatta propria da Kant, tuttavia ben consapevole del contrasto che veniva così a crearsi fra mondo dei fatti e mondo dei valori . Popper cerca di dimostrare l'infondatezza della dottrina del determinismo scientifico, chiarendo come la stessa teoria classica, a un attento esame, si riveli incapace di predire il futuro. Ma se la teoria newtoniana è solo a prima vista una teoria deterministica, viene allora a cadere il dilemma kantiano fra determinismo nel mondo fisico e esigenze della morale . Popper pone quindi il problema dell'opera darte, inspiegabile dal punto di vista deterministico, e della creatività, che caratterizza la vita a tutti i suoi livelli. Se l'indeterminismo, come il determinismo, non è un concetto verificabile, tuttavia esso appare più soddisfacente per la capacità di render conto della ricchezza del mondo e della libertà umana . Lo storicismo, e in particolare il marxismo, è interpretato come una forma di determinismo che pretende di prevedere il futuro, negando la libertà dell'uomo, visione a cui Popper contrappone la fiducia in un futuro aperto a diverse possibilità, esse stesse influenzate dalle nostre speranze e valutazioni . Allo storicismo, che conduce all'idea di pianificazione, Popper contrappone l'ipotesi di una ingegneria a spizzico, che lavora su progetti limitati e controllabili nelle loro conseguenze . Affermare che il futuro è aperto significa in definitiva poter scegliere i valori fondamentali della nostra esistenza, fra i quali Popper accentua quello della libertà.

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Biografia di Karl Raimund Popper

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