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Interviste

David Pears

Linguaggio e mondo nel "Tractatus" di Wittgenstein

21/11/1989
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  • Professor Pears, nel Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein, leggiamo che il metodo corretto della filosofia dovrebbe essere quello di dire solo proposizioni della scienza naturale e, quindi, "qualcosa che con la filosofia nulla ha da fare". Qual è il significato di questa relazione tra scienza e filosofia? Qual era inoltre l'atteggiamento di Wittgenstein verso il ruolo della scienza nella società contemporanea? (1)
  • Professor Pears, nel Tractatus Wittgenstein cerca di scoprire l'essenza della proposizione. Perché la nozione di proposizione è così importante? (2)
  • Professor Pears, in quale misura le idee di Wittgenstein, contenute nel Tractatus, sono debitrici dei lavori di logica e di filosofia della matematica di Frege e di Russell? Inoltre quanto hanno influito Kant e la tradizione kantiana sul Wittgenstein del Tractatus? (3)
  • Professor Pears, Wittgenstein sostiene che mostrare l'essenza di una proposizione significa, allo stesso tempo, mostrare l'essenza di ogni possibile descrizione, e quindi, del mondo. Cosa significa? (4)
  • Professor Pears, nel Tractatus Wittgenstein sostiene che le dimostrazioni logiche sono senza senso. Ma d'altra parte afferma che una proposizione dotata di senso è una raffigurazione di un fatto in virtù della sua struttura logica. Qual è il ruolo della logica nel Tractatus? (5)
  • Professor Pears, nel Tractatus incontriamo la nozione di "mistico", che Wittgenstein definisce nel seguente modo: "mistico" è ciò che non può essere detto, ma che si mostra da sé. Questa non è una formulazione usuale di "mistico". Che cosa intende Wittgenstein con la sua definizione? (6)
  • Professor Pears, Wittgenstein visse fra due mondi, la Vienna di Kraus e la Cambridge di Moore e Russell. A quale di questi mondi appartenne di più? (7)
  • Professor Pears, qual è, secondo Lei, l'influenza del pensiero di Wittgenstein sulla filosofia contemporanea? (8)

INTERVISTA

1 Professor Pears, nel Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein, leggiamo che il metodo corretto della filosofia dovrebbe essere quello di dire solo proposizioni della scienza naturale e, quindi, "qualcosa che con la filosofia nulla ha da fare". Qual è il significato di questa relazione tra scienza e filosofia? Qual era inoltre l'atteggiamento di Wittgenstein verso il ruolo della scienza nella società contemporanea?

La relazione che Wittgenstein stabilisce fra la sua filosofia e la scienza è, in un certo senso, il tratto più importante della sua filosofia. Egli percepiva che la filosofia contemporanea - la filosofia del diciannovesimo e del ventesimo secolo - era dominata dal modello della scienza, cosicché i filosofi producevano teorie filosofiche della medesima forma di quelle scientifiche ed a questo egli si opponeva profondamente. Pertanto, si potrebbe considerare il suo primo libro, il Tractatus, come un lavoro simile a quello di Kant, che limita la scienza alla sfera che le è propria, mentre lascia la filosofia libera di svilupparsi indipendentemente da quella. La relazione tra scienza e filosofia è senz’altro, dal mio punto di vista, una buona chiave per avvicinarsi alla filosofia di Wittgenstein. Ci sono molti altri modi per accostarvisi, ma la questione del rapporto tra scienza e filosofia è un filo rosso che attraversa tutto lo sviluppo del pensiero di Wittgenstein. Sino alla fine, infatti, egli si oppose all'assimilazione della filosofia alla scienza, all'idea che la filosofia dovesse produrre teorie metafisiche modellate sulle teorie scientifiche, per quanto prive, naturalmente, della verifica sperimentale che si ha nella scienza.
Per quanto riguarda l'atteggiamento di Wittgenstein nei riguardi della scienza si tratta di un argomento assai difficile. Ciò che Wittgenstein pensava della scienza è che la tecnologia che essa produce ha avuto, nel complesso, un effetto molto negativo sulla vita umana. Egli riteneva che la gente fosse ormai ossessionata dal possesso, dalle macchine, e che avesse perso semplicemente contatto con la propria esistenza umana - alludo alle automobili, alla televisione ed alla radio. Egli pensava che, nell'insieme, tutto ciò avesse un effetto negativo: la sua vita fu estremamente austera e semplice. Quando era a Cambridge, la sua stanza era arredata con molto poco, appena due sedie a sdraio, di quelle da spiaggia, e nessun quadro alle pareti. I muri erano assolutamente bianchi come quelli di una stanza d'ospedale. Viveva in una assoluta semplicità, cosa che ovviamente era una reazione verso il lusso nel quale era cresciuto da bambino a Vienna. Ma aveva anche un altro sentimento verso la scienza e la tecnologia, e cioè sentiva che la gente era alienata dall'ambiente circostante. A parte l'essere un filosofo, Wittgenstein progettò una casa davvero splendida a Vienna, ed era anche un buon scultore. Egli sentiva che l'esistenza umana si era andata deteriorando a partire dalla metà del diciannovesimo secolo. Tuttavia questo suo atteggiamento è qualcosa di diverso dalla sua posizione teorica: sono due cose differenti. Da una parte, infatti, sul piano teorico, egli si oppose al predominio della scienza nella filosofia, dall'altra, dal punto di vista della vita quotidiana, egli semplificò la propria esistenza.
Una trattazione a parte merita il rapporto tra Wittgenstein e Freud; Wittgenstein è affascinato da Freud, il quale proviene dal medesimo ambiente viennese. Un paziente sotto terapia, secondo Wittgenstein, è persuaso dall'analista, dal terapeuta, a considerare la propria vita ed i propri sentimenti in una nuova luce. Secondo Wittgenstein, anche se personalmente non condivido una simile veduta, il mito implicito nella teoria freudiana consiste nell'affermazione che vi sono degli eventi risalenti ai primi anni di vita, racchiusi nell'inconscio del paziente, che vengono rivelati solo in analisi e che questi non sono solo eventi inconsci, ma anche eventi connessi causalmente. Questa impostazione produce una specie di versione psicologica della fisica, una psicologia costruita analogamente alla fisica, che certamente era ciò che Freud intendeva realizzare e che era, secondo Wittgenstein, un mito. In realtà, secondo lui, è possibile solo che un abile analista riesca a persuadere il paziente a considerare la sua vita passata sotto una nuova luce, a vederne nuovi aspetti e nuove relazioni, ma non a scoprire eventi che hanno avuto luogo nel suo inconscio.

2 Professor Pears, nel Tractatus Wittgenstein cerca di scoprire l'essenza della proposizione. Perché la nozione di proposizione è così importante?

Wittgenstein era un autentico filosofo dei filosofi. Cioè, egli scriveva filosofia per i filosofi, avendo altri filosofi in mente quali suoi interlocutori. Aveva l'idea, non del tutto originale, che il modo migliore di esaminare il pensiero umano fosse di prendere il linguaggio - l'espressione del pensiero - e di analizzarlo scomponendolo nei suoi elementi più semplici. L'analogia è con l'atomismo della fisica antica, vale a dire con l'idea che, se si vuole comprendere la struttura delle diverse sostanze, le si deve analizzare riconducendole alla loro struttura atomica. Ebbene, Wittgenstein condivideva questa idea a proposito del pensiero e delle proposizioni che esprimono i pensieri: era necessario scomporli nei loro elementi più semplici sino a mostrare esattamente quale fosse l'essenza del pensiero umano. Wittgenstein non voleva riformare il linguaggio, poiché nel Tractatus, egli stesso afferma che il linguaggio quotidiano è perfettamente in ordine così come esso è. La sua idea era, invece, che dietro al linguaggio di tutti i giorni ci fosse un altro linguaggio molto più accurato e molto più perfettamente strutturato, nel quale il linguaggio ordinario poteva essere tradotto. Quando scrisse il Tractatus, egli pensava di produrre uno schema per la traduzione del linguaggio ordinario in questo linguaggio molto tecnico basilare. La ragione era che egli voleva mostrare ciò che ha senso e ciò che è privo di senso. Credeva che una larga parte della filosofia fosse nonsenso e che, quindi, l'unico modo di correggere questa situazione fosse quello di produrre un’analisi esaustiva di ogni cosa che potesse essere legittimamente detta, analizzandola sino ai suoi elementi fondamentali. In questo modo, si sarebbe ottenuta una specie di mappa di ogni possibile linguaggio e, quindi, di ogni possibile insieme di proposizioni. In quest’ottica, ogniqualvolta ci si trova di fronte ad affermazioni filosofiche imbarazzanti, le si può osservare, interrogandoci se l’affermazione o le affermazioni in questione, possono trovare posto nella mappa. Se la risposta è affermativa, la proposizione può essere accettata, altrimenti, ci troviamo di fronte ad una incomprensione, vale a dire ad un uso improprio del linguaggio, che non ha senso. Questo era lo scopo del lavoro di Wittgenstein sviluppato nel Tractatus.

3 Professor Pears, in quale misura le idee di Wittgenstein, contenute nel Tractatus, sono debitrici dei lavori di logica e di filosofia della matematica di Frege e di Russell? Inoltre quanto hanno influito Kant e la tradizione kantiana sul Wittgenstein del Tractatus?

Frege e Russell furono coloro che ebbero la maggiore influenza su questa parte del lavoro di Wittgenstein. E la cosa principale che egli trasse da loro, da entrambi - Frege e Russell-, fu l'idea di una perfetta analisi del linguaggio. La Begriffsschrift di Frege era un modo di analizzare il linguaggio, in cui ogni cosa aveva il proprio posto e la struttura era assolutamente chiara. Le relazioni logiche fra le proposizioni potevano individuarsi a colpo d'occhio. Wittgenstein ereditò questa idea da Frege e fece uso della logica di quest’ultimo, e naturalmente di quella di Russell, per costruire lo schema di un linguaggio perfetto. Da Russell trasse non solamente questo, ma anche l'idea che la struttura apparente di una proposizione può differire molto dalla sua struttura reale, profonda. Se si prende una frase ordinaria, che sembra dica una certa cosa, e la si analizza, può risultare che essa sia sorprendentemente diversa. Queste furono le due principali influenze sul Tractatus. Come Wittgenstein stesso affermò nella Prefazione: il suo debito principale fu verso Frege e Russell.
Al di là di questo dichiarato debito, occorre ricordare l'importanza rivestita dalla filosofia kantiana.b Penso che la cosa più semplice da dire sia che il sistema di Wittgenstein nel Tractatus è una specie di versione linguistica di Kant, della filosofia kantiana. Ovviamente, una simile affermazione è assai imprecisa. Non dobbiamo dimenticare che Kant ha tentato di mostrare la validità delle categorie scientifiche e del modo in cui noi costruiamo il mondo usando le nozioni di causa ed effetto, di spazio e tempo. E al tempo stesso ha cercato di porre a tutto questo dei limiti, di tracciare un confine netto, affermando che al di là di questo confine ci sono l'etica e l'estetica. Questo era in realtà anche il programma di Wittgenstein nel Tractatus. Ovviamente egli fece uso di metodi molto diversi da quelli di Kant, perché la sua indagine è per intero linguistica o logica, mentre quella di Kant è una ricerca concettuale. Ma lo scopo è lo stesso e gli esiti non sono poi così dissimili. Il risultato infatti è dare alla conoscenza scientifica e fattuale una base assolutamente sicura e solida, innanzitutto, e quindi, di limitarne l'ambito, in modo tale che al di fuori si trovino altre sfere del pensiero come l'etica e l'estetica. Rimane naturalmente il problema della metafisica: certamente il modo in cui Wittgenstein ne diede conto fu diverso da quello di Kant. Questo è l'autentico rapporto esistente fra la filosofia di Kant e quella di Wittgenstein. Non saprei dire quanto di Kant Wittgenstein abbia letto, ma certamente aveva letto delle idee di Schopenhauer su Kant ed è provato che abbia letto almeno un po' di Kant.

4 Professor Pears, Wittgenstein sostiene che mostrare l'essenza di una proposizione significa, allo stesso tempo, mostrare l'essenza di ogni possibile descrizione, e quindi, del mondo. Cosa significa?

E' un'idea difficile. Nel Tractatus, egli combatte l'idea che la filosofia debba produrre teorie analoghe alle teorie scientifiche, per quanto prive di verifica. D'altro lato, chiaramente, il sistema del Tractatus è esso stesso una teoria sulla natura del mondo. Wittgenstein credeva, infatti, che, una volta arrivati al livello fondamentale in cui il linguaggio è completamente analizzato, le proposizioni corrispondano esattamente ai fatti del mondo. Ed osservando questo linguaggio, attraverso di esso, si vede la struttura essenziale del mondo, al quale le proposizioni corrispondono. E' un'idea che molti filosofi hanno avuto. Solo se si è capaci di chiarire perfettamente il proprio linguaggio ed i propri pensieri, si è in grado di vedere, attraverso questi, la reale natura del mondo. Questa è la concezione del Tractatus. In questo senso, si potrebbe dire che il libro adotta una metafisica realistica. In seguito, però, Wittgenstein abbandonò questa concezione e abbracciò l'idea, del tutto diversa, che la credenza che il linguaggio corrisponda al mondo sia semplicemente una conseguenza del nostro limitato punto di vista. Si vede il mondo attraverso il linguaggio, e si pensa che ciò sia una corrispondenza perfetta, ma la ragione per cui essi sembrano corrispondere è che si portano questi occhiali da cui si guarda il mondo. Dopo il Tractatus, quindi, egli abbandonò l’idea di un linguaggio atomico corrispondente perfettamente alla realtà.
Naturalmente molti altri, oltre Wittgenstein, hanno avuto questa idea del linguaggio come raffigurazione del mondo. Mi torna in mente, a tal proposito, un racconto di uno scrittore inglese, William Golding, intitolato The Inheritors che narra di persone che vissero prima dell'Uomo di Neanderthal e che comunicavano l'un l'altra per mezzo di immagini: invece di pronunciare frasi, esse si inviavano telepaticamente immagini. È solamente un esempio dell'idea del tutto naturale che una frase è un'immagine. Se si spiega la grammatica ai bambini, un modo per farlo è quello di illustrare il parallelismo fra le parole in una frase e i particolari di un disegno. Credo perciò che sia un'idea alquanto naturale e non una sofisticata invenzione dei filosofi. Come si presenta in Wittgenstein tale idea? Egli riteneva che la natura ultima della realtà del mondo - questa è la sua teoria metafisica - consistesse di oggetti che, combinati in certi determinati modi, rendono vere le proposizioni basilari. E la natura essenziale del mondo, secondo questa concezione, era che una qualsiasi combinazione o esiste o non esiste, senza che si dia una terza possibilità. Pertanto, una proposizione del linguaggio fondamentale è o vera o falsa, senza una terza alternativa. Questa era l'idea fondamentale. Per capire perché la proposizione è come un’immagine o un quadro può essere utile il seguente esempio: se si disegna una pianta di Roma e il Vaticano viene posto a nord di un determinato edificio in cui ci si trova, dobbiamo dire che il Vaticano, rispetto all’edificio preso come punto di riferimento, è a nord oppure non lo è. In realtà, è vero che questo non è un esempio completamente soddisfacente, perché entrambi, sia il Vaticano che l’edificio di riferimento, potrebbero trovarsi esattamente alla stessa latitudine, tuttavia, esso serve a rendere più chiara l'idea della teoria della proposizione-immagine. Una proposizione è, infatti, un'immagine della realtà perché mostra l'organizzazione e le relazioni reciproche degli oggetti nel mondo. E tali relazioni o sono come la proposizione ce le presenta oppure no. La proposizione o è vera o è falsa, senza altre alternative. Si tratta di una logica bivalente.

5 Professor Pears, nel Tractatus Wittgenstein sostiene che le dimostrazioni logiche sono senza senso. Ma d'altra parte afferma che una proposizione dotata di senso è una raffigurazione di un fatto in virtù della sua struttura logica. Qual è il ruolo della logica nel Tractatus?

Per rispondere dobbiamo distinguere due domande. La prima è: sembra paradossale sostenere che una verità logica sia senza senso, perché "P e se P allora Q e Q" è una verità logica che sembra avere perfettamente senso. Ebbene, per comprendere, è necessario fare una distinzione: una cosa è una proposizione priva di senso, che è totalmente inservibile e da buttare via, altra cosa, invece, è una proposizione che non esprime una possibilità che sia o vera o falsa. Ora, una proposizione logica appartiene a quest'ultima classe. Non è qualcosa che possa essere vero o falso. Se qualcuno affermasse: "Non so nulla della proposizione "P e se P allora Q e Q"; forse se guardassi attentamente, se tentassi di verificarla, scoprirei che è falsa", direi che questi ha semplicemente frainteso questa proposizione. Ho provato questa esperienza durante la guerra. Ero topografo nell'esercito per un reggimento d'artiglieria. Facevamo delle mappe di siti in campo aperto per mezzo di triangolazioni, di metodi trigonometrici. Era un lavoro molto faticoso; si doveva camminare attorno a questi immensi triangoli per registrare le osservazioni. Un giorno, durante l'inverno, il mio assistente ed io ripetemmo l'operazione per l'intero giorno ed il triangolo risultava sempre avere 190 gradi, più di due angoli retti. Allora gli dissi: "Come possiamo essere certi che non si tratti semplicemente di un triangolo eccezionale, un triangolo con 190 gradi? Insomma abbiamo solo avuto sfortuna". Chiaramente si tratta della mancata comprensione di una verità matematica; allo stesso modo, quando si tenta di mettere alla prova sperimentalmente una proposizione logica, vuol dire che non la si è compresa. La seconda domanda è: qual è l'importanza della logica nel sistema di Wittgenstein? Egli pensava che la logica ci dia la struttura ultima del linguaggio, il linguaggio basilare e perciò il mondo, questa era la sua idea. Egli credeva che, partendo dal livello fondamentale con quella che egli chiamava la proposizione elementare, - che può essere o vera o falsa senza altre possibilità - si potessero combinare queste proposizioni elementari in molti modi usando le connessioni logiche, ed in tal modo costruire proposizioni sempre più complesse. In questa maniera tutto ciò che può essere detto risulterebbe da una combinazione di proposizioni elementari: tutto ciò che può essere detto e che abbia un senso, vale a dire che possa essere vero o falso. E la logica, pensava Wittgenstein, esibisce davvero la struttura di questo sistema linguistico. Egli riteneva che la logica, nella sua interezza, fosse realmente basata sui valori di verità, vale a dire pensava che la verità di ogni formula logica dipendesse interamente dalla verità delle proposizioni di base, le proposizioni elementari, e che queste mostrassero la struttura del mondo. La sua visione della logica era quindi in realtà assai differente da quella di Frege e di Russell, in quanto egli credeva che ciò che la logica tratta non siano le dimostrazioni o i teoremi, ma semplicemente il fatto che certe determinate combinazioni, per la loro propria natura, siano verità logiche, certe altre contraddizioni, e tutto ciò che sta nel mezzo siano proposizioni contingenti, vale a dire, vere o false. Per Wittgenstein, quindi, la logica fornisce effettivamente la struttura del mondo. Ma le proposizioni della logica non sono proposizioni allo stesso modo delle proposizioni ordinarie, tutt'altro. Questa idea viene in effetti da Schopenhauer. Se si legge Il mondo come volontà e rappresentazione c'è un capitolo sulla geometria, capitolo che Wittgenstein ha letto, nel quale Schopenhauer dice che Euclide sbaglia nell'istituire la geometria come insieme di assiomi e teoremi, in quanto ogni affermazione vera in geometria per essere ritenuta valida deve essere evidente per mezzo dell'intuizione spaziale, e non richiede una dimostrazione. Wittgenstein fece propria questa idea e la applicò alla logica. Ovviamente anche altri lo hanno fatto, per esempio Schafer, H.M. Schafer di Harvard ebbe la medesima idea più o meno nello stesso periodo.

6 Professor Pears, nel Tractatus incontriamo la nozione di "mistico", che Wittgenstein definisce nel seguente modo: "mistico" è ciò che non può essere detto, ma che si mostra da sé. Questa non è una formulazione usuale di "mistico". Che cosa intende Wittgenstein con la sua definizione?

Suppongo che ordinariamente il termine "mistico" si riferisca a colui che è direttamente in contatto con il mondo spirituale, o qualcosa del genere. Wittgenstein usa l'idea, la parola "mistico" in modo assai diverso. La prima cosa da dire al riguardo è che per lui il "mistico" include tutto ciò che non può essere espresso nel linguaggio scientifico e fattuale. Quindi - e questo è un paradosso, un tratto paradossale del Tractatus - le cose che si possono dire, affermare, si limitano alle affermazioni fattuali del tipo: questo tavolo è fatto di legno o di qualunque altra cosa; o alle affermazioni scientifiche, alle teorie e questo è tutto ciò che può realmente essere detto, tutto ciò che ha un senso letterale. Tutto il resto si divide in due categorie. Innanzitutto cose senza senso, nonsensi, autentici nonsensi da un lato; e dall'altro il mistico, che include l'insieme del sistema filosofico del Tractatus, qualcosa che dunque, strettamente parlando, può solamente essere mostrato e che non può essere espresso in un linguaggio fattuale. Esso comprende anche l'etica, l'estetica e la religione: tutte queste cose appartengono alla medesima categoria del mistico. Il mistico è perciò quella parte di un indice che chiameremmo miscellanea: tutto ciò che non può essere classificato come scientifico o fattuale diviene parte del mistico, a condizione ovviamente che non sia privo di senso. Pertanto, il concetto di mistico in definitiva si potrebbe definire un concetto negativo, voglio dire: ciò che tutte queste cose hanno in comune è una caratteristica negativa, il non poter essere espresse nel linguaggio fattuale. Ma ovviamente le differenze fra le varie cose raccolte sotto l'etichetta di mistico sono enormi.

7 Professor Pears, Wittgenstein visse fra due mondi, la Vienna di Kraus e la Cambridge di Moore e Russell. A quale di questi mondi appartenne di più?

Appartenne sempre ad entrambi. Il tratto più significativo, almeno nei suoi scritti, che si può far risalire a Vienna, è l'ironia, il carattere epigrammatico dei suoi scritti, il distacco e la serietà sottostanti. Wittgenstein fu profondamente influenzato da Karl Kraus, ma anche da molti altri scrittori viennesi. La cosa però che più colpisce della sua eredità viennese è il disinteresse nell'afferrare pensieri precisi ed esprimere i pensieri individuali in modo convenzionale in un libro ordinario. Egli sentì sempre che i pensieri hanno una vita propria e affermò, molte volte, l'impossibilità di poterli esprimere attraverso un libro con un inizio e una fine. L'unica espressione veramente accurata dei suoi pensieri è un breve epigramma perfettamente escogitato e racchiuso in un paragrafo. Credeva, infatti, che essi avessero una specie di esistenza autonoma, che sarebbe stata stravolta se si fosse tentato di forzarli entro un capitolo di un libro. Questa è certamente l'eredità più cospicua che gli derivò dall'ambiente viennese. Per quanto riguarda l'Inghilterra, credo che l'influenza della filosofia sviluppatasi a Cambridge e quella di Russell fosse molto forte nel 1912, quando lavorò con Russell per la prima volta. Non fu lui che lo avvicinò alla filosofia, allora aveva già letto Schopenhauer ed altri autori. Wittgenstein però, sebbene non per lungo tempo, fu profondamente influenzato dall'atomismo della filosofia di Russell, molto simile a quello della sua prima filosofia. Ma fu proprio questo atomismo logico, caratteristico della sua filosofia agli inizi, a scomparire più decisamente nella sua filosofia più tarda. Ciò che conservò, invece, della filosofia inglese fu l'idea che si dovesse essere assolutamente accurati nell'analisi di una frase, accuratezza che, nell'ultima fase della sua filosofia, impiegò nella descrizione di un gioco linguistico. In questo senso, la Cambridge di Moore ebbe su di lui un'influenza decisiva. Non perché la sua filosofia fosse simile a quella di Moore, ma nel senso che questa specie di totale onestà intellettuale, a mio parere, gli derivò dal suo lavoro in Inghilterra. È difficile stabilire quale delle due influenze, la Cambridge di Moore o la Vienna di Kraus fosse più viva in lui. Probabilmente, entrambe furono sempre presenti, anche se, forse, si può essere portati a pensare che la prima fosse più forte.

8 Professor Pears, qual è, secondo Lei, l'influenza del pensiero di Wittgenstein sulla filosofia contemporanea?

Possiamo parlare di due specie di influenza. Innanzitutto, ci sono varie scuole di filosofia, sia in Europa, sia in America, dove il suo influsso è molto forte e dove si fa filosofia nello stile di Wittgenstein. Per esempio, alla Cornell University in America, c'è una forte scuola wittgensteiniana, così come all'Università della California, a Los Angeles, e in vari altri luoghi, compresa l'Europa, senza dimenticare Oxford in una certa misura. Questa tradizione è un chiaro segno prodotto da una scuola di pensiero che non accenna a morire. Ma c'è una seconda influenza che è forse maggiormente importante, che ha una portata assai più pervasiva. Un filosofo come Wittgenstein cambia l'atmosfera intellettuale nella quale le persone pensano: persino quelli che non concordano con lui vengono influenzati dai suoi scritti in misura considerevole, magari non direttamente, ma attraverso altre persone. Le caratteristiche salienti del suo pensiero nella filosofia tarda sono, in primo luogo, la sua attenzione all'ordinaria esperienza umana e, in secondo luogo, la sua profondità. Da ciò deriva, da un lato, l'elaborazione di pensieri profondi e, dall'altro, la discussione di cose perfettamente ordinarie, quali le forme di vita o i giochi linguistici. Tale combinazione presenta degli aspetti di idiosincrasia, del tutto peculiare al pensiero di Wittgenstein, che credo abbiano un'enorme influenza, anche su chi non è seguace di Wittgenstein o su persone che non ne hanno subito direttamente l'influsso. A questi due aspetti va aggiunto il grado estremamente elevato di onestà intellettuale del suo lavoro: ciò che Wittgenstein davvero odiava era la falsità nel riportare il pensiero altrui, odiava chi riferiva ciò che altri dicevano facendo uso di termini filosofici, senza interrogarsi su ciò che questi significassero. La cosa a cui egli si opponeva decisamente era la contraffazione del pensiero


ABSTRACT

Pears parla dell'importanza della relazione tra filosofia e scienza nell'economia della riflessione wittgensteiniana e dell'atteggiamento di Wittgenstein nei confronti delle discipline scientifiche (1). Il filosofo austriaco ereditò da Frege e da Russell l'idea della necessità della scomposizione del linguaggio, e da Kant l'esigenza di dare una base sicura e solida alla conoscenza scientifica (3). Non possiamo inoltre dimenticare l'influenza che alcuni scrittori austriaci hanno esercitato su Wittgenstein (7). Pears parla della nota visione atomistica del linguaggio nel Tractatus (2), della teoria della raffigurazione (4) e della nozione di verità logica, dove emerge la fondamentalità della logica nel sistema linguistico (5). Di qui Pears passa ad affrontare il paradosso del Tractatus, ossia la spinosa questione del "mistico", l'ambito dell'indicibile, che comprende l'etica, l'estetica e la religione (6). In conclusione si parla dell'impatto della filosofia wittgensteiniana sul pensiero contemporaneo, soprattutto americano e inglese (8).

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Intervista realizzata il 21 novembre 1989


Biografia di David Pears

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