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Interviste

Gianni Vattimo

Il pensiero debole

22/1/1996
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Gianni Vattimo individua l'origine storica del pensiero debole nella crisi del progetto politico e filosofico degli anni che vanno dal Sessantotto ai primi anni Ottanta. Questa crisi si determina come tramonto della pretese ad una razionalità unica e universale. Ma il pensiero debole, dice Vattimo, si richiama ad una interpretazione della «differenza ontologica» che unisce idealmente il pensiero Nietzsche. Vattimo illustra la sua interpretazione della storia dell'Occidente come «indebolimento» progressivo dell'essere, e intende questa interpretazione come deducibile da una coerente interpretazione della «differenza ontologica». Nella sua ricostruzione della storia dell'Occidente come indebolimento progressivo, Vattimo considera vari momenti di esso: il Cristianesimo, la scienza moderna. Ma non si oggettiva l'essere parlando comunque di una sua storia? Vattimo spiega che questo non accade nell'«interpretazione» di cui parla l'ermeneutica: nell'interpretare si è sempre dentro l'essere senza renderlo oggettivo a noi stessi. Sul piano politico ed etico il pensiero debole si caratterizza per la critica delle posizioni basate su valori assoluti. Ma neanche questa posizione si chiude entro una prospettiva relativista: questa sarebbe infatti non meno metafisica. I superamento del relativismo si ha nella fusione di orizzonti di cui parla Gadamer. Rispetto al movimento postmoderno Vattimo si distingue in quanto ritiene che mantenere la differenza ontologica, e quindi il concetto di essere, serve ad evitare di assolutizzare gli enti, la realtà come essa immediatamente si presenta.

Roma, Villa Mirafiori, 22 gennaio 1996


Biografia di Gianni Vattimo

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