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Interviste

Karl Otto Apel

La concezione della verità nella semiotica trascendentale

14/11/1991
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Apel analizza il terzo paradigma delle teorie della verità, quello che prende atto della svolta linguistica operata dalla filosofia analitica. Per illustrare questo nuovo paradigma di verità, Apel istituisce un confronto tra Husserl, l'ultimo esponente della teoria dell'evidenza, e Tarski, il primo e più importante teorico della verità come coerenza semantica. Per conciliare queste due opposte esigenze e fondare una teoria trascendental-semantica della verità, secondo Apel, si tratta di prendere le mosse da Peirce . Questi, respingendo tutti gli esiti soggettivistici della teoria pragmatistica della verità, ha cercato di rintracciare un contesto a cui sia assicurata una validità pubblica non di tipo utilitaristico, ma accettata dalla comunità degli scienziati .
Illustrando la teoria della verità come consenso quale si trova in Peirce e che anticipa la sua teoria trascendental-semeiotica o trascendental-pragmatica, Karl Otto Apel ne rintraccia delle anticipazioni in Aristotele, negli stoici e in Kant . Questo nuovo modello trascendental-semeiotico di verità, per Apel, deve costituire una sintesi tra la teoria della verità come evidenza soggettiva e la teoria della verità come coerenza e, soprattutto, deve difendersi dall'accusa di relativismo o da quella di ridurre il vero al consenso fattuale: essa, infatti, secondo Apel, concilia la coerenza dei concetti e l'evidenza dell'esperienza, all'interno di un processo di ricerca che regolativamente si approssima al consenso dei parlanti. Per replicare all'accusa di soggettivismo e relativismo formulata da Hoesle, secondo cui in questo paradigma la verità verrebbe ridotta ad un accordo, mentre dovrebbe accadere il contrario, Apel fa notare che la verità non è un possesso metafisico stabile o definitivo, ma un termine a cui la ricerca tende .Sulla linea di Peirce si colloca l' "etica del discorso" di Habermas, con la differenza che Apel concepisce le precedenti teorie della verità come integrabili all'interno del paradigma consensuale. Infatti l'idea kantiana di una sintesi unificatrice della conoscenza può valere solo per il singolo individuo mentre tutto ciò che aspira ad essere vero in termini di coerenza, evidenza od esperimento deve attingere il consenso della comunità dei ricercatori . La teoria consensuale della verità, secondo Apel, trova applicabilità in tutte le forme del sapere filosofico e scientifico, anche in quelle conoscenze a priori che, come tali, non dovrebbero aver bisogno del consenso fattuale. Così la stessa teoria filosofica della verità come consenso deve poter essere vera a priori, prima e indipendentemente da ogni consenso, eppure deve essere sottoposta alla verifica del discorso e della critica. Essa non ha nulla di relativistico, in quanto ammette alcuni principi incontrovertibili, la cui negazione porterebbe ad una contraddizione.

Napoli, Università Federico II, 14 novembre 1991


Biografia di Karl Otto Apel

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